Visualizzazione post con etichetta Cina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Cina. Mostra tutti i post

sabato 17 maggio 2025

Giada Messetti La Cina è un’aragosta Ed. Mondadori – Recensione

 


Su questo blog si era già parlato dei precedenti libri di questa autrice :”La Cina è già qui” :https://gmaldif-pantarei.blogspot.com/search?q=Giada+Messetti e

“Nella testa del dragone” : https://gmaldif-pantarei.blogspot.com/2021/09/giada-messetti-nella-testa-del-dragone.html , questo per dire che il presente volume “La Cina è un’aragosta” si presenta con tutta evidenza come un aggiornamento per il lettore sulla situazione della Cina, completando le narrazioni precedenti.

Il libro è recentissimo, addirittura la narrazione arriva a dopo l’elezione di Trump e all’avvento dei suoi dazi.

Lo stile è pacato e ben scelto : una serie di interviste (curiosamente per lo più a tavola dato l’ottimo livello della cucina cinese) delle quali l’autrice si serve, per compilare un quadro molto ordinato.

Come nei libri precedenti, traspare quella chiara simpatia, che lega l’autrice a quel paese ed a quella cultura, nelle quali si è inserita con molta fatica, in anni ed anni di studio e di condivisione della vita in Cina.

Contemporaneamente, ed è inevitabile che sia così, l’autrice non può nascondere il fastidio, che chi la Cina la conosce dal di dentro, prova per la versione mainstream, che gira fra i media nostrani, che colpevolmente non hanno da lungo tempo investito un euro per tenere dei corrispondenti residenti in Cina, anche se perfino al Bar Sport, è ormai noto che stiamo parlando della seconda potenza mondiale, aspirante al podio più alto.

Come dicevo, l’esposizione è tanto ordinata, da sembrare quasi scolastica.

Economia, società cinese,classe media, disuguaglianze.

Giovani ,ormai benestanti e molto istruiti,ma per la prima volta, con alto tasso di disoccupazione e quel che è peggio, con alto tasso di insoddisfazione.

Donne che sono saltate dalle catene della famiglia patriarcale medioevale (quella delle legature ai piedi femminili per intenderci), alle libertà dei tempi moderni ,con enormi difficoltà, ma con successi innegabili.

Il paese più popoloso del mondo, fino a ieri, che oggi è stato superato dall’India, a causa di un avanzante invecchiamento della popolazione, che crea enormi problemi, anche a causa dei numeri impressionanti.

Conseguenti grandi difficoltà per calibrare welfare pubblico e carichi privati.

Il paese più inquinante del mondo, che diventa leader mondiale nella produzione degli impianti per acquisire energia pulita.

Ecco, essendo personalmente ,chi scrive un saccheggiatore seriale e sistematico dei servizi di informazione e di inchiesta, che vengono riportati su Youtube ,a proposito delle diavolerie futuriste, che appaiono sorprendentemente e continuamente in Cina, nei panni dell’autrice avrei dedicato più spazio a questi argomenti.

Non solo perché sono di enorme interesse di per sé, ma perché è ormai chiaro a tutti ,che più questi realizzazioni divengono di dominio pubblico, più gli americani vanno in crisi.

Perchè se la gente si convince coi fatti ,che il futuro viene dal sol levante, è chiaro che “la missione speciale “ degli Usa, che si auto- narra ,addirittura ricorrendo all’immagine biblica della “casa sulla collina” ,faro per tutto il mondo, si va appannando sempre di più.

E il Maga (make America great again) tende a suonare stonato.

Concludo ,rimanendo sulla medesima osservazione, d’accordo ,la Messetti non si presenta come una giornalista d’inchiesta, ma questa Cina del futuro, che è già in atto, andrebbe anche illustrarla con delle immagini, stampiamole pure in bianco e nero ,ma una editrice come Mondadori se le potrà pure permettere no?

Comunque non voglio proprio oscurare con delle critiche questo ulteriore ottimo lavoro dell’autrice.

Questo è un ottimo libro che si legge anche in modo molto scorrevole.








mercoledì 9 aprile 2025

Simone Pieranni 2100 Come sarà l’Asia, come saremo noi Ed. Mondadori – recensione

 





Avevo già recensito su questo blog i precedenti saggi di questo autore Red Mirror e La Cina Nuova (https://gmaldif-pantarei.blogspot.com/search?q=Simone+Pieranni).

Leggendo l’ottimo libro di Pieranni mi veniva da pensare che è veramente un peccato che sui nostri media non ci sia la sana abitudine di fare parlare sulla Cina o sull’Asia chi conosce veramente quei paesi appunto come Pieranni e pochi altri.

Pieranni, come d’uso, nel piego dell’ ultima di copertina ci fornisce le notizie essenziali della sua professione : l’agenzia che aveva fondato in Cina dove era andato a risiedere, poi il passaggio al Manifesto come capo redazione esteri e oggi a Chora Media dove è autore di podcast.

Questo saggio è composto da una carrellata di agili pezzi che spaziano per tutta quell’area geografica, aggiornandoci su alcuni dei tratti essenziali di quei paesi.

Non solo quindi il colosso Cina, ma anche quei singolari stati, che sono poco più che città stato, come Singapore, ma che per merito della loro genialità e del loro lavoro hanno acquistato un peso notevole .

Che dire di questo libro, riporta con onestà intellettuale gli aspetti avveniristici, ma anche le pesantezze di un passato che ostacola spesso il progresso.

Tanto per cominciare la famiglia patriarcale con la sua struttura gerarchica che è stata ben utile nei secoli per tenere insieme la società, ma che oggi perde i pezzi e in certi aspetti viene rifiutata dalle giovani generazioni.

Il ruolo della donna, che formalmente ha ottenuto tutti i dovuti riconoscimenti, ma che stenta a superare vecchie cattive abitudini e che addirittura in Paesi come le Filippine non ha ancora nemmeno ottenuto diritto al divorzio ed all’aborto

Parla diffusamente dell’enorme problema che costituisce per quest’area geografica la demografia in costante calo con punte in Giappone e Corea ma con un trend preoccupante anche in Cina.

In ogni paese si sono messe in campo tutti gli espedienti possibili ma nessuno ha funzionato essendoci alla radice del fenomeno un problema prima di tutto culturale.

L’altra faccia della medaglia rivela che i giovani pressochè ovunque stanno cambiando i loro paesi in modo sostanziale.

Fino a pochi anni fa nessuno o quasi contestava orari di lavoro che per noi occidentali erano considerati impossibili.

Ora la contestazione è stata talmente profonda da cambiare le filosofie che erano alla base di quei ritmi, i giovani vogliono riprendersi in mano le loro vite e quindi avere sempre più tempo libero.

In Cina il sistema di potere ce la farà a gestire i suoi giovani sempre più preziosi a causa del calo demografico o entrerà in collisione?

Leggendo il libro fra le pesanti eredità del passato vengono elencate le eterne dinastie politiche ed economiche delle quai da noi si parla poco o niente.

L’uso tendenzialmente smodato e anomalo dei sistemi di controllo sociale usando le più moderne tecnologie fino a far si che il potere sappia tutto di tutti.

Spunti di riflessione ce ne sono in abbondanza.

Chiudi con una osservazione estremamente importante, per chi desidera approfondire e meglio documentarsi, questo saggio di Pieranni finisce con una ottima bibliografia, divisa per argomenti, di estrema utilità, dato che non è che le librerie italiane trabocchino di libri sull’Asia.



sabato 15 aprile 2023

History The United States and the rising China : The Trouble with Taiwan . Kerry Brown and Kalley Wu Tsu-Hui - Zed Books Ltd – recensione

 



 

Perchè consiglio ai lettori di dedicare un po del loro tempo alla lettura di questo libro?

Mi pare che il titolo di copertina dica a sufficienza per capirlo.

Avevamo parlato di recente di Ucraina, per ovvie ragioni.

Avevamo parlato anche di Cina, perché è noto che per gli analisti di geopolitica la “proxy war”, la guerra per procura, in Ucraina fra Russia e Stati Uniti, non è che un collegamento accidentale, provocato maldestramente da un Putin che si sta suicidando politicamente, con lo scenario ben più importante del vero scontro fra i due colossi ,che si contendono la leadership mondiale : Stati Uniti e Cina.

In questa prospettiva la pietra d’inciampo vera, piena di incognite e di rischi non è l’Ucraina, ma Taiwan.

Chi ha letto i libri di Giada Messetti sulla Cina che trovate già recensiti (http://gmaldif-pantarei.blogspot.com/2023/04/giada-messetti-la-cina-e-gia-qui-ed.html e

https://gmaldif-pantarei.blogspot.com/2021/09/giada-messetti-nella-testa-del-dragone.html)

avrà notato che la medesima autrice cita come sinologo accademico di riferimento proprio quel Kerry Brown del King’s College di Londra che ha scritto questo libro.

Ma non spaventatevi per i titoli accademici dell’autore, vi assicuro che ci sono anche professoroni che sanno scrivere libri autorevoli senza fare addormentare il lettore e che Kerry Brown è uno di questi.

La co-autrice ,ci viene detto, è una esperta di finanza nativa di Taiwan.

E allora, penserà il lettore , se leggo questo libro mi tornerà assolutamente chiaro perché la Cina si incaponisce a dichiarare e ripetere ad ogni occasione che Taiwan farebbe parte della “madrepatria” cinese e che quindi a quella sarà riunita, prima o poi, con le buone o con le cattive.

Mentre dalla parte opposta gli americani dichiarano che nel caso in cui la Cina osasse prendersi Taiwan con le armi ,conto il suo volere, dovrebbe vedersela con la prima potenza militare del mondo e cioè con loro stessi,auto nominatisi poliziotti del mondo ,da quando hanno vinto (ma non da soli) la seconda guerra mondiale.

Tutto girerebbe allora sul rispetto o meno del principio di autodeterminazione.

Ma non è così semplice la questione Taiwan.

Terry Brown ha scritto questo libro proprio per spiegarci nei dettagli l’estrema complessità della questione Taiwan.

Perchè se ci limitassimo a una lettura “razionale” della storia sarebbe difficile non considerare fondato affermare, come fa la Cina, che a ragione del fatto che l’impero cinese della dinastia Quing ha avuto Taiwan come propria provincia per ben due secoli successivi (XVIIII e XIX) ,Taiwan fa parte della Cina.

Tutto sarebbe indiscutibile se il concetto di “identità” di un popolo, o di una nazione avesse solo fondamenti razionali.

Sappiamo invece che la “narrazione” relativa alla propria identità, che viene metabolizzata nella storia etnico-culturale di un popolo, varia col tempo ed è legata più a fattori emotivo-sentimentali-psicologici che a elementi reali-fattuali.

Complica poi enormemente le cose il fatto che la storia di Taiwan sia complessa e tutt’altro che lineare.

Perchè alla dominazione Quing, tra l’altro abbastanza distante, è seguita la dominazione giapponese a fine ottocento ,durata 50 anni, cioè per un periodo abbastanza lungo da lasciare un segno profondo.

Poi la guerra civile : comunisti contro nazionalisti ,conclusasi con la pesante immigrazione nell’isola, che allora contava 4 milioni di abitanti, di ben 2 milioni di nazionalisti del generalissimo Chiang Kai Shek, riusciti perdenti sul continente.

Finito il regime autoritario di Chang durato quasi 30 anni ,Taiwan si avviò verso un sistema democratico ufficializzato nel 1996.

Brown mette in evidenza il fatto che ,forgiati da una storia così complessa ,oggi per un Taiwanese definire la propria identità è un grosso problema.

Perchè nella sua psiche convivono molte cose diverse.

A cominciare dall’eredità della cultura dei nazionalisti , che si ritenevano cinesi piu ortodossi dei cinesi continentali comunisti, tanto da conservare la scrittura tradizionale e rifiutare le semplificazioni introdotte da Mao.

Ma anche il sistema della democrazia liberale e il libero mercato hanno marcato indelebilmente il fatto di essere Taiwanese.

Il tutto finito nel turbinio dell’ enorme sviluppo economico ,condiviso con la Cina continentale.

Cinesi quindi sì, ma non solo.

I Taiwanesi potrebbero quindi essere addirittura un esempio per la Cina di nuova declinazione del modo di essere cinesi al giorno d’oggi.

Come abbiamo detto sopra se le cose funzionassero solo su criteri razionali, ma non è così.

Dicono infatti gli analisti di geopolitica che se la Cina accettasse l’autonomia di Taiwan non sarebbe più la Cina.

Perchè ha senso un’affermazione apparentemente così inverosimile?

Ecco, questo è il punto, se si capisce questo ci si chiarisce qual’ è il nocciolo del problema.

Per chiarirsi le idee bisogna capire due cose ,ostiche per la nostra cultura, non solo politica.


-) Prima di tutto bisogna capire che la Cina è per sua natura un impero o non è.

Cerchiamo di spogliarci almeno provvisoriamente dai pregiudizi e dai dogmi che abbiamo acquisito ,che ci fanno ritenere non solo negativo ,ma nemmeno più usabile il vocabolo impero.

Fortunatamente l’analisi geopolitica ,che è tutta fondata non su ideologie di sorta ma solo sui “fondamentali” : geografia, demografia, potenza, stabilità nel tempo, usa il termine impero senza le remore del politicamente corretto.

Per la geopolitica è impero uno stato generalmente di grandi dimensioni (per fattori geografici,demografici, politico-economici etc.storici) dotato appunto degli indispensabili attributi fattuali, con una narrazione pedagogica nazionale ,che riferendosi alla propria storia giustifichi l’aspirazione ad esercitare una egemonia regionale o globale.

Attenzione però a non distorcere il senso di questa definizione con giudizi di valore ideologici od etici, perché la definizione stessa è basata solo su elemento fattuali, concreti cioè di realtà valutabili in modo empirico.

In questo senso e in questo ambito la Cina è indiscutibilmente un impero semplicemente perché ne ha gli elementi fattuali.

E ’ talmente essenziale la nozione di impero per la Cina, che contiene questo concetto addirittura nel suo nome.

In cinese Cina si dice e si è sempre detto nella sua storia millenaria Zhongguò , cioè Impero di Mezzo.

Ma l’elemento fondamentale da prendere in considerazione ora è che non potrebbe essere che un impero per il fatto che dispone di un territorio immenso ,abitato da etnie diverse, anche se con una relativa prevalenza dell’etnia Han, che però a sua volta non è del tutto omogenea.

E in queste situazioni il tutto sta insieme solo nell’ambito di una istituzione imperiale.


-) Poi, nel caso specificatamente cinese, bisogna tenere in mente il principio che regge tutta la strategia politica di Xi Ginping e dei suoi predecessori : l’enorme sviluppo che ha avuto la Cina in questi ultimi anni deve essere usato per superare il “secolo dell’umiliazione” ,quando il colonialismo inglese e poi occidentale dalle guerre dell’oppio in poi hanno umiliato la Cina con una occupazione inqualificabile come brutalità.

Basti pensare ai famosi cartelli apposti dagli occupanti all’ingresso dei giardini pubblici che recitavano : “ingresso vietato ai cani e ai Cinesi”.

Ma a scuola questi fatti purtroppo ci vengono insegnati poco o niente del tutto, come il resto della storia dell’Asia, che ,guarda caso ,conta per quasi due terzi dell’universo mondo.

Anche se ,senza queste conoscenze, mi chiedo : come si fa a capire la Cina?

Nella strategia di Xi la Cina nell’anniversario della Rivoluzione che si celebrerà nel 2049 dovrà aver raggiunto il conseguimento di tali parametri di progresso in tutti i campi da cancellare il ricordo del “secolo dell’umiliazione”, recuperando per intero la dignità millenaria dell’Impero di Mezzo, senza voler “esportare” nessun modello ,come fa invece il parallelo e concorrente Impero americano, che il suo modello vuole esportare, se necessario anche con le armi ,come ha già fatto in più occasioni.

In questa prospettiva non c’è posto per l’indipendenza di Taiwan perché rappresenterebbe una forma di Cina “non cinese”.

Questo ragionamento è fondato su un’involuzione culturale e logica?

Si direbbe di sì ,sul piano razionale, ma non su quello emotivo, sentimentale, psicologico, sui quali si regge la narrazione dell’”identità” cinese.

Lasciatemi dire che questa contraddizione va messa a fuoco e tenuta ben presente ,perché è la medesima chiave di lettura ,che giustifica la visione imperiale della Russia con o senza Putin, e quella americana, con o senza Biden o Trump.








 

martedì 4 aprile 2023

Giada Messetti La Cina è già qui Ed. Mondadori – recensione

 


Abbiamo già apprezzato le doti di brillante sinologa di Giada Messetti con la lettura del suo precedente libro : “Nella testa del Dragone” ,che si era recensito su questo blog il 10 settembre 2021.

In quest’altro, la medesima autrice ,che nel frattempo ha preso anche abbastanza confidenza col mezzo televisivo ,apparendo come ospite in diversi talk show ,approfondisce la sua narrazione della Cina, soffermandosi su aspetti che nel libro precedente aveva appena accennato.

Occorre dirlo subito,il compito che un sinologo si impone è decisamente difficile.

Innanzitutto perché la Cina è lontana.

E fosse lontana solo geograficamente, andrebbe ancora, bene, perché oggi con un aereo o usando i media sul web si va facilmente dappertutto.

Il problema vero che la Cina è lontana ,significa che è parecchio “diversa”, cioè ci mette in crisi perché non è assimilabile alle cose delle quali abbiamo esperienza , e questo è un guaio, perché le neuroscienze ci dicono che come ci si presenta una cosa che non conosciamo, la nostra mente è programmata in modo da fornirci un primo approccio di conoscenza. tirando fuori dal “data base” del nostro vissuto qualcosa di analogo.

Va bene, anzi non va bene affatto, perché la Cina è tanto diversa da non essere leggibile usando i parametri occidentali ,che padroneggiamo tutti i giorni, perché se usiamo quelli non siamo in grado di capire nulla di quel paese, se non rappresentarci delle versioni stereotipate e preconcette, che in realtà sono delle favole che non hanno attinenza con la realtà.

OK! Allora cerchiamo di vedere la Cina con gli occhi giusti.

Ottimo proposito, ma che guaio!

Perché per apprendere cose delle quali non abbiamo alcuna esperienza ,occorre dedicare del tempo a una studio particolare ,anche solo per avere una infarinatura, e questa prospettiva difficilmente entusiasma.

Ecco perché non invidio i sinologi, perché sanno che convincere la gente a studiare, non è la cosa più facile del mondo e quindi devono essere molto bravi a trovare argomenti che accendano la lampadina di un interesse particolare nel lettore.

Se seguiamo questo criterio di lettura, a mio parere ,mi sembra che la Messetti sia riuscita in questo scopo in più di una occasione.

Usando un gran coraggio, perché ha preso veramente il toro per le corna ,cominciando il libro con un piccolo ma corposo saggio, tutto dedicato forse alla difficoltà maggiore sulla quale va a sbattere la faccia chi cerca di relazionarsi con la Cina : la lingua.

Se c’è una cosa che descrive bene la formidabile diversità fra noi occidentali e i cinesi, è proprio quella strana lingua e quegli ancora più strani ideogrammi che ci portano in un mondo simbolico, ben diverso dal nostro.

Basta dire ,che è ostico di per sé e quindi è difficile, perfino per i Cinesi, tanto che, come ci spiega bene la Messetti,quel sistema linguistico è stato più volte soggetto a lavori di semplificazione, che hanno a volte addirittura portato ad ipotizzare il suo abbandono, per ricorrere alla translitterazione verso i caratteri alfabetici.

Ma i cinesi sono riusciti incredibilmente a superare anche l’ostacolo ,che sembrava veramente insormontabile, per portare la Cina nel pieno del mondo moderno ,quando cioè, hanno dovuto trovare il modo di inventarsi qualcosa di simile alla nostra tastiera da computer “Qwerti”, usando in qualche modo gli ideogrammi, che sono migliaia e ovviamente non ci stanno in una tastiera che si deve limitare a non più di alcune decine di tasti.

Ma non avrebbero fatto prima ad approfittarne per passare alla translitterazione?

Forse, ma non è solo per amore di rimanere fedeli alle loro tradizioni millenarie, che non lo hanno (ancora) fatto.

Se, come spero, leggerete questo libro, capirete che l’uso dei “pittogrammi” o degli “ideogrammi” è legato in modo fortissimo alla millenaria cultura dell’ “Impero di Mezzo” , come sono abituati a dirsi e a pensarsi i cinesi.

E’ la loro visione del mondo che viene rispecchiata in quei simboli e quindi tenerli in vita ha un suo senso.

Ecco ,siamo arrivati al cuore del problema.

La visione del mondo dei cinesi è parecchio diversa da quella che abbiamo noi occidentali.

Giada Messetti nelle pagine di questo libro ci offre l’occasione di avvicinarci parecchio.

Confucio, Mencio, Lao Tse .

Dovremo proprio cercare di conoscere ,almeno un po, questi grandi pensatori, diversamente sarebbe difficile capire la Cina.

I soloni dei nostri media ,che non sempre sembrano avvezzi a dedicare il tempo dovuto allo studio, a questo punto, ci farebbero la solita predica : ma noi non saremo mai disposti a transigere sui nostri valori “non negoziabili” ,relativi ai diritti umani e alla democrazia, tutt’al più saranno loro a dover avviarsi verso una ulteriore fase di civilizzazione, acquisendoli ,come abbiamo fatto noi in passato.

Ma non puzzerà un po di un già visto “imperialismo culturale” questo modo di ragionare?

Chi si dà come valori non negoziabili solo il pensiero critico e la fedeltà alla logica, cioè al pensiero razionale e non dogmatico, come facciamo noi figli dell’illuminismo, non dovrebbe invece ragionare su : “quali” diritti umani e “quale” democrazia ?

Il problema è tutto qui.

Se vogliamo uscire dalla logica della legge della giungla, cioè del : voi dovete introitare e professare i nostri valori perché noi siamo i più forti , come si è fatto ai tempi della Regina Vittoria, della Compagnia delle Indie e della politica delle cannoniere, sarà inevitabile porsi le domande sopra elencate, magari coniugandole con almeno una spruzzatina di etica, ingrediente divenuto così raro.

Questo è un ottimo libro ,che, come vedete, conduce anche a riflessioni veramente serie, perché ci conducono a spingerci addirittura alla riflessione sul futuro dell’umanità.

Ma non spaventatevi, perché l’autrice ha l’abilità di tenere una linea di pensiero di fondo molto, molto serio, inanellando però diverse messe a punto sugli elementi esotico-folkloristici ,che attirano da sempre la nostra curiosità sulla Cina.

Andiamo dall’uso delle bacchette par mangiare, all’etichetta da usare a tavola; dalle curiosità della famosa cucina cinese, fino agli atteggiamenti da tenere nei rapporti con interlocutori cinesi per non urtare le loro suscettibilità ;fino addirittura al senso del colore delle mutande.







mercoledì 29 marzo 2023

Domino, rivista sul mondo che cambia n.3/2023 La Cina alla finestra Beneficiaria dell’avvitamento di russi e americani in Ucraina, Pechino si offre come mediatrice Mentre rilancia la sua influenza sul pianeta Editore Gal - recensione

 



Anche questo numero è come sempre aperto dall’ editoriale di Dario Fabbri che enuncia i punti fondamentali che verranno trattati in questo numero.

Il lettore, immagino, sarà abituato al linguaggio, molto crudo, della Geopolitica e quindi non si stupirà del fatto che ,nonostante gli enormi progressi compiuti dalla Cina in questi ultimi anni ,Fabbri dichiari testualmente che : l'impero di mezzo è in vorticosa decadenza da anni.

Con la solita chiarezza il medesimo documenta quanato enunciato analizzando questi punti :

1 - Dal 2022 la popolazione delle Cina ha cominciato a diminuire e conseguentemente l'età media si è innalzata in modo abbastanza sensibile. Come noto per la Geopolitica la demogrfia è forse il principale indicatore della potenza di un popolo e quindi un popolo che aspira ad essere egemone non non può mantenere questo suo proposito se ha una popolazione in diminuzione;

2- la Cina soffre di un forte divario tra la situazione della popolazione che vive nelle coste, soprattutto ad est ,dove si è verificato lo sviluppo più clamoroso del paese e l'entroterra, soprattutto all'ovest ,che è ancora in condizioni poco sviluppate e sopravvive appena dedicandosi aull'agricoltura;

3- il progetto delle vie delle seta e stato non compromesso, ma certo ,seriamente danneggiato prima dalla pandemia e poi dalla guerra in Ucraina;

4- La Cina pur avendo sviluppato molto in questi ultimi anni i propri armamenti e ammodernato notevolmente le sue forze armate è ancora molto lontana dalla capacità di trasformarsi in potenza marittima ,cosa che le sarebbe essenziale per competere con gli Stati Uniti d'America .

Fabbri poi spiega bene quale sia la formidabile capacità della Cina che ,traendo spunto dalla esperienza della sua storia Imperiale millenaria, trova la capacità di sfruttare le situazioni negative, per trasformarle in opportunità.

E’ chiaro infatti che la guerra in Ucraina ,della quale Pechino non era nemmeno stata informata preventivamente, per la Cina ha rappresentato un evento inaspettato e negativo perché contrastava le sue linee di tendenza.

Ma questo paese ha avuto l'abilità di sfruttare la situazione dandosi da fare per aiutare la Russia solo quel tanto che è necessario, perché non rischi di soccombere nel confronto con gli ucraini, aiutati massicciamente dall'occidente, girando la situazione a suo favore,

Operando cioè per rendere la Russia del tutto dipendente dalla sua capacità di utilizzare il petrolio e il gas siberiano, e di usufruire di un apporto militare indiretto e molto cauto nonché una piena copertura diplomatica per sopperire alle difficoltà che la Russia incontra essendo considerato un Paria da tutto l'Occidente.

Ha saputo cioè associare la Russsia al suo piano egemonico non come un comprimario, ma come un cliente ,dimostrando la sua poderosa influenza quando ha saputo orchestrare la sua abilissima diplomazia facendo in modo che la risoluzione dell’Onu che condannava l’invasione dell’Ucraina vedesse contrari o astenuti i rappresentanti dei paesi che rappresentano più della metà della popolazione globale (oltre quattro miliardi di esseri umani ) -

Gli articoli che seguono l’editoriale in questo numero di Domino In pratica non sono altro che una analisi più accurata degli argomenti enunciati da Fabri nell'editoriale medesimo.

Ho trovato fra questi di particolare interesse l'articolo su Taiwan e quello sull'India.

Di grande interesse ho trovato anche l'articolo sulla posizione fortissima che ha raggiunto in questi anni la Cina in Africa.

Ma se dovessi fare una scelta, direi che il saggio sulla situazione attuale della Germania è quello più illuminante di tutti.

Il fascicolo si conclude con un importante capitolo dedicato all'analisi della situazione interna della Cina, che sviluppa in modo molto dettagliato le argomentazioni che Fabri aveva enunciato nell'editoriale.

Numero quindi di interesse decisamente elevato.


domenica 19 marzo 2023

Sophia Kalantzakos : Terre rare La Cina e la geopolitica dei minerali strategici – Bocconi Editore – recensione




Ci sono libri scritti da accademici su argomenti nettamente di nicchia, che per questa ragione si può essere portati a ritenere poco attraenti, ma che, se si ha la pazienza di affrontarli, si rivelano di enorme interesse.

Questo è senz’altro uno di quelli.

Anche se la materia della quale si parla sembra fatta apposta per irritare il lettore.

Già dovere andare con la memoria ai ricordi scolastici sulla Tavola periodica egli elementi è un colpo basso, se poi veniamo a sapere che stiamo parlando di sostanze scoperte relativamente di recente contrassegnate da un nome completamente esoterico rischiamo il KO.

Ma tutto cambia se si viene ammessi a sapere, che senza di quelle sostanze non si può fare un magnete funzionante ,e cioè un qualunque motore elettrico.

Non si può fare una qualunque batteria da telefonino ,da automobile eccetera.

Per fare i pannelli fotovoltaici ,idem come sopra.

Ciliegina sulla torta, le terre rare sono indispensabili anche per fare i microchip.

In altre parole il nostro mondo moderno non esisterebbe senza quei minerali il cui nome non ci dice assolutamente nulla e se cerchiamo di ricordarcelo possiamo essere sicuri di non riuscirci oltre al giorno dopo.

Va bene, allora, uno può pensare, se sono così importanti che problema è, adesso che conosciamo le loro enormi funzionalità, andiamo a cercare delle miniere con i filoni di Lantanio; Cerio; Praseodinio; Neidimio; Promezio; Samario; Europio; Gadolinio; Terbio; Disprosio; Olmio; Erbio; Tulio; Itterbio; Lutezio.

Errore ! Perché questi minerali ,veniamo a sapere leggendoci questo libro ,non si trovano in filoni come i più familiari ferro, rame, oro eccetera, ma solo mescolati in piccole quantità con altra materia.

E quindi l’estrazione rappresenta solo una piccola fase del procedimento per poterci mettere su le mani, perché poi serve seguire una complessa procedura per isolarli, fra l’altro con grande dispendio di acqua e conseguenze non sempre buone per l’ambiente.

A volte va anche peggio ,perché spesso si trovano mescolate con il torio radioattivo, che non si può buttare in una discarica.

Ecco spiegata allora la denominazione di terre rare.

In assoluto non sono affatto rare, nel senso che si trovano un po’ dappertutto, ma in quantità minime.

Qui nasce un problema gigantesco, perché in quantità significative non si trovano affatto dappertutto, ma sono concentrate in pochissime regioni del mondo, ma per dirla tutta, praticamente si trovano in un solo paese ,che ragionando come ragioniamo noi occidentali ,non va bene affatto.

Evidentemente la natura non distribuisce i minerali seguendo la regola del politicamente corretto, dato che queste benedette terre rare si ostinano ad essere ed a rimanere rigidamente “comuniste”, trovandosi quasi tutte in Cina.

Se vi siete mai chiesto perché gli americani da anni si incaponiscono, in modo quasi paranoico, a dipingere la Cina come il nemico numero uno, penso che adesso lo avete capito.

Per chi detiene il potere negli Usa è inconcepibile che la natura giochi a fare geopolitica sconvolgendo la loro strategia di conservare l’eterna posizione di potenza egemone a livello mondiale, in modo unico.

La loro dottrina strategica infatti aborre la contrapposta visione di un mondo multilaterale.

Dopo aver letto questo libro, che documenta in modo inconfutabile, la questione delle terre rare si capiscono veramente tante cose.

Facciamola breve : quando gli Usa fanno le capriole per evitare che la Cina si mangi Taiwan è per difendere gli ideali di democrazia o in considerazione della sua posizione di produttore privilegiato di chip microelettronico ?

Più d’uno si sarà fatto questa domanda,immagino.

Ora poi che sappiamo che, non solo la Cina detiene i più grandi giacimenti di terre rare del mondo, ma è il paese che ha sviluppato la più efficiente tecnologia metallurgica per lavorarle, forse il dubbio che alla base della quasi paranoia americana nel descrivere al resto del mondo la medesima Cina, come il più grande pericolo sicuritario, ha una base materiale e di geopolitica e cioè di pure considerazioni di potenza, molto più solida, delle considerazioni ideologico-etiche, sulla presunta lotta : democrazie contro autocrazie.

Ma leggiamocelo questo libro perché è illuminante, di lettura scorrevole e sopratutto è documentatissimo.