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mercoledì 2 novembre 2011

Il sogno dei giovani migliori : essere pagati per pensare il futuro

La decadenza del nostro paese si misura anche su queste cose che hanno poca visibilità, ma che contano enormemente.
Non si costruisce un futuro migliore se i giovani non hanno gli strumenti per elaborarlo ed allora si rimane avvitati su un eterno presente fatto di pensiero unico, di pregiudizi e si ristagna mentre altri corrono veloci davanti a noi.
Negli anni del boom economico e civile in Italia i “pensatoi” esistevano eccome.
Pensiamo a tutto quello che aveva messo insieme l’industriale visionario Adriano Olivetti, agli intellettuali che coltivava la Banca Commerciale di Raffaele Mattioli, alle intelligenze raccolte dalla Mediobanca di Cuccia, e soprattutto, per dimensioni e mezzi, ai grandi uffici studi che hanno dato linfa e strategie all’Iri.
Perfino gli oggi tanto disprezzati grandi partiti della prima repubblica avevano uffici studi e scuole di formazione di livello tutt’altro che disprezzabile.
Stesse cose hanno fornito i principali sindacati nazionali e le associazioni di categoria per non dire della sempre presente e incombente chiesa cattolica italiana con le sua galassia di associazioni.
E poi la più istituzionale Banca d’Italia che da sempre è stata una affidabile scuola di formazione di classe dirigente.
Oggi di tutto questo è rimasto ben poco.
Se la politica è ora gestita da screditati mestieranti e dilettanti allo sbaraglio è anche a causa di questo vuoto nelle istituzioni culturali e formative.
Pochi giorni fa il mondo ha reso omaggio al genio dello scomparso Steve Jobs, il fondatore e creatore della Apple.
E’ stata questa una occasione per fare riflettere la gente sul significato reale di una “istituzione” tipicamente americana, da noi poco conosciuta e cioè i milioni di box-garage inclusi o di lato alle famose villette che compongono le citta americane, tutti di dimensioni extra large, non solo perché le automobili in quell’immenso paese sono lunghe una volta e mezza le nostre, ma soprattutto perché ogni box in America è usato come il laboratorio di Archimede Pitagorico, il personaggio di “Topolino” disegnato con la lampadina accesa sopra la testa quando ne ha pensata una.
La cultura pragmatica americana, la società aperta hanno favorito questo fenomeno sociale di massa : ognuno pratica da sempre il “fai da te” almeno nei week end ed è quindi culturalmente predisposto a ricercare soluzioni nuove.
Non è quindi casuale che tutti i fenomeni informatici che ora quotano a Wall Street quanto le grandi compagnie petrolifere siano tutte nate in garage per opera di giovanissimi ragazzotti fiduciosi nelle potenzialità dei loro cervelli.
Sono stati facilitati anche dall’esistenza in loco di un sistema di finanziamento privato delle “start up” cioè delle nuove piccole ma promettenti piccole imprese (i venture capital) che in Italia non è mai esistito, ma prima ci hanno dovuto mettere del loro, cioè delle buone idee con prospettive di sfruttamento tecnologico e commerciale verosimili.
E con dietro un sistema paese che schiera tutt’ora le migliori università del mondo e, guarda caso, i migliori “pensatoi” del mondo.
Le fondazioni artistiche e culturali americane sono un serbatoio gigantesco di idee, di strategie di soluzioni alternative, in poche parole di studio e programmazione del futuro.
I grandi industriali da sempre in America si fanno perdonare le loro sterminate ricchezze investendo in fondazioni culturali e qui evito il troppo facile disastroso paragone con i costumi del nostro “imprenditore” aspirante statista.
Questa l’America che è sempre l’America nella sua capacità di innovare.
Ma se è vero che l’ago della bilancia dell’equilibrio e del potere mondiale si è ormai spostato in Asia il discorso non cambia.
Siamo prevenuti su questo fatto, che sotto sotto non ci piace : dovere ammettere la incombente superiorità delle millenarie civiltà asiatiche che consideravamo a noi inferiori per sviluppo, ma che ora vediamo viaggiare a ritmi impressionanti, vicinissimi a superarci in ogni campo.
L’enorme Cina ci piace ancora meno perché non è retta da un sistema politico clonato dal nostro, che riteniamo il migliore, o più realisticamente come diceva Churchill, il meno peggio.
Ma vinciamo la naturale diffidenza per un mondo del quale conosciamo ancora troppo poco, studiamocelo prima e vediamo per esempio se non è sensato ipotizzare anche per il nostro futuro un sistema politico che lasci spazio anche a organi di governo di tipo tecnocratico (largamente presenti in Cina) forse più adatti ad affrontare i problemi di un mondo sempre più complesso e complicato.
Fatto sta che i giovani cinesi ed asiatici non si sentono ingabbiati, spaesati e scoraggiati come i nostri, ma hanno fiducia nel futuro e voglia di viverlo da protagonisti.
Non è un caso. Hanno dietro istituzioni costruite sulla cultura millenaria degli “esami imperiali” . Traduciamo in italiano questa loro istituzione ben poco conosciuta da chi non si è mai occupato di cose cinesi. In italiano si traduce con la cultura del merito.
E’ detto tutto ed è quello che più ci manca in Italia.

lunedì 7 febbraio 2011

L’inchiesta di Iacona sui rifiuti del napoletano in “Presa Diretta” di domenica 6 febbraio

Le due facce del declino del paese :
1- nessuno sa risolvere il problema dello smaltimento dei rifiuti napoletani se non usando impropriamente l’esercito, cosa che non succede nemmeno nel Congo;
2- la magistratura spesso vista (a torto) come il possibile sostituto di una politica incapace di risolvere i problemi più elementari ,di fronte alle prove relative all’appalto principale per lo smaltimento dei rifiuti napoletani assegnato alla ditta che aveva un punteggio di 4,7 su 10, invece che a quella che arrivava quasi a 10 non riesce ad imbastire un processo decente sanzionando dei reati del tutto evidenti.
Risulta evidente che Berlusconi ha raccontato agli italiani delle balle clamorose sull’argomento, ma anche che la magistratura ha dato una speculare prova di inefficienza impressionante.
Nemmeno le nobili prediche di Saviano hanno avuto alcun effetto.
Oggi ha rivinto la camorra e la cricca dei politici corrotti.
In quel servizio le immagini scandalose e agghiaccianti sono purtroppo numerose:
- i dipendenti di società pubbliche forniti dei mezzi (automezzi, bidoni etc ) per fare la raccolta differenziata con le mani in mano costretti a far niente e per di più a vedere transitare davanti ai loro occhi i mezzi di nuove società private che si sono viste assegnare il servizio dai nuovi politici di turno;
- le distese inimmaginabili di teloni di plastica che coprono a vista d’occhio le tonnellate di rifiuti imballati e non trattati e quindi irricevibili per i forni nelle dimensioni di una città;
-le famose ecoballe in quantità non meno numerosa delle quali nessuno sa cosa fare;
-lo sversamento in mare dove c’era uno stabilimento balneare dei liquami in modo diretto, ora lo stabilimento ha chiuso perché sulla spiaggia circolano vermi di dimensioni impressionanti;
-lo strafamoso forno di Acerra promosso a zona militare impedendo così a chiunque di avvicinarsi fino alla distanza di un kilometro alla faccia della trasparenza;
- i politici che hanno governato per questi decenni che accettano interviste ma non sano fare altro che lanciare la colpa al predecessore o al successore;
-onnipresenti cartelli con le insegne Presidenza del Consiglio dei Ministri, frutto dell’incontenibile narcisismo Berlusconiano, che proclamano invece e ormai urbi et orbi il fallimento dell’uomo del fare;
Se uno storico vorrà nel futuro documentare lo sfascio di questo paese troverà in questi documenti visivi quello che cerca.
Inspiegabile il fatto che nel salernitano cioè lì accanto a Napoli i loro problemi li abbiano risolti ed al meglio.
Inspiegabile che l’altra casta, contrapposta a quella politica, cioè quella della magistratura non si renda conto che lungi dal riuscire a supplire ai guasti della impotenza e della corruzione della casta politica si rende corresponsabile del fallimento del paese se continua a non riuscire ad organizzare un processo almeno ai responsabili più evidenti di questo schifo, che ci sta sputtanando nel mondo, molto più dei festini di Arcore.
Due ultime annotazioni.
Berlusconi ci ha assordati con la ripetizione del medesimo rosario : “io sono stato eletto dal popolo, tutt’ora i sondaggi mi danno favorito”
Benissimo i politici responsabili del disastro dei rifiuti campani sono stati eletti e rieletti dal popolo, anzi alle recenti primarie del Pd hanno dimostrato di essere ancora i favoriti, eppure sono dei patentati incapaci e la magistratura ha il compito di stabilire se sono anche dei ladroni.
L’elezione non ha la capacità di fare diventare intelligente un ignorante ,onesto un ladro ,efficiente un incapace, lo ha scritto Platone duemila quattrocento anni fa ma non gli abbiamo dato retta.
Questa riflessione pone il dito sulla piaga. Dove c’è degrado non è perché manca la democrazia in senso formale, è perché manca in senso sostanziale e se manca in questo senso è come se non ci fosse per niente.
La democrazia prima e sopra ai riti elettorali ha bisogno come dell’aria per vivere dell’esistenza di una opinione pubblica critica, che si arrabbi ,che critichi, che si organizzi. Chiaramente quelle zone d’Italia sono degradate e per certi versi regredite ai tempi borbonici, quando non esistevano i cittadini ma i sudditi di baroni e baronetti elargitori di sussidi privilegi e prebende.
Lo scomparso e per molti compianto ideologo della Lega Nord, Gianfranco Miglio in una intervista aveva espresso fuori dai denti il suo pensiero in argomento asserendo che molti meridionali sono per cultura acquisita antropologicamente inadatti ad accettare la democrazia partecipativa ,meglio lasciare che si organizzino politicamente intorno ai loro baroni mafiosi.
Al di là dell’esagerazione