lunedì 6 luglio 2009

Tutto va bene Madama la Marchesa, ma in autunno che succederà?


Il debito pubblico è arrivato oltre il 100% del PIL e va verso il 109 a fine anno secondo l'FMI.
Dal 122% del 1994 Amato, Prodi , Ciampi e D'Alema l'avevano fatto scendere sotto il 110 nel 2000,per non perdere l'appuntamento con l'Euro.
Il rapporto deficit - Pil è arrivato al 9,3% (era al 5,7 nello stesso periodo del 2008 ed era al 2,7 su base annua nel 2008).
Amato, Prodi e Ciampi l'avevano fatto rientrare al 2,7% nel 1997 per poter entrare in Europa.
Le entrate sono calate del 2,8%, mentre la spesa è aumentata del 4,6%.
Il PIL nel gennaio 2009 è crollato del 6% (Usa 2, Gran Bretagna 4,5.Francia 2,5 . Dati Economist).
L'Italia sono 20 anni che ha tassi di sviluppo sottoperformanti rispetto ai partners europei.
In aprile la produzone industriale era scesa del 22% e gli ordini del 32%.
Il Tasso di disoccupazione a giugno è del 7,9%, rispetto al 7,1 dell'anno precedente ,con previsione al 9,3 nel 2010 secondo Confindustria.
La crisi finora ha colpito in modo meno pesante l'Italia sull'occupazione rispetto alla media europea che è intorno al 9 con punte disastrose in Spagna e nei paesi baltici, ma imprenditori e sindacati hanno una terribile paura per l'autunno a causa delle caratteristiche strutturali delle imprese italiane , che vedono ridotto al minimo il numero delle grandi fabbriche e invece presentano un esercito di piccole e medie imprese.
In autunno si prevede che una marea di PMI non riaprano affatto dopo le ferie, con conseguenze devastanti sull'occupazione.
Cosa ha fatto finora il governo per fare uscire il paese dalla crisi?
Chi invece che dei debiti i soldi li aveva li ha tirati fuori a palate.
La Cina ha messo a disposizione la incredibile cifra di 600 miliardi di dollari, pari al 4% del PIL
L'America di Obama ha messo insieme uno stimulus package stratosferico di $1 trillion ,si tratta di 1.000 miliardi di dollari, siamo su Marte, 2% del PIL.
La Germania ha adottato un pacchetto pari al 1,6%;del PIL ; la Francia dello 0,7%, la Gran Bretagna dell' 1,4%, la Spagna del 2,3%, la Russia del 4,1% (fonte FMI ,banche escluse).
La manovra italiana ha le dimensioni dello zero virgola, precisamante dello 0,2% del Pil cioè praticamente chiacchiere, è talmente minuscola che non è neanche una manovrina.
La Mercegaglia ha per mesi tentato di tenere buoni rapporti col governo, visto che era presso il governo che andava a batter cassa, ma ogni volta non raccolgiendo nulla al di là dei sorrisi ed degli sproloqui era costretta a ribadire che gli industriali si aspettano soldi veri e che il tempo stringe.
I sindacati sono talmente mal ridotti che non hanno nemmeno minacciato scioperi e tantomeno scioperi generali, anche se i salari italiani sono i più bassi d'Europa.
Il Presidente del Consiglio che fa? Spara sulla poca stampa non di sua proprietà o che a lui non fa riferimento minacciando tagli pubblicitari a chi non canta le lodi della madre superiora dicendo che tutto va bene.
Il potente ministro dell'Economia, Tremonti, l'unico o quasi membro del governo del quale non si rida all'estero mira probabilmente a tenere chiuso il portafoglio un po' perchè è poco capiente, un po perchè un sacco di soldi si volatilizzano per pagare il debito e la spesa pubblica, un po perchè sta sempre più per giocare in proprio e vuole avere qualcosa in cassa per quando sarà lui a dirigere i lavori .
Almeno Tremonti sa di cosa si parla e si attacca all'unico argomento sensato da poter spendere all'estero e cioè che si il debito italiano è pesante, ma che gli altri partner che hanno investito nello stimolo all'economia l'anno prossimo si troveranno il conto da pagare come debito pubblico che si avvicinerà al nostro, e che il nostro debito va letto correttamente , cioè va tenenuto conto del fatto che il debito dei privati in Italia è paracchio più basso rispetto a quello dei nostri partners e quindi le due voci, pubblico e privato andrebbero sommate.
Fatto sta che la confindustria per settembre vede nero, i sindacati vedono nerissimo, il governo non fa quasi nulla, l'opposizione si è convinta di non esistere e quindi si occupa d'altro.
E allora.
Speriamo bene naturalmente, ma certo è che se tutti gli italiani che hanno motivo per essere scontenti si dovessero incazzare tutti insieme, quest'autunno uscire di casa potrebbe diventare pericoloso e non a causa dei clandestini.

giovedì 2 luglio 2009

Dall'ottimo film l'onda per noi italiani forse alcune rassicurazioni ma tenendo le antenne ben dritte.







Non voglio fare la critica cinematografica del film,già fatta meglio di me per esempio in
http://malville.filmaster.com/review/die-welle-the-wave-londa/
ma limitarmi gli interessantissimi spunti che il film offre per un'analisi politica in salsa italiana sui rischi di ricadere in una dittatura.
Per prima cosa consiglio ai lettori di vedersi il film, ne vale la pena.
Per parlare di queste cose con cognizione di causa le alternative sono infatti : leggersi una montagna di libri sul nazifascismo, o per impiegare meno tempo, leggersi almeno il pur notevolissimo saggio di Umberto Eco sul “fascismo eterno” Bompiani 1997 .
http://allegrofurioso.blogspot.com/2009/06/il-fascismo-eterno.html
oppure, ….....vedersi il film.
La trama è questa : un professore di liceo tedesco organizza una specie di seminario di un a settimana sul tema: “autocrazia” ,basato sulla domanda : “il nostro paese è immune da un ritorno della dittatura ?”. L'iscrizione al seminario è su base volontaria e quindi tutto si svolge fuori dagli schemi usuali, con metodo sperimentale, passatemi il riferimento alla Don Milani.
I Ragazzi sono coinvolti fino a diventare prima affascinati e poi plagiati dal nuovo stile di vita fino a non rendersi conto di essere completamente deragliati.
La storia finirà poi tragicamente quando i più fanatizzati del gruppo non vorranno porre fine alla finzione.
Dove sta l'interesse? Nell'abilità con la quale nel giro di pochi giorni vengono proposti dal brillante professore, appunto gli elementi del “fascismo eterno” e dalla velocità con la quale questi fanno presa inconsapevolmente ma in modo pesante sui giovani che erano convinti di essere antifascisti.
La prima provocazione del professore è : il potere attraverso la disciplina : basta col fare ognuno i cavoli suoi, per parlare ci si alza in piedi dopo aver chiesto la parola, ci si rivolge al prof col Signor.
Questo il primo elemento esterno, il messaggio subliminale però è più ampio e significa : basta con i gruppetti degli amici per la pelle, basta con i primi della classe e con gli asini, deve nascere un gruppo coeso nel quale ci si aiuta, fino ad arrivare alla fine della competizione fra i ragazzi perchè quello che conta non è più l'individuo ma il gruppo sociale.
Per fare nascere il gruppo ci vuole il capo, nel caso individuato nel professore
Poi ci vuole la liturgia del gruppo, cioè l'immancabile individuazione degli elementi simbolici con i quali identificarsi.
Ecco che allora si inventa prima di tutto il nome del gruppo, “l'onda”, poi il logo diffuso con adesivi in un modo che comincia a diventare fanatico da ogni parte.
Poi la divisa o almeno un elemento esteriore di riconoscimento, individuato nella camicia bianca.
Poi il saluto con la mano piatta portata perpendicolarmente al petto con movimento d'onda.
Messaggio subliminale : perchè la divisa?
Perchè il capo di marca da fighetto serve per distinguersi egoisticamente, mentre la divisa è per annullare il proprio io nel gruppo.
A questo punto i giovani sono entusiasti ma non avvertono quanto sia diventata pesante l'altra faccia della medaglia. I dissidenti, per esempio con una qualunque camicia rossa, che non vogliono omologarsi sono a disagio loro mentre quelli del gruppo sono portati dalla logica che si sta affermando ad espellere chi non ha la camicia bianca.
Poi si comincia a difendere i membri del gruppo, il più fanatizzato dei ragazzi si impone di fare la guardia del corpo del capo, che non ne ha bisogno, poi si comincia a menare quelli di un altro gruppo, poi si arriva all'evento della partita di palla nuoto contro un liceo avversario dove l'avversario è armai chiaramente identificato come “il nemico” ed è così comparso un altro elemento costitutivo del “fascismo eterno”.
Una ragazza dissenziente si accorge del rischi di deragliamento e cerca di rivolgersi agli altri attraverso e-mail, ma il sistema di PC della scuola è stato bloccato da quelli dell'onda, allora stampa volantini che butta dall'alto durante la partita e tutto finisce in violenza anche nelle storie personali.
Dagli spunti brillantemente posti dal film si ricavano alcune considerazioni.
Innanzi tutto il fascismo o chi per lui ha un suo fascino, sinistro, ma molto attraente, che colpisce alcune corde sensibili nel subconscio di ognuno, diversamente non si capirebbe perchè, rimanendo alla storia del film, tanti ragazzi razionali, intelligenti normali e antifascisti in pochi giorni darebbero diventati fascisti.
Chi rimane più colpito, chi diventa fanatizzato più in fretta degli altri, chi è consciamente o inconsciamente più sensibile a questi richiami?
Questo mi ha colpito per la sua pericolosità, perchè la storia nel suo insieme punta l'indice sull'uomo comune, sul mediocre, su chi ha problemi, su chi ha più problemi di altri.
Il risultato forse è una selezione al contrario, ma la sostanza è che la massa aderisce di colpo, si riconosce. Il fascismo non è apparentemente una selezione, anzi è l'antiselezione, l'antimeritocrazia, è “i mediocri al potere”, è il capo che diventa capo perchè si presenta “come uno di voi” anche se non lo è affatto, perchè è colui che guida all'azione.
Il professore-capo era uno che confessa alla moglie di essere sempre stato un complessato, che si sentiva inferiore agli altri.
I ragazzi che si sono più fanatizzati erano quelli che avevano più problemi o di scuola o di famiglia, che nel gruppo, finita la competizione si esaltano.
Il fascismo è funzionale a qualcosa, serve a qualcosa, non è l'imposizione di alcuni pazzi.
I revisionisti giustificazionisti sono quelli che si assolvono imputando i disastri ad alcuni pazzi, ma la storia se la si legge così, la si stravolge.
E allora se traduciamo tutto in salsa italiana attuale possiamo stare tranquilli o no?
Per certi versi sì.
Nel senso che alcuni dei più importanti elementi del “fascismo eterno” nessuno li ha proposti.
Il congresso fondante di Forza Italia se aveva una connotazione era il grigio assoluto tendente al nulla, poteva essere la promozione di un nuovo frigorifero, nulla di più.
Nome, logo, divisa, capo, gruppi entusiasti fino al fanatismo...... nulla di tutto ciò.
Il berlusconismo ha un peccato di origine, che impedirebbe in teoria ogni sogno fascista del suo capetto. Infatti abbiamo visto che ogni fascismo si basa sul principio base ordine-disciplina-legalità. IL berlusconismo si basa su principi opposti. Il vero contratto con gli italiani del berlusconismo è in sintesi questo : io vostro capetto mi faccio i fatti miei e voi fatevi pure i vostri, io non vi vedo quando non pagate le tasse etc etc etc., voi non vedete me quando faccio gli interessi delle mie aziende e le leggi ad personam affinchè la magistratura non mi importuni. La legalità chi se ne frega? No Berlusconi in fascimo prende 4.
Messaggi subliminali però non mancano.
Non esiste più oggi in Italia come opposizione costituzionale di qualsiasi sistema democratico occidentale l'avversario politico, ma questi è indicato come : “il nemico” se pure ridicolmente non credibile, perchè decotto , infatti viene riproposto quotidianamente come “il nemico” : i comunisti, la sinistra. Non esistono nella realtà né gli uni né gli altri nell'Italia di oggi, ma sono indicati a dito tutti i santi giorni.
C'è ancora libertà di stampa e di espressione, ma chi dissente dal capetto viene delegittimato, sputtanato tutti i giorni, non gli si riconosce diritto ad esistere, anche se di fatto esiste, ma a furia di battere il chiodo c'è il rischio che la gente si convinca che i comunisti e la sinistra, che non esistono più, siano la causa di tutti i mali e che chi contesta il capetto si un antiitaliano.
La meritocrazia è il principio più odiato in Italia, tanto che uno dei libri di saggistica di costume più recenti è intitolato “mediocri” per indicare com'è l'attuale classe dirigente.
E abbiamo visto che una base di mediocri è quella più portata ad accettare la logica del gruppo fascistizzante.
Mettiamoci una bella spolveratina di insicurezza inculcata tutti i giorni dai media del capetto per poter adottare provvedimenti illiberali naturalmente per garantire la sicurezza del cittadino insicuro, minacciato dagli immigrati-delinquenti ed ecco il messaggio razzista subliminale ripetuto fino alla noia.
Mettiamoci poi il capo “uomo del fare”, e “uno di voi” (lo ha detto a tutti dai pompieri agli operai, non però ai carcerati forse per scaramanzia) e abbiamo aggiunto un altro elemento.
Non ci sono tentativi di divise ma si sono permesse le ronde, ognuna con le divise che crede. Se qualcuno volesse fare il fascista così starebbe facendo un fascimo da circo equestre, nulla di più.
Altro 4 in fascismo perchè quello da circo equestre non sarebbe credibile.
E' vero che se un tale personaggio avesse delle velleità da autocrate instaurerebbe un regime da clown come scrive la stampa estera da mesi ( e non è piacevole), ma questo non rende le cose più semplici e meno pericolose.
Quindi forse possiamo stare tranquilli, ma con le antenne ben tese.Per ora il pericolo più grande è continuare a fare ridere il mondo intiero.

martedì 30 giugno 2009

Live , un film non banale che in Italia ha particolare interesse





La critica lo ha per lo più stroncato.
Sul Guardian poi sono stati feroci, ma la storia della autrice di reality ( Eva Mendez) che architetta di mettere su uno spettacolo nel quale cinque persone giocano alla roulette russa in diretta non sarà la prima volta che viene proposta, ma, girata con stile documentaristico (il regista è un documentarista di primo piano ,Bill Guttentag), cioè in modo essenziale e con buon ritmo narrativo serve a quello che deve servire, cioè a costringere il pubblico a riflettere su uno dei problemi chiave del nostro tempo : l'effetto che fa la presenza della telecamera sulla gente.
In Italia dove i politologi e gli esperti di comunicazione si scervellano da anni per capire qual'è la ragione per la quale la maggioranza dei connazionali sente la “fascinazione” del Cav. Berlusconi, tycoon della televisione, il fenomeno è ancora più di rilievo.
Il film da per scontate alcune asserzioni che ,se pure spiacevoli, sono verificabili quotidianamente :
per comparire in televisione la gente farebbe qualsiasi cosa;
per procurarsi soldi facili altrettanto.
Il film però queste affermazioni le porta al limite del cinismo e della negazione dei valori morali più elementari.
I concorrenti vengono individuati col solito sistema di proporre l'americano medio nel quale lo spettatore si possa ritrovare,dotato però di un guizzo di genialità o di iniziativa, che richiami il mito dell'american way of life, dal ragazzo che ha appena finito il college e non vuole farsi assorbire dalla routine borghese, al buon lavoratore spiantato a causa delle spese mediche per il figlio , dall'aspirante starlette, al figlio di una coppia dell'alta borghesia che vuole imporsi autonomamente.
Benissimo, tutto come da copione si direbbe.
Quello che non è come da copione è il fatto che si parla solo ed esclusivamente dello shoow come di una esibizione, che consentirà a quattro persone normali di beccarsi un assegno da milioni di dollari per realizzare il sogno della loro vita.
Non si accenna mai al fatto che l'altra faccia della medaglia, cioè del gioco, contempla la morte in diretta del quinto uomo, che regolarmente avverrà senza clamore e distogliendo subito le immagini dal fatto spiacevole, ma centrale, taciuto, temuto ma atteso e attrazione dell'evento.
Violare il tabù di tutti i tabù non sarà originale, ma non può non far pensare.
Viene posto il problema, ma non si accenna a nessun giudizio.
Anzi il finale è del tutto ambiguo, perchè propone l'assassinio della autrice del reality da parte di uno che le spara, alla fine dello show ,ma che non viene descritto ed anzi una voce a fondo campo forse di un poliziotto dice che il gesto non aveva alcun movente.
Non c'è una qualsiasi forma di riprovazione sociale dell'evento.
Anzi nelle procedure dei produttori per dare disco verde alla trasmissione c'è un legale della società che giudica folle e non legalmente proponibile un suicidio in diretta,ma che alla fine viene attratto dalla prospettiva di essere parte del programma del secolo, che naturalmente batte tutti i primati di share.
L'idea che passa è che per i soldi facili tutto è lecito e che chi la pensa diversamente è un mentitore, perchè dentro di sé la pensa allo stesso modo.
Ma è vero che non ci sarebbe rimedio ad essere gregge omologati al pensiero unico?

lunedì 29 giugno 2009

Iran.Non è la rivoluzione ma è l'inizio della fine per la teocrazia.


Quanto è complicato l'Iran.
E' un paese asiatico e noi in Occidente dell'Asia non sappiamo molto.
E' un paese islamico ma non è arabo, come non è arabo l'Iraq.
La lingua non è l'arabo ma la sua variante farsi.
La religione islamica iraniana è quello della minoranza di osservanza sciita e non quello della maggioranza sunnita (Gli Sciiti contestano la legittimità dei successori del Profeta Maometto riconosciuti dai Sunniti).
E' fra i paesi di più antica civiltà della regione , gli Iraniani lo sanno bene e per questo vogliono che il loro paese sia riconosciuto per quello che si sente e che probabilmente è e merita di essere, cioè la potenza regionale di riferimento e questa è la base della loro pretesa di accedere al nucleare.
In Iran l'Occidente ha una pessima fama che si è del tutto meritata, dal momento che gli inglesi all'inizio del '900 si presero praticamente il petrolio iraniano come se fossero a casa loro e gli Americani nel 1953 con un colpo di stato organizzato dalla Cia abbatterono il governo legittimamente eletto di Mossadeq per intronizzare lo Scià ,mandato poi via a calci nel sedere e a furor di popolo dalla rivoluzione Komeinista del 1979.
Dopo di che è stato difficile e imbarazzante per americani e alleati parlare con gli Iraniani.
Noi tolleriamo di buon grado la presenza vistosa e negli ultimi tempi a volte perfino petulante del Vaticano, ma siamo molto infastiditi dagli uomini col turbante , gli ayatollah al potere in Iran.
Attenzione però quando si parla di Iran a non fare di tutto un gran minestrone come si fa al bar sport.
Gli uomini col turbante nero in Iran sono i vertici religiosi (presunti) diretti discendenti del Profeta , assolutamente da non confondere con i taliban in Iraq, Afganistan etc., che pure portano barba e turbante nero per tradizione ma che non pretendono di essere discendenti del profeta e sopratutto non sono sciiti, ma sunniti (che in Iraq a decine si sono fatti saltare in aria nelle moschee sciite per ammazzare quanti più sciiti possibile).
Amadinejan non è un fascistello di sacrestia, come comunemente lo si intende, sopratutto perchè non è per niente il detentore di tutto il potere.
Il potere in Iran è un sistema di pesi e contrappesi complicato e sofisticato, che non si riduce né si concentra affatto in Amadinejad e se i media continueranno a dare un po di spazio all'Iran anche nei prossimi tempi sarà possibile rendersene conto.
L'Iran come sistema religioso si avvicina di più al Vaticano con le sue consorterie di cardinali in perenne contrasto fra loro, rispetto agli altri sistemi islamici, con la differenza però non da poco che non esiste proprio il corrispondente del Papa.
Per complicare ulteriormente le cose nell'universo sciita di Vaticani (sedi di simboli religiosi e dei seminari principali) ne esistono due, uno a Qom in Iran e uno a Najaf in Iraq dove c'è il sepolcro dell'Imam Alì, genero di Maometto e figura di riferimento dello sciismo e questo ha anche conseguenze politiche di rilievo.
Infatti una corrente della chiesa sciita, che per semplicare identifichiamo con quella di Najaf, vede la religione come impegnata sul terreno solo spirituale e quindi è in contrasto con l'altra corrente, quella prevalente in Iran che invece dalla rivoluzione di Komeini in poi vuole che le gerarchie religiose siano impegnate direttamente in politica.
Esponente principale della prima corrente è l'Ayatollah Al Sistani ,uomo ascetico e riservato che però in Iraq è riuscito a zittire e mettere in fila il capo riconosciuto del popolo sciita locale Muqtada Al Sadr, nonostante il fatto che disponesse e disponga di milizie a lui fedeli (l'armata del Mahdi), del quale non per caso non si sente più parlare.
Esponente principale della corrente opposta è l'attuale guida suprema dell'Iran Ali Khamenei,scelto come successore di Komeini, ma con un peccato di origine, il suo rango clericale è sempre stato contestato ed è stato nominato ayatollah con una scelta politica e questo spiega in non piccola parte la sua debolezza attuale, nonostante il fatto che in quel sistema politico la sua fetta di potere sia la maggiore.Fatto curoso e tipico del complesso sistema iraniano, Kamenei deve il suo posto a Rafsanjani suo antico compagno di seminario,in pratica seconda carica dello stato e suo principale avversario oggi.
Kamenei uomo senza carisma, amante del potere, ma dedito alle letture, introverso e con una vision ben definita :quella di creare un utopico califfato islamico basato sul popolo più povero, con un atteggiamento di fanatica chiusura verso l'Occidente, ma molto più intellettuale di come viene presentato comunemente.
Rafsanjiani stoffa del leader e bernoccolo per gli affari, re dei bazar,aperto all'Occidente, si dice ricchissimo ed altrettanto corrotto.
Nella semplificazione che spesso sono costretti a fare i media per descrivere una situazione così complessa, fra i due schieramenti, quello che cerca di rimanere al potere di Kamenei e di Amadinejan e quello dei giovani in rivolta, ci sarebbe l'Ayatollah Rafsanjani, ex Presidente, che così apparirebbe come un liberale.
Non è esattamente così, perchè nel complesso meccanismo del potere iraniano Rafsanjani è il più potente esponente dei chierici politicanti, è lui che contemporaneamente ha le chiavi della cassaforte, (o meglio è lui che controlla una specie di gigantesca IRI iraniana) ed è però anche colui che è capo dell'organismo (Assemblea degli Esperti) che ha potere di nomina e di revoca della Guida Suprema, cioè gestisce un potere immenso.
Strano e complicatissimo sistema quello iraniano, dove i due che comandano veramente Khamenei e Rafsanjani non compaiono mai, non rilasciano interviste, non si sa cosa pensino e cosa facciano giorno per giorno, e sotto i riflettori vi è invece un terzo, Amadinejian ,eletto dal popolo da una rosa di candidati dalla quale vengono regolarmente epurati tutti quelli che non piacciono al gruppo di potere al governo, che in realtà non detiene alcun potere di peso.
La ribellione per le strade alla quale abbiamo assistito è stata l'inizio di una sicura modificazone dell'attuale regime ed è ovvio che l'Occidente si debba far carico di appoggiare chi ha avuto il coraggio di manifestare il proprio dissenso.
Va vista però nel quadro assai complesso della situazione iraniana.
Cioè per non essere superficiali occorre tenere conto del fatto che i manifestanti erano in gran parte giovani delle borghesia benestante, residente in Teheran Nord e che la loro ribellione non deve portare a credere che il regime Kamenei-Amadinejan sia privo di consenso.
Non è così, il regime pare abbia ancora un largo consenso, come lo ha sempre avuto, anzitutto nelle classi povere e rurali, nei dipendenti pubblici, nell'esercito, nelle milizie (in Iran per rendere le cose più semplici ci sono sette forze armate diverse).
Il regime non ha solo distribuito patate nei villaggi per vincere le elezioni, ha anche costruito un elementare sistema di welfaire per i più poveri.
Non è del tutto ingiustificato che queste classi si chiedano se a fare i loro interessi siano quelli del regime o lo saranno i giovani medio alto borghesi che hanno manifestato.
Ma non è finita, perchè si tratta di una teocrazia e quindi i giochi che contano si fanno solo all'ombra delle moschee e quindi ora tutti si chiedono cosa pensi e cosa faccia l'altro quasi papa del sistema sciita, quello di Najaf e cioè Al Sistani, ancora più nell'ombra e riservato degli altri ed al quale però si sa per certo che stanno sulle scatole per ragioni ideologico - teologiche sia Kamenei , sia Rafsanjani.
A questo punto è chiaro che per parlare di Iran occorrere prima leggere una mezza biblioteca.
Peccato che l'imperatore in pensione George W. Bush , che ha governato il mondo per due mandati, avesse pubblicamente dichiarato che non sapeva la differenza fra sunniti e sciiti e che nemmeno gliene importava, se fosse stato un po' più portato agli studi, ora il mondo avrebbe meno guai da gestire.
Detto questo è chiaro che solo uno sciocco si lancerebbe in previsioni su come evolveranno le cose a Teheran.
Però se ragioniamo sui fatti, un fatto è particolarmente rilevante e l'ha giustamente segnalato Fareed Zakaria su Newsweek.
Nel sistema iraniano il potere di Kamenei e compagni sta in piedi se la maggioranza della gente è disposta a credere che Allah è l'ispiratore di quella cricca di turbanti neri.
Fateci caso, quando le televisioni riportano filmati delle rare prediche di Kamenei,capita di vedere la prima fila con Amadinejian in lacrime.
Non è un caso, la liturgia prevede che alla fine del discorso la guida suprema volga gli occhi al cielo e rivolga parole incomprensibili per l'uditorio direttamente al dodicesimo imam (diretto successore di Maometto,scomparso e salito al cielo undici secoli fa del quale gli sciiti aspettano il ritorno) provocando la commozione dei presenti, che devono piangere per non esere considerati miscredenti.
L'insensato principio paolino “omnis autoritas a deo” che in Occidente ha giustificato la sottomissione del popolo ai regimi assoluti (cioè fino all'altro ieri e che ancora non è stato sconfessato dal Vaticano) in Iran è attualissimo e in pieno vigore, se cadesse, cadrebbe la teocrazia.
Ma se un numero consistente di persone va per le strade a manifestare contro la Guida Suprema, significa che una parte del popolo non crede più che Allah sia parte del gioco.
Ci vorrà del tempo, ma la linea di sviluppo sembra questa.

domenica 21 giugno 2009

Quante marchette Monsignori ?


Quante marchette tollererete per finanziare la scuola cattolica e i vostri altri privilegi?
Poco tempo fa si diceva : siamo arrivati alla frutta, per dire che era stato toccato il fondo.
Nessuno però prevedeva che ci aspettasse un fondo così torbido, imbarazzante, disgustoso.
I cortigiani del ducetto precettati a difendere il loro capo-padrone si sono espressi sui media mostrando tutta la miseria della loro statura professionale.
Un guizzo di dignità lo ha avuto, come in altre occasioni, Giuliano Ferrara che ha esortato il premier (del quale continua ad avere stima , solo lui sa su quali basi) a uscire da una situazione che ha definito di perenne 24 luglio.
Sofri su Repubblica si è augurato che qualcuno spieghi al premier cosa ha significato il 25 luglio 1943 nella storia d'Italia, traducendogli in linguaggio a lui comprensibile il senso dell'articolo, troppo british per la cultura da bar sport del premier medesimo.
Repubblica 19 Giugno

L'avvocato Ghedini, per altro professionista di prima qualità, ha sparigliato tutti con l'intervento difensivo in stretto linguaggio giuridico che è stato, ovviamente non di sua volontà, probabilmente il de profundis politico per il cavaliere, il famoso discorso del premier penalmente immacolato in quanto “utilizzatore finale “ delle allegre ragazze in questione e dello stesso premier in grado di avere ragazze a vagonate e gratis.
La recente scomparsa ha risparmiato a Don Gianni Baget Bozzo, una delle poche menti di elevato livello nella corte del cav., di dover intervenire esponendo la sua già nota e terribile dottrina in perfetto stile costantiniano controriformista secondo la quale la chiesa da sempre tollera il libertinaggio dei potenti se questi in cambio danno carta bianca alla chiesa nel controllo delle anime e i dovuti privilegi, conseguenti al riconoscimento della cultura cristiana-conservatrice, come cultura di stato prevalente nella formazione del processo legislativo.
Temo che non solo i vescovi ma anche gran parte dei preti si siano ridotti a pensarla nello stesso modo.
Il direttore di Libero,bisogna riconoscerlo forse il più brillante dei cortigiani anche se limitato dal linguaggio da bar sport che ha scelto di praticare, mi sembra sia arrivato alla disperazione, nel senso che oltre a questo non c'è più nulla, quando ha argomentato che tutto l'”affaire” delle ragazze compiacenti (resto volutamente castigato nei termini per rispetto del genere femminile e non certo del cav e della sua corte) è destinato a cadere per una condizione di fatto che l'orribile diritto canonico definirebbe di “impotentia coeundi”dell'interessato.
Che se ne farebbe di donne a pagamento uno che il sesso se lo può solo immaginare?
Punto! E' inutile proseguire perchè peggio di così.........

Nessuno piangerà quando il cav cadrà come una mela marcia, ma non cadrà da solo.
Purtroppo i signori Monsignori non hanno capito che questo “affaire” rischia di essere il de profundis anche per questa chiesa italiana da loro per anni così mal diretta, in quanto la loro legittimità e credibilità è stata troppo compromessa dal non voler vedere dal voler nascondere dal volere come il manzoniano conte zio “troncare, sopire” ogni discorso di giustizia, privilegiando solo discorsi di potere.
Il conto reverendi Monsignori la storia ve lo presenterà, anzi ve lo ha già presentato.
Cosa vuol dire il fatto che anche nei giorni del precetto pasquale i confessionali rimangono vuoti e che quei pochi che ci vanno ancora si rifiutano di elencare come peccati i fatti e tergiversano invece parlando solo di un generale disagio?
Voi signori Monsignori che un po di teologia l'avete studiata se pure molti anni fa sapete benissimo di che si tratta.
Si tratta del fatto che il popolo non riconosce più la vostra figura come mediatori e che anche nella confessione ritengono di poter parlare direttamente col vostro superiore e da lui ricevere perdono.
Si veda l'intervista a Mons. Girotti, reggente della Penitenzieria Apostolica su Repubblica del 20 giugno scorso

Stando così le cose : frate Martin Lutero hai vinto, ci sono voluti cinque secoli, ma hai vinto tu.
Monsignori della chiesa controriformista ratzingheriana, avete perso.