Visualizzazione post con etichetta filosofia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta filosofia. Mostra tutti i post

venerdì 27 settembre 2024

Elisabeth Kuebler Ross La morte è di vitale importanza. Riflessioni sul passaggio dalla vita alla vita dopo la morte - Editore Armenia -recensione

 




Posso dire, senza rischiare di apparire presuntuoso ,che penso di potere definirmi un lettore accanito, praticamente da sempre.

Dico questo, per confessare ,che questo è il libro che mi è costato più fatica “psichica” per arrivare all’ultima pagina.

Confesso ancora che ,addirittura, probabilmente per la prima violta in vita mia ,ho dovuto impormi di smettere di leggerlo, perché la lettura mi trasmetteva una emozione insopportabile.

Già ,l’argomento è quello che è.

Inutile ricorrere a citazioni scientifiche o dotte, ognumo di noi evita “di pancia” di affrontare il problema della morte, se non quando vi è rascinato da eventi infausti.

Ma questo specifico libro, l’ho visto citato da Francesco Faggin, per il quale nutro una grandissima stima, e mi sono ripromesso di leggerlo proprio per vedere come potesse posizionarsi nei riguardi della teoria del “panpsichismo da informazione quantica” di Faggin- D’Ariano ,che potete trovare descritta nei tre libri di Faggin, che ho recentemente recesito.

La dottoressa Ross è una psichiatra, che per sua scelta, sulla spinta di una vocazione personale, a un certo punto, coincidente con l’inizio della sua professione , ha deciso di dedicare tutta la sua carriera professionale e scientifica, nel seguire ,non solo i malati terminali di cancro nei loro ultimi giorni, ma in particolare i bambini, nelle medesime condizioni.

L’Autrice è svizzera, ma ha praticato la sua professione negli Stati Uniti, in un periodo nel quale praticamente nessuno, prima di lei ,si era dedicato sistematicamete a quello specifico settore di studi e di pazienti.

Ma ha chiaramente dimostrato di avere capacità comunicative e carismatiche piuttosto potenti, se in pochi anni, è riuscita a osservare e documentare un numero estremamente elevato di casi, fornendo così ai ricercatori interessati, un data base ,che prima quasi non esisteva,

Affiancando la sua attività clinica, con workshop, della durata di una settimana ,per addetti ai lavori, ma anche parenti di malati in quelle condizioni e un nutrito tour di conferenze in giro per il mondo.

Non voglio sottrarmi ,da subito ,alla domanda, che tutti i potenziali lettori si porranno, a questo punto.

Quello che ognuno di noi ha sentito dire ,in merito alle esperienze di “pre-morte” ,usate e usabili per ipotizzare una sopravvivevenza di una parte di noi, dopo la morte ,sono pii desideri, basati su allucinazioni oppure si possono appoggiare su qualcosa di verosimile?

Sgombriamo il campo da possibili equivoci, dicendo , che le esperienze elencate e descritte dalla Dottoressa Ross, non fanno ricorso a nessuna “spiegazione”, riconducibile alle religioni istituzionali o comunque a dogmi o credenze religiose.

Sono “esperienze” ,cioè situazioni ,alle quali l’Autrice era presente e come tali sono riportate nel libro, che non è altro che la trascrizioni di alcune conferenze tenute dalla medesima.

Si tratta di “esperimenti”, riportati da riviste scientifiche o condotti seguendo protocolli di istituzioni universitarie?

In parte sì, perché l’autrice ha frequentato e fornito materiale a istituzioni scientifiche, ma non chiediamo alla scienza di “spiegare”, quello che non è misurabile, né riducibile ad algoritmi.

C’ è dell’altro, e dell’oltre alla scienza, come c’è dell’altro e dell’oltre, rispetto alle religioni, pur essendo quello che tratta questo libro, un argomento, vicino alle spiritualità, alle filosofie, ed alle tradizioni culturali dei vari popoli.

Bhè, allora, se qualcuno a letto i libri di Faggin , è ipotizzabile in modo del tutto sensato (per Faggin anche addirittura, dimostrabile sulla base della fisica quantistica) una realtà di carattere spirituale, che rappresenta quella che alcuni filosofi come Vito Mancuso definiscono la “vera vita”, che comprende questa nostra vita legata al corpo e costituita da quello che percepiamo quotidianamente ,che però è presente, parallelamente a un altra forma di vita spirituale , che diviene completamente nostra ,quando supereremo i limiti del corpo, dopo la morte.

Mi rendo conto che non stiamo parlando di noccioline ,o dell’ultimio darby di calcio, e che quindi non è agevole entrare nel’ordine di idee, che richiede questo tipo di riflessioni.

Devo però anche confessare, per onestà intellettuale, che pur avendo io professato ,presumo coerentemente, una continuativa fedeltà alle filosofie illuministe - razionaliste, avendo avuto la fortuna di imbattermi pochi mesi fa nel libro di Franceso Tormen, sul sogno lucido (con spunti che si ritrovano anche nei libri di Castaneda) tutti recensiti nel mio blog (https://gmaldif-pantarei.blogspot.com/) ,ho potuto apprezzare senza difficoltà il riconoscimento del valore del “sogno lucido”,

Inteso come esperienza formidabile, di una vita parallela totalmente spirituale “oltre il corpo” ,ma consapevole, per il semplice fatto, che sono fra coloro, che ricordano, senza difficoltà, alcuni “sogni lucidi” ,che peraltro chiunque di noi può provare e apprezzare, solo che ci dedichi un po di attenzione e ne prenda nota.

Ho quindi un’esperienza diretta ,ripeto, condivisa immagino almeno potenzialmente da chiunque, che un particolare mondo dei sogni ,non è un fatto magico o frutto di allucinazioni ,ma è realtà quasi quotidiana.

Il sogno lucido, consente di vivere, se pure solo alcuni momenti ,in una realtà “oltre il corpo”, ma in condizioni di consapevolezza e lucidità ,ed è quindi di inestimabile valore per darci un’idea di cosa possa essere la realtà “solo spirituale” ,che potremo vivre continuativamente, un volta abbandonato il corpo con la morte, per il semplice fatto che esisteva e la sperimentavamo ,anche prima di quell’evento.

Se il lettore avrà la pazienza e la saldezza psichica necessari per leggere tutto il libro della dottoressa Ross, avrà il piacere di sentirsi dire ,che le esperienze di “pre-morte” ,descritte dalla medesima, seguono un denominatore comune e costante, che nasconde aspetti fortemente positivi.

Consistente nell’acquisto di una singolare e forte serenità ,dovuta alla sensazione di vedersi accolti da personaggi amorevoli, che siano parenti o amici, ma comunque sempre persone dalle quali siamo stati amati.

Siccome, comunque la pensiamo, tutti siamo consapevoli del fatto ,che da lì dobbiamo passarci, ritengo che la lettura di questo libro, se pure emotivamente impegnativo, possa essere di grande utilità per tutti.

Teniamo conto anche di un’altra cosa e cioè che la dottoressa Ross è una psichiatra, che inevitabilmente esponendoci le sue esperienze professionali ed umane, ci presenta anche non pochi percorsi tipici della sua professione.

Per fare un esempio quasi tecnico la descrizione della tecnica di lettura dei disegni dei bambini ma non solo messa a punto da Jung.

Ma ci dice molto di più nel corso di tutto il libro.

Mi sembra che il filo che percorre tutto ce lo riassuma così.

Se volete vivere sereni,( mi viene da osservare che la Ross, praticamente non usa la parola felicità),

dovete sbarazzarvi delle negatività ,che albergano in voi come in ogni uomo.

Tutti noi conviviamo con un Hitler, dobbiamo prenderne cognizione e consapevolezza.

C’è un meccanismo plasmato nella nostra psiche, che ci spinge regolarmente ad attribuire ad altri le nostre negatività e i nostri fallimenti, dobbiamo combattere questa tendenza naturale e superarla, perché ognuno di noi è resposabile di sé stesso.

Non illudetevi, ci dice la Ross, non c’è diavolo che possa costringervi a fare anche dentro di voi quello che non volete. Non cercate scuse.

Tutti conviviamo con chi ci ha fatto del male.

Convincetevi che combattere la negatività con un’altra negatività è una trappola anche logica, non ha senso, disfatevi dell’odio.

Invece di odiare chi ci ha fatto del, male cominciamo a lavorare su noi stessi ed apriamoci al mondo con maggiore positività, cominciamo a cacciare l’Hitler che c’è in noi.

Questa è la sola strada.

Ho riassunto un po sbrigativamente il pensiero della Ross, spero però di essere rimasto fedele alla sua sostanza.

Concludo, questo è un libro un po impegnativo, ma probabilmente sono proprio questi libri ,che ci fanno fare un po di fatica quelli che rimangono a costruire quello che abbiamo bisogno.










martedì 18 giugno 2024

Carlos Castaneda The Teaching of Don Juan A Yagui Way of Knowledge – recensione

 




Come tutti, immagino, avevo sentito parlare di Carlos Castaneda come di un autore di successo, ma non ne sapevo niente di più.

Poi leggendo e recensendo il libro di Francesco Tormen ,sui “sogni lucidi” ,a metà fra neuroscienze, filosofia, spiritualità e antropologia (https://gmaldif-pantarei.blogspot.com/2024/04/francesco-tormen-con-gli-occhi-aperti.html ) ho trovato diverse citazioni su Castaneda ,come divulgatore del pensiero sciamanico messicano e la curiosità di approfondire mi ha spinto ad accostarmi alla sua opera principale.

Castaneda, di origine peruviana ,che però ha studiato ed ha vissuto prevalentemente in America,e ha scritto generalmente usando l’inglese (laurea alla UCLA) ,è un personaggio controverso e del quale si sa solo quello ,che ha ritenuto di farci sapere, anche perché ha avuto dei periodi nei quali scompariva dai radar e nessuno sapeva dov’era.

Si sa per certo ,che ha venduto milioni di copie (8 per la precisione) dei suoi libri ,nei quali pretendeva di raccontare la sua esperienza di discepolo, di quello che descrive come uno sciamano messicano, Don Juan, con l’aiuto del quale avrebbe acquisito la sapienza e le tecniche del pensiero, appunto sciamanico precolombiano, nato in quella zona geografica (deserto di Sonora).

Anche se il successo dei suoi libri dimostra che la gran parte dei lettori ha accettato la sua versione, non si può tacere il fatto ,che il mondo letterario e sopratutto accademico, ha contestato la

veridicità della sua narrazione, nel senso che l’ha definita come opera di fantasia e non corretta analisi antropologica.

L’autore in effetti non ha fatto niente per appoggiare la sua narrazione su testimonianze di terzi.

Alcuni accademici gli hanno addirittura contestato di essersi appropriato anche di quanto acquisito da antropologi professionali.

Ma comunque sia ,le sue narrazioni sono ben articolate e, dato il genere, anche verosimili, e quindi ,che siano analisi antropologiche, o pura fantasia, la disputa non inficia il grande interesse sul tipo di spiritualità e di filosofia che ci viene proposto.

Tra l’altro non risulta che le sue descrizioni dello sciamanesimo messicano siano state contestate da cultori della materia, cioè da altri veri o presunti sciamani messicani.

Per farla breve, la narrazione dell’apprendistato ,vero o presunto, dell’autore presso il maestro-sciamano Don Juan ,è estremamente dettagliata e si basa quasi interamente sulle esperienze di accesso a una diversa realtà, tramite l’aiuto, proveniente dall’uso sopratutto di due piante messicane, notoriamente dotate di proprietà psichedeliche allucinogene : il peyote (Lophophora williamsii) ,ricca di mescalina ,e la così detta “erba del diavolo” (Datura Stramonium).

Viene descritto come accostarsi a queste piante, non certo alla maniera dei raccoglitori di funghi, ma seguendo procedure rituali estremamente precise e complesse.

Con il cactus peyote la cosa risulta relativamente semplice perché va raccolto, lasciato seccare e poi masticato.

Castaneda descrive l’accostamento a queste piante sempre come se si fosse in un ambiente antropomorfo, cioè come se le piante avessero, di loro, forme di energia ,che scambierebbero con noi solo in certe condizioni.

Chissà cosa ne pensa di questo approccio il Prof. Mancuso, notissimo botanico, mi propongo di approfondire questo aspetto.

Molto più complicato e macchinoso invece l’approccio all’erba del diavolo.

Ecco ,forse la parte meno convincente del libro, la si ritrova in questi complessi rituali, che a volte nella loro ricercata e forse eccessiva macchinosità richiamano il pentolone fumante di Mago Merlino, che però non aveva l’ambizione di enunciare teorie antropologiche.

Teniamo conto però che l’uso di determinate piante non è descritto da Castaneda come un qualcosa di fine a sì stesso, ma è la ricerca di un aiuto per entrare in una realtà parallela che porta a vivere esperienze in altre realtà.

Va ricordato poi che nel terzo dei suoi libri Castaneda tiene a dire però che tutto il cammino di conoscenza da lui descritto può essere intrapreso con successo anche facendo a meno del ricorso alle erbe psichedeliche.

Forse si era reso conto che, al di là della sua buona fede, il suo entusiasmo per una realtà parallela poteva essere interpretato dai meno provveduti come un incitamento a fare uso di droghe e questo non era sicuramente il suo intento.

Ecco forse il punto debole delle narrazioni di Castaneda sta nel fatto di accennare a elementi di cosmologie e filosofie- spiritualità, di grandissimo fascino e interesse, ma accostandosi solamente, senza nemmeno provare a enunciare una qualche teorizzazione sistematica.

Per la verità un tentativo l’ha fatto come risulta dal suo libro intitolato Tensegrità, che sembra però una banalizzazione delle sue intuizioni ridotte a metodo di “movimenti magici del corpo”.

Al di là di inevitabili punti di caduta, le esperienze del Castaneda – allievo, lo portano a sperimentare esperienze formidabili.

Dalla levitazione, alla divinazione, ben al di là dalle leggi della fisica.

Sciocchezze? Ciarlatanerie?

Ma! Sarei prudente nel giudicare ,perchè questi “stati” non convenzionali, mi hanno immediatamente richiamato quelli dei “sogni lucidi” ,descritti nel libro di Tormen ,che ho citato all’inizio, che non descrivono niente di diverso.

Tormen, che non è un romanziere, ma uno studioso qualificato in particolare in materia di antiche spiritualità asiatiche come il buddismo tibetano, accenna con ben altro spessore a possibili cosmologie e filosofie alternative alle nostre occidentali.

Come la geopolitica, ci sta insegnando ,che il mondo è ben più grande del nostro Occidente ,e che il resto del mondo, che costituisce la stragrande maggioranza, va seriamente studiato se vogliamo capirci qualcosa del mondo in cui viviamo oggidì, parimenti ,non esiste solo la filosofia greca ,sulla quale basiamo le nostre convinzioni e i nostri valori, c’è anche altro che va studiato e che non ha minore dignità culturale.

Ecco, Castaneda ,penso che andrebbe letto traendone il massimo vantaggio seguendo la chiave di lettura che ho sopra accennato.

















domenica 28 aprile 2024

Francesco Tormen : Con gli occhi aperti. Il sogno lucido fra neuroscienze ed esperienze contemplative Ed. Il Saggiatore – recensione

 



Questo è un libro piuttosto impegnativo, sia per l’argomento, che per la mole di circa 550 pagine, ma questo non significa che non sia altamente interessante.

Personalmente, sono fra quelli che ,senza aver mai fatto esercizi di contemplazione, come quelle suggeriti dall’autore, mi sono accorto di fare ,probabilmente da sempre, di tanto in tanto sogni lucidi.

Si tratta ,cioè, di quel tipo di sogni che si tende a ricordare ,almeno al risveglio, ma sopratutto, diciamo così, in corso d’opera, si avverte abbastanza chiaramente di stare sognando e quindi di essere consapevoli mentre si sta sognando.

Tutto il libro è sostanzialmente basato sulla descrizione delle principali tipologie di sogni e sulla esortazione dell’autore a esercitarsi in questa ,per altro diffusa facoltà, per avventurarsi in mondi ancora poco conosciuto, ma estremamente affascinanti.

Va detto che l’autore, pur possedendo una preparazione a livello accademico, delle spiritualità e filosofie orientali ,che più hanno studiato il fenomeno dei sogni ,come quelle buddiste, e in particolari del buddismo tibetano, filosofie iraniche e lo sciamanesimo dei popoli indigeni, e la teosofia ,ha una non trascurabile competenza nel campo delle neuroscienze.

Purtroppo, però, in questo ultimo campo non ci si è applicati molto a questi fenomeni e di conseguenza le acquisizioni scientifiche in materia sono più che modeste.

Non per mancanza di interesse ,sottolinea l’autore, che tra l’altro non trascura di elencare gli studi più significativi effettuali in questo campo, ma perché è obiettivamente difficile riprodurre con dei volontari in laboratorio, le condizioni che favoriscano o almeno consentano di registrare le esperienze oniriche.

Notevoli dati, ad esempio, si possono ricavare dalla risonanza magnetica, ma ,ci dice l’autore ,stare immobili nel tunnel di quell’apparecchiatura ,che per di più fa baccano, non è proprio l’ideale per dormire e sognare e costa in modo esagerato.

Tenuto conto di questi dati di fatto,ho molto apprezzato il fatto ,che l’autore riportando la montagna di dati da lui raccolti dalla sua ricerca ed elencando i pochi studi e le invece molteplici teorie delle spiritualità e filosofie sopra menzionate, usa praticamente sempre il verbo al condizionale.

Questo è un indice di grande onestà e rigore intellettuale, ma non significa affatto, che ci racconti delle favolette o delle semplici supposizioni.

Come ho sopra accennato ,il fatto di sperimentare ,ogni tanto, dei sogni lucidi, mi ha portato più volte a chiedermi ,come mai questo argomento è così poco affrontato.

Capisco le difficoltà oggettive, ma non si può non essere spinti alla ricerca ,dalla constatazione delle enormi facoltà e potenzialità ,che riscontriamo nella nostra mente, quando ci fornisce in abbondanza filmati più realistici e sorprendenti di quelli che potrebbe produrre un set hollywoodiano.

Invito a leggere questo libro chi abbia sperimentato sogni lucidi, o almeno abbia riportato nel data base della sua memoria, anche solo qualche sogno occasionale, perché avrà la sorpresa di ritrovare nella accurata tipologia, elencata dall’autore, sicuramente la gran parte dei sogni periodici che siamo portati a fare.

E’ proprio facendo questa constatazione che il lettore si dice : ah, ma allora in questo libro non ci vengono raccontate delle storielle, questo autore, sa bene di cosa sta parlando.

Il libro poi può essere preso e utilizzato in diversi modi ,a seconda degli interessi del lettore.

Forse chi ha già una qualche esperienza nel campo della meditazione sarà portato a studiarsi le tecniche pratiche ampiamente riportate nel libro.

Chi invece, come me, ha interessi maggiori sulla speculazione relativa alle spiritualità e filosofie citate nel libro, troverà l’occasione per approfondire questi campi.

Avverto che se si ha interesse per queste cose questo libro dà l’occasione per volare alto. Molto alto.

Come quando, partendo dal presupposto che probabilmente non esiste una realtà obiettiva, ma solo rappresentazioni ,che si formano nella nostra mente ,come suggerisce la spiritualità buddista, ma non solo, allora si è portati a ritenere verosimile che lo stato di veglia e lo stato di sogno riportano ambedue a una consapevolezza non più materiale.

Nei termini della filosofia classica è l’anima che tende e si unisce all’infinito e nelle spiritualità e filosofie orientali è l’io impara a superarsi per raggiungere con l’illuminazione l’atman, superamento dell’io nella realtà ultima da cercare come diceva Agostino “in interiore homini”.

Se si studiano le varie spiritualità e filosofie si ritrovano incredibili assonanze, come ha documentato ad esempio il teologo-filosofo Vito Mancuso in “i quattro Maestri” Socrate ,Buddha, Confucio e Gesù.

E se fosse questa l’interpretazione della realtà effettiva?

E se infine ci ricordassimo che il mondo onirico è abitato indifferentemente dai viventi, come dai trapassati, allora ci ritroveremo in una visione cosmologica veramente da far tremare le vene e i polsi.

Cioè se il mondo che definiamo come fisico fosse inconsistente mentre quello che definiamo come realtà onirica fosse l’unica reale, come sembrano fare intravedere anche le filosofie orientali?

Bella domanda.


giovedì 24 agosto 2023

Emanuele Coccia : La vita delle piante. Metafisica della mescolanza Ed: Il Mulino – recensione

 



Questo libro è un piccolo gioiello.

L’avevo acquistato tempo fa e quasi me l’ero dimenticato in biblioteca, poi leggendo un’intervista ad Alessandro Baricco, vedo citato l’autore insieme a Stefano Mancuso, e vado a metterci mano.

Straordinario.

E’ stata una scoperta completamente inaspettata ,proprio perché avendo visto citato quest’autore, che non conoscevo, insieme a Mancuso, che invece conoscevo bene, come brillante divulgatore di botanica ,mi aspettavo qualcosa di simile, allo stile appunto di Mancuso.

Ho trovato tutt’altro ,ma quello che ho trovato mi è piaciuto moltissimo.

Siamo nel campo della più pura e affascinante speculazione filosofica.

Coccia non risparmia strali polemici al vizio moderno dell’ultra-specializzazione ,figlia della classica ripartizione in materie, propria dell’organizzazione universitaria.

Lui, invece, rivendica il ritorno all’approccio che era stato quello del grande pensiero greco, che concepiva la filosofia, come, diremmo oggi, un approccio assolutamente multi-disciplinare, svincolato da ogni classificazione arbitraria e posticcia.

E in questa prospettiva, l’autore si lancia, dimostrando una erudizione veramente invidiabile.

Condivido assolutamente il suo entusiasmo per l’assoluta libertà dell’analisi inter- disciplinare, ma per farmi capire, usando gli strumenti classici ai quali siamo abituati, vi dirò che delinea quella che in filosofia verrebbe definita una forma di “cosmologia della mescolanza”.

E lo fa in modo veramente brillante.

Eviterò di rischiare un riassuntino, perché un autore che naviga per queste altezze merita ben altro.

Mi sembra che questo punto di vista (sulla cosmologia) oggi sia ben conosciuto e apprezzato se pure tutt’altro che maggioritario, perfino in teologia, mi riferisco per esempio alla teologia dell’altro Mancuso, Vito, non Stefano.

Ma ha fatto e fa fatica ad affermarsi perché va a cozzare con pregiudizi cultuali, che ci derivano dalla dogmatica cattolica, che ha imbevuto la nostra cultura per secoli e secoli.

Pensiamo a Dante, formidabile anche come “divulgatore” della cosmologia tomista.

Tutta quella pur mirabile costruzione ,durata quasi per millenni ,era intrisa dalla preoccupazione della “reductio ad unum” e l’uno ovviamente era il Dio cristiano.

Dante ci descrive un mondo composto da nove sfere ,una dentro all’altra, partendo dalla terra fino ad arrivare all’Empireo, poi sotto Gerusalemme si dipana a piramide o meglio a cono rovesciato l’inferno.

Ma quello che più conta, nella visione medioevale ,arrivata fino a noi e rimasta intatta nella dogmatica cattolica è l’essenza di questa cosmologia, il passaggio dalla dialettica, cioè dal movimento incessante, all’Empireo, sede della “contemplazione “ di Dio, verità assoluta, che concettualmente comporta la fine della dialettica, perché arrivata alla sua conclusione.

Nel senso che anche la cosmologia aveva una valenza etica – teologica in base alla quale il movimento era ritemuto simbolo di disordine (causato dalla lotta fra bene e male).

Nell’Empireo (raggiungibile solo nell’altra vita) c’è per definizione solo il bene (supremo) essendo finita la lotta fra bene a male e quindi c’è solo ordine e di conseguenza il moto non è più necessario, perché c’ è il compimento del tutto.

Questa cosmologia ,non si può dire che non avesse un suo fascino e una sua compiutezza, ma collide in modo radicale, in modo insanabile ,con la scienza moderna, per la quale tutto è dialettica.

Addirittura oggi sappiamo ,che non è più corretto pensare alla materia come qualcosa si statico, anzi la materia non esiste proprio più, nella fisica moderna, dato che l’elemento primo è energia, vibrazione,onda.

Ricordate il concetto di “primo motore immobile” che non mancava certo nei nostri manuali di filosofia dei licei?

Ecco quello era un po il concetto chiave di quella cosmologia, della quale si è parlato sopra e che, intendiamoci, è tutt’ora rimasta nella mente di moltissimi.

Ma non certo in quella di Emanuele Coccia, che pensa esattamente al contrario.

Per lui, l’essenza delle cose è fluidità, commistione, mescolanza.

Vi invito a rilevare che questi concetti sono tutti diretti a farci vedere un moto, che esiste sempre e comunque, ma che esiste per andare nei due sensi.

Nell’atto della conoscenza, o anche solo della percezione, io interagisco e modifico.

Altro che motore immobile, qui siamo proprio nella dialettica assoluta.

In piena concordanza con la scienza moderna, come si diceva, nel capo dell’energia, vibrazione, onda.

E’ un po’ costruire una intera cosmologia sulla visione del “brodo primordiale”, dal quale è nata la vita, il tutto.

Essere tutto in tutto.

Prospettiva fantastica.

Ma leggetelo con calma questo libro, vedrete che è disseminato da intuizioni da brivido.

Prima di lasciarvi però è  doveroso che vi dica cosa c'entrano, che ruolo hanno le piante in questo saggio.

Ebbene, eravamo sopra ricorsi alla similitudine della cosmologia dantesca se pure per contrapposizione.

Ecco allora nell'opera di Coccia il ruolo delle piante è simile a quello di Virgilio nella narrazione dantesca.

E' il saggio che spiega tutto, perchè tutte le deduzioni di Coccia sono  originate dall'ossercazione della vita delle piante.

Se posso permettermi un'annotazione critica, mi sembra che l'autore dica troppo poco, se non quasi nulla direttamente, sul fatto che pure accettando la sua visione cosmologica altamente dinamica e dialettica, non si può non tenere presente, il postulato sul quale si basano sia scienza che filosofia e cioè il fatto che la realtà ci è conoscibile per il fatto che è governata tutta da leggi costanti.









martedì 25 luglio 2023

Daniel A. Bell : The China Model .Political Meritocracy and the Limits of Democracy - Princeton University Press – recensione

 


Mi è capitato questo.

Dopo aver finito di leggere (e annotare) il libro del quale parliamo, mi sono imbattuto ,col consueto interesse, nell’editoriale sul Corriere della Sera di Galli della Loggia ,nel quale il Professore deprecava ,con valide argomentazioni, la grave carenza che ha assunto di recente il sistema scolastico italiano nel mettere all’angolo lo studio della storia e della geografia.

Pienamente d’accordo.

Purtroppo però nelle ultime righe di quell’editoriale viene fatto un accenno alla presunta ignoranza della storia e della filosofia da parte della Cina, bollando quel sistema come da non imitare affatto.

Che scivolone incredibile, possibile che ,a quel livello di cultura, il Nostro non abbia mai ritenuto necessario affrontare ed approfondire lo studio della Cina?

Infatti qualsiasi analista di geopolitica che si legga oggi sull’argomento darebbe modo di acquisire almeno queste tre o quattro nozioni fondamentali :

-la Cina ,fra i paesi che aspirano all’egemonia, e proprio per questa stessa ragione è intrinsecamente da sempre uno dei massimi cultori della storia e del suo valore;

-il sistema cinese attuale, pur facendo riferimento formale, abbastanza anacronisticamente, al marxismo-comunismo, in realtà, ha il suo punto di riferimento filosofico -ideologico nella filosofia e tradizione confuciana-taoista e quindi è tutt’altro che carente in materia di filosofia;

-la caratteristica peculiare del sistema politico (ma non solo) cinese è il fatto che la “governance” del paese sia basata non sul sistema occidentale della democrazia rappresentativa, nel quale si privilegia il meccanismo : “un uomo-un voto” ,basato su una procedura, ma il risultato, al quale porta la procedura medesima, nel modo di selezionare la classe politico-amministrativa, preparata ad affrontare le sfide della complessità del mondo attuale.

In parole povere, il sistema è basato sulla “meritocrazia” ,in base alla quale, per accedere ai posti di potere a tutti i livelli,ma sopratutto a quelli più elevati, occorre superare esami estremamente selettivi ed avere nel contempo un curriculum ,che dimostri non solo di avere già acquisito esperienza in quel campo, ma sopratutto di avere raggiunto risultati positivi.

La cosa più incredibile, e forse più ignorata da noi, è che la logica di questo sistema è in vigore dalla bellezza di mille e trecento anni, quando furono inventati e messi in pratica “gli esami imperiali”.

Quindi, se c’è un paese al mondo nel quale l’”education” è rispettata ed elevata al massimo livello, questo è la Cina.

-non è tecnicamente esatto definire la Cina paese autocratico o peggio dittatoriale, perché, se non altro, per accedere ai posti di potere locale da tempo si svolgono elezioni.

-un altro elemento fondante del sistema cinese è ,udite, udite : la sperimentazione.

La Cina, ritenuto paese chiuso e prigioniero dell’ideologia, è invece “anche” pragmatico, in misura probabilmente maggiore dei paesi occidentali.

E quindi quello che da noi spesso viene spesso bollato, se non ridicolizzato ,come “abitudine a copiare” le nostre tecnologie è in realtà il segno di un’apertura mentale notevole verso cose nuove e sconosciute , che tra l’altro ha consentito al paese più popoloso del mondo di vincere la povertà nello spazio di soli trent’anni, risultato questo semplicemente unico nella storia.

Della Cina si può dire tutto il male che si vuole ma non che questo paese voglia imporre ad altri il proprio sistema politico o culturale (a differenza di quanto pensiamo noi occidentali).

Mi rendo conto che i fatti sopra enunciati sono largamente ignoti ed ignorati qui da noi, ma è proprio per questo che per conoscere almeno l’abc di quell’enorme (e sempre più influente) paese ,occorre pazientemente studiarselo.

Ecco quindi perché consiglio vivamente al lettore di procurarsi e leggere il libro del quale stiamo parlando.

E’ un saggio accademico, anche proprio nella sua costruzione, dato che la quasi metà del volume è costituita da note e bibliografia, ma è scritto in uno stile leggibilissimo e per nulla pesante.

L’autore è Chair Professor alla Tsinghua University di Pechino.

Lo ripeto è un lavoro accademico e come tale acquisisce la dovuta credibilità e autorevolezza con un attento lavoro di analisi sia dei punti a favore come delle criticità dell’attuale sistema cinese e ne propone anche sue originali correzioni e possibili sviluppi.

Aggiungo che esiste anche una traduzione italiana ,pubblicata dalla Luiss.

Ma l’originale inglese costa sensibilmente meno.








mercoledì 28 giugno 2023

Domino Rivista sul mondo che cambia Il mondo contro Nella guerra di Ucraina il Sud Globale è con la Russia (e con la Cina). Contro di noi. Mentre Francesco prova a mediare n.6 – 2023 - recensione

 





Finalmente è arrivato questo argomento.

Ma forse, se ci mettiamo nei panni di Direttore e analisti di Domino vedremmo che non potevano fare diversamente, perché questo è obiettivamente il discorso più ostico da fare per i lettori, informati solo dai notiziari tv e ancora peggio dagli editorialisti della carta stampata, tutti allineati. Sul pessimo dogma, secondo il quale la guerra d’Ucraina va seguita rigorosamente dividendo il mondo in buoni e cattivi ,in modo netto, ed anzi sottolineando l’ancora peggiore aggiunta “senza se e senza ma”.

E’ abbastanza ridicolo che tutti questi commentatori si ritengano tutti ”liberaloni”, che ,se fossero tali davvero, dovrebbero essere figli di Voltaire, che però giurerei ,che se li sentisse e li leggesse si rivolterebbe irritatissimo nella tomba.

Cerchiamo di capirci, a me è sembrato illuminante l’articolo molto calibrato ed acuto del gesuita, direttore di Civiltà Cattolica, Antonio Spadaro, che compare quasi alla fine di questo fascicolo.

Particolarmente là dove propone questo argomento.

Il giudizio della storia sul nazismo e su Adolf Hitler è quello che è, ma a nessuno verrebbe in mente di bollare come filo-nazista chi si chiede del tutto legittimamente : ma come è nato il nazismo?

Come sappiamo la risposta, che gli storici danno ,come più verosimile è : a causa delle perniciose conseguenze del trattati di Versailles, che hanno imposto condizioni umilianti per il popolo tedesco, dopo a sconfitta nella prima guerra mondiale, alimentandone il revanscismo

E allora ,perché, è così isolato e criticato il parere di Papa Francesco quando dice : l’aggressione dell’Ucraina da parte della Russia è un fatto esecrabile certo, ma ora a guerra in corso e in considerazione dell’enorme costo umano che ha già avuto, occorre pensare alla pace e sostituire le armi con la diplomazia, perché tutte le guerre finiscono.

Ed allora per convincere le parti ad accostarsi a un tavoli di trattativa, occorre analizzare gli avvenimenti per capire il perché della guerra e le sue cause più verosimili.

E’ lo stesso ragionamento fatto sopra a proposito del nazismo.

Se uno ragiona così va etichettato come pro -Mosca?

Spero di no, se no rimane veramente poco spazio per avviarsi su una qualsiasi strada razionale.

Certo che è paradossale dover sentire dire dal Papa : questa non è la favola di Cappuccetto Rosso, che mette i tutti buoni da una parte e i tutti cattivi dall’altra ,esercitando una didattica di tipo infantile, questa è una guerra reale, che ogni giorno che passa aumenta il peso delle sofferenze.

Del giudizio si occuperà chi di dovere nell’Altro Mondo, noi che siamo nel mondo di qui dobbiamo usare il buon senso e la ragione non i dogmi per trovare un compromesso accettabile per le parti.

Per potere avviarci su questa strada, dobbiamo avere l’umiltà di esaminare quelle che per le parti sono le ragioni; gli interessi; le narrazioni; le radici storiche; i sentimenti diffusi ,eccetera.

Dobbiamo cioè cercare di capire i due contendenti (tutti e due non uno solo scelto a priori) per via razionale non per dogmatismi ideologici, o per ragioni di schieramento aprioristico, come fanno i tifosi delle curve nel mondo del calcio.

Ecco, questa è la premessa, che credo sia indispensabile fare ,per uscire dalle opposte propagande ed entrare nella realtà togliendoci le fette di salame ideologiche che ci inducono a metterci davanti agli occhi.

E se ci mettiamo in questa prospettiva allora viene il bello, come argomentano le analisi di questo numero di Domino, che ci propone dati sgradevoli, ma che sono dati non interpretazioni o commenti.

La quasi totalità del mondo non è così facile agli entusiasmi a stelle e strisce come sembra siamo noi in questa Europa.

Anzi, il prestigio e la reputazione dell’America nei due terzi abbondanti del mondo che non è Occidente è in costante declino.

Il resto del mondo, che ora viene denominato Sud Globale, ha chiara un’idea : non gli va proprio giù che qualcuno gli imponga di schierarsi nelle schiere di un egemone qualsiasi.

E invece rivendicano il diritto di conservare la propria autonomia e la conseguente libertà di fare affari con l’uno e con l’altro, senza essere coinvolti in dispute ,che non coinvolgono i loro interessi.

Ma sopratutto, non digeriscono e non digeriranno nemmeno in futuro, la proclamazione del “nostri valori” come presunti universali e quindi da dovere accettare a scatola chiusa.

Nel mondo occorre prendere atto che esistono più filosofie, più culture, più storie.

E quindi nessuno è legittimato a dire che il suo universo valoriale è l’unico accettabile e che sarebbe migliore di quello di altre culture imponendo agli altri ad affrettarsi per accettare i “nostri valori”perché superiori.

L’arroganza occidental-europea di stampo coloniale è finita con la decolonizzazione e l’acquisita indipendenza dei paesi ex colonizzati negli anni ‘60.

Bisogna che ci mettiamo in testa, che il periodo coloniale non è stato indolore e senza conseguenze per chi l’ha vissuto dall’altra parte della barriccata.

E’ rimasto rancore e poca indulgenza per chi aveva avuto la cattiva idea di andare a “civilizzare” i popoli, che ,per loro sfortuna ,erano più deboli di noi e non erano in grado di far valere le lori ragioni.

La nostra pretesa di “esportare la democrazia” e “i diritti umani” ,come proclama l’afflato retorico del presunto messianismo imperiale degli Usa, va un momentino analizzato nel suo sviluppo storico per vedere se è così nobile, come sembra, o se non nasconde altro che troppo nobile non è.

Democrazia e diritti umani nel resto del mondo che è la maggioranza cosa significano e come sono intesi?

Forse è venuto il momento di chiederselo.

Il Sud Globale sospetta da sempre che i “nostri valori” siano interpretati regolarmente a senso unico, cioè conformemente non ad alti principi filosofici, ma ai nostri interessi e che siano usati ,quasi sempre, come foglia di fico.

Occorre prenderne atto di queste sensibilità, se non vogliamo finire in una terza guerra mondiale, semplicemente perché non vogliamo informarci e vedere la realtà.

Non è mai agevole e piacevole dire cose, che sono ben diverse dal “main stream” del momento, perché si suscita quanto meno la sorpresa del lettore, ma quando ci vuole ci vuole.















sabato 29 aprile 2023

Mauro Ceruti Francesco Bellusci Abitare la complessità La sfida di un destino comune Mimesis edizioni – recensione

 



Quando ci vuole ci vuole.

Voglio dire che difficilmente moriamo dalla voglia di concentrarci per leggere un saggio di epistemologia, ma se realizziamo che senza esserci chiarite le idee su quel tale argomento non siamo letteralmente in grado di capire il nostro tempo, nemmeno a livello di minimo sindacale, allora le cose cambiano.

Se poi prendiamo letteralmente in mano il saggio del quale stiamo parlando e vediamo che si tratta di un librettino di 160 pagine per di più formato mezzo A/4 ,tutto diventa più semplice.

Sull’autorevolezza degli autori non c’è molto da discutere, nella seconda di copertina Ceruti ci è presentato come “Ordinario della filosofia della scienza alla UILM, è fra i pionieri dell’elaborazione del pensiero complesso”.

Mentre di Bellusci si dice : saggista e docente di filosofia al liceo classico Morra di Senise scrive su varie riviste ed è autore di monografie su Durkheim, Costariadis e Serres.

Costariadis, confesso la mia penosa ignoranza, non lo conoscevo ma viene fuori dal libro che è forse la figura chiave in questo campo di studi.

Che dire?

Si legge o si ascolta di continuo sui media autoproclamantisi progressisti un mantra di quotidiane deplorazioni sulla diffusione di fenomeni cultural -politici bollati come populismo, sovranismo, eccetera, lasciando intendere che anche gli intellettuali che adottano queste linee di pensiero sarebbero dei poveri ignorantoni ,abituati a vendere al popolo, naturalmente ancora più ignorante,improvvisate soluzioni semplicistiche, inadeguate per la soluzione dei problemi complessi, che pone a tutti il mondo attuale.

Il libro, se mi posso permettere anch’io una semplificazione, mi pare che dica che se è anche lecito partire dalla considerazione che abbiamo riportato sopra, questa deve essere presa molto sul serio e affrontata in modo approfondito, perché non riguarda affatto, come sembrerebbe a prima vista, l’eterna disputa fra progressisti e tradizionalisti, ma il superamento di un modo di pensare che ci è abituale da secoli se non millenni.

Partiamo pure dall’ “ipse dixit” cioè dal riferimento alla filosofia di Aristotele ,che permane più o meno inconsapevolmente nel nostro modo di pensare e arriviamo fino ai sempre vivi ricordi liceali sul “pensiero chiaro e distinto” di Cartesio.

Cosa ne ricaviamo di sostanziale?

Riducendo tutto all’osso, ricaviamo questo : il mondo è razionale e riconoscibile.

Per risolvere i problemi di conoscenza della speculazione scientifica ,o più modestamente il nostro personale accesso alla soluzione dei problemi che la vita ci presenta ,il metodo collaudato nei secoli, consiste proprio nella ricerca della semplificazione, consistente nella decostruzione di un problema complesso nelle sue parti ,affrontandole una per volta. usando la disciplina appropriata.

Benissimo!

No, col cavolo, tutto sbagliato ci si dice in questo saggio.

Eh sì! Perchè i problemi di oggi, qualificabili come complessi ,non si semplificano affatto tagliandoli in pezzettini più piccoli per renderli più semplici, perché se li tagliassimo, ne altereremmo la natura e poi non capiremmo più nulla.

A questo punto risparmio al lettore di trascinarlo fra il secondo principio della termodinamica, la teoria della relatività e l’ ancor maggiore relatività della fisica quantistica ,perché per fare questo affascinante viaggio intellettuale c’è il libro apposta per spiegarlo e se fossi così bravo da sintetizzare questo argomento in poche righe il libro l’avrei scritto io.

Scherzi a parte questo saggio è veramente importante e di grande peso perché, come accennato, ci dice semplicemente addirittura che d’ora in avanti dovremo convincerci ad adottare un nuovo modo di pensare.

Ma non basta ,perché un atteggiamento così rivoluzionario comporterà una rimodulazione di scuole e università dato che i problemi complessi si possono approcciare solo con procedure interdisciplinari e la divisone classica delle materie, sulla quale è ancora costruito il nostro sistema educativo, non è più adeguata allo scopo.

Questo libretto è un autentica bomba, perché qui c’è da cambiare tutto.

Buona lettura.




martedì 4 aprile 2023

Giada Messetti La Cina è già qui Ed. Mondadori – recensione

 


Abbiamo già apprezzato le doti di brillante sinologa di Giada Messetti con la lettura del suo precedente libro : “Nella testa del Dragone” ,che si era recensito su questo blog il 10 settembre 2021.

In quest’altro, la medesima autrice ,che nel frattempo ha preso anche abbastanza confidenza col mezzo televisivo ,apparendo come ospite in diversi talk show ,approfondisce la sua narrazione della Cina, soffermandosi su aspetti che nel libro precedente aveva appena accennato.

Occorre dirlo subito,il compito che un sinologo si impone è decisamente difficile.

Innanzitutto perché la Cina è lontana.

E fosse lontana solo geograficamente, andrebbe ancora, bene, perché oggi con un aereo o usando i media sul web si va facilmente dappertutto.

Il problema vero che la Cina è lontana ,significa che è parecchio “diversa”, cioè ci mette in crisi perché non è assimilabile alle cose delle quali abbiamo esperienza , e questo è un guaio, perché le neuroscienze ci dicono che come ci si presenta una cosa che non conosciamo, la nostra mente è programmata in modo da fornirci un primo approccio di conoscenza. tirando fuori dal “data base” del nostro vissuto qualcosa di analogo.

Va bene, anzi non va bene affatto, perché la Cina è tanto diversa da non essere leggibile usando i parametri occidentali ,che padroneggiamo tutti i giorni, perché se usiamo quelli non siamo in grado di capire nulla di quel paese, se non rappresentarci delle versioni stereotipate e preconcette, che in realtà sono delle favole che non hanno attinenza con la realtà.

OK! Allora cerchiamo di vedere la Cina con gli occhi giusti.

Ottimo proposito, ma che guaio!

Perché per apprendere cose delle quali non abbiamo alcuna esperienza ,occorre dedicare del tempo a una studio particolare ,anche solo per avere una infarinatura, e questa prospettiva difficilmente entusiasma.

Ecco perché non invidio i sinologi, perché sanno che convincere la gente a studiare, non è la cosa più facile del mondo e quindi devono essere molto bravi a trovare argomenti che accendano la lampadina di un interesse particolare nel lettore.

Se seguiamo questo criterio di lettura, a mio parere ,mi sembra che la Messetti sia riuscita in questo scopo in più di una occasione.

Usando un gran coraggio, perché ha preso veramente il toro per le corna ,cominciando il libro con un piccolo ma corposo saggio, tutto dedicato forse alla difficoltà maggiore sulla quale va a sbattere la faccia chi cerca di relazionarsi con la Cina : la lingua.

Se c’è una cosa che descrive bene la formidabile diversità fra noi occidentali e i cinesi, è proprio quella strana lingua e quegli ancora più strani ideogrammi che ci portano in un mondo simbolico, ben diverso dal nostro.

Basta dire ,che è ostico di per sé e quindi è difficile, perfino per i Cinesi, tanto che, come ci spiega bene la Messetti,quel sistema linguistico è stato più volte soggetto a lavori di semplificazione, che hanno a volte addirittura portato ad ipotizzare il suo abbandono, per ricorrere alla translitterazione verso i caratteri alfabetici.

Ma i cinesi sono riusciti incredibilmente a superare anche l’ostacolo ,che sembrava veramente insormontabile, per portare la Cina nel pieno del mondo moderno ,quando cioè, hanno dovuto trovare il modo di inventarsi qualcosa di simile alla nostra tastiera da computer “Qwerti”, usando in qualche modo gli ideogrammi, che sono migliaia e ovviamente non ci stanno in una tastiera che si deve limitare a non più di alcune decine di tasti.

Ma non avrebbero fatto prima ad approfittarne per passare alla translitterazione?

Forse, ma non è solo per amore di rimanere fedeli alle loro tradizioni millenarie, che non lo hanno (ancora) fatto.

Se, come spero, leggerete questo libro, capirete che l’uso dei “pittogrammi” o degli “ideogrammi” è legato in modo fortissimo alla millenaria cultura dell’ “Impero di Mezzo” , come sono abituati a dirsi e a pensarsi i cinesi.

E’ la loro visione del mondo che viene rispecchiata in quei simboli e quindi tenerli in vita ha un suo senso.

Ecco ,siamo arrivati al cuore del problema.

La visione del mondo dei cinesi è parecchio diversa da quella che abbiamo noi occidentali.

Giada Messetti nelle pagine di questo libro ci offre l’occasione di avvicinarci parecchio.

Confucio, Mencio, Lao Tse .

Dovremo proprio cercare di conoscere ,almeno un po, questi grandi pensatori, diversamente sarebbe difficile capire la Cina.

I soloni dei nostri media ,che non sempre sembrano avvezzi a dedicare il tempo dovuto allo studio, a questo punto, ci farebbero la solita predica : ma noi non saremo mai disposti a transigere sui nostri valori “non negoziabili” ,relativi ai diritti umani e alla democrazia, tutt’al più saranno loro a dover avviarsi verso una ulteriore fase di civilizzazione, acquisendoli ,come abbiamo fatto noi in passato.

Ma non puzzerà un po di un già visto “imperialismo culturale” questo modo di ragionare?

Chi si dà come valori non negoziabili solo il pensiero critico e la fedeltà alla logica, cioè al pensiero razionale e non dogmatico, come facciamo noi figli dell’illuminismo, non dovrebbe invece ragionare su : “quali” diritti umani e “quale” democrazia ?

Il problema è tutto qui.

Se vogliamo uscire dalla logica della legge della giungla, cioè del : voi dovete introitare e professare i nostri valori perché noi siamo i più forti , come si è fatto ai tempi della Regina Vittoria, della Compagnia delle Indie e della politica delle cannoniere, sarà inevitabile porsi le domande sopra elencate, magari coniugandole con almeno una spruzzatina di etica, ingrediente divenuto così raro.

Questo è un ottimo libro ,che, come vedete, conduce anche a riflessioni veramente serie, perché ci conducono a spingerci addirittura alla riflessione sul futuro dell’umanità.

Ma non spaventatevi, perché l’autrice ha l’abilità di tenere una linea di pensiero di fondo molto, molto serio, inanellando però diverse messe a punto sugli elementi esotico-folkloristici ,che attirano da sempre la nostra curiosità sulla Cina.

Andiamo dall’uso delle bacchette par mangiare, all’etichetta da usare a tavola; dalle curiosità della famosa cucina cinese, fino agli atteggiamenti da tenere nei rapporti con interlocutori cinesi per non urtare le loro suscettibilità ;fino addirittura al senso del colore delle mutande.







giovedì 26 gennaio 2023

Gherardo Colombo : Il perdono responsabile. Perchè il carcere non serve a nulla - prefazione di Luigi Manconi - Editore Ponte alle Grazie Adriano Salani - recensione

 


Che scherzi che ci combina la vita, contradditoria come l’essere umano.

Appare infatti come uno scherzo del destino che il magistrato che professa la filosofia del diritto più limpidamente garantista, tutta diretta al recupero del reo nella società ,come Gherardo Colombo,sia diventato famoso in quanto membro del pool di Milano nei processi di Tangentopoli ,che sono stati gestiti seguendo la filosofia esattamente contraria ,cioè quella ispirata al giustizialismo (manette facili e sbattere in carcere buttando via la chiave).

Gruppo di magistrati spronati e spinti da una ondata di opinione pubblica, mai vista prima in Italia ,che sembrava ripercorrere gli atteggiamenti delle famose “Tricoteuses” che facevano la maglia fra un’esecuzione e l’altra nella Parigi della Rivoluzione del 1789, come se fossero spettatrici di uno spettacolo di intrattenimento ,si direbbe oggi.

Nel libro del quale parliamo, Colombo non usa una sola volta nè il termine giustizialismo, né quello di garantismo, immagino con l’intento di evitare accuratamente di spingere opposte tifoserie a scontrarsi su argomenti ,che richiedono invece la pacatezza della riflessione dello studio e del discernimento.

Colombo propone un argomento non facile di filosofia del diritto e di etica, ma lo fa in modo assolutamente piano ed evidente.Il discorso è scorrevolissimo e cerco di riassumerlo in quattro parole.


In Italia arrivano mediamente la bellezza di 3 milioni di notizie di reato all’anno all’autorità competente.

Una volta espletate le procedure previste dalla legge si opera una scremature radicale che mediamente porta alla condanna nell’8% dei casi.

La percentuale sembrerebbe piccola ma Il risultato pratico è che ci ritroviamo sempre mediamente con circa 60.000 persone in carcere e leggermente meno dello stesso numero, condannati a misure alternative.

Sono chiaramente numeri considerevoli, che corrispondono alla popolazione di un capoluogo di provincia, per ciascuna categoria.

Ma il numero al quale guardare con la massima attenzione è questo : fra coloro che hanno espletato la pena ,cioè che ,come si dice normalmente, “hanno pagato il loro debito con la società”, ben il 70% torna a delinquere.


Ecco la riflessione non può che partire da qui tenendo conto che questa non è una affermazione ideologica, ma è semplicemente un dato di fatto.

Ora ,a me sembra, che chiunque di fronte a queste cifre non possa che rimanere scioccato e riflettere sul fatto che se, prima di esserne a conoscenza, magari era fra coloro che pensavano, che il reo debba essere allontanato dalla società per pagare a causa del reato commesso, contribuendo così al ristabilimento della sicurezza nella società, ora è costretto a ripensarci.

Se il 70% dei reclusi ,dopo “aver pagato il loro debito” ,tornano a delinquere, è chiaro ed evidente che la galera non è servita a nulla, lo stato ha buttato via soldi ,tempo ed energie per non ottenere proprio un bel nulla e la sicurezza non è stata affatto rafforzata, nè ristabilita.


Al di la di ragionamenti etici o ideologici ,ui è l’aritmetica che impone di fermarsi a ragionare ,cercare di liberarsi di pregiudizi, calmare l’emotività, che suscitano questi argomenti e partire dai numeri , dai fatti per concordare sul fatto che questo modo di procedere ,giusto o sbagliato sbagliato che sia ,non serve affatto a raggiungere il risultato voluto e che quindi risulta ragionevole e doveroso trovare altri sistemi per raggiungere lo scopo che ci si era prefissi.


La parte più alta e sostanziale del libro è quella che mette a confronto due visioni etico-filosofiche opposte della giustizia e della pena.


Quella che ispira da noi l’orientamento prevalente di tipo vendicativo (volgarmente carcere e buttare la chiave) , mirante a escludere il reo dalla società, infliggendogli una sofferenza e “mettendo in pausa” la sua dignità personale ,per tutto il periodo della pena ,nella convinzione che questa sofferenza “retribuisca” la società, per il danno subito e che il ricordo della punizione servirà sia come deterrenza per il reo spingendolo a non delinquere di nuovo, sia ad intimorire gli altri (“beccarne uno per educarne altri cento”).


Contrapposta alla visione sopra descritta sta quell’altra ispirata all’orientamento diretto alla riconciliazione riparativa, cioè diretta alla rieducazione e riabilitazione del reo, per riconciliarlo quanto prima con la società.


Il primo orientamento è basato su una concezione dell’uomo di tipo strumentale (l’uomo vale per quello, che fa e non per quello che è)

Il secondo è basato sul riconoscimento del valore primario dei diritti umani ,per il quale l’uomo vale per quello che è ,cioè ha una dignità inviolabile di per sè e quindi se devia va recuperato quanto prima.

Colombo, è inutile dirlo, sostiene il secondo modello pur riconoscendo che risulta minoritario e bisognoso di un cambiamento culturale non facile.


Se si sposa il secondo modello, allora tutto il sistema della giustizia penale dovrebbe essere ricostruto basandolo su processi di mediazione, operati da una terza , qualificata per mettere in contatto offeso e colpevole dell’offesa in un procedimento diretto a una riconciliazione, da raggiungere, attraverso una forma di riparazione.

Ecco, capisco che questo modo di ragionare non è particolarmente popolare nel nostro paese ,ma forse la descrizione delle reali condizioni della vita carceraria ,che Colombo espone, sono a mio parere sufficienti per aprirci le menti.

Ottimo libro per di più scorrevole e breve.


giovedì 22 dicembre 2022

Telmo Pievani : Homo sapiens ed altre catastrofi Per una archeologia della globalizzazione - Meltemi Editore - recensione







* Non voglio spaventare il lettore ma solo correttamente mettere a punto le cose.
 Questo libro potrebbe tranquillamente essere adottato come un testo universitario di paleoantropologia e quindi come tale va preso.

* Perchè allora mi sono sobbarcato la lettura o meglio lo studio di un libro del genere? Perchè si tratta di una materia nuova nel senso che è perennemente “in progress” in quanto nuovi scavi nuove scoperte possono sempre scompaginare le precedenti acquisizioni. Perchè la trattazione curricolare della storia nelle scuole comincia come tutti sappiamo con la mezzaluna fertile fra Tigri ed Eufrate e dà solo qualche cenno del tutto marginale ed insufficiente sul “tempo profondo” della così detta preistoria e quindi di fatto ignora la materia.
 In altre parole si è sempre seguito il criterio estremamente restrittivo di fare partire lo studio della storia dalle civiltà che hanno lasciato le prime testimonianze scritte. 

 * Ma non ha senso conservare e diffondere una dimensione del tempo di derivazione medioevale che è appunto coerente ed al servizio della visione del mondo basata sull’idea omni-comprensiva della cristianità che riduceva la storia di fatto alla “storia sacra” che gira intorno ai 2.000 anni della chiesa cattolica.
La storia vera è ben altro e ben oltre.

 = Occorre allora fissare e conservare nella memoria alcuni paletti fondamentali :

 -big bang e nascita dell’universo un po meno di 14 miliardi di anni fa 
 -formazione della Terra 4,5 miliardi di anni fa
 -nascita della vita 4 miliardi di anni fa
 -apparizione dei primati 55 milioni di anni fa 
 -apparizione degli ominini 4,5 milioni di anni fa
 -apparizione dell’homo sapiens 200.000 anni fa 
 -rivoluzione cognitiva (acquisizione dell’intelligenza astratta etc.) 60.000 anni fa 
 -rivoluzione agricola 11.500 anni fa 

 * Dallo studio di queste date appare del tutto evidente che i 2.000 anni di storia che di fatto finiamo per intendere come tutta la storia del genere umano, se pure con l’appendice dei 3.000 anni di storia prima di Cristo che si studiano a scuola sono in realtà solo una piccolissima parte della storia reale della nostra specie

 * Fissato il concetto di tempo profondo questo pregevole testo di Telmo Pievani, scienziato e divulgatore ben noto, ripropone i concetti fondamentali della evoluzione “inventata” da Charles Darwin, ai quali ha dedicato tutta la sua attività scientifica. 

 * In breve Pievani ribadisce che l’evoluzione non è un processo che va inesorabilmente verso un progresso continuo e necessitato ,ma è il risultato di mutazioni contingenti che avrebbero potuto quindi portare anche ad altri esiti. 
Ma questo non significa che il mondo sia in balia del caso perchè esistono come costanti le leggi fisiche, che ci rendono il mondo conoscibile e anche nel processo evolutivo esistono dei “patterns” che si ripetono.

 * Fondamentale a mio avviso il pensiero che non a caso Pievani ha espresso a conclusione del libro spiegando che il fatto che l'evoluzione proceda per contingenza e non per necessità verso un fine predeterminato da forze esterne è la base della nostra libertà e conseguente responsabilità.