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giovedì 20 marzo 2025

Eben Alexander Milioni di farfalle Il paradiso esiste Ci sono stato Oscar Bestseller- recensione

 




Libro di lettura scorrevole ma coinvolgente, anzi troppo coinvolgente dal punto di vista emotivo.

Sopratutto in questo caso è indispensabile fare subito una presentazione dell’autore, perché il libro medesimo riporta esperienze dirette dell’autore e quindi è autobiografico.

Ebbene il Prof. Alexander dispone di una qualifica scientifica di primo piano avendo insegnato per un lungo periodo (15 anni) alla prestigiosa Harvard Medical Scool nel corso di neurochiturgia.

Si presenta come autore di 150 fra pubblicazioni e saggi.

E’ quindi una persona che il cervello dal punto di vista fisico non può che conoscerlo più che bene sulla base ovviamente delle attuali acquisizioni in materia.

Ma è anche una persona che ha avuto la ventura di sperimentare non su uno o più pazienti, ma su sé stesso quella che si può definire una esperienza di vita extrasensoriale, cioè fuori dallo spazio-tempo, quando nel pieno della sua carriera professionale è stati colpito da una malattia estremamente rara dal decorso ,ritenuto senza possibilità di scampo ,che lo ha portato in coma per sette giorni consecutivi (meningite batterica da EColi)

Il medesimo Prof. Riferisce che in quei giorni il suo cervello, macchina dedicata sopra a ogni altra funzione a produrre coscienza non è che lavorava in modo anomalo o insufficente, non lavorava affatto.

La neocorteccia celebrale in quei giorni era morta,disattivata e quindi lui ritiene che le esperienze di NDE (Near Death Experience) che ha fatto e che ricorda benissimo, devono necessariamente appartenere a un mondo cosciente ,dotato di libero arbitrio, completamente svincolato dai limiti del suo cervello fisico.

Sulla base di quella esperienza si è quindi convinto che la morte fisica e cerebrale non produca la fine della coscienza, ma solo un prolungamento oltre la morte, perché quello che ha visto e provato,, era reale né più né meno di quello che aveva sempre vissuto.

Ricostruendo la sua esperienza l’autore ha denominato “Regno della prospettiva del l verme” quello che ricorda ,come sue prime impressioni da quando era piombato nel coma.

Una vaga visione di vasi sanguigni , radici, ambiente fangoso , mostruosi animali ,suoni emessi apparentemente da animali ,mondo spiacevole abbastanza da suscitare in lui la determinazione di studiare come andarsene da li, fino a quando gli compare un entità di impareggiabile bellezza,luce bianca e suoni musicali complessi, eccolo catapultato nel mondo più bello che sia immaginabile.

Campagna verde e quella sensazione di piacere e di sicurezza ,che si prova da bambini quando ci si sente protetti e amati.

Volava su quel mondo insieme a una bella fanciulla circondati da milioni di farfalle .

La fanciulla lo guarda non uno sguardo romantico o di semplice amicizia ,ma gli comunica qualcosa che quando lo vivi ritieni che è valso la pena di vivere.

La medesima fanciulla gli diceva : sarai amato e protetto, qui non puoi rischiare di sbagliare, vedrai cose straordinarie, ma poi dovrai tornare.


Si trova in un paesaggio di nuvole, esseri sotto forma di sfere scintillanti, canti.

Fino a percepire un essere divino contemporaneamente presente all’esterno ma anche dentro a sé stesso.

Chi sono, dove sono,dove vado ?

Le domande eterne di tutte le filosofie le poneva a chi sentiva vicino e costoro rispondevano, ma senza bisogno di parlare perché le loro risposte le percepiva direttamente.

Straordinaria quella essenza divina che percepiva sia dentro che fuori di sé e che Alexander dice di avere nelle sue ricostruzioni subito denominato come OM che gli comunicava che esistevano altri universi nei quali albergava l’amore e che il male era presente solo come piccolo residuo perché quel mondo era abitato da amore e da una intelligenza parecchio più avanzata di quella umana.

Alexander si preoccupa di assicurare che quella sublime esperienza che ha fatto gli appariva come assolutamente reale e che comunque non era assimilabile né confondibile con il mondo confuso e spesso inverosimile che tutti sperimentiamo nei sogni.

Questa esperienza che l’autore dice di avere battezzato come viaggio nell’”Utero Cosmico” che riflettendoci sopra ritiene di individuare come un flash sul lato invisibile e spirituale della nostra normale esistenza.

Esperienza che andava anche al di là da quella dei sogni lucidi perché ricordava di avere risontratao di potere esercitare su se stesso un autocontrollo notevole che gli consentiva se lo voleva di salire ai livelli più alti di quel mondo.

In quel medesimo mondo faceva questa singolare esperienza che bastava pensare a una cosa per acquisirne conoscenza.

Ma ci dice l’autore così’era la sostanza la realtà vera di quel mondo?

Risponde che era la sensazione piacevolissima di essere amati di un amore incondizionato che provocava la sensazione di sentirsi protetti che si sperimenta nelle infanzie più felici.

Ma perché se quella è come una forma di vita spirituale parallela che è comunque sempre presente nella nostra esistenza normalmente non riusciamo a introdurci o ad averne consapevolezza.

Il neurochirugo Alexander risponde che il nostro cervello esclude o meglio oscura quel mondo cosmico come la luce del sole oscura la meraviglia del cielo stellato.

Infatti normalmente riusciamo a vedere solamente quello che il filtro del nostro cervello lascia passare perché l’emisfero sinistro che è deputato alle funzioni logico linguistiche e che genera la razionalità ci crea la sensazione dell’ego come qualcosa di nettamente definito.

E’ questo che forma una barriera alla conoscenza ed all’esperienza della realtà superiore.

Alexander mette in evidenza una caratteristica peculiare della sua esperienza di solito non riscontrabile in modo così netto nelle esperienze Nde e cioè il fatto di essersi sentito del tutto libero dalla sua identità corporea.

L’autore cita a questo punto una frase nientemeno che di Albert Einsein che non potrebbe essere più appropriata :”il vero valore di un essere umano è detrminato principalmente dalla misura e dal senso in cui egli ha raggiunto la liberazione dal sé”

Facendo come un bilancio sulla realtà della sua esperienza il Prof. Alexander sembra porre come qualcosa di molto più di un’ipotesi la deduzione che non è il cervello che produce la coscienza, visto che mentre faceva quella esperienza e si sentiva cosciente il suo cervello fisiologicamente non c’era.

Allora il vero pensiero non è questione di cervello.

Il vero pensiero è qualcosa di pre-fisico.

Noi siamo molto di più che semplici corpi e cervelli fisici.

C’è una intelligenza libera e interiore, non legata a identità o un nostro status temporale o spaziale.

Quando manifestiamo amore e compassione allora possiamo avvicinarsi a questa realtà.

Ecco credo di avere riportato l’essenziale.

Il libro però è ancora più interessante perché descrive in modo a volte anche dettagliato la situazione familiare complessa dell’autore e cerca anche di entrare nei rapporti quotidiani della vita professionale dell’autore.

E questo è fortemente interessante perché l’autore pur avendo sempre avuto una visione del mondo laica che contemplava anche l’adesione pacifica al mainstream imperante negli ambienti scientifico- accademici consistente nell’ideologia materialista scientista, dopo l’esperienza che ha avuto è stato lungamente impegnato a cercare di fare capire ai colleghi che non esiste solo il punto di vista materialista scientista, ma è possibile fare convivere quel punto di vista con quello della spiritualità.

Il libro è stato molto ben accolto dal grande pubblico ma non è per questo che ne consiglio caldamente la lettura.



giovedì 2 gennaio 2025

Domino rivista sul mondo che cambia n 12 2024L’ultimo giubileo. Tra scismi non dichiarati,assenza di missione, assalto dei protestanti,il prossimo potrebbe essere l’ultimo anno santo della Chiesa per come la conosciamo.

 




Non mi perdo praticamente un numero di Domino da quando è nato, ma quando ho visto l’argomento dell’ultimo sulle sorti del Vaticano mi sono chiesto se il team di Dario Fabbri fosse in grado di avventurarsi in quell’universo singolarissimo.

Forse perché siamo stati abituati per decenni a considerare i “vaticanisti” dei vari quotidiani se non gli unici autorizzati a scrivere di Vaticano, quasi.

Le abitudini mentali sono dure da superare.

Ma la ben nota verve di Fabbri, ha bucato il muro dei pregiudizi ancora una volta, producendo un numero fra i più brillanti della rivista da lui diretta.

E in effetti riflettendoci anche solo un momento non si può non rilevare che l’approccio tipico della geopolitica è particolarmente adatto ad analizzare le mosse e lo stato del Vaticano.

La disciplina, non disciplina, direbbe Fabbri, che si occupa in controtendenza al mainstream mediatico con particolare attitudine allo studio degli “imperi” passati e presenti senza il minimo scrupolo, sembra fatta apposta per occuparsi dell’ultima istituzione che addirittura si veste con paramenti imperiali per sottolineare la sua continuità con la prima Roma.

Il ritratto della Chiesa oggi, ma sopratutto quello del vivente romano Pontefice è lucidissima.

D’accoro che l’analisi di Domino ci parla di un fenomeno sotto gli occhi di tutti, ma se c’è un argomento che imbarazza la capacità di giudicare serenamente e in modo critico, questo è quello della “fede”, anche perché ,se un intervistatore ,dopo aver chiesto all’interlocutore se è o no fedele di una religione, avesse la sfrontataggine di andare un filino oltre e chiedesse in cosa crede ,allora sono guai.

Per la semplice ragione che come ha appurato da tempo la sociologia religiosa, per una singolare contraddizione, la religione, che come quella cattolica, è fondata su una montagna di dogmi non generici ma rigorosamente scritti e definiti ,dai documenti che li hanno sanciti ,ha generato una fede ,vissuta oggi, ma forse non soltanto oggi ,molto “a la carte”, nel senso che ogni fedele rimasto se li ridefinisce e se li adatta a suo criterio.

Questa semplice constatazione da sola fa capire come siano gravosi il compito e la pretesa di governare quasi un miliardo e mezzo di cattolici, da parte del romano pontefice.

Ma Papa Francesco non è persona avvezza a perdersi d’animo, anzi ha un carattere anche troppo forte, si legge nel fascicolo di Domino.

Credo che ognuno di noi sia abituato a considerare papa Woytila come il pontefice contemporaneo dotato di più carattere, ma non risulta che quel papa, del quale tra l’altro non ci dimenticheremo mai il piglio, che ha tirato fuori per pronunciare quella storica invettiva contro i mafiosi, degna di una tragedia greca, non ha mai “destituito” un cardinale, togliendoli ogni privilegio come ha fatto Francesco col potentissimo Cardinale statunitense Raymond Burke .

Né ha scomunicato il Nunzio ,sempre negli Stati Uniti, come ha fatto Francesco con l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò.

Nè ha mai dimostrato platealmente il poco peso ,da lui accordato, a due delle più importanti diocesi del mondo come Milano e Parigi, che tutt’oggi sono guidate da un Arcivescovo e non da un Cardinale, perche avrebbero il solo peccato di trovarsi geograficamente in Europa.

Francesco, se deve amministrare paternamente delle legnate ai suoi sottoposti, non si turba più di tanto, vedesi anche l’aver spedito il povero Arcivescovo Georg Gaenswein (ben noto segretario di papa Ratzinger ) a fare il nunzio fra le renne della Lapponia, per pagare la sua poca sintonia per la linea del papa attuale.

Ecco dunque, la capacità di papa Francesco di azzoppare il potere della Curia romana è ormai comprovata da fatti perfino clamorosi e con pochi esempi nel passato.

Un punto ,e che punto a suo favore quindi, ma l’acuta analisi di Fabbri ,si spinge a chiedersi, se a volte il forte carattere non spinga Francesco all’avventatezza o alla non sufficiente ponderazione.

Nel senso che ,va bene perché coerente alla sua strategia, imbrigliare e diminuire il potere della, una volta onnipotente, Segreteria di Stato, ma attenzione a sottovalutare le capacità e le competenze delle tonache colte, preparate ed esperienziate, che dei faldoni della diplomazia vaticana sanno tutto, per sostituirle con i servizi di “commissari ad hoc” ,che hanno nella sua fiducia l’elemento più forte del curriculum.

Come è capitato col tentativo di proporre una mediazione con Putin, inviando a Mosca il volenteroso Card Zuppi, che a suo tempo aveva partecipato al migliore successo diplomatico del Sant’Egidio in Mozambico, ma del tutto privo degli elementi tecnici necessari in un incarico così delicato, che infatti ha praticamente fallito, anche se qualche porta l’avrà lasciata utilmente aperta per il futuro.

Rimanendo sulla Russia, il solo fatto che tutta la narrazione didattica e propagandistica di uno che dà grandissima importanza alla storia, come Putin e che mira a presentare il suo paese come vocato a rappresentare la Terza Roma, fa da solo capire che il Vaticano ha tuttora un prestigio unico e tutt’altro che trascurabile nella geopolitica.

Non facciamoci ingannare nel giudizio generale ,dalla valutazione che porta a ritenere ormai”ininfluente” il cattolicesimo nei principali paesi d’Europa,, che una volta ne erano la culla.

Il Vaticano e sopratutto il Vaticano di Papa Francesco va ben oltre la vecchia Europa.

Sono il Papa che viene dall’altra parte del mondo aveva dichiarato Francesco dal balcone di San Pietro ,dopo l’elezione avvenuta ormai undici anni fa.

Allora poteva sembrare una notazione quasi di colore.

Ma si è rivelata invece una costante strategia politica, portata avanti con tutta la cocciutaggine che incarna Papa Francesco.

Basti vedere a come ha orientato i numerosi concistori che ha fatto per formare un Sacro Collegio a sua immagine e somiglianza.

Non guarda all’Europa scristianizzata e in crisi demografica, ma al resto del mondo, che non scherza con l’espansione demografica, sopratutto in Africa e qui i numeri dei nuovi fedeli e dei nuovi preti gli danno assoluta ragione.

Francesco guarda con l’acutezza sottile dei Gesuiti a quella Cina che corteggia da sempre anche se produce un gregge cattolico da guardare col microscopio ma che offre un terreno di cultura semplicemente immenso.

Guarda all’America del Sud, che prometteva bene, ma che è stata colonizzata da un sempre più invadente protestantesimo, spinto politicamente, culturalmente e finanziariamente dagli egemoni Stati Uniti, che con la loro teologia dell’abbondanza e della ricchezza, come segno visibile della benedizione divina, sono evidentemente apparsi più attrattivi del più austero cattolicesimo.

Qual’è allora la visione strategica di Francesco ?

Lui guarda prima di tutto al “pueblo” con tutto quello che significa.

Mentre l’Occidente guarda invece all’individuo e bolla come populista chi guarda al pueblo.

Sono due visioni che non stanno insieme.

Francesco si ritiene un papa progressista aperto alle riforme non di facciata (e cioè almeno diaconato femminile come passo verso l’ordinazione estesa alle donne, eccetera eccetera) e ci ha anche provato a portare avanti queste riforme nel Sinodo da poco concluso, ma proprio in quel Sinodo ,l’unione delle conferenze episcopali africane si è messa di traverso, minacciando addirittura lo scisma.

Uguale e contraria l’azione portata avanti della conferenza episcopale tedesca, che tiene aperto “sine die” un suo sinodo al quale ha attribuito con prerogative deliberative ,che per la sua stessa esistenza in quella forma è prodromo di una Chiesa autocefala, staccata da Roma, e quindi anche qui minaccia di scisma per affermare valori filo occidentali.

In questa situazione il papa ha ovvie difficoltà di manovra.

Fabbri giustamente però, pur riconoscendo, anzi sottolineando tutto quello sopra ricordato afferma che Francesco per andare avanti dovrebbe indicare chiaramente delle mete da indicare a un gregge confuso e scoraggiato e che per di più viene sfidato nelle terre oggi ancora aperte al cattolicesimo da un proselitismo muscolare mai visto prima da parte delle varie confessioni protestanti dotate di mezzi sovrabbondanti.

E dovrebbe altresì chiedersi se non sia giunto il momento, dopo avere quasi umiliato il potere della Curia dimostrando urbi et orbi chi comanda, di discernere meglio e di avvalersi delle competenze che in quella Curia ci sono e che potrebbero essergli molto utili.

Fabbri con la solita arguzia chiosa proprio su questo termine, invitando il papa a non illudersi di poter capovolgere l’Urbi et orbi in orbi et urbe.








venerdì 27 settembre 2024

Elisabeth Kuebler Ross La morte è di vitale importanza. Riflessioni sul passaggio dalla vita alla vita dopo la morte - Editore Armenia -recensione

 




Posso dire, senza rischiare di apparire presuntuoso ,che penso di potere definirmi un lettore accanito, praticamente da sempre.

Dico questo, per confessare ,che questo è il libro che mi è costato più fatica “psichica” per arrivare all’ultima pagina.

Confesso ancora che ,addirittura, probabilmente per la prima violta in vita mia ,ho dovuto impormi di smettere di leggerlo, perché la lettura mi trasmetteva una emozione insopportabile.

Già ,l’argomento è quello che è.

Inutile ricorrere a citazioni scientifiche o dotte, ognumo di noi evita “di pancia” di affrontare il problema della morte, se non quando vi è rascinato da eventi infausti.

Ma questo specifico libro, l’ho visto citato da Francesco Faggin, per il quale nutro una grandissima stima, e mi sono ripromesso di leggerlo proprio per vedere come potesse posizionarsi nei riguardi della teoria del “panpsichismo da informazione quantica” di Faggin- D’Ariano ,che potete trovare descritta nei tre libri di Faggin, che ho recentemente recesito.

La dottoressa Ross è una psichiatra, che per sua scelta, sulla spinta di una vocazione personale, a un certo punto, coincidente con l’inizio della sua professione , ha deciso di dedicare tutta la sua carriera professionale e scientifica, nel seguire ,non solo i malati terminali di cancro nei loro ultimi giorni, ma in particolare i bambini, nelle medesime condizioni.

L’Autrice è svizzera, ma ha praticato la sua professione negli Stati Uniti, in un periodo nel quale praticamente nessuno, prima di lei ,si era dedicato sistematicamete a quello specifico settore di studi e di pazienti.

Ma ha chiaramente dimostrato di avere capacità comunicative e carismatiche piuttosto potenti, se in pochi anni, è riuscita a osservare e documentare un numero estremamente elevato di casi, fornendo così ai ricercatori interessati, un data base ,che prima quasi non esisteva,

Affiancando la sua attività clinica, con workshop, della durata di una settimana ,per addetti ai lavori, ma anche parenti di malati in quelle condizioni e un nutrito tour di conferenze in giro per il mondo.

Non voglio sottrarmi ,da subito ,alla domanda, che tutti i potenziali lettori si porranno, a questo punto.

Quello che ognuno di noi ha sentito dire ,in merito alle esperienze di “pre-morte” ,usate e usabili per ipotizzare una sopravvivevenza di una parte di noi, dopo la morte ,sono pii desideri, basati su allucinazioni oppure si possono appoggiare su qualcosa di verosimile?

Sgombriamo il campo da possibili equivoci, dicendo , che le esperienze elencate e descritte dalla Dottoressa Ross, non fanno ricorso a nessuna “spiegazione”, riconducibile alle religioni istituzionali o comunque a dogmi o credenze religiose.

Sono “esperienze” ,cioè situazioni ,alle quali l’Autrice era presente e come tali sono riportate nel libro, che non è altro che la trascrizioni di alcune conferenze tenute dalla medesima.

Si tratta di “esperimenti”, riportati da riviste scientifiche o condotti seguendo protocolli di istituzioni universitarie?

In parte sì, perché l’autrice ha frequentato e fornito materiale a istituzioni scientifiche, ma non chiediamo alla scienza di “spiegare”, quello che non è misurabile, né riducibile ad algoritmi.

C’ è dell’altro, e dell’oltre alla scienza, come c’è dell’altro e dell’oltre, rispetto alle religioni, pur essendo quello che tratta questo libro, un argomento, vicino alle spiritualità, alle filosofie, ed alle tradizioni culturali dei vari popoli.

Bhè, allora, se qualcuno a letto i libri di Faggin , è ipotizzabile in modo del tutto sensato (per Faggin anche addirittura, dimostrabile sulla base della fisica quantistica) una realtà di carattere spirituale, che rappresenta quella che alcuni filosofi come Vito Mancuso definiscono la “vera vita”, che comprende questa nostra vita legata al corpo e costituita da quello che percepiamo quotidianamente ,che però è presente, parallelamente a un altra forma di vita spirituale , che diviene completamente nostra ,quando supereremo i limiti del corpo, dopo la morte.

Mi rendo conto che non stiamo parlando di noccioline ,o dell’ultimio darby di calcio, e che quindi non è agevole entrare nel’ordine di idee, che richiede questo tipo di riflessioni.

Devo però anche confessare, per onestà intellettuale, che pur avendo io professato ,presumo coerentemente, una continuativa fedeltà alle filosofie illuministe - razionaliste, avendo avuto la fortuna di imbattermi pochi mesi fa nel libro di Franceso Tormen, sul sogno lucido (con spunti che si ritrovano anche nei libri di Castaneda) tutti recensiti nel mio blog (https://gmaldif-pantarei.blogspot.com/) ,ho potuto apprezzare senza difficoltà il riconoscimento del valore del “sogno lucido”,

Inteso come esperienza formidabile, di una vita parallela totalmente spirituale “oltre il corpo” ,ma consapevole, per il semplice fatto, che sono fra coloro, che ricordano, senza difficoltà, alcuni “sogni lucidi” ,che peraltro chiunque di noi può provare e apprezzare, solo che ci dedichi un po di attenzione e ne prenda nota.

Ho quindi un’esperienza diretta ,ripeto, condivisa immagino almeno potenzialmente da chiunque, che un particolare mondo dei sogni ,non è un fatto magico o frutto di allucinazioni ,ma è realtà quasi quotidiana.

Il sogno lucido, consente di vivere, se pure solo alcuni momenti ,in una realtà “oltre il corpo”, ma in condizioni di consapevolezza e lucidità ,ed è quindi di inestimabile valore per darci un’idea di cosa possa essere la realtà “solo spirituale” ,che potremo vivre continuativamente, un volta abbandonato il corpo con la morte, per il semplice fatto che esisteva e la sperimentavamo ,anche prima di quell’evento.

Se il lettore avrà la pazienza e la saldezza psichica necessari per leggere tutto il libro della dottoressa Ross, avrà il piacere di sentirsi dire ,che le esperienze di “pre-morte” ,descritte dalla medesima, seguono un denominatore comune e costante, che nasconde aspetti fortemente positivi.

Consistente nell’acquisto di una singolare e forte serenità ,dovuta alla sensazione di vedersi accolti da personaggi amorevoli, che siano parenti o amici, ma comunque sempre persone dalle quali siamo stati amati.

Siccome, comunque la pensiamo, tutti siamo consapevoli del fatto ,che da lì dobbiamo passarci, ritengo che la lettura di questo libro, se pure emotivamente impegnativo, possa essere di grande utilità per tutti.

Teniamo conto anche di un’altra cosa e cioè che la dottoressa Ross è una psichiatra, che inevitabilmente esponendoci le sue esperienze professionali ed umane, ci presenta anche non pochi percorsi tipici della sua professione.

Per fare un esempio quasi tecnico la descrizione della tecnica di lettura dei disegni dei bambini ma non solo messa a punto da Jung.

Ma ci dice molto di più nel corso di tutto il libro.

Mi sembra che il filo che percorre tutto ce lo riassuma così.

Se volete vivere sereni,( mi viene da osservare che la Ross, praticamente non usa la parola felicità),

dovete sbarazzarvi delle negatività ,che albergano in voi come in ogni uomo.

Tutti noi conviviamo con un Hitler, dobbiamo prenderne cognizione e consapevolezza.

C’è un meccanismo plasmato nella nostra psiche, che ci spinge regolarmente ad attribuire ad altri le nostre negatività e i nostri fallimenti, dobbiamo combattere questa tendenza naturale e superarla, perché ognuno di noi è resposabile di sé stesso.

Non illudetevi, ci dice la Ross, non c’è diavolo che possa costringervi a fare anche dentro di voi quello che non volete. Non cercate scuse.

Tutti conviviamo con chi ci ha fatto del male.

Convincetevi che combattere la negatività con un’altra negatività è una trappola anche logica, non ha senso, disfatevi dell’odio.

Invece di odiare chi ci ha fatto del, male cominciamo a lavorare su noi stessi ed apriamoci al mondo con maggiore positività, cominciamo a cacciare l’Hitler che c’è in noi.

Questa è la sola strada.

Ho riassunto un po sbrigativamente il pensiero della Ross, spero però di essere rimasto fedele alla sua sostanza.

Concludo, questo è un libro un po impegnativo, ma probabilmente sono proprio questi libri ,che ci fanno fare un po di fatica quelli che rimangono a costruire quello che abbiamo bisogno.










mercoledì 18 settembre 2024

Piero Angela : Viaggio nel mondo del paranormale Cosa c’è di vero nei fenomeni paranormali? Un libro per chi vuole capire – Mondadori Editore – recensione

 



Dopo aver letto e recensito i tre libri. coi quali Federico Faggin ha enunciato e divulgato la sua teoria del “panpsichismo da informazione quantica” (elaborata insieme al fisico Prof. D’Ariano), mi ero ricordato di avere in biblioteca questo libro scritto da Angela, in prima edizione nel lontano 1978 e poi abbondantemente ristampato, e di non averlo ancora letto.

Perchè questo accostamento?

Perchè Angela padre è stato, senza ombra di dubbio, il più efficace e noto divulgatore scientifico, che abbiamo avuto nel nostro paese e quindi sapendo, che nei sui saggi ha sempre sostenuto a spada tratta l’assoluta primazia della visione della fisica classica ,per addivenire alla conoscenza del mondo che ci circonda, volevo vedere se ,nell’ambito di quel punto di vista ,si potesse trovare uno spazio per la teoria e la conseguente visione del mondo di Faggin.

Il libro del quale stiamo parlando è una serrata e documentatissima critica dei comportamenti paranormali esaminati, per concludere, che assolutamente nessuno di quegli eventi è mai stato riconosciuto né è riconoscibile dalla scienza, come un accadimento ,che sfugge alle leggi della fisica, e che troverebbe quindi le sue cause in una manifestazione di parapsicologia, causata da forze occulte.

Sappiamo che Angela è stato il promotore della fondazione del CICAP (Comitato Italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale) nel 1989, con scenziati illustri e ricercatori più o meno noti, con lo scopo di promuovere l’uso del metodo scientifico ed il pensiero critico, smascherando nel contempo, chi cerca di accreditare pseudoscienze, magari in buona fede, ma non di rado anche per lucro.

Ecco, arrivati a questo punto, chiariamo subito ,che l’enorme sforzo fatto da un personaggio della statura di Federico Faggin (inventore e costruttore del primo microprocessore e del primo schermo tattile) per formulare una teoria, in grado di conciliare la visione del mondo della scienza classica e quella delle spiritualità, usando la fisica quantistica, non ha nulla a che fare con quella che Angela chiama parapsicologia e che riguarda fenomeni come telepatia, chiaroveggenza,precognizione,psicocinesi,poltergeist,comunicazione con le piante,sedute spiritiche,fotografia del pensiero,fotografia Kirlian,bio-feedback,astrologia, sogni premonitori,sensazioni di deja vue,profezie,medium, veggenti,sensitivi.

Ho riportato volutamente l’elenco ,che si trova nell’ultima di copertina, perché è pressochè completo.

Da quel che si deduce dalla lettura delle quattrocento pagine del libro, la sua stesura è costata all’autore un lavoro immane, andando a intervistare un numero incredibile di celebri sensitivi, ma sopratutto di esperti, in grado di svelare, che ,regolarmente ,dietro a quei fenomeni, non c’era altro che una spesso grande abilità manipolatoria, di chi si esibiva, usando trucchi molto efficaci.

Questo di Angela è un libro interessantissimo non solo perchè che ci conduce dentro in profondità in un mondo che fa notizia , ma che ben pochi conoscono, ma perché, svelandoci quasi tutti i trucchi di quel “mestiere” ,di fatto ,mette insieme senza volerlo, un piccolo prontuario di psicologia.

Ed è stato costretto a farlo, perché diversamente ,non avrebbe potuto spiegare cose contro-intuitive.

Una per tutte.

I sensitivi, alcuni dei quali, in certi tempi, erano diventati molto famosi, denotando una incredibile perspicacia prioprio da psicologi, avevano convinto, nel corso del tempo ,alcuni scienziati di notevole fama, alcuni dei quali addirittura premi Nobel ,a partecipare al loro “spettacolo” ,per poi chiedere loro di voler rilsciare gentilmente un loro apprezzamento, oggi si direbbe un “like” o meno.

Fatto sta che, quasi sempre, alcuni gruppi di scenziati hanno pubblicato relazioni entusiastiche su quello che avevano visto ,dichiarando anche ,che a loro avviso quegli avvenimenti andavano,oltre le leggi della fisica conosciute.

Come mai ?

Angela ci svela il mistero.

Cadendo in un errore logico elementre, le opinioni pubbliche, tendono a fare nella loro mente un sillogismo che non stava in piedi : se degli scenziati, dicono che questi sensitivi ,fanno cose che vanno oltre le leggi fisiche da loro ben conosciute, c’è la prova ,che esistono forze oscure e che questi sensitivi le posseggono.

Il problema è questo : gli scienziati sono delle eccellenze nel loro campo ,ma sono del tutto digiuni delle tecniche ,delle abilità, e dei…..trucchi ,che i sensitivi sono capaci di produrre.

Scrive infatti Angela, se questi sensitivi avessero consentito, che fra gli scenziati, fosse presente un qualunque professionista di quelle “arti”, sarebbero stati immediatamente smascherati e gli scienziati si sarebbero risparmiati delle obiettive brutte figure.

Ma non è mai successo ,nemmeno una volta.

A ognuno il suo mestiere.

A parte i trucchi da prestigiatore e l’abilità manuale ,che questi sensitivi acquisisono con l’allenamento, c’è proprio l’uso di conoscenze ,magari solo pratiche o magari anche teoriche, tipiche della psicologia, usate per manipolare le persone.

Forse il più elementare è mettere in atto la capacità di fare concenrare l’attenzione del pubblico su una cosa precisa, distraendolo ,da qualsiasi altro settore.

Per esempio, nelle sedute spiritiche, è stato appurato ,che mantenendo l’ambiente scuro, con una fioca luce rossa ,da camera oscura, ma a bassissima potenza, i collaboratori del medium possono andare e venire ,vestiti ovviamente di nero, facendo le veci del defunto ,che dovrebbe materializzarsi con qualche atto, un verso, una frase, un rumore eccetera e nessuno si accorge dei loro movimenti.

Ma in quasi tutte le altre forme di “spettacoli” ,la presenza ,non notata ovviamente, di collaboratori del sensitivo ,si rivela fondamentale, perché sono costoro che, con segnali e gesti in codice, comunicano al sensitivo ,quello che vuole rivelare: la carta, un numero, un disegno, eccetera.

Il libro è una vera miniera di tutti quesri trucchi.

Ed è stato di grandissima utilità, ad esempio per smascherare a suo tempo, le pericolose ciarlatanerie dei presunti “curadores” ,filippini o di altri paesi.

Si tenga presente un altro fatto appurato, che è totalmente illogico e contro-intuitivo : chi vuole credere, anche se messo di fronte alle prove dei trucchi usati dai “sensitivi”, continua a crederci.

Siamo tutti purtroppo dei creduloni per tendenza innata della nostra psiche, come ha avuto modo di dimostrare un’altro scenziato e divulgatore ben noto come Telmo Pievani.

Ecco, le cose che ho sopra accennato, sono veramente di grandissimo interesse.

Ma prima di chiudere ,vorrei tornare alla domanda ,che mi ero posto per mio interesse personale, circa la teoria del panpsichismo di Faggin, immaginando come verrebbe trattata da Piero Angela.

Il peronaggio Angela, lo abbiamom tutti conosciuto nelle sue numerosissime trasmissioni, era una persone di una cortesia da vero gentleman ,e queste sue nobile qualità ha permeato anche la trattazione di tutto il libro.

Infatti ,anche quando smaschera i trucchi più vistosi, non si lascia andare mai al minimo cenno di dileggio, ma al contrario, ribadisce che molti di questi “sensitivi” ,probabilmente erano in assoluta buona fede ,e credevano davvero di possedere poteri eccezionali ,oltre la scienza.

Ma su certe convinzioni Angela non è mai stato equivoco.

E’ chiaro che non è stato un “credente” nella parapsicologia.

E pur avendo rispetto per le religioni, credo che ,non sia mai stato nemmeno un “credente” in quelle “fedi”.

Ma lui stesso, in questo libro, ci dice che secondo lui scienza e religioni possono tranquillamente convivere, purché ognuna delle due ,si accontenti di rimanere nel proprio campo e non pretenda di andare a predicare nel campo dell’altro.

Ecco, però, il solo parlare di religioni e non di spiritualità, ci fa capire ,che probabilmente Angela rispettava ,ma non aveva un suo particolare interesse per l’”oltre” la scienza.

Peccato perché questo non è solo il campo fin troppo rivendicato dalle religioni, ma è sopratutto quello delle “spirtualità” ,che sono da sempre andate”oltre” le religioni istituzionali.

Non lo dico per cercare il pelo nell’uovo, perché personalmente ho una grandissima stima di Angela, per quello che ha fatto e credo che gli dobbiamo essere grati per avere fondato il Cipas, con tutto quello che rappresenta, ma non riesco a non pensare a quali ulteriori campi si sarebbero aperti, se una personalità con le abilità che gli riconosciamo avesse frequentato di più i territori della spiritualità e della filosofia perennis!






martedì 10 settembre 2024

Federico Faggin Irriducibile . La coscienza, la vita, i computer e la nostra natura Mondadori Editore – recensione

 



Essendo questo libro il terzo saggio di Federico Faggin che mi trovo a recensire, riporto alcune note biografiche dell’autore, che compaiono già delle precedenti due recensioni per comodità del lettore.

In quella sede notavo che la caratura stessa dell’autore, tende ad intimidire un po il lettore.

Infatti ci troviamo di fronte all’inventore e produttore del microprocessore ,senza il quale non

esisterebbero i computer, e al il medesimo personaggio ,che, come se quello non bastasse, ha poi inventato e prodotto, anche lo schermo tattile, senza il quale non esisterebbero i nostri amati smartphone.

Abbastanza inverosimile ,che in Italia un personaggio di tale statura sia ancora poco conosciuto per quello che è, ma tant’è, sappiamo tutti di essere il famoso popolo di poeti,artisti ed eroi ,che tanto hanno fatto,ma non sappiamo toglierci il vizietto di essere piagnoni e masochisti oltre misura fino a nasconderci le tante eccellenze che abbiamo.

Faggin stesso ci racconta la propria vita, abbastanza diffusamente in questo libro, mentre in “oltre l’invisibile” aveva dato solo qualche accenno, per poi sviluppare ampliamente la parte relativa all’enunciazione della sua teoria panpsichistica, basata sull’informazione quantica.

Nel libro del quale stiamo parlando invece ci parla più diffusamente della sua biografia, ma sopratutto tiene a rivolgersi al pubblico più preparato e interessato ad apprendere quasi nei dettagli la natura delle sue invenzioni, dandone una descrizione tecnica abbastanza approfondita, al punto da concludere il volume con una appendice nella quale sviluppa porprio gli aspetti tecnici.

Di seguito riporto alcuni punti fondamentali dell sua biografia.

Da un diploma di perito elettronico ,alla laurea in fisica, a studi approfonditi di neuroscienze,psicologia,filosofia ecc.

Ma come è ovvio, la sbalorditiva carriera dell’autore ,probabilmente non avrebbe potuto avere il corso che ha avuto, se l’interessato non fosse finito ,ancora giovanissimo e per lavoro ,guarda caso, nella Sylicon Valley nei laboratori delle industrie di punta ,dove ha lavorato fortissimo, ma che a un certo momento ha lasciato, per mettersi in proprio aprendo suoi propri laboratori e proprie fabbriche.

Dopo qualche decennio, ha avuto tutto quello che nella vita uno può desiderare di avere ,dice lui,noi ci sentiamo autorizzati a dire, anche parecchio di più.

Ma lui stesso ci racconta, in età, diciamo matura,che a questo punto, non si è sentito appagato, ha

desiderato di più ed ha cominciato a sperimentare avventure ,studi e meditazioni di costruzione spirituale.

E’ in questo clima che è maturata in lui una nuova esperienza.

Ma lui era un inventore e quale inventore, un imprenditore di successo e un fisico nel gotha ,che ha

costruito il più grande e veloce progresso tecnologico ,che l’umanità abbia mai sperimentato e quindi non si è accontentato di fruire di una esperienza spirituale particolarmente appagante, tenendosela per sé.

Si è messo invece in collaborazione di ricerca con altri scienziati, di adeguato livello ,come il Prof.

D’Ariano,ordinario di fisica teorica all’Università di Pavia, esperto di fisica quantistica, ed ha elaborato una nuova teoria inter- disciplinare, fra la fisica quantistica, fisica classica, e filosofia, denominata : QIP (Quantum Information-based Panpsichism).

Dò la sinossi presente su Google :

Dò la sinossi presente su Google : teoria panspichista quantistica, che definisce la coscienza come la capacità ,che ha un sistema quantistico, che si trova allo stato puro, di provare l’esperienza cosciente del suo stato, sotto forma di “qualia”.

Cerco ora di riassumere il succo della visione teorica di Faggin.

La fisica classica ha avuto il merito enorme di descrivere il mondo come qualcosa di comprensibile perché rispondente a leggi universali.

Di conseguenza il mondo è risultato leggibile ,usando strumenti assolutamente razionali e logici, superando visioni dogmatiche e oscurantiste, basate sull’autorità, invece che sulla logica razionale.

Questa appena descritta è la parte positiva della visione, diciamo scientista.

La parte negativa sta nel fatto che nella visione della fisica classica, la sola forma di conoscenza considerata accettabile è quella fornita dall’uso delle leggi fisiche, leggibili tramite la matematica.

Di conseguenza tutto quello che succede nel mondo sarebbe inevitabilmente soggetto e prigioniero di un ingranaggio meccanicistico e deterministico e quindi noi umani non saremmo altro che macchine se pure sofisticate e complesse.

Tutto sarebbe leggibile con procedimento deduttivo, tutto ,comprese le cose della massima complessità, sarebbero comprensibili smontandole nelle singole parti, con la logica dalla parte al tutto, il più verrebbe dal meno.

Dall’atomo, alla vita organica e biologica, al cervello e di conseguenza anche a quello che si intende come coscienza, o autocoscienza, che fanno l’homo sapiens quello che è, e che solo homo sapiens possiede.

Noi quindi saremmo sostanzialmente come delle macchine ,se pur dotate di un grande cervello assimilabile a computer, hardware software, intelligenza artificiale e algoritmi.

Tutto quello che non rientra in questo schema , perché la fisica classica non sa come spiegarlo, come ad esempio, i sentimenti, non sarebbe altro che “epifenomeno”,cioè, fatto accessorio, Aristotele avrebbe detto accidente, non sostanza, prodotto dalle correnti elettriche che si scambiano i neuroni del cervello, privi di una realtà misurabile, e di conseguenza non sarebbero altro che pure illusioni.

La sola forma di conoscenza sarebbe quindi quella scientifica classica.

Dietro o oltre questa forma di conoscenza non ci potrebbe essere nulla, se non ciarlataneria e superstizione.

E quindi la ricerca del significato delle cose e della vita sarebbe vana per definizione, perdita di tempo.

Chi sono, da dove vengo e dove vado : le domande classiche di tutte le filosofie, sarebbero vane.

Siamo macchine complesse ,nate per evoluzione casuale, dice lo scientismo ed quindi una perdita di tempo,chiedersi il significato della vita, per la semplice ragione che questo significato non c’è.

Questa visione del mondo scientista ,se da un lato ha avuto il merito di superare i pregiudizi ed abituare al pensiero critico-razionale, dall’altra di fatto non concede cittadinanza alle cose, che però, sono quelle che tutti consideriamo come le più importanti nella vita.

Quelle cioè ,per le quali, riteniamo valga la pena di vivere, e che sono : la coscienza, il libero arbitrio,i sentimenti, il senso del bello, del giusto e via di seguito, tutti conosciamo queste cose, anche se non abbiamo studiato filosofia, perché fanno parte di noi, nel senso, che senza di quelle non ci sentiremmo umani.

Ebbene, è inutile che faccia presente, che questo tipo di ragionamento lo abbiano fatto e lo facciano, in parte ,anche le religioni e la filosofia, proponendo loro molteplici approcci al superamento dell’impasse, nel quale obiettivamente cade lo scientismo, approcci che, però, usano i loro parametri dogmatici e non l’analisi, basata sul pensiero critico.

La via seguita da Faggin- D’Ariano è assolutamente diversa e originale perché parte da una nuova e concezione della fisica, non della filosofia o delle religioni.

In particolare sostiene che se invece di fondare il proprio pensiero sulla fisica classica ci si fondasse sulla fisica quantistica, verrebbe da sé trovare evidente la possibilità di coniugare scienza e spiritualità.

Irriducibile, il titolo del libro, ci riporta proprio al nocciolo del pensiero di Faggin.

Anche se ci vogliono far credere che analizzando con strumenti sempre più sofisticati gli scambi elettrici che avvendono nel nostro cervello si arriverà a trovare la base materiale e mosurabile del pensiero e dei sentimenti, l’esperienza di chi in questo lavoro si è cimentato Faggin è convinto sarà costretto a riconoscere con lui che segnali elettrici, onde e vibrazioni non possono derivare che coese del medesimo ordine cioè segnali, onde, vibrazioni, ma non certo pensieri e sentimenti che sono cose qualitativamente diversi.

Leggete il libro, vedrete che questo concetto viene chiarito in modo superbo.

giovedì 5 settembre 2024

 




Federico Faggin : Oltre l’invisibile Dove scienza e spiritualità si uniscono - Mondadori editore – recensione


Inutile dirlo, la lettura di un libro come questo è un lavoro piuttosto impegnativo.

Lo stesso autore consiglia al lettore, dopo aver affrontato la prima lettura, di ritornarci sopra per fissare meglio i concetti.

Oltre tutto, devo ammetterlo, la caratura stessa dell’autore, tende ad intimidire un po il lettore.

Infatti ci troviamo di fronte all’inventore e produttore del microprocessore ,senza il quale non esisterebbero i computer, e il medesimo personaggio ,come se quello non bastasse, ha poi inventato e prodotto, anche lo schermo tattile, senza il quale non esisterebbero i nostri amati smartphone.

Abbastanza inverosimile ,che in Italia un personaggio di tale statura sia ancora poco conosciuto per quello che è, ma tant’è, sappiamo tutti di essere il famoso popolo di poeti,artisti ed eroi ,che tanto hanno fatto,ma non sappiamo toglierci il vizietto di essere piagnoni e masochisti oltre misura fino a nasconderci le tante eccellenze che abbiamo.

Faggin stesso ci racconta la propria vita, in questo libro ed ancora più diffusamente in quello i ntitolato :“silicio”.

Da un diploma di perito elettronico ,alla laurea in fisica, a studi approfonditi di neuroscienze,psicologia, filosofia ecc.

Ma come è ovvio, la sbalorditiva carriera dell’autore ,probabilmente non avrebbe potuto avere il corso che ha avuto, se l’interessato non fosse finito ,ancora giovanissimo e per lavoro ,guarda caso, nella Sylicon Valley nei laboratori delle industrie di punta ,dove ha lavorato fortissimo, ma che a un certo momento ha lasciato, per mettersi in proprio aprendo suoi propri laboratori e proprie fabbriche.

Dopo qualche decennio, ha avuto tutto quello che nella vita uno può desiderare di avere ,dice lui,noi ci sentiamo autorizzati a dire, anche parecchio di più.

Ma lui stesso ci racconta, in età, diciamo matura,che a questo punto, non si è sentito appagato, ha desiderato di più ed ha cominciato a sperimentare avventure ,studi e meditazioni di costruzione spirituale.

E’ in questo clima che è maturata in lui una nuova esperienza.

Ma lui era un inventore e quale inventore, un imprenditore di successo e un fisico nel gotha ,che ha costruito il più grande e veloce progresso tecnologico ,che l’umanità abbia mai sperimentato e quindi non si è accontentato di fruire di una esperienza spirituale particolarmente appagante, tenendosela per sé.

Si è messo invece in collaborazione di ricerca con altri scienziati, di adeguato livello ,come il Prof. D’Ariano,ordinario di fisica teorica all’Università di Pavia, esperto di fisica quantistica, ed ha elaborato una nuova teoria inter- disciplinare, fra la fisica quantistica, fisica classica, e filosofia, denominata : QIP (Quantum Information-based Panpsichism).

Dò la sinossi presente su Google : teoria panspichista quantistica, che definisce la coscienza come la capacità ,che ha un sistema quantistico, che si trova allo stato puro, di provare l’esperienza cosciente del suo stato, sotto forma di “qualia”.

Ecco, so per esperienza personale già fatta, che a questo punto il lettore comincia ad avvertire i primi sintomi dell’emicrania ed a chiedersi se reggerà alla lettura di un libro come questo.

Assicuro che è abbastanza agevole e godibile la lettura completa, perché Faggin ha scritto questo e gli altri due libri, dedicati all’argomento, per essere capito da tutti, cioè con intento divulgativo.

Ovviamente per il mondo accademico, aveva già pubblicato dove di dovere.

Per trovare uno stimolo alla lettura ed a non scoraggiarsi, invito il lettore ad andarsi a vedere gli interventi, che l’autore ha fatto in diverse conversazioni e conferenze ,facilmente reperibili su Youtube.

Vedrete che tiene a farsi capire ed è molto aperto e disponibile.

Ecco, io capisco la preoccupazione dell’autore, di non intaccare l’autorevolezza e l’affidabilità della sua teoria, nuova, minoritaria e contro – corrente, rispetto all’opinione mainstream del mondo accademico, ma l’uso in questi libri ,diciamo divulgativi, di un lessico da lui (con d’Ariano) inventato, purtroppo non aiuta molto la comprensione.

Sinceramente, io nei suoi panni ,avrei fatto seguire alle denominazioni che Faggin e D’Ariano hanno creato ,le dizioni accessibili più facilmente, usate dalla filosofia e dalle varie spiritualità.

Tanto che, probabilmente essendosene reso conto lui stesso delle difficoltà che avrebbe incontrato nel comunicare le sue nuove teorie,nel libro intitolato “irriducibile”, Faggin ha inserito alla fine un utilissimo glossario.

Faccio un esempio.

Se nella definizione della teoria,che ho riportato sopra, il lettore sapesse subito che “qualia” è il termine creato da Faggin e D’Ariano , per riferirsi a quello ,che nel linguaggio comune sono sensazioni e sentimenti di natura interiore,la comprensione del testo risulterebbe quasi immediata.


Cerco ora di riassumere il succo della visione teorica di Faggin.


La fisica classica ha avuto il merito enorme di descrivere il mondo come qualcosa di comprensibile perché rispondente a leggi universali.

Di conseguenza il mondo è risultato leggibile ,usando strumenti assolutamente razionali e logici, superando visioni dogmatiche e oscurantiste, basate sull’autorità, invece che sulla logica razionale.

Questa appena descritta è la parte positiva della visione, diciamo scientista.

La parte negativa sta nel fatto che nella visione della fisica classica, la sola forma di conoscenza considerata accettabile è quella fornita dall’uso delle leggi fisiche, leggibili tramite la matematica.

Di conseguenza tutto quello che succede nel mondo sarebbe inevitabilmente soggetto e prigioniero di un ingranaggio meccanicistico e deterministico e quindi noi umani non saremmo altro che macchine se pure sofisticate e complesse.

Tutto sarebbe leggibile con procedimento deduttivo, tutto ,comprese le cose della massima complessità, sarebbero comprensibili smontandole nelle singole parti, con la logica dalla parte al tutto, il più verrebbe dal meno.

Dall’atomo, alla vita organica e biologica, al cervello e di conseguenza anche a quello che si intende come coscienza, o autocoscienza, che fanno l’homo sapiens quello che è, e che solo homo sapiens possiede.

Noi quindi saremmo sostanzialmente come delle macchine ,se pur dotate di un grande cervello assimilabile a computer, hardware software, intelligenza artificiale e algoritmi.

Tutto quello che non rientra in questo schema , perché la fisica classica non sa come spiegarlo, come ad esempio, i sentimenti, non sarebbe altro che “epifenomeno”,cioè, fatto accessorio, Aristotele avrebbe detto accidente, non sostanza, prodotto dalle correnti elettriche che si scambiano i neuroni del cervello, privi di una realtà misurabile, e di conseguenza non sarebbero altro che pure illusioni.

La sola forma di conoscenza sarebbe quindi quella scientifica classica.

Dietro o oltre questa forma di conoscenza non ci potrebbe essere nulla, se non ciarlataneria e superstizione.

E quindi la ricerca del significato delle cose e della vita sarebbe vana per definizione, perdita di tempo.

Chi sono, da dove vengo e dove vado : le domande classiche di tutte le filosofie, sarebbero vane.

Siamo macchine complesse ,nate per evoluzione casuale, dice lo scientismo ed quindi una perdita di tempo,chiedersi il significato della vita, per la semplice ragione che questo significato non c’è.


Bene! No, bene per niente ,sembra dire Faggin, perché questa visione del mondo scientista ,se da un lato ha avuto il merito di superare i pregiudizi ed abituare al pensiero critico-razionale, dall’altra di fatto non concede cittadinanza alle cose, che però, sono quelle che tutti consideriamo come le più importanti nella vita.

Quelle cioè ,per le quali, riteniamo valga la pena di vivere, e che sono : la coscienza, il libero arbitrio,i sentimenti, il senso del bello, del giusto e via di seguito, tutti conosciamo queste cose, anche se non abbiamo studiato filosofia, perché fanno parte di noi, nel senso, che senza di quelle non ci sentiremmo umani.

Ebbene, è inutile che faccia presente, che questo tipo di ragionamento lo abbiano fatto e lo facciano, in parte ,anche le religioni e la filosofia, proponendo loro molteplici approcci al superamento dell’impasse, nel quale obiettivamente cade lo scientismo, approcci che, però, usano i loro parametri dogmatici e non l’analisi, basata sul pensiero critico.

La via seguita da Faggin- D’Ariano è assolutamente diversa e originale perché parte da una nuova e concezione della fisica, non della filosofia o delle religioni.

domenica 28 aprile 2024

Francesco Tormen : Con gli occhi aperti. Il sogno lucido fra neuroscienze ed esperienze contemplative Ed. Il Saggiatore – recensione

 



Questo è un libro piuttosto impegnativo, sia per l’argomento, che per la mole di circa 550 pagine, ma questo non significa che non sia altamente interessante.

Personalmente, sono fra quelli che ,senza aver mai fatto esercizi di contemplazione, come quelle suggeriti dall’autore, mi sono accorto di fare ,probabilmente da sempre, di tanto in tanto sogni lucidi.

Si tratta ,cioè, di quel tipo di sogni che si tende a ricordare ,almeno al risveglio, ma sopratutto, diciamo così, in corso d’opera, si avverte abbastanza chiaramente di stare sognando e quindi di essere consapevoli mentre si sta sognando.

Tutto il libro è sostanzialmente basato sulla descrizione delle principali tipologie di sogni e sulla esortazione dell’autore a esercitarsi in questa ,per altro diffusa facoltà, per avventurarsi in mondi ancora poco conosciuto, ma estremamente affascinanti.

Va detto che l’autore, pur possedendo una preparazione a livello accademico, delle spiritualità e filosofie orientali ,che più hanno studiato il fenomeno dei sogni ,come quelle buddiste, e in particolari del buddismo tibetano, filosofie iraniche e lo sciamanesimo dei popoli indigeni, e la teosofia ,ha una non trascurabile competenza nel campo delle neuroscienze.

Purtroppo, però, in questo ultimo campo non ci si è applicati molto a questi fenomeni e di conseguenza le acquisizioni scientifiche in materia sono più che modeste.

Non per mancanza di interesse ,sottolinea l’autore, che tra l’altro non trascura di elencare gli studi più significativi effettuali in questo campo, ma perché è obiettivamente difficile riprodurre con dei volontari in laboratorio, le condizioni che favoriscano o almeno consentano di registrare le esperienze oniriche.

Notevoli dati, ad esempio, si possono ricavare dalla risonanza magnetica, ma ,ci dice l’autore ,stare immobili nel tunnel di quell’apparecchiatura ,che per di più fa baccano, non è proprio l’ideale per dormire e sognare e costa in modo esagerato.

Tenuto conto di questi dati di fatto,ho molto apprezzato il fatto ,che l’autore riportando la montagna di dati da lui raccolti dalla sua ricerca ed elencando i pochi studi e le invece molteplici teorie delle spiritualità e filosofie sopra menzionate, usa praticamente sempre il verbo al condizionale.

Questo è un indice di grande onestà e rigore intellettuale, ma non significa affatto, che ci racconti delle favolette o delle semplici supposizioni.

Come ho sopra accennato ,il fatto di sperimentare ,ogni tanto, dei sogni lucidi, mi ha portato più volte a chiedermi ,come mai questo argomento è così poco affrontato.

Capisco le difficoltà oggettive, ma non si può non essere spinti alla ricerca ,dalla constatazione delle enormi facoltà e potenzialità ,che riscontriamo nella nostra mente, quando ci fornisce in abbondanza filmati più realistici e sorprendenti di quelli che potrebbe produrre un set hollywoodiano.

Invito a leggere questo libro chi abbia sperimentato sogni lucidi, o almeno abbia riportato nel data base della sua memoria, anche solo qualche sogno occasionale, perché avrà la sorpresa di ritrovare nella accurata tipologia, elencata dall’autore, sicuramente la gran parte dei sogni periodici che siamo portati a fare.

E’ proprio facendo questa constatazione che il lettore si dice : ah, ma allora in questo libro non ci vengono raccontate delle storielle, questo autore, sa bene di cosa sta parlando.

Il libro poi può essere preso e utilizzato in diversi modi ,a seconda degli interessi del lettore.

Forse chi ha già una qualche esperienza nel campo della meditazione sarà portato a studiarsi le tecniche pratiche ampiamente riportate nel libro.

Chi invece, come me, ha interessi maggiori sulla speculazione relativa alle spiritualità e filosofie citate nel libro, troverà l’occasione per approfondire questi campi.

Avverto che se si ha interesse per queste cose questo libro dà l’occasione per volare alto. Molto alto.

Come quando, partendo dal presupposto che probabilmente non esiste una realtà obiettiva, ma solo rappresentazioni ,che si formano nella nostra mente ,come suggerisce la spiritualità buddista, ma non solo, allora si è portati a ritenere verosimile che lo stato di veglia e lo stato di sogno riportano ambedue a una consapevolezza non più materiale.

Nei termini della filosofia classica è l’anima che tende e si unisce all’infinito e nelle spiritualità e filosofie orientali è l’io impara a superarsi per raggiungere con l’illuminazione l’atman, superamento dell’io nella realtà ultima da cercare come diceva Agostino “in interiore homini”.

Se si studiano le varie spiritualità e filosofie si ritrovano incredibili assonanze, come ha documentato ad esempio il teologo-filosofo Vito Mancuso in “i quattro Maestri” Socrate ,Buddha, Confucio e Gesù.

E se fosse questa l’interpretazione della realtà effettiva?

E se infine ci ricordassimo che il mondo onirico è abitato indifferentemente dai viventi, come dai trapassati, allora ci ritroveremo in una visione cosmologica veramente da far tremare le vene e i polsi.

Cioè se il mondo che definiamo come fisico fosse inconsistente mentre quello che definiamo come realtà onirica fosse l’unica reale, come sembrano fare intravedere anche le filosofie orientali?

Bella domanda.


mercoledì 2 novembre 2022

Maria Turchetto : “666 recensioni diaboliche a cardinali, papi ,teologi e dei “ Ed. Formamentis -recensione

 



Sono sorpreso, molto sorpreso perché non mi capita praticamente mai di pentirmi di avere speso tempo per leggere un libro.

Purtroppo questa volta è andata così, per colpa mia intendiamoci, dato che do ovviamente per scontato che l’autore, in questo caso l’autrice sia liberissima di scrivere quello di vuole e di praticare il pensiero che più le aggrada.

Quindi mi sono irritato più con mè stesso che con l’autrice.

Perchè allora mi sono imbarcato nella lettura di questo libro e per di più sono andato fino alla fine nella lettura?

Perchè mi è capitato di ascoltare su YouTube una interessantissima conferenza di Telmo Pievani dal titolo niente meno che :“Darwin credeva in dio?” e al medesimo tavolo di Pievani sedeva appunto anche l’Autrice di questo libro tra l’altro più volte citata dal conferenziere.

Di conseguenza ho fatto una breve ricerca e ho appurato che Maria Turchetto è un’accademica, che ha insegnato economia all’università che ha scritto alcuni libri su Rosa Luxemburg e altri ancora di argomento economico , che aveva collaborato al “Vernacoliere” e diretto l’”Ateo”.

Fra le sue pubblicazioni vedo segnalato questo libretto e mi aspetto di trovarvi una raccolta di gustose satire anticlericali.

Del resto io stesso sul mio blog non ho risparmiato insieme alle critiche non poche battutacce su alcuni degli esponenti del cattolicesimo più tradizionalista dei quali parla anche la Turchetto e quindi figuriamoci se potevo immaginare che i suoi articoli potessero scandalizzarmi.

Quello che mi irrita molto e forse anche mi scandalizza è invece trovare in questo libretto una assoluta mancanza di rispetto per chi d’accordo ha fatto parte del mondo clericale come il Cardinal Martini, ma che ritengo semplicemente offensivo per il più elementare buon senso e un minimo di onestà intellettuale possa essere equiparato a suoi colleghi ultra-tradizionalisti.

Conterà bene la cattedra per i non credenti che Martini aveva inventato e tenuto per anni riempendo regolarmente il Duomo di Milano non certo di beghine e beghini assortiti, ma sicuramente anche di una buona parte di atei agnostici e razionalisti, come penso si definisca la Prof. Turchetto.

Conterà bene la sottigliezza di pensiero e la sensibilità umana di un intellettuale che anche se portava la tonaca e e le insegne cardinalizie diceva per esempio grosso modo : non ho difficoltà a dialogare con un non credente, ho difficoltà a dialogare con chi non pensa o con chi ha la fede ma non sa usare il discernimento.

Non era un oscurantista dogmatico Martini, anche se sinceramente non ho mai capito come riuscisse a conciliare il suo pensiero umanista e razionale con l’indefesso studio di una Bibbia alla quale personalmente non ritengo si possa in alcun modo dare la dignità di libro rivelato, che riporta alcune tradizioni di antica saggezza insieme a una grossa quantità di sciocchezze.

Ma fare della satira su arroganti e supponenti reazionari in abito curiale è facilissimo e ce n’è una bella fila coi quali cimentarsi da Ruini a Biffi; da Scola a Bagnasco; da Caffarra a Fisichella e chi più ne ha più ne metta.

Ma Martini cosa c’entra con costoro,quando ha in comune con loro solo la veste, e mi sembra un po poco.

Peggio ancora mi chiedo come faccia la Turchetto a cercare di ridicolizzare il lavoro di un teologo diventato filosofo come Vito Mancuso, fingendo di ignorare il suo lungo e travagliato percorso intellettuale dal seminario al rifiuto della veste fino al riscrivere con grandissimo impegno la teologia cattolica cercando di liberarla dal peso di una dogmatica ormai fuori dal tempo e dal mondo ,per sposare una nuova forma di spiritualità razionale, contro ogni dogmatismo e presunte verità fondate su autorità esterne.

Trovo veramente inspiegabile che questo modo di ragionare provenga da una intellettuale qualificata.

Se penso alla costante considerazione e rispetto che Vito Mancuso manifesta per i non credenti e gli atei non vedo come sia possibile per una intellettuale atea farsi beffe di uno che ha dedicato una vita per consentire di parlarsi in nome della condivisa umanità ad atei e credenti semplicemente nella spiritualità non istituzionalizzata in alcuna religione, ma anche con quelli se almeno disposti a uscire dai dogmatismi autoritari.

Alla fin fine mi sembra che questo libretto dedicato a far satira non riesca a far ridere proprio perché alla fin fine contrappone al dogmatismo clericale un’altra forma uguale e contraria di dogmatismo anche se declinato come ateismo.

Ma lo ripeto l’autrice ha tutti i diritti di esprimere il suo punto di vista, sono io che ho sbagliato libro da leggere.