Dai
vari siti che lo citano, ricavo le notizie essenzili sull’autore.
Marzio
G.Mian è un giornalista ,che fa parte di The Arctic Times Project,
organizzazione giornalistica non profit ,che indaga sulle conseguenze
della crisi climatica nell’Artico.
Ha
realizzato incheste e reportage in più di 50 paesi.
E’anche
autore di teatro.
E’
stato per 7 anni vice-direttore di Io Donna del Corriere della Sera,
collabora con Internazionale,il Giornale,GQ Italia,Rai Sky Italia.
Giornalista
e inviato in mezzo mondo, ha sviluppato un interesse particolare a
cercare di capire il punto dei vista dei russi.
E’
da quando è scoppiata la guerra in Ucraina, che gli analsiti di
geopolitica non sanno più a che santo votarsi, per farci capire ,che
i rapporti internazionali e le guerre in paritcolare sono molto più
complicate di come appaiono e che quindi l’equazione di ferro,
adottata con incredibile unanime conformismo dai nostri media
:,Russia invasore = cattivo/Ucraina invaso = buono ,non è
semplificabile alla stregua del darby Milan-Inter, ma che va almeno
contestualizzata nella storia recente.
Quindi
bisogna tener conto che quando è in corso una guerra, le cronche
che provengono dai paesi in guerra e loro alleati ,non sono notizie
vere, ma pura propaganda.
E
che per capirci veramente qualcosa ,occorre sempre partire dal
cercare di afferrare il punto di vista di tutti e due i contendenti,
tutti e due, non solo di quello, che ci è più simpatico o più
vicino.
In
parole un po più prosaiche, occorre cercare di capire l’”anima”
dei paesi in guerra.
Per
cercare di capire l’anima della Russia, Mian ha intrapreso un
viaggio per i 3.800 kilometri ,che occorre farsi, per seguire tutto
il corso del Volga, il maggior fiume della Russia e di Europa, dal
Baltico al Caspio.
Ne
è venuto fuori un brillante reportage ,che è risultato qualcosa di
molto più di un semplice reportage, perché le descrizioni pur
brillanti di alcuni luoghi simbolo di questo paese, come Stalingrado
oggi Volgograd, o Astrakan, e sopratutto le interviste ai personaggi
russi più disparati, o dai puntuali richiami alla storia del paese
,ne esce fuori davvero uno dei migliori tentativi di penetrare
l’anima della Russia.
Confessiamocelo,
noi ,di nostra iniziativa “di pancia”, subito ben corroborata del
resto ,a nostra parziale discolpa, dai commenti tutt’altro che
approfonditi o originali dei media, abbiamo battezzato e banalizzato
questa guerra con la presente brillante pensata : una mattina Putin,
autcrate completamente fuori di testa ha deciso di invadere l’Ucraina
e l’ha fatto,
Di
conseguenza ,attenzione!, perché oggi è toccata agli ucraini ,ma
domani potrebbe toccare a noi.
Perchè
mi son permesso di fare l’affermazione, sommamente divisiva
,riportata sopra ?
Prima
di tutto perché mi risulta ,che rappresenti il modo di pensare più
diffuso sull’argomento, e poi perché questo libro sembra scritto
apposta, per sostenere il punto di vista dei già citati analisti di
geopolitica, che ripetono ,se pure con non molto successo : fate
attenzione, la figura dell’uomo solo al comando, oggi battezzato
autocrate, non esiste e nella storia, non è mai esistita.
Perché
anche i più cupi e screditati autocrati o dittatori della storia
,rimanevano al potere solo ed esclusivamente, fin quando li
sorreggeva il consenso di fondo dei loro popoli ,conforme a linee
guida di lungo o lunghissimo corso, impresse nella loro storia
culturale, se non adirittura ancestrale.
Ecco
allora l’estrema utilità di cercare di capire l’anima della
Russia.
Per
poi scoprire, inevitabilmente ,che l’autocrate del momento, non fa
altro che cecare di uniformarsi al modo di sentire del suo popolo.
I
russi possono o non possono riuscirci simpatici, vicini o lontani, ma
la pensano in modo molto, ma molto diverso da noi.
Attenzione,
perché è qui che si gioca il confine fra guerra e pace.
Nell’analizzare
il senso di quel “diverso”.
Se
ci riteniamo tutti nel nostro Occidente figli della filosofia dei
Lumi, dovremmo per coerenza essere abituati ad applicare il valore
della tolleranza a ciò che è diverso : allora è pace.
Se,
invece, ciò che è diverso, lo definiamo imediatamente inferiore :
allora è guerra.
Dobbiamo
sempre scegliere fra Immanuel Kant e Friedrich Nietzche.
Fra
uomo razionale, che ha posto la sua dignità nell’etica ,oppure nel
superuomo, che ritiene che la sua dignita risieda unicamente nella
potenza.
Il
fatto che siamo diversi ,non significa affatto che siamo superiori ,e
che i Russi ,per divenire nostri amici, debbano adottare il nostro
modo di pensare, la nostra visione del mondo, che sarebbe la migliore
, la più elevata e quindi quella da imporre al resto del mondo.
Non
funziona così.
I
Russi possono sembrarci arcaici o medioevali, nel loro attaccamento
alla tradizione ortodossa ed all’idea imperiale, ma questi sono i
russi e non altro.
Non
sono proprio aspiranti occidentali anche se bevono Coca Cola,
mangiano amburgher Mec Donald e aspirerebbero a possedere un Iphon.
Naturalmente
usando ingegnose manovre per aggirare le pesanti e onnipresenti
sanzioni americane, ben descritte nel libro, che andrebbe letto anche
solo per questa parte.
Mian
ha il grande merito, innazi tutto, di avere cercato con grande onestà
intellettuale di “fotografare” quella, che ,nel suo reportage ,si
veniva rivelando come l’anima profonda della russia ,poi, pur non
essendo ,né volendo essere, un analista geopolitico, di cercare di
capire il fondamento almeno di qualcuno, dei punti fissi della
visione del mondo dei russi.
Ne
accenno uno : l’atavica aspirazione all’impero.
Forse
,quello che più risulta indigesto, al nostro modo di pensare.
Ma
proviamo a uscire dalle semplificazioni, alle quali ci ha abituato
lo studio sbrigativo della storia, che ci hanno appioppato i
programmi ministeriali.
Secondo
i manuali le due guerre mondiali ci avrebbero liberato dagli imperi,
istituzioni superate, basate sulla sola forza e oggi improponibili.
Attenzione
però.
Ragioniamo
contestualizzando.
Gli
imperi sono stati, non il risultato di deliranti sogni di potenza, di
qualche stravagante personaggio storico, ma niente altro che
l’inevitabile soluzione, da adottare, da parte di paesi che si
ritrovavano a governare su territori particolarmente vasti e
sopratutto su popoli poco omogenei ,divisi da lingue,religioni e
sopratutto etnie ,molto diverse fra di loro e quindi difficili da
tenere insieme.
La
Russia, guarda caso, è il paese territorialmente più grande del
mondo.
Diviso
in 85 entità federali, assimilabili alle nostre regioni.
Non
parliamo di lingue,religioni ed etnie.
Come
si fa a tenerlo insieme un paese del genere, senza ricorrere al
concetto di impero?
Non
che per l’America, tanto per dire, il discorso si sviluppi in modo
diverso.
Non
siamo abituati a ragionare in questo modo, ma è proprio per questo
che servono libri come questo.