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giovedì 16 maggio 2013

Berlusconi non accetta di essere uguale a qualsiasi cittadino di fronte al suo giudice naturale. Questa è una ulteriore deriva del PDL verso la rappresentanza politica della cultura para- fascista




Il Capo non è un cittadino come gli altri, lui ha avuto i consensi  elettorali per essere il capo e quindi con questo è divenuto diverso da tutti gli altri e sopra la legge.
“Nessuna sentenza e nessuna prepotenza della magistratura potrà impedirmi di essere capo di un popolo che mi elegge con milioni di voti” disse Berlusconi al comizio di Brescia il 11-5-13.
La teoria per la quale un cittadino può anche essere un delinquente, che si è macchiato dei peggiori delitti, ad esempio contro la legittima forma costituzionale dello stato, come è stato nei casi dei due grandi dittatori europei del XX secolo, ma  nel momento nel quale viene confortato dal consenso elettorale, sarebbe mondato da ogni peccato è una teoria pericolosissima, che fa parte dell’armamentario della cultura fascista, che non è affatto morta e sepolta insieme al fascismo storico.
I precedenti storici dell’uso di questo ragionamento non sono esaltanti.
Così è stato per Mussolini  nelle elezioni politiche del 6 aprile 1924, quando il partito fascista prese il 60% (Popolari 10%, Socialisti 10%, Comunisti 4%, Liberali 3%  ecc.) e così è stato per Hitler  quando nel novembre 1932 prese il 33%  alle presidenziali, arrivando secondo dopo Hindenburg e quando nel novembre 1933 prese  il 43,9%, arrivando ovviamente primo.
La cultura fascista è sempre viva e vegeta anche oggi, assumendo ovviamente forme attuali molto diverse, rispetto quelle storiche, tanto che  studiosi e cronisti da tempo usano, ad esempio per il Lepenismo francese, il  termine para- fascismo, per distinguerlo da quello storico, che di per sé è irripetibile per definizione.
Oggi infatti le forme sono molto più soffici, dato che nessuno accetterebbe più quelle di allora, che oggi appaiono spesso più ridicole che tragiche, e anche questa è una pericolosa sottovalutazione dei rischi permanenti della eterna cultura fascista per le democrazie.
Lo si è già detto più diffusamente in vari post precedenti, ai quali rimando (10 giugno 2010 – 29 gennaio 2013- 1 aprile 2013), in Europa oggi c’è uno stato comunitario, l’Ungheria, dove è arrivato al potere con regolarissime elezioni il regime populista autoritario e clerico- reazionario di Orban, dove le garanzie, per chi la pensa diversamente, sono di fatto state soppresse e gli stati partner fanno finta di non saperlo e non reagiscono.
Quasi ovunque nel resto d’Europa  la eterna cultura fascista si esprime politicamente in formazioni politiche che navigano fra il 10 e il 20%, che evitano accuratamente saluti romani , simboli fascisti e discorsi troppo radicali, e si presentano  invece con  toni soffici, virili, ma  pacati.
Si buttano a raccogliere i disagi e le reazioni causate dalla globalizzazione, giocando sulla sempre più palese difficoltà delle classi politiche dei partiti tradizionali a governare in modo autorevole ed efficace.
Sono  partiti tagliati su misura per il borghese piccolo- piccolo, che però è orgoglioso della sua posizione sociale e dei suoi piccoli privilegi e che quindi li vuole difendere con le unghie e coi denti dalle insane pretese di socialità dei così detti “comunisti”.
I Fantozzi di tutto il mondo non leggono i giornali, se non quelli che esaltano la squadra del cuore o meno frequentemente il giornale di propaganda del proprio partito, ma  si inebriano invece di televisione, introitata in quantità industriale, non per essere informati di cosa succede nel vasto mondo, ma per essere rassicurati, che nel guscio nel quale si sono rinchiusi, proprio per difendersi da un mondo esterno, che non capiscono e che amano ancor meno, tutto vada nel migliore dei modi, come fra i protagonisti del Candide di Voltaire e che nessuno minaccerà il loro tesoretto di rassicuranti pregiudizi.
Con lo stesso meccanismo per il quale hanno aderito al partito, che beninteso non è nemmeno un partito e che quindi si definisce regolarmente diversissimo da tutti gli altri, sono generalmente cattolici rigidamente tradizionalisti ,che mai metterebbero in discussione quello che dice il papa o il prete di fiducia.
Sono tutte forme diverse del principio di “ricorso all’autorità”, cioè di rifiuto ad esercitare la propria autonomia critica, di rifiuto ad usare della propria responsabilità, cosa che richiede un quotidiano faticoso lavoro di discernimento,  per rifugiarsi nel più comodo mondo, dove tutto è già preconfezionato da altri e da un sistema di dogmi ai quali ci si sottomette.
Ovviamente sono anti- socialisti e quindi si rivolgono in modo preferenziale a una base di piccoli negozianti, artigiani, professionisti e con tutti costoro cavalcano il solito ritornello della impossibile pressione fiscale, provocata dai governi socialisti.
L’unica differenza fra la base di questi movimenti para- fascisti europei e quella del PDL è che in quelli è molto più consistente la componente dei dipendenti pubblici.
Il PDL, furbescamente, per cavalcare con una qualche coerenza la favola del partito personale dell’imprenditore arricchito, sedicente liberale, ha lasciato la cura di questa rappresentanza (il settore pubblico) ai partiti satelliti come la Destra, Fratelli d’Italia e soprattutto le componenti meridionaliste di Lombardo , Miccichè ecc.
Vedendo bene l’ampia platea di scontenti fra i ceti operai, hanno imparato a parlare efficacemente anche a loro, usando gli argomenti xenofobi (gli immigrati vi portano via il posto e quindi cacciamoli via).
Come portatori della cultura para- fascista, cercano regolarmente di acquisire consensi illudendo la platea meno preparata o informata, che gli odierni problemi ultra- complessi si possono risolvere con soluzioni elementari e quindi cavalcano l’anti- Europeismo e l’anti- Euro, l’antagonismo contro i cattivi Tedeschi come la panacea per superare la crisi economica.
Significativa l’ultra semplificazione  operata dal PDL con l’esibizione del regalino del tipo degli specchietti usati da Cristoforo Colombo, per ingraziarsi il  popolo, con la promessa della restituzione dell’Imu, populismo a buon mercato, ma efficacissimo sia sul piano simbolico sia su quello pratico.
In questi movimenti la figura del leader deve essere carismatica, forte e richiamare quella  del padre, importantissima tecnica questa, per manipolare l’opinione pubblica, utilizzando la teoria del transfer di Freud.
Trattandosi di una componente essenziale nell’armamentario della  cultura para- fascista riporto di seguito la definizione che si trova su Wikipedia :”Il transfert (o traslazione) è un meccanismo mentale per il quale l'individuo tende a spostare schemi di sentimenti e pensieri da una relazione significante passata a una persona coinvolta in una relazione interpersonale attuale. Il processo è largamente inconscio, il soggetto non comprende completamente da dove si originino tali emozioni, sentimenti e pensieri. Il transfert è fortemente connesso alle relazioni oggettuali della nostra infanzia e le ricalca”.
Berlusconi in Italia, Marie Lepen in Francia, Joerg Heider e successori in Austria, Victor Orban in Ungheria, Vlaams Blok  e Pim Fortuyn nei paesi fiamminghi, Christoph Blocher in Svizzera, Geert Wilders in Olanda, eccetera giocano tutti su questi meccanismi.
La cultura para- fascista non essendo ovviamente troppo compatibile con modo di pensare degli intellettuali, critico per definizione, ha da sempre poca diffusione fra le fasce più colte, fra le quali per passare occorre che le idee portate da quei movimenti abbiano una loro intrinseca validità razionale, e quindi questi movimenti che offrono idee debolucce e datate si giocano la conquista del consenso sull’efficacia nell’uso dei mezzi di propaganda.
E qui Berlusconi ha un vantaggio competitivo pazzesco, tanto pazzesco da essere del tutto incompatibile con le forme delle democrazie moderne, tanto che una legge dello stato italiano stabilisce la ineleggibilità di chi gestisce servizi pubblici in concessione come le frequenze televisive (n.361/1957), mai applicata per il miope  calcolo politico dei suoi avversari che hanno sempre pensato che sarebbe stato più utile per loro conservarsela come strumento di ricatto.
Sull’efficacia determinante della proprietà o del controllo di quasi tutti i mezzi di comunicazione per portare e riconfermare al governo un personaggio considerato un volgare buffone dai media e dalle cancellerie del  resto d’Europa, è inutile spendere ulteriori parole, provatevi a digitare Berlusconi buffone d’Europa su “Google immagini” e avrete una sterminata documentazione a vostra disposizione, rimando quindi a quanto esposto nel già sopra citato post del 10 giugno 2010.
Riporto solo i punti fondamentali che sottolineano come Berlusconi il sedicente liberale abbia impostato la sua propaganda per anni copiando di fatto  gli elementi fondamentali che erano della propaganda fascista:
- anzitutto la posizione di possesso o di controllo di quasi tutti i mezzi di comunicazione usata con abilità ha un peso determinante anche se la libertà si stampa è formalmente esistente è fuori discussione che diffondere la propria propaganda con i mezzi più seguiti ed efficaci come le televisioni quasi tutte al suo servizio non è ancora fuori dai binari della democrazia ma è già all’estremo limite;
Anche Mussolini aveva usato grande abilità nell’uso dei mezzi allora più efficaci come la neonata radio che arrivava anche nel più sperduti paesi;
-ma quello che è più inquietante è il fatto che le tecniche di propaganda sembrano ricalcate tante sono simili :
-parlare alla pancia e non alla testa
-parlare per slogan semplici  (credere, obbedire, combattere – non metteremo mai le mani nelle tasche degli italiani)
-fare richiami diretti o meglio inconsci  ai sentimenti ed ai pregiudizi e filtrare le notizie per dare un taglio di fondo che privilegi l’evasione strappando la gente dalle durezze dei problemi quotidiani
(Mussolini raggiungeva lo stesso scopo, se pure in scala ridotta per ragioni di sviluppo tecnologico, con le serie cinematografiche dei “telefoni bianchi”, la filosofia è la stessa).
E’ il vecchissimo trucco del “panis set circenses”
-preoccuparsi di “sentire il polso” del paese costantemente per potere manipolarlo in tempo utile (si pensi alla dipendenza di Berlusconi dai sondaggi quasi quotidiani, Mussolini con i mezzi di allora iniziava la giornata con un giro di telefonate ai prefetti con lo stesso scopo).
-“le folle non hanno bisogno di sapere ma di credere” diceva Mussolini e Berlusconi aveva fatto predisporre i suoi schemi interni di propaganda per gli attivisti- venditori proprio indicando come obiettivo un pubblico poco colto e poco reattivo al quale occorreva servire concetti semplici, semplici, se non  avrebbero capito
-creazione del mito dell’ “io sono uno di voi”, venuto dalla gavetta, nel quale ognuno si possa rispecchiare, un concentrato di tutti i vizi nazionali, ma uno che è riuscito e che quindi si deve presentare con la magnificenza dei palazzi e delle ville adeguate, per sottolineare lo stato che ha acquisito. (palazzo Venezia e Villa Torlonia un tempo, palazzo  Grazioli ed  Villa ad Arcore oggi).
E’ questa una tecnica irrazionale ma molto efficace, mirata ad indurre qualsiasi poveraccio ad illudersi che  se quello c’è riuscito, non c’è ragione che non possa riuscirci anche lui.
In psicologia cognitiva è indicata come la teoria “delle due corsie” (se uno è fermo in colonna in galleria, ma vede alla sua sinistra le altre auto nella corsia di sorpasso che vanno, per un meccanismo inconscio, non si ribella, ma si sente rassicurato che prima o poi toccherà anche a lui andare avanti)
-il culto della personalità del capo, il sempre giovane, l’icona del vitalismo, che si estrinseca in una attività sessuale fuori dal normale ed in una capacità di lavoro straordinaria (le luci di Palazzo Venezia che non si spegnevano quasi mai)
La persona del capo come elemento determinante e identificante ribadita con mezzo elementare ma efficace per il suo pubblico delle canzoncine di propaganda.
(Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza…il tuo canto squilla e va per Benito Mussolini –
Meno male che Silvio c’è, Viva l’Italia che ha scelto – chi non salta comunista è)
-il capo è il padre di tutti gli italiani, come si è già detto sopra, il padre rassicura ed è l’icona dell’autorità, colui che pensa anche per noi, è uno al quale si perdonano molti peccati perché è il padre,in lui sentimento,autorità e tradizione si fondono è veramente un simbolo efficacissimo, al quale ricorrono da sempre tutti i dittatori o  i populisti.
-l’estremizzazione della dialettica politica convincendo la gente che non si è contrapposti ad avversari normali, ma a nemici che ci minacciano.
Da qui gli atteggiamenti ripetuti di con i quali si invoca il complottismo contro “di noi” e si ricorre continuamente al vittimismo (le toghe rosse, la campagna di odio contro di “noi”).
Allora i nemici che complottavano erano i socialisti e si finì  col delitto Matteotti.
-il populismo berlusconiano per di più ha dei caratteri peculiari che sono anche peggio di quelli degli altri movimenti europei che alimentano la cultura para-fascita, che vengono poco stigmatizzati,  anche dai pochissimi giornali schierati all’ opposizione.
Mi riferisco al fatto che essendo il partito di Berlusconi nato come partito padronale, gran parte dei quadri inziali erano tratti di sana pianta dalle società del capo.
La cosa assolutamente anomala è che  tutt’ora cioè quasi vent’anni dopo, un numero molto elevato di quadri e di parlamentari sono direttamente o indirettamente a libro paga, nel senso che gestiscono attività economiche direttamente o indirettamente connesse con le aziende del capo, tipo agenzie di pubblicità ecc. o dal capo ricevono il pagamento di parcelle molto elevate come la schiera dei suoi avvocati trasferiti in parlamento.
Ne consegue che il grado di dipendenza e di subordinazione di costoro verso il capo non è di tipo politico ma prima ancora economico e questo quadra poco con le normali regole democratiche.
E allora, se le similitudini col fascismo storico sono così inquietanti, e gli elementi al limite fra la democrazia e il suo contrario crescono, siamo destinati a tornare al fascismo?
Per ora, evidentemente, no, perché il quadro complessivo delle istituzioni democratiche ancora regge, ma sarebbe sciocco sottovalutare, che in molti settori anche se la forma democratica sussiste è tutto tirato al limite estremo, solo un passo in più e siamo fuori.
Questa  è la situazione della cultura para -  fascista, che trova sbocchi in politica sempre più ampi.
Il tema specifico dei processi di Berlusconi e del suo tentativo di sottrarsi al giudice naturale, è uno degli elementi più pericolosi in questa deriva continua verso l’accoglimento progressivo di una cultura para- fascista.
Belzebù Andreotti ne ha fatte tante e grosse, ma gli sia dato almeno l’onore di avere affrontato processi con accuse altrettanto infamanti di quelli a carico di Berlusconi con grande dignità e soprattutto, questa è l’enorme differenza, senza fare uso del suo potere per uscire dalla  condizione di eguaglianza con gli altri cittadini di fronte alla legge.
Qui sta l’alimentazione della cultura para- fascista da parte di Berlusconi e qui sta l’aspetto tragico della cosa quando dobbiamo constatare che il suo popolo lo sostiene e lo esalta anche quando non si capisce del tutto se porta al limite le normali procedure della democrazia o se né già uscito.
Questo è l’elemento da monitorare.
Perché può anche darsi benissimo che il suo scopo sia banalmente quello privato di schivare processi e condanne e favorire le sue aziende, ma non si deve affatto trascurare il fatto che obiettivamente c’è una sequela di fatti da lui provocati che inducono la gente a sopportare o nel caso dei suoi seguaci a supportare azioni già più fuori che dentro dai normali canali democratici.
Cioè in parole semplici e piane si spinge obiettivamente la gente ad abituarsi a scenari che sono fuori dalle normali democrazie rappresentative e addirittura si spingono i seguaci ad accettare e difendere attivamente situazioni sempre più incompatibili con la democrazia.
Vediamoli questi fatti.
Si pensa di svicolare dal dovuto rendiconto alla giustizia utilizzando, abbiamo detto, il “transfer del padre”,  per mettere la figura del capo al di sopra di quelli che per le procure e i tribunali sono delitti e che invece i suoi fedeli  derubricano, come si dice con gergo avvocatesco  a “marachelle di uno stravagante riccone”, come dice il Vate di quel Regime, Giuliano Ferrara.  
Il principio dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge è brutalmente calpestato quando l’imputato Berlusconi usa il suo impero mediatico per fare precedere la requisitoria del pubblico ministero del processo Ruby da uno sceneggiato di due ore per anticipare le tesi  dell’arringa difensiva, che poi, come pura formalità, il suo collegio difensivo svolgerà in tribunale.
Dopo di questo fatto il suo processo non è più equo, l’imputato, che, come il Marchese del Grillo può permettersi di proclamare con una audience di più di 1 milione di persone “io sono io e voi non siete un c…” scippa a tutti noi la garanzia giuridica più elementare.
Le autorità di garanzia, Quirinale in testa   e il Presidente del governo dell’inciucio non hanno reagito se non e solo da parte di Enrico Letta con una debole frasetta di circostanza.
Solo in questi ultimi tempi le manifestazioni che si potrebbero qualificare come “eversive “ se non “adunate sediziose” si stanno moltiplicando da parte del PDL, con una regia stabilita a tavolino.
Si pensi alla intimidazione operata con la adunata del gruppo parlamentare del PDL al Tribunale di Milano.
Si pensi al già citato comizio a Brescia in chiave anti-magistratura, appena prima della requisitoria della Boccassini.
Si pensi all’insulto lanciato da Berlusconi in persona  a Enzo Tortora alle sue figlie e compagna.
Ed è facile prevedere questo che sarà solo l’inizio.
Queste forme di padronale arroganza con le quali Berlusconi sta degenerando nella cultura para- fascista sono ancora peggiori di quelle del normale arsenale europeo di tipo lepenista, sia a causa delle dimensioni inquietanti del suo seguito elettorale, sia a causa della influenza del suo apparato mediatico  che lo mette in condizioni di vantaggio competitivo sproporzionato e questo  solo fatto altera il gioco democratico.
Le altre formazioni populiste, para- fasciste europee  non godono del vantaggio di questi due elementi.
Se poi pensiamo che se il nostro non è ancora gravato da condanne penali definitive probabilmente perché ha potuto usufruire di leggi “ad personam”, che hanno stravolto ad arte i codici penale e di procedura penale a favore delle sue esigenze  processuali, vediamo che il principio  dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge è stato da tempo sistematicamente stravolto (se volete rinfrescarvi la memoria con l’elenco completo,eccolo:
E non consola affatto la constatazione che se il PDL, con alleati  vari compresi i neo fascisti aperti, è dato addirittura al 35%  il merito non è suo, ma è dovuto alla incapacità dei suoi avversari, perché così era stato anche nella Repubblica di Weimar e nell’Italia di Facta.
Ci stiamo avviando ad una situazione nella quale si fronteggeranno il para- fascismo berlusconiano da una parte e dall’altra un grillismo, che comincia a non bastare più per contenere la rabbia che monta di giorno in  giorno.
In mezzo:  una palude di screditati ex  partiti storici in disfacimento.
Si parla troppo poco della enorme massa di sfiduciati, scontenti, umiliati, che sono i senza lavoro, i male occupati in posizioni umilianti, le partite Iva cronicamente ridotte alla pura sopravvivenza senza margini né prospettive, i giovani che si sentono traditi e trascurati dagli occupati garantiti.
Se tutti costoro decidessero di scendere in piazza, non sarebbe per fare dei discorsi.
Strati crescenti di popolazione cominciano a rendersi conto, se pure lentamente ed in ritardo, di essere stati presi per i fondelli per decenni.
C’è ancora il benessere, ma sempre meno per tutti.
La disuguaglianza si allarga e molti ne hanno piene le tasche di pagare le tasse per quelli che le evadono e poi ti sfrecciano in fianco arrogantemente con i loro suv, spropositati nelle dimensioni e nei prezzi.
Queste quotidiane arroganti ostentazioni di simboli di stato saranno sempre più avvertite come provocazioni da un sempre maggiore numero di persone.
Il ricorso alla piazza dei berluscones per motivi così palesemente privati e senza alcun legame, anzi in contrasto con l’interesse pubblico, in questo momento di disgregazione e di grande sofferenza sociale, potrebbe essere il primo, ma catastrofico errore di valutazione del vecchio capo.
Perché la loro andata in piazza potrebbe essere interpretata come un provocazione -invito a chi coltiva una rabbia feroce, ma finora repressa, a trovare il modo di scaricare le loro frustrazioni nel più  ancestrale e primitivo dei modi.
E cosa è sempre successo, non solo in Italia, quando si sono presentate situazioni del genere, di caos, di cultura para fascista in crescita da una pare, e di rabbia popolare dall’altro, che prima o poi finiscono per confrontarsi?
Qualcuno, di colore politico indefinibile, ha giocato   in passato con prontezza la carta del terrore, per provocare la presunta reazione popolare, usata come albi per l’adozione immediata di metodi duri per riportare la famosa “sicurezza nelle strade”, argomento principe sempre usato dalle destre di tutto il mondo per coprire le peggiori nefandezze.
Ho letto con raccapriccio, ma non con sorpresa, ieri mattina su un giornale, la rievocazione non casuale del golpe operato dai colonnelli greci del 21 aprile 1967, un giorno qualunque alle due di notte.
Allora tutto successe in Grecia perché la gente aveva avvertito che la democrazia formale, ma corrotta e inconcludente aveva permesso troppe cose che non avrebbe dovuto permettere.
Oggi in Italia dopo vent’anni di regime consociativo costruito sull’alleanza mascherata ma di fatto in atto da lunga data fra berlusconismo e un finto centro sinistra, ha cancellato non solo la presenza di una opposizione vera, ma anche, a giudizio di molti studiosi, di una opinione pubblica.
Alla degenerazione della classe politica dovrebbe normalmente sopperire una viva società civile.
Ma purtroppo ci ritroviamo con una  società civile  popolata  da tanti, troppi comandanti Schettino.
Una società civile che ha dimenticato il suo diritto- dovere di reagire alla sopraffazione e all’ingiustizia.
Si pensi al caso di tre giorni fa a Milano- Niguarda.
Un cittadino esce di casa, viene preso a  pugni e se ne torna a casa senza curarsi di rivolgersi alla polizia.
Poco dopo un altro cittadino poco lontano si becca una sprangata che lo mette a terra e che avrebbe potuto ammazzarlo, rinviene e se ne torna a casa senza denunciare.
Come si fa a non pensar male di fronte a fatti del genere.
Con una società del genere, politici senza scrupoli sono autorizzati a fare quello che vogliono.















lunedì 4 febbraio 2013

Silvio Berlusconi il filosofo






I ricordi del liceo ci hanno reso familiari alcune sintesi filosofiche micidiali, talmente potenti intellettualmente, che quando le hai sentite una volta, non te le dimentichi più, come questa.
Georg Wilhelm Hegel : tutto ciò che è reale è razionale e  tutto ciò che è razionale è reale.
Berlusconi Silvio : chi si fa comprare è reale e quindi è reale solo chi si fa comprare.
Non sembri tale accostamento una semplice presa per i fondelli.
Berlusconi Silvio ha apportato al nostro paese dei danni incalcolabili, proprio perché ha imposto col suo strapotere televisivo monopolistico non solo la sua politica ma la precisa filosofia che c’è sotto.
Ha usato con maestria il medium, il mezzo tecnologico del quale aveva intuito la enorme potenzialità,  per fare quello che la chiesa aveva fatto per secoli con il suo apparato pure monopolistico : indottrinare in un pensiero unico.
Venite a me che vi intrattengo con la mia droga a basso prezzo , vi consolo e  vi faccio superare lo stress dei vostri guai quotidiani.
Entrate nel mio mondo, consumate, è quasi gratis (salvo la tonnellata di pubblicità che vi sarà riversata addosso, ma devo pur vivere anche io e io sono io, costo molto più di voi).
Assorbite i miei nuovi valori ogni giorno un po’ fino a quando non ne sarete  convinti e saranno i vostri valori : soldi, sesso, consumo, bella vita  e pensare a niente, che tanto per voi basta che ci pensi io ( come aveva fatto l’altro Cavaliere che cominciava per B.).
Chi si fa comprare è reale e quindi è reale solo chi si fa comprare.
Ecco il mantra che ha ispirato la “proposta shock” di Berlusca.
Che diminuiranno le tasse lo hanno detto tutti i concorrenti e quindi è un’arma spuntata elettoralmente.
No io li frego tutti, io le tasse  non solo le abolisco, ma ve le restituisco.
Se volete con un comodo bonifico sul vostro conto corrente, ma il povero pensionato stia tranquillo, potrà tranquillamente recarsi al suo ufficio postale di quartiere o di paese e lì incasserà.
Dai tempi del mitico armatore napoletano Lauro, che in campagna elettorale distribuiva pacchetti di pasta, una cosa simile non era più successa.
Questa sparata  berlusconiana  può essere giudicata in mille modi e sui giornali di oggi ne potete leggere tutte le interpretazioni e le critiche, ma quello che mi importa sottolineare è che ha in sé qualcosa di geniale, come sempre dal punto di vista della “tecnica della comunicazione” ,nella quale il nostro eccelle e gli altri fanno pena.
Berlusca non ha coniato solo uno slogan, non ha lanciato solo un petardo, ma ha buttato là una promessa elettorale, che sembra uno spot,  una pubblicità televisiva, che  la gente si è potuta “girare” nella propria  mente, visualizzando e pregustando la scenetta del vecchietto allo sportello dell’ufficio postale con i soldi in mano.
I soldi, capite i soldi veri ed in mano.
Questo è un vero genio  della comunicazione!
Un genio però sempre roso dalle sue  terribili debolezze ed incontinenze.
E quindi non riuscendo ad accontentarsi della formidabile furbacchiata, che si era inventato, doveva ingrandirla col suo solito spirito guascone  sparando cifre irreali.
Ha quindi parlato della restituzione Imu prima casa calcolata da lui in  1.300 € per  famiglia (che corrisponde all’Imu prima casa per un appartamento di 200 Mq.) e 900 € per un pensionato,( corrispondente a un appartamento da 150 mq.).
Forse un po’ tantino per l’italiano medio.
Ma per chi non vuole fare la fatica di farsi due conti  la cosa fa colpo.
Berlusca è un genio della comunicazione, ma ha un limite.
Ha una grandissima capacità di lavoro, dicono.
Però è uno che non studia, non è portato per la cultura, perché è convinto che la cultura non faccia fare soldi.
Si sbaglia di grosso e qui cascherà, questo è  il suo tallone d’Achille.
Il mondo di oggi non è quello di ieri e lui, che non studia , non si aggiorna, continua  a vivere in quello di ieri e quindi è spacciato.
La televisione generalista, le sue televisioni sono spacciate, sono un “format” completamente superato, oggi ormai lo spettatore ha adottato un’altra tecnologia che il Cavaliere non pratica ed è il web.
Oggi si naviga, non ci si imbalsama più in poltrona in attesa di sorbirsi quello che passa il convento.
La tecnologia internet ha cambiato ancora la filosofia di riferimento, ha superato quella di Berlusca, che vedeva lo spettatore come passivo per definizione.
Il fruitore dei servizi tv  di oggi non è più lo “spettatore” di ieri al quale si rivolge B. ancora oggi.
Non vuole più la tv generalista, che passa quello che vuole lei, ma esige di avere una offerta vastissima di contenuti sui quali scegliere lui come passare la sua serata.
Cioè il palinsesto se lo vuole confezionare lui.
E’ ormai così ovunque nel mondo.
Il futuro è la “smart tv”, che è già da mesi nei negozi, per ora a prezzi esagerati, ma c’è di già ed una  televisione collegata con internet, dove anche chi mastica poco il digitale si ritrova icone semplicissime con le quali può “navigare” per scegliersi quello che vuole in un archivio immenso.
E’ la fine.
Berlusca è colpito al cuore della sua filosofia, basata sulla passività dell’utenza.
La nuova tecnologia ha cassato la filosofia del berlusconismo.
Il berlusconismo come politica può esistere solo in quella fascia di gente fanatizzata negli anni che rifiuta di informarsi.
Nel momento in cui l’utente decide invece di adottare mezzi di informazione vasti, pluralisti e non preconfezionati da altri il berlusconismo è finto, perché tutti vedono che “il re è nudo” e il mito finisce.
Oggi il Corriere riporta un importantissima analisi del Prof Mannheimer sugli orientamenti politici dei giovani.
Che splendida boccata  di ossigeno : ci dice che il berlusconismo è insanabilmente cassato dalle giovani generazioni.
Grillo 30 e più per cento; Pd 26; PDL 12; Lega 1, ho riportato i dati a memoria ma l’ordine di grandezza è quello.
E’ finita.
Dieci anni fa i dati erano radicalmente diversi, allora la maggioranza dei giovani aveva creduto nel flauto magico del Cavaliere, così come la maggioranza dei più anziani.
Qual è la differenza, o meglio, come mai una ribaltamento così clamoroso?
La risposta è fin troppo facile : i giovani sono lo strato sociale più digitalizzato e sul web la filosofia del cavaliere è archeologia.

martedì 29 gennaio 2013

Berlusconi e il fascismo dopo le esternazioni al binario 21





Su questo blog si è trattato anche a lungo di questo argomento  (fra gli ultimi vedi i post del 11/12/12 e del 31/11/12) .
Si era detto alla fine che siccome almeno i numeri  non mentono mai, sarebbe stato opportuno ragionare su quelli per vedere che una volta che  Monti  ha occupato in modo credibile lo spazio del  centro (10/15%), al Cavaliere non sarebbe rimasto che occupare lo spazio della destra – destra.
Si era detto con più precisione che lo spazio politico che rimaneva al Cav. era quello di un partito di tipo Lepenista, cioè para-fascista, che ovunque in Europa ha attualmente uno spazio fra il 10 e il 15%.
Questo spazio  in Italia era occupato ufficialmente dalla Lega; dalla destra fascista di Storace; e da quella detta ex fascista dei vari Alemanno, Gasparri ecc, a suo tempo confluiti nel Pdl, che quindi era già di suo e da anni un partito con un’anima lepenista  para- fascista.
Si era anche ricordato che quando lo scorso anno il partito del Cav. ha fatto per la prima volta qualcosa di simile ai congressi locali per eleggere gli organi direttivi territoriali, gli ex A.N. cioè i così detti ex fascisti, avevano pressoché sbancato,  occupando un numero posti dirigenziali ben al di là delle dimensioni, che si presumeva avesse la loro componente.
Quindi la base del Pdl, quando per la prima volta è stata chiamata a esprimersi, si è espressa  facendosi rappresentare dagli ex fascisti e quindi mostrando chiaramente e  in modo del tutto trasparente quale fosse l’orientamento della base del partito.
E allora cosa c’è da sorprendersi se il Cav. esprime i suo apprezzamento per Mussolini?
Mi è piaciuto molto il commento fatto in proposito da una persona più che qualificata per parlare di fascismo, donna Assunta Almirante.
Intervistata ieri da Repubblica ha detto di avere avuto occasione di parlare più volte col Cav. e di ritenere che non sia fascista, ma di avere ricavato l’impressione che lo stesso  provi nei riguardi del Duce una grande invidia.
Invidia significa fare questo ragionamento : lui c’è riuscito, io non ci riuscirò mai.
Questo è il problema del Cav. vorrebbe, ma sa di non essere adeguato.
Tutte le volte che ho parlato del Cav. ho sempre detto di essere convinto che l’uomo sia un freddo calcolatore, abilissimo nel tenere la scena per recitare la parte che si è studiata per bene, prima di recitarla.
Di conseguenza sono convinto che la scelta sciagurata e moralmente abietta di dire quello che ha detto alla commemorazione di tutti coloro che hanno fatto un viaggio di sola andata ai campi di sterminio dal binario 21 della Stazione Centrale di Milano, sia stata programmata e voluta per dare più risalto alla cosa e trarne il maggior vantaggio elettorale possibile.
Concordo pienamente con donna Assunta, al Cav del fascismo non importa nulla, come non gli importa nulla della democrazia, quello che gli interessa sono solo i volti dei simpatizzanti fascisti, ma ancora di  più di quelli  non  fascisti, ma “riduzionisti” sui mali del fascismo, per ragioni sentimentali.
L’uomo è molto più sottile di quello che appare e che recita portando quella  maschera da clown.
Fosse davvero un clown il Cav. non sarebbe pericoloso, ma quella da clown è una maschera che indossa per conquistare consensi, dietro c’è il freddo calcolatore.
Il gioco di raffinata psicologia cognitiva  che il Cav. porta avanti con successo da vent’anni è quello che recitava magistralmente il suo amico, non a caso, Mike Buongiorno : fare la parte del bonaccione che casca in  una sequela di  gaffe, per finta ignoranza, al fine di convincere gli italiani di essere uno di loro e quindi per convincerli a identificarsi con lui.
Il Cav. sa che la parte più anziana degli italiani è stata fascista, non per particolare convinzione ideologica, ma per convenienza o anche per puro entusiasmo giovanile verso le idee di patria ed onore.
E che di conseguenza con un effetto ”transfer” è portato a identificare tutte le cose piacevoli della propria giovinezza con il periodo storico, che hanno vissuto da giovani, cancellando automaticamente dalla loro mente gli orrori e gli errori del medesimo periodo.
Tendono quindi inconsciamente ad assumere posizioni “riduzioniste” a proposito degli errori del fascismo tipo : “Mussolini ha fatto tanto bene, se solo non avesse fatto la guerra” oppure “è tutta colpa di Hitler quel diavolo, noi italiani non siamo mai stati cattivi come i nazisti, non ce l’avevamo con gli ebrei” eccetera eccetera.
Sono posizioni sentimentali, non razionali, la ragione ci dice invece che il mito degli ” italiani brava gente” è smentito da una documentazione storica difficilmente confutabile; che Mussolini è stato il maestro di Hitler e non viceversa; che le riviste sulla razza superiore sono state edite dal PNF ben prima delle leggi razziali, che non sono state affatto imposte dai Nazisti, ma che erano autoctone  nel fascismo italiano.
Mussolini ha fato il welfare? certamente che ne ha messo le basi, come Hitler col riarmo ha ridato lavoro a tutti, ma questo che vuol dire?
E’ in questi ragionamenti che si evidenzia l’errore logico “riduzionista” quando l’inconscio distorce la ragione, le case popolari o le bonifiche possono mai cancellare la schiavizzazione della minoranza ebrea degli italiani? la loro distruzione fisica e razziale, l’abbattimento delle istituzioni democratiche, i morti e i feriti delle guerre sbagliate perché fatte contro le democrazie, che negli scopi di guerra avevano guarda caso proprio l’istituzione del welfare e dell’uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge ?
C’era un errore di fondo un peccato originale nel fascismo, che era insito nella sua natura : era nato col colpo di stato della marcia su Roma e quindi sulla distruzione della democrazia, che non è un optional  ma è l’unica forma di vita sociale che consenta alla persona umana di espletare la sua dignità.
Purtroppo questo meccanismo psicologico di riduzionismo per ragioni sentimentali inconsce è comunissimo.
Ed è pericoloso  proprio perché essendo mosso da forze inconsce   porta le persone a errori clamorosi, che moltissimi non riescono a superare perché ingannati dal loro subconscio.
Mi ha sempre colpito come esempio emblematico di questo meccanismo perverso la posizione di un uomo di grandissima statura  professionale e morale come è stato Indro Montanelli.
Il meccanismo sopra descritto gli ha sempre impedito di prendere una posizione netta contro l’uso dei gas praticato dalle nostre truppe in Africa, dove aveva combattuto giovanissimo, così come tendeva ad assumere una posizione  riduzionista in altre colpe del fascismo.
Così facendo, lui, il più anglosassone  dei giornalisti italiani per cultura e statura professionale ha finito per pagare quei giudizi sbagliati, perché aveva dato retta al suo inconscio e non alla sua mente razionale, raccogliendo sul più prestigioso giornale del mondo il NY Times un necrologio orribile, che certo non si meritava, venendo descritto come se fosse stato un nostalgico ex fascista.
Perché il Cav. si è esposto all’obbrobrio di quelle dichiarazioni davanti al binario 21?
Perché la sua fredda mente razionale sa che gli uomini si fanno fregare dal sentimento e dall’inconscio, quando si lasciano guidare da quelle potentissime forze  a sproposito, soprattutto quando sono anziani e ha deciso di giocarsele a suo favore.
Abietto? Forse, ma : à la guerre come à la guerre”, la politica si fa anche così.
Purtroppo però un aspirante ducetto, che sa di non essere all’altezza è ancora più pericoloso di un duce vero con tutti gli attributi, perché è disposto a giocare usando veramente  tutti i mezzi per sopperire ai suoi limiti evidenti.
Lo si vede e forse ne vedremo anche di peggio in questo prossimo caldissimo febbraio.

venerdì 11 novembre 2011

Mario Monti, uomo di buon livello, ma non è Padre Pio

Ieri Radio 24, la radio del Sole 24 ore, prima di cena ha trasmesso parte delle interviste delle Iene a parlamentari italiani, rincorsi fuori dal Parlamento, secondo lo stile di quei giornalisti d’assalto : la domandina era facile, facile, elementare : lei sa cos’è lo spread?
Uno si è nascosto dietro al paravento di “io non conosco l’inglese”, per evitare di rispondere.
Un altro ha sproloquiato sulla crisi anche lui per evitare di dare la risposta, che evidentemente non conosceva.
Un altro ancora, forse il più acculturato, ha detto che lo spread è la differenza fra entrate e uscite, cioè ha confuso il deficit del bilancio annuale con il debito pubblico accumulato ( come temo faccia gran parte degli italiani).
E questo basterebbe per disperare, ma non basta.
L’altro ieri nella rubrica economico finanziaria del Tg 24 di Sky, Luigi Abete, ex presidente di Confindustria ha dichiarato candidamente di essere preoccupatissimo perché secondo lui i politici chiamati a votare l’ennesima manovra non erano in grado di capire per mancanza di adeguate conoscenze di cosa si trattava.
E beh, allora ecco perché il titolo evoca Padre Pio.
In questa situazione si direbbe che non c’è Monti che tenga.
Ieri Paul Krugman premio Nobel e autore del più diffuso manuale universitario di macro-economia ha scritto sul NY Times quella verità che agli italiani è stata sempre negata : l’Italia entrando nella zona Euro, pur essendo un paese relativamente ricco, si è trovata nella stessa situazione che mette in ginocchio i paesi in via di sviluppo quando richiedono prestiti in valuta straniera.
E’ questo, che Krugman chiama il peccato originale, che allora (1 gennaio 1999) non si era valutato come si sarebbe dovuto, entrando nell’Euro l’Italia trasformava il suo già enorme debito pubblico accumulato in un enorme prestito in valuta straniera, molto più forte dei suoi fondamentali.
Una classe politica avveduta ne avrebbe preso atto e di conseguenza avrebbe da subito introdotto misure a scadenza poliennali per riportare quel debito alla metà come richiesto per essere membri della zona Euro, ma non lo ha fatto, non ci ha nemmeno provato se non in misura risibile.
Ora potrebbe essere troppo tardi, con una classe politica di molto peggiore di quella di allora.
Non nascondiamoci l’evidenza : quale altro paese europeo avrebbe preso sul serio un Berlusconi padrone o potenziale controllore di tutti i media televisivi come capo del governo?
Il nostro purtroppo è un deficit di cultura generale e politica, perché quei parlamentari, dei quali è stata messa a nudo la allarmante ignoranza, rispecchiano un paese che come loro ha ritenuto l’istruzione, la formazione, la cultura, l’informazione libera una pratica troppo noiosa da praticare, meglio annegare nell’intrattenimento.
Questo atto di irresponsabile pigrizia ora, comunque vada, lo pagheremo tutti in moneta sonante.
E auguriamoci di poter pagare ancora in Euro, perché se dovessimo tornare a pagare in Lire, gli analisti hanno già fatto i calcoli, il conto sarebbe del 60% più caro.
E’ possibile venirne fuori ora che nel baratro ci siamo di già, come ha detto la Presidente in carica di Confindustria?
Questi partiti sono degli scatoloni, degli enormi e costosi contenitori con dentro niente.
Nel momento dell’Italia nel baratro ognuno fa per sé.
Ma questo atteggiamento cinico e immorale alla Guicciardini, come si era detto nel post precedente, ora potrebbe persino giovare, perché la ricerca del male minore potrebbe favorire il tentativo di Monti.
Meglio approdare sull’isola di Monti oggi, che finire naufraghi nel mare aperto domani.

giovedì 10 novembre 2011

Berlusconi “nuovo” non è mai stato, anzi il Berlusconismo l’ha inventato Guicciardini cinque secoli fa

Il più elegante epitaffio del berlusconismo l’ha scritto la filosofa De Monticelli nel suo libro sulla possibilità di fondare una morale sulla ragione, quindi in un contesto di tutt’altro genere e livello rispetto alla bassa politica italiana.
Nel primo capitolo dedicato all’atavica immoralità che alberga nella cultura civica e politica italiana la De Monticelli fornisce lunghe citazioni tratte dai famosi “Ricordi politici e civili” del Guicciardini.
Leggendoli si capisce perché il Guicciardini lo citano tutti per rifarsi alla sua individuazione della cura del “particulare” come la vera anima dell’italiano, ma quasi nessuno lo ha letto.
E infatti oltre ad essere le sue tesi francamente spiacevoli, il suo italiano è parecchio ostico e contorto, tale comunque da non invogliare alla lettura.
Le lunghe citazioni della De Monticelli sono comunque di interesse straordinario perché sembrano scritte per commentare gli anni grigi del berlusconismo e non quelli del cinquecento, ad ogni frase nella testa del lettore di oggi suona una campana che lo costringe a dire : ma non è possibile, questa è la fotografia del berlusconismo!
Ne elenco un florilegio :
“Pregate dio di trovarvi dove si vince”
Però attenzione, essere dalla parte giusta, alleati con un tiranno potrebbe essere pericoloso :”sotto un tiranno è meglio essere amico sino a un certo termine…godi anche tu della sua grandezza ..e nella ruina sua puoi sperare di salvarti”.
Questo l’hanno ben capito i suoi “traditori” palesi ed occulti.
“Chi sta a corte dei principi…stia quanto può loro innanzi agli occhi, perché nascono spesso faccende”.
Qui Guicciardini ha usato un termine oggi tanto attuale :infatti della pratica delle faccende se ne occupano i “faccendieri” di corte, vi viene in mente qualche nome?
E ora ne viene una proprio bella :
“Una delle maggiori fortune che possano avere gli uomini è avere occasione di poter mostrare che a quelle cose che loro fanno per interesse proprio , siano stati mossi per causa di pubblico bene”.
È incredibile, sembra proprio che questa frase sia stata scritta seppure cinque secoli prima per un personaggio oggi a noi ben noto.
“guardatevi dal fare quelli piaceri agli uomini che non si possono fare senza fare equale dispiacere a altri : perché chi è ingiuriato non dimentica…e chi è beneficiato non se ne ricorda”.
Ecco perché quella stessa persona della quale parlavamo in diciotto anni non ha fatto pressoché nulla di rilevante, non voleva dispiacere ai suoi elettori-sudditi.
“molti uomini si lasciano aggirare con le parole in modo che etiam non facendo tu quello che non volevi o non potevi, s’ha spesso, con quella finezza di rispondere , occasione di lasciare bene satisfatto colui al quale se da principio avessi negato, restava in ogni caso mal contento di te”
Attento a dire la verità, come a negare recisamente, meglio non essere di parola, meglio usare “finezza di rispondere” proprio come il personaggio che conosciamo, che di questa finezza ha usato ed abusato tanto spesso.
Ecco poi il colpo più secco del vero “immoralista” convinto : “fate ogni cosa per par buoni, che serve a infinite cose”.
E poi :”chi è in maneggi grandi o tende a grandezza, cuopri sempre le cose che gli dispiacciono , amplifichi quelle che gli sono favorevoli”
L’Osservatore Romano ha sotto i caratteri della testata i motti latini “uncuique suum” e “non praevalebunt” degni di tanto giornale.
I Tg di proprietà e quelli controllati dalla persona che conosciamo potrebbero mettere sotto la testata quella frase di Guicciardini, che riassume così bene in una riga la filosofia della casa.
E poi ancora :“el farsi fama che le cose ti vadano prospere ti giova, el contrario tu nuoce”
E infatti che in Italia siamo in crisi nera non si può dire e tanto i la persona in questione non ce l’ha mai detto se non ieri, sull’orlo del baratro.
“Lo affermare o negare gagliardamente mette spesso a partito el cervello di chi ti ode”
Fantastico Guicciardini, ha inventato la filosofia di “colui” : se ripeti una balla mostruosa “gagliardamente” e in continuazione alla fine apparirà vera.
“non si può tenere stati secondo coscienza perché chi considera la loro origine tutti sono violenti…e da questa regola non eccettuo manco e preti, la violenza dei quali è doppia perché ci sforzano con le arme temporali e con le spirituale”
E bravo Guicciardini ci voleva anche l’altro mantra del berlusconismo : se una porcata la fanno tutti non è più una porcata, la doppia morale è servita.
“lasciare un bene presente per paura di uno male futuro è el più delle volte pazzia….altrimenti ti perdi il bene che tu potevi avere” ,
Cioè abbuffati oggi e lascia debiti e guai a che verrà dopo di te.
“non crediate a costoro che predicano sì efficacemente la libertà, perché quasi tutti, anzi non è forse nessuno che non abbia l’obiettivo agli interessi particulari”.
E finalmente l’ha detto: pensate ai vostri interessi “particulari”, aziende , casi giudiziari, affari. Come “colui” l’ha imparata bene la lezione di Guicciardini, non è mai uscito da questi ristretti binari, mai un colpo d’ala, troppo rischioso secondo la filosofia dell’ “immoralista”.

lunedì 31 ottobre 2011

L’eredità di Berlusconi : ora l’Italia è pronta anche per il fascismo

Manganello e olio di ricino? ma no,sappiamo tutti che non è questo il caso, non c’è pericolo.
Pingue portafoglio sempre aperto e non a favore della migliore umanità, questo invece sappiamo tutti che è il “core business” del berlusconismo.
Il potere il berlusconismo non lo esercita con la violenza del manganello, ma con l’uso spregiudicato e straripante del danaro.
I fatali discorsi dal balcone di Piazza Venezia trasmessi su ogni piazza d’Italia dalla radio, il TG di allora?
No, nel berlusconismo non c’è niente di fatale, perché non c’è niente di grande perché è il movimento dei mediocri al potere, il suo colore è il grigio assoluto.
Ma è un grigio che ha i mezzi per mordere molto più della radio delle camice nere anni 20 e 30.
La corazzata televisiva che trasmette a reti unificate, meno una, gli stessi slogan e la stessa disinformazione è uno strumento di potere molto ma molto più potente e temibile.
Mussolini era temuto e stimato dalla maggior parte delle cancellerie in tutto il mondo ,Berlusconi si è visto rifiutare quello che in diplomazia si dice “il bilaterale”, cioè in altre parole nessuna cancelleria straniera lo ritiene più un interlocutore abbastanza stimabile da perderci del tempo.
Peggio ridono di lui e ancora peggio a causa sua ridono di noi.
Mussolini non ha mai fatto ridere nessuno.
Ma in Italia c’è la democrazia, si va a votare anche troppo.
Bella scoperta! Il problema è proprio questo, oggi la gente si accorge che questa è una democrazia da operetta se è fondata sugli Scilipoti e comincia a dubitare di tutto.
Si va a votare va bene, ma se non c’è un governo in grado di governare, se non c’è un’opposizione credibile, se non c’è un sistema di informazione (televisivo si intende perché è quello che fa opinione pubblica in Italia) indipendente, se non c’è un capo dello stato che si sappia avvalere dei poteri di sciogliere delle camere assolutamente screditate, avvalendosi dei poteri che gli da la Costituzione, se si va sempre di più verso lo scontro sociale, se la giustizia è sotto attacco da anni e poi ci mette anche del suo per essere poco credibile, se la chiesa …..lasciamo perdere, a cosa si possono attaccare gli italiani?
Il berlusconismo in diciotto anni ha arato sistematicamente a poco a poco le istituzioni e il credo della democrazia italiana, lasciando il vuoto.
E’ significativo quello che sta facendo il portabandiera dei giornali “indipendenti” italiani il Corriere delle Sera quasi regalando i testi sacri sui quali è fondata la nostra democrazia : De Gasperi, Sturzo, Dossetti, Croce, Gobetti, Einaudi, Amendola, Foa…..
Quanti italiani hanno in casa un solo testo con gli scritti dei padri della Patria ?
Quasi nessuno ed è colpa loro, ma anche di un berlusconismo che per quasi un ventennio ha umiliato tutto ciò che è cultura per la semplice ragione che in questo settore non poteva schierare praticamente nessun simpatizzante, nemmeno aprendo il portafoglio, come d’uso per il suo mondo.
Si potrebbe andare avanti così elencando macerie per un bel pezzo, tanto che le librerie italiane sono piene di saggi e di dossier che raccontano queste amare verità.
Il berlusconismo non chiama le folle nelle piazze a osannare il ducetto.
Non chiama i giovani a far ginnastica paramilitare il sabato.
Non offre ai migliori giovani intellettuali l’opportunità di misurarsi nel littoriali.
No il berlusconismo usa la tattica della camomilla o del cloroformio : rincoglionitevi davanti alla mia televisione, che gli affari li faccio io, se voi siete nelle condizioni di non sentire e di non sapere tanto meglio.
Berlusconi è l’icona del grande sonno italiano.
Ma la Cina corre e gli svegli saltano sul treno trainato dalla locomotiva.
C’è per fortuna un’Italia che vorrebbe correre e quindi c’è speranza.
Ma c’è anche un’Italia che ha voluto Berlusconi perché preferisce dormire.
Oggi Berlusconi non è più nessuno anche se ha la maggioranza in parlamento.
Ma ci sono i berlusconiani senza Berlusconi in cerca di un nuovo qualcuno, che li rappresenti.
E non è finita, c’è il popolo padano senza Bossi che pure non è più nessuno anche se continua a recitare penosamente da capo e il suo popolo però cerca disperatamente un altro capo.
E poi c’è il popolo degli ex comunisti guidati da un Bersani che non è più nessuno, in cerca di qualcosa o qualcuno.
C’è il popolo dei cattolici democratici guidati da una Bindi che ….lasciamo perdere, in cerca di qualcosa o qualcuno.
Enormi opportunità, ma anche enormi pericoli.
Una folla enorme di gente in cerca di rappresentanza è una formidabile opportunità per un vero leader moderno.
Ma è anche una terribile attrazione per un populista credibile.
Va bene tenere accesa la speranza, è legittimo e doveroso farlo, ma non sottovalutiamo gli enormi rischi di una situazione come questa che nel passato ha quasi sempre aperto la porta ai fascismi.
A mio avviso il rischio è ancora più grande perché dopo Mussolini e Almirante l’Italia non ha mai più avuto un leader di destra credibile.
Ora purtroppo c’è uno spazio immenso da coprire per chi ci sapesse fare, ci ha pensato Berlusconi ad arare il terreno, che ora è pronto.
Forse l’euro è l’ultimo baluardo simbolico, abbandoniamo quello ed avremo abbandonato l’ultimo aggancio con le democrazie.
Non è casuale che l’ultimo attacco all’euro sia venuto proprio dalla ormai perfino comica incapacità politica di un Berlusconi allo sbando.