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mercoledì 16 aprile 2025

Paolo Guenzi Il marketing dell’ignoranza Un prodotto made in Italy di straordinario successo Ed Egea – recensione

 


Un professore di Marketing per di più alla prestigiosa Bocconi che scrive un libro così feroce contro l’uso che si fa del marketing nei media e non solo, è certamente un caso che fa riflettere.

E’ ovvio che il professore non ce l’ha con la sua professione, ma con l’uso senza scrupoli ,che ne fanno media, spettacolo, sport ,politici eccetera eccetera.

Ma proprio qui sta l’interessante, cioè scoprire ,da un personaggio così qualificato, quali sono alcuni dei principi guida del marketing, che si possono usare , anzi che si usano fino all’abuso, nei campi più svariati, non per vendere dentifrici o merendine, che è la ragione per la quale si studia e si fa marketing ,ma per manipolare la gente.
Non è un caso, che il libro, quasi si concluda con una riflessione sull’abuso della credulità popolare, reato punito dal Codice Penale.

Teniamo conto ovviamente dell’aggettivazione ,che viene fatta fino a partire dal titolo del libro “marketing dell’ignoranza”.

Perchè il problema è questo.

Usare le tecniche di marketing, diciamo per altri scopi.

Partiamo comunque da una riflessione ,che mi sembra si imponga proprio da subito.

D’accordo, il marketing è una serie di tecniche e procedure, usate dai venditori ,da quando l’era di un benessere diffuso, ha caratterizzato il nostro modo di vivere, con uno stile consumistico sempre più spinto.

Si diceva anni fa : fare comprare a tutti il frigorifero o la lavatrice va bene, ma poi riuscire a vendere un ulteriore frigorifero o lavatrice non è così semplice.

Ed allora il mercato si è fatto più sofisticato, cercando di creare la spinta a consumi “superflui”.

E’ in questo momento storico ,che i medesimi venditori, più o meno consapevolmente ,vanno a chiedere lumi alle neuroscienze e si impadroniscono di meccanismi psicologici particolari, diciamolo pure, per cercare di manipolare il meccanismo delle scelte del consumatore.

Cominciato il giochino, si è verificato un subitaneo successo.

Ora, però, il medesimo gioco dura da decenni, e viene da chiedersi, come mai il consumatore continua a cascarci, possibile che non sia ancora consapevole dei trucchetti, operati dagli esperti di marketing per fargli comprare cose inutili?

A questa domanda si possono dare risposte diverse.

Il nostro autore dà questa risposta, il consumatore ,in senso lato, continua a stare al gioco, perché si è diffuso enormemente il marketing dell’ignoranza.

I burattinai del consumismo hanno capito che, quanto più il pubblico è ignorante, tanto più è facile fare e rifare lo stesso giochetto, traendone non poco profitto.

Ma loro fanno il loro mestiere, non truffano nessuno.

Il fatto nuovo ,che nemmeno loro probabilmente prevedevano, è che per una serie di circostanze è lecito dire che nelle valutazioni della gente “ l’ignoranza è stata sdoganata”.

L’imbonitore ,commerciale o politico che sia, ha capito che presentarsi al pubblico, con la convinta dichiarazione : “io sono uno di voi” è estremamente efficace.

Il problema è che gli imbonitori di oggi hanno la sfrontatezza di dare per scontato, che il popolo dei “voi” ,sia fatto di ignoranti ,e che quindi la presentazione di prammatica sia da intendersi, “non temete, io sono ignorante come voi, e quindi siamo fatti per intenderci, abbiate fiducia in me”.

E il meccanismo funziona.

Che vuol dire ignorante ? L’autore ha una splendida padronanza del lessico, il lettore penso che come mè apprezzerà molto questa ulteriore qualità.

L’ignorante è ovviamente colui che ritiene troppo faticoso usare la ragione, per individuare la sostanza delle cose, quello che veramente ha rilevanza, ma si perde nelle apparenze, nelle futilità.

Principio base del marketing è individuare un elemento ,spesso secondario, che venga percepito come un vantaggio competitivo, rispetto a prodotti analoghi e giocare su questo per la campagna di vendita.

Tutto lecito, ma il meccanismo è una fabbrica di ignoranza, perché induce il consumatore ad abituarsi a ragionare privilegiando il futile sull’essenziale.

E da qui parte la costruzione intellettuale dell’autore, con una trattazione decisamente brillante.

Ottimo saggio.



venerdì 21 marzo 2025

Stephane Allix : Dopo La straordinaria inchiesta di un reporter sulle prove della vita oltre la vita Libreria Pienogiorno - recensione

 



Approfondendo l’argomento della vita altre la vita terrena ho trovato di particolare importanza questo lavoro di Stephan Allix non solo perché ha venduto più di 2 milioni di copie su un argomento ancora considerato un tabou, ma perchè l'autore ha lavorato per anni come un inviato di guerra per poi trasformarsi in giornalista d’inchiesta quando ha cominciato ad occuparsi di questo tema e quindi ha raccolto testimonianze sull’argomento con lo stile del reporter.

Le testimonianze che Allix ha raccolto in questo libro appartengono per lo più alla categoria che viene definita VSCD vissuti soggettivi di contatti con un defunto.

Allix stesso mette le mani avanti affermando che d’accordo le esperienze che ha raccolto sono soggettive, ma sottolinea che soggettivo non significa assolutamente che non accada ,soggettivo non è sinonimo di illusione o di allucinazioni.

Le testimonianze sono molte.

La compagna di un giovane fan di base jumping assiste al lancio del compagno che per un colpo di vento finisce contro la parete e poi precipita nel vuoto.

La ragazza corre dove a visto finire il corpo, viene bloccata dagli amici che cercano di convincerla a fermarsi li e in quel mentre vede nella sua mente il corpo del compagno caduto che si alza, le fa un cenno,sorride come per comunicarle :non preoccuparti, va tutto bene.

Ancora anni dopo quella ragazza conserva con estrema lucidità quei momenti nella sua mente ed è certissima di avere visto quella scena.

Poi quella esperienza ha avuto nel ricordo della protagonista quasi una continuazione quando nella camera ardente allestita nel paese vicino a dove si era verificata la caduta rimasta sola vicino al feretro e presa da assoluta disperazione la ragazza sente nuovamente la presenza del compagno come se qualcuno da lui incaricato le dicesse di andare perchè lui era altrove ma che tutto andava bene e lei si sentiva presa da una indescrivibile senso di benessere e di amore.

Nel medesimo periodo Allix viene a conoscenza della testimonianza di un amico di infanzia del giovane perito nell'incidente che non aveva potuto partecipare al funerale perché era lontano.

Mentre stava dormendo con la sua compagna, quest’ultima avverte con imbarazzo e una certo timore la presenza dell’amico defunto che fluttua sopra al loro letto per un lungo momento come se volesse dire di non preoccuparsi e per consolarli.

Ebbene il libro prosegue con una serie di interviste che descrivono esperienze analoghe.

Alix dice di essersi premurato di porre il problema della natura di questi fenomeni a un amico neuropsichiatra, Christophe Faurè, con vasta esperienza nel campo specifico di assistenza a persone che si trovavano a elaborare il lutto, di formazione laica e quindi non influenzabile da idee preconcette.

Quello psichiatra gli ha riferito che quel tipo di esperienze non ritiene che possano essere classificate come allucinazioni, perchè queste quando si verificano hanno altre caratteristiche sono indotte da sostanze particolari o comunque non sono mai episodi singoli ed hanno natura invasiva.

Non sono neppure episodi deliranti perchè questi durano ore se non giorni e portano a un deterioramento psichico.

Mentre le VSCD si presentano come episodi che non manifestano altre manifestazioni bizzarre e sopratutto regolarmente producono effetti positivi nelle persone che li sperimentano.

Lo stesso Allix ha avuto colloqui interviste con numerosi altri esperti scientificamente qualificati ed ha da loro avuto conferma del fatto che queste esperienze sono parecchio diffuse e che quindi è strabiliante vedere come il pregiudizio materialista - scientista sia così diffuso nella società contemporanea da fare barriera anche alla sola presa di conoscenza dei fenomeni stessi.

In conclusione l’autore dice che questi fenomeni sono giudicati non spiegabili dagli uomini di scienza che ha intervistato, che però in molti ne sono bene a conoscenza.

A suo parere anche queste esperienze VSCD confermano quello che filosofie e spirtualità ci dicono da sempre e cioè che la vita non si interrompe con la morte ma continua immutabile in una evoluzione continua.

Non ci condanna perchè offre uno spazio di evoluzione continua e le prove che la vita ci pone da affrontare sono una occasione di conoscenza e di crescita che dovremmo affrontare con questa consapevolezza fino a concepire che non ha senso odiare nessuno perchè chi ci induce all’odio non fa altro che spingerci ad allargare il nostro spirito superando i limiti del nostro io ed elevandoci da lui, andiamo oltre o meglio andiamo sopra, è possibile.

Le prove sono un apprendimento.

La vita ha senso se ci decidiamo ad accettare la presenza costante della sua dimensione spirituale.





giovedì 20 marzo 2025

Eben Alexander Milioni di farfalle Il paradiso esiste Ci sono stato Oscar Bestseller- recensione

 




Libro di lettura scorrevole ma coinvolgente, anzi troppo coinvolgente dal punto di vista emotivo.

Sopratutto in questo caso è indispensabile fare subito una presentazione dell’autore, perché il libro medesimo riporta esperienze dirette dell’autore e quindi è autobiografico.

Ebbene il Prof. Alexander dispone di una qualifica scientifica di primo piano avendo insegnato per un lungo periodo (15 anni) alla prestigiosa Harvard Medical Scool nel corso di neurochiturgia.

Si presenta come autore di 150 fra pubblicazioni e saggi.

E’ quindi una persona che il cervello dal punto di vista fisico non può che conoscerlo più che bene sulla base ovviamente delle attuali acquisizioni in materia.

Ma è anche una persona che ha avuto la ventura di sperimentare non su uno o più pazienti, ma su sé stesso quella che si può definire una esperienza di vita extrasensoriale, cioè fuori dallo spazio-tempo, quando nel pieno della sua carriera professionale è stati colpito da una malattia estremamente rara dal decorso ,ritenuto senza possibilità di scampo ,che lo ha portato in coma per sette giorni consecutivi (meningite batterica da EColi)

Il medesimo Prof. Riferisce che in quei giorni il suo cervello, macchina dedicata sopra a ogni altra funzione a produrre coscienza non è che lavorava in modo anomalo o insufficente, non lavorava affatto.

La neocorteccia celebrale in quei giorni era morta,disattivata e quindi lui ritiene che le esperienze di NDE (Near Death Experience) che ha fatto e che ricorda benissimo, devono necessariamente appartenere a un mondo cosciente ,dotato di libero arbitrio, completamente svincolato dai limiti del suo cervello fisico.

Sulla base di quella esperienza si è quindi convinto che la morte fisica e cerebrale non produca la fine della coscienza, ma solo un prolungamento oltre la morte, perché quello che ha visto e provato,, era reale né più né meno di quello che aveva sempre vissuto.

Ricostruendo la sua esperienza l’autore ha denominato “Regno della prospettiva del l verme” quello che ricorda ,come sue prime impressioni da quando era piombato nel coma.

Una vaga visione di vasi sanguigni , radici, ambiente fangoso , mostruosi animali ,suoni emessi apparentemente da animali ,mondo spiacevole abbastanza da suscitare in lui la determinazione di studiare come andarsene da li, fino a quando gli compare un entità di impareggiabile bellezza,luce bianca e suoni musicali complessi, eccolo catapultato nel mondo più bello che sia immaginabile.

Campagna verde e quella sensazione di piacere e di sicurezza ,che si prova da bambini quando ci si sente protetti e amati.

Volava su quel mondo insieme a una bella fanciulla circondati da milioni di farfalle .

La fanciulla lo guarda non uno sguardo romantico o di semplice amicizia ,ma gli comunica qualcosa che quando lo vivi ritieni che è valso la pena di vivere.

La medesima fanciulla gli diceva : sarai amato e protetto, qui non puoi rischiare di sbagliare, vedrai cose straordinarie, ma poi dovrai tornare.


Si trova in un paesaggio di nuvole, esseri sotto forma di sfere scintillanti, canti.

Fino a percepire un essere divino contemporaneamente presente all’esterno ma anche dentro a sé stesso.

Chi sono, dove sono,dove vado ?

Le domande eterne di tutte le filosofie le poneva a chi sentiva vicino e costoro rispondevano, ma senza bisogno di parlare perché le loro risposte le percepiva direttamente.

Straordinaria quella essenza divina che percepiva sia dentro che fuori di sé e che Alexander dice di avere nelle sue ricostruzioni subito denominato come OM che gli comunicava che esistevano altri universi nei quali albergava l’amore e che il male era presente solo come piccolo residuo perché quel mondo era abitato da amore e da una intelligenza parecchio più avanzata di quella umana.

Alexander si preoccupa di assicurare che quella sublime esperienza che ha fatto gli appariva come assolutamente reale e che comunque non era assimilabile né confondibile con il mondo confuso e spesso inverosimile che tutti sperimentiamo nei sogni.

Questa esperienza che l’autore dice di avere battezzato come viaggio nell’”Utero Cosmico” che riflettendoci sopra ritiene di individuare come un flash sul lato invisibile e spirituale della nostra normale esistenza.

Esperienza che andava anche al di là da quella dei sogni lucidi perché ricordava di avere risontratao di potere esercitare su se stesso un autocontrollo notevole che gli consentiva se lo voleva di salire ai livelli più alti di quel mondo.

In quel medesimo mondo faceva questa singolare esperienza che bastava pensare a una cosa per acquisirne conoscenza.

Ma ci dice l’autore così’era la sostanza la realtà vera di quel mondo?

Risponde che era la sensazione piacevolissima di essere amati di un amore incondizionato che provocava la sensazione di sentirsi protetti che si sperimenta nelle infanzie più felici.

Ma perché se quella è come una forma di vita spirituale parallela che è comunque sempre presente nella nostra esistenza normalmente non riusciamo a introdurci o ad averne consapevolezza.

Il neurochirugo Alexander risponde che il nostro cervello esclude o meglio oscura quel mondo cosmico come la luce del sole oscura la meraviglia del cielo stellato.

Infatti normalmente riusciamo a vedere solamente quello che il filtro del nostro cervello lascia passare perché l’emisfero sinistro che è deputato alle funzioni logico linguistiche e che genera la razionalità ci crea la sensazione dell’ego come qualcosa di nettamente definito.

E’ questo che forma una barriera alla conoscenza ed all’esperienza della realtà superiore.

Alexander mette in evidenza una caratteristica peculiare della sua esperienza di solito non riscontrabile in modo così netto nelle esperienze Nde e cioè il fatto di essersi sentito del tutto libero dalla sua identità corporea.

L’autore cita a questo punto una frase nientemeno che di Albert Einsein che non potrebbe essere più appropriata :”il vero valore di un essere umano è detrminato principalmente dalla misura e dal senso in cui egli ha raggiunto la liberazione dal sé”

Facendo come un bilancio sulla realtà della sua esperienza il Prof. Alexander sembra porre come qualcosa di molto più di un’ipotesi la deduzione che non è il cervello che produce la coscienza, visto che mentre faceva quella esperienza e si sentiva cosciente il suo cervello fisiologicamente non c’era.

Allora il vero pensiero non è questione di cervello.

Il vero pensiero è qualcosa di pre-fisico.

Noi siamo molto di più che semplici corpi e cervelli fisici.

C’è una intelligenza libera e interiore, non legata a identità o un nostro status temporale o spaziale.

Quando manifestiamo amore e compassione allora possiamo avvicinarsi a questa realtà.

Ecco credo di avere riportato l’essenziale.

Il libro però è ancora più interessante perché descrive in modo a volte anche dettagliato la situazione familiare complessa dell’autore e cerca anche di entrare nei rapporti quotidiani della vita professionale dell’autore.

E questo è fortemente interessante perché l’autore pur avendo sempre avuto una visione del mondo laica che contemplava anche l’adesione pacifica al mainstream imperante negli ambienti scientifico- accademici consistente nell’ideologia materialista scientista, dopo l’esperienza che ha avuto è stato lungamente impegnato a cercare di fare capire ai colleghi che non esiste solo il punto di vista materialista scientista, ma è possibile fare convivere quel punto di vista con quello della spiritualità.

Il libro è stato molto ben accolto dal grande pubblico ma non è per questo che ne consiglio caldamente la lettura.



venerdì 27 settembre 2024

Elisabeth Kuebler Ross La morte è di vitale importanza. Riflessioni sul passaggio dalla vita alla vita dopo la morte - Editore Armenia -recensione

 




Posso dire, senza rischiare di apparire presuntuoso ,che penso di potere definirmi un lettore accanito, praticamente da sempre.

Dico questo, per confessare ,che questo è il libro che mi è costato più fatica “psichica” per arrivare all’ultima pagina.

Confesso ancora che ,addirittura, probabilmente per la prima violta in vita mia ,ho dovuto impormi di smettere di leggerlo, perché la lettura mi trasmetteva una emozione insopportabile.

Già ,l’argomento è quello che è.

Inutile ricorrere a citazioni scientifiche o dotte, ognumo di noi evita “di pancia” di affrontare il problema della morte, se non quando vi è rascinato da eventi infausti.

Ma questo specifico libro, l’ho visto citato da Francesco Faggin, per il quale nutro una grandissima stima, e mi sono ripromesso di leggerlo proprio per vedere come potesse posizionarsi nei riguardi della teoria del “panpsichismo da informazione quantica” di Faggin- D’Ariano ,che potete trovare descritta nei tre libri di Faggin, che ho recentemente recesito.

La dottoressa Ross è una psichiatra, che per sua scelta, sulla spinta di una vocazione personale, a un certo punto, coincidente con l’inizio della sua professione , ha deciso di dedicare tutta la sua carriera professionale e scientifica, nel seguire ,non solo i malati terminali di cancro nei loro ultimi giorni, ma in particolare i bambini, nelle medesime condizioni.

L’Autrice è svizzera, ma ha praticato la sua professione negli Stati Uniti, in un periodo nel quale praticamente nessuno, prima di lei ,si era dedicato sistematicamete a quello specifico settore di studi e di pazienti.

Ma ha chiaramente dimostrato di avere capacità comunicative e carismatiche piuttosto potenti, se in pochi anni, è riuscita a osservare e documentare un numero estremamente elevato di casi, fornendo così ai ricercatori interessati, un data base ,che prima quasi non esisteva,

Affiancando la sua attività clinica, con workshop, della durata di una settimana ,per addetti ai lavori, ma anche parenti di malati in quelle condizioni e un nutrito tour di conferenze in giro per il mondo.

Non voglio sottrarmi ,da subito ,alla domanda, che tutti i potenziali lettori si porranno, a questo punto.

Quello che ognuno di noi ha sentito dire ,in merito alle esperienze di “pre-morte” ,usate e usabili per ipotizzare una sopravvivevenza di una parte di noi, dopo la morte ,sono pii desideri, basati su allucinazioni oppure si possono appoggiare su qualcosa di verosimile?

Sgombriamo il campo da possibili equivoci, dicendo , che le esperienze elencate e descritte dalla Dottoressa Ross, non fanno ricorso a nessuna “spiegazione”, riconducibile alle religioni istituzionali o comunque a dogmi o credenze religiose.

Sono “esperienze” ,cioè situazioni ,alle quali l’Autrice era presente e come tali sono riportate nel libro, che non è altro che la trascrizioni di alcune conferenze tenute dalla medesima.

Si tratta di “esperimenti”, riportati da riviste scientifiche o condotti seguendo protocolli di istituzioni universitarie?

In parte sì, perché l’autrice ha frequentato e fornito materiale a istituzioni scientifiche, ma non chiediamo alla scienza di “spiegare”, quello che non è misurabile, né riducibile ad algoritmi.

C’ è dell’altro, e dell’oltre alla scienza, come c’è dell’altro e dell’oltre, rispetto alle religioni, pur essendo quello che tratta questo libro, un argomento, vicino alle spiritualità, alle filosofie, ed alle tradizioni culturali dei vari popoli.

Bhè, allora, se qualcuno a letto i libri di Faggin , è ipotizzabile in modo del tutto sensato (per Faggin anche addirittura, dimostrabile sulla base della fisica quantistica) una realtà di carattere spirituale, che rappresenta quella che alcuni filosofi come Vito Mancuso definiscono la “vera vita”, che comprende questa nostra vita legata al corpo e costituita da quello che percepiamo quotidianamente ,che però è presente, parallelamente a un altra forma di vita spirituale , che diviene completamente nostra ,quando supereremo i limiti del corpo, dopo la morte.

Mi rendo conto che non stiamo parlando di noccioline ,o dell’ultimio darby di calcio, e che quindi non è agevole entrare nel’ordine di idee, che richiede questo tipo di riflessioni.

Devo però anche confessare, per onestà intellettuale, che pur avendo io professato ,presumo coerentemente, una continuativa fedeltà alle filosofie illuministe - razionaliste, avendo avuto la fortuna di imbattermi pochi mesi fa nel libro di Franceso Tormen, sul sogno lucido (con spunti che si ritrovano anche nei libri di Castaneda) tutti recensiti nel mio blog (https://gmaldif-pantarei.blogspot.com/) ,ho potuto apprezzare senza difficoltà il riconoscimento del valore del “sogno lucido”,

Inteso come esperienza formidabile, di una vita parallela totalmente spirituale “oltre il corpo” ,ma consapevole, per il semplice fatto, che sono fra coloro, che ricordano, senza difficoltà, alcuni “sogni lucidi” ,che peraltro chiunque di noi può provare e apprezzare, solo che ci dedichi un po di attenzione e ne prenda nota.

Ho quindi un’esperienza diretta ,ripeto, condivisa immagino almeno potenzialmente da chiunque, che un particolare mondo dei sogni ,non è un fatto magico o frutto di allucinazioni ,ma è realtà quasi quotidiana.

Il sogno lucido, consente di vivere, se pure solo alcuni momenti ,in una realtà “oltre il corpo”, ma in condizioni di consapevolezza e lucidità ,ed è quindi di inestimabile valore per darci un’idea di cosa possa essere la realtà “solo spirituale” ,che potremo vivre continuativamente, un volta abbandonato il corpo con la morte, per il semplice fatto che esisteva e la sperimentavamo ,anche prima di quell’evento.

Se il lettore avrà la pazienza e la saldezza psichica necessari per leggere tutto il libro della dottoressa Ross, avrà il piacere di sentirsi dire ,che le esperienze di “pre-morte” ,descritte dalla medesima, seguono un denominatore comune e costante, che nasconde aspetti fortemente positivi.

Consistente nell’acquisto di una singolare e forte serenità ,dovuta alla sensazione di vedersi accolti da personaggi amorevoli, che siano parenti o amici, ma comunque sempre persone dalle quali siamo stati amati.

Siccome, comunque la pensiamo, tutti siamo consapevoli del fatto ,che da lì dobbiamo passarci, ritengo che la lettura di questo libro, se pure emotivamente impegnativo, possa essere di grande utilità per tutti.

Teniamo conto anche di un’altra cosa e cioè che la dottoressa Ross è una psichiatra, che inevitabilmente esponendoci le sue esperienze professionali ed umane, ci presenta anche non pochi percorsi tipici della sua professione.

Per fare un esempio quasi tecnico la descrizione della tecnica di lettura dei disegni dei bambini ma non solo messa a punto da Jung.

Ma ci dice molto di più nel corso di tutto il libro.

Mi sembra che il filo che percorre tutto ce lo riassuma così.

Se volete vivere sereni,( mi viene da osservare che la Ross, praticamente non usa la parola felicità),

dovete sbarazzarvi delle negatività ,che albergano in voi come in ogni uomo.

Tutti noi conviviamo con un Hitler, dobbiamo prenderne cognizione e consapevolezza.

C’è un meccanismo plasmato nella nostra psiche, che ci spinge regolarmente ad attribuire ad altri le nostre negatività e i nostri fallimenti, dobbiamo combattere questa tendenza naturale e superarla, perché ognuno di noi è resposabile di sé stesso.

Non illudetevi, ci dice la Ross, non c’è diavolo che possa costringervi a fare anche dentro di voi quello che non volete. Non cercate scuse.

Tutti conviviamo con chi ci ha fatto del male.

Convincetevi che combattere la negatività con un’altra negatività è una trappola anche logica, non ha senso, disfatevi dell’odio.

Invece di odiare chi ci ha fatto del, male cominciamo a lavorare su noi stessi ed apriamoci al mondo con maggiore positività, cominciamo a cacciare l’Hitler che c’è in noi.

Questa è la sola strada.

Ho riassunto un po sbrigativamente il pensiero della Ross, spero però di essere rimasto fedele alla sua sostanza.

Concludo, questo è un libro un po impegnativo, ma probabilmente sono proprio questi libri ,che ci fanno fare un po di fatica quelli che rimangono a costruire quello che abbiamo bisogno.










giovedì 5 settembre 2024

 




Federico Faggin : Oltre l’invisibile Dove scienza e spiritualità si uniscono - Mondadori editore – recensione


Inutile dirlo, la lettura di un libro come questo è un lavoro piuttosto impegnativo.

Lo stesso autore consiglia al lettore, dopo aver affrontato la prima lettura, di ritornarci sopra per fissare meglio i concetti.

Oltre tutto, devo ammetterlo, la caratura stessa dell’autore, tende ad intimidire un po il lettore.

Infatti ci troviamo di fronte all’inventore e produttore del microprocessore ,senza il quale non esisterebbero i computer, e il medesimo personaggio ,come se quello non bastasse, ha poi inventato e prodotto, anche lo schermo tattile, senza il quale non esisterebbero i nostri amati smartphone.

Abbastanza inverosimile ,che in Italia un personaggio di tale statura sia ancora poco conosciuto per quello che è, ma tant’è, sappiamo tutti di essere il famoso popolo di poeti,artisti ed eroi ,che tanto hanno fatto,ma non sappiamo toglierci il vizietto di essere piagnoni e masochisti oltre misura fino a nasconderci le tante eccellenze che abbiamo.

Faggin stesso ci racconta la propria vita, in questo libro ed ancora più diffusamente in quello i ntitolato :“silicio”.

Da un diploma di perito elettronico ,alla laurea in fisica, a studi approfonditi di neuroscienze,psicologia, filosofia ecc.

Ma come è ovvio, la sbalorditiva carriera dell’autore ,probabilmente non avrebbe potuto avere il corso che ha avuto, se l’interessato non fosse finito ,ancora giovanissimo e per lavoro ,guarda caso, nella Sylicon Valley nei laboratori delle industrie di punta ,dove ha lavorato fortissimo, ma che a un certo momento ha lasciato, per mettersi in proprio aprendo suoi propri laboratori e proprie fabbriche.

Dopo qualche decennio, ha avuto tutto quello che nella vita uno può desiderare di avere ,dice lui,noi ci sentiamo autorizzati a dire, anche parecchio di più.

Ma lui stesso ci racconta, in età, diciamo matura,che a questo punto, non si è sentito appagato, ha desiderato di più ed ha cominciato a sperimentare avventure ,studi e meditazioni di costruzione spirituale.

E’ in questo clima che è maturata in lui una nuova esperienza.

Ma lui era un inventore e quale inventore, un imprenditore di successo e un fisico nel gotha ,che ha costruito il più grande e veloce progresso tecnologico ,che l’umanità abbia mai sperimentato e quindi non si è accontentato di fruire di una esperienza spirituale particolarmente appagante, tenendosela per sé.

Si è messo invece in collaborazione di ricerca con altri scienziati, di adeguato livello ,come il Prof. D’Ariano,ordinario di fisica teorica all’Università di Pavia, esperto di fisica quantistica, ed ha elaborato una nuova teoria inter- disciplinare, fra la fisica quantistica, fisica classica, e filosofia, denominata : QIP (Quantum Information-based Panpsichism).

Dò la sinossi presente su Google : teoria panspichista quantistica, che definisce la coscienza come la capacità ,che ha un sistema quantistico, che si trova allo stato puro, di provare l’esperienza cosciente del suo stato, sotto forma di “qualia”.

Ecco, so per esperienza personale già fatta, che a questo punto il lettore comincia ad avvertire i primi sintomi dell’emicrania ed a chiedersi se reggerà alla lettura di un libro come questo.

Assicuro che è abbastanza agevole e godibile la lettura completa, perché Faggin ha scritto questo e gli altri due libri, dedicati all’argomento, per essere capito da tutti, cioè con intento divulgativo.

Ovviamente per il mondo accademico, aveva già pubblicato dove di dovere.

Per trovare uno stimolo alla lettura ed a non scoraggiarsi, invito il lettore ad andarsi a vedere gli interventi, che l’autore ha fatto in diverse conversazioni e conferenze ,facilmente reperibili su Youtube.

Vedrete che tiene a farsi capire ed è molto aperto e disponibile.

Ecco, io capisco la preoccupazione dell’autore, di non intaccare l’autorevolezza e l’affidabilità della sua teoria, nuova, minoritaria e contro – corrente, rispetto all’opinione mainstream del mondo accademico, ma l’uso in questi libri ,diciamo divulgativi, di un lessico da lui (con d’Ariano) inventato, purtroppo non aiuta molto la comprensione.

Sinceramente, io nei suoi panni ,avrei fatto seguire alle denominazioni che Faggin e D’Ariano hanno creato ,le dizioni accessibili più facilmente, usate dalla filosofia e dalle varie spiritualità.

Tanto che, probabilmente essendosene reso conto lui stesso delle difficoltà che avrebbe incontrato nel comunicare le sue nuove teorie,nel libro intitolato “irriducibile”, Faggin ha inserito alla fine un utilissimo glossario.

Faccio un esempio.

Se nella definizione della teoria,che ho riportato sopra, il lettore sapesse subito che “qualia” è il termine creato da Faggin e D’Ariano , per riferirsi a quello ,che nel linguaggio comune sono sensazioni e sentimenti di natura interiore,la comprensione del testo risulterebbe quasi immediata.


Cerco ora di riassumere il succo della visione teorica di Faggin.


La fisica classica ha avuto il merito enorme di descrivere il mondo come qualcosa di comprensibile perché rispondente a leggi universali.

Di conseguenza il mondo è risultato leggibile ,usando strumenti assolutamente razionali e logici, superando visioni dogmatiche e oscurantiste, basate sull’autorità, invece che sulla logica razionale.

Questa appena descritta è la parte positiva della visione, diciamo scientista.

La parte negativa sta nel fatto che nella visione della fisica classica, la sola forma di conoscenza considerata accettabile è quella fornita dall’uso delle leggi fisiche, leggibili tramite la matematica.

Di conseguenza tutto quello che succede nel mondo sarebbe inevitabilmente soggetto e prigioniero di un ingranaggio meccanicistico e deterministico e quindi noi umani non saremmo altro che macchine se pure sofisticate e complesse.

Tutto sarebbe leggibile con procedimento deduttivo, tutto ,comprese le cose della massima complessità, sarebbero comprensibili smontandole nelle singole parti, con la logica dalla parte al tutto, il più verrebbe dal meno.

Dall’atomo, alla vita organica e biologica, al cervello e di conseguenza anche a quello che si intende come coscienza, o autocoscienza, che fanno l’homo sapiens quello che è, e che solo homo sapiens possiede.

Noi quindi saremmo sostanzialmente come delle macchine ,se pur dotate di un grande cervello assimilabile a computer, hardware software, intelligenza artificiale e algoritmi.

Tutto quello che non rientra in questo schema , perché la fisica classica non sa come spiegarlo, come ad esempio, i sentimenti, non sarebbe altro che “epifenomeno”,cioè, fatto accessorio, Aristotele avrebbe detto accidente, non sostanza, prodotto dalle correnti elettriche che si scambiano i neuroni del cervello, privi di una realtà misurabile, e di conseguenza non sarebbero altro che pure illusioni.

La sola forma di conoscenza sarebbe quindi quella scientifica classica.

Dietro o oltre questa forma di conoscenza non ci potrebbe essere nulla, se non ciarlataneria e superstizione.

E quindi la ricerca del significato delle cose e della vita sarebbe vana per definizione, perdita di tempo.

Chi sono, da dove vengo e dove vado : le domande classiche di tutte le filosofie, sarebbero vane.

Siamo macchine complesse ,nate per evoluzione casuale, dice lo scientismo ed quindi una perdita di tempo,chiedersi il significato della vita, per la semplice ragione che questo significato non c’è.


Bene! No, bene per niente ,sembra dire Faggin, perché questa visione del mondo scientista ,se da un lato ha avuto il merito di superare i pregiudizi ed abituare al pensiero critico-razionale, dall’altra di fatto non concede cittadinanza alle cose, che però, sono quelle che tutti consideriamo come le più importanti nella vita.

Quelle cioè ,per le quali, riteniamo valga la pena di vivere, e che sono : la coscienza, il libero arbitrio,i sentimenti, il senso del bello, del giusto e via di seguito, tutti conosciamo queste cose, anche se non abbiamo studiato filosofia, perché fanno parte di noi, nel senso, che senza di quelle non ci sentiremmo umani.

Ebbene, è inutile che faccia presente, che questo tipo di ragionamento lo abbiano fatto e lo facciano, in parte ,anche le religioni e la filosofia, proponendo loro molteplici approcci al superamento dell’impasse, nel quale obiettivamente cade lo scientismo, approcci che, però, usano i loro parametri dogmatici e non l’analisi, basata sul pensiero critico.

La via seguita da Faggin- D’Ariano è assolutamente diversa e originale perché parte da una nuova e concezione della fisica, non della filosofia o delle religioni.

martedì 18 giugno 2024

Carlos Castaneda The Teaching of Don Juan A Yagui Way of Knowledge – recensione

 




Come tutti, immagino, avevo sentito parlare di Carlos Castaneda come di un autore di successo, ma non ne sapevo niente di più.

Poi leggendo e recensendo il libro di Francesco Tormen ,sui “sogni lucidi” ,a metà fra neuroscienze, filosofia, spiritualità e antropologia (https://gmaldif-pantarei.blogspot.com/2024/04/francesco-tormen-con-gli-occhi-aperti.html ) ho trovato diverse citazioni su Castaneda ,come divulgatore del pensiero sciamanico messicano e la curiosità di approfondire mi ha spinto ad accostarmi alla sua opera principale.

Castaneda, di origine peruviana ,che però ha studiato ed ha vissuto prevalentemente in America,e ha scritto generalmente usando l’inglese (laurea alla UCLA) ,è un personaggio controverso e del quale si sa solo quello ,che ha ritenuto di farci sapere, anche perché ha avuto dei periodi nei quali scompariva dai radar e nessuno sapeva dov’era.

Si sa per certo ,che ha venduto milioni di copie (8 per la precisione) dei suoi libri ,nei quali pretendeva di raccontare la sua esperienza di discepolo, di quello che descrive come uno sciamano messicano, Don Juan, con l’aiuto del quale avrebbe acquisito la sapienza e le tecniche del pensiero, appunto sciamanico precolombiano, nato in quella zona geografica (deserto di Sonora).

Anche se il successo dei suoi libri dimostra che la gran parte dei lettori ha accettato la sua versione, non si può tacere il fatto ,che il mondo letterario e sopratutto accademico, ha contestato la

veridicità della sua narrazione, nel senso che l’ha definita come opera di fantasia e non corretta analisi antropologica.

L’autore in effetti non ha fatto niente per appoggiare la sua narrazione su testimonianze di terzi.

Alcuni accademici gli hanno addirittura contestato di essersi appropriato anche di quanto acquisito da antropologi professionali.

Ma comunque sia ,le sue narrazioni sono ben articolate e, dato il genere, anche verosimili, e quindi ,che siano analisi antropologiche, o pura fantasia, la disputa non inficia il grande interesse sul tipo di spiritualità e di filosofia che ci viene proposto.

Tra l’altro non risulta che le sue descrizioni dello sciamanesimo messicano siano state contestate da cultori della materia, cioè da altri veri o presunti sciamani messicani.

Per farla breve, la narrazione dell’apprendistato ,vero o presunto, dell’autore presso il maestro-sciamano Don Juan ,è estremamente dettagliata e si basa quasi interamente sulle esperienze di accesso a una diversa realtà, tramite l’aiuto, proveniente dall’uso sopratutto di due piante messicane, notoriamente dotate di proprietà psichedeliche allucinogene : il peyote (Lophophora williamsii) ,ricca di mescalina ,e la così detta “erba del diavolo” (Datura Stramonium).

Viene descritto come accostarsi a queste piante, non certo alla maniera dei raccoglitori di funghi, ma seguendo procedure rituali estremamente precise e complesse.

Con il cactus peyote la cosa risulta relativamente semplice perché va raccolto, lasciato seccare e poi masticato.

Castaneda descrive l’accostamento a queste piante sempre come se si fosse in un ambiente antropomorfo, cioè come se le piante avessero, di loro, forme di energia ,che scambierebbero con noi solo in certe condizioni.

Chissà cosa ne pensa di questo approccio il Prof. Mancuso, notissimo botanico, mi propongo di approfondire questo aspetto.

Molto più complicato e macchinoso invece l’approccio all’erba del diavolo.

Ecco ,forse la parte meno convincente del libro, la si ritrova in questi complessi rituali, che a volte nella loro ricercata e forse eccessiva macchinosità richiamano il pentolone fumante di Mago Merlino, che però non aveva l’ambizione di enunciare teorie antropologiche.

Teniamo conto però che l’uso di determinate piante non è descritto da Castaneda come un qualcosa di fine a sì stesso, ma è la ricerca di un aiuto per entrare in una realtà parallela che porta a vivere esperienze in altre realtà.

Va ricordato poi che nel terzo dei suoi libri Castaneda tiene a dire però che tutto il cammino di conoscenza da lui descritto può essere intrapreso con successo anche facendo a meno del ricorso alle erbe psichedeliche.

Forse si era reso conto che, al di là della sua buona fede, il suo entusiasmo per una realtà parallela poteva essere interpretato dai meno provveduti come un incitamento a fare uso di droghe e questo non era sicuramente il suo intento.

Ecco forse il punto debole delle narrazioni di Castaneda sta nel fatto di accennare a elementi di cosmologie e filosofie- spiritualità, di grandissimo fascino e interesse, ma accostandosi solamente, senza nemmeno provare a enunciare una qualche teorizzazione sistematica.

Per la verità un tentativo l’ha fatto come risulta dal suo libro intitolato Tensegrità, che sembra però una banalizzazione delle sue intuizioni ridotte a metodo di “movimenti magici del corpo”.

Al di là di inevitabili punti di caduta, le esperienze del Castaneda – allievo, lo portano a sperimentare esperienze formidabili.

Dalla levitazione, alla divinazione, ben al di là dalle leggi della fisica.

Sciocchezze? Ciarlatanerie?

Ma! Sarei prudente nel giudicare ,perchè questi “stati” non convenzionali, mi hanno immediatamente richiamato quelli dei “sogni lucidi” ,descritti nel libro di Tormen ,che ho citato all’inizio, che non descrivono niente di diverso.

Tormen, che non è un romanziere, ma uno studioso qualificato in particolare in materia di antiche spiritualità asiatiche come il buddismo tibetano, accenna con ben altro spessore a possibili cosmologie e filosofie alternative alle nostre occidentali.

Come la geopolitica, ci sta insegnando ,che il mondo è ben più grande del nostro Occidente ,e che il resto del mondo, che costituisce la stragrande maggioranza, va seriamente studiato se vogliamo capirci qualcosa del mondo in cui viviamo oggidì, parimenti ,non esiste solo la filosofia greca ,sulla quale basiamo le nostre convinzioni e i nostri valori, c’è anche altro che va studiato e che non ha minore dignità culturale.

Ecco, Castaneda ,penso che andrebbe letto traendone il massimo vantaggio seguendo la chiave di lettura che ho sopra accennato.

















domenica 28 aprile 2024

Francesco Tormen : Con gli occhi aperti. Il sogno lucido fra neuroscienze ed esperienze contemplative Ed. Il Saggiatore – recensione

 



Questo è un libro piuttosto impegnativo, sia per l’argomento, che per la mole di circa 550 pagine, ma questo non significa che non sia altamente interessante.

Personalmente, sono fra quelli che ,senza aver mai fatto esercizi di contemplazione, come quelle suggeriti dall’autore, mi sono accorto di fare ,probabilmente da sempre, di tanto in tanto sogni lucidi.

Si tratta ,cioè, di quel tipo di sogni che si tende a ricordare ,almeno al risveglio, ma sopratutto, diciamo così, in corso d’opera, si avverte abbastanza chiaramente di stare sognando e quindi di essere consapevoli mentre si sta sognando.

Tutto il libro è sostanzialmente basato sulla descrizione delle principali tipologie di sogni e sulla esortazione dell’autore a esercitarsi in questa ,per altro diffusa facoltà, per avventurarsi in mondi ancora poco conosciuto, ma estremamente affascinanti.

Va detto che l’autore, pur possedendo una preparazione a livello accademico, delle spiritualità e filosofie orientali ,che più hanno studiato il fenomeno dei sogni ,come quelle buddiste, e in particolari del buddismo tibetano, filosofie iraniche e lo sciamanesimo dei popoli indigeni, e la teosofia ,ha una non trascurabile competenza nel campo delle neuroscienze.

Purtroppo, però, in questo ultimo campo non ci si è applicati molto a questi fenomeni e di conseguenza le acquisizioni scientifiche in materia sono più che modeste.

Non per mancanza di interesse ,sottolinea l’autore, che tra l’altro non trascura di elencare gli studi più significativi effettuali in questo campo, ma perché è obiettivamente difficile riprodurre con dei volontari in laboratorio, le condizioni che favoriscano o almeno consentano di registrare le esperienze oniriche.

Notevoli dati, ad esempio, si possono ricavare dalla risonanza magnetica, ma ,ci dice l’autore ,stare immobili nel tunnel di quell’apparecchiatura ,che per di più fa baccano, non è proprio l’ideale per dormire e sognare e costa in modo esagerato.

Tenuto conto di questi dati di fatto,ho molto apprezzato il fatto ,che l’autore riportando la montagna di dati da lui raccolti dalla sua ricerca ed elencando i pochi studi e le invece molteplici teorie delle spiritualità e filosofie sopra menzionate, usa praticamente sempre il verbo al condizionale.

Questo è un indice di grande onestà e rigore intellettuale, ma non significa affatto, che ci racconti delle favolette o delle semplici supposizioni.

Come ho sopra accennato ,il fatto di sperimentare ,ogni tanto, dei sogni lucidi, mi ha portato più volte a chiedermi ,come mai questo argomento è così poco affrontato.

Capisco le difficoltà oggettive, ma non si può non essere spinti alla ricerca ,dalla constatazione delle enormi facoltà e potenzialità ,che riscontriamo nella nostra mente, quando ci fornisce in abbondanza filmati più realistici e sorprendenti di quelli che potrebbe produrre un set hollywoodiano.

Invito a leggere questo libro chi abbia sperimentato sogni lucidi, o almeno abbia riportato nel data base della sua memoria, anche solo qualche sogno occasionale, perché avrà la sorpresa di ritrovare nella accurata tipologia, elencata dall’autore, sicuramente la gran parte dei sogni periodici che siamo portati a fare.

E’ proprio facendo questa constatazione che il lettore si dice : ah, ma allora in questo libro non ci vengono raccontate delle storielle, questo autore, sa bene di cosa sta parlando.

Il libro poi può essere preso e utilizzato in diversi modi ,a seconda degli interessi del lettore.

Forse chi ha già una qualche esperienza nel campo della meditazione sarà portato a studiarsi le tecniche pratiche ampiamente riportate nel libro.

Chi invece, come me, ha interessi maggiori sulla speculazione relativa alle spiritualità e filosofie citate nel libro, troverà l’occasione per approfondire questi campi.

Avverto che se si ha interesse per queste cose questo libro dà l’occasione per volare alto. Molto alto.

Come quando, partendo dal presupposto che probabilmente non esiste una realtà obiettiva, ma solo rappresentazioni ,che si formano nella nostra mente ,come suggerisce la spiritualità buddista, ma non solo, allora si è portati a ritenere verosimile che lo stato di veglia e lo stato di sogno riportano ambedue a una consapevolezza non più materiale.

Nei termini della filosofia classica è l’anima che tende e si unisce all’infinito e nelle spiritualità e filosofie orientali è l’io impara a superarsi per raggiungere con l’illuminazione l’atman, superamento dell’io nella realtà ultima da cercare come diceva Agostino “in interiore homini”.

Se si studiano le varie spiritualità e filosofie si ritrovano incredibili assonanze, come ha documentato ad esempio il teologo-filosofo Vito Mancuso in “i quattro Maestri” Socrate ,Buddha, Confucio e Gesù.

E se fosse questa l’interpretazione della realtà effettiva?

E se infine ci ricordassimo che il mondo onirico è abitato indifferentemente dai viventi, come dai trapassati, allora ci ritroveremo in una visione cosmologica veramente da far tremare le vene e i polsi.

Cioè se il mondo che definiamo come fisico fosse inconsistente mentre quello che definiamo come realtà onirica fosse l’unica reale, come sembrano fare intravedere anche le filosofie orientali?

Bella domanda.


martedì 12 marzo 2024

Antonio Scurati : Il bambino che sognava la fine del mondo -Ed:Bompiani - Recensione

 



Beh , doveva succedere che a un certo momento mi capitasse di leggere un libro di un autore, che stimo molto, ma che proprio mi è piaciuto poco.

Ho conosciuto Scurati non dalle sue prime opere, come è per esempio il libro del quale stiamo parlando, ma dal favoloso “Il figlio del secolo”, il primo libro della trilogia su Mussolini, che mi era piaciuto enormemente per l’estrema abilità dell’autore di delineare non solo la figura del protagonista ma anche quella degli uomini e delle donne che gli giravano attorno e che purtroppo i manuali di storia tutt’al più accennano appena.

Anche se hanno fatto la storia di quel periodo, non meno del Capo.

La storia del fascismo in Italia è stata imbozzolata nel dogma dell’antifascismo, diventato istituzionale e con ciò ,lo studio di quel periodo è diventato politicamente scorretto, impedendo a chi è nato dopo di capire di cosa si sta parlando.

Scurati , “ca va sans dire” ,intellettuale progressista e antifascista, ha avuto il grosso merito di rompere i vecchi tabù riportandoci alla presenza dei personaggi storici e non delle loro figure mitizzate e spesso stravolte dall’ideologia.

Mi son permesso di fare questa premessa perché il libro in esame non c’entra niente col fascismo, ma richiama già alcuni parametri della costruzione letteraria di Scurati, nel senso che parla come di un romanzo di fatti che sono realmente avvenuti.

Autentici fattacci di nera, anzi ancora peggio che di nera, perché concernenti reati o meglio presunti reati ,di carattere sessuale.

Presunti reati di pederastia, che sarebbero stati commessi da maestre, addirittura con la complicità e la copertura di preti.

Sono fatti di cronaca non lontani nel tempo,dei quali all’epoca avevo sentito parlare, come tutti, ma che, confesso ,non ricordavo in modo chiaro, ma sopratutto non ricordavo che avevano sollevato un polverone mediatico enorme ma che ben presto si sono rivelati fondati sul nulla.

Il libro infatti, nelle ultime pagine, fa dire alla protagonista di tutta la storia , in veste di grande accusatrice ,in diretta televisiva, un bello e chiaro : “mi sono inventata tutto”.

Tutta la narrazione si svolge a Bergamo intorno a un fantomatico ente ecclesiastico per preti “disturbati”, anche da turbe sessuali, che si sarebbe trovato nel plurisecolare edificio del seminario vescovile di una delle città tradizionali baluardo (nei tempi andati) del cattolicesimo tradizionale, e che però non risultava raggiungibile.

Insomma ci sono tutti gli ingredienti per una storia che tocchi le corde più sensibili dei sentimenti più nobili e più infami dello spirito umano.

Scurati però, nella vita e nel romanzo, è un accademico esperto di comunicazione, particolarmente televisiva ed è portato a fare riflettere il lettore sulle capacità di manipolazione, se non addirittura di auto- manipolazione, della nostra mente ,proprio quando ci si ritrova di fronte a storie del genere.

Non ne nasce solo il fatto della immediata divisione fra colpevolisti e innocentisti, che si incaponiscono in modo fanatico nelle conclusioni che ritengono di trarre su quel poco o tanto che si riesce a conoscere.

Quando anche le persone più miti in certe circostanze diventano irriconoscibili estremisti bruciati dal fanatismo,

Scurati, in circostanze di questo tipo, spinge a ricercare i moventi dell’esplodere delle emozioni nelle neuroscienze ,anche se non ne fa esplicitamente menzione, così come nella trilogia su Mussolini, fa consciamente o meno riferimento alla psicologia delle folle.

Come è possibile che ci si infiammi per mandare, se fosse possibile, schiere di persone al rogo, se poi viene fuori ,che quello che sembrava una prova inconfutabile era tutta un invenzione .

Ecco ,l’argomento sembra fatto apposta perchè un abile romanziere ci vada a nuotare dentro.

Scurati è abile , ci sa fare e sa scrivere bene.

Ma in questo libro non mi convince se non in piccola parte.

Innanzi tutto, un soggetto di questa delicatezza, sinceramente mi sembra che sarebbe stato metabolizzato dal lettore in modo più consono se tutto si fosse ridotto alla metà o almeno ad un terzo in meno delle pagine usate.

La parte migliore del libro l’ho trovata invece, come si può evincere da quello detto sopra, dal descrivere e constatare quanto ci sia ancora misteriosa la nostra psiche ed il funzionamento di un cervello allo stesso tempo ultra-potente, ma anche responsabile di farci cadere in errori di valutazione catastrofici.




martedì 5 marzo 2024

Gianluca Nicoletti Una notte ho sognato che parlavi – Ed, Mondadori – recensione

 



 Avevo “conosciuto” Nicoletti seguendo Radio 24 e proprio rimanendo fedele alla sua rubrica per un certo tempo, ho trovato rimarchevole il modo di parlare del suo gigantesco problema personale, cioè di essere padre di un figlio autistico, ormai grande, che gli condiziona totalmente la vita.

Mi era da subito piaciuto il suo modo singolare di affrontare, anche con gli ascoltatori ,il problema dell’autismo, che si pone oggi come la prima fonte di handicap e che purtroppo segna dei numeri elevati e con tendenza all’ aumento.

Avevo appena letto e recensito il libro di argomento analogo, scritto dal Prof.Alberto Vanolo : “la città autistica”, e, dato che prima di leggerlo ignoravo totalmente cosa fosse l’autismo, ho trovato lo stimolo ad approfondire l’argomento, leggendo anche il libro di Nicoletti, che essendo un giornalista e conduttore noto,che ha scritto più libri sull’argomento, fra i quali questo di cui parliamo, riuscendo a farlo diventare un best seller.

L’autore è un autentico personaggio.

Riesce a farci capire qual’ è il mondo degli autistici portandoci con mano leggera a ripercorrere la giornata normale di un genitore, che si è posta la missione di accudire un figlio, che praticamente non ha mai parlato se non con pochissimi monosillabi, che non sa scrivere, né fare di conto,che non è in grado di attraversare una strada, che se andasse in giro da solo oltre ad andare sotto alle macchine non saprebbe ritornare a casa, eccetera.

Si dice che l’autismo comporta l’incapacità di comunicare, ma se non si entra nella vita privata di tutti i giorni ,difficilmente si riesce a cogliere cosa vuol dire realmente.

Saltano tutte le convenzioni sociali con conseguenze paradossali.

Prendere un autobus o la metro, andare a un ristorante, a un cinema fare un giro in bicicletta, sembra semplice, ma se si accompagna un figlio autistico in queste occasioni di socializzazione si devono fronteggiare continuamente problemi imprevisti, perché l’autistico è per definizione imprevedibile, proprio nel senso che non si conforma a regole, che non lo toccano.

Fa pensare molto questo libro, perché ci interroga proprio sul senso di moltissime cose.

Casualmente prima di scrivere queste righe avevo letto un articolo di giornale che ricorda il centenario della nascita del più noto psichiatra italiano, Franco Basaglia.

Ebbene uno dei pensieri chiave di Basaglia era proprio questo : non esiste un modello obiettivo al quale l’umanità debba conformarsi e quindi quello che vediamo come imperfezione, diversità eccetera ha piena legittimità di esistenza.

Questo non significa che la malattia mentale non esiste, ma il folle lo si cura curando la società.

Se le regole sociali non sono altro che convenzioni, ebbene possiamo sempre metterle in discussione per far posto anche ai diversi.

Gestire un figlio autistico è estremamente pesante, ci fa capire Nicoletti , che descrivendo come si svolge la giornata nei dettagli, ci fa anche capire che non sempre è materialmente possibile accollarsi questo compito.

E’ antipatico dirlo, ma lo stesso Basaglia, non a caso affermava che la malattia psichica o come diceva lui il disagio psichico è un disagio classista.

Nel caso dell’autismo ancora di più, perché se è vero che un figlio autistico ha bisogno di assistenza o comunque di essere tenuto d’occhio 24 ore su 24, perché se no, tanto per dirne una, potrebbe buttarsi giù dalla finestra, per il semplice fatto che non riesce a distinguere fra la vita reale e la finzione scenica dei cartoni, dove se uno si butta, rimbalza allegramente, il genitore che lo accudisce come fa ad andare a lavorare?

Ricorrere a badanti, terapisti, addetti ai servizi socio-sanitari, non è affatto gratuito, come era gratuito il manicomio, che Basaglia ha chiuso, meritevolmente per certi versi, discutibilmente per certi altri, senza che sia stato rimpiazzato da servizi pubblici più complessi e più costosi.

Se non si hanno i mezzi, né le obiettive condizioni logistiche per dedicare quasi tutta la giornata al figlio autistico, lo stesso Nicoletti riconosce che bisognerebbe ricorrere alle strutture esistenti che riducono tutto a una perenne sedazione per di più immagino , per niente gratuita, oppure la sedazione la si svolge in ambiente casalingo.

O se hanno i mezzi e la possibilità di conciliare alcuni tipi di lavoro con la disponibilità del resto della famiglia e il fegato personale di dedicarvi la vita, lo fanno direttamente.

Tanto di cappello a Nicoletti!

La lettura del suo libro è illuminante e come già accennato fa pensare tra l’altro al senso ed ai limiti delle nostre regole sociali, ma solleva anche serissimi problemi etici e filosofici.

Devo confessare che se da una parte la lettura di questo libro mi ha parecchio interessato perché mi ha aperto alla conoscenza di un mondo prima sconosciuto, che però esiste e tocca molte famiglie, dall’altra mi ha rattristato non poco.

Leggendo non riuscivo a non pormi la domanda più scomoda che è questa : ribadito il tanto di cappello a Nicoletti, è lecito porsi la domanda se ne vale la pena di prodigarsi in tanto sforzo e partecipazione quando la persona autistica alla quale si dedica la vita non dico non è in grado di ricambiare nemmeno una qualche forma obiettiva di riconoscenza, ma allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, non sembra poter trarre dall’assistenza umana o sovra-umana dei vari Nicoletti, che pure ci sono e sono a quanto pare numerosi, alcuna possibilità non dico di guarire, ma nemmeno di costruire qualunque cosa dentro di sé.

Ma ha coscienza di sé una persona autistica ? Questo forse è il più grosso e delicato dei problemi.

E qui sinceramente è meglio fermarsi, perché se no si va a picchiare la testa contro il muro e si rischia di pensare cose che non fa bene nemmeno pensare.

Questo è un libro duro, al di là della grande abilità dell’autore, perché è duro l’argomento.

Ma quando c’è un’occasione di interpellare e condividere la comune umanità, è sempre buona cosa non girare la testa dall’altra parte.