venerdì 21 marzo 2025

Stephane Allix : Dopo La straordinaria inchiesta di un reporter sulle prove della vita oltre la vita Libreria Pienogiorno - recensione

 



Approfondendo l’argomento della vita altre la vita terrena ho trovato di particolare importanza questo lavoro di Stephan Allix non solo perché ha venduto più di 2 milioni di copie su un argomento ancora considerato un tabou, ma perchè l'autore ha lavorato per anni come un inviato di guerra per poi trasformarsi in giornalista d’inchiesta quando ha cominciato ad occuparsi di questo tema e quindi ha raccolto testimonianze sull’argomento con lo stile del reporter.

Le testimonianze che Allix ha raccolto in questo libro appartengono per lo più alla categoria che viene definita VSCD vissuti soggettivi di contatti con un defunto.

Allix stesso mette le mani avanti affermando che d’accordo le esperienze che ha raccolto sono soggettive, ma sottolinea che soggettivo non significa assolutamente che non accada ,soggettivo non è sinonimo di illusione o di allucinazioni.

Le testimonianze sono molte.

La compagna di un giovane fan di base jumping assiste al lancio del compagno che per un colpo di vento finisce contro la parete e poi precipita nel vuoto.

La ragazza corre dove a visto finire il corpo, viene bloccata dagli amici che cercano di convincerla a fermarsi li e in quel mentre vede nella sua mente il corpo del compagno caduto che si alza, le fa un cenno,sorride come per comunicarle :non preoccuparti, va tutto bene.

Ancora anni dopo quella ragazza conserva con estrema lucidità quei momenti nella sua mente ed è certissima di avere visto quella scena.

Poi quella esperienza ha avuto nel ricordo della protagonista quasi una continuazione quando nella camera ardente allestita nel paese vicino a dove si era verificata la caduta rimasta sola vicino al feretro e presa da assoluta disperazione la ragazza sente nuovamente la presenza del compagno come se qualcuno da lui incaricato le dicesse di andare perchè lui era altrove ma che tutto andava bene e lei si sentiva presa da una indescrivibile senso di benessere e di amore.

Nel medesimo periodo Allix viene a conoscenza della testimonianza di un amico di infanzia del giovane perito nell'incidente che non aveva potuto partecipare al funerale perché era lontano.

Mentre stava dormendo con la sua compagna, quest’ultima avverte con imbarazzo e una certo timore la presenza dell’amico defunto che fluttua sopra al loro letto per un lungo momento come se volesse dire di non preoccuparsi e per consolarli.

Ebbene il libro prosegue con una serie di interviste che descrivono esperienze analoghe.

Alix dice di essersi premurato di porre il problema della natura di questi fenomeni a un amico neuropsichiatra, Christophe Faurè, con vasta esperienza nel campo specifico di assistenza a persone che si trovavano a elaborare il lutto, di formazione laica e quindi non influenzabile da idee preconcette.

Quello psichiatra gli ha riferito che quel tipo di esperienze non ritiene che possano essere classificate come allucinazioni, perchè queste quando si verificano hanno altre caratteristiche sono indotte da sostanze particolari o comunque non sono mai episodi singoli ed hanno natura invasiva.

Non sono neppure episodi deliranti perchè questi durano ore se non giorni e portano a un deterioramento psichico.

Mentre le VSCD si presentano come episodi che non manifestano altre manifestazioni bizzarre e sopratutto regolarmente producono effetti positivi nelle persone che li sperimentano.

Lo stesso Allix ha avuto colloqui interviste con numerosi altri esperti scientificamente qualificati ed ha da loro avuto conferma del fatto che queste esperienze sono parecchio diffuse e che quindi è strabiliante vedere come il pregiudizio materialista - scientista sia così diffuso nella società contemporanea da fare barriera anche alla sola presa di conoscenza dei fenomeni stessi.

In conclusione l’autore dice che questi fenomeni sono giudicati non spiegabili dagli uomini di scienza che ha intervistato, che però in molti ne sono bene a conoscenza.

A suo parere anche queste esperienze VSCD confermano quello che filosofie e spirtualità ci dicono da sempre e cioè che la vita non si interrompe con la morte ma continua immutabile in una evoluzione continua.

Non ci condanna perchè offre uno spazio di evoluzione continua e le prove che la vita ci pone da affrontare sono una occasione di conoscenza e di crescita che dovremmo affrontare con questa consapevolezza fino a concepire che non ha senso odiare nessuno perchè chi ci induce all’odio non fa altro che spingerci ad allargare il nostro spirito superando i limiti del nostro io ed elevandoci da lui, andiamo oltre o meglio andiamo sopra, è possibile.

Le prove sono un apprendimento.

La vita ha senso se ci decidiamo ad accettare la presenza costante della sua dimensione spirituale.





giovedì 20 marzo 2025

Eben Alexander Milioni di farfalle Il paradiso esiste Ci sono stato Oscar Bestseller- recensione

 




Libro di lettura scorrevole ma coinvolgente, anzi troppo coinvolgente dal punto di vista emotivo.

Sopratutto in questo caso è indispensabile fare subito una presentazione dell’autore, perché il libro medesimo riporta esperienze dirette dell’autore e quindi è autobiografico.

Ebbene il Prof. Alexander dispone di una qualifica scientifica di primo piano avendo insegnato per un lungo periodo (15 anni) alla prestigiosa Harvard Medical Scool nel corso di neurochiturgia.

Si presenta come autore di 150 fra pubblicazioni e saggi.

E’ quindi una persona che il cervello dal punto di vista fisico non può che conoscerlo più che bene sulla base ovviamente delle attuali acquisizioni in materia.

Ma è anche una persona che ha avuto la ventura di sperimentare non su uno o più pazienti, ma su sé stesso quella che si può definire una esperienza di vita extrasensoriale, cioè fuori dallo spazio-tempo, quando nel pieno della sua carriera professionale è stati colpito da una malattia estremamente rara dal decorso ,ritenuto senza possibilità di scampo ,che lo ha portato in coma per sette giorni consecutivi (meningite batterica da EColi)

Il medesimo Prof. Riferisce che in quei giorni il suo cervello, macchina dedicata sopra a ogni altra funzione a produrre coscienza non è che lavorava in modo anomalo o insufficente, non lavorava affatto.

La neocorteccia celebrale in quei giorni era morta,disattivata e quindi lui ritiene che le esperienze di NDE (Near Death Experience) che ha fatto e che ricorda benissimo, devono necessariamente appartenere a un mondo cosciente ,dotato di libero arbitrio, completamente svincolato dai limiti del suo cervello fisico.

Sulla base di quella esperienza si è quindi convinto che la morte fisica e cerebrale non produca la fine della coscienza, ma solo un prolungamento oltre la morte, perché quello che ha visto e provato,, era reale né più né meno di quello che aveva sempre vissuto.

Ricostruendo la sua esperienza l’autore ha denominato “Regno della prospettiva del l verme” quello che ricorda ,come sue prime impressioni da quando era piombato nel coma.

Una vaga visione di vasi sanguigni , radici, ambiente fangoso , mostruosi animali ,suoni emessi apparentemente da animali ,mondo spiacevole abbastanza da suscitare in lui la determinazione di studiare come andarsene da li, fino a quando gli compare un entità di impareggiabile bellezza,luce bianca e suoni musicali complessi, eccolo catapultato nel mondo più bello che sia immaginabile.

Campagna verde e quella sensazione di piacere e di sicurezza ,che si prova da bambini quando ci si sente protetti e amati.

Volava su quel mondo insieme a una bella fanciulla circondati da milioni di farfalle .

La fanciulla lo guarda non uno sguardo romantico o di semplice amicizia ,ma gli comunica qualcosa che quando lo vivi ritieni che è valso la pena di vivere.

La medesima fanciulla gli diceva : sarai amato e protetto, qui non puoi rischiare di sbagliare, vedrai cose straordinarie, ma poi dovrai tornare.


Si trova in un paesaggio di nuvole, esseri sotto forma di sfere scintillanti, canti.

Fino a percepire un essere divino contemporaneamente presente all’esterno ma anche dentro a sé stesso.

Chi sono, dove sono,dove vado ?

Le domande eterne di tutte le filosofie le poneva a chi sentiva vicino e costoro rispondevano, ma senza bisogno di parlare perché le loro risposte le percepiva direttamente.

Straordinaria quella essenza divina che percepiva sia dentro che fuori di sé e che Alexander dice di avere nelle sue ricostruzioni subito denominato come OM che gli comunicava che esistevano altri universi nei quali albergava l’amore e che il male era presente solo come piccolo residuo perché quel mondo era abitato da amore e da una intelligenza parecchio più avanzata di quella umana.

Alexander si preoccupa di assicurare che quella sublime esperienza che ha fatto gli appariva come assolutamente reale e che comunque non era assimilabile né confondibile con il mondo confuso e spesso inverosimile che tutti sperimentiamo nei sogni.

Questa esperienza che l’autore dice di avere battezzato come viaggio nell’”Utero Cosmico” che riflettendoci sopra ritiene di individuare come un flash sul lato invisibile e spirituale della nostra normale esistenza.

Esperienza che andava anche al di là da quella dei sogni lucidi perché ricordava di avere risontratao di potere esercitare su se stesso un autocontrollo notevole che gli consentiva se lo voleva di salire ai livelli più alti di quel mondo.

In quel medesimo mondo faceva questa singolare esperienza che bastava pensare a una cosa per acquisirne conoscenza.

Ma ci dice l’autore così’era la sostanza la realtà vera di quel mondo?

Risponde che era la sensazione piacevolissima di essere amati di un amore incondizionato che provocava la sensazione di sentirsi protetti che si sperimenta nelle infanzie più felici.

Ma perché se quella è come una forma di vita spirituale parallela che è comunque sempre presente nella nostra esistenza normalmente non riusciamo a introdurci o ad averne consapevolezza.

Il neurochirugo Alexander risponde che il nostro cervello esclude o meglio oscura quel mondo cosmico come la luce del sole oscura la meraviglia del cielo stellato.

Infatti normalmente riusciamo a vedere solamente quello che il filtro del nostro cervello lascia passare perché l’emisfero sinistro che è deputato alle funzioni logico linguistiche e che genera la razionalità ci crea la sensazione dell’ego come qualcosa di nettamente definito.

E’ questo che forma una barriera alla conoscenza ed all’esperienza della realtà superiore.

Alexander mette in evidenza una caratteristica peculiare della sua esperienza di solito non riscontrabile in modo così netto nelle esperienze Nde e cioè il fatto di essersi sentito del tutto libero dalla sua identità corporea.

L’autore cita a questo punto una frase nientemeno che di Albert Einsein che non potrebbe essere più appropriata :”il vero valore di un essere umano è detrminato principalmente dalla misura e dal senso in cui egli ha raggiunto la liberazione dal sé”

Facendo come un bilancio sulla realtà della sua esperienza il Prof. Alexander sembra porre come qualcosa di molto più di un’ipotesi la deduzione che non è il cervello che produce la coscienza, visto che mentre faceva quella esperienza e si sentiva cosciente il suo cervello fisiologicamente non c’era.

Allora il vero pensiero non è questione di cervello.

Il vero pensiero è qualcosa di pre-fisico.

Noi siamo molto di più che semplici corpi e cervelli fisici.

C’è una intelligenza libera e interiore, non legata a identità o un nostro status temporale o spaziale.

Quando manifestiamo amore e compassione allora possiamo avvicinarsi a questa realtà.

Ecco credo di avere riportato l’essenziale.

Il libro però è ancora più interessante perché descrive in modo a volte anche dettagliato la situazione familiare complessa dell’autore e cerca anche di entrare nei rapporti quotidiani della vita professionale dell’autore.

E questo è fortemente interessante perché l’autore pur avendo sempre avuto una visione del mondo laica che contemplava anche l’adesione pacifica al mainstream imperante negli ambienti scientifico- accademici consistente nell’ideologia materialista scientista, dopo l’esperienza che ha avuto è stato lungamente impegnato a cercare di fare capire ai colleghi che non esiste solo il punto di vista materialista scientista, ma è possibile fare convivere quel punto di vista con quello della spiritualità.

Il libro è stato molto ben accolto dal grande pubblico ma non è per questo che ne consiglio caldamente la lettura.



sabato 25 gennaio 2025

Luca Ciarrocca : L’affaire Soros Il nemico numero uno dei sovranisti e della destra antisemita protagonista della finanza globale – Chiare Lettere Editore – recensione

 


Era tempo che mi proponevo di documentarmi sulla figura di George Soros, uno dei protagonisti della finanza mondiale con i suoi fondi Quantum Group e Soros Fund.

Ma sopratutto, alla ribalta dei media, per le pesantissime accuse che gli sono state rivolte da tutti gli schieramenti politici conservatori, non solo e non tanto per le sue pratiche di “speculatore” finanziario, ma ben di più per ,avere fondato la Open Society Foundation, con la quale non solo ha finanziato le “primavere colorate” e in genere le Ong. filo occidentali nei paesi dell’Est, e non solo,ma in generale movimenti politici di sinistra, che ritenesse in concordanza con le ideologie sostenute dalla sua fondazione, a cominciare dai democratici americani.

Figura singolare, di ebreo di origine, ungherese di nascita, ma feroce avversario dell’attuale governo di Israele.

Gli è attribuito un patrimonio personale di oltre 7 miliardi, che è di tutto rispetto ,ma che impallidisce di fronte ai giganti della finanza americana ( Black Rok, State Street ,Vanguard etc.) o peggio ancora con i sette magnifici della tecnologia (Apple,Nvidia,Amazon,Musk,Alfabeth,Microsoft etc.).

Come descrive bene il libro del quale stiamo parlando, il finanziere è diventato un personaggio globale, quando è riuscito a mettere a segno uno dei colpacci speculativi più significativi dei tempi moderni ,costringendo le autorità inglesi a svalutare di molto la Sterlina ,dopo essersi inutilmente svenati per evitarlo, come capita regolarmente in casi del genere nel BlackWednesday del 1992.

L’avvenimento era stato provocato dalla vendita allo scoperto di sterline in quantità esorbitanti da parte del fondo Quantum di Soros, (andando short come si dice in gergo), rischiando letteralmente la bancarotta da parte di Soros ,perché l’intera operazione era pianificata ben oltre le disponibilità liquide del fondo.

Stessa sorte toccò alla nostra Lira.

Soros non ha mai negato di essere uno speculatore, anzi ha rivendicato la legittimità anche morale di mettere in atto operazioni finanziarie di quel tenore, anche perché queste servirebbero, come in realtà sono servite, ai governi interessati, per aprire gli occhi e attuare le riforme necessarie a fare quadrare i conti.

Ma come si è sopra accennato, si parla decisamente meno del Soros, finanziere, che ha dimostrato di saper fare bene il proprio mestiere guadagnando un mucchio di soldi e facendoli guadagnare anche ai sottoscrittori dei suoi fondi, ma molto di più del Soros, presunto cospiratore politico, capace di interferire, buttando sulla bilancia il potere del denaro, per orientare la governance di diversi paesi, ma con particolare attenzione a quelli dell’Est.

Gli hanno attribuito di tutto e l’hanno visto dietro ai complotti più cervellotici.

Questo libro mi pare che abbia il merito di dare al lettore gli strumenti per assegnare alle cose il giusto peso o almeno, quello che una analisi critica ,non viziata da faziosità preconcette, può portare a formulare.

L’autore porta il lettore a giungere a conclusioni abbastanza drastiche su molti dei complotti attribuiti a Soros. sostenendo che in quei casi l’influenza di Soros sembra proprio che o non c’entra nulla o quasi niente.

In molti altri casi invece c’è stata, è documentabile, e, a volte e direi ,in rari casi, come quello del movimento politico +Europa, è riconosciuta dagli stessi interessati-percettori.

Però obiettivamente è difficile valutare se la tal cosa è accaduta perché c’è stato l’aiutino di Soros e sopratutto se non sarebbe avvenuta, nel caso in cui quel finanziamento non fosse intervenuto.

Ma l’argomento che l’autore sembra sottendere è questo : guardate, che come dimostra l’attuale configurazione delle guerre ,che sono divenute orma sempre più “ibride” , i soldi in politica e nei conflitti girano purtroppo a fiumi e Soros è sì un personaggio, che la sua partita la può giocare, ma tutto sommato, non è così ricco da poter determinare la gran parte delle cose che gli si attribuiscono.

Il libro ci restituisce quindi un Soros un po ridimensionato.

Non sarebbe quel Lucifero che viene dipinto.

Certo che, e questa è una osservazione mia e non dell’autore, mi viene da dire che non ne esce come un gran simpaticone e tanto meno come un gran benefattore.

Personalmente sono portato a pensare che se mi trovassi nelle condizioni di disporre si quei capitali e volessi usarne una buona parte per uso “filantropico” la prima cosa che mi verrebbe in mente è dare da mangiare agli affamati non promuovere la mia ideologia.

Prima di chiudere informo il lettore che l’autore si definisce giornalista, scrittore e imprenditore dato che ha fondato il sito di informazione finanziaria Wall Street Italia.

Ha un blog sul Fatto.

Ha vissuto a lungo negli Usa.




mercoledì 8 gennaio 2025

Alfonso Lucifredi :Troppi .Conversazoni sulla sovrappopolazione umana e sul futuro del pianeta - Codice Edizioni – recensione

 




Nel sito dell’autore vediamo che si definisce : naturalista,giornalista scientifico ,fotografo, videomaker,scrittore e traduttore, musicista genovese.

In termini sintetici, ci troviamo di fronte a un giovane ma qualificato divulgatore scientifico, che lavora servendosi di diversi media, compresi anche i tradizionali libri veri e propri.

Devo dire che sono stato colpito dalla foto di copertina di questo libro ,che riporta ,credo, una scena consueta della metropolitana di Tokyio, dove ,nelle ore di punta, compaiono dei singolari “butta-dentro” che prestano il loro servizio per stipare come sardine i passeggeri ,al fine di permettere la chiusura delle porte.

Certo l’autore non poteva scegliere un immagine migliore per dare una visione iconica della sua analisi.

Appena ho visto il titolo e l’immagine di copertina mi sono subito ripromesso di leggere questo libro, quanto prima, perché ho sempre avuto il sospetto ,che abbiamo sovrappopolato il mondo.

Ma non si può dirlo, è un tabù, è politicamente scorretto e per di più, essendo l‘esatto contrario del precetto biblico risultante in Genesi 9:1-17, una volta ,se questa opinione veniva espressa in pubblico, avrebbe aperto al malcapitato libero pensatore le porte della santa Inquisizione.

Ma anche oggi i professionisti dei media si auto -censurano sull’argomento.

Non bastasse, il pregiudizio che alberga in ciascuno di noi probabilmente acquisizione dalla cultura cattolica, che sull’argomento si è mutata ben poco, è rinforzato e molto da un pregiudizio parallelo sostenuto dall’altro gigante egemone nel pensiero dominante : il capitalismo.

Ma, purtroppo per Lucifredi ,non basta ancora ,perchè se ragionate in termini di “troppi non va bene”, farete sobbalzare sulla sedia i guru della geo-politica, che siano Lucio Caracciolo o Dario Fabbri.

Ne consegue che usare il pensiero critico contro questi pesi massimi è un’impresa obiettivamente difficile.

Lucifredi ci prova e direi che ci riesce, argomentando con garbo e con rispetto verso chi la pensa diversamente da lui.

Letto il libro, mi sembra che la posizione dell’autore rimanga equilibrata, non aspettatevi quindi un fondamentalista del Malthusianesimo.

Uno con le idee chiare per difendere la posizione però si.

Parliamo di questo : siamo oggi 8 miliardi e ci avviamo, secondo le proiezioni degli esperti, ad arrivare ai 10 miliardi, prima che il trend di crescita rallenti e giri, con un tasso di fertilità del 2,3 figli per donna.

Contemporaneamente, si registra un prodotto interno lordo a livello mondiale di 100 trilioni di $.

Di fronte a queste cifre grezze ,Lucifredi argomenta giustamente, che la prima osservazione che viene spontanea è che l’umanità non è mai stata meglio nella storia ,perché queste cifre significano anche accesso a cure mediche,cibo,acqua eccetera,come mai era stato prima.

Bene, rallegriamoci, ma subito dopo prendiamo ad analizzare l’altra faccia della medaglia e cioè che per sfamare 8 miliardi di persone tendenti a 10 ,occorre coltivare un disastro di terreni, disboscando eccetera.

Lucifredi ci dice che oggi, sempre per la prima volta nella storia, metà delle aree abitabili è destinata all’agricoltura e che addirittura il 94% dei mammiferi non umani sono animali da allevamento.

Che il consumo di suolo sia ormai oltre i limiti è quindi una constatazione abbastanza pacifica.

L’equazione dell’abate Malthus, come è noto, era sostanzialmente questa : le esigenze di mano d’opera, generate dalla rivoluzione industriale, fanno si che la popolazione aumenti in proporzione geometrica, mentre le risorse per alimentare la medesima popolazione, aumentano in proporzione aritmetica.

Di conseguenza, se si procedesse con questo passo, argomentava Malthus, si andrebbe al disastro.

E’ vero che il medesimo Malthus non aveva preso in considerazione la possibilità del forte progresso nelle tecnologie applicate all’agricoltura, che in realtà è avvenuto nel frattempo, progresso straordinario che ha consentito di raggiungere una situazione di equilibrio usando : mezzi meccanici, fitofarmaci, fertilizzanti, uso programmato delle risorse idriche eccetera, come ai tempi di Malthus non era facile immaginare.

Visto che il mondo non si è suicidato ma anzi è di molto progredito usando quei nuovi metodi, molto bene ha fatto Lucifredi, ad usare la sua competenza specifica per sottolineare il fatto inconfutabile, che per evitare che il disastro previsto dall’equazione malthusiana si verificasse, si sono usati e in abbondanza , anche quei mezzi “chimici” biologici,genetici etc. che oggi sono demonizzati in modo acritico da un approccio non corretto di una parte almeno dell’ambientalismo, che fa di ogni erba un fascio e trascura l’estrema diversità delle situazioni nelle diverse aree del pianeta.

Per esempio demonizzare l’uso di agenti chimici nei paesi dell’Africa ,dove da decenni esistono addirittura appositi ministeri dedicati al “Locust control” ,cioè per limitare i danni degli sciami di cavallette,è indice semplicemente di non conoscenza del problema.

Ma il danno maggiore per l’ambiente e la salute umana, è il consumo abnorme della carne, sopratutto rossa, infatti negli Usa si consumano ben 150 kg per capite e in Europa 70 Kg per capite.

E’ evidente a tutti che non è pensabile che una volta che si verificheranno sempre migliori condizioni di vita nei paesi ora in sviluppo, le popolazioni ivi residenti possano pretendere di adottare i medesimi libelli di alimentazione di carne.

Perchè questo non è sostenibile? Perchè ,forse non ci facciamo caso ,ma i nostri campi non sono pieni di colture per arrivare direttamente sulle nostre tavole, ma sono dirette per la gran parte a coltivare mangimi per gli animali che divoriamo.

Quindi dei mezzi per evitare che la natura ci si rivolti contro frenando e diminuendo i consumi più impattanti di risorse ci sono e consistono sopratutto in un più equilibrato consumo di carni rosse.

Ma, come abbiamo visto riflettendo sui consumi di carne il problema demografico non è sensato che venga oscurato, ma va comunque affrontato anche direttamente.

Siamo troppi per le risorse disponibili.

Come venirne fuori?

Mi sembra che Lucifredi, alla fin fine, dica che la soluzione vera, risieda principalmente nel perseguire ovunque un deciso miglioramento della condizione femminile a livello di istruzione e di lavoro, perché il problema demografico è essenzialmente culturale.

Lascio la trattazione di questo argomento di base alla lettura del libro.







giovedì 2 gennaio 2025

Domino rivista sul mondo che cambia n 12 2024L’ultimo giubileo. Tra scismi non dichiarati,assenza di missione, assalto dei protestanti,il prossimo potrebbe essere l’ultimo anno santo della Chiesa per come la conosciamo.

 




Non mi perdo praticamente un numero di Domino da quando è nato, ma quando ho visto l’argomento dell’ultimo sulle sorti del Vaticano mi sono chiesto se il team di Dario Fabbri fosse in grado di avventurarsi in quell’universo singolarissimo.

Forse perché siamo stati abituati per decenni a considerare i “vaticanisti” dei vari quotidiani se non gli unici autorizzati a scrivere di Vaticano, quasi.

Le abitudini mentali sono dure da superare.

Ma la ben nota verve di Fabbri, ha bucato il muro dei pregiudizi ancora una volta, producendo un numero fra i più brillanti della rivista da lui diretta.

E in effetti riflettendoci anche solo un momento non si può non rilevare che l’approccio tipico della geopolitica è particolarmente adatto ad analizzare le mosse e lo stato del Vaticano.

La disciplina, non disciplina, direbbe Fabbri, che si occupa in controtendenza al mainstream mediatico con particolare attitudine allo studio degli “imperi” passati e presenti senza il minimo scrupolo, sembra fatta apposta per occuparsi dell’ultima istituzione che addirittura si veste con paramenti imperiali per sottolineare la sua continuità con la prima Roma.

Il ritratto della Chiesa oggi, ma sopratutto quello del vivente romano Pontefice è lucidissima.

D’accoro che l’analisi di Domino ci parla di un fenomeno sotto gli occhi di tutti, ma se c’è un argomento che imbarazza la capacità di giudicare serenamente e in modo critico, questo è quello della “fede”, anche perché ,se un intervistatore ,dopo aver chiesto all’interlocutore se è o no fedele di una religione, avesse la sfrontataggine di andare un filino oltre e chiedesse in cosa crede ,allora sono guai.

Per la semplice ragione che come ha appurato da tempo la sociologia religiosa, per una singolare contraddizione, la religione, che come quella cattolica, è fondata su una montagna di dogmi non generici ma rigorosamente scritti e definiti ,dai documenti che li hanno sanciti ,ha generato una fede ,vissuta oggi, ma forse non soltanto oggi ,molto “a la carte”, nel senso che ogni fedele rimasto se li ridefinisce e se li adatta a suo criterio.

Questa semplice constatazione da sola fa capire come siano gravosi il compito e la pretesa di governare quasi un miliardo e mezzo di cattolici, da parte del romano pontefice.

Ma Papa Francesco non è persona avvezza a perdersi d’animo, anzi ha un carattere anche troppo forte, si legge nel fascicolo di Domino.

Credo che ognuno di noi sia abituato a considerare papa Woytila come il pontefice contemporaneo dotato di più carattere, ma non risulta che quel papa, del quale tra l’altro non ci dimenticheremo mai il piglio, che ha tirato fuori per pronunciare quella storica invettiva contro i mafiosi, degna di una tragedia greca, non ha mai “destituito” un cardinale, togliendoli ogni privilegio come ha fatto Francesco col potentissimo Cardinale statunitense Raymond Burke .

Né ha scomunicato il Nunzio ,sempre negli Stati Uniti, come ha fatto Francesco con l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò.

Nè ha mai dimostrato platealmente il poco peso ,da lui accordato, a due delle più importanti diocesi del mondo come Milano e Parigi, che tutt’oggi sono guidate da un Arcivescovo e non da un Cardinale, perche avrebbero il solo peccato di trovarsi geograficamente in Europa.

Francesco, se deve amministrare paternamente delle legnate ai suoi sottoposti, non si turba più di tanto, vedesi anche l’aver spedito il povero Arcivescovo Georg Gaenswein (ben noto segretario di papa Ratzinger ) a fare il nunzio fra le renne della Lapponia, per pagare la sua poca sintonia per la linea del papa attuale.

Ecco dunque, la capacità di papa Francesco di azzoppare il potere della Curia romana è ormai comprovata da fatti perfino clamorosi e con pochi esempi nel passato.

Un punto ,e che punto a suo favore quindi, ma l’acuta analisi di Fabbri ,si spinge a chiedersi, se a volte il forte carattere non spinga Francesco all’avventatezza o alla non sufficiente ponderazione.

Nel senso che ,va bene perché coerente alla sua strategia, imbrigliare e diminuire il potere della, una volta onnipotente, Segreteria di Stato, ma attenzione a sottovalutare le capacità e le competenze delle tonache colte, preparate ed esperienziate, che dei faldoni della diplomazia vaticana sanno tutto, per sostituirle con i servizi di “commissari ad hoc” ,che hanno nella sua fiducia l’elemento più forte del curriculum.

Come è capitato col tentativo di proporre una mediazione con Putin, inviando a Mosca il volenteroso Card Zuppi, che a suo tempo aveva partecipato al migliore successo diplomatico del Sant’Egidio in Mozambico, ma del tutto privo degli elementi tecnici necessari in un incarico così delicato, che infatti ha praticamente fallito, anche se qualche porta l’avrà lasciata utilmente aperta per il futuro.

Rimanendo sulla Russia, il solo fatto che tutta la narrazione didattica e propagandistica di uno che dà grandissima importanza alla storia, come Putin e che mira a presentare il suo paese come vocato a rappresentare la Terza Roma, fa da solo capire che il Vaticano ha tuttora un prestigio unico e tutt’altro che trascurabile nella geopolitica.

Non facciamoci ingannare nel giudizio generale ,dalla valutazione che porta a ritenere ormai”ininfluente” il cattolicesimo nei principali paesi d’Europa,, che una volta ne erano la culla.

Il Vaticano e sopratutto il Vaticano di Papa Francesco va ben oltre la vecchia Europa.

Sono il Papa che viene dall’altra parte del mondo aveva dichiarato Francesco dal balcone di San Pietro ,dopo l’elezione avvenuta ormai undici anni fa.

Allora poteva sembrare una notazione quasi di colore.

Ma si è rivelata invece una costante strategia politica, portata avanti con tutta la cocciutaggine che incarna Papa Francesco.

Basti vedere a come ha orientato i numerosi concistori che ha fatto per formare un Sacro Collegio a sua immagine e somiglianza.

Non guarda all’Europa scristianizzata e in crisi demografica, ma al resto del mondo, che non scherza con l’espansione demografica, sopratutto in Africa e qui i numeri dei nuovi fedeli e dei nuovi preti gli danno assoluta ragione.

Francesco guarda con l’acutezza sottile dei Gesuiti a quella Cina che corteggia da sempre anche se produce un gregge cattolico da guardare col microscopio ma che offre un terreno di cultura semplicemente immenso.

Guarda all’America del Sud, che prometteva bene, ma che è stata colonizzata da un sempre più invadente protestantesimo, spinto politicamente, culturalmente e finanziariamente dagli egemoni Stati Uniti, che con la loro teologia dell’abbondanza e della ricchezza, come segno visibile della benedizione divina, sono evidentemente apparsi più attrattivi del più austero cattolicesimo.

Qual’è allora la visione strategica di Francesco ?

Lui guarda prima di tutto al “pueblo” con tutto quello che significa.

Mentre l’Occidente guarda invece all’individuo e bolla come populista chi guarda al pueblo.

Sono due visioni che non stanno insieme.

Francesco si ritiene un papa progressista aperto alle riforme non di facciata (e cioè almeno diaconato femminile come passo verso l’ordinazione estesa alle donne, eccetera eccetera) e ci ha anche provato a portare avanti queste riforme nel Sinodo da poco concluso, ma proprio in quel Sinodo ,l’unione delle conferenze episcopali africane si è messa di traverso, minacciando addirittura lo scisma.

Uguale e contraria l’azione portata avanti della conferenza episcopale tedesca, che tiene aperto “sine die” un suo sinodo al quale ha attribuito con prerogative deliberative ,che per la sua stessa esistenza in quella forma è prodromo di una Chiesa autocefala, staccata da Roma, e quindi anche qui minaccia di scisma per affermare valori filo occidentali.

In questa situazione il papa ha ovvie difficoltà di manovra.

Fabbri giustamente però, pur riconoscendo, anzi sottolineando tutto quello sopra ricordato afferma che Francesco per andare avanti dovrebbe indicare chiaramente delle mete da indicare a un gregge confuso e scoraggiato e che per di più viene sfidato nelle terre oggi ancora aperte al cattolicesimo da un proselitismo muscolare mai visto prima da parte delle varie confessioni protestanti dotate di mezzi sovrabbondanti.

E dovrebbe altresì chiedersi se non sia giunto il momento, dopo avere quasi umiliato il potere della Curia dimostrando urbi et orbi chi comanda, di discernere meglio e di avvalersi delle competenze che in quella Curia ci sono e che potrebbero essergli molto utili.

Fabbri con la solita arguzia chiosa proprio su questo termine, invitando il papa a non illudersi di poter capovolgere l’Urbi et orbi in orbi et urbe.