Cecilia Sala all’incredibile età di soli 30 anni è ormai una giornalista-scrittrice affermata.
Ha patito 19 giorni di detenzione in uno dei peggiori carceri di Teheran nel 2024, che non stati certo un passatempo, ma che hanno anche fatto di lei un personaggio universalmente noto, cosa che per la sua professione conta eccome.
Scrive per il Foglio ,ma sopratutto per Chora Media ,Podcast, ma non solo, diretto da Mauro Calabresi, col piglio dell’inviato speciale.
Questo libro raccoglie alcune storie di giovani di paesi toccati dalle guerre che vogliono esprimere il sentire di una generazione in ebollizione.
Quindi se volete leggere un reportage di ottimo livello che raccoglie, storie che lasciano il segno per i sentimenti e le emozioni che suscitano, avete trovato il libro giusto.
Se però, e lo dico subito e senza mezzi termini, volete un libro per decifrare la situazione dei paesi nei quali vivono i ragazzi dei quali la Sala parla, non siete sul binario giusto.
Perchè?
Perchè le storie di vita raccontate sono assolutamente vere ed umanamente molto coinvolgenti, ma quei ragazzi rappresentano una parte delle loro rispettive società che probabilmente risulta essere più che minoritaria.
Bellissimo sentire che in quei paesi esistono giovani disposti anche al sacrificio supremo per la libertà la democrazia e la società liberale, ma in quelle regioni i valori appena elencati non fanno parte né della della loro storia nel del patrimonio culturale di quei popoli.
Lo so è antipatico dire che quei popoli non guardano affatto al nostro mondo occidentale come a un modello da imitare e verso il nostro modello non hanno la minima fascinazione.
Non è un caso infatti che gli analisti di geopolitica, dopo che la loro disciplina da negletta è diventata ormai citata ovunque, hanno sottolineato il tratto fondamentale della stessa, individuato nella sottospecie di geopolitica umana, intendendo che i popoli non sono astrazioni, ma sono realtà basate sulle persone umane dotate della medesima psiche che diventa collettiva.
Hanno altra storia, altra spiritualità, altra cultura.
Non è un caso che gli oppositori alla tirannia oscurantista dei turbanti neri in Iran prendono sempre di più a modello non il nostro liberal democratico, ma i miti e i simboli della grandezza passata della loro storia : Ciro il Grande e la spiritualità zoroastriana.
Difficile dire anche per i professionisti più preparati della geopolitica se le Guardie della Rivoluzione e altre milizie sorelle sono maggioranza o minoranza e in che misura.
Ma una cosa è certa, che i giovani iraniano che sono demograficamente la stragrande maggioranza della popolazione, non sono disposti a sacrificare la vita per il nostro tenore di vita neppure paragonabile al loro, ma per una cosa ben diversa che si chiama : la gloria .
Per la moltitudine dei giovani che fanno parte delle varie milizie del regime questa si declina addirittura nella ricerca del martirio.
Per la pattuglia o speriamolo, tanto nessuno lo può dimostrare, la moltitudine dei giovani che si esaltano all’idea di ripristinare la gloria del vecchio impero di Ciro e la spiritualità zoroastriana del sole che arde si tratta di gloria imperiale.
Concetti insipidi e indigesti per noi, ma la realtà analizzabile con gli attrezzi della geopolitica è quella che è.
Anche se lo ripeto, le storie narrate da Cecilia Sala meritano di essere lette e condivise, per il semplice fatto che sono vere e reali, ma non sono lo specchio di quelle società, sono storie di nicchia.
Mi sono soffermato per non dilungarmi troppo sull’Iran, ma per Ucraina e Afganistan vale lo stesso discorso.
A proposito di Iran concludo sottolineando il fatto che la Sala da il meglio delle proprie abilità di reporter la dove presenta anche aspetti della realtà di quel paese del tutto ignorati dalle nostre parti ed anzi ritenuti incredibili.
immagino per esempio che sarà una enorme sorpresa per i lettori italiano apprendere da questo libro, per esempio, che il peso delle donne in Iran è in diversi campi molto più corposo e pesante di quello delle donne nel nostro paese.
I numeri cantano, e sono quelli riferiti alle donne iraniane ingegnere, medico, informatico, matematiche,fisiche nucleari e spaziali eccetera eccetera.
E’ una contraddizione evidente, ma se ignoriamo questa realtà,non siamo in grado di capire il senso delle cose.
E’ una contraddizione senza dubbio che gli uomini col turbante, sul lavoro ,debbano essere molto cortesi con lo staff femminile di qualsiasi istituzione, se non di dover molto spesso digerire il, fatto di esserne dipendenti, quando poi, fuori dall’ufficio, le medesime dirigenti si trovano a precipitare al rispetto di usanze da medioevo , studiate per indicare una subordinazione al genere maschile. ma questo non toglie il fatto che sul lavoro la situazione è capovolta.
Ed anzi, la contraddizione è così assurda, da far ritenere verosimile il fatto che quel regime potrebbe scricchiolare sotto ilo peso delle sue contraddizioni, ma non per essere sostituirlo con un regime all’occidentale, perché come si è detto sopra,pare che il fascino del glorioso passato dell’impero persiano abbia più attrazione sulla gioventù iraniana che non il nostro modo di vita occidentale.
Pare proprio che preferiscano Ciro il Grande a Voltaire e Montesquieu e ancor peggio che peggio se conditi in salsa americana.
Nei due altri capitoli trattati dal libro sull’Ucraina e sull’Afganistan ,l’analsi mi sembra sinceramente meno profonda, ma non viene meno ugualmente l’interesse per i casi umani raccontati.

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