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venerdì 21 marzo 2025

Stephane Allix : Dopo La straordinaria inchiesta di un reporter sulle prove della vita oltre la vita Libreria Pienogiorno - recensione

 



Approfondendo l’argomento della vita altre la vita terrena ho trovato di particolare importanza questo lavoro di Stephan Allix non solo perché ha venduto più di 2 milioni di copie su un argomento ancora considerato un tabou, ma perchè l'autore ha lavorato per anni come un inviato di guerra per poi trasformarsi in giornalista d’inchiesta quando ha cominciato ad occuparsi di questo tema e quindi ha raccolto testimonianze sull’argomento con lo stile del reporter.

Le testimonianze che Allix ha raccolto in questo libro appartengono per lo più alla categoria che viene definita VSCD vissuti soggettivi di contatti con un defunto.

Allix stesso mette le mani avanti affermando che d’accordo le esperienze che ha raccolto sono soggettive, ma sottolinea che soggettivo non significa assolutamente che non accada ,soggettivo non è sinonimo di illusione o di allucinazioni.

Le testimonianze sono molte.

La compagna di un giovane fan di base jumping assiste al lancio del compagno che per un colpo di vento finisce contro la parete e poi precipita nel vuoto.

La ragazza corre dove a visto finire il corpo, viene bloccata dagli amici che cercano di convincerla a fermarsi li e in quel mentre vede nella sua mente il corpo del compagno caduto che si alza, le fa un cenno,sorride come per comunicarle :non preoccuparti, va tutto bene.

Ancora anni dopo quella ragazza conserva con estrema lucidità quei momenti nella sua mente ed è certissima di avere visto quella scena.

Poi quella esperienza ha avuto nel ricordo della protagonista quasi una continuazione quando nella camera ardente allestita nel paese vicino a dove si era verificata la caduta rimasta sola vicino al feretro e presa da assoluta disperazione la ragazza sente nuovamente la presenza del compagno come se qualcuno da lui incaricato le dicesse di andare perchè lui era altrove ma che tutto andava bene e lei si sentiva presa da una indescrivibile senso di benessere e di amore.

Nel medesimo periodo Allix viene a conoscenza della testimonianza di un amico di infanzia del giovane perito nell'incidente che non aveva potuto partecipare al funerale perché era lontano.

Mentre stava dormendo con la sua compagna, quest’ultima avverte con imbarazzo e una certo timore la presenza dell’amico defunto che fluttua sopra al loro letto per un lungo momento come se volesse dire di non preoccuparsi e per consolarli.

Ebbene il libro prosegue con una serie di interviste che descrivono esperienze analoghe.

Alix dice di essersi premurato di porre il problema della natura di questi fenomeni a un amico neuropsichiatra, Christophe Faurè, con vasta esperienza nel campo specifico di assistenza a persone che si trovavano a elaborare il lutto, di formazione laica e quindi non influenzabile da idee preconcette.

Quello psichiatra gli ha riferito che quel tipo di esperienze non ritiene che possano essere classificate come allucinazioni, perchè queste quando si verificano hanno altre caratteristiche sono indotte da sostanze particolari o comunque non sono mai episodi singoli ed hanno natura invasiva.

Non sono neppure episodi deliranti perchè questi durano ore se non giorni e portano a un deterioramento psichico.

Mentre le VSCD si presentano come episodi che non manifestano altre manifestazioni bizzarre e sopratutto regolarmente producono effetti positivi nelle persone che li sperimentano.

Lo stesso Allix ha avuto colloqui interviste con numerosi altri esperti scientificamente qualificati ed ha da loro avuto conferma del fatto che queste esperienze sono parecchio diffuse e che quindi è strabiliante vedere come il pregiudizio materialista - scientista sia così diffuso nella società contemporanea da fare barriera anche alla sola presa di conoscenza dei fenomeni stessi.

In conclusione l’autore dice che questi fenomeni sono giudicati non spiegabili dagli uomini di scienza che ha intervistato, che però in molti ne sono bene a conoscenza.

A suo parere anche queste esperienze VSCD confermano quello che filosofie e spirtualità ci dicono da sempre e cioè che la vita non si interrompe con la morte ma continua immutabile in una evoluzione continua.

Non ci condanna perchè offre uno spazio di evoluzione continua e le prove che la vita ci pone da affrontare sono una occasione di conoscenza e di crescita che dovremmo affrontare con questa consapevolezza fino a concepire che non ha senso odiare nessuno perchè chi ci induce all’odio non fa altro che spingerci ad allargare il nostro spirito superando i limiti del nostro io ed elevandoci da lui, andiamo oltre o meglio andiamo sopra, è possibile.

Le prove sono un apprendimento.

La vita ha senso se ci decidiamo ad accettare la presenza costante della sua dimensione spirituale.





giovedì 20 marzo 2025

Eben Alexander Milioni di farfalle Il paradiso esiste Ci sono stato Oscar Bestseller- recensione

 




Libro di lettura scorrevole ma coinvolgente, anzi troppo coinvolgente dal punto di vista emotivo.

Sopratutto in questo caso è indispensabile fare subito una presentazione dell’autore, perché il libro medesimo riporta esperienze dirette dell’autore e quindi è autobiografico.

Ebbene il Prof. Alexander dispone di una qualifica scientifica di primo piano avendo insegnato per un lungo periodo (15 anni) alla prestigiosa Harvard Medical Scool nel corso di neurochiturgia.

Si presenta come autore di 150 fra pubblicazioni e saggi.

E’ quindi una persona che il cervello dal punto di vista fisico non può che conoscerlo più che bene sulla base ovviamente delle attuali acquisizioni in materia.

Ma è anche una persona che ha avuto la ventura di sperimentare non su uno o più pazienti, ma su sé stesso quella che si può definire una esperienza di vita extrasensoriale, cioè fuori dallo spazio-tempo, quando nel pieno della sua carriera professionale è stati colpito da una malattia estremamente rara dal decorso ,ritenuto senza possibilità di scampo ,che lo ha portato in coma per sette giorni consecutivi (meningite batterica da EColi)

Il medesimo Prof. Riferisce che in quei giorni il suo cervello, macchina dedicata sopra a ogni altra funzione a produrre coscienza non è che lavorava in modo anomalo o insufficente, non lavorava affatto.

La neocorteccia celebrale in quei giorni era morta,disattivata e quindi lui ritiene che le esperienze di NDE (Near Death Experience) che ha fatto e che ricorda benissimo, devono necessariamente appartenere a un mondo cosciente ,dotato di libero arbitrio, completamente svincolato dai limiti del suo cervello fisico.

Sulla base di quella esperienza si è quindi convinto che la morte fisica e cerebrale non produca la fine della coscienza, ma solo un prolungamento oltre la morte, perché quello che ha visto e provato,, era reale né più né meno di quello che aveva sempre vissuto.

Ricostruendo la sua esperienza l’autore ha denominato “Regno della prospettiva del l verme” quello che ricorda ,come sue prime impressioni da quando era piombato nel coma.

Una vaga visione di vasi sanguigni , radici, ambiente fangoso , mostruosi animali ,suoni emessi apparentemente da animali ,mondo spiacevole abbastanza da suscitare in lui la determinazione di studiare come andarsene da li, fino a quando gli compare un entità di impareggiabile bellezza,luce bianca e suoni musicali complessi, eccolo catapultato nel mondo più bello che sia immaginabile.

Campagna verde e quella sensazione di piacere e di sicurezza ,che si prova da bambini quando ci si sente protetti e amati.

Volava su quel mondo insieme a una bella fanciulla circondati da milioni di farfalle .

La fanciulla lo guarda non uno sguardo romantico o di semplice amicizia ,ma gli comunica qualcosa che quando lo vivi ritieni che è valso la pena di vivere.

La medesima fanciulla gli diceva : sarai amato e protetto, qui non puoi rischiare di sbagliare, vedrai cose straordinarie, ma poi dovrai tornare.


Si trova in un paesaggio di nuvole, esseri sotto forma di sfere scintillanti, canti.

Fino a percepire un essere divino contemporaneamente presente all’esterno ma anche dentro a sé stesso.

Chi sono, dove sono,dove vado ?

Le domande eterne di tutte le filosofie le poneva a chi sentiva vicino e costoro rispondevano, ma senza bisogno di parlare perché le loro risposte le percepiva direttamente.

Straordinaria quella essenza divina che percepiva sia dentro che fuori di sé e che Alexander dice di avere nelle sue ricostruzioni subito denominato come OM che gli comunicava che esistevano altri universi nei quali albergava l’amore e che il male era presente solo come piccolo residuo perché quel mondo era abitato da amore e da una intelligenza parecchio più avanzata di quella umana.

Alexander si preoccupa di assicurare che quella sublime esperienza che ha fatto gli appariva come assolutamente reale e che comunque non era assimilabile né confondibile con il mondo confuso e spesso inverosimile che tutti sperimentiamo nei sogni.

Questa esperienza che l’autore dice di avere battezzato come viaggio nell’”Utero Cosmico” che riflettendoci sopra ritiene di individuare come un flash sul lato invisibile e spirituale della nostra normale esistenza.

Esperienza che andava anche al di là da quella dei sogni lucidi perché ricordava di avere risontratao di potere esercitare su se stesso un autocontrollo notevole che gli consentiva se lo voleva di salire ai livelli più alti di quel mondo.

In quel medesimo mondo faceva questa singolare esperienza che bastava pensare a una cosa per acquisirne conoscenza.

Ma ci dice l’autore così’era la sostanza la realtà vera di quel mondo?

Risponde che era la sensazione piacevolissima di essere amati di un amore incondizionato che provocava la sensazione di sentirsi protetti che si sperimenta nelle infanzie più felici.

Ma perché se quella è come una forma di vita spirituale parallela che è comunque sempre presente nella nostra esistenza normalmente non riusciamo a introdurci o ad averne consapevolezza.

Il neurochirugo Alexander risponde che il nostro cervello esclude o meglio oscura quel mondo cosmico come la luce del sole oscura la meraviglia del cielo stellato.

Infatti normalmente riusciamo a vedere solamente quello che il filtro del nostro cervello lascia passare perché l’emisfero sinistro che è deputato alle funzioni logico linguistiche e che genera la razionalità ci crea la sensazione dell’ego come qualcosa di nettamente definito.

E’ questo che forma una barriera alla conoscenza ed all’esperienza della realtà superiore.

Alexander mette in evidenza una caratteristica peculiare della sua esperienza di solito non riscontrabile in modo così netto nelle esperienze Nde e cioè il fatto di essersi sentito del tutto libero dalla sua identità corporea.

L’autore cita a questo punto una frase nientemeno che di Albert Einsein che non potrebbe essere più appropriata :”il vero valore di un essere umano è detrminato principalmente dalla misura e dal senso in cui egli ha raggiunto la liberazione dal sé”

Facendo come un bilancio sulla realtà della sua esperienza il Prof. Alexander sembra porre come qualcosa di molto più di un’ipotesi la deduzione che non è il cervello che produce la coscienza, visto che mentre faceva quella esperienza e si sentiva cosciente il suo cervello fisiologicamente non c’era.

Allora il vero pensiero non è questione di cervello.

Il vero pensiero è qualcosa di pre-fisico.

Noi siamo molto di più che semplici corpi e cervelli fisici.

C’è una intelligenza libera e interiore, non legata a identità o un nostro status temporale o spaziale.

Quando manifestiamo amore e compassione allora possiamo avvicinarsi a questa realtà.

Ecco credo di avere riportato l’essenziale.

Il libro però è ancora più interessante perché descrive in modo a volte anche dettagliato la situazione familiare complessa dell’autore e cerca anche di entrare nei rapporti quotidiani della vita professionale dell’autore.

E questo è fortemente interessante perché l’autore pur avendo sempre avuto una visione del mondo laica che contemplava anche l’adesione pacifica al mainstream imperante negli ambienti scientifico- accademici consistente nell’ideologia materialista scientista, dopo l’esperienza che ha avuto è stato lungamente impegnato a cercare di fare capire ai colleghi che non esiste solo il punto di vista materialista scientista, ma è possibile fare convivere quel punto di vista con quello della spiritualità.

Il libro è stato molto ben accolto dal grande pubblico ma non è per questo che ne consiglio caldamente la lettura.



mercoledì 18 settembre 2024

Piero Angela : Viaggio nel mondo del paranormale Cosa c’è di vero nei fenomeni paranormali? Un libro per chi vuole capire – Mondadori Editore – recensione

 



Dopo aver letto e recensito i tre libri. coi quali Federico Faggin ha enunciato e divulgato la sua teoria del “panpsichismo da informazione quantica” (elaborata insieme al fisico Prof. D’Ariano), mi ero ricordato di avere in biblioteca questo libro scritto da Angela, in prima edizione nel lontano 1978 e poi abbondantemente ristampato, e di non averlo ancora letto.

Perchè questo accostamento?

Perchè Angela padre è stato, senza ombra di dubbio, il più efficace e noto divulgatore scientifico, che abbiamo avuto nel nostro paese e quindi sapendo, che nei sui saggi ha sempre sostenuto a spada tratta l’assoluta primazia della visione della fisica classica ,per addivenire alla conoscenza del mondo che ci circonda, volevo vedere se ,nell’ambito di quel punto di vista ,si potesse trovare uno spazio per la teoria e la conseguente visione del mondo di Faggin.

Il libro del quale stiamo parlando è una serrata e documentatissima critica dei comportamenti paranormali esaminati, per concludere, che assolutamente nessuno di quegli eventi è mai stato riconosciuto né è riconoscibile dalla scienza, come un accadimento ,che sfugge alle leggi della fisica, e che troverebbe quindi le sue cause in una manifestazione di parapsicologia, causata da forze occulte.

Sappiamo che Angela è stato il promotore della fondazione del CICAP (Comitato Italiano per il controllo delle affermazioni sul paranormale) nel 1989, con scenziati illustri e ricercatori più o meno noti, con lo scopo di promuovere l’uso del metodo scientifico ed il pensiero critico, smascherando nel contempo, chi cerca di accreditare pseudoscienze, magari in buona fede, ma non di rado anche per lucro.

Ecco, arrivati a questo punto, chiariamo subito ,che l’enorme sforzo fatto da un personaggio della statura di Federico Faggin (inventore e costruttore del primo microprocessore e del primo schermo tattile) per formulare una teoria, in grado di conciliare la visione del mondo della scienza classica e quella delle spiritualità, usando la fisica quantistica, non ha nulla a che fare con quella che Angela chiama parapsicologia e che riguarda fenomeni come telepatia, chiaroveggenza,precognizione,psicocinesi,poltergeist,comunicazione con le piante,sedute spiritiche,fotografia del pensiero,fotografia Kirlian,bio-feedback,astrologia, sogni premonitori,sensazioni di deja vue,profezie,medium, veggenti,sensitivi.

Ho riportato volutamente l’elenco ,che si trova nell’ultima di copertina, perché è pressochè completo.

Da quel che si deduce dalla lettura delle quattrocento pagine del libro, la sua stesura è costata all’autore un lavoro immane, andando a intervistare un numero incredibile di celebri sensitivi, ma sopratutto di esperti, in grado di svelare, che ,regolarmente ,dietro a quei fenomeni, non c’era altro che una spesso grande abilità manipolatoria, di chi si esibiva, usando trucchi molto efficaci.

Questo di Angela è un libro interessantissimo non solo perchè che ci conduce dentro in profondità in un mondo che fa notizia , ma che ben pochi conoscono, ma perché, svelandoci quasi tutti i trucchi di quel “mestiere” ,di fatto ,mette insieme senza volerlo, un piccolo prontuario di psicologia.

Ed è stato costretto a farlo, perché diversamente ,non avrebbe potuto spiegare cose contro-intuitive.

Una per tutte.

I sensitivi, alcuni dei quali, in certi tempi, erano diventati molto famosi, denotando una incredibile perspicacia prioprio da psicologi, avevano convinto, nel corso del tempo ,alcuni scienziati di notevole fama, alcuni dei quali addirittura premi Nobel ,a partecipare al loro “spettacolo” ,per poi chiedere loro di voler rilsciare gentilmente un loro apprezzamento, oggi si direbbe un “like” o meno.

Fatto sta che, quasi sempre, alcuni gruppi di scenziati hanno pubblicato relazioni entusiastiche su quello che avevano visto ,dichiarando anche ,che a loro avviso quegli avvenimenti andavano,oltre le leggi della fisica conosciute.

Come mai ?

Angela ci svela il mistero.

Cadendo in un errore logico elementre, le opinioni pubbliche, tendono a fare nella loro mente un sillogismo che non stava in piedi : se degli scenziati, dicono che questi sensitivi ,fanno cose che vanno oltre le leggi fisiche da loro ben conosciute, c’è la prova ,che esistono forze oscure e che questi sensitivi le posseggono.

Il problema è questo : gli scienziati sono delle eccellenze nel loro campo ,ma sono del tutto digiuni delle tecniche ,delle abilità, e dei…..trucchi ,che i sensitivi sono capaci di produrre.

Scrive infatti Angela, se questi sensitivi avessero consentito, che fra gli scenziati, fosse presente un qualunque professionista di quelle “arti”, sarebbero stati immediatamente smascherati e gli scienziati si sarebbero risparmiati delle obiettive brutte figure.

Ma non è mai successo ,nemmeno una volta.

A ognuno il suo mestiere.

A parte i trucchi da prestigiatore e l’abilità manuale ,che questi sensitivi acquisisono con l’allenamento, c’è proprio l’uso di conoscenze ,magari solo pratiche o magari anche teoriche, tipiche della psicologia, usate per manipolare le persone.

Forse il più elementare è mettere in atto la capacità di fare concenrare l’attenzione del pubblico su una cosa precisa, distraendolo ,da qualsiasi altro settore.

Per esempio, nelle sedute spiritiche, è stato appurato ,che mantenendo l’ambiente scuro, con una fioca luce rossa ,da camera oscura, ma a bassissima potenza, i collaboratori del medium possono andare e venire ,vestiti ovviamente di nero, facendo le veci del defunto ,che dovrebbe materializzarsi con qualche atto, un verso, una frase, un rumore eccetera e nessuno si accorge dei loro movimenti.

Ma in quasi tutte le altre forme di “spettacoli” ,la presenza ,non notata ovviamente, di collaboratori del sensitivo ,si rivela fondamentale, perché sono costoro che, con segnali e gesti in codice, comunicano al sensitivo ,quello che vuole rivelare: la carta, un numero, un disegno, eccetera.

Il libro è una vera miniera di tutti quesri trucchi.

Ed è stato di grandissima utilità, ad esempio per smascherare a suo tempo, le pericolose ciarlatanerie dei presunti “curadores” ,filippini o di altri paesi.

Si tenga presente un altro fatto appurato, che è totalmente illogico e contro-intuitivo : chi vuole credere, anche se messo di fronte alle prove dei trucchi usati dai “sensitivi”, continua a crederci.

Siamo tutti purtroppo dei creduloni per tendenza innata della nostra psiche, come ha avuto modo di dimostrare un’altro scenziato e divulgatore ben noto come Telmo Pievani.

Ecco, le cose che ho sopra accennato, sono veramente di grandissimo interesse.

Ma prima di chiudere ,vorrei tornare alla domanda ,che mi ero posto per mio interesse personale, circa la teoria del panpsichismo di Faggin, immaginando come verrebbe trattata da Piero Angela.

Il peronaggio Angela, lo abbiamom tutti conosciuto nelle sue numerosissime trasmissioni, era una persone di una cortesia da vero gentleman ,e queste sue nobile qualità ha permeato anche la trattazione di tutto il libro.

Infatti ,anche quando smaschera i trucchi più vistosi, non si lascia andare mai al minimo cenno di dileggio, ma al contrario, ribadisce che molti di questi “sensitivi” ,probabilmente erano in assoluta buona fede ,e credevano davvero di possedere poteri eccezionali ,oltre la scienza.

Ma su certe convinzioni Angela non è mai stato equivoco.

E’ chiaro che non è stato un “credente” nella parapsicologia.

E pur avendo rispetto per le religioni, credo che ,non sia mai stato nemmeno un “credente” in quelle “fedi”.

Ma lui stesso, in questo libro, ci dice che secondo lui scienza e religioni possono tranquillamente convivere, purché ognuna delle due ,si accontenti di rimanere nel proprio campo e non pretenda di andare a predicare nel campo dell’altro.

Ecco, però, il solo parlare di religioni e non di spiritualità, ci fa capire ,che probabilmente Angela rispettava ,ma non aveva un suo particolare interesse per l’”oltre” la scienza.

Peccato perché questo non è solo il campo fin troppo rivendicato dalle religioni, ma è sopratutto quello delle “spirtualità” ,che sono da sempre andate”oltre” le religioni istituzionali.

Non lo dico per cercare il pelo nell’uovo, perché personalmente ho una grandissima stima di Angela, per quello che ha fatto e credo che gli dobbiamo essere grati per avere fondato il Cipas, con tutto quello che rappresenta, ma non riesco a non pensare a quali ulteriori campi si sarebbero aperti, se una personalità con le abilità che gli riconosciamo avesse frequentato di più i territori della spiritualità e della filosofia perennis!






lunedì 9 settembre 2024

Federico Faggin : Silicio Dall’invenzione del microprocessore alla nuova scienza della consapevolezza -Mondadori Editore- recensione

 




Avendo recensito il libro “Oltre l’invisibile” del medesimo autore, per comodità del lettore riporto le medesime notizie su Federico Faggin che avevo riportato in quella recensione precedente.

In quella sede notavo che la caratura stessa dell’autore, tende ad intimidire un po il lettore.

Infatti ci troviamo di fronte all’inventore e produttore del microprocessore ,senza il quale non

esisterebbero i computer, e al il medesimo personaggio ,che, come se quello non bastasse, ha poi inventato e prodotto, anche lo schermo tattile, senza il quale non esisterebbero i nostri amati smartphone.

Abbastanza inverosimile ,che in Italia un personaggio di tale statura sia ancora poco conosciuto per quello che è, ma tant’è, sappiamo tutti di essere il famoso popolo di poeti,artisti ed eroi ,che tanto hanno fatto,ma non sappiamo toglierci il vizietto di essere piagnoni e masochisti oltre misura fino a nasconderci le tante eccellenze che abbiamo.

Faggin stesso ci racconta la propria vita, abbastanza diffusamente in questo libro, mentre in “oltre l’invisibile” aveva dato solo qualche accenno, per poi sviluppare ampliamente la parte relativa all’enunciazione della sua teoria panpsichistica, basata sull’informazione quantica.

Nel libro del quale stiamo parlando invece ci parla più diffusamente della sua biografia, ma sopratutto tiene a rivolgersi al pubblico più preparato e interessato ad apprendere quasi nei dettagli la natura delle sue invenzioni, dandone una descrizione tecnica abbastanza approfondita, al punto da concludere il volume con una appendice nella quale sviluppa porprio gli aspetti tecnici.

Di seguito riporto alcuni punti fondamentali dell sua biografia.

Da un diploma di perito elettronico ,alla laurea in fisica, a studi approfonditi di neuroscienze,psicologia,filosofia ecc.

Ma come è ovvio, la sbalorditiva carriera dell’autore ,probabilmente non avrebbe potuto avere il corso che ha avuto, se l’interessato non fosse finito ,ancora giovanissimo e per lavoro ,guarda caso, nella Sylicon Valley nei laboratori delle industrie di punta ,dove ha lavorato fortissimo, ma che a un certo momento ha lasciato, per mettersi in proprio aprendo suoi propri laboratori e proprie fabbriche.

Dopo qualche decennio, ha avuto tutto quello che nella vita uno può desiderare di avere ,dice lui,noi ci sentiamo autorizzati a dire, anche parecchio di più.

Ma lui stesso ci racconta, in età, diciamo matura,che a questo punto, non si è sentito appagato, ha

desiderato di più ed ha cominciato a sperimentare avventure ,studi e meditazioni di costruzione spirituale.

E’ in questo clima che è maturata in lui una nuova esperienza.

Ma lui era un inventore e quale inventore, un imprenditore di successo e un fisico nel gotha ,che ha

costruito il più grande e veloce progresso tecnologico ,che l’umanità abbia mai sperimentato e quindi non si è accontentato di fruire di una esperienza spirituale particolarmente appagante, tenendosela per sé.

Si è messo invece in collaborazione di ricerca con altri scienziati, di adeguato livello ,come il Prof.

D’Ariano,ordinario di fisica teorica all’Università di Pavia, esperto di fisica quantistica, ed ha elaborato una nuova teoria inter- disciplinare, fra la fisica quantistica, fisica classica, e filosofia, denominata : QIP (Quantum Information-based Panpsichism).

Dò la sinossi presente su Google :

Dò la sinossi presente su Google : teoria panspichista quantistica, che definisce la coscienza come la capacità ,che ha un sistema quantistico, che si trova allo stato puro, di provare l’esperienza cosciente del suo stato, sotto forma di “qualia”.

Cerco ora di riassumere il succo della visione teorica di Faggin.

La fisica classica ha avuto il merito enorme di descrivere il mondo come qualcosa di comprensibile perché rispondente a leggi universali.

Di conseguenza il mondo è risultato leggibile ,usando strumenti assolutamente razionali e logici, superando visioni dogmatiche e oscurantiste, basate sull’autorità, invece che sulla logica razionale.

Questa appena descritta è la parte positiva della visione, diciamo scientista.

La parte negativa sta nel fatto che nella visione della fisica classica, la sola forma di conoscenza considerata accettabile è quella fornita dall’uso delle leggi fisiche, leggibili tramite la matematica.

Di conseguenza tutto quello che succede nel mondo sarebbe inevitabilmente soggetto e prigioniero di un ingranaggio meccanicistico e deterministico e quindi noi umani non saremmo altro che macchine se pure sofisticate e complesse.

Tutto sarebbe leggibile con procedimento deduttivo, tutto ,comprese le cose della massima complessità, sarebbero comprensibili smontandole nelle singole parti, con la logica dalla parte al tutto, il più verrebbe dal meno.

Dall’atomo, alla vita organica e biologica, al cervello e di conseguenza anche a quello che si intende come coscienza, o autocoscienza, che fanno l’homo sapiens quello che è, e che solo homo sapiens possiede.

Noi quindi saremmo sostanzialmente come delle macchine ,se pur dotate di un grande cervello assimilabile a computer, hardware software, intelligenza artificiale e algoritmi.

Tutto quello che non rientra in questo schema , perché la fisica classica non sa come spiegarlo, come ad esempio, i sentimenti, non sarebbe altro che “epifenomeno”,cioè, fatto accessorio, Aristotele avrebbe detto accidente, non sostanza, prodotto dalle correnti elettriche che si scambiano i neuroni del cervello, privi di una realtà misurabile, e di conseguenza non sarebbero altro che pure illusioni.

La sola forma di conoscenza sarebbe quindi quella scientifica classica.

Dietro o oltre questa forma di conoscenza non ci potrebbe essere nulla, se non ciarlataneria e superstizione.

E quindi la ricerca del significato delle cose e della vita sarebbe vana per definizione, perdita di tempo.

Chi sono, da dove vengo e dove vado : le domande classiche di tutte le filosofie, sarebbero vane.

Siamo macchine complesse ,nate per evoluzione casuale, dice lo scientismo ed quindi una perdita di tempo,chiedersi il significato della vita, per la semplice ragione che questo significato non c’è.

Questa visione del mondo scientista ,se da un lato ha avuto il merito di superare i pregiudizi ed abituare al pensiero critico-razionale, dall’altra di fatto non concede cittadinanza alle cose, che però, sono quelle che tutti consideriamo come le più importanti nella vita.

Quelle cioè ,per le quali, riteniamo valga la pena di vivere, e che sono : la coscienza, il libero arbitrio,i sentimenti, il senso del bello, del giusto e via di seguito, tutti conosciamo queste cose, anche se non abbiamo studiato filosofia, perché fanno parte di noi, nel senso, che senza di quelle non ci sentiremmo umani.

Ebbene, è inutile che faccia presente, che questo tipo di ragionamento lo abbiano fatto e lo facciano, in parte ,anche le religioni e la filosofia, proponendo loro molteplici approcci al superamento dell’impasse, nel quale obiettivamente cade lo scientismo, approcci che, però, usano i loro parametri dogmatici e non l’analisi, basata sul pensiero critico.

La via seguita da Faggin- D’Ariano è assolutamente diversa e originale perché parte da una nuova e concezione della fisica, non della filosofia o delle religioni.

In particolare sostiene che se invece di fondare il proprio pensiero sulla fisica classica ci si fondasse sulla fisica quantistica, verrebbe da sé trovare evidente la possibilità di coniugare scienza e spiritualità.

Già alcuni dei filosofi-teologi più avvertiti ed aperti a ricercare nuove vie, più consone e credibili, per il mondo di oggi, come ad esempio Vito Mancuso, avevano intravisto qualcosa di altamente interessante nelle nuove prospettive della fisica quantistica.

Mancuso ,per esempio, da tempo sostiene che è di grandissimo interesse il fatto che la fisica, in qualche modo è uscita dal materialismo, quando ha scoperto che la realtà non è fatta di “materia”,

come si è sempre ritenuto prima, ma che quello che definivamo materia in realtà è : “energia- onda”, cioè qualcosa che si avvicina molto di più a quello ,che la filosofia e le spiritualità hanno sempre inteso come “spirito”.

Ecco, credo di avere dato almeno un’idea della teoria panpsichista di Faggin.

Per la descrizione delle sue scoperte da un punto di vista tecnico, il lettore potrà trovare pane per i suoi denti nel libro.


giovedì 5 settembre 2024

 




Federico Faggin : Oltre l’invisibile Dove scienza e spiritualità si uniscono - Mondadori editore – recensione


Inutile dirlo, la lettura di un libro come questo è un lavoro piuttosto impegnativo.

Lo stesso autore consiglia al lettore, dopo aver affrontato la prima lettura, di ritornarci sopra per fissare meglio i concetti.

Oltre tutto, devo ammetterlo, la caratura stessa dell’autore, tende ad intimidire un po il lettore.

Infatti ci troviamo di fronte all’inventore e produttore del microprocessore ,senza il quale non esisterebbero i computer, e il medesimo personaggio ,come se quello non bastasse, ha poi inventato e prodotto, anche lo schermo tattile, senza il quale non esisterebbero i nostri amati smartphone.

Abbastanza inverosimile ,che in Italia un personaggio di tale statura sia ancora poco conosciuto per quello che è, ma tant’è, sappiamo tutti di essere il famoso popolo di poeti,artisti ed eroi ,che tanto hanno fatto,ma non sappiamo toglierci il vizietto di essere piagnoni e masochisti oltre misura fino a nasconderci le tante eccellenze che abbiamo.

Faggin stesso ci racconta la propria vita, in questo libro ed ancora più diffusamente in quello i ntitolato :“silicio”.

Da un diploma di perito elettronico ,alla laurea in fisica, a studi approfonditi di neuroscienze,psicologia, filosofia ecc.

Ma come è ovvio, la sbalorditiva carriera dell’autore ,probabilmente non avrebbe potuto avere il corso che ha avuto, se l’interessato non fosse finito ,ancora giovanissimo e per lavoro ,guarda caso, nella Sylicon Valley nei laboratori delle industrie di punta ,dove ha lavorato fortissimo, ma che a un certo momento ha lasciato, per mettersi in proprio aprendo suoi propri laboratori e proprie fabbriche.

Dopo qualche decennio, ha avuto tutto quello che nella vita uno può desiderare di avere ,dice lui,noi ci sentiamo autorizzati a dire, anche parecchio di più.

Ma lui stesso ci racconta, in età, diciamo matura,che a questo punto, non si è sentito appagato, ha desiderato di più ed ha cominciato a sperimentare avventure ,studi e meditazioni di costruzione spirituale.

E’ in questo clima che è maturata in lui una nuova esperienza.

Ma lui era un inventore e quale inventore, un imprenditore di successo e un fisico nel gotha ,che ha costruito il più grande e veloce progresso tecnologico ,che l’umanità abbia mai sperimentato e quindi non si è accontentato di fruire di una esperienza spirituale particolarmente appagante, tenendosela per sé.

Si è messo invece in collaborazione di ricerca con altri scienziati, di adeguato livello ,come il Prof. D’Ariano,ordinario di fisica teorica all’Università di Pavia, esperto di fisica quantistica, ed ha elaborato una nuova teoria inter- disciplinare, fra la fisica quantistica, fisica classica, e filosofia, denominata : QIP (Quantum Information-based Panpsichism).

Dò la sinossi presente su Google : teoria panspichista quantistica, che definisce la coscienza come la capacità ,che ha un sistema quantistico, che si trova allo stato puro, di provare l’esperienza cosciente del suo stato, sotto forma di “qualia”.

Ecco, so per esperienza personale già fatta, che a questo punto il lettore comincia ad avvertire i primi sintomi dell’emicrania ed a chiedersi se reggerà alla lettura di un libro come questo.

Assicuro che è abbastanza agevole e godibile la lettura completa, perché Faggin ha scritto questo e gli altri due libri, dedicati all’argomento, per essere capito da tutti, cioè con intento divulgativo.

Ovviamente per il mondo accademico, aveva già pubblicato dove di dovere.

Per trovare uno stimolo alla lettura ed a non scoraggiarsi, invito il lettore ad andarsi a vedere gli interventi, che l’autore ha fatto in diverse conversazioni e conferenze ,facilmente reperibili su Youtube.

Vedrete che tiene a farsi capire ed è molto aperto e disponibile.

Ecco, io capisco la preoccupazione dell’autore, di non intaccare l’autorevolezza e l’affidabilità della sua teoria, nuova, minoritaria e contro – corrente, rispetto all’opinione mainstream del mondo accademico, ma l’uso in questi libri ,diciamo divulgativi, di un lessico da lui (con d’Ariano) inventato, purtroppo non aiuta molto la comprensione.

Sinceramente, io nei suoi panni ,avrei fatto seguire alle denominazioni che Faggin e D’Ariano hanno creato ,le dizioni accessibili più facilmente, usate dalla filosofia e dalle varie spiritualità.

Tanto che, probabilmente essendosene reso conto lui stesso delle difficoltà che avrebbe incontrato nel comunicare le sue nuove teorie,nel libro intitolato “irriducibile”, Faggin ha inserito alla fine un utilissimo glossario.

Faccio un esempio.

Se nella definizione della teoria,che ho riportato sopra, il lettore sapesse subito che “qualia” è il termine creato da Faggin e D’Ariano , per riferirsi a quello ,che nel linguaggio comune sono sensazioni e sentimenti di natura interiore,la comprensione del testo risulterebbe quasi immediata.


Cerco ora di riassumere il succo della visione teorica di Faggin.


La fisica classica ha avuto il merito enorme di descrivere il mondo come qualcosa di comprensibile perché rispondente a leggi universali.

Di conseguenza il mondo è risultato leggibile ,usando strumenti assolutamente razionali e logici, superando visioni dogmatiche e oscurantiste, basate sull’autorità, invece che sulla logica razionale.

Questa appena descritta è la parte positiva della visione, diciamo scientista.

La parte negativa sta nel fatto che nella visione della fisica classica, la sola forma di conoscenza considerata accettabile è quella fornita dall’uso delle leggi fisiche, leggibili tramite la matematica.

Di conseguenza tutto quello che succede nel mondo sarebbe inevitabilmente soggetto e prigioniero di un ingranaggio meccanicistico e deterministico e quindi noi umani non saremmo altro che macchine se pure sofisticate e complesse.

Tutto sarebbe leggibile con procedimento deduttivo, tutto ,comprese le cose della massima complessità, sarebbero comprensibili smontandole nelle singole parti, con la logica dalla parte al tutto, il più verrebbe dal meno.

Dall’atomo, alla vita organica e biologica, al cervello e di conseguenza anche a quello che si intende come coscienza, o autocoscienza, che fanno l’homo sapiens quello che è, e che solo homo sapiens possiede.

Noi quindi saremmo sostanzialmente come delle macchine ,se pur dotate di un grande cervello assimilabile a computer, hardware software, intelligenza artificiale e algoritmi.

Tutto quello che non rientra in questo schema , perché la fisica classica non sa come spiegarlo, come ad esempio, i sentimenti, non sarebbe altro che “epifenomeno”,cioè, fatto accessorio, Aristotele avrebbe detto accidente, non sostanza, prodotto dalle correnti elettriche che si scambiano i neuroni del cervello, privi di una realtà misurabile, e di conseguenza non sarebbero altro che pure illusioni.

La sola forma di conoscenza sarebbe quindi quella scientifica classica.

Dietro o oltre questa forma di conoscenza non ci potrebbe essere nulla, se non ciarlataneria e superstizione.

E quindi la ricerca del significato delle cose e della vita sarebbe vana per definizione, perdita di tempo.

Chi sono, da dove vengo e dove vado : le domande classiche di tutte le filosofie, sarebbero vane.

Siamo macchine complesse ,nate per evoluzione casuale, dice lo scientismo ed quindi una perdita di tempo,chiedersi il significato della vita, per la semplice ragione che questo significato non c’è.


Bene! No, bene per niente ,sembra dire Faggin, perché questa visione del mondo scientista ,se da un lato ha avuto il merito di superare i pregiudizi ed abituare al pensiero critico-razionale, dall’altra di fatto non concede cittadinanza alle cose, che però, sono quelle che tutti consideriamo come le più importanti nella vita.

Quelle cioè ,per le quali, riteniamo valga la pena di vivere, e che sono : la coscienza, il libero arbitrio,i sentimenti, il senso del bello, del giusto e via di seguito, tutti conosciamo queste cose, anche se non abbiamo studiato filosofia, perché fanno parte di noi, nel senso, che senza di quelle non ci sentiremmo umani.

Ebbene, è inutile che faccia presente, che questo tipo di ragionamento lo abbiano fatto e lo facciano, in parte ,anche le religioni e la filosofia, proponendo loro molteplici approcci al superamento dell’impasse, nel quale obiettivamente cade lo scientismo, approcci che, però, usano i loro parametri dogmatici e non l’analisi, basata sul pensiero critico.

La via seguita da Faggin- D’Ariano è assolutamente diversa e originale perché parte da una nuova e concezione della fisica, non della filosofia o delle religioni.

martedì 18 giugno 2024

Carlos Castaneda The Teaching of Don Juan A Yagui Way of Knowledge – recensione

 




Come tutti, immagino, avevo sentito parlare di Carlos Castaneda come di un autore di successo, ma non ne sapevo niente di più.

Poi leggendo e recensendo il libro di Francesco Tormen ,sui “sogni lucidi” ,a metà fra neuroscienze, filosofia, spiritualità e antropologia (https://gmaldif-pantarei.blogspot.com/2024/04/francesco-tormen-con-gli-occhi-aperti.html ) ho trovato diverse citazioni su Castaneda ,come divulgatore del pensiero sciamanico messicano e la curiosità di approfondire mi ha spinto ad accostarmi alla sua opera principale.

Castaneda, di origine peruviana ,che però ha studiato ed ha vissuto prevalentemente in America,e ha scritto generalmente usando l’inglese (laurea alla UCLA) ,è un personaggio controverso e del quale si sa solo quello ,che ha ritenuto di farci sapere, anche perché ha avuto dei periodi nei quali scompariva dai radar e nessuno sapeva dov’era.

Si sa per certo ,che ha venduto milioni di copie (8 per la precisione) dei suoi libri ,nei quali pretendeva di raccontare la sua esperienza di discepolo, di quello che descrive come uno sciamano messicano, Don Juan, con l’aiuto del quale avrebbe acquisito la sapienza e le tecniche del pensiero, appunto sciamanico precolombiano, nato in quella zona geografica (deserto di Sonora).

Anche se il successo dei suoi libri dimostra che la gran parte dei lettori ha accettato la sua versione, non si può tacere il fatto ,che il mondo letterario e sopratutto accademico, ha contestato la

veridicità della sua narrazione, nel senso che l’ha definita come opera di fantasia e non corretta analisi antropologica.

L’autore in effetti non ha fatto niente per appoggiare la sua narrazione su testimonianze di terzi.

Alcuni accademici gli hanno addirittura contestato di essersi appropriato anche di quanto acquisito da antropologi professionali.

Ma comunque sia ,le sue narrazioni sono ben articolate e, dato il genere, anche verosimili, e quindi ,che siano analisi antropologiche, o pura fantasia, la disputa non inficia il grande interesse sul tipo di spiritualità e di filosofia che ci viene proposto.

Tra l’altro non risulta che le sue descrizioni dello sciamanesimo messicano siano state contestate da cultori della materia, cioè da altri veri o presunti sciamani messicani.

Per farla breve, la narrazione dell’apprendistato ,vero o presunto, dell’autore presso il maestro-sciamano Don Juan ,è estremamente dettagliata e si basa quasi interamente sulle esperienze di accesso a una diversa realtà, tramite l’aiuto, proveniente dall’uso sopratutto di due piante messicane, notoriamente dotate di proprietà psichedeliche allucinogene : il peyote (Lophophora williamsii) ,ricca di mescalina ,e la così detta “erba del diavolo” (Datura Stramonium).

Viene descritto come accostarsi a queste piante, non certo alla maniera dei raccoglitori di funghi, ma seguendo procedure rituali estremamente precise e complesse.

Con il cactus peyote la cosa risulta relativamente semplice perché va raccolto, lasciato seccare e poi masticato.

Castaneda descrive l’accostamento a queste piante sempre come se si fosse in un ambiente antropomorfo, cioè come se le piante avessero, di loro, forme di energia ,che scambierebbero con noi solo in certe condizioni.

Chissà cosa ne pensa di questo approccio il Prof. Mancuso, notissimo botanico, mi propongo di approfondire questo aspetto.

Molto più complicato e macchinoso invece l’approccio all’erba del diavolo.

Ecco ,forse la parte meno convincente del libro, la si ritrova in questi complessi rituali, che a volte nella loro ricercata e forse eccessiva macchinosità richiamano il pentolone fumante di Mago Merlino, che però non aveva l’ambizione di enunciare teorie antropologiche.

Teniamo conto però che l’uso di determinate piante non è descritto da Castaneda come un qualcosa di fine a sì stesso, ma è la ricerca di un aiuto per entrare in una realtà parallela che porta a vivere esperienze in altre realtà.

Va ricordato poi che nel terzo dei suoi libri Castaneda tiene a dire però che tutto il cammino di conoscenza da lui descritto può essere intrapreso con successo anche facendo a meno del ricorso alle erbe psichedeliche.

Forse si era reso conto che, al di là della sua buona fede, il suo entusiasmo per una realtà parallela poteva essere interpretato dai meno provveduti come un incitamento a fare uso di droghe e questo non era sicuramente il suo intento.

Ecco forse il punto debole delle narrazioni di Castaneda sta nel fatto di accennare a elementi di cosmologie e filosofie- spiritualità, di grandissimo fascino e interesse, ma accostandosi solamente, senza nemmeno provare a enunciare una qualche teorizzazione sistematica.

Per la verità un tentativo l’ha fatto come risulta dal suo libro intitolato Tensegrità, che sembra però una banalizzazione delle sue intuizioni ridotte a metodo di “movimenti magici del corpo”.

Al di là di inevitabili punti di caduta, le esperienze del Castaneda – allievo, lo portano a sperimentare esperienze formidabili.

Dalla levitazione, alla divinazione, ben al di là dalle leggi della fisica.

Sciocchezze? Ciarlatanerie?

Ma! Sarei prudente nel giudicare ,perchè questi “stati” non convenzionali, mi hanno immediatamente richiamato quelli dei “sogni lucidi” ,descritti nel libro di Tormen ,che ho citato all’inizio, che non descrivono niente di diverso.

Tormen, che non è un romanziere, ma uno studioso qualificato in particolare in materia di antiche spiritualità asiatiche come il buddismo tibetano, accenna con ben altro spessore a possibili cosmologie e filosofie alternative alle nostre occidentali.

Come la geopolitica, ci sta insegnando ,che il mondo è ben più grande del nostro Occidente ,e che il resto del mondo, che costituisce la stragrande maggioranza, va seriamente studiato se vogliamo capirci qualcosa del mondo in cui viviamo oggidì, parimenti ,non esiste solo la filosofia greca ,sulla quale basiamo le nostre convinzioni e i nostri valori, c’è anche altro che va studiato e che non ha minore dignità culturale.

Ecco, Castaneda ,penso che andrebbe letto traendone il massimo vantaggio seguendo la chiave di lettura che ho sopra accennato.