Visualizzazione post con etichetta futuro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta futuro. Mostra tutti i post

martedì 13 maggio 2025

Walter Isaacson Elon Musk Mondadori

 





Imbarcarsi in un libro di circa 708 pagine, obiettivamente ,lo si fa solo se si presume che sia veramente molto interessante.

La decisione di intraprendere la lettura viene agevolata dal sapere che l’autore è uno specialista assoluto nelle biografie dei geni.

Si è già cimentato, infatti, tra gli altri , e non poteva essere diversamente, nelle biografie di Einstein e di Leonardo e più recentemente in quella di Jennifer Doudna con “Code Breaker”.

E poi si intraprende la fatica di leggere un bel volumaccio per soddisfare la curiosità di scoprire chi è veramente il personaggio più gettonato del momento : Elon Musk.

Personaggio poliedrico per le sue realizzazioni.

Nessuno prima aveva fatto quanto lui.

Come uomo però rimane difficilmente decifrabile, lo dico subito, anche dopo avere lette tutte le 708 pagine a lui dedicate.

Tanto per consentire al lettore di fare mente locale sull’argomento, cito qualche nome e qualche cifra:

- Tesla produttrice di auto elettriche, già dotate di tecnologia da autopilot ,con valutazione di mercato di 1.000 miliardi, sì è veramente un trilione, da fare impallidire Zio Paperone!;

-Space X, produttrice di razzi, usati non solo per rifornire la stazione spaziale internazionale, ma anche per portarci gli astronauti avanti e indietro.

Prima impresa privata al mondo, che abbia mai fatto cose del genere, per di più con la tecnologia innovativa dei razzi riusabili, cioè che decollano e atterrano nella medesima torre di lancio, valore stimato di 100 miliardi;

-Spacelink ,sistema di telecomunicazioni satellitari ,che si basa su una rete di satelliti posizionati a 550 Km dalla Terra,se contano in orbit ormai diverse decine di migliaia per consentire le comunicazioni fra qualsiasi parte del pianeta;

-Neuralink ,sistema di comunicazione fra il cervello umano e strutture informatiche esterne, tramite impianto di un cip appunto nel cervello, valutazione 1 miliardo;

-Boring Company, meno conosciuta dalle nostre parti, riguarda quel filone di opere di scavo per produrre collegamenti sotterranei, valore 5,6 miliardi;

-X app social, prima denominata Twitter ed arcinota con quel nome;

- linea di produzione del robot umanoide Optimus, macchine capaci di muoversi e pensare come

umani;

- linea di produzione del supercomputer Dojo;

- Solar City : linea di produzione dei tetti dotati di tegole, per produzione di energia solare;

- X Ai ,laboratorio per l’elaborazione di intelligenza artificiale, basata su reti neurali.

Difficile tracciare linee di separazione fra le diverse attività ,perché uno dei vantaggi competitivi di Musk è proprio quello di seguire un sistema organizzativo integrato, in modo che il patrimonio tecnologico ,acquisito da un settore ,possa essere usato anche dagli altri.

Esempio, il sistema di sviluppo dell’ X AI può essere implementato dall’enorme data base di immagini ,acquisite dalle auto Tesla ,in giro per il mondo.

Con tutti quei filmati si fa addestramento, ma ancora più si insegna ai robot umanoidi, od ai robot a quattro ruote ,a pensare come pensano gli umani:

Cioè , vedendosi una quantità inimmaginabile di situazioni e relativi comportamenti umani, questi robot sono indirizzati a seguire la filosofia dell’osservare e imitare.

Un cenno all’organizzazione aziendale ad al sistema delle condizioni di lavoro nell’universo Musk.

Mi sembra iconica a questo proposito la foto che vede lo stesso tycun ,sdraiato, che dorme sul pavimento sotto la sua scrivania ultra- minimalista.

O quell’altra che lo vede nel medesimo atteggiamento cioè a dormire di notte sul pavimento della catena di montaggio della Tesla.

Non si tratta di sceneggiata propagandistica, perché è suffragata da una vastissima documentazione, compresa quella riportata nelle note di questo libro di Isaacson, Musk lavora infatti con ritmi assolutamente insostenibili da un comune essere mortale e distingue poco il giorno dalla notte.

Il guaio per collaboratori e dipendenti è che ritiene ,che essendo possibile a tutti vedere come lavora lui,ritiene anche che sia ovvio chiedere loro di imitarlo.

Nell’universo Musk, in altre parole, non c’è posto per il sindacato e questo non è ovviamente una bella cosa.

Va detto però ,che la cosa è parzialmente compensata, da un sistema di azionariato diffuso fra i dipendenti.

Il licenziamento può essere sempre dietro l’angolo ,se a qualsiasi livello non si raggiungono gli obiettivi indicati.

Ecco qui però bisogna ,come sempre, contestualizzare, perché c’è anche l’altra faccia della medaglia, che non consiste solamente nella partecipazione dei lavoratori all’azionariato, ma nell’avere da parte loro l’opportunità di trovarsi abbastanza spesso il “sciur padrun” che si ferma alla tua postazione di lavoro e ti assale con una trafila di domande, che dimostrano la mostruosa conoscenza di ogni dettaglio del processo produttivo da parte sua ,con la conseguente apportunità per te dipendente, di dire la tua, proponendo le migliorie, che se sensate ,pare siano estremamente ben accolte dal padrone delle ferriere.

Parlare di Musk è complicato perché le contraddizioni si sprecano in quella personalità singolare.

Ne dò qualche accenno.

Credo che tutti sappiano ,che il singolare approccio che Musk ha con i suoi simili ,pare ovvio anche per non psichiatri, che sia dovuto al bullismo subito alle elementari ed al terribile rapporto avuto con un padre-padrone ,che Isaacson si limita a dire sinteticamente ,ma anche efficacemente, che non era una brava persona.

Musk ha spesso cercato di giustificare i suoi modi spesso bruschi con scatti d’ira difficilmente controllati, con il fatto di essere affetto da sindrome di Asperger (mancanza di empatia, mancanza di emozioni nei confronti delle altre persone).

Altra sfaccettatura del suo carattere è il livello di tolleranza ,che dimostra di nutrire verso il rischio, incredibilmente alta e assolutamente non condivisa dagli altri tycun ,delle 7 sorelle dell’informatica, coi quali ha rapporti contrastanti ,ma con i quali collide spesso proprio a causa di questo suo atteggiamento caratteriale.

Ma veniamo al nocciolo.

Musk è prima di tutto, quello che si direbbe, un visionario.

E’ l’uomo più ricco del mondo ,ma pare proprio, che accumulare denaro non sia affatto la molla che lo spinge a lavorare anche di notte per realizzare quello che prima di lui era impossibile.

La sua filosofia mira a migliorare le condizioni dell’umanità, punto.

Di più, la sua concezione ,sostanzialmente fortemente pessimista, sulle condizioni dell’umanità ed ancora di più sul suo destino, lo spingono a prendere come la sua missione prima ,trasformare l’umanità in una umanità trans-planetaria, per la prima volta nella storia.

Tutti si chiedono, perché la persona, che ha fatto di più nella storia per migliorare le possibilità umane ad andare nello spazio, si ostini a presentare come suo primo obiettivo ,in assoluto ,portare gli uomini su Marte.

Lui che sa meglio di ogni altra persona che per raggiungere Marte occorrono otto mesi di navigazione, con razzi però ,di una potenza, non ancora acquisita.

E poi ci sarebbe anche il problema del ritorno, o almeno della possibilità di ritorno.

Perchè ci insiste ?

Perchè ,probabimente, nel suo profondo ,crede veramente che l’umanità debba trovare il modo di conservare la propria, lui dice, coscienza, cioè la capacità di libertà, minacciata nel prossimo futuro da un intelligenza artificiale autogestita, capace di andare oltre il livello raggiunto dall’umanità attuale e quindi capace di schiavizzare l’uomo.

Nei momenti di cupa meditazione, Isaacson dice, che Musk sussurra ,che è possibile che noi umani potremmo benissimo essere degli alias, in un gioco di ruolo, condotto da intelligenze superiori alle nostre.









lunedì 9 dicembre 2024

Alessandro Aresu : Geopolitica dell’intelligenza artificiale -Feltrinelli Editore - recensione

 




Non posso nascondere che trovandomi di fronte a un volume di 555 pagine e per di più su un argomento altamente tecnico, pensavo che affrontarne la letture mi avrebbe messo in difficoltà e avrebbe richiesto grande pazienza e fatica, ma sinceramente non è stato così.

Per grande merito dell’autore, che è incredibilmente giovane, per essere così colto e capace di gestire da esperto un tale argomento.

Non finirò mai di stupirmi di come Lucio Caracciolo, fondatore e direttore di Limes ,sia riuscito a mettere insieme un team di analisti di livello incredibilmente elevato, tale comunque e devo dire anche purtroppo, ha semplicemente oscurare l’accademia, le università e le facoltà di scienze politiche, rimaste a lavorare con ferri vecchi e teorie inutili per decifrare il mondo di oggi.

Ma per fortuna gli Aresu ci sono.

La lettura di questo libro ,è ovvio, richiede un certo impegno, ma è resa agevole ed attraente dalla capacità dell’autore di introdurre le varie acquisizioni dell’AI ,entrando anche nella vita privata delle singolari figure delle menti geniali, che l’hanno inventata e costruita passo passo.

Credo che questo approccio sia la via giusta per umanizzare questa tecnologia, che non pochi hanno definito come fonte per varcare la soglia del “transumanesimo”.

Altri sono arrivati adirittura alla più che discutibile conclusione ,che il futuro prossimo vedrà l’uomo nelle condizioni del cagnolino, tenuto al guinzaglio dal robot guidato dall’AI ,arrivata a superare le facoltà umane in tutti i campi, compreso quello della coscienza.

Aresu ci guida per la lunga via percorsa dall’AI per arrivare allo sviluppo impressionante al quale oggi assistiamo, via tortuosa e accidentata, come è sempre capitato per raggiungere nuove acquisizioni tecnologiche, ma tenendo bene i piedi per terra.

Forse questa sua capacità di relativizzare e umanizzare questa potentissima tecnologia, temuta da molti, è il fatto da lui citato con orgoglio, di essere allievo del filosofo Massimo Cacciari.

Non è un caso.

Solo l’uso della filosofia può addomesticare lo strapotere della tecnica.

Ma leggetelo questo libro e vi troverete per qualche giorno in compagnia di portentose menti elette : del famosissimo “uomo col giubbotto di pelle” Jensen Huang, il mitico fondatore di Nvidia; Morris Chang fondatore di TSMC; Bill Dally altra mente eccelsa e numero due di Nvidia; Peter Thiel fondatore di Pay Pal gestore di ventur capital fondamentali; Ilya Sutskever, co fondatore e Chief Scientist di Open AI; Shane Legg,cofondatore di Deep Mind ora di Google e l’incredibile ruolo di primo piano di Angelo Dalle Molle, che dopo aver inventato il Cynar, si proprio quello “contro il logorio della vita moderna”, con la Fondazione che porta il suo nome a Lugano crea una delle prime fucine di studio dell’AI; e alcuni altri.


venerdì 15 settembre 2023

George Friedman : The next 100 Years A forcast for the 21st Century If you think you know where the world is headed,think again….Alisonandbusy.com - recensione

 




Beh, arrivato al terzo impegno con le opere di George Friedman, credo di avere trovato proprio in questo terzo libro la migliore esposizione del Friedman pensiero, che ,a quanto pare, costituisce anche il canovaccio dell’analisi geopolitica più condiviso.

Si tratta quindi di un saggio importante e impegnativo.

Come in tutte le opere emergono anche i chiaroscuri tipici di questo Autore, che non potrebbe essere più rappresentativo del modo di essere americano.

In Italia, ma nemmeno in Europa, infatti ,non ce lo vedrei proprio un non accademico ,che come Friedman, diventa fondatore di una start up di successo nel campo dell’intelligence, che fa le pulci, nientemeno che alla CIA, facendo nel contempo anche un business di successo.

Eppure questa commistione creativa fra pubblico e privato, che funziona, e che ben poco ha a che fare con l’ideologia liberista di facciata, è forse proprio la chiave della pressochè incontrastata

egemonia planetaria attuale degli Stati Uniti.

Leggendo il libro lo si capisce benissimo.

Immagino che gli intellettuali nostrani, esperti di materie analoghe ,trovino piuttosto arrogante il modo di scrivere di Friedman.

Confesso che, obiettivamente, questa è un’impressione che ho avuto anch’io, perché bisogna essere ben sicuri della bontà dei propri parametri di analisi, per lanciarsi in previsioni , che vanno tranquillamente fino alle guerre stellari ,delineate per fine secolo.

E’ vero, del resto, che Friedman è tutt’altro che un ingenuo e che più volte ribadisce, che nelle sue previsioni non sono i particolari ,che devono essere presi per oro colato dai lettori, ma piuttosto il metodo di analisi che è sotteso alle sue analisi geopolitiche.

E infatti nei suoi primi saggi aveva, per esempio ,prevista per gli ultimi decenni del secolo scorso una guerra Usa – Giappone che fortunatamente non c’è stata.

In questo libro, poi, la gran parte delle previsioni particolareggiate non mi convincono affatto : dal dissolvimento della Federazione Russa, alla contemporanea implosione della Cina, fino al pronosticare il sorgere di una grande potenza Est Europea incentrata sulla Polonia , al declino inesorabile dell’Europa e delle attuali potenze europee a cominciare dalla Germania, al consolidarsi di qualcosa di simile a un rinato impero ottomano incentrato ovviamente sulla Turchia e al sorgere in Asia del Giappone come potenza egemone regionale.

Meno che meno, mi convince la previsione di un consolidamento dell’egemonia americana, che durerebbe rafforzandosi per tutto il secolo, in modo incontrastato.

La sottovalutazione della Cina, come grande potenza emergente ,che fa Friedman ,mi appare veramente sorprendente per un analista del suo calibro.

Così pure la sicurezza con la quale liquida la Russia ,mi sembra veramente non sufficientemente appoggiata a elementi reali.

Ma il peggio a mio parere è il non voler cogliere alcuni dati che molti suoi colleghi oggi mettono in luce.

Non esiste solo l’Occidente!

L’enorme potenza di fuoco economico ,e non solo, che gli Stati Uniti hanno diretto e stanno dirigendo contro la Russia nella proxy war d’Ucraina, non ha affatto messo la Russia al tappeto e sta a dimostrare che la Russia medesima non è isolata nel mondo, che conta 8 miliardi di abitanti ,dei quali, noi occidentali, siamo una piccola, ma veramente piccola minoranza (un ottavo).

Sempre personalmente, trovo veramente irritante il fatto che Friedman giudichi del tutto ovvio, che la preponderante (secondo lui) egemonia americana comporti il fatto che il resto del mondo ,per il solo fatto di non possedere qualcosa, che contrasti la bruta potenza delle sette flotte americane, debba adattarsi ad appiattirsi sulla attuale cultura americana, che sarebbe destinata a diventare pensiero unico globale.

Trovo talmente irritante la sicumera con la quale vengono presentate queste previsioni, che mi chiedo se l’Autore ha dedicato il tempo che sarebbe dovuto, per studiare la storia e le istituzioni delle altre civiltà a cominciare da quelle asiatiche.

Peccato, perché quando l’autore osa meno e sta più coi piedi per terra, riesce a delineare veramente i principi fondativi di questa nuova e importantissima disciplina che è la geopolitica.

Credo di non esagerare, se dico che leggendo le analisi di Friedman ,sembra di risentire il famoso “segretario fiorentino”, cioè Nicolò Macchiavelli ,quando per la prima volta nella storia ,va a ricercare le “leggi” della politica ,che esistono autonomamente dalle ideologie e dall’etica.

Illuminante il paragone ,che fa Friedman fra la chiave di lettura dell’economia liberale ,enunciata da Adam Smith ,basata sulla famosa “mano invisibile” del mercato ,che stabilizzerebbe le oscillazioni e che non richiederebbe interventi razionali esterni, e “le forze oscure”, che spingono i decisori politici a muoversi secondo linee di fondo, che sono anche loro indipendenti da ideologie, etica o considerazioni esclusivamente razionali.

Cioè, in poche parole, non conta nella sostanza che il presidente sia repubblicano o democratico perché ambedue , guidati dalle medesime agenzie, finiranno per seguire le strategie di fondo ,che sottostanno alla storia e che corrispondono all’interesse di quella potenza.

La geopolitica è questa.

Certo che se la giudichiamo con altri criteri ,non ci apparirà molto bella, perché da un punto di vista etico, ideologico o filosofico,ci riporta probabilmente ai fondamenti del De Cive di Thomas Hobbes.

In conclusione, se il lettore vuole approfondire i fondamenti della geopolitica, questo è il libro per lui.

Acquisirà i fondamenti, e poi a suo giudizio, seguendo quelli e i dati che gli sono noti, avrà ovviamente facoltà di condividere o di rifiutare le previsioni di Friedman.

Ma forse, lo stesso autore intende le previsioni ,così dettagliate, più il risultato di un’esercitazione, che altro.

Che conta e rimarrà è il metodo di analisi non le previsioni.



giovedì 24 agosto 2023

Emanuele Coccia : La vita delle piante. Metafisica della mescolanza Ed: Il Mulino – recensione

 



Questo libro è un piccolo gioiello.

L’avevo acquistato tempo fa e quasi me l’ero dimenticato in biblioteca, poi leggendo un’intervista ad Alessandro Baricco, vedo citato l’autore insieme a Stefano Mancuso, e vado a metterci mano.

Straordinario.

E’ stata una scoperta completamente inaspettata ,proprio perché avendo visto citato quest’autore, che non conoscevo, insieme a Mancuso, che invece conoscevo bene, come brillante divulgatore di botanica ,mi aspettavo qualcosa di simile, allo stile appunto di Mancuso.

Ho trovato tutt’altro ,ma quello che ho trovato mi è piaciuto moltissimo.

Siamo nel campo della più pura e affascinante speculazione filosofica.

Coccia non risparmia strali polemici al vizio moderno dell’ultra-specializzazione ,figlia della classica ripartizione in materie, propria dell’organizzazione universitaria.

Lui, invece, rivendica il ritorno all’approccio che era stato quello del grande pensiero greco, che concepiva la filosofia, come, diremmo oggi, un approccio assolutamente multi-disciplinare, svincolato da ogni classificazione arbitraria e posticcia.

E in questa prospettiva, l’autore si lancia, dimostrando una erudizione veramente invidiabile.

Condivido assolutamente il suo entusiasmo per l’assoluta libertà dell’analisi inter- disciplinare, ma per farmi capire, usando gli strumenti classici ai quali siamo abituati, vi dirò che delinea quella che in filosofia verrebbe definita una forma di “cosmologia della mescolanza”.

E lo fa in modo veramente brillante.

Eviterò di rischiare un riassuntino, perché un autore che naviga per queste altezze merita ben altro.

Mi sembra che questo punto di vista (sulla cosmologia) oggi sia ben conosciuto e apprezzato se pure tutt’altro che maggioritario, perfino in teologia, mi riferisco per esempio alla teologia dell’altro Mancuso, Vito, non Stefano.

Ma ha fatto e fa fatica ad affermarsi perché va a cozzare con pregiudizi cultuali, che ci derivano dalla dogmatica cattolica, che ha imbevuto la nostra cultura per secoli e secoli.

Pensiamo a Dante, formidabile anche come “divulgatore” della cosmologia tomista.

Tutta quella pur mirabile costruzione ,durata quasi per millenni ,era intrisa dalla preoccupazione della “reductio ad unum” e l’uno ovviamente era il Dio cristiano.

Dante ci descrive un mondo composto da nove sfere ,una dentro all’altra, partendo dalla terra fino ad arrivare all’Empireo, poi sotto Gerusalemme si dipana a piramide o meglio a cono rovesciato l’inferno.

Ma quello che più conta, nella visione medioevale ,arrivata fino a noi e rimasta intatta nella dogmatica cattolica è l’essenza di questa cosmologia, il passaggio dalla dialettica, cioè dal movimento incessante, all’Empireo, sede della “contemplazione “ di Dio, verità assoluta, che concettualmente comporta la fine della dialettica, perché arrivata alla sua conclusione.

Nel senso che anche la cosmologia aveva una valenza etica – teologica in base alla quale il movimento era ritemuto simbolo di disordine (causato dalla lotta fra bene e male).

Nell’Empireo (raggiungibile solo nell’altra vita) c’è per definizione solo il bene (supremo) essendo finita la lotta fra bene a male e quindi c’è solo ordine e di conseguenza il moto non è più necessario, perché c’ è il compimento del tutto.

Questa cosmologia ,non si può dire che non avesse un suo fascino e una sua compiutezza, ma collide in modo radicale, in modo insanabile ,con la scienza moderna, per la quale tutto è dialettica.

Addirittura oggi sappiamo ,che non è più corretto pensare alla materia come qualcosa si statico, anzi la materia non esiste proprio più, nella fisica moderna, dato che l’elemento primo è energia, vibrazione,onda.

Ricordate il concetto di “primo motore immobile” che non mancava certo nei nostri manuali di filosofia dei licei?

Ecco quello era un po il concetto chiave di quella cosmologia, della quale si è parlato sopra e che, intendiamoci, è tutt’ora rimasta nella mente di moltissimi.

Ma non certo in quella di Emanuele Coccia, che pensa esattamente al contrario.

Per lui, l’essenza delle cose è fluidità, commistione, mescolanza.

Vi invito a rilevare che questi concetti sono tutti diretti a farci vedere un moto, che esiste sempre e comunque, ma che esiste per andare nei due sensi.

Nell’atto della conoscenza, o anche solo della percezione, io interagisco e modifico.

Altro che motore immobile, qui siamo proprio nella dialettica assoluta.

In piena concordanza con la scienza moderna, come si diceva, nel capo dell’energia, vibrazione, onda.

E’ un po’ costruire una intera cosmologia sulla visione del “brodo primordiale”, dal quale è nata la vita, il tutto.

Essere tutto in tutto.

Prospettiva fantastica.

Ma leggetelo con calma questo libro, vedrete che è disseminato da intuizioni da brivido.

Prima di lasciarvi però è  doveroso che vi dica cosa c'entrano, che ruolo hanno le piante in questo saggio.

Ebbene, eravamo sopra ricorsi alla similitudine della cosmologia dantesca se pure per contrapposizione.

Ecco allora nell'opera di Coccia il ruolo delle piante è simile a quello di Virgilio nella narrazione dantesca.

E' il saggio che spiega tutto, perchè tutte le deduzioni di Coccia sono  originate dall'ossercazione della vita delle piante.

Se posso permettermi un'annotazione critica, mi sembra che l'autore dica troppo poco, se non quasi nulla direttamente, sul fatto che pure accettando la sua visione cosmologica altamente dinamica e dialettica, non si può non tenere presente, il postulato sul quale si basano sia scienza che filosofia e cioè il fatto che la realtà ci è conoscibile per il fatto che è governata tutta da leggi costanti.









martedì 25 luglio 2023

Daniel A. Bell : The China Model .Political Meritocracy and the Limits of Democracy - Princeton University Press – recensione

 


Mi è capitato questo.

Dopo aver finito di leggere (e annotare) il libro del quale parliamo, mi sono imbattuto ,col consueto interesse, nell’editoriale sul Corriere della Sera di Galli della Loggia ,nel quale il Professore deprecava ,con valide argomentazioni, la grave carenza che ha assunto di recente il sistema scolastico italiano nel mettere all’angolo lo studio della storia e della geografia.

Pienamente d’accordo.

Purtroppo però nelle ultime righe di quell’editoriale viene fatto un accenno alla presunta ignoranza della storia e della filosofia da parte della Cina, bollando quel sistema come da non imitare affatto.

Che scivolone incredibile, possibile che ,a quel livello di cultura, il Nostro non abbia mai ritenuto necessario affrontare ed approfondire lo studio della Cina?

Infatti qualsiasi analista di geopolitica che si legga oggi sull’argomento darebbe modo di acquisire almeno queste tre o quattro nozioni fondamentali :

-la Cina ,fra i paesi che aspirano all’egemonia, e proprio per questa stessa ragione è intrinsecamente da sempre uno dei massimi cultori della storia e del suo valore;

-il sistema cinese attuale, pur facendo riferimento formale, abbastanza anacronisticamente, al marxismo-comunismo, in realtà, ha il suo punto di riferimento filosofico -ideologico nella filosofia e tradizione confuciana-taoista e quindi è tutt’altro che carente in materia di filosofia;

-la caratteristica peculiare del sistema politico (ma non solo) cinese è il fatto che la “governance” del paese sia basata non sul sistema occidentale della democrazia rappresentativa, nel quale si privilegia il meccanismo : “un uomo-un voto” ,basato su una procedura, ma il risultato, al quale porta la procedura medesima, nel modo di selezionare la classe politico-amministrativa, preparata ad affrontare le sfide della complessità del mondo attuale.

In parole povere, il sistema è basato sulla “meritocrazia” ,in base alla quale, per accedere ai posti di potere a tutti i livelli,ma sopratutto a quelli più elevati, occorre superare esami estremamente selettivi ed avere nel contempo un curriculum ,che dimostri non solo di avere già acquisito esperienza in quel campo, ma sopratutto di avere raggiunto risultati positivi.

La cosa più incredibile, e forse più ignorata da noi, è che la logica di questo sistema è in vigore dalla bellezza di mille e trecento anni, quando furono inventati e messi in pratica “gli esami imperiali”.

Quindi, se c’è un paese al mondo nel quale l’”education” è rispettata ed elevata al massimo livello, questo è la Cina.

-non è tecnicamente esatto definire la Cina paese autocratico o peggio dittatoriale, perché, se non altro, per accedere ai posti di potere locale da tempo si svolgono elezioni.

-un altro elemento fondante del sistema cinese è ,udite, udite : la sperimentazione.

La Cina, ritenuto paese chiuso e prigioniero dell’ideologia, è invece “anche” pragmatico, in misura probabilmente maggiore dei paesi occidentali.

E quindi quello che da noi spesso viene spesso bollato, se non ridicolizzato ,come “abitudine a copiare” le nostre tecnologie è in realtà il segno di un’apertura mentale notevole verso cose nuove e sconosciute , che tra l’altro ha consentito al paese più popoloso del mondo di vincere la povertà nello spazio di soli trent’anni, risultato questo semplicemente unico nella storia.

Della Cina si può dire tutto il male che si vuole ma non che questo paese voglia imporre ad altri il proprio sistema politico o culturale (a differenza di quanto pensiamo noi occidentali).

Mi rendo conto che i fatti sopra enunciati sono largamente ignoti ed ignorati qui da noi, ma è proprio per questo che per conoscere almeno l’abc di quell’enorme (e sempre più influente) paese ,occorre pazientemente studiarselo.

Ecco quindi perché consiglio vivamente al lettore di procurarsi e leggere il libro del quale stiamo parlando.

E’ un saggio accademico, anche proprio nella sua costruzione, dato che la quasi metà del volume è costituita da note e bibliografia, ma è scritto in uno stile leggibilissimo e per nulla pesante.

L’autore è Chair Professor alla Tsinghua University di Pechino.

Lo ripeto è un lavoro accademico e come tale acquisisce la dovuta credibilità e autorevolezza con un attento lavoro di analisi sia dei punti a favore come delle criticità dell’attuale sistema cinese e ne propone anche sue originali correzioni e possibili sviluppi.

Aggiungo che esiste anche una traduzione italiana ,pubblicata dalla Luiss.

Ma l’originale inglese costa sensibilmente meno.








sabato 10 giugno 2023

Nikola Tesla La mia vita Prefazione di Gabriella Greison L’autobiografia di un genio. Editore Garzanti – recensione



Appena uscito in libreria in questa versione, l’autobiografia di Tesla si presenta come un volumetto di quasi cento pagine, agile e leggibilissimo.

E questa è da sola una notizia, perché stiamo parlando di uno dei massimi geni dell’umanità, che come gran parte dei suoi pari, ha provato a esternare agli umani normali il senso delle sue scoperte.

Peccato però che i libri che altri suoi pari hanno scritto sono risultati di difficile comprensione per chi non possiede una formazione scientifica specialistica.

Sto pensando, tanto per fare un esempio ,alla relatività di Einstein ,o alla cosmologia di Giordano Bruno ,o al dialogo sui massimi sistemi di Galileo.

Questa autobiografia di Tesla risulta invece accessibile e ben digeribile per tutti.

Con un’ulteriore, a mio parere, fondamentale elemento, che Tesla ci parla anche e spesso, della sua vita privata.

Cosa ,questa, tutt’altro che comune in opere di questo genere, dato che molti scienziati sono stati parecchio restii nel rendere pubbliche le loro vite quotidiane.

Questo elemento è veramente di grandissimo interesse e quasi direi spassoso nel caso di Tesla. Perché non credo sfuggisse a tale genio il fatto ,che descrivere nei particolari le qualità e le esperienze, veramente al limite dell’umano, potevano essere prese dai comuni mortali come stramberie di un matto, come infatti non pochi suoi contemporanei giudicarono Tesla.

Immagino che chi ,come lui, finisce per constatare di avere qualità visive a fondo scala ,per non dire, di un udito oltre a una decina di volte più sensibile di quello normale, provi un inevitabile sensazione di potenza, ma, immagino anche, un altrettanto inevitabile, sentimento di imbarazzo.

Perchè ,probabilmente, una persona in queste condizioni ,come minimo si chiede : ma se dico queste cose, gli altri ci crederanno?

Non parliamo poi del suo rapporto col mondo della psiche e della sua, tanto per cambiare ,eccezionale facoltà di passare fra realtà effettiva e universo onirico, stante il fatto che la sua capacità di rappresentarsi mentalmente in 3D i suoi progetti, anticipavano di un secolo la tecnologia dei visori per la realtà virtuale che compaiono solo oggi, e che lui non aveva nemmeno bisogno di portare, per crearsi gli stessi effetti visuali.

Ma non è finita.

Se non ho male interpretato ,dalla sua autobiografia ,sembra di poter dedurre che non dormiva più di mezzora.

Eccezionale? Non eccezionale, ma eccezionalissimo, se si può dire, perché lui stesso ci racconta come, proprio lui, in quanto supremo indagatore delle qualità e dei comportamenti dell’elettricità in tutte le sue forme, compreso ovviamente il tipo di trasmissione, comunicazione, intracerebrale, aveva intuito niente di meno che un processo atto a scaricare a terra e riavviare il computer della sua mente, che per quello che sappiamo ,è appunto lo scopo per il quale gli umani usano quotidianamente il sonno, appunto per scaricare lo stress della giornata e forse anche elaborare i ricordi.

Riuscire a inserirsi in questo meccanismo è veramente nel campo dell’ultra-umano, ma lui ne parla con naturalezza ,come di una sua normale esperienza.

Questo elemento ,tra l’altro spiega la sua capacità di lavoro, che avrebbe fatto impallidire il mitico Stakonov, di sovietica memoria.

Vorrei condividere poi col lettore un’altro mio personale particolare interesse : quando mi avvicino alla biografia dei grandi scienziati, sono sempre molto curioso di vedere se si riesce a dedurre quale era il rapporto di tali personaggi con la religione e le credenze su un al di là.

Come è noto per esempio Darwin ce ne ha parlato abbastanza a fondo.

Einstein non direttamente ma qualcosa ha fatto trapelare.

Ebbene Tesla, ci dice chiaramente che una sua esperienza di intuizione onirica, legata alla morte di una persona vicina, era stata da lui classificata come un inganno della mente, e che quindi non si trattava di nulla di reale.

Cercare di entrare nel mondo di Tesla ,tramite la lettura di questa autobiografia ,mi ha dato le medesime impressioni ,che ricordo di avere provato quando avevo letto , a suo tempo, Giulio Verne.

D’accordo, il paragone non sarà corretto, perché l’uno era uno scrittore visionario ,mentre l’altro è stato in grado ,non solo di inventare e rappresentarsi ,ma anche di realizzare grandi cose.

Ma non si può arrivare allo step della realizzazione senza passare da quello dell’invenzione ed è assolutamente affascinante immaginarsi il Tesla, quando usa la sua mente eccezionale ,non solo per immaginare, ma anche per rappresentarsi nei dettagli quello che oggi i computer sanno fare coi software di Cad avanzato in 3D, rappresentarsi cioè quello che oggi si definisce il “rendering” di un progetto.

Tesla era fin troppo avanti nel suo precedere il futuro.

Sto pensando per esempio alla sua saldissima convinzione che, dato che la terra è un conduttore, sarebbe possibile teletrasportare elettricità.

Altro che antropocene, Tesla vedeva oltre, se dava per scontata la possibilità di innescare la pioggia generando fulmini e controllando così le precipitazioni.

L’Homo Deus intravisto da Yuval Harari era già nella mente di Tesla, con in secolo abbondante di anticipo.

Non entro nelle scoperte realizzate dal genio.

Le lascio tutte al piacere della lettura.

E’ ovvio che ritengo la lettura di questo libro un must assoluto.

sabato 29 aprile 2023

Mauro Ceruti Francesco Bellusci Abitare la complessità La sfida di un destino comune Mimesis edizioni – recensione

 



Quando ci vuole ci vuole.

Voglio dire che difficilmente moriamo dalla voglia di concentrarci per leggere un saggio di epistemologia, ma se realizziamo che senza esserci chiarite le idee su quel tale argomento non siamo letteralmente in grado di capire il nostro tempo, nemmeno a livello di minimo sindacale, allora le cose cambiano.

Se poi prendiamo letteralmente in mano il saggio del quale stiamo parlando e vediamo che si tratta di un librettino di 160 pagine per di più formato mezzo A/4 ,tutto diventa più semplice.

Sull’autorevolezza degli autori non c’è molto da discutere, nella seconda di copertina Ceruti ci è presentato come “Ordinario della filosofia della scienza alla UILM, è fra i pionieri dell’elaborazione del pensiero complesso”.

Mentre di Bellusci si dice : saggista e docente di filosofia al liceo classico Morra di Senise scrive su varie riviste ed è autore di monografie su Durkheim, Costariadis e Serres.

Costariadis, confesso la mia penosa ignoranza, non lo conoscevo ma viene fuori dal libro che è forse la figura chiave in questo campo di studi.

Che dire?

Si legge o si ascolta di continuo sui media autoproclamantisi progressisti un mantra di quotidiane deplorazioni sulla diffusione di fenomeni cultural -politici bollati come populismo, sovranismo, eccetera, lasciando intendere che anche gli intellettuali che adottano queste linee di pensiero sarebbero dei poveri ignorantoni ,abituati a vendere al popolo, naturalmente ancora più ignorante,improvvisate soluzioni semplicistiche, inadeguate per la soluzione dei problemi complessi, che pone a tutti il mondo attuale.

Il libro, se mi posso permettere anch’io una semplificazione, mi pare che dica che se è anche lecito partire dalla considerazione che abbiamo riportato sopra, questa deve essere presa molto sul serio e affrontata in modo approfondito, perché non riguarda affatto, come sembrerebbe a prima vista, l’eterna disputa fra progressisti e tradizionalisti, ma il superamento di un modo di pensare che ci è abituale da secoli se non millenni.

Partiamo pure dall’ “ipse dixit” cioè dal riferimento alla filosofia di Aristotele ,che permane più o meno inconsapevolmente nel nostro modo di pensare e arriviamo fino ai sempre vivi ricordi liceali sul “pensiero chiaro e distinto” di Cartesio.

Cosa ne ricaviamo di sostanziale?

Riducendo tutto all’osso, ricaviamo questo : il mondo è razionale e riconoscibile.

Per risolvere i problemi di conoscenza della speculazione scientifica ,o più modestamente il nostro personale accesso alla soluzione dei problemi che la vita ci presenta ,il metodo collaudato nei secoli, consiste proprio nella ricerca della semplificazione, consistente nella decostruzione di un problema complesso nelle sue parti ,affrontandole una per volta. usando la disciplina appropriata.

Benissimo!

No, col cavolo, tutto sbagliato ci si dice in questo saggio.

Eh sì! Perchè i problemi di oggi, qualificabili come complessi ,non si semplificano affatto tagliandoli in pezzettini più piccoli per renderli più semplici, perché se li tagliassimo, ne altereremmo la natura e poi non capiremmo più nulla.

A questo punto risparmio al lettore di trascinarlo fra il secondo principio della termodinamica, la teoria della relatività e l’ ancor maggiore relatività della fisica quantistica ,perché per fare questo affascinante viaggio intellettuale c’è il libro apposta per spiegarlo e se fossi così bravo da sintetizzare questo argomento in poche righe il libro l’avrei scritto io.

Scherzi a parte questo saggio è veramente importante e di grande peso perché, come accennato, ci dice semplicemente addirittura che d’ora in avanti dovremo convincerci ad adottare un nuovo modo di pensare.

Ma non basta ,perché un atteggiamento così rivoluzionario comporterà una rimodulazione di scuole e università dato che i problemi complessi si possono approcciare solo con procedure interdisciplinari e la divisone classica delle materie, sulla quale è ancora costruito il nostro sistema educativo, non è più adeguata allo scopo.

Questo libretto è un autentica bomba, perché qui c’è da cambiare tutto.

Buona lettura.




domenica 19 marzo 2023

Sophia Kalantzakos : Terre rare La Cina e la geopolitica dei minerali strategici – Bocconi Editore – recensione




Ci sono libri scritti da accademici su argomenti nettamente di nicchia, che per questa ragione si può essere portati a ritenere poco attraenti, ma che, se si ha la pazienza di affrontarli, si rivelano di enorme interesse.

Questo è senz’altro uno di quelli.

Anche se la materia della quale si parla sembra fatta apposta per irritare il lettore.

Già dovere andare con la memoria ai ricordi scolastici sulla Tavola periodica egli elementi è un colpo basso, se poi veniamo a sapere che stiamo parlando di sostanze scoperte relativamente di recente contrassegnate da un nome completamente esoterico rischiamo il KO.

Ma tutto cambia se si viene ammessi a sapere, che senza di quelle sostanze non si può fare un magnete funzionante ,e cioè un qualunque motore elettrico.

Non si può fare una qualunque batteria da telefonino ,da automobile eccetera.

Per fare i pannelli fotovoltaici ,idem come sopra.

Ciliegina sulla torta, le terre rare sono indispensabili anche per fare i microchip.

In altre parole il nostro mondo moderno non esisterebbe senza quei minerali il cui nome non ci dice assolutamente nulla e se cerchiamo di ricordarcelo possiamo essere sicuri di non riuscirci oltre al giorno dopo.

Va bene, allora, uno può pensare, se sono così importanti che problema è, adesso che conosciamo le loro enormi funzionalità, andiamo a cercare delle miniere con i filoni di Lantanio; Cerio; Praseodinio; Neidimio; Promezio; Samario; Europio; Gadolinio; Terbio; Disprosio; Olmio; Erbio; Tulio; Itterbio; Lutezio.

Errore ! Perché questi minerali ,veniamo a sapere leggendoci questo libro ,non si trovano in filoni come i più familiari ferro, rame, oro eccetera, ma solo mescolati in piccole quantità con altra materia.

E quindi l’estrazione rappresenta solo una piccola fase del procedimento per poterci mettere su le mani, perché poi serve seguire una complessa procedura per isolarli, fra l’altro con grande dispendio di acqua e conseguenze non sempre buone per l’ambiente.

A volte va anche peggio ,perché spesso si trovano mescolate con il torio radioattivo, che non si può buttare in una discarica.

Ecco spiegata allora la denominazione di terre rare.

In assoluto non sono affatto rare, nel senso che si trovano un po’ dappertutto, ma in quantità minime.

Qui nasce un problema gigantesco, perché in quantità significative non si trovano affatto dappertutto, ma sono concentrate in pochissime regioni del mondo, ma per dirla tutta, praticamente si trovano in un solo paese ,che ragionando come ragioniamo noi occidentali ,non va bene affatto.

Evidentemente la natura non distribuisce i minerali seguendo la regola del politicamente corretto, dato che queste benedette terre rare si ostinano ad essere ed a rimanere rigidamente “comuniste”, trovandosi quasi tutte in Cina.

Se vi siete mai chiesto perché gli americani da anni si incaponiscono, in modo quasi paranoico, a dipingere la Cina come il nemico numero uno, penso che adesso lo avete capito.

Per chi detiene il potere negli Usa è inconcepibile che la natura giochi a fare geopolitica sconvolgendo la loro strategia di conservare l’eterna posizione di potenza egemone a livello mondiale, in modo unico.

La loro dottrina strategica infatti aborre la contrapposta visione di un mondo multilaterale.

Dopo aver letto questo libro, che documenta in modo inconfutabile, la questione delle terre rare si capiscono veramente tante cose.

Facciamola breve : quando gli Usa fanno le capriole per evitare che la Cina si mangi Taiwan è per difendere gli ideali di democrazia o in considerazione della sua posizione di produttore privilegiato di chip microelettronico ?

Più d’uno si sarà fatto questa domanda,immagino.

Ora poi che sappiamo che, non solo la Cina detiene i più grandi giacimenti di terre rare del mondo, ma è il paese che ha sviluppato la più efficiente tecnologia metallurgica per lavorarle, forse il dubbio che alla base della quasi paranoia americana nel descrivere al resto del mondo la medesima Cina, come il più grande pericolo sicuritario, ha una base materiale e di geopolitica e cioè di pure considerazioni di potenza, molto più solida, delle considerazioni ideologico-etiche, sulla presunta lotta : democrazie contro autocrazie.

Ma leggiamocelo questo libro perché è illuminante, di lettura scorrevole e sopratutto è documentatissimo.



lunedì 9 gennaio 2023

Domino Umano troppo umano Il metaverso è copia della nostra esistenza,stati e popoli ne determinano la natura. Dall’Ucraina alla sfida tra Washington e Pechino. N.9/2022

 




E’ singolare che le tre maggiori riviste di geopolitica italiane :Limes,Domino e Aspenia abbiano chiuso il 2022 con un numero dedicato prevalentemente alla “guerra del silicio” o dei “semiconduttori”.Dario Fabbri declina l’argomento concentrandosi particolarmente sul metaverso tanto da mettere in copertina un busto probabilmente di Platone che porta sugli occhi l’ingombrante visore per la realtà virtuale cioè appunto il metaverso.Perchè tanto interesse? Ovviamente perchè come tutti sappiamo il patron di Facebook/Meta, Mark Zuckberg ha investito pesantemente per incrementare questo settore,che comunque per il suo hardware richiede appunto il solito silicio come materia prima fondamentale.Non vi anticipo nulla perchè la storia è raccontata molto meglio nella rivista.


Lasciatemi invece fare un appunto fra il serio e il faceto sullo stile inconfondibile degli editoriali di Fabbri.Nutro una naturale simpatia per i giovani chiaramente molto dotati di facoltà intellettive come il direttore di Domino, ma vorrei suggerirgli di mettere un po più i piedi per terra se vuole aumentare la diffusione della rivista e di parlare coi comuni mortali che rimangono sicuramente sconcertati quando nelle pagine del suo editoriale si imbattono in parole come queste che mi sono accuratamente annotate : ecfrasi (descrizione di una situazione) ;ctonia (appartenente all’abisso);amnios (acqua); mistagoghi (istruttori degli iniziati).Ora va bene essere colti, ma attenzione a non superare la linea rossa che sta fra sapienti e sapientoni.Già la geopolitica è una disciplina di nicchia, se poi la si tratta con questo eloquio si corrono dei rischi.


Detto questo voglio rassicurare il lettore, il numero di Domino del quale stiamo parlando è molto ben fornito di saggi utili e stimolanti a cominciare da quello sull’Africa ,continente regolarmente abbandonato all’oblio dai media come se non esistesse, vi è anche un articolo molto utile per sottolineare la pesante debacle che ha subito la presenza francese una volta molto pervasiva.Notevole anche quello sulla crescente importanza di Cipro per la gestione del gas ,scoperto in gran quantità in quella porzione di mare.Molto utile anche l’articolo sulla Cina oltre agli ovvi aggiornamenti sulla situazione in Ucraina.








giovedì 5 gennaio 2023

Piero Angela : Dieci cose che ho imparato Ed. Mondadori - recensione

 




Piero Angela è un grosso personaggio.

Ha avuto molto dalla vita perchè ha dato molto.

Forse è questa la lezione che in massima sintesi vuole darci con questo volumetto postumo messo insieme dai figli e consistente nei suoi ultimi scritti.

Usare l’enorme potere della televisione   per contribuire a far crescere gli italiani questo forse il suo obiettivo di sempre.

Altri hanno fatto l’esatto contrario ,concependo la televisione come puro strumento per fare cash, cioè per far passare pubblicità imbottita in programmi “di intrattenimento”, legittimo per carità, ma c’è un po di differenza fra le due “visioni”.

Oso immaginare che Angela abbia nutrito il segreto sogno di fare della Rai una specie di BBC, ma era troppo intelligente per non sapere che non era altro che un sogno.

Questo però non gli ha impedito di lottare coi denti per mettere insieme e rendere appetibile un puro programma culturale di divulgazione scientifica, facendo anche share e cercando nel contempo di puntare in alto spendendo il meno possibile.

Il suo successo durato decenni ha dell’incredibile, tanto più che rappresenta anche il caso più unico che raro di un intellettuale inventore di un “format” televisivo, che ha avuto l’abilità di trasferire al figlio le sue conoscenze facendone per tempo l’erede.

Ma concentriamoci sul libro, prezioso perchè è di fatto l’enunciazione della sua filosofia, riassunta in 10 punti.

Vi invito a leggerli ed a rifletterci sopra.

Come scrive il figlio nella bella e commossa introduzione, Piero Angela a che gli chiedeva, familiari compresi ,come facesse ad elaborare idee geniali rispondeva che la cosa era semplice leggeva molto e studiava altrettanto.

Il personaggio era cordiale, estroverso, ma anche in questi scritti non riesce a nascondere la sua simpatia per gli uomini di scienza, che arrivano dove arrivano, vivendo spesso una vita al limite dell’austerità per potere applicare il metodo scientifico in tutto il suo rigore.

Forse proprio il succo del suo pensiero come esce da questo libro consiste nel suo cruccio di superare le incredibili difficoltà che si trovano nel cercare di far intendere a noi, ai suoi connazionali, che non si può capire la realtà del mondo di oggi se non ci si affida alla scienza.

Se non si diventa assolutamente convinti che solo la scienza ci da la conoscenza.

In questo libro Angela è abilissimo a farci capire perchè questo compito è difficile.

E’ presto detto : perchè “la scienza non è democratica” , non può esserlo.

L’affermazione di uno scienziato che espone una acquisizione scientifica, raggiunta seguendo le procedure stabilite dalla comunità dei suoi pari non ha senso che venga messa sullo stesso piano “per rispetto della libertà di espressione” ,con la affermazione sullo stesso argomento di un oppositore che non sia in grado di dare dimostrazione delle procedure da lui seguite.

Il primo è uno scienziato, il secondo è un ciarlatano.

Far passare questo discorso da noi non è facile come sembra, tanto più in epoca di social media con assoluta libertà per chiunque di rendere pubblica all’intero mondo qualsiasi affermazione gli venga in mente, anche se non sa nemmeno di cosa sta parlando.

Del secondo ostacolo a far passare la mentalità scientifica in Italia abbiamo già accennato.

E consiste nel fatto che le conoscenze scientifiche di base si acquisiscono solo studiando e studiare costa fatica.

Per di più da noi c’è una netta predilezione per la cultura umanistica che complica ulteriormente le cose.

Ecco sinceramente questa parte del discorso che fa Angela non mi trova del tutto d’accordo.

Nel senso che, per farla breve ,non penso che le cose andrebbero meglio se le nostre università sfornassero molti più ingegneri che avvocati o laureati in lettere.

Il problema è probabilmente più complesso e consiste nel fatto che il mondo di oggi ,enormemente più complesso di quello di ieri, per essere compreso necessità di un approccio sempre più interdisciplinare.

Gli avvocati crescono e gli ingegneri mancano, questo fatto è innegabile, ma gli ingegneri che servono oggi saranno più abili a risolvere problemi tecnici sempre più di nicchia quanto più avranno acquisito una intelligenza strategica di insieme che è figlia della cultura umanistica.

In altre parole la super-specializzazione di nicchia serve solo se riesce a usare quella nicchia per aumentare la funzionalità dell’insieme, se no è fatica sprecata.

Ma forse anche Angela in questo libro dice la stessa cosa, seppure non direttamente.



sabato 19 novembre 2022

Francesco Costa : La fine del sogno - California – Ed. Mondadori – recensione

 





Ma guarda quest’arancia quanto è grossa, assomiglia a quelle della California che sono grosse come meloni, ecco questa era una delle cose che si dicevano fra noi e che sentivo dire fin da bambino.

Avevamo afferrato una delle caratteristiche di quello Stato americano dove tutto è “troppo”.

Bene Francesco Costa ci dice anche questo della California e in questo non contraddice il nostro bagaglio “culturale”.

Ma le conferme ve lo assicuro si fermano qui, il resto il lettore lo vedrà, è tutta una scoperta che contraddice eccome le leggende metropolitane e i luoghi comuni dei quali ci siamo convinti, a torto.

Ottimo libro questo saggio lungo quando basta e scritto bene da un giornalista abituato a parlare solo di cose delle quale ha esperienza diretta e sulle quali ha anche consultato i testi principali.

Costa prende subito il toro per le corna e parte esponendoci l’incredibile contraddizione di questo Stato che è forse quello al mondo che più di qualsiasi altro abbiamo promosso a simbolo “delle nostre brame”, del nostro immaginario collettivo, dove tutto va al massimo, dove il futuro è già lì. Dove giovani talenti in un garage ,trasformato in pensatoio-laboratorio, hanno cambiato il mondo e la storia inventando tutto quello che è moderno e diventando immensamente ricchi, come nelle botteghe-atelier dei nostri geni del Rinascimento con la differenza che quelli sono sì diventati famosissimi, ma certo mai ricchi sfondati.

La California insomma è al culmine dei nostri sogni.

Anche se Costa ci dice chiaramente che per uno che riesce a integrarsi e a sopportare i ritmi di lavoro infernali che usano nelle cattedrali della tecnologia, ce ne sono molti che non ce la fanno e che spesso deragliano.

Ahh! A proposito di quei luoghi, voi lettori cosa pensate che sia proprio geograficamente la Silicon Valley? Qualcosa tipo la Valtellina in California?

Non ve lo dico, ma il libro lo spiega bene.

Ma se la California la vediamo come il paradiso in terra , allora come si spiega il fatto, assolutamente contro-intuitivo, che ha fatto intitolare a Costa il primo capitolo del libro addirittura : “la fuga”, perché dalla California negli ultimi anni la gente scappa anzi è già scappata e in massa, perché non voleva più viverci, esasperata dai troppi problemi non risolti.

Per andare sapete dove? Prevalentemente in Texas dove nel nostro immaginario collettivo ci sarebbe tutto il contrario della California e cioè tradizionalismo esasperato, oscurantismo religioso e culturale eccetera eccetera.

Leggete il libro e vedrete che le cose non stanno proprio così e che la contraddizione della quale stiamo parlando è solo apparente.

Ma come nella mitica San Francisco, che per far vedere ai nostri amici che siamo “fluent in English”, chiamiamo confidenzialmente “Frisco” , come in California non fa proprio nessuno, ci dice Costa, c’è il più alto numero di senza tetto di tutta l’America e molti per le strade fanno quello che normalmente si fa nelle toilette, peggio che nei quartieri degradati di Mumbai?

Ma come ! disgustati dalla pochezza della nostra classe politica, vorremmo avere noi gli amministratori di quel paradiso in terra.

Forse perché non abbiamo la minima idea del fatto che l’ininterrotto potere del Partito Democratico che in California prende anche l’80 % dei voti da decenni ha cristallizzato quella classe politica che non essendo sollecitata da reali oppositori si è chiusa in un tale massimalismo ideologico, da essere del tutto fuori dal mondo e incapace di affrontare realisticamente problemi che sono divenuti immensi.

Non si può costruire più da anni neanche un pollaio per l’opposizione degli intransigenti ambientalisti democratici,manca addirittura l’acqua nel Paradiso dell’agricoltura, i servizi di base sono talmente mal gestiti che manca la corrente elettrica per qualche tempo quasi tutti i giorni, gli incendi divenuti sempre più giganteschi ,causa il cambiamento climatico, sono tali da essere praticamente ingestibili, e il big one è sempre lì a evocare la fine del mondo dato che la faglia di Sant’Andrea è sempre lì.

Ebbene non è tutto oro quello che luccica in California e Francesco Costa ce lo spiega bene e senza fare sconti a nessuno, ma di oro in California ce n’è ancora moltissimo sia in senso materiale che in senso metaforico.

Leggiamolo questo libro ,sarà tempo speso bene.





mercoledì 9 novembre 2022

Luca De Biase, Telmo Pievani : Come saremo. Storie di umanità tecnologicamente modificata Ed. Codice - recensione

 



Telmo Pievani, più volte recensito sul mio blog come è noto insegna Filosofia delle scienze biologiche all’Università di Padova, ma è anche e forse sopratutto un abilissimo divulgatore.

In parole povere penso sia corretto dire che quello che del pensiero evoluzionistico è stato metabolizzato nelle menti del cittadino comune è in gran parte merito della sua attività sia come scrittore sia come conferenziere.

Non è però un “futurologo”, ammesso che esista questa materia.

Quindi non aspettatevi da questo suo libro scritto in collaborazione con Luca De Biase, docente anche lui all’Università di Padova per il Master di Comunicazione ed Editor di innovazione al Sole 24 Ore, un elenco delle meraviglie futuribili con relative previsioni di accadimento.

Oddio, di fatto quest’elenco c’è ,ma viene riferito non per soddisfare le pur legittime curiosità del lettore ,ma per indurlo ad una più profonda riflessione sul fatto che l’incredibile progresso tecnologico di questi ultimi anni è qualcosa di assolutamente inedito per la specie Homo Sapiens.

E quindi se proprio vogliamo semplificare al massimo un problema così serio non siamo nelle condizioni di dire come andrà a finire, per il fatto che abbiamo manipolato il pianeta oltre ogni ragionevolezza al punto da rischiare non certo di essere noi a distruggere una natura alla quale di noi non importa proprio nulla, non illudiamoci di essere il dominus dell’universo ,come si credeva un tempo, ma di portare la nostra specie all’estinzione precoce, dato che siamo sulla Terra fra le specie più giovani e quindi con una storia minima confrontata con quella enormemente più lunga ad esempio dei batteri o dei virus.

Il filosofo della scienza che c’è in Pievani ha chiaramente l’ambizione di vole indicare il metodo evoluzionista come verosimile e funzionale candidato a spiegare il cammino rapidissimo della tecnologia.

Le domande al quale questo validissimo libro tenta di rispondere non riguardano quindi cose come quando cominceranno a diffondersi le automobili a guida autonoma o quando potremo comprarci un computer con tecnologia quantica.

La domanda delle domande che si pone questo libro è molto più seria e profonda : riusciremo ad essere noi a governare la tecnologia?

Pievani non lo dice ma illustri suoi colleghi e forse anche suoi maestri come i filosofi Emanuele Severino e Umberto Galimberti hanno dedicato allo sviluppo della tecnologia ponderose opere di primo piano che non sprizzano affatto troppo ottimismo, ma anzi affermano senza mezzi termini che la politica non è più nelle condizioni di governare alcunchè e che il potere reale ormai è nelle mani della tecnologia, per il fatto che risolvere problemi sempre più complessi non è più nelle capacità della politica.

Pievani mi pare sia più aperto a intravedere scenari governabili purché ovviamente si proceda in un certo modo.

Ci sono un sacco di spunti e di riflessioni di grande interesse in questo libro.

Vado a memoria e non in ordine di importanza.

Ad esempio l’enorme importanza che assume lo studio della città, del suo sviluppo e del ripensarla per consentire di vivere in modo più umano.

Il pensiero oggi dominante basato sul liberismo senza freni vuole che lo sviluppo prima di tutto economico sua continuo e sostiene che per avere sviluppo bisogna garantire proporzionale incremento demografico.

Questa opinione fortunatamente è stoppata dagli scienziati che vi oppongono l’analisi dei dati che dimostra che il pianeta non può sostenere ulteriore sviluppo demografico e che questo porterebbe inevitabilmente a un proporzionale incremento delle disuguaglianze e quindi ad un peggioramento delle condizioni di vita.

Ma la cosa più eclatante che emana dalla lettura dei libri di Pievani trovo che sia la dimensione temporale che risulta ogni volta scioccante.

Direi che tuttora non siamo culturalmente ancora preparati a guardare alla nostra specie come a un fenomeno che va nostro malgrado relativizzato.

Nel senso che non siamo il dominus dell’universo proprio a cominciare dalla dimensione storica.

La storia non comincia dalla mezzaluna fertile fra Tigri ed Eufrate dove abitarono i popoli che cominciarono ad esprimere una cultura tramandabile tramite la scrittura, ma molto ma molto prima.