martedì 10 settembre 2024

Federico Faggin Irriducibile . La coscienza, la vita, i computer e la nostra natura Mondadori Editore – recensione

 



Essendo questo libro il terzo saggio di Federico Faggin che mi trovo a recensire, riporto alcune note biografiche dell’autore, che compaiono già delle precedenti due recensioni per comodità del lettore.

In quella sede notavo che la caratura stessa dell’autore, tende ad intimidire un po il lettore.

Infatti ci troviamo di fronte all’inventore e produttore del microprocessore ,senza il quale non

esisterebbero i computer, e al il medesimo personaggio ,che, come se quello non bastasse, ha poi inventato e prodotto, anche lo schermo tattile, senza il quale non esisterebbero i nostri amati smartphone.

Abbastanza inverosimile ,che in Italia un personaggio di tale statura sia ancora poco conosciuto per quello che è, ma tant’è, sappiamo tutti di essere il famoso popolo di poeti,artisti ed eroi ,che tanto hanno fatto,ma non sappiamo toglierci il vizietto di essere piagnoni e masochisti oltre misura fino a nasconderci le tante eccellenze che abbiamo.

Faggin stesso ci racconta la propria vita, abbastanza diffusamente in questo libro, mentre in “oltre l’invisibile” aveva dato solo qualche accenno, per poi sviluppare ampliamente la parte relativa all’enunciazione della sua teoria panpsichistica, basata sull’informazione quantica.

Nel libro del quale stiamo parlando invece ci parla più diffusamente della sua biografia, ma sopratutto tiene a rivolgersi al pubblico più preparato e interessato ad apprendere quasi nei dettagli la natura delle sue invenzioni, dandone una descrizione tecnica abbastanza approfondita, al punto da concludere il volume con una appendice nella quale sviluppa porprio gli aspetti tecnici.

Di seguito riporto alcuni punti fondamentali dell sua biografia.

Da un diploma di perito elettronico ,alla laurea in fisica, a studi approfonditi di neuroscienze,psicologia,filosofia ecc.

Ma come è ovvio, la sbalorditiva carriera dell’autore ,probabilmente non avrebbe potuto avere il corso che ha avuto, se l’interessato non fosse finito ,ancora giovanissimo e per lavoro ,guarda caso, nella Sylicon Valley nei laboratori delle industrie di punta ,dove ha lavorato fortissimo, ma che a un certo momento ha lasciato, per mettersi in proprio aprendo suoi propri laboratori e proprie fabbriche.

Dopo qualche decennio, ha avuto tutto quello che nella vita uno può desiderare di avere ,dice lui,noi ci sentiamo autorizzati a dire, anche parecchio di più.

Ma lui stesso ci racconta, in età, diciamo matura,che a questo punto, non si è sentito appagato, ha

desiderato di più ed ha cominciato a sperimentare avventure ,studi e meditazioni di costruzione spirituale.

E’ in questo clima che è maturata in lui una nuova esperienza.

Ma lui era un inventore e quale inventore, un imprenditore di successo e un fisico nel gotha ,che ha

costruito il più grande e veloce progresso tecnologico ,che l’umanità abbia mai sperimentato e quindi non si è accontentato di fruire di una esperienza spirituale particolarmente appagante, tenendosela per sé.

Si è messo invece in collaborazione di ricerca con altri scienziati, di adeguato livello ,come il Prof.

D’Ariano,ordinario di fisica teorica all’Università di Pavia, esperto di fisica quantistica, ed ha elaborato una nuova teoria inter- disciplinare, fra la fisica quantistica, fisica classica, e filosofia, denominata : QIP (Quantum Information-based Panpsichism).

Dò la sinossi presente su Google :

Dò la sinossi presente su Google : teoria panspichista quantistica, che definisce la coscienza come la capacità ,che ha un sistema quantistico, che si trova allo stato puro, di provare l’esperienza cosciente del suo stato, sotto forma di “qualia”.

Cerco ora di riassumere il succo della visione teorica di Faggin.

La fisica classica ha avuto il merito enorme di descrivere il mondo come qualcosa di comprensibile perché rispondente a leggi universali.

Di conseguenza il mondo è risultato leggibile ,usando strumenti assolutamente razionali e logici, superando visioni dogmatiche e oscurantiste, basate sull’autorità, invece che sulla logica razionale.

Questa appena descritta è la parte positiva della visione, diciamo scientista.

La parte negativa sta nel fatto che nella visione della fisica classica, la sola forma di conoscenza considerata accettabile è quella fornita dall’uso delle leggi fisiche, leggibili tramite la matematica.

Di conseguenza tutto quello che succede nel mondo sarebbe inevitabilmente soggetto e prigioniero di un ingranaggio meccanicistico e deterministico e quindi noi umani non saremmo altro che macchine se pure sofisticate e complesse.

Tutto sarebbe leggibile con procedimento deduttivo, tutto ,comprese le cose della massima complessità, sarebbero comprensibili smontandole nelle singole parti, con la logica dalla parte al tutto, il più verrebbe dal meno.

Dall’atomo, alla vita organica e biologica, al cervello e di conseguenza anche a quello che si intende come coscienza, o autocoscienza, che fanno l’homo sapiens quello che è, e che solo homo sapiens possiede.

Noi quindi saremmo sostanzialmente come delle macchine ,se pur dotate di un grande cervello assimilabile a computer, hardware software, intelligenza artificiale e algoritmi.

Tutto quello che non rientra in questo schema , perché la fisica classica non sa come spiegarlo, come ad esempio, i sentimenti, non sarebbe altro che “epifenomeno”,cioè, fatto accessorio, Aristotele avrebbe detto accidente, non sostanza, prodotto dalle correnti elettriche che si scambiano i neuroni del cervello, privi di una realtà misurabile, e di conseguenza non sarebbero altro che pure illusioni.

La sola forma di conoscenza sarebbe quindi quella scientifica classica.

Dietro o oltre questa forma di conoscenza non ci potrebbe essere nulla, se non ciarlataneria e superstizione.

E quindi la ricerca del significato delle cose e della vita sarebbe vana per definizione, perdita di tempo.

Chi sono, da dove vengo e dove vado : le domande classiche di tutte le filosofie, sarebbero vane.

Siamo macchine complesse ,nate per evoluzione casuale, dice lo scientismo ed quindi una perdita di tempo,chiedersi il significato della vita, per la semplice ragione che questo significato non c’è.

Questa visione del mondo scientista ,se da un lato ha avuto il merito di superare i pregiudizi ed abituare al pensiero critico-razionale, dall’altra di fatto non concede cittadinanza alle cose, che però, sono quelle che tutti consideriamo come le più importanti nella vita.

Quelle cioè ,per le quali, riteniamo valga la pena di vivere, e che sono : la coscienza, il libero arbitrio,i sentimenti, il senso del bello, del giusto e via di seguito, tutti conosciamo queste cose, anche se non abbiamo studiato filosofia, perché fanno parte di noi, nel senso, che senza di quelle non ci sentiremmo umani.

Ebbene, è inutile che faccia presente, che questo tipo di ragionamento lo abbiano fatto e lo facciano, in parte ,anche le religioni e la filosofia, proponendo loro molteplici approcci al superamento dell’impasse, nel quale obiettivamente cade lo scientismo, approcci che, però, usano i loro parametri dogmatici e non l’analisi, basata sul pensiero critico.

La via seguita da Faggin- D’Ariano è assolutamente diversa e originale perché parte da una nuova e concezione della fisica, non della filosofia o delle religioni.

In particolare sostiene che se invece di fondare il proprio pensiero sulla fisica classica ci si fondasse sulla fisica quantistica, verrebbe da sé trovare evidente la possibilità di coniugare scienza e spiritualità.

Irriducibile, il titolo del libro, ci riporta proprio al nocciolo del pensiero di Faggin.

Anche se ci vogliono far credere che analizzando con strumenti sempre più sofisticati gli scambi elettrici che avvendono nel nostro cervello si arriverà a trovare la base materiale e mosurabile del pensiero e dei sentimenti, l’esperienza di chi in questo lavoro si è cimentato Faggin è convinto sarà costretto a riconoscere con lui che segnali elettrici, onde e vibrazioni non possono derivare che coese del medesimo ordine cioè segnali, onde, vibrazioni, ma non certo pensieri e sentimenti che sono cose qualitativamente diversi.

Leggete il libro, vedrete che questo concetto viene chiarito in modo superbo.

lunedì 9 settembre 2024

Federico Faggin : Silicio Dall’invenzione del microprocessore alla nuova scienza della consapevolezza -Mondadori Editore- recensione

 




Avendo recensito il libro “Oltre l’invisibile” del medesimo autore, per comodità del lettore riporto le medesime notizie su Federico Faggin che avevo riportato in quella recensione precedente.

In quella sede notavo che la caratura stessa dell’autore, tende ad intimidire un po il lettore.

Infatti ci troviamo di fronte all’inventore e produttore del microprocessore ,senza il quale non

esisterebbero i computer, e al il medesimo personaggio ,che, come se quello non bastasse, ha poi inventato e prodotto, anche lo schermo tattile, senza il quale non esisterebbero i nostri amati smartphone.

Abbastanza inverosimile ,che in Italia un personaggio di tale statura sia ancora poco conosciuto per quello che è, ma tant’è, sappiamo tutti di essere il famoso popolo di poeti,artisti ed eroi ,che tanto hanno fatto,ma non sappiamo toglierci il vizietto di essere piagnoni e masochisti oltre misura fino a nasconderci le tante eccellenze che abbiamo.

Faggin stesso ci racconta la propria vita, abbastanza diffusamente in questo libro, mentre in “oltre l’invisibile” aveva dato solo qualche accenno, per poi sviluppare ampliamente la parte relativa all’enunciazione della sua teoria panpsichistica, basata sull’informazione quantica.

Nel libro del quale stiamo parlando invece ci parla più diffusamente della sua biografia, ma sopratutto tiene a rivolgersi al pubblico più preparato e interessato ad apprendere quasi nei dettagli la natura delle sue invenzioni, dandone una descrizione tecnica abbastanza approfondita, al punto da concludere il volume con una appendice nella quale sviluppa porprio gli aspetti tecnici.

Di seguito riporto alcuni punti fondamentali dell sua biografia.

Da un diploma di perito elettronico ,alla laurea in fisica, a studi approfonditi di neuroscienze,psicologia,filosofia ecc.

Ma come è ovvio, la sbalorditiva carriera dell’autore ,probabilmente non avrebbe potuto avere il corso che ha avuto, se l’interessato non fosse finito ,ancora giovanissimo e per lavoro ,guarda caso, nella Sylicon Valley nei laboratori delle industrie di punta ,dove ha lavorato fortissimo, ma che a un certo momento ha lasciato, per mettersi in proprio aprendo suoi propri laboratori e proprie fabbriche.

Dopo qualche decennio, ha avuto tutto quello che nella vita uno può desiderare di avere ,dice lui,noi ci sentiamo autorizzati a dire, anche parecchio di più.

Ma lui stesso ci racconta, in età, diciamo matura,che a questo punto, non si è sentito appagato, ha

desiderato di più ed ha cominciato a sperimentare avventure ,studi e meditazioni di costruzione spirituale.

E’ in questo clima che è maturata in lui una nuova esperienza.

Ma lui era un inventore e quale inventore, un imprenditore di successo e un fisico nel gotha ,che ha

costruito il più grande e veloce progresso tecnologico ,che l’umanità abbia mai sperimentato e quindi non si è accontentato di fruire di una esperienza spirituale particolarmente appagante, tenendosela per sé.

Si è messo invece in collaborazione di ricerca con altri scienziati, di adeguato livello ,come il Prof.

D’Ariano,ordinario di fisica teorica all’Università di Pavia, esperto di fisica quantistica, ed ha elaborato una nuova teoria inter- disciplinare, fra la fisica quantistica, fisica classica, e filosofia, denominata : QIP (Quantum Information-based Panpsichism).

Dò la sinossi presente su Google :

Dò la sinossi presente su Google : teoria panspichista quantistica, che definisce la coscienza come la capacità ,che ha un sistema quantistico, che si trova allo stato puro, di provare l’esperienza cosciente del suo stato, sotto forma di “qualia”.

Cerco ora di riassumere il succo della visione teorica di Faggin.

La fisica classica ha avuto il merito enorme di descrivere il mondo come qualcosa di comprensibile perché rispondente a leggi universali.

Di conseguenza il mondo è risultato leggibile ,usando strumenti assolutamente razionali e logici, superando visioni dogmatiche e oscurantiste, basate sull’autorità, invece che sulla logica razionale.

Questa appena descritta è la parte positiva della visione, diciamo scientista.

La parte negativa sta nel fatto che nella visione della fisica classica, la sola forma di conoscenza considerata accettabile è quella fornita dall’uso delle leggi fisiche, leggibili tramite la matematica.

Di conseguenza tutto quello che succede nel mondo sarebbe inevitabilmente soggetto e prigioniero di un ingranaggio meccanicistico e deterministico e quindi noi umani non saremmo altro che macchine se pure sofisticate e complesse.

Tutto sarebbe leggibile con procedimento deduttivo, tutto ,comprese le cose della massima complessità, sarebbero comprensibili smontandole nelle singole parti, con la logica dalla parte al tutto, il più verrebbe dal meno.

Dall’atomo, alla vita organica e biologica, al cervello e di conseguenza anche a quello che si intende come coscienza, o autocoscienza, che fanno l’homo sapiens quello che è, e che solo homo sapiens possiede.

Noi quindi saremmo sostanzialmente come delle macchine ,se pur dotate di un grande cervello assimilabile a computer, hardware software, intelligenza artificiale e algoritmi.

Tutto quello che non rientra in questo schema , perché la fisica classica non sa come spiegarlo, come ad esempio, i sentimenti, non sarebbe altro che “epifenomeno”,cioè, fatto accessorio, Aristotele avrebbe detto accidente, non sostanza, prodotto dalle correnti elettriche che si scambiano i neuroni del cervello, privi di una realtà misurabile, e di conseguenza non sarebbero altro che pure illusioni.

La sola forma di conoscenza sarebbe quindi quella scientifica classica.

Dietro o oltre questa forma di conoscenza non ci potrebbe essere nulla, se non ciarlataneria e superstizione.

E quindi la ricerca del significato delle cose e della vita sarebbe vana per definizione, perdita di tempo.

Chi sono, da dove vengo e dove vado : le domande classiche di tutte le filosofie, sarebbero vane.

Siamo macchine complesse ,nate per evoluzione casuale, dice lo scientismo ed quindi una perdita di tempo,chiedersi il significato della vita, per la semplice ragione che questo significato non c’è.

Questa visione del mondo scientista ,se da un lato ha avuto il merito di superare i pregiudizi ed abituare al pensiero critico-razionale, dall’altra di fatto non concede cittadinanza alle cose, che però, sono quelle che tutti consideriamo come le più importanti nella vita.

Quelle cioè ,per le quali, riteniamo valga la pena di vivere, e che sono : la coscienza, il libero arbitrio,i sentimenti, il senso del bello, del giusto e via di seguito, tutti conosciamo queste cose, anche se non abbiamo studiato filosofia, perché fanno parte di noi, nel senso, che senza di quelle non ci sentiremmo umani.

Ebbene, è inutile che faccia presente, che questo tipo di ragionamento lo abbiano fatto e lo facciano, in parte ,anche le religioni e la filosofia, proponendo loro molteplici approcci al superamento dell’impasse, nel quale obiettivamente cade lo scientismo, approcci che, però, usano i loro parametri dogmatici e non l’analisi, basata sul pensiero critico.

La via seguita da Faggin- D’Ariano è assolutamente diversa e originale perché parte da una nuova e concezione della fisica, non della filosofia o delle religioni.

In particolare sostiene che se invece di fondare il proprio pensiero sulla fisica classica ci si fondasse sulla fisica quantistica, verrebbe da sé trovare evidente la possibilità di coniugare scienza e spiritualità.

Già alcuni dei filosofi-teologi più avvertiti ed aperti a ricercare nuove vie, più consone e credibili, per il mondo di oggi, come ad esempio Vito Mancuso, avevano intravisto qualcosa di altamente interessante nelle nuove prospettive della fisica quantistica.

Mancuso ,per esempio, da tempo sostiene che è di grandissimo interesse il fatto che la fisica, in qualche modo è uscita dal materialismo, quando ha scoperto che la realtà non è fatta di “materia”,

come si è sempre ritenuto prima, ma che quello che definivamo materia in realtà è : “energia- onda”, cioè qualcosa che si avvicina molto di più a quello ,che la filosofia e le spiritualità hanno sempre inteso come “spirito”.

Ecco, credo di avere dato almeno un’idea della teoria panpsichista di Faggin.

Per la descrizione delle sue scoperte da un punto di vista tecnico, il lettore potrà trovare pane per i suoi denti nel libro.


giovedì 5 settembre 2024

 




Federico Faggin : Oltre l’invisibile Dove scienza e spiritualità si uniscono - Mondadori editore – recensione


Inutile dirlo, la lettura di un libro come questo è un lavoro piuttosto impegnativo.

Lo stesso autore consiglia al lettore, dopo aver affrontato la prima lettura, di ritornarci sopra per fissare meglio i concetti.

Oltre tutto, devo ammetterlo, la caratura stessa dell’autore, tende ad intimidire un po il lettore.

Infatti ci troviamo di fronte all’inventore e produttore del microprocessore ,senza il quale non esisterebbero i computer, e il medesimo personaggio ,come se quello non bastasse, ha poi inventato e prodotto, anche lo schermo tattile, senza il quale non esisterebbero i nostri amati smartphone.

Abbastanza inverosimile ,che in Italia un personaggio di tale statura sia ancora poco conosciuto per quello che è, ma tant’è, sappiamo tutti di essere il famoso popolo di poeti,artisti ed eroi ,che tanto hanno fatto,ma non sappiamo toglierci il vizietto di essere piagnoni e masochisti oltre misura fino a nasconderci le tante eccellenze che abbiamo.

Faggin stesso ci racconta la propria vita, in questo libro ed ancora più diffusamente in quello i ntitolato :“silicio”.

Da un diploma di perito elettronico ,alla laurea in fisica, a studi approfonditi di neuroscienze,psicologia, filosofia ecc.

Ma come è ovvio, la sbalorditiva carriera dell’autore ,probabilmente non avrebbe potuto avere il corso che ha avuto, se l’interessato non fosse finito ,ancora giovanissimo e per lavoro ,guarda caso, nella Sylicon Valley nei laboratori delle industrie di punta ,dove ha lavorato fortissimo, ma che a un certo momento ha lasciato, per mettersi in proprio aprendo suoi propri laboratori e proprie fabbriche.

Dopo qualche decennio, ha avuto tutto quello che nella vita uno può desiderare di avere ,dice lui,noi ci sentiamo autorizzati a dire, anche parecchio di più.

Ma lui stesso ci racconta, in età, diciamo matura,che a questo punto, non si è sentito appagato, ha desiderato di più ed ha cominciato a sperimentare avventure ,studi e meditazioni di costruzione spirituale.

E’ in questo clima che è maturata in lui una nuova esperienza.

Ma lui era un inventore e quale inventore, un imprenditore di successo e un fisico nel gotha ,che ha costruito il più grande e veloce progresso tecnologico ,che l’umanità abbia mai sperimentato e quindi non si è accontentato di fruire di una esperienza spirituale particolarmente appagante, tenendosela per sé.

Si è messo invece in collaborazione di ricerca con altri scienziati, di adeguato livello ,come il Prof. D’Ariano,ordinario di fisica teorica all’Università di Pavia, esperto di fisica quantistica, ed ha elaborato una nuova teoria inter- disciplinare, fra la fisica quantistica, fisica classica, e filosofia, denominata : QIP (Quantum Information-based Panpsichism).

Dò la sinossi presente su Google : teoria panspichista quantistica, che definisce la coscienza come la capacità ,che ha un sistema quantistico, che si trova allo stato puro, di provare l’esperienza cosciente del suo stato, sotto forma di “qualia”.

Ecco, so per esperienza personale già fatta, che a questo punto il lettore comincia ad avvertire i primi sintomi dell’emicrania ed a chiedersi se reggerà alla lettura di un libro come questo.

Assicuro che è abbastanza agevole e godibile la lettura completa, perché Faggin ha scritto questo e gli altri due libri, dedicati all’argomento, per essere capito da tutti, cioè con intento divulgativo.

Ovviamente per il mondo accademico, aveva già pubblicato dove di dovere.

Per trovare uno stimolo alla lettura ed a non scoraggiarsi, invito il lettore ad andarsi a vedere gli interventi, che l’autore ha fatto in diverse conversazioni e conferenze ,facilmente reperibili su Youtube.

Vedrete che tiene a farsi capire ed è molto aperto e disponibile.

Ecco, io capisco la preoccupazione dell’autore, di non intaccare l’autorevolezza e l’affidabilità della sua teoria, nuova, minoritaria e contro – corrente, rispetto all’opinione mainstream del mondo accademico, ma l’uso in questi libri ,diciamo divulgativi, di un lessico da lui (con d’Ariano) inventato, purtroppo non aiuta molto la comprensione.

Sinceramente, io nei suoi panni ,avrei fatto seguire alle denominazioni che Faggin e D’Ariano hanno creato ,le dizioni accessibili più facilmente, usate dalla filosofia e dalle varie spiritualità.

Tanto che, probabilmente essendosene reso conto lui stesso delle difficoltà che avrebbe incontrato nel comunicare le sue nuove teorie,nel libro intitolato “irriducibile”, Faggin ha inserito alla fine un utilissimo glossario.

Faccio un esempio.

Se nella definizione della teoria,che ho riportato sopra, il lettore sapesse subito che “qualia” è il termine creato da Faggin e D’Ariano , per riferirsi a quello ,che nel linguaggio comune sono sensazioni e sentimenti di natura interiore,la comprensione del testo risulterebbe quasi immediata.


Cerco ora di riassumere il succo della visione teorica di Faggin.


La fisica classica ha avuto il merito enorme di descrivere il mondo come qualcosa di comprensibile perché rispondente a leggi universali.

Di conseguenza il mondo è risultato leggibile ,usando strumenti assolutamente razionali e logici, superando visioni dogmatiche e oscurantiste, basate sull’autorità, invece che sulla logica razionale.

Questa appena descritta è la parte positiva della visione, diciamo scientista.

La parte negativa sta nel fatto che nella visione della fisica classica, la sola forma di conoscenza considerata accettabile è quella fornita dall’uso delle leggi fisiche, leggibili tramite la matematica.

Di conseguenza tutto quello che succede nel mondo sarebbe inevitabilmente soggetto e prigioniero di un ingranaggio meccanicistico e deterministico e quindi noi umani non saremmo altro che macchine se pure sofisticate e complesse.

Tutto sarebbe leggibile con procedimento deduttivo, tutto ,comprese le cose della massima complessità, sarebbero comprensibili smontandole nelle singole parti, con la logica dalla parte al tutto, il più verrebbe dal meno.

Dall’atomo, alla vita organica e biologica, al cervello e di conseguenza anche a quello che si intende come coscienza, o autocoscienza, che fanno l’homo sapiens quello che è, e che solo homo sapiens possiede.

Noi quindi saremmo sostanzialmente come delle macchine ,se pur dotate di un grande cervello assimilabile a computer, hardware software, intelligenza artificiale e algoritmi.

Tutto quello che non rientra in questo schema , perché la fisica classica non sa come spiegarlo, come ad esempio, i sentimenti, non sarebbe altro che “epifenomeno”,cioè, fatto accessorio, Aristotele avrebbe detto accidente, non sostanza, prodotto dalle correnti elettriche che si scambiano i neuroni del cervello, privi di una realtà misurabile, e di conseguenza non sarebbero altro che pure illusioni.

La sola forma di conoscenza sarebbe quindi quella scientifica classica.

Dietro o oltre questa forma di conoscenza non ci potrebbe essere nulla, se non ciarlataneria e superstizione.

E quindi la ricerca del significato delle cose e della vita sarebbe vana per definizione, perdita di tempo.

Chi sono, da dove vengo e dove vado : le domande classiche di tutte le filosofie, sarebbero vane.

Siamo macchine complesse ,nate per evoluzione casuale, dice lo scientismo ed quindi una perdita di tempo,chiedersi il significato della vita, per la semplice ragione che questo significato non c’è.


Bene! No, bene per niente ,sembra dire Faggin, perché questa visione del mondo scientista ,se da un lato ha avuto il merito di superare i pregiudizi ed abituare al pensiero critico-razionale, dall’altra di fatto non concede cittadinanza alle cose, che però, sono quelle che tutti consideriamo come le più importanti nella vita.

Quelle cioè ,per le quali, riteniamo valga la pena di vivere, e che sono : la coscienza, il libero arbitrio,i sentimenti, il senso del bello, del giusto e via di seguito, tutti conosciamo queste cose, anche se non abbiamo studiato filosofia, perché fanno parte di noi, nel senso, che senza di quelle non ci sentiremmo umani.

Ebbene, è inutile che faccia presente, che questo tipo di ragionamento lo abbiano fatto e lo facciano, in parte ,anche le religioni e la filosofia, proponendo loro molteplici approcci al superamento dell’impasse, nel quale obiettivamente cade lo scientismo, approcci che, però, usano i loro parametri dogmatici e non l’analisi, basata sul pensiero critico.

La via seguita da Faggin- D’Ariano è assolutamente diversa e originale perché parte da una nuova e concezione della fisica, non della filosofia o delle religioni.

mercoledì 31 luglio 2024

Domino Rivista sul mondo che cambia n.7/2024. La notte dell’Occidente. Fragili e anziani gli europei sono aggrappati all’unico Occidente ancora della storia. Quell’America profonda che ci odia – recensione

 





Ci vuole del coraggio e delle convinzioni granitiche per dare alle stampe un volume esplicitamente dedicato alla crisi esistenziale dell’Occidente, perché per farlo ,bisogna rifarsi alla quintessenza della geopolitica ,umana , aggiungerebbe Fabbri.

Quintessenza della geopolitica che impone l’uso di parametri, che contraddicono in modo netto quelli in uso, praticamente sulla totalità dei media.

Gli analisti di geopolitica si sono guadagnato il loro spazio, anche presso programmi televisivi, e quindi sono discretamente conosciuti, ma sono ,purtroppo, portatori di un punto di vista ancora di nicchia.

La cosa è difficile da comprendere se si pensa che Limes, la rivista di geopolitica più nota, ha compiuto la bellezza di 31 anni ed è divenuta una realtà moto solida, affiancata dalla Scuola di Limes, da eventi annuali, sempre molto seguiti, e dalla presenza sui media, ma sopratutto su Youtube, nonché con un sito ben fatto, suddiviso in rubriche.

La neonata Domino è nei suoi due anni e mezzo, che non sono affatto pochi, stante il fatto ,appena rilevato ,che suona campane dal suono sconosciuto e piuttosto non gradito dai media generalisti.

Però è un fatto che la gente compra sempre meno giornali e invece continua a comprare Limes e Domino, cioè non premia affatto il pensiero unico mainstream ,avversato e superato dalle due riviste di geopolitica.

Domino ha fatto la sua scuola e lo stesso Fabbri si divide presenziando in molteplici conferenze, poi riportate da Youtube.

Ottimo lavoro ,che dovrà pure produrre degli effetti sul mondo dei media della carta stampata, delle tv e dei media.

Purtroppo il conformismo e l’autocensura nei riguardi del potere, di qualunque colore esso sia, non è affatto un punto debole solo italiano, ma è la regola in tutto il nostro Occidente.

Occidente che è in crisi identitario-esistenziale, perché conta sempre meno nel mondo , si accorge di questo, e ne rimane sconvolto.

Ho sentito proprio Fabbri, in numerose conversazioni ,ricordare il fatto che è diventato un po iconico a questo proposito e cioè la narrazione del prode marine americano ,che si trova a combattere a Bagdad nella guerra di Bush ,contro il terrorismo” ,ed è assolutamente convinto di fare la cosa giusta ,che però per essere giusta presuppone che gli iracheni si sentano tiranneggiati dal bieco Saddam , vogliano avere l’occasione di aderire ai valori dell’Occidente, conquistando la democrazia e quindi acccolgano come liberatori i soldati americani.

Cosa che non è successa affatto, tanto che il famoso monumento al dittatore, hanno dovuto abbatterselo i marines medesimi,usando un carro armato come bulldozer, pare ,senza il minimo aiuto dei locali tutt’altro che impegnati ad applaudire.

Non è stata una buona idea quella di tentare di esportare la democrazia, perché era basata su un presupposto errato.

Che in sostanza era questo : noi rappresentiamo il punto più alto della civilizzazione e quindi siamo investiti della missione di allargare al mondo intero i nostri valori e le nostre conquiste.

L’errore, abbastanza madornale, sta nel fatto che nessuno si è preoccupato di andare a chiedere al resto del mondo ,se era vero, che morissero dalla voglia di diventare come noi.

Errore che poteva manifestarsi solo per il fatto che sempre nessuno si era preoccupato di studiare preventivamente e seriamente il modo di pensare del resto del mondo.

L’arroganza che ne è derivata, ricordava quindi un po troppo da vicino i medesimi errori commessi ai tempi degli imperi coloniali ,basati sui falsi concetti di supremazia di una civiltà sulle altre se non proprio di banale razzismo.

E questo forse era comprensibile sull’onda dell’euforia seguita alla caduta dell’Urss e del comunismo ,che portò il famoso Fukuama a straparlare di fine della storia ,ipotizzando l’avvento di un mondo globale, unipolare, sotto il solo impero degli Usa.

Ma era appunto un modo di straparlare ,che non faceva i conti con la geografia e con la storia ,in base alle quali, risulta che l’Occidente, se pure allora vincente, rappresentava una ristretta minoranza del mondo, che al massimo poteva arrivare a 1/8.

La rimanente, schiacciante maggioranza, ha sua storia, suoi valori, sua etno- cultura, macinata e costruita nei secoli, esattamente come i nostri , ma solo diversi dai nostri e spesso molto diversi.

E sopratutto il resto del mondo è assodato che non smania affatto di copiarci e di diventare come noi, che ovviamente non siamo visti come il meglio del meglio.

Anzi! Se pensavamo che avessero archiviato il colonialismo come un piccolo incidente di percorse, ci sbagliamo di grosso.

Se oggi la Cina può aspirare ad acquisire una sua egemonia ,in concorrenza con quella americana, è proprio perché, di fronte al resto del mondo ,può dire che loro non hanno mai colonizzato nessuno e che per questo, non hanno intenzione di cominciare a farlo in ritardo.

Spero di aver colto alcuno dei punti fondamentali dell’analisi di questo numero di Domino, altamente interessante, come i precedenti.



mercoledì 24 luglio 2024

Limes Rivista italiana di geopolitica n 6/2024 Germania senza qualità. Viaggio nel paese più spesato d’Europa. Il Modell Deutschland divora sé stesso. Le Germanie che non si amano restano due – recensione

 




Se c’è un paese del quale non possiamo fregarcene questo è la Germania, per ragioni storiche antiche ( il confine fra Ovest ed Est all’Elba risale a Cesare) e moderne (abbiamo perso la guerra insieme e abbiamo gareggiato nella ricostruzione).

Siamo concorrenti nel manifatturiero ,ma nello stesso tempo, a cominciare dalle nostre regioni del Nord, siamo economie talmente interconnesse, da non poter essere sciolte.

Si accenna anche in questo volume al fatto che la tanto decantata Unione Europea (alla quale gli analisti di geopolitica danno ben poco peso) per noi pare abbia una sola ragion d’essere quasi insuperabile, la Germania (che poi non è nientaltro che la ,UE in buona sostanza), garantisce per il nostro debito, che si avvicina pericolosamente a quello che gli americani, esagerati in tutto ,chiamano 3 trilioni.

Il solito Lucio Caracciolo ,Direttore di Limes e della Scuola di Limes, con il suo formidabile stile con poche pennellate, o forse meglio, incisioni da cesello, cerca di inserire nella nostra mente i tratti fondamentali di quel paese.

Spaventa il fatto che non sono le stesse cose che si ripetono vuotamente nei media, né quelle (poche) che apparivano sui nostri manuali di storia.

L’analisi comincia col caratterizzare la Germania, come stato recente (Versailles 1870 dopo la sconfitta francese di Napoleone III a Sedan e la vittoria di Bismark), paese, che non si è mai sentito veramente stato.

Perchè le etnie ,che lo compongono, sono troppo delineate e diverse (Sassoni, Prussiani,Franchi, Turingi, Renani, Bavaresi).

Per identificare i nostri vicini ,noi tendiamo a usare i parametri ai quali siamo abituati,Nord e Sud Italia.

Ma non è la stessa cosa nel caso tedesco, perché da noi l’integrazione veloce e definitiva di un numero enorme di immigrati interni meridionali al centro nord, sopratutto negli anni del boom, ha dimostrato, ammesso che ce ne fosse bisogno, che il nostro paese avrà altri problemi ,ma è un paese nazione coeso, non è diviso in etnie.

Non è così in Germania.

L’Est (brutalmente quello che è oltre la Germania romana e quindi oltre l’Elba) è una entità a sé stante.

Per capirci veramente qualcosa ,buttiamo pure alle ortiche la narrazione romantica della riunificazione ,dopo la caduta del muro, descritta al tempo, come fosse il nostro risorgimento rivisitato.

Non è andata così, è stata ,ci dice Caracciolo, una incorporazione quasi coloniale del malandato Est da parte dello sviluppato Ovest, dove quelli dell’Ovest non nascondevano affatto un atteggiamento di degnazione, condiscendenza e di superiorità, che ha prodotto pesanti conseguenze.

Nel volume si dà una cifra assolutamente illuminante : decenni dopo l’unificazione i tedeschi dell’Est che ricoprono posizioni apicali nella Bundesrepublik sono il 2%, avete letto bene, il due per cento, cioè quasi nessuno.

E beh , allora usare l’aggettivo coloniale per descrivere quella “riunificazione” ,non appare affatto scorretto o esagerato.

Sui salari poi le cose non vanno affatto meglio, c’è un divario elevato.

Di qui cattolici che hanno accettato. anche troppo di buon grado ,l‘imposizione dei vincitori americani di occuparsi solo di economia, di crogiolarsi in un sistema di welfare capace di elevate prestazioni e di lasciare difesa e politica estera agli strateghi d’oltre atlantico.

Di là protestanti, che vengono dalla tradizione prussiana, culturalmente di tutt’altro tenore e di tutt’altri riferimenti culturali ,che con la democrazia non hanno né troppa dimestichezza né particolare entusiasmo.

Passati dal nazismo, che avevano a suo tempo stravotato, a un comunismo nazionalista sui generis.

Questi non smaniano per l’economia e il benessere come stella polare, né per i così detti valori universali, che in realtà ,sono solo quelli dell’Ovest del mondo, che la geopolitica non si stanca di precisare, rappresenta una minoranza, e anche piccola ,del mondo, non l’universale, che è un equivoco, senza base nella realtà.

Ma non bastano due Germanie, che si sentono e sono diverse.

In mezzo ce n’è una terza, la più forte e prospera, ma anche la più trascurata, con la ovvia conseguenza di generare sentimenti di risentimento : la Baviera con il confinante Baden Wuertemberg-

Per diktat del vincitore americano, questa regione è stata bollata a vita dal marchio di aver tenuto a battesimo nelle sue birrerie il nascente nazismo.

Andava punita, sembra una favola demenziale, se ripetuta dopo ottant’anni ,ma è pura realtà.

Se ci chiediamo quanti bavaresi ricoprono posti apicali in Germania, rimaniamo male.

Molto male, in ogni caso nessuno di loro è mai salito al Cancellierato, e solo questo fatto vuol ben dire qualcosa.

Ecco, dette le cose essenziali , Caracciolo non si sottrae ad affrontare per le corna un problema storico, che nel caso della Germania (ma per l’Italia no ?) è il tabù del nazismo come “male assoluto”.

No, non va bene ,se si va avanti col ripeterci questo dogma non ci accorgiamo nemmeno che lo usiamo, non perché siamo buoni e diversi di nostro, ma perché ,volgarmente, ci fa un gran comodo rimuovere il problema.

In altre parole,dire che Hitler era un pazzo e che il nazismo è stato il male assoluto è un espediente per non fare i conti con la storia.

La storia siamo noi, non abbiamo la possibilità di mettere le parentesi ai fatti che non ci fanno comodo e di ignorarli.

Nazisti siamo stati noi, nel senso dei nostri familiari, che se non erano fra coloro che hanno avuto la responsabilità di essere come diceva lo storico Goldhagen : i “volonterosi carnefici di Hitler” ,sono stati almeno la massa grigia, che faceva finta di non vedere e di non sapere.

Onore ai pochi resistenti, ma senza ignorare i loro limiti in senso storico militare e politico.

La storia richiede che con lei si facciano i conti : contestualizzando, cioè mettendosi nei panni di coloro che abitavano quei periodi.

Con battuta efficace, Caraccio dice addirittura, che è necessario che ci mettiamo nei panni del diavolo, se vogliamo capire.

E’ antipatico, molto antipatico prendersi le proprie responsabilità, ma non ha senso dopo ottant’anni cavarcela ancora con i tabù.

Caracciolo impietosamente snocciola gli elementi di nazismo che sono stati molto ampiamente condivisi all’epoca.

Che dire del razzismo e degli atteggiamenti xenofobi, ampiamente diffusi, anche fuori dalla Germania?

La divisione Charlemagne, francese nella Wehrmacht ,ultima difesa del bunker di Hitler a Berlino è spiacevole,la sua memoria è stata rimossa ma c’è stata.

E gli imperialismi coloniali di Spagna,Portogallo,Belgio,Francia, Inghilterra e ultima Italia, non erano portatori di razzismo?

E il militarismo era solo nazista?

E come mai nello studio di Hitler c’era il ritratto di Henry Ford? La classe industriale non era interessata?

E i collaborazionisti del nazismo non è il caso di ricordarli anche in Italia?

Conclusione : no, purtroppo i nazisti non erano marziani, erano uomini come noi, e questo ha delle conseguenze.

Bisogna prenderne atto e ripulirci se qualcosa di quello ci è rimasto addosso, a noi personalmente non ai presunti pazzi ed ai mali assoluti.

Ci cuoledel coraggio fare di questi discorsi, ma per fortuna che c’è chi li fa sapendo cosa rischia allontanandosi dal mainstream di comodo.

E’ inutile che aggiunga che se l’editoriale è un pezzo impagabile, il fascicolo è corposo e riporta

una documentazione notevole, con analisi di studiosi di ottimo livello.