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martedì 13 maggio 2025

Walter Isaacson Elon Musk Mondadori

 





Imbarcarsi in un libro di circa 708 pagine, obiettivamente ,lo si fa solo se si presume che sia veramente molto interessante.

La decisione di intraprendere la lettura viene agevolata dal sapere che l’autore è uno specialista assoluto nelle biografie dei geni.

Si è già cimentato, infatti, tra gli altri , e non poteva essere diversamente, nelle biografie di Einstein e di Leonardo e più recentemente in quella di Jennifer Doudna con “Code Breaker”.

E poi si intraprende la fatica di leggere un bel volumaccio per soddisfare la curiosità di scoprire chi è veramente il personaggio più gettonato del momento : Elon Musk.

Personaggio poliedrico per le sue realizzazioni.

Nessuno prima aveva fatto quanto lui.

Come uomo però rimane difficilmente decifrabile, lo dico subito, anche dopo avere lette tutte le 708 pagine a lui dedicate.

Tanto per consentire al lettore di fare mente locale sull’argomento, cito qualche nome e qualche cifra:

- Tesla produttrice di auto elettriche, già dotate di tecnologia da autopilot ,con valutazione di mercato di 1.000 miliardi, sì è veramente un trilione, da fare impallidire Zio Paperone!;

-Space X, produttrice di razzi, usati non solo per rifornire la stazione spaziale internazionale, ma anche per portarci gli astronauti avanti e indietro.

Prima impresa privata al mondo, che abbia mai fatto cose del genere, per di più con la tecnologia innovativa dei razzi riusabili, cioè che decollano e atterrano nella medesima torre di lancio, valore stimato di 100 miliardi;

-Spacelink ,sistema di telecomunicazioni satellitari ,che si basa su una rete di satelliti posizionati a 550 Km dalla Terra,se contano in orbit ormai diverse decine di migliaia per consentire le comunicazioni fra qualsiasi parte del pianeta;

-Neuralink ,sistema di comunicazione fra il cervello umano e strutture informatiche esterne, tramite impianto di un cip appunto nel cervello, valutazione 1 miliardo;

-Boring Company, meno conosciuta dalle nostre parti, riguarda quel filone di opere di scavo per produrre collegamenti sotterranei, valore 5,6 miliardi;

-X app social, prima denominata Twitter ed arcinota con quel nome;

- linea di produzione del robot umanoide Optimus, macchine capaci di muoversi e pensare come

umani;

- linea di produzione del supercomputer Dojo;

- Solar City : linea di produzione dei tetti dotati di tegole, per produzione di energia solare;

- X Ai ,laboratorio per l’elaborazione di intelligenza artificiale, basata su reti neurali.

Difficile tracciare linee di separazione fra le diverse attività ,perché uno dei vantaggi competitivi di Musk è proprio quello di seguire un sistema organizzativo integrato, in modo che il patrimonio tecnologico ,acquisito da un settore ,possa essere usato anche dagli altri.

Esempio, il sistema di sviluppo dell’ X AI può essere implementato dall’enorme data base di immagini ,acquisite dalle auto Tesla ,in giro per il mondo.

Con tutti quei filmati si fa addestramento, ma ancora più si insegna ai robot umanoidi, od ai robot a quattro ruote ,a pensare come pensano gli umani:

Cioè , vedendosi una quantità inimmaginabile di situazioni e relativi comportamenti umani, questi robot sono indirizzati a seguire la filosofia dell’osservare e imitare.

Un cenno all’organizzazione aziendale ad al sistema delle condizioni di lavoro nell’universo Musk.

Mi sembra iconica a questo proposito la foto che vede lo stesso tycun ,sdraiato, che dorme sul pavimento sotto la sua scrivania ultra- minimalista.

O quell’altra che lo vede nel medesimo atteggiamento cioè a dormire di notte sul pavimento della catena di montaggio della Tesla.

Non si tratta di sceneggiata propagandistica, perché è suffragata da una vastissima documentazione, compresa quella riportata nelle note di questo libro di Isaacson, Musk lavora infatti con ritmi assolutamente insostenibili da un comune essere mortale e distingue poco il giorno dalla notte.

Il guaio per collaboratori e dipendenti è che ritiene ,che essendo possibile a tutti vedere come lavora lui,ritiene anche che sia ovvio chiedere loro di imitarlo.

Nell’universo Musk, in altre parole, non c’è posto per il sindacato e questo non è ovviamente una bella cosa.

Va detto però ,che la cosa è parzialmente compensata, da un sistema di azionariato diffuso fra i dipendenti.

Il licenziamento può essere sempre dietro l’angolo ,se a qualsiasi livello non si raggiungono gli obiettivi indicati.

Ecco qui però bisogna ,come sempre, contestualizzare, perché c’è anche l’altra faccia della medaglia, che non consiste solamente nella partecipazione dei lavoratori all’azionariato, ma nell’avere da parte loro l’opportunità di trovarsi abbastanza spesso il “sciur padrun” che si ferma alla tua postazione di lavoro e ti assale con una trafila di domande, che dimostrano la mostruosa conoscenza di ogni dettaglio del processo produttivo da parte sua ,con la conseguente apportunità per te dipendente, di dire la tua, proponendo le migliorie, che se sensate ,pare siano estremamente ben accolte dal padrone delle ferriere.

Parlare di Musk è complicato perché le contraddizioni si sprecano in quella personalità singolare.

Ne dò qualche accenno.

Credo che tutti sappiano ,che il singolare approccio che Musk ha con i suoi simili ,pare ovvio anche per non psichiatri, che sia dovuto al bullismo subito alle elementari ed al terribile rapporto avuto con un padre-padrone ,che Isaacson si limita a dire sinteticamente ,ma anche efficacemente, che non era una brava persona.

Musk ha spesso cercato di giustificare i suoi modi spesso bruschi con scatti d’ira difficilmente controllati, con il fatto di essere affetto da sindrome di Asperger (mancanza di empatia, mancanza di emozioni nei confronti delle altre persone).

Altra sfaccettatura del suo carattere è il livello di tolleranza ,che dimostra di nutrire verso il rischio, incredibilmente alta e assolutamente non condivisa dagli altri tycun ,delle 7 sorelle dell’informatica, coi quali ha rapporti contrastanti ,ma con i quali collide spesso proprio a causa di questo suo atteggiamento caratteriale.

Ma veniamo al nocciolo.

Musk è prima di tutto, quello che si direbbe, un visionario.

E’ l’uomo più ricco del mondo ,ma pare proprio, che accumulare denaro non sia affatto la molla che lo spinge a lavorare anche di notte per realizzare quello che prima di lui era impossibile.

La sua filosofia mira a migliorare le condizioni dell’umanità, punto.

Di più, la sua concezione ,sostanzialmente fortemente pessimista, sulle condizioni dell’umanità ed ancora di più sul suo destino, lo spingono a prendere come la sua missione prima ,trasformare l’umanità in una umanità trans-planetaria, per la prima volta nella storia.

Tutti si chiedono, perché la persona, che ha fatto di più nella storia per migliorare le possibilità umane ad andare nello spazio, si ostini a presentare come suo primo obiettivo ,in assoluto ,portare gli uomini su Marte.

Lui che sa meglio di ogni altra persona che per raggiungere Marte occorrono otto mesi di navigazione, con razzi però ,di una potenza, non ancora acquisita.

E poi ci sarebbe anche il problema del ritorno, o almeno della possibilità di ritorno.

Perchè ci insiste ?

Perchè ,probabimente, nel suo profondo ,crede veramente che l’umanità debba trovare il modo di conservare la propria, lui dice, coscienza, cioè la capacità di libertà, minacciata nel prossimo futuro da un intelligenza artificiale autogestita, capace di andare oltre il livello raggiunto dall’umanità attuale e quindi capace di schiavizzare l’uomo.

Nei momenti di cupa meditazione, Isaacson dice, che Musk sussurra ,che è possibile che noi umani potremmo benissimo essere degli alias, in un gioco di ruolo, condotto da intelligenze superiori alle nostre.









sabato 25 gennaio 2025

Luca Ciarrocca : L’affaire Soros Il nemico numero uno dei sovranisti e della destra antisemita protagonista della finanza globale – Chiare Lettere Editore – recensione

 


Era tempo che mi proponevo di documentarmi sulla figura di George Soros, uno dei protagonisti della finanza mondiale con i suoi fondi Quantum Group e Soros Fund.

Ma sopratutto, alla ribalta dei media, per le pesantissime accuse che gli sono state rivolte da tutti gli schieramenti politici conservatori, non solo e non tanto per le sue pratiche di “speculatore” finanziario, ma ben di più per ,avere fondato la Open Society Foundation, con la quale non solo ha finanziato le “primavere colorate” e in genere le Ong. filo occidentali nei paesi dell’Est, e non solo,ma in generale movimenti politici di sinistra, che ritenesse in concordanza con le ideologie sostenute dalla sua fondazione, a cominciare dai democratici americani.

Figura singolare, di ebreo di origine, ungherese di nascita, ma feroce avversario dell’attuale governo di Israele.

Gli è attribuito un patrimonio personale di oltre 7 miliardi, che è di tutto rispetto ,ma che impallidisce di fronte ai giganti della finanza americana ( Black Rok, State Street ,Vanguard etc.) o peggio ancora con i sette magnifici della tecnologia (Apple,Nvidia,Amazon,Musk,Alfabeth,Microsoft etc.).

Come descrive bene il libro del quale stiamo parlando, il finanziere è diventato un personaggio globale, quando è riuscito a mettere a segno uno dei colpacci speculativi più significativi dei tempi moderni ,costringendo le autorità inglesi a svalutare di molto la Sterlina ,dopo essersi inutilmente svenati per evitarlo, come capita regolarmente in casi del genere nel BlackWednesday del 1992.

L’avvenimento era stato provocato dalla vendita allo scoperto di sterline in quantità esorbitanti da parte del fondo Quantum di Soros, (andando short come si dice in gergo), rischiando letteralmente la bancarotta da parte di Soros ,perché l’intera operazione era pianificata ben oltre le disponibilità liquide del fondo.

Stessa sorte toccò alla nostra Lira.

Soros non ha mai negato di essere uno speculatore, anzi ha rivendicato la legittimità anche morale di mettere in atto operazioni finanziarie di quel tenore, anche perché queste servirebbero, come in realtà sono servite, ai governi interessati, per aprire gli occhi e attuare le riforme necessarie a fare quadrare i conti.

Ma come si è sopra accennato, si parla decisamente meno del Soros, finanziere, che ha dimostrato di saper fare bene il proprio mestiere guadagnando un mucchio di soldi e facendoli guadagnare anche ai sottoscrittori dei suoi fondi, ma molto di più del Soros, presunto cospiratore politico, capace di interferire, buttando sulla bilancia il potere del denaro, per orientare la governance di diversi paesi, ma con particolare attenzione a quelli dell’Est.

Gli hanno attribuito di tutto e l’hanno visto dietro ai complotti più cervellotici.

Questo libro mi pare che abbia il merito di dare al lettore gli strumenti per assegnare alle cose il giusto peso o almeno, quello che una analisi critica ,non viziata da faziosità preconcette, può portare a formulare.

L’autore porta il lettore a giungere a conclusioni abbastanza drastiche su molti dei complotti attribuiti a Soros. sostenendo che in quei casi l’influenza di Soros sembra proprio che o non c’entra nulla o quasi niente.

In molti altri casi invece c’è stata, è documentabile, e, a volte e direi ,in rari casi, come quello del movimento politico +Europa, è riconosciuta dagli stessi interessati-percettori.

Però obiettivamente è difficile valutare se la tal cosa è accaduta perché c’è stato l’aiutino di Soros e sopratutto se non sarebbe avvenuta, nel caso in cui quel finanziamento non fosse intervenuto.

Ma l’argomento che l’autore sembra sottendere è questo : guardate, che come dimostra l’attuale configurazione delle guerre ,che sono divenute orma sempre più “ibride” , i soldi in politica e nei conflitti girano purtroppo a fiumi e Soros è sì un personaggio, che la sua partita la può giocare, ma tutto sommato, non è così ricco da poter determinare la gran parte delle cose che gli si attribuiscono.

Il libro ci restituisce quindi un Soros un po ridimensionato.

Non sarebbe quel Lucifero che viene dipinto.

Certo che, e questa è una osservazione mia e non dell’autore, mi viene da dire che non ne esce come un gran simpaticone e tanto meno come un gran benefattore.

Personalmente sono portato a pensare che se mi trovassi nelle condizioni di disporre si quei capitali e volessi usarne una buona parte per uso “filantropico” la prima cosa che mi verrebbe in mente è dare da mangiare agli affamati non promuovere la mia ideologia.

Prima di chiudere informo il lettore che l’autore si definisce giornalista, scrittore e imprenditore dato che ha fondato il sito di informazione finanziaria Wall Street Italia.

Ha un blog sul Fatto.

Ha vissuto a lungo negli Usa.




sabato 28 dicembre 2024

Alessandro Volpi : i padroni del mondo. Come i fondi finanziari stanno distruggendo il mercato e la democrazia – Editori Laterza – recensione

 




L’autore insegna storia contemporanea all’Università di Pisa, ma si occupa da sempre di storia economica, con riferimento particolare agli aspetti finanziari ed infatti ha spesso affrontato nei suoi saggi il problema del debito pubblico.

Ha avuto esperienza politica ,come sindaco di Massa ,ed è fra i fondatori di “Altreconomia”, centro studi economici, di decisa impronta di sinistra come è ovvio, dato il suo titolo.

Il libro l’ho trovato di particolare interesse ,perché riesce a dare al lettore un’idea precisa di cosa significhi la finanziarizzazione dell’economia, in un saggio agile, ma abbastanza completo e documentato.

In un paese come il nostro, nel quale in campo finanziario prevale un generale analfabetismo, che sembra non impensierire nessuno, libri come questi sono di particolare valore.

Oh, lo dico subito, non pensiate che il tenore del titolo scelto dall’editore, che come tutti i titoli, per ragioni ovvie di mercato, tende a estremizzare le cose, presentandole come semi-apocalittiche ,rispecchi pienamente il contenuto del libro, che conduce invece un’onesta analisi della situazione, lasciando al lettore l’onere di farsi un’idea anche sui possibili rimedi.

Chi segue l’andamento dell’economia e della finanza ,anche solo per la semplice ragione, che terrebbe a non buttare nel cestino i propri risparmi, ha bisogno di sapere come girano le cose dell’economia e della finanza e, se possibile, chi c’è nella stanza dei bottoni, per valutarne l’attendibilità.

A queste esigenze il libro cerca di venire incontro.

Per farla breve, i nomi e cognomi di coloro che tirano i fili l’autore ce li dice, ma contemporaneamente ci racconta quanto sia complessa e contraddittoria la situazione.

Negli anni del boom italiano erano diventate famose “le sette sorelle” del petrolio, oggi è cambiato tutto e il mondo della finanza è nelle mani delle magnifiche società di gestione patrimoniale ,che ragionano e lavorano, usando come unità di misura i “trilioni” cioè le migliaia di miliardi : Black Rock;Vanguard;State Street; Fidelity;JP Morgan;Allianz;Capital;Goldman Sachs; Amundi;Ubs etc.

E’ finito il tempo delle grandi compagnie energetiche e manifatturiere a cominciare dall’automotive.

Adesso ,se andate a vedere lo Standard Poor 500, cioè l’indice di borsa azionario più grande al mondo, vi trovate ai primi posti, come è noto, le “magnifiche sette” della tecnologia : Apple;Amazon;Alphabet;Meta;Microsoft;Nvidia;Tesla, che ,da sole ,rappresentano il 30% appunto dello S&P 500.

E allora, come fanno i pochi colossi delle gestioni patrimoniali ,ad essere definiti “i padroni del mondo”?

La ragione è che costoro detengono, se non proprio i pacchetti di azioni di riferimento di quelle aziende, ne detengono però abbastanza ,da essere determinanti nei loro consigli di amministrazione, anche perché, avendo partecipazioni incrociate fra di loro, in pratica ,aumentano ulteriormente il loro peso.

Beh, situazioni di particolare peso ci sono sempre state, cosa c’è di nuovo nella situazione di oggi?

C’è il fatto del gigantismo della posizione dominante dei colossi dei gestori, al punto che la scala gerarchica dei poteri ,che ognuno di noi ha in testa ,sembra essere sul punto di crollare.

Proprio oggi, ho visto una vignetta che mostrava un Trump ,in uniforme da cameriere, che serviva al tavolo Elon Musk ,e la cosa, quasi nemmeno mi faceva ridere, dato che sembrava ormai verosimile.

Ecco questo è il problema, se i padroni possono diventare loro, gli oligarchi della tecnologia e delle gestioni finanziarie, la democrazia non avrebbe più spazio, e questo, non credo che ci vada bene.

Ma c’è dell’altro.

Per esempio ,il meccanismo instaurato dai grandi gestori, privilegia in modo assoluto la creazione continua di ricavi, per generare dividendi a favore degli azionisti.

Va bene, può dire qualcuno, ma che novità è questa, nel regime capitalista o un’azienda fa utile o chiude.

Ok, ma andiamo un filino più a fondo, qui non si parla di fare utile, ma di subordinare tutto, compreso il meccanismo del mercato, al raggiungimento dell’utile, anche se questo può essere raggiunto licenziando o pagando in modo insufficiente il lavoro, oppure senza lasciare quote sufficienti per innovazione e investimenti, o senza preoccuparsi minimamente di fare debito eccessivo,non parliamo poi del rispetto dell’ambiente e del costo dei servizi.

Fatto sta che sembra che sia stato instaurato dai magnifici grandi gestori un meccanismo a spese dello stato sociale cioè del wellfare per consentire di fare profitti alla sanità privata unitamente alle assicurazioni, con una spinta alla privatizzazione di tutto.

Se dobbiamo smantellare lo stato sociale, è ovvio che a gran parte di noi questo non sta bene.

Un ulteriore punto critico, per il quale il potere politico sembra non avere alcuna capacità di interdizione è questo : ma costoro,cioè i nuovi paperoni, almeno le tasse le pagano?

Pare che in realtà mentre noi,se ci identifichiamo con il ceto medio, paghiamo fra il 20 e il 30%, loro paghino mediamente dieci volte meno cioè il 3%.

Ci va bene pagare anche per loro? Probabilmente no.

Oddio! Arrivati a questo punto cerchiamo di vedere se c’è ,anche in questo campo, la famosa altra faccia della medaglia.

In parte c’è, nel senso, che se il rincorrere anche smodato del profitto crea dividendi questi non vanno a finire solo nelle loro tasche ma anche nelle nostre,ovviamente se possediamo quote dei loro strumenti finanziari e questo non credo ci faccia schifo.

Poi se la logica è quella di fare assolutamente utili, questo è anche un meccanismo che spinge le aziende a conseguire il massimo dell’efficienza e anche questo è un elemento positivo.

Ecco a questo punto, ognuno di noi dovrà fare mentalmente un bilancio, basato sul sano principio dell’analisi costi-benefici.

Siamo disposti a sacrificare sull’altare del dividendo, il più elevato possibile, tutti gli aspetti negativi sopra accennati ?

E poi facciamoci pure la domanda del diavolo : ma siamo sicuri che puntare a guadagnare sempre, basato sul presupposto che la crescita dell’economia debba essere eterna , non sia un miraggio senza basi reali ?









sabato 3 febbraio 2024

Domino Rivista sul mondo che cambia : Taiwan l’isola che non c’è. Ufficialmente inesistente Taipei è contesa fra Washington e Pechino. Possibile scintilla della guerra mondiale n.1 20024 – recensione

 


Se c’era un modo per poter rendere comprensibile, nei suoi fondamentali, una delle situazioni geopolitiche , mi si passi il termine, più incasinate del mondo, come è Taiwan , si direbbe, che questo numero di Domino c’è riuscito brillantemente.

Fabbri, come è nel suo stile asciutto e diretto, ha scelto l’unica via possibile.

Descrivere le cose come stanno, per spiacevoli , contro-intuitive e politicamente scorrette, possano essere.

Se qualche lettore vuole ascoltare il mio consiglio, cioè di uno che da quando è uscito Domino non si è mai perso un numero e tutti li ha recensiti, si fotocopi l’ultima e la penultima pagina dell’editoriale di Fabbri e, non dico se le metta in quadro, (anche se lo meriterebbe) ma se le tenga a portata di mano ,perchè è un formidabile sunto, lui che parla difficile ,per vocazione, direbbe sinossi, di geopolitica da tenersi a mente prima di avventurarsi nell’analisi di qualunque situazione o regione geografica.

Il titolo del volume è azzeccato perché riassume la commedia dell’assurdo che si è impossessata di questa area del mondo.

Taiwan, l’isola che non c’è.

Fa bene Fabbri a mettere in chiaro che se è vero che il vero oggetto del contendere strategico fra le due superpotenze, Usa e Cina è proprio Taiwan e che purtroppo nessuno può dire che mai la contesa potrebbe spingersi a fare scoppiare la terza guerra mondiale, né all’uno né all’ altro interessa veramente mettere le mani sulla terra o sulle cose di Taiwan, industria dei preziosissimi microcip compresi.

In realtà a nessuno dei due interessa alcunchè dei taiwanesi.

E allora? Cosa vogliono?

Se, prima di cercare una risposta, il lettore pensa con la logica della geopolitica, ci arriva facilmente.

L’unica loro preoccupazione è controllare lo stretto, il collo di bottiglia, abbastanza ampio 160 km.

Ma non abbastanza per le capacità delle flotte moderne.

Il problema quindi è avere il controllo o comunque impedire che l’altro egemone o aspirante egemone ci metta le mani o più realisticamente la flotta.

Nel modo come siamo abituati a ragionare oggi ,con mentalità economicista e per di più di nazioni terragne e non talassocratiche, riesce difficile assegnare il massimo di valutazione al controllo di uno stretto, ma non dimentichiamoci che questo era ad esempio la visione del mondo della Regina Vittoria, dalla quale gli Usa non a caso hanno ereditato l’impero.

Altro elemento della commedia dell’assurdo al quale si stenta a credere è che gli interessati diretti, cioè i Taiwanesi, sono forse quelli che hanno le idee più confuse.

E se hanno le idee confuse i diretti interessati, figuriamoci noi.

Disabituati a studiare storia e geografia con la serietà che le due materie richiederebbero, per quanto riguarda il nostro mondo europeo o occidentale, figuriamoci quando dobbiamo rivolgerci all’Asia, andiamo subito nel panico.

Comunque ,ragionando a spanna,siamo portati a credere che da sempre su quell’isola siano vissuti dei cinesi.

Errore, apprendiamo da questo volume, c’erano dei nativi che non erano affatto cinesi , i cinesi veri erano stati portati lì relativamente da poco e precisamente dalla compagnia delle indie orientali dagli Olandesi, come mano d’opera a bassissimo prezzo.

Poi nel seicento l’impero cinese occupò l’isola.

Successivamente nell’ottocento (il secolo delle umiliazioni per i cinesi) arrivarono i giapponesi.

Persa la guerra quest’ultimi ,gli alleati favorirono l’occupazione dell’isola da pare delle truppe del Kuomintang, sconfitte dalla rivoluzione comunista cinese di Mao e sempre i medesimi alleati, guidati dagli Usa riconobbero come unico legittimo regime cinese proprio quello isolano di Chiang Kai Shek ,capo del Kuomintag, che instaurò un regime ultra nazionalista e tutt’altro che democratico.

Infine arrivò la sottile mossa di Kissinger che convinse Nixon a mettersi d’accordo con la Cina per isolare la Russia, che era ancora URSS, nel pieno della guerra fredda.

Venne di conseguenza la fine dell’appoggio a Taiwan ,anzi addirittura la fine del riconoscimento di Taiwan ,perché questo era il prezzo da pagare ai Cinesi.

Ma Kissinger ,erede delle sottigliezze machiavelliche dei Richelieu e dei Talleirand aveva giocato la solita carta della doppiezza.

Infatti gli Usa riconoscevano (acknoweledge), ma non accettavano esplicitamente in Pechino una sola Cina.

E la commedia va avanti così fino ad oggi.

La partita è talmente scivolosa e assurda che i taiwandesi si sono saggiamente del tutto assuefatti a considerare l’equivoco in atto il minore dei mali e di fatto si predispongono a fare durare il più a lungo possibile la situazione così com’è.

Naturalmente Fabbri dà il palinsesto, ma poi l’analisi è sviluppata in modo dettagliato da una serie di saggi che esaminano non solo la situazione di Taiwan, ma come le altre nazioni della regione hanno reagito a quella situazione.







lunedì 28 agosto 2023

Domino rivista sul mondo che cambia – Gran turismo. L’Italia vuole vivere nella sua posizione geografica. Come snodo del gas altrui. E destinazione dei soldi garantiti da Berlino. - Recensione

 







Non si può dire che Fabbri non abbia fiuto.

Se mi metto nei panni del direttore di una rivista di geo-politica, se pure di successo, e mi trovo a dover decidere l’argomento del numero di agosto, con la gran parte dei lettori sotto gli ombrelloni, certo che sarei in forte difficoltà, oltre tutto ,questo genere di riviste usavano saltare il numero di agosto proprio per la medesima ragione.

E invece Domino è uscito, e direi che ha anche scelto l’argomento giusto.

La scelta è caduta su di noi italiani.

E’ come se Fabbri e collaboratori ci avessero detto : avete voluto giustamente andare in vacanza a fare i turisti, ebbene, visto che ci siete, in quella condizione, vi sembra veramente, che in questo mondo globalizzato e sbalzato dai sogni economicisti al ritorno alla realtà della storia, dalla guerra in Ucraina, il nostro paese possa pensare di risolvere i propri problemi ,contando principalmente sul turismo, che è un po’ giocare sul vantaggio competitivo della posizione nella geografia e nella storia?

Pensatelo voi, e magari esercitatevi a immaginare cosa girerebbe nella mente di fronte a quella domanda, nel vostro vicino di ombrellone tedesco o austriaco o russo, se siete nella riviera romagnola.

La risposta è ovviamente : ottima cosa sviluppare il turismo, ma ci vuol altro per un paese che fa il proprio PIL esportando la manifattura.

Ci vuole un ‘idea di paese all’altezza dei tempi e ,non meno importante, dei nostri competitori, poi, dato che non siamo una grande potenza mondiale, del o dei nostri egemoni ,ai quali facciamo riferimento.

Leggetelo questo volumetto, avrete una volta tanto la soddisfazione di vedere come sia possibilissimo parlare di politica, quella vera, senza dover seguire le umilianti beccate fra galline dei nostri partiti e partitini.

Qual’è l’interesse nazionale del nostro paese ?

Qual’è una ragionevole strategia da seguire a lungo termine per il nostro paese?

Questa è la politica, il resto è fumo.

Non è che gli altri paesi abbiano al momento dei giganti al potere, tutt’altro ,salvo alcuni ,che non sono quelli che si nominano di solito, ma non ve li elenco, tanto, se siete lettori di Domino,conoscete bene i loro nomi.

Quali sono i consigli che Domino darebbe al Principe?

Ecco il bello e probabilmente anche la ragione del successo di questa rivista.

Non vi fa penare per 300 pagine per dirvi le cose, ve le anticipa addirittura nei titoli di copertina.

Il messaggio è semplice, ma scolpito nella roccia.

L’Italia, cioè gli italiani ,sono abituati a vivere di rendita.

Rendita da capitale fisso anzitutto, basta andare a confrontare le statistiche dei proprietari di case italiani con gli omologhi vicini per capirlo.

Ma come hanno fatto gli italiani a diventare proprietari di case e ad avere un portafoglio mobiliare di tutto rispetto?

Si sono indebitati.

“Schuld” in tedesco vuol dire sia debito sia colpa, vergogna, ci ricorda Fabbri.

Ma non la si pensa così nel Bel-paese, proprio per niente.

Chi ci presta i soldi?

I tedeschi, perché l’economia italiana è troppo grande per fallire e nel suo fallimento trascinerebbe la manifattura tedesca, della quale è divenuta componente complementare essenziale.

Poi gli americani ,che ci comprano gentilmente Bot e Btp, non perché sono tanto buoni ,ma perché così ci obbligano ad assecondare le loro traiettorie strategiche, che corrispondono al loro interesse nazionale, non al nostro, se non per caso.

E’ saggio andare avanti così?

Ovviamente no.

Ma quale politico ha la faccia e la forza di andare a proporre le lacrime e sangue, che occorrerebbero per dimezzare il debito (con patrimoniali dure su case .conti correnti e successioni)?

Non si vedono dei Churchill in circolazione, i DeGasperi sono durati troppo poco e i Moro e i Mattei li hanno fatti fuori senza tante remore, appena sembravano contrastare le traiettorie sopra accennate.

A proposito ,quello che dice Fabbri (documentandolo) sulla morte di Moro, attraverso le dichiarazioni di un allora importante esponente della Cia è abbastanza aggiacciante, perchè mette a nudo la reale considerazione che gli americani hanno del nostro paese.

L’Italia ha bisogni di enormi investimenti in infrastrutture ,a cominciare da quelle portuali, perché è nella dimensione marinara (o se vogliamo dirla con vocabolo colto, nella talassocrazia) che un paese nella nostra posizione geografica e con la nostra storia, può esprimere tutta la sua potenzialità.

Bhè si!, non vergognatevi di lasciarvi andare a un pensierino sui ricordi scolastici circa l’impero romano e le repubbliche marinare, sono le nostre radici, non possiamo farne a meno.

Non perdetevi nemmeno ,in questo delizioso volumetto, il breve saggio sul legame quasi metafisico fra i russi e la vodka, è godibilissimo.








giovedì 25 maggio 2023

Alessandro Aresu : Il dominio del XXI secolo Cina Stati Uniti e la guerra invisibile della tecnologia Feltrinelli Editore – recensione

 




Continuo a stupirmi del formidabile livello raggiunto dagli analisti di geopolitica ,che lavorano intorno a Limes ed ora anche a Domino.

Livello culturale scientifico.

Non è un caso che ambedue le riviste abbiano lanciato con successo “le scuole di Limes” e di Domino, che consentono oltre che agli studenti, anche a chi ne è interessato e proviene dal mondo dei media, della diplomazia o dell’economia finanza , di acquisire una formazione sistematica sulla visione portata dalla geopolitica.

Peccato che chi, per dovere e vocazione istituzionale ,dovrebbe portare avanti il discorso e cioè il mondo accademico – universitario, non dia ancora segni di vita di un qualche spessore in questi ambiti di discipline.

E’ singolare che negli eventi che sistematicamente e meritoriamente organizza Limes nel corso dell’anno, e che oramai sono diventati di routine ,non compaiano praticamente figure accademiche.

Non mancano invece figure che nel nostro paese erano prima totalmente ignote e trascurate , e cioè quelle dei tecnici militari, che a volte sono anche, ma non necessariamente, degli alti gradi.

E questi danno un contributo di primissimo piano.

Quante chiacchiere al vento si sentono provenire dagli spesso presunti esperti, invitati nei talk show televisivi, per cercare di dare informazioni o giudizi sensati sulla guerra in Ucraina.

Sarà un caso, ma non mi è mai capitato di sentire un esperto militare dire cavolate o banalità a proposito di Ucraina.

Perchè ho fatto questa forse troppo lunga premessa?

Perchè l’autore del libro che propongo alla vostra lettura ,e cioè Alessandro Aresu, è un tipico esponente del mondo dei geopolitici di Limes.

Occorre definirlo come “analista”.

Ma, lo ripeto, è veramente incredibile che uno studioso di questo livello non venga cercato per ricoprire una posizione accademica.

Il libro di Aresu ,del quale stiamo parlando, ha l’effetto sul lettore, come spesso capita a chi legge i saggi di geopolitica, di una doccia fredda.

Le nozioni consolidate nonchè i pregiudizi, che involontariamente ci portiamo dietro in materia vengono subito buttate nel cestino.

Questi autori sempre ci dicono che il loro mestiere non è quello di fornirci verità più o meno a buon prezzo, ma un metodo di analisi rigoroso per cercare di capire i “fondamentali” più rilevanti di situazioni molto complesse, da affrontare oggidì con un approccio necessariamente interdisciplinare.

Di cosa stiamo parlando?

Il titolo di questo libro è assolutamente limpido e trasparente.

La parola più rilevante è guerra.

La seconda parola che circoscrive e specifica la prima è tecnologica.

La terza è potenza.

Che significa?

Significa che la Cina e l’America stanno lottando per prendersi il titolo di egemone mondiale nel campo della tecnologia a fini di potenza.

Punto ,non c’è altro da dire, c’è solo da specificare nei particolari quanto detto sopra, che esprime la sostanza.

Allora leviamoci dalla testa le solite prediche mainstream sull’Occidente bravo e civile, che vorrebbe compiere la missione salvifica di esportare la democrazia e i valori occidentali (intesi dogmaticamente come i migliori in assoluto) in tutte le parti del mondo, che ancora non avrebbero la fortuna di beneficiarne.

Cominciamo come al solito col primo schiaffo risvegliante, che assesta la geopolitica più elementare ,a chi vi si accosta, informandolo che sul mappamondo l’Occidente conta per un ottavo e che il resto del mondo, guarda un po, è enormemente più grosso e pesante del nostro amato Occidente.

Secondariamente, forse anche la seconda giaculatoria più ripetuta, secondo la quale le democrazie occidentali rappresentano i buoni e che il resto nel campo della governance può raggiungere solo il ruolo di autocrazia, che per definizione è da aborrire insanabilmente, come il male da estirpare.

Se c’è un modo per non capire niente della situazione attuale del mondo è usare criteri dogmatici e manichei, ci dice e ridice la geopolitica.

Perchè se impariamo a fare analisi serie ,udite, udite, arriveremo a scoprire che il Partito Comunista Cinese per la Cina e le agenzie dello stato profondo negli Usa, sopra e contro tante ciance di liberismo , hanno plasmato un tipo di governance che sono incredibilmente simili nella sostanza.

Se questa affermazione vi disturba , questo è proprio la reazione che volevo suscitare nel lettore, per invitarlo e invogliarlo a leggere il saggio di Aresu, che è un vero pozzo di scienza sull’argomento.

Ritengo ci sia tutto quanto serve a chi cerchi l’autorevolezza di una trattazione a livello accademico ,beninteso con la indispensabile dotazione di note e biografia.

Vedremo che la guerra per l’egemonia fra Usa e Cina non si combatte per fortuna a cannonate ma a colpi di sanzioni ,che impediscono alle aziende americane di compare certi prodotti cinesi ed ancora di più di vendere alla Cina molti altri prodotti.

Ma non ci si ferma qui perché poi ci sono le pressioni tutt’’altro che soft alla UE ed agli alleati dell’America medesima, più o meno volenterosi o riottosi, a non comprare né vendere le medesime cose.

Accettare che la Cina investa per costruire o sviluppare magari utilissime infrastrutture per l’interesse nazionale italiano o tedesco eccetera, non si può ,si va a cozzare contro un veto americano ben sostenuto dagli apparati, compresi quelli finanziari e per paesi indebitati come il nostro sarebbero dolori.

Eccetera eccetera.

Ma chi è ancora più interessato ai richiami all’attualità ed alle biografie, anche costui troverà parecchio pane per i suoi denti nelle numerose citazioni biografiche dei formidabili personaggi che hanno inventato o semplicemente sviluppato le tecnologie che fanno parte delle nostre vite, da Morris Chang a Selcuk Bayraktar, e parecchi altri ,ce n’è per tutti.