Federico
Faggin : Oltre l’invisibile Dove scienza e spiritualità si
uniscono - Mondadori editore – recensione
Inutile
dirlo, la lettura di un libro come questo è un lavoro piuttosto
impegnativo.
Lo
stesso autore consiglia al lettore, dopo aver affrontato la prima
lettura, di ritornarci sopra per fissare meglio i concetti.
Oltre
tutto, devo ammetterlo, la caratura stessa dell’autore, tende ad
intimidire un po il lettore.
Infatti
ci troviamo di fronte all’inventore e produttore del
microprocessore ,senza il quale non esisterebbero i computer, e il
medesimo personaggio ,come se quello non bastasse, ha poi inventato e
prodotto, anche lo schermo tattile, senza il quale non esisterebbero
i nostri amati smartphone.
Abbastanza
inverosimile ,che in Italia un personaggio di tale statura sia ancora
poco conosciuto per quello che è, ma tant’è, sappiamo tutti di
essere il famoso popolo di poeti,artisti ed eroi ,che tanto hanno
fatto,ma non sappiamo toglierci il vizietto di essere piagnoni e
masochisti oltre misura fino a nasconderci le tante eccellenze che
abbiamo.
Faggin
stesso ci racconta la propria vita, in questo libro ed ancora più
diffusamente in quello i ntitolato :“silicio”.
Da
un diploma di perito elettronico ,alla laurea in fisica, a studi
approfonditi di neuroscienze,psicologia, filosofia ecc.
Ma
come è ovvio, la sbalorditiva carriera dell’autore ,probabilmente
non avrebbe potuto avere il corso che ha avuto, se l’interessato
non fosse finito ,ancora giovanissimo e per lavoro ,guarda caso,
nella Sylicon Valley nei laboratori delle industrie di punta ,dove ha
lavorato fortissimo, ma che a un certo momento ha lasciato, per
mettersi in proprio aprendo suoi propri laboratori e proprie
fabbriche.
Dopo
qualche decennio, ha avuto tutto quello che nella vita uno può
desiderare di avere ,dice lui,noi ci sentiamo autorizzati a dire,
anche parecchio di più.
Ma
lui stesso ci racconta, in età, diciamo matura,che a questo punto,
non si è sentito appagato, ha desiderato di più ed ha cominciato a
sperimentare avventure ,studi e meditazioni di costruzione
spirituale.
E’
in questo clima che è maturata in lui una nuova esperienza.
Ma
lui era un inventore e quale inventore, un imprenditore di successo e
un fisico nel gotha ,che ha costruito il più grande e veloce
progresso tecnologico ,che l’umanità abbia mai sperimentato e
quindi non si è accontentato di fruire di una esperienza spirituale
particolarmente appagante, tenendosela per sé.
Si
è messo invece in collaborazione di ricerca con altri scienziati, di
adeguato livello ,come il Prof. D’Ariano,ordinario di fisica
teorica all’Università di Pavia, esperto di fisica quantistica, ed
ha elaborato una nuova teoria inter- disciplinare, fra la fisica
quantistica, fisica classica, e filosofia, denominata : QIP (Quantum
Information-based Panpsichism).
Dò
la sinossi presente su Google : teoria panspichista quantistica, che
definisce la coscienza come la capacità ,che ha un sistema
quantistico, che si trova allo stato puro, di provare l’esperienza
cosciente del suo stato, sotto forma di “qualia”.
Ecco,
so per esperienza personale già fatta, che a questo punto il lettore
comincia ad avvertire i primi sintomi dell’emicrania ed a chiedersi
se reggerà alla lettura di un libro come questo.
Assicuro
che è abbastanza agevole e godibile la lettura completa, perché
Faggin ha scritto questo e gli altri due libri, dedicati
all’argomento, per essere capito da tutti, cioè con intento
divulgativo.
Ovviamente
per il mondo accademico, aveva già pubblicato dove di dovere.
Per
trovare uno stimolo alla lettura ed a non scoraggiarsi, invito il
lettore ad andarsi a vedere gli interventi, che l’autore ha fatto
in diverse conversazioni e conferenze ,facilmente reperibili su
Youtube.
Vedrete
che tiene a farsi capire ed è molto aperto e disponibile.
Ecco,
io capisco la preoccupazione dell’autore, di non intaccare
l’autorevolezza e l’affidabilità della sua teoria, nuova,
minoritaria e contro – corrente, rispetto all’opinione mainstream
del mondo accademico, ma l’uso in questi libri ,diciamo
divulgativi, di un lessico da lui (con d’Ariano) inventato,
purtroppo non aiuta molto la comprensione.
Sinceramente,
io nei suoi panni ,avrei fatto seguire alle denominazioni che Faggin
e D’Ariano hanno creato ,le dizioni accessibili più facilmente,
usate dalla filosofia e dalle varie spiritualità.
Tanto
che, probabilmente essendosene reso conto lui stesso delle difficoltà
che avrebbe incontrato nel comunicare le sue nuove teorie,nel libro
intitolato “irriducibile”, Faggin ha inserito alla fine un
utilissimo glossario.
Faccio
un esempio.
Se
nella definizione della teoria,che ho riportato sopra, il lettore
sapesse subito che “qualia” è il termine creato da Faggin e
D’Ariano , per riferirsi a quello ,che nel linguaggio comune sono
sensazioni e sentimenti di natura interiore,la comprensione del testo
risulterebbe quasi immediata.
Cerco
ora di riassumere il succo della visione teorica di Faggin.
La
fisica classica ha avuto il merito enorme di descrivere il mondo come
qualcosa di comprensibile perché rispondente a leggi universali.
Di
conseguenza il mondo è risultato leggibile ,usando strumenti
assolutamente razionali e logici, superando visioni dogmatiche e
oscurantiste, basate sull’autorità, invece che sulla logica
razionale.
Questa
appena descritta è la parte positiva della visione, diciamo
scientista.
La
parte negativa sta nel fatto che nella visione della fisica classica,
la sola forma di conoscenza considerata accettabile è quella
fornita dall’uso delle leggi fisiche, leggibili tramite la
matematica.
Di
conseguenza tutto quello che succede nel mondo sarebbe
inevitabilmente soggetto e prigioniero di un ingranaggio
meccanicistico e deterministico e quindi noi umani non saremmo altro
che macchine se pure sofisticate e complesse.
Tutto
sarebbe leggibile con procedimento deduttivo, tutto ,comprese le cose
della massima complessità, sarebbero comprensibili smontandole nelle
singole parti, con la logica dalla parte al tutto, il più verrebbe
dal meno.
Dall’atomo,
alla vita organica e biologica, al cervello e di conseguenza anche a
quello che si intende come coscienza, o autocoscienza, che fanno
l’homo sapiens quello che è, e che solo homo sapiens possiede.
Noi
quindi saremmo sostanzialmente come delle macchine ,se pur dotate di
un grande cervello assimilabile a computer, hardware software,
intelligenza artificiale e algoritmi.
Tutto
quello che non rientra in questo schema , perché la fisica classica
non sa come spiegarlo, come ad esempio, i sentimenti, non sarebbe
altro che “epifenomeno”,cioè, fatto accessorio, Aristotele
avrebbe detto accidente, non sostanza, prodotto dalle correnti
elettriche che si scambiano i neuroni del cervello, privi di una
realtà misurabile, e di conseguenza non sarebbero altro che pure
illusioni.
La
sola forma di conoscenza sarebbe quindi quella scientifica classica.
Dietro
o oltre questa forma di conoscenza non ci potrebbe essere nulla, se
non ciarlataneria e superstizione.
E
quindi la ricerca del significato delle cose e della vita sarebbe
vana per definizione, perdita di tempo.
Chi
sono, da dove vengo e dove vado : le domande classiche di tutte le
filosofie, sarebbero vane.
Siamo
macchine complesse ,nate per evoluzione casuale, dice lo scientismo
ed quindi una perdita di tempo,chiedersi il
significato della vita, per la semplice ragione che questo
significato non c’è.
Bene!
No, bene per niente ,sembra dire Faggin, perché questa visione
del mondo scientista ,se da un lato ha avuto il merito
di superare i pregiudizi ed abituare al pensiero critico-razionale,
dall’altra di fatto non concede cittadinanza alle
cose, che però, sono quelle che tutti
consideriamo come le più importanti
nella vita.
Quelle
cioè ,per le quali, riteniamo valga la pena di vivere, e che sono :
la coscienza, il libero arbitrio,i sentimenti, il senso del bello,
del giusto e via di seguito, tutti conosciamo queste cose, anche se
non abbiamo studiato filosofia, perché fanno parte di noi, nel
senso, che senza di quelle non ci sentiremmo umani.
Ebbene,
è inutile che faccia presente, che questo tipo di ragionamento lo
abbiano fatto e lo facciano, in parte ,anche le religioni e la
filosofia, proponendo loro molteplici approcci al superamento
dell’impasse, nel quale obiettivamente cade lo scientismo, approcci
che, però, usano i loro parametri dogmatici e non l’analisi,
basata sul pensiero critico.
La
via seguita da Faggin- D’Ariano è assolutamente diversa e
originale perché parte da una nuova e concezione della fisica, non
della filosofia o delle religioni.