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martedì 13 maggio 2025

Walter Isaacson Elon Musk Mondadori

 





Imbarcarsi in un libro di circa 708 pagine, obiettivamente ,lo si fa solo se si presume che sia veramente molto interessante.

La decisione di intraprendere la lettura viene agevolata dal sapere che l’autore è uno specialista assoluto nelle biografie dei geni.

Si è già cimentato, infatti, tra gli altri , e non poteva essere diversamente, nelle biografie di Einstein e di Leonardo e più recentemente in quella di Jennifer Doudna con “Code Breaker”.

E poi si intraprende la fatica di leggere un bel volumaccio per soddisfare la curiosità di scoprire chi è veramente il personaggio più gettonato del momento : Elon Musk.

Personaggio poliedrico per le sue realizzazioni.

Nessuno prima aveva fatto quanto lui.

Come uomo però rimane difficilmente decifrabile, lo dico subito, anche dopo avere lette tutte le 708 pagine a lui dedicate.

Tanto per consentire al lettore di fare mente locale sull’argomento, cito qualche nome e qualche cifra:

- Tesla produttrice di auto elettriche, già dotate di tecnologia da autopilot ,con valutazione di mercato di 1.000 miliardi, sì è veramente un trilione, da fare impallidire Zio Paperone!;

-Space X, produttrice di razzi, usati non solo per rifornire la stazione spaziale internazionale, ma anche per portarci gli astronauti avanti e indietro.

Prima impresa privata al mondo, che abbia mai fatto cose del genere, per di più con la tecnologia innovativa dei razzi riusabili, cioè che decollano e atterrano nella medesima torre di lancio, valore stimato di 100 miliardi;

-Spacelink ,sistema di telecomunicazioni satellitari ,che si basa su una rete di satelliti posizionati a 550 Km dalla Terra,se contano in orbit ormai diverse decine di migliaia per consentire le comunicazioni fra qualsiasi parte del pianeta;

-Neuralink ,sistema di comunicazione fra il cervello umano e strutture informatiche esterne, tramite impianto di un cip appunto nel cervello, valutazione 1 miliardo;

-Boring Company, meno conosciuta dalle nostre parti, riguarda quel filone di opere di scavo per produrre collegamenti sotterranei, valore 5,6 miliardi;

-X app social, prima denominata Twitter ed arcinota con quel nome;

- linea di produzione del robot umanoide Optimus, macchine capaci di muoversi e pensare come

umani;

- linea di produzione del supercomputer Dojo;

- Solar City : linea di produzione dei tetti dotati di tegole, per produzione di energia solare;

- X Ai ,laboratorio per l’elaborazione di intelligenza artificiale, basata su reti neurali.

Difficile tracciare linee di separazione fra le diverse attività ,perché uno dei vantaggi competitivi di Musk è proprio quello di seguire un sistema organizzativo integrato, in modo che il patrimonio tecnologico ,acquisito da un settore ,possa essere usato anche dagli altri.

Esempio, il sistema di sviluppo dell’ X AI può essere implementato dall’enorme data base di immagini ,acquisite dalle auto Tesla ,in giro per il mondo.

Con tutti quei filmati si fa addestramento, ma ancora più si insegna ai robot umanoidi, od ai robot a quattro ruote ,a pensare come pensano gli umani:

Cioè , vedendosi una quantità inimmaginabile di situazioni e relativi comportamenti umani, questi robot sono indirizzati a seguire la filosofia dell’osservare e imitare.

Un cenno all’organizzazione aziendale ad al sistema delle condizioni di lavoro nell’universo Musk.

Mi sembra iconica a questo proposito la foto che vede lo stesso tycun ,sdraiato, che dorme sul pavimento sotto la sua scrivania ultra- minimalista.

O quell’altra che lo vede nel medesimo atteggiamento cioè a dormire di notte sul pavimento della catena di montaggio della Tesla.

Non si tratta di sceneggiata propagandistica, perché è suffragata da una vastissima documentazione, compresa quella riportata nelle note di questo libro di Isaacson, Musk lavora infatti con ritmi assolutamente insostenibili da un comune essere mortale e distingue poco il giorno dalla notte.

Il guaio per collaboratori e dipendenti è che ritiene ,che essendo possibile a tutti vedere come lavora lui,ritiene anche che sia ovvio chiedere loro di imitarlo.

Nell’universo Musk, in altre parole, non c’è posto per il sindacato e questo non è ovviamente una bella cosa.

Va detto però ,che la cosa è parzialmente compensata, da un sistema di azionariato diffuso fra i dipendenti.

Il licenziamento può essere sempre dietro l’angolo ,se a qualsiasi livello non si raggiungono gli obiettivi indicati.

Ecco qui però bisogna ,come sempre, contestualizzare, perché c’è anche l’altra faccia della medaglia, che non consiste solamente nella partecipazione dei lavoratori all’azionariato, ma nell’avere da parte loro l’opportunità di trovarsi abbastanza spesso il “sciur padrun” che si ferma alla tua postazione di lavoro e ti assale con una trafila di domande, che dimostrano la mostruosa conoscenza di ogni dettaglio del processo produttivo da parte sua ,con la conseguente apportunità per te dipendente, di dire la tua, proponendo le migliorie, che se sensate ,pare siano estremamente ben accolte dal padrone delle ferriere.

Parlare di Musk è complicato perché le contraddizioni si sprecano in quella personalità singolare.

Ne dò qualche accenno.

Credo che tutti sappiano ,che il singolare approccio che Musk ha con i suoi simili ,pare ovvio anche per non psichiatri, che sia dovuto al bullismo subito alle elementari ed al terribile rapporto avuto con un padre-padrone ,che Isaacson si limita a dire sinteticamente ,ma anche efficacemente, che non era una brava persona.

Musk ha spesso cercato di giustificare i suoi modi spesso bruschi con scatti d’ira difficilmente controllati, con il fatto di essere affetto da sindrome di Asperger (mancanza di empatia, mancanza di emozioni nei confronti delle altre persone).

Altra sfaccettatura del suo carattere è il livello di tolleranza ,che dimostra di nutrire verso il rischio, incredibilmente alta e assolutamente non condivisa dagli altri tycun ,delle 7 sorelle dell’informatica, coi quali ha rapporti contrastanti ,ma con i quali collide spesso proprio a causa di questo suo atteggiamento caratteriale.

Ma veniamo al nocciolo.

Musk è prima di tutto, quello che si direbbe, un visionario.

E’ l’uomo più ricco del mondo ,ma pare proprio, che accumulare denaro non sia affatto la molla che lo spinge a lavorare anche di notte per realizzare quello che prima di lui era impossibile.

La sua filosofia mira a migliorare le condizioni dell’umanità, punto.

Di più, la sua concezione ,sostanzialmente fortemente pessimista, sulle condizioni dell’umanità ed ancora di più sul suo destino, lo spingono a prendere come la sua missione prima ,trasformare l’umanità in una umanità trans-planetaria, per la prima volta nella storia.

Tutti si chiedono, perché la persona, che ha fatto di più nella storia per migliorare le possibilità umane ad andare nello spazio, si ostini a presentare come suo primo obiettivo ,in assoluto ,portare gli uomini su Marte.

Lui che sa meglio di ogni altra persona che per raggiungere Marte occorrono otto mesi di navigazione, con razzi però ,di una potenza, non ancora acquisita.

E poi ci sarebbe anche il problema del ritorno, o almeno della possibilità di ritorno.

Perchè ci insiste ?

Perchè ,probabimente, nel suo profondo ,crede veramente che l’umanità debba trovare il modo di conservare la propria, lui dice, coscienza, cioè la capacità di libertà, minacciata nel prossimo futuro da un intelligenza artificiale autogestita, capace di andare oltre il livello raggiunto dall’umanità attuale e quindi capace di schiavizzare l’uomo.

Nei momenti di cupa meditazione, Isaacson dice, che Musk sussurra ,che è possibile che noi umani potremmo benissimo essere degli alias, in un gioco di ruolo, condotto da intelligenze superiori alle nostre.









martedì 10 settembre 2024

Federico Faggin Irriducibile . La coscienza, la vita, i computer e la nostra natura Mondadori Editore – recensione

 



Essendo questo libro il terzo saggio di Federico Faggin che mi trovo a recensire, riporto alcune note biografiche dell’autore, che compaiono già delle precedenti due recensioni per comodità del lettore.

In quella sede notavo che la caratura stessa dell’autore, tende ad intimidire un po il lettore.

Infatti ci troviamo di fronte all’inventore e produttore del microprocessore ,senza il quale non

esisterebbero i computer, e al il medesimo personaggio ,che, come se quello non bastasse, ha poi inventato e prodotto, anche lo schermo tattile, senza il quale non esisterebbero i nostri amati smartphone.

Abbastanza inverosimile ,che in Italia un personaggio di tale statura sia ancora poco conosciuto per quello che è, ma tant’è, sappiamo tutti di essere il famoso popolo di poeti,artisti ed eroi ,che tanto hanno fatto,ma non sappiamo toglierci il vizietto di essere piagnoni e masochisti oltre misura fino a nasconderci le tante eccellenze che abbiamo.

Faggin stesso ci racconta la propria vita, abbastanza diffusamente in questo libro, mentre in “oltre l’invisibile” aveva dato solo qualche accenno, per poi sviluppare ampliamente la parte relativa all’enunciazione della sua teoria panpsichistica, basata sull’informazione quantica.

Nel libro del quale stiamo parlando invece ci parla più diffusamente della sua biografia, ma sopratutto tiene a rivolgersi al pubblico più preparato e interessato ad apprendere quasi nei dettagli la natura delle sue invenzioni, dandone una descrizione tecnica abbastanza approfondita, al punto da concludere il volume con una appendice nella quale sviluppa porprio gli aspetti tecnici.

Di seguito riporto alcuni punti fondamentali dell sua biografia.

Da un diploma di perito elettronico ,alla laurea in fisica, a studi approfonditi di neuroscienze,psicologia,filosofia ecc.

Ma come è ovvio, la sbalorditiva carriera dell’autore ,probabilmente non avrebbe potuto avere il corso che ha avuto, se l’interessato non fosse finito ,ancora giovanissimo e per lavoro ,guarda caso, nella Sylicon Valley nei laboratori delle industrie di punta ,dove ha lavorato fortissimo, ma che a un certo momento ha lasciato, per mettersi in proprio aprendo suoi propri laboratori e proprie fabbriche.

Dopo qualche decennio, ha avuto tutto quello che nella vita uno può desiderare di avere ,dice lui,noi ci sentiamo autorizzati a dire, anche parecchio di più.

Ma lui stesso ci racconta, in età, diciamo matura,che a questo punto, non si è sentito appagato, ha

desiderato di più ed ha cominciato a sperimentare avventure ,studi e meditazioni di costruzione spirituale.

E’ in questo clima che è maturata in lui una nuova esperienza.

Ma lui era un inventore e quale inventore, un imprenditore di successo e un fisico nel gotha ,che ha

costruito il più grande e veloce progresso tecnologico ,che l’umanità abbia mai sperimentato e quindi non si è accontentato di fruire di una esperienza spirituale particolarmente appagante, tenendosela per sé.

Si è messo invece in collaborazione di ricerca con altri scienziati, di adeguato livello ,come il Prof.

D’Ariano,ordinario di fisica teorica all’Università di Pavia, esperto di fisica quantistica, ed ha elaborato una nuova teoria inter- disciplinare, fra la fisica quantistica, fisica classica, e filosofia, denominata : QIP (Quantum Information-based Panpsichism).

Dò la sinossi presente su Google :

Dò la sinossi presente su Google : teoria panspichista quantistica, che definisce la coscienza come la capacità ,che ha un sistema quantistico, che si trova allo stato puro, di provare l’esperienza cosciente del suo stato, sotto forma di “qualia”.

Cerco ora di riassumere il succo della visione teorica di Faggin.

La fisica classica ha avuto il merito enorme di descrivere il mondo come qualcosa di comprensibile perché rispondente a leggi universali.

Di conseguenza il mondo è risultato leggibile ,usando strumenti assolutamente razionali e logici, superando visioni dogmatiche e oscurantiste, basate sull’autorità, invece che sulla logica razionale.

Questa appena descritta è la parte positiva della visione, diciamo scientista.

La parte negativa sta nel fatto che nella visione della fisica classica, la sola forma di conoscenza considerata accettabile è quella fornita dall’uso delle leggi fisiche, leggibili tramite la matematica.

Di conseguenza tutto quello che succede nel mondo sarebbe inevitabilmente soggetto e prigioniero di un ingranaggio meccanicistico e deterministico e quindi noi umani non saremmo altro che macchine se pure sofisticate e complesse.

Tutto sarebbe leggibile con procedimento deduttivo, tutto ,comprese le cose della massima complessità, sarebbero comprensibili smontandole nelle singole parti, con la logica dalla parte al tutto, il più verrebbe dal meno.

Dall’atomo, alla vita organica e biologica, al cervello e di conseguenza anche a quello che si intende come coscienza, o autocoscienza, che fanno l’homo sapiens quello che è, e che solo homo sapiens possiede.

Noi quindi saremmo sostanzialmente come delle macchine ,se pur dotate di un grande cervello assimilabile a computer, hardware software, intelligenza artificiale e algoritmi.

Tutto quello che non rientra in questo schema , perché la fisica classica non sa come spiegarlo, come ad esempio, i sentimenti, non sarebbe altro che “epifenomeno”,cioè, fatto accessorio, Aristotele avrebbe detto accidente, non sostanza, prodotto dalle correnti elettriche che si scambiano i neuroni del cervello, privi di una realtà misurabile, e di conseguenza non sarebbero altro che pure illusioni.

La sola forma di conoscenza sarebbe quindi quella scientifica classica.

Dietro o oltre questa forma di conoscenza non ci potrebbe essere nulla, se non ciarlataneria e superstizione.

E quindi la ricerca del significato delle cose e della vita sarebbe vana per definizione, perdita di tempo.

Chi sono, da dove vengo e dove vado : le domande classiche di tutte le filosofie, sarebbero vane.

Siamo macchine complesse ,nate per evoluzione casuale, dice lo scientismo ed quindi una perdita di tempo,chiedersi il significato della vita, per la semplice ragione che questo significato non c’è.

Questa visione del mondo scientista ,se da un lato ha avuto il merito di superare i pregiudizi ed abituare al pensiero critico-razionale, dall’altra di fatto non concede cittadinanza alle cose, che però, sono quelle che tutti consideriamo come le più importanti nella vita.

Quelle cioè ,per le quali, riteniamo valga la pena di vivere, e che sono : la coscienza, il libero arbitrio,i sentimenti, il senso del bello, del giusto e via di seguito, tutti conosciamo queste cose, anche se non abbiamo studiato filosofia, perché fanno parte di noi, nel senso, che senza di quelle non ci sentiremmo umani.

Ebbene, è inutile che faccia presente, che questo tipo di ragionamento lo abbiano fatto e lo facciano, in parte ,anche le religioni e la filosofia, proponendo loro molteplici approcci al superamento dell’impasse, nel quale obiettivamente cade lo scientismo, approcci che, però, usano i loro parametri dogmatici e non l’analisi, basata sul pensiero critico.

La via seguita da Faggin- D’Ariano è assolutamente diversa e originale perché parte da una nuova e concezione della fisica, non della filosofia o delle religioni.

In particolare sostiene che se invece di fondare il proprio pensiero sulla fisica classica ci si fondasse sulla fisica quantistica, verrebbe da sé trovare evidente la possibilità di coniugare scienza e spiritualità.

Irriducibile, il titolo del libro, ci riporta proprio al nocciolo del pensiero di Faggin.

Anche se ci vogliono far credere che analizzando con strumenti sempre più sofisticati gli scambi elettrici che avvendono nel nostro cervello si arriverà a trovare la base materiale e mosurabile del pensiero e dei sentimenti, l’esperienza di chi in questo lavoro si è cimentato Faggin è convinto sarà costretto a riconoscere con lui che segnali elettrici, onde e vibrazioni non possono derivare che coese del medesimo ordine cioè segnali, onde, vibrazioni, ma non certo pensieri e sentimenti che sono cose qualitativamente diversi.

Leggete il libro, vedrete che questo concetto viene chiarito in modo superbo.

lunedì 9 settembre 2024

Federico Faggin : Silicio Dall’invenzione del microprocessore alla nuova scienza della consapevolezza -Mondadori Editore- recensione

 




Avendo recensito il libro “Oltre l’invisibile” del medesimo autore, per comodità del lettore riporto le medesime notizie su Federico Faggin che avevo riportato in quella recensione precedente.

In quella sede notavo che la caratura stessa dell’autore, tende ad intimidire un po il lettore.

Infatti ci troviamo di fronte all’inventore e produttore del microprocessore ,senza il quale non

esisterebbero i computer, e al il medesimo personaggio ,che, come se quello non bastasse, ha poi inventato e prodotto, anche lo schermo tattile, senza il quale non esisterebbero i nostri amati smartphone.

Abbastanza inverosimile ,che in Italia un personaggio di tale statura sia ancora poco conosciuto per quello che è, ma tant’è, sappiamo tutti di essere il famoso popolo di poeti,artisti ed eroi ,che tanto hanno fatto,ma non sappiamo toglierci il vizietto di essere piagnoni e masochisti oltre misura fino a nasconderci le tante eccellenze che abbiamo.

Faggin stesso ci racconta la propria vita, abbastanza diffusamente in questo libro, mentre in “oltre l’invisibile” aveva dato solo qualche accenno, per poi sviluppare ampliamente la parte relativa all’enunciazione della sua teoria panpsichistica, basata sull’informazione quantica.

Nel libro del quale stiamo parlando invece ci parla più diffusamente della sua biografia, ma sopratutto tiene a rivolgersi al pubblico più preparato e interessato ad apprendere quasi nei dettagli la natura delle sue invenzioni, dandone una descrizione tecnica abbastanza approfondita, al punto da concludere il volume con una appendice nella quale sviluppa porprio gli aspetti tecnici.

Di seguito riporto alcuni punti fondamentali dell sua biografia.

Da un diploma di perito elettronico ,alla laurea in fisica, a studi approfonditi di neuroscienze,psicologia,filosofia ecc.

Ma come è ovvio, la sbalorditiva carriera dell’autore ,probabilmente non avrebbe potuto avere il corso che ha avuto, se l’interessato non fosse finito ,ancora giovanissimo e per lavoro ,guarda caso, nella Sylicon Valley nei laboratori delle industrie di punta ,dove ha lavorato fortissimo, ma che a un certo momento ha lasciato, per mettersi in proprio aprendo suoi propri laboratori e proprie fabbriche.

Dopo qualche decennio, ha avuto tutto quello che nella vita uno può desiderare di avere ,dice lui,noi ci sentiamo autorizzati a dire, anche parecchio di più.

Ma lui stesso ci racconta, in età, diciamo matura,che a questo punto, non si è sentito appagato, ha

desiderato di più ed ha cominciato a sperimentare avventure ,studi e meditazioni di costruzione spirituale.

E’ in questo clima che è maturata in lui una nuova esperienza.

Ma lui era un inventore e quale inventore, un imprenditore di successo e un fisico nel gotha ,che ha

costruito il più grande e veloce progresso tecnologico ,che l’umanità abbia mai sperimentato e quindi non si è accontentato di fruire di una esperienza spirituale particolarmente appagante, tenendosela per sé.

Si è messo invece in collaborazione di ricerca con altri scienziati, di adeguato livello ,come il Prof.

D’Ariano,ordinario di fisica teorica all’Università di Pavia, esperto di fisica quantistica, ed ha elaborato una nuova teoria inter- disciplinare, fra la fisica quantistica, fisica classica, e filosofia, denominata : QIP (Quantum Information-based Panpsichism).

Dò la sinossi presente su Google :

Dò la sinossi presente su Google : teoria panspichista quantistica, che definisce la coscienza come la capacità ,che ha un sistema quantistico, che si trova allo stato puro, di provare l’esperienza cosciente del suo stato, sotto forma di “qualia”.

Cerco ora di riassumere il succo della visione teorica di Faggin.

La fisica classica ha avuto il merito enorme di descrivere il mondo come qualcosa di comprensibile perché rispondente a leggi universali.

Di conseguenza il mondo è risultato leggibile ,usando strumenti assolutamente razionali e logici, superando visioni dogmatiche e oscurantiste, basate sull’autorità, invece che sulla logica razionale.

Questa appena descritta è la parte positiva della visione, diciamo scientista.

La parte negativa sta nel fatto che nella visione della fisica classica, la sola forma di conoscenza considerata accettabile è quella fornita dall’uso delle leggi fisiche, leggibili tramite la matematica.

Di conseguenza tutto quello che succede nel mondo sarebbe inevitabilmente soggetto e prigioniero di un ingranaggio meccanicistico e deterministico e quindi noi umani non saremmo altro che macchine se pure sofisticate e complesse.

Tutto sarebbe leggibile con procedimento deduttivo, tutto ,comprese le cose della massima complessità, sarebbero comprensibili smontandole nelle singole parti, con la logica dalla parte al tutto, il più verrebbe dal meno.

Dall’atomo, alla vita organica e biologica, al cervello e di conseguenza anche a quello che si intende come coscienza, o autocoscienza, che fanno l’homo sapiens quello che è, e che solo homo sapiens possiede.

Noi quindi saremmo sostanzialmente come delle macchine ,se pur dotate di un grande cervello assimilabile a computer, hardware software, intelligenza artificiale e algoritmi.

Tutto quello che non rientra in questo schema , perché la fisica classica non sa come spiegarlo, come ad esempio, i sentimenti, non sarebbe altro che “epifenomeno”,cioè, fatto accessorio, Aristotele avrebbe detto accidente, non sostanza, prodotto dalle correnti elettriche che si scambiano i neuroni del cervello, privi di una realtà misurabile, e di conseguenza non sarebbero altro che pure illusioni.

La sola forma di conoscenza sarebbe quindi quella scientifica classica.

Dietro o oltre questa forma di conoscenza non ci potrebbe essere nulla, se non ciarlataneria e superstizione.

E quindi la ricerca del significato delle cose e della vita sarebbe vana per definizione, perdita di tempo.

Chi sono, da dove vengo e dove vado : le domande classiche di tutte le filosofie, sarebbero vane.

Siamo macchine complesse ,nate per evoluzione casuale, dice lo scientismo ed quindi una perdita di tempo,chiedersi il significato della vita, per la semplice ragione che questo significato non c’è.

Questa visione del mondo scientista ,se da un lato ha avuto il merito di superare i pregiudizi ed abituare al pensiero critico-razionale, dall’altra di fatto non concede cittadinanza alle cose, che però, sono quelle che tutti consideriamo come le più importanti nella vita.

Quelle cioè ,per le quali, riteniamo valga la pena di vivere, e che sono : la coscienza, il libero arbitrio,i sentimenti, il senso del bello, del giusto e via di seguito, tutti conosciamo queste cose, anche se non abbiamo studiato filosofia, perché fanno parte di noi, nel senso, che senza di quelle non ci sentiremmo umani.

Ebbene, è inutile che faccia presente, che questo tipo di ragionamento lo abbiano fatto e lo facciano, in parte ,anche le religioni e la filosofia, proponendo loro molteplici approcci al superamento dell’impasse, nel quale obiettivamente cade lo scientismo, approcci che, però, usano i loro parametri dogmatici e non l’analisi, basata sul pensiero critico.

La via seguita da Faggin- D’Ariano è assolutamente diversa e originale perché parte da una nuova e concezione della fisica, non della filosofia o delle religioni.

In particolare sostiene che se invece di fondare il proprio pensiero sulla fisica classica ci si fondasse sulla fisica quantistica, verrebbe da sé trovare evidente la possibilità di coniugare scienza e spiritualità.

Già alcuni dei filosofi-teologi più avvertiti ed aperti a ricercare nuove vie, più consone e credibili, per il mondo di oggi, come ad esempio Vito Mancuso, avevano intravisto qualcosa di altamente interessante nelle nuove prospettive della fisica quantistica.

Mancuso ,per esempio, da tempo sostiene che è di grandissimo interesse il fatto che la fisica, in qualche modo è uscita dal materialismo, quando ha scoperto che la realtà non è fatta di “materia”,

come si è sempre ritenuto prima, ma che quello che definivamo materia in realtà è : “energia- onda”, cioè qualcosa che si avvicina molto di più a quello ,che la filosofia e le spiritualità hanno sempre inteso come “spirito”.

Ecco, credo di avere dato almeno un’idea della teoria panpsichista di Faggin.

Per la descrizione delle sue scoperte da un punto di vista tecnico, il lettore potrà trovare pane per i suoi denti nel libro.


giovedì 5 settembre 2024

 




Federico Faggin : Oltre l’invisibile Dove scienza e spiritualità si uniscono - Mondadori editore – recensione


Inutile dirlo, la lettura di un libro come questo è un lavoro piuttosto impegnativo.

Lo stesso autore consiglia al lettore, dopo aver affrontato la prima lettura, di ritornarci sopra per fissare meglio i concetti.

Oltre tutto, devo ammetterlo, la caratura stessa dell’autore, tende ad intimidire un po il lettore.

Infatti ci troviamo di fronte all’inventore e produttore del microprocessore ,senza il quale non esisterebbero i computer, e il medesimo personaggio ,come se quello non bastasse, ha poi inventato e prodotto, anche lo schermo tattile, senza il quale non esisterebbero i nostri amati smartphone.

Abbastanza inverosimile ,che in Italia un personaggio di tale statura sia ancora poco conosciuto per quello che è, ma tant’è, sappiamo tutti di essere il famoso popolo di poeti,artisti ed eroi ,che tanto hanno fatto,ma non sappiamo toglierci il vizietto di essere piagnoni e masochisti oltre misura fino a nasconderci le tante eccellenze che abbiamo.

Faggin stesso ci racconta la propria vita, in questo libro ed ancora più diffusamente in quello i ntitolato :“silicio”.

Da un diploma di perito elettronico ,alla laurea in fisica, a studi approfonditi di neuroscienze,psicologia, filosofia ecc.

Ma come è ovvio, la sbalorditiva carriera dell’autore ,probabilmente non avrebbe potuto avere il corso che ha avuto, se l’interessato non fosse finito ,ancora giovanissimo e per lavoro ,guarda caso, nella Sylicon Valley nei laboratori delle industrie di punta ,dove ha lavorato fortissimo, ma che a un certo momento ha lasciato, per mettersi in proprio aprendo suoi propri laboratori e proprie fabbriche.

Dopo qualche decennio, ha avuto tutto quello che nella vita uno può desiderare di avere ,dice lui,noi ci sentiamo autorizzati a dire, anche parecchio di più.

Ma lui stesso ci racconta, in età, diciamo matura,che a questo punto, non si è sentito appagato, ha desiderato di più ed ha cominciato a sperimentare avventure ,studi e meditazioni di costruzione spirituale.

E’ in questo clima che è maturata in lui una nuova esperienza.

Ma lui era un inventore e quale inventore, un imprenditore di successo e un fisico nel gotha ,che ha costruito il più grande e veloce progresso tecnologico ,che l’umanità abbia mai sperimentato e quindi non si è accontentato di fruire di una esperienza spirituale particolarmente appagante, tenendosela per sé.

Si è messo invece in collaborazione di ricerca con altri scienziati, di adeguato livello ,come il Prof. D’Ariano,ordinario di fisica teorica all’Università di Pavia, esperto di fisica quantistica, ed ha elaborato una nuova teoria inter- disciplinare, fra la fisica quantistica, fisica classica, e filosofia, denominata : QIP (Quantum Information-based Panpsichism).

Dò la sinossi presente su Google : teoria panspichista quantistica, che definisce la coscienza come la capacità ,che ha un sistema quantistico, che si trova allo stato puro, di provare l’esperienza cosciente del suo stato, sotto forma di “qualia”.

Ecco, so per esperienza personale già fatta, che a questo punto il lettore comincia ad avvertire i primi sintomi dell’emicrania ed a chiedersi se reggerà alla lettura di un libro come questo.

Assicuro che è abbastanza agevole e godibile la lettura completa, perché Faggin ha scritto questo e gli altri due libri, dedicati all’argomento, per essere capito da tutti, cioè con intento divulgativo.

Ovviamente per il mondo accademico, aveva già pubblicato dove di dovere.

Per trovare uno stimolo alla lettura ed a non scoraggiarsi, invito il lettore ad andarsi a vedere gli interventi, che l’autore ha fatto in diverse conversazioni e conferenze ,facilmente reperibili su Youtube.

Vedrete che tiene a farsi capire ed è molto aperto e disponibile.

Ecco, io capisco la preoccupazione dell’autore, di non intaccare l’autorevolezza e l’affidabilità della sua teoria, nuova, minoritaria e contro – corrente, rispetto all’opinione mainstream del mondo accademico, ma l’uso in questi libri ,diciamo divulgativi, di un lessico da lui (con d’Ariano) inventato, purtroppo non aiuta molto la comprensione.

Sinceramente, io nei suoi panni ,avrei fatto seguire alle denominazioni che Faggin e D’Ariano hanno creato ,le dizioni accessibili più facilmente, usate dalla filosofia e dalle varie spiritualità.

Tanto che, probabilmente essendosene reso conto lui stesso delle difficoltà che avrebbe incontrato nel comunicare le sue nuove teorie,nel libro intitolato “irriducibile”, Faggin ha inserito alla fine un utilissimo glossario.

Faccio un esempio.

Se nella definizione della teoria,che ho riportato sopra, il lettore sapesse subito che “qualia” è il termine creato da Faggin e D’Ariano , per riferirsi a quello ,che nel linguaggio comune sono sensazioni e sentimenti di natura interiore,la comprensione del testo risulterebbe quasi immediata.


Cerco ora di riassumere il succo della visione teorica di Faggin.


La fisica classica ha avuto il merito enorme di descrivere il mondo come qualcosa di comprensibile perché rispondente a leggi universali.

Di conseguenza il mondo è risultato leggibile ,usando strumenti assolutamente razionali e logici, superando visioni dogmatiche e oscurantiste, basate sull’autorità, invece che sulla logica razionale.

Questa appena descritta è la parte positiva della visione, diciamo scientista.

La parte negativa sta nel fatto che nella visione della fisica classica, la sola forma di conoscenza considerata accettabile è quella fornita dall’uso delle leggi fisiche, leggibili tramite la matematica.

Di conseguenza tutto quello che succede nel mondo sarebbe inevitabilmente soggetto e prigioniero di un ingranaggio meccanicistico e deterministico e quindi noi umani non saremmo altro che macchine se pure sofisticate e complesse.

Tutto sarebbe leggibile con procedimento deduttivo, tutto ,comprese le cose della massima complessità, sarebbero comprensibili smontandole nelle singole parti, con la logica dalla parte al tutto, il più verrebbe dal meno.

Dall’atomo, alla vita organica e biologica, al cervello e di conseguenza anche a quello che si intende come coscienza, o autocoscienza, che fanno l’homo sapiens quello che è, e che solo homo sapiens possiede.

Noi quindi saremmo sostanzialmente come delle macchine ,se pur dotate di un grande cervello assimilabile a computer, hardware software, intelligenza artificiale e algoritmi.

Tutto quello che non rientra in questo schema , perché la fisica classica non sa come spiegarlo, come ad esempio, i sentimenti, non sarebbe altro che “epifenomeno”,cioè, fatto accessorio, Aristotele avrebbe detto accidente, non sostanza, prodotto dalle correnti elettriche che si scambiano i neuroni del cervello, privi di una realtà misurabile, e di conseguenza non sarebbero altro che pure illusioni.

La sola forma di conoscenza sarebbe quindi quella scientifica classica.

Dietro o oltre questa forma di conoscenza non ci potrebbe essere nulla, se non ciarlataneria e superstizione.

E quindi la ricerca del significato delle cose e della vita sarebbe vana per definizione, perdita di tempo.

Chi sono, da dove vengo e dove vado : le domande classiche di tutte le filosofie, sarebbero vane.

Siamo macchine complesse ,nate per evoluzione casuale, dice lo scientismo ed quindi una perdita di tempo,chiedersi il significato della vita, per la semplice ragione che questo significato non c’è.


Bene! No, bene per niente ,sembra dire Faggin, perché questa visione del mondo scientista ,se da un lato ha avuto il merito di superare i pregiudizi ed abituare al pensiero critico-razionale, dall’altra di fatto non concede cittadinanza alle cose, che però, sono quelle che tutti consideriamo come le più importanti nella vita.

Quelle cioè ,per le quali, riteniamo valga la pena di vivere, e che sono : la coscienza, il libero arbitrio,i sentimenti, il senso del bello, del giusto e via di seguito, tutti conosciamo queste cose, anche se non abbiamo studiato filosofia, perché fanno parte di noi, nel senso, che senza di quelle non ci sentiremmo umani.

Ebbene, è inutile che faccia presente, che questo tipo di ragionamento lo abbiano fatto e lo facciano, in parte ,anche le religioni e la filosofia, proponendo loro molteplici approcci al superamento dell’impasse, nel quale obiettivamente cade lo scientismo, approcci che, però, usano i loro parametri dogmatici e non l’analisi, basata sul pensiero critico.

La via seguita da Faggin- D’Ariano è assolutamente diversa e originale perché parte da una nuova e concezione della fisica, non della filosofia o delle religioni.

mercoledì 5 giugno 2024

Carlo Sini : E avvertirono il cielo La Nascita della cultura. Telmo Pievani Ed Jaca Book – recensione

 



La paleoantropologia è una materia che non appare certo frequentemente sui media, a meno che non si verifichi qualche scoperta archeologica di particolare rilievo.

Purtroppo nel nostro paese lo studio della storia è caduto in disgrazia da tempo, figuriamoci quello del lunghissimo periodo precedente la storia.

Per una convenzione del tutto arbitraria, la storia ,come è noto, la si fa partire dalla scoperta della scrittura.

Quel lunghissimo periodo è coperto dalle nebbie in tutti i sensi.

Ma a proposito di storia si è fatta una piacevole scoperta.

E cioè che se spunta un autore brillante, che si incarichi di parlare alla gente in modo comprensibile e possibilmente anche piacevole, la percezione pubblica cambia improvvisamente.

Per fortuna nostra è infatti comparso un Barbero, che quando si reca in un teatro o in una sala di conferenze ormai viene accolto col medesimo entusiasmo riservato alle star televisive.

E l’interesse per la storia è improvvisamente rinato.

Della stessa “missione” di Barbero, si è fatto carico Telmo Pievani, nel campo della pre-storia che viene ormai definita come paleo-antropologia.

Oltre che scrivere libri di successo su una materia così di nicchia, rendendola viva e interessante, Pievani ha capito che per arrivare al pubblico era necessario ancora qualcosa di più del solito giro di conferenze e si è fatto organizzatore di mostre, ricordo in particolare quelle tenute a Roma e Milano, che hanno avuto un grande successo, attirando anche vaste scolaresche e lasciando il segno.

Inutile tentare di incasellare Pievani in una delle tipologie canoniche delle materie universitarie.

Oltre a farlo molto irritare, lui alfiere da tempo della inter- disciplinarietà, come carta vincente per fare progredire la scienza moderna, non servirebbe a niente.

Diciamo solo che il professore è partito dall’epistemologia (filosofia della scienza) ma poi imbattendosi nello sconfinato genio di Charles Darwin e nella sua creatura dell’evoluzione, ha rilevato la necessità di integrare la base culturale di un filosofo con quelle di alcune materie scientifiche come la biologia.

In questo percorso ha poi avuto la fortuna di imbattersi in un altro genio, come il fondatore della genetica moderna non solo nel nostro paese : Luca Cavalli Sforza, che ,guarda caso ,è stato un’ altro convintissimo sostenitore della necessità di aprire le università alla prassi dell’analisi interdisciplinare.

Questo libro Pievani l’ha firmato con un filosofo come Carlo Sini, che condivide la gran parte delle sue impostazioni scientifiche.

Come dice il titolo interno, il volumetto costituisce un dialogo fra i due personaggi.

Devo dire sinceramente che per chi ha letto i libri di Pievani questo lavoro può essere niente di più che un simpatico sintetico richiamo alla sua opera.

Per chi si avvicina per la prima volta a questo approccio scientifico invece è di grande utilità perché lo fa riflettere su dimensioni e approcci che con tutta probabilità gli erano sconosciuti.

Si comincia dalla grande emigrazione dall’altipiano eritreo 70/60.000 anni fa.

Eravamo tutti africani infatti.

Avevo citato sopra ,non a caso, Luca Cavalli Sforza perché è stato fondamentale il suo lavoro per acquisire la prova scientifica di questa migrazione ,acquisita analizzando il Dna delle varie popolazioni.

A questo proposito mi è molto piaciuto l’accostamento della mutazione genetica col processo ben più noto, costituito dagli errori di scrittura degli amanuensi medioevali nel lavoro che hanno compiuto per secoli nello scriptorium dei loro conventi.

Si ribadisce poi nel libro il concetto che per Pievani è stato usato addirittura come titolo di un suo saggio : l’imperfezione ,per dire che in natura non esiste alcuna realtà né perfetta né definita una volta per tutte, ma che tutto è in costante mutazione per realizzare la quale il caso gioca un ruolo importante.

Altro che disegno creazionista mirabile per la sua presunta perfezione!

Molto importante l’osservazione in base alla quale, le mutazioni sono osservabili con più facilità nei gruppi piccoli e con pochi interscambi.

Bellissimo il ricordo a questo proposito dello scartabellare di Cavalli Sforza negli archivi parrocchiali dei piccoli paesi ,per rilevare le strette similitudini fra la varianza o meno dei cognomi e le variazioni genetiche per le medesime ragioni.

Ancora interessantissimo l’accostamento fra le variazioni genetiche e quelle delle lingue.

Tutto avveniva per spostamenti di piccoli gruppi ,che avevano conseguenze sul numero dei fonemi usati.

Si arriva poi a delineare per approssimazione il concetto di cultura. a un certo punto acquisto solo dalla nostra specie.

Posizione eretta, uso della mano, che ne amplifica le potenzialità, impiego degli utensili, adattamenti di labbra muscoli e lingua per arrivare alla fonazione articolata.

Acquisizione della conoscenza dei materiali, coordinamento dei movimenti, manifestazione di capacità di progettazione attraverso un processo per la prima volta incrementale e diretto alla trasmissione alle giovani generazioni.

Lo scimpanzè usa un ramo per per risolvere un problema, ma quando il medesimo problema gli si ripresenta, deve di nuovo reinventarsi l’utilità di usare un ramo, ripartendo da zero.

E il tutto procede niente affatto in modo lineare ,seguendo una presunta spinta verso il progresso, ma assolutamente per caso e fra mille errori di percorso.

Mi fermo qui, sperando di avere offerto al possibile lettore elementi per incoraggiarlo alla lettura.





martedì 5 marzo 2024

Gianluca Nicoletti Una notte ho sognato che parlavi – Ed, Mondadori – recensione

 



 Avevo “conosciuto” Nicoletti seguendo Radio 24 e proprio rimanendo fedele alla sua rubrica per un certo tempo, ho trovato rimarchevole il modo di parlare del suo gigantesco problema personale, cioè di essere padre di un figlio autistico, ormai grande, che gli condiziona totalmente la vita.

Mi era da subito piaciuto il suo modo singolare di affrontare, anche con gli ascoltatori ,il problema dell’autismo, che si pone oggi come la prima fonte di handicap e che purtroppo segna dei numeri elevati e con tendenza all’ aumento.

Avevo appena letto e recensito il libro di argomento analogo, scritto dal Prof.Alberto Vanolo : “la città autistica”, e, dato che prima di leggerlo ignoravo totalmente cosa fosse l’autismo, ho trovato lo stimolo ad approfondire l’argomento, leggendo anche il libro di Nicoletti, che essendo un giornalista e conduttore noto,che ha scritto più libri sull’argomento, fra i quali questo di cui parliamo, riuscendo a farlo diventare un best seller.

L’autore è un autentico personaggio.

Riesce a farci capire qual’ è il mondo degli autistici portandoci con mano leggera a ripercorrere la giornata normale di un genitore, che si è posta la missione di accudire un figlio, che praticamente non ha mai parlato se non con pochissimi monosillabi, che non sa scrivere, né fare di conto,che non è in grado di attraversare una strada, che se andasse in giro da solo oltre ad andare sotto alle macchine non saprebbe ritornare a casa, eccetera.

Si dice che l’autismo comporta l’incapacità di comunicare, ma se non si entra nella vita privata di tutti i giorni ,difficilmente si riesce a cogliere cosa vuol dire realmente.

Saltano tutte le convenzioni sociali con conseguenze paradossali.

Prendere un autobus o la metro, andare a un ristorante, a un cinema fare un giro in bicicletta, sembra semplice, ma se si accompagna un figlio autistico in queste occasioni di socializzazione si devono fronteggiare continuamente problemi imprevisti, perché l’autistico è per definizione imprevedibile, proprio nel senso che non si conforma a regole, che non lo toccano.

Fa pensare molto questo libro, perché ci interroga proprio sul senso di moltissime cose.

Casualmente prima di scrivere queste righe avevo letto un articolo di giornale che ricorda il centenario della nascita del più noto psichiatra italiano, Franco Basaglia.

Ebbene uno dei pensieri chiave di Basaglia era proprio questo : non esiste un modello obiettivo al quale l’umanità debba conformarsi e quindi quello che vediamo come imperfezione, diversità eccetera ha piena legittimità di esistenza.

Questo non significa che la malattia mentale non esiste, ma il folle lo si cura curando la società.

Se le regole sociali non sono altro che convenzioni, ebbene possiamo sempre metterle in discussione per far posto anche ai diversi.

Gestire un figlio autistico è estremamente pesante, ci fa capire Nicoletti , che descrivendo come si svolge la giornata nei dettagli, ci fa anche capire che non sempre è materialmente possibile accollarsi questo compito.

E’ antipatico dirlo, ma lo stesso Basaglia, non a caso affermava che la malattia psichica o come diceva lui il disagio psichico è un disagio classista.

Nel caso dell’autismo ancora di più, perché se è vero che un figlio autistico ha bisogno di assistenza o comunque di essere tenuto d’occhio 24 ore su 24, perché se no, tanto per dirne una, potrebbe buttarsi giù dalla finestra, per il semplice fatto che non riesce a distinguere fra la vita reale e la finzione scenica dei cartoni, dove se uno si butta, rimbalza allegramente, il genitore che lo accudisce come fa ad andare a lavorare?

Ricorrere a badanti, terapisti, addetti ai servizi socio-sanitari, non è affatto gratuito, come era gratuito il manicomio, che Basaglia ha chiuso, meritevolmente per certi versi, discutibilmente per certi altri, senza che sia stato rimpiazzato da servizi pubblici più complessi e più costosi.

Se non si hanno i mezzi, né le obiettive condizioni logistiche per dedicare quasi tutta la giornata al figlio autistico, lo stesso Nicoletti riconosce che bisognerebbe ricorrere alle strutture esistenti che riducono tutto a una perenne sedazione per di più immagino , per niente gratuita, oppure la sedazione la si svolge in ambiente casalingo.

O se hanno i mezzi e la possibilità di conciliare alcuni tipi di lavoro con la disponibilità del resto della famiglia e il fegato personale di dedicarvi la vita, lo fanno direttamente.

Tanto di cappello a Nicoletti!

La lettura del suo libro è illuminante e come già accennato fa pensare tra l’altro al senso ed ai limiti delle nostre regole sociali, ma solleva anche serissimi problemi etici e filosofici.

Devo confessare che se da una parte la lettura di questo libro mi ha parecchio interessato perché mi ha aperto alla conoscenza di un mondo prima sconosciuto, che però esiste e tocca molte famiglie, dall’altra mi ha rattristato non poco.

Leggendo non riuscivo a non pormi la domanda più scomoda che è questa : ribadito il tanto di cappello a Nicoletti, è lecito porsi la domanda se ne vale la pena di prodigarsi in tanto sforzo e partecipazione quando la persona autistica alla quale si dedica la vita non dico non è in grado di ricambiare nemmeno una qualche forma obiettiva di riconoscenza, ma allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, non sembra poter trarre dall’assistenza umana o sovra-umana dei vari Nicoletti, che pure ci sono e sono a quanto pare numerosi, alcuna possibilità non dico di guarire, ma nemmeno di costruire qualunque cosa dentro di sé.

Ma ha coscienza di sé una persona autistica ? Questo forse è il più grosso e delicato dei problemi.

E qui sinceramente è meglio fermarsi, perché se no si va a picchiare la testa contro il muro e si rischia di pensare cose che non fa bene nemmeno pensare.

Questo è un libro duro, al di là della grande abilità dell’autore, perché è duro l’argomento.

Ma quando c’è un’occasione di interpellare e condividere la comune umanità, è sempre buona cosa non girare la testa dall’altra parte.







lunedì 22 gennaio 2024

Dal Direttore del Dipartimento di Fisica Teorica del Cern , Gian Franco Giudice : Prima del Big Bang. Come è iniziato l’universo e cosa è avvenuto prima – Ed Rizzoli – recensione

 




Il nostro paese ha sempre avuto fisici teorici ai massimi livelli.

A molti di loro va anche riconosciuto il merito di essersi prodigati per cercare di spiegare il mondo nuovo di conoscenze, che le loro ricerche venivano a delineare.

Ricordo di avere partecipato diversi anni fa ad una affollatissima conferenza dell’allora notissimo Prof. Antonino Zichichi (il fondatore dei laboratori del Gran Sasso) divenuto personaggio televisivo molto popolare in quei tempi.

Devo dire però che mentre tutti avevano apprezzato l’entusiasmo che il Professore riusciva a esternare, ben poche delle persone con le quali ho parlato ,mi avevano detto di aver afferrato il succo della conversazione.

Ecco, lo dico subito, questo non è il caso del libro e delle conferenze del Prof. Giudice.

Oddio, la fisica delle particelle, ed ancor più ,l’astrofisica di oggi non sono cose che ha senso accostare con la leggerezza di chi pensa di sorbirsi velocemente un aperitivo, conservandone le piacevoli sensazioni.

Se ci tenete a capirci qualcosa, dovete dare in cambio almeno un po di sofferenza ,causata da una concentrazione, molto attenta , su concetti non semplici e sopratutto contro-intuitivi.

Si direbbero fatti apposta per scoraggiare anche la migliore buona volontà.

Allora bisogna resistere e seguire i ragionamenti degli esperti per acquisire alcune nozioni di base, senza le quali non ci si può avventurare in quei campi.

Non c’è un altra via, neanche disponendo di maestri del livello del Prof. Giudice, che ha indubbiamente la capacità di saper spiegare anche i concetti più astrusi.

Personalmente, ho una formazione più classica che scientifica, ma ho sempre avuto un grande interesse, per aggiornarmi sullo stato attuale della scienza.

Confesso, però, che molti degli argomenti trattati dall’autore in questo saggio li avevo già affrontati, ma senza ricavarci se non una pallida infarinatura.

E’ per questo che ho enormemente apprezzato questo libro, perché mi ha avviato alla reale comprensione almeno di alcuni elementi essenziali.

Questo libro mi ha fatto fare realmente un salto in avanti.

Ma di che stiamo parlando?

Faccio un piccolo elenco di argomenti non per spaventare il lettore, ma per esortarlo a leggere il libro se gli interessa capirci finalmente qualcosa.

Geometria non euclidea;

Relatività generale di Albert Einstein con relative equazioni;

Moto di recessione delle galassie;

Radiazione cosmica di fondo;

Big Bang;

Spazio vuoto che genera la gravità repulsiva;

Processo di inflazione (espansione frenetica dell’universo);

Meccanica quantistica, che consente di capire il principio di indeterminazione;

Multiversi.

Questo elenco di argomenti non è casuale ,ma è il percorso logico che segue il Prof. Giudice nel libro.

Arrivati con una certa fatica alla fine, ne viene fuori un insieme di sensazioni contrastati.

Ci troviamo immessi in concetti ,che abbiamo sempre sfiorato nel pensiero mitico e filosofico e questo ci riporta fortunatamente ad universo concettuale che ci è familiare.

Mi riferisco a concetti ovviamente astrati del tipo di infinito, immenso, eterno.

Ci esaltano e chi schiacciano contemporaneamente perché ci sentiamo parte di qualcosa di immenso, ma anche schiacciati da questa immensità, troppo più grande di noi.

Il Prof. Giudice a conclusione delle sue argomentazioni tiene a sottolineare due punti.

Anzitutto, che, se è vero, che questa nuova cosmologia richiama, come abbiamo appena accennato,alcune formidabili intuizioni di pensatori del passato, dai filosofi pre-socratici – atomisti in avanti, quello di cui parla lui non sono pur fantastiche teorie ,ma sono assolutamente acquisizioni scientifiche dimostrabili col linguaggio matematico, calcolo su calcolo.

Sono scienza, non sono teorie fantasiose o visioni pur di menti brillanti.

Secondariamente, mentre la sua compianta e pur brillantissima collega astrofisica ,Margherita Hack nelle conferenze aveva un po il vezzo di gelare il pubblico affermando che dobbiamo rassegnarci a essere non più che piccole formichine in un immenso universo, al quale di noi non importa nulla, il Prof. Giudici conclude con un discorso interessante.

Che è questo.

Come possiamo, in un universo delineato nelle sue inverosimili immensità e variabilità ,trovare un punto fermo ,che salvaguardi la dignità che sentiamo di avere come esseri umani, unici esseri dotati di consapevolezza, di pensiero astratto e di capacità di immaginare il non esistente?

Riflettendo sul fatto, che per ragioni inesplicabili ,questo universo infinitamente grande è inconfutabilmente costruito, in modo da essere perfettamente conoscibile da noi.

Questa è la nostra dignità e questo è il nostro posto nell’universo, di cui siamo parte perché siamo sì fatti polvere di stelle, ma abbiamo anche la capacità di comprenderlo in modo compiuto.










mercoledì 3 gennaio 2024

Gianumberto Accinelli : Verde come l’Italia Cento anni di storia del nostro paese attraverso i cambiamenti della natura - Ed. Il battello a vapore – recensione

 



Che personaggio questo Gianumberto Accinelli.

Entomologo, etologo, ma sopratutto, gran divulgatore scientifico.

Non per caso, dice spesso di essere stato allievo di Giorgio Celli, non dimenticato maestro di quelle materie.

E come il suo maestro ,appare spesso in TV da Geo & Geo a TV 2000, dove ha una rubrica fissa.

Ha la verve e il senso dell’umorismo, che servono per riuscire ad attrarre l’attenzione dello spettatore, quel tanto che basta per fare passare nozioni e concetti ,che lo studio sistematico liceale o universitario di Zoologia e Botanica, riuscirebbe a rendere del tutto indigeste.

Si serve spesso e volentieri di racconti anedottici, come del resto fa anche il forse più noto suo collega botanico, Stefano Mancuso.

E’ una autentica fortuna per noi lettori, sopratutto se siamo appassionati di natura, potere usufruire dei lavori di questi specialisti, che finalmente reputano importante e immagino anche appagante, uscire dagli ambienti accademici e sforzarsi di parlare alla gente con un linguaggio piano, che nel contempo ,lascia trasparire l’autentica passione per la materia che coltivano.

Quante cose si imparano leggendo i libri di Accinelli.

Ormai gli autoproclamatisi sacerdoti del verbo verde – climatico hanno conquistato il pensiero main-stream, rischiando di assumere atteggiamenti che un tempo si diceva da “parrucconi”.

Non è il caso di Accinelli, autore ironico e auto-ironico.

I suoi libri lasciano non poche nozioni, ma rappresentano sopratutto un autentico divertimento.

Il taglio di questo libro è particolarissimo, perché riesce a usare la storia per fornire nozioni di botanica, zoologia ed ecologia e viceversa.

Molti si scocciano quando si imbattono in modi di dire inglesi, che saranno anche abusati, ma in questo caso, mi sembra che l’espressione “win win” sia la più adatta per descrivere il risultato della tecnica usata dall’autore.

E’ una genialata riuscire a far passare nozioni di storia e di etologia-ecologia, tenendo alta l’attenzione del lettore, che sicuramente non aveva avuto modo di arrivare autonomamente a riflessioni e collegamenti ai quali induce l’autore.

Il disboscamento, divenuto una inevitabile necessità per sopravvivere durante gli anni della seconda guerra mondiale e il successivo ripopolamento, avvenuto in modo massiccio, in molte zone appenniniche, ecco un fatto storico narrato con due eventi ,che hanno cambiati la faccia di enormi territori.

Il povero Sarno (il non notissimo fiume dell’area vesuviana) che diventa rosso sangue, per la ragione, che vi lascio scoprire leggendo il libro.

Sempre in tema di seconda guerra mondiale, la battaglia contro l’anofele ,combattuta e vinta usufruendo dei progressi tecnologici sfruttati su larga scala dalle truppe americane, ma anche la campagna del grano per conquistare l’autarchia, messa a segno ,da chi allora governava il nostro paese.

I disastri che possono provocare le termini.

Ma rimanendo sulle formiche ,l’estrema utilità della specie rufa, per liberare le foreste di conifere, da quella bestiola pestifera, che è la processionaria.

Non mi dilungo per citare gli argomenti trattati che sono interessanti e intriganti dalla famosissima Linea Gotica ,ovviamente coi suoi risvolti in campo naturale, agli obesi gabbiani di Roma.

Procuratevi questo libro, non ve ne pentirete di sicuro.