giovedì 9 giugno 2011

Che facciamo ai referendum?

Mi ha molto irritato il consueto sfoggio di arroganza da parte dei maggiorenti del berlusconismo che ipocritamente dichiarano di aver dato ai loro elettori libertà di voto ma che tengono contemporaneamente a far sapere che loro a votare non ci andranno proprio.
Questa è una buona ragione per fare il contrario ed andare a votare non importa se per il si o per il no, andare a votare per raggiungere il quorum significherebbe seppellire politicamente Berlusconi.
Questa è quindi una occasione politica molto importante anche per capire se la classe dirigente berlusconiana è in grado di sopravvivere a un Berlusconi in caduta libera o se è troppo modesta per esistere autonomamente.
Ieri Ferrara ha tuonato “Cavaliere, questo è il momento per passare dall’autocrazia alla democrazia”.
Bene, benissimo, ma è troppo tardi, ormai Berlusconi qualsiasi cosa faccia non è più credibile a causa delle troppe cose annunciate e non fatte.
Se la classe dirigente del Pdl avesse un minimo di consistenza e di spessore politico autonomo approfitterebbe di questa occasione politica per mettere l’autocrate logorato fuori gioco e invece i Frattini, le Gelmini ecc continuano a suonare la solita grancassa padronale e si danno da fare per far sapere che non andranno a votare.
Errore fatale, così si giocano il loro futuro, così non solo cadrà Berlusconi ma cadrà anche il Berlusconismo e gli italiani dopo vent’anni dalla caduta della prima repubblica dovranno cercarsi di nuovo una classe dirigente politica dal nulla aggiungendo all’elenco un ulteriore elemento di debolezza per questo paese.
Come si vede ho accentuato la valenza politica della consultazione referendaria e anche questo è un peccato perché questa accentuazione distoglie gli elettori dal riflettere sul merito delle singole questioni portate alla loro attenzione.
Ribadisco ritengo che il dato più rilevante sarà il significato politico del raggiungimento del quorum o meno, però mi si consenta una parola sul merito dei quesiti.
Chi scrive è da sempre di indirizzo filosofico filo illuminista e quindi sostenitore del primato della scienza. Ne deriva che sono da sempre filo nucleare e che al precedente referendum sul nucleare dopo Chernobil ero fra i pochi che avevano votato per il mantenimento del nucleare come fonte di produzione energetica.
Non ho cambiato idea anche se so che la mia opinione nel caso specifico risulterà ancora del tutto minoritaria.
Nel nostro paese si tende a dare più affidamento ai sentimenti alle emozioni, e alle fedi che non alla scienza.
Non sto a elencare gli argomenti a favore del nucleare, i giornali ne hanno dato conto ed a loro ci si può riferire. Mi limito a una sola osservazione. Trovo per lo meno ridicolo che ci si preoccupi tanto dei rischi del nucleare nello stesso paese che ha avuto duemila morti dal disastro del Vaiont (impianto idroelettrico) e che ha la bellezza di due milioni di persone regolarmente residenti dell’area di deflusso della lava del Vesuvio. Ma lo ripeto ho fatto solo una battuta, chi vuole può documentarsi trovando argomenti ben più seri.
In ogni caso dato che l'alternativa sostanziale al nucleare sono i combustibili fossili e in particolare petrolio e gas, ritengo che gli sceicchi arabi autocrati medioevali e fanatici wahabiti detentori del petrolio siano più pericolosi dei rischi del nucleare.
Sul nucleare voterò quindi no.
Sull’acqua sarei pure tentato di votare no perché da un punto di vista puramente generale liberalizzare i servizi pubblici è un via obbligata per modernizzare l’Italia.
Mi hanno convinto del contrario invece queste osservazioni :
-non esiste nel nostro paese un reale problema dell’acqua nel senso che generalmente di acqua ce ne è molta ed a prezzo bassissimo, dove è scarsa è colpa delle comunità locali tutte meridionali che continuano a tollerare gestioni folli e corrotte;
-se il problema non c’è non si vede perché sia il caso di porlo. Viene quindi il sospetto che ad essere interessate siano solo consorterie affaristiche. Il caso della neo -sottosegretaria titolare si dice della maggiore ditta di produzione di tubi di plastica per acquedotti mi ha messo una grossa pulce nell’orecchio. La legge Ronchi sulla materia è comunque formulata tecnicamente in modo pessimo come ha chiarito sul Corriere di oggi un articolo dell’ottimo Mucchetti. Buona occasione per abrogarla e quindi costringere i legislatori a farne un’altra.
Sull’acqua voterò quindi si.
Sul legittimo impedimento voterò si e anzi se potessi voterei due si per la semplice ragione che se la rivoluzione francese ha abolito il potere assoluto ed ha affermato l’uguaglianza dei cittadini due secoli fa non vedo perché si debba tornare indietro per la bella faccia di Berlusconi.

mercoledì 8 giugno 2011

La Rai vittima delle fissazioni del grande persuasore occulto

Santoro se né dovuto andare, se pure coperto d’oro, causando un danno economico pesantissimo a Rai 2 che non poteva proprio permettersi di rinunciare alle entrate publicitarie, derivanti dalla sfrontata faziosità del conduttore di Anno Zero, che evidentemente piaceva molto al di là del salottino della sinistra.
E’ chiaro che per fare punte di ascolto di sette milioni di telespettatori Santoro era seguito anche da non pochi berlusconiani che volevano assaporare il brivido dello sberleffo al Capo, cioè amavano non disdegnare brevi libere uscite dalla grigia propaganda , che riempie da anni quasi tutti i media italiani.
A loro piaceva ogni tanto un po’ di trasgressione, ma il capo ad ogni puntata si imbufaliva.
Il pluralismo dell’informazione proprio sul mezzo pubblico, la pluralità dei poteri oltre al suo, sono tutte cose che non fanno parte del suo universo culturale.
Perché? Perché aspira alla dittatura? Ma no se ne fosse capace lo avrebbe già fatto.
Più modestamente è prigioniero di quelle che vent’anni fa erano le sue competenze imprenditoriali- professionali, che gli davano sui competitori un vantaggio competitvo, ma che oggi sono rimaste per lui delle fobie che lo costringono a non guardare più alla realtà.
Belusconi era ed è convinto che il popolo sia una massa di pecoroni di bassa educazione e quindi senza alcuna capacità critica, disposta per definizione a seguire prontamente il messaggio mediatico che ne solletichi il sentimento.
All’imprenditore dei media ed al poltico quindi non basterbbe altro che saper usare i mezzi per diffondere quel messaggio in modo accattivante e il gioco sarebbe fatto.
Il popolo dirà di si, ancora!, ancora!
Su questa granitica convinzione ci ha campato come imprenditore e come politico e ne ha ricavato anche successi clamorosi ma irrepetibili.
Per questo aveva cacciato gente del calibro di Montanelli e Biagi.
Per questo aveva già cacciato Santoro e sbavava per cacciare Gabanelli,Fazio,Floris,Dandini.
Se ci fosse riuscito cosa sarebbe rimasto? Il deserto dei Tartari.
Ma qui subentrerebbe il problema del gigantesco conflitto di interessi che per ora tralasciamo.
I giornali ci riferiscono che ai fortunati del suo più stretto entourage il Cavaliere mostrava in modo maniacale come pezze giustificative delle sue fobie tabelle di sondaggi da lui stesso commissionati a dimostrazione del fatto che queste ultime elezioni le avrebbe perse a causa di Santoro, così come secondo lui si era verificato nei precenti casi nei quali le urne lo avevano sconfitto.
A quanto pare quindi l’uomo sembrerebbe convinto che la poltica sia l’arte della manipolazione delle coscienze e questo non è bello prima di tutto per i suoi estimatori che da questo assioma si beccherebbero la qualifica di teste di legno.
Ma come mai, se la pensava così, non ha mai fatto quello che detterebbe il normale buon senso cioè non ha usato l’enorme potere mediatico del quale dispone per contrapporre a Santoro e C. trasmissioni uguali e contrarie.
Prima di tutto quando ci ha provato non ha mai trovato conduttore e intellettuali all’altezza.
Ma non è qui il problema, come si lascia scappare l’unico intellettuale di destra che il Giornale è in grado di spendere cioè Marcello Veneziani sul numero di oggi rileva che la filosofia del Capo è tutt’altra.
Secondo la sua filosofia politica il popolo non va attizzato con trasmissioni di quel tipo, ma al contrario va cullato con trasmissioni di intrattenimento favorendone il letargo.
Non voglio fare l’elogio dell’intellettuale ma ci voleva Veneziani perché i lettori del Giornale vedessero almeno accennata qual è la strategia di fondo del capo e cosa devono fare secondo quella. Adesso che lo sanno si regolino loro

martedì 7 giugno 2011

Sbatti Tettamanzi in prima pagina e digliene di tutti i colori

Non contenti di avere perso le elezioni per eccesso di estremismo, le penne berlusconiane del giornale di famiglia si sono scatenate contro il mitissimo Tettamanzi, colpevole di non avere fatto campagna elettorale a favore del padrone del vapore, da loro considerato difensore della moralità cattolica.
Possibile che non si rendano conto di quanto sia ridicolo e grottesco dipingere l’imputato al processo Ruby, Emilio Fede, Lele Mora ecc., come difensore della morale cattolica tradizionale?
Cosa ci vuole perché percepiscono che l’aria è cambiata e che la loro volgare controinformazione comincia a dare l’orticaria anche in cassa loro?
Nessuno li ha informati per esempio del fatterello piccolo ma significativo che il Sindaco di Cortina (luogo assurto da decenni ad icona del loro mondo) si è rifiutato in una recente occasione pubblica di stringere la mano a Lele Mora?
Anche nel loro mondo si è ormai capito che è venuto il momento della scopa per fare pulizia se vogliono sopravvivere al fantasma di un Berlusconi sempre meno presentabile.
Ma non ha capito Sallusti direttore (trombato, si è scritto e confermato) del Giornale.
Foto in prima pagina il 4 giugno scorso, Tettamanzi in fotomontaggio fra Bersani e Santoro e via con : il Cardinale getta la maschera e in un comizio benedice il compagno Pisapia.
E giù con il sindaco comunista, abortista, a favore di droga , eutanasia, amico di gay, rom e immigrati e via straparlando contro ogni evidenza.
Il giorno dopo Tarquinio direttore di Avvenire ha scritto un inevitabile pesante editoriale per sottolineare la sfrontatezza della strumentalizzazione.
IL Giornale ribatte ed evidentemente non avendo trovato fra le proprie penne addette a sostenere le tesi clerical-reazionarie nessuno disposto a esporsi contro Tettamanzi,(anche loro hanno avvertito che la barca sta imbarcando acqua da tutte le parti) hanno dato spazio al povero Magdi Cristiano Allam, che ormai è più un caso umano che un reale polemista.
Allam ha prodotto un pezzo penoso nel quale trascinato dal fanatismo vetero cattolico, che ha assunto come sua missione di vita si lascia andare a dire cose che come minimo avranno fatto sussultare sulla sedia (o più probabilmente sulle loro poltrone di velluto rosso) i suoi referenti dell’Opus Dei.
Per i lettori che si fossero perso qualche passaggio delle vicissitudini di Allam ricordo che si è scritto che la sua conversione dall’Islam al cattolicesimo ultra ortodosso sarebbe stata coltivata in ambiente Opus Dei.
E infatti il giornalista e parlamentare europeo che si propone di richiamare all’ortodossia cattolica l’Arcivescovo e Cardinale di Milano dall’alto del suo pulpito di neo convertito incorre in vistose castronate.
Citato l’evangelico “ama il prossimo tuo come tè stesso” Allam ci mette in guardia dal cadere nel pericolosissimo errore relativista di pesare di più la prima parte della frase sulla seconda e ci regala infine il suo pensiero papale papale :”Ebbene io dico che è arrivato il momento di avere la lucidità e il coraggio di privilegiare l’amore per sé stessi, l’amore per l’Italia e gli italiani…”.
Ohi!Ohi!Ohi!
Un po’ di sobrietà, un po’ di vecchio buon senso alla “scherza coi fanti ma lascia stare i santi” sarebbero stati sufficienti a sconsigliare delle entrate a gamba tesa da cartellino rosso di questo tipo.
E poi al Giornale se non trovano nessuno capace di scrivere di cose cattoliche senza dire delle risibili cavolate come quelle di Allam lascino perdere.
Questo Berlusconismo è proprio arrivato alla frutta, si rassegnino, il padrone del vapore è stato scaricato dalla Conferenza Episcopale non solo da Tettamanzi.
E’ stato scaricato dalla Confindustria della quale fa parte.
E’ stato scaricato dal potere forte numero uno in Italia e non solo quello delle banche e della finanza.
Attaccare frontalmente e con toni volgari Tettamanzi o la Mercegaglia non servirà certo a migliorare la credibilità di Berlusconi, è una tattica perdente.

domenica 5 giugno 2011

Apologia dei servi

C’è da non credere ai propri occhi.
Chi scrive, come più o meno tutti coloro che seguono la politica italiana con un minimo serietà (impegno a documentarsi prima di parlare o di scrivere),prevedeva che il tramonto del Berlusconismo, almeno nella sua versione cesarista e padronale più spinta, sarebbe stato travagliato e quindi ci avrebbe servito aspetti ancora più sgradevoli e spiacevoli di quelli già prodotti.
Ma l’editoriale di Sallusti sul Giornale del 4 giugno scorso dal titolo “meglio liberi servi che voltagabbana” e la parallela chiamata a raccolta di Ferrara dei “liberi servi” in un teatro romano per oggi, sono abbastanza allucinanti e senza precedenti.
Va bene che non c’è limite al peggio, ma qui siamo arrivati veramente al fondo.
Sallusti critica un fondo di Galli della Loggia sul Corriere del giorno prima con un estremismo verbale che non si vedeva nemmeno sulla peggiore Unità dei tempi di Stalin.
Galli della Loggia con argomentazioni pacate, come è nel suo stile, diceva per la prima volta (e questo non è un complimento che gli sto facendo) che il Berlusconismo sta crollando a causa del fatto che la gestione personalista di Berlusconi non ha mai permesso la nascita di un vero partito in quanto essendo la dirigenza di quel movimento solo nominata a cooptata dal capo ha prodotto inevitabilmente una selezione di quella classe politica al contrario favorendo l’ascesa solo dei più obbedienti e non dei migliori.
Galli della Loggia non è un idraulico, è uno che per professione fa il politologo e di conseguenza analizzando il berlusconismo rileva quella anomalia che il suo mestiere lo obbliga a rilevare.
Ma secondo Sallusti questo significherebbe produrre l’equazione berlusconiano = servo.
Va bene non voler capire che Berlusconi aveva appena perso rovinosamente delle elezioni a causa di un uso scriteriato di un linguaggio estremista che ha irritato i moderati.
Ma vestire di toni così violenti ed estremistici, mai visti prima, argomenti così culturalmente così bassi e perdenti è puro masochismo.
“il re la corte e i cortigiani….è una idea vecchia come il mondo….le cose funzionano così sotto ogni cielo” dice Salliusti.
Ma questo è fuori di testa.
Evviva! Ad Atene nel 420 a.C. non è mai esistito alcun Pericle, pensoso sulla partecipazione democratica, c’era solo una corte e cortigiani.
Figuriamoci poi nella Parigi nel 1789 non è successo nulla, che diamine, la testa di Luigi XVI è stata un accidente, non una sostanza, la sostanza era una corte e dei cortigiani.
I partigiani sulle montagne nei primi anni ’40 non sono mai esistiti, il loro ideale poi era una corte e dei cortigiani, per questo rischiavano la tortura e la pelle.
Ma come si possono dire delle cavolate così clamorose!
Dove vanno a prendere la faccia per scrivere queste cose.
Ma non è finita questo è solo l’inizio, il seguito è ancora più sgradevole e più inclinato verso il basso.
Segue infatti l’elogio dell’obbedienza corredata da esempi totalmente fuori luogo confondendo mele con pere e cadendo nell’abisso del cattivo gusto dove si citano ad esempio i militari caduti come esempi eroici di comportamenti ispirati all’obbedienza.
Ma è possibile che Sallusti non si sia reso conto che ha osato equiparare il sacrificio della vita di giovani entusiasti del loro lavoro di soldati, vissuto per migliorare le condizioni di vita ad esempio degli afgani con il comportamento indegno del quale si dovranno vergognare a vita dell’abbondante centinaio di deputati del Pdl che per affermare l’obbedienza cieca agli ordini del capo hanno votato contro ogni decenza e verosimiglianza che la signorina Rubi era la nipote di Mubarak?
Ma non è ancora finita.
Infatti Sallusti poi osserva che è comodo per Galli della Loggia di professione professore universitario parlare liberamente , tanto lui come statale ricopre un posto amovibile.
Santo Iddio, spostando scorrettamente le contumelie contro Galli della Loggia, su un piano personale, Sallusti, direttore del giornale di famiglia recentissimamente defenestrato perché qualche capro espiatorio della sconfitta elettorale bisognava ben trovarlo, dato che il capo si guarda bene da assumersene la responsabilità, sembra proprio denunciare che la lingua batte dove il dente duole.
Sembra che dica, è facile per tè dire quello che vuoi, tanto nessuno ti butterà mai fuori dalla tua cattedra come ora capita a me.
Il discorso però è condotto a così basso livello che oscura il fatto che Sallusti è stato licenziato pur avendo dimostrato obbedienza ceca per il capo e non certo per aver cantato fuori dal coro.
Segue poi una inverosimile accusa ai giornalisti del corriere di essere stati tutti schiavi del padrone Agnelli per molti anni (altro scivolone terribile se si tiene conto del fatto che lo stesso giornalista era stato in forza al Corrierone).
Ultima contumelia che vorrebbe essere più attuale : i giornalisti del Corriere sarebbero tutti schiavi degli attuali padroni della testata ed in particolare delle banche.
Quando uno non ha argomenti o vive probabilmente un periodo professionale non propriamente felice si può capire che si lasci andare ad un’ira ceca, ma un minimo di rispetto per la capacità intellettive dei lettori dovrebbe essere doverosa.
Perché nel caso specifico anche questa argomentazione addotta da Sallusti finisce nel ridicolo.
Si pensi infatti che, come tutti sanno, la fortuna del Corriere è quella di essere attualmente di proprietà di un “gruppo di azionisti di riferimento” talmente composito (tra l’altro c’è anche in posizione di rilievo Mediobanca con Marina Berlusconi) che se un giornalista volesse mettersi in luce cantare le lodi del padrone per compiacerlo, anche se fosse un genio, non sarebbe nelle condizioni di capire che tipo di canzone dovrebbe cantare.
Il Corriere è condannato ad essere centrista o terzista per necessità oltre che per scelta, ma Sallusti non lo sapeva?
E allora perché scadere fino a quel punto, proprio adesso che lo buttano fuori ?
Che strana gente che ha prodotto il Berlusconismo.
Se Sallusti avesse voluto confermare la fredda analisi politologica di Galli della Loggia su un movimento politico anomalo che ha prodotto una classe dirigente selezionata al contrario, non avrebbe potuto fare di meglio che scrivere quello che ha scritto, disgraziatamente per lui però il suo intento era il contrario.

giovedì 2 giugno 2011

Spettacolo sconfortante, non riuscendo a dire :ho sbagliato , Silvio si suicida

Non sembra vero che una persona che ha collezionato nella sua vita dei successi straordinari si lasci trascinare da un eccesso di ego a non saper cambiare linea perchè non riesce, proprio non riesce a dire : ho sbagliato e me ne prendo la responsabilità e quindi cambio.
Niente, hanno sbagliato solo gli altri che non sarebbero alla sua altezza.
E si va a ricominciare con la solita commedia : i comunisti (chi li ha visti?); i media cattivi e tutti contro (sono quasi tutti di sua proprietà o a lui sottomessi e gli hanno dato o meglio si è preso su di loro uno spazio elettorale indecente); adesso vedrete che le riforme che aspettano da vent’anni le facciamo e via di questo passo.
Fatte le debite proporzioni di scala e di livello democratico, sembra di rivedere in Berlusconi i sintomi della sindrome degli autocrati del Nord Africa recentemente spodestati : vaneggiavano, dimostravano palesemente di non essere più da tempo in contatto con la realtà e di avere perso il potere esattamente per questo.
Berlusconi sembra che da tempo non veda altro che sé stesso nello specchio, il resto non esiste per lui.
Eppure persino l’autocrate degli autocrati il Re Sole Luigi XIV sapeva ascoltare e seguire i consigli dei tecnici di ottimo livello che si era preso intorno dal suo "Ministro dell’ Economia" Colbert ( quello che Tremonti vorrebbe essere se ne fosse all’altezza) all’architetto Jules Hardouin-Mansart al quale aveva commissionato quello scherzetto di "grande opera" che è la Reggia di Versailles, tutt’ora senza pari e nelle decisioni importati era il parere di questi che prevaleva, questo dicono i libri di storia.
Ripeto fatte le debite proporzioni, anche relativamente alla statura non paragonabile dei consiglieri del principe nostrano, la pur non disprezzabile mente di Giuliano Ferrara gli ha detto e ricantato in musica e in tutte le lingue da mesi che doveva cambiare stile di vita. di gestione politica, di strategia ecc.
La prima penna del Berlusconismo, anche questa, mente non disprezzabile, che è Vittorio Feltri non gli ha risparmiato prima schiaffetti e poi schiaffoni a fini di bene per vedere di distoglierlo dalla vacua e infruttuosa contemplazione di sé per riportarlo alla realtà.
Il direttore del giornale di famiglia fino all’altro ieri Maurizio Belpietro e oggi di Libero, seconda o terza penna del Berlusconismo, con lo stesso intento di Feltri ha addirittura titolato la prima pagina di Libero “Chiagni e non fotti” per commentare la débacle elettorale.
Perfino il direttore in carica Sallusti su Vanity Faire lo ha esortato a cambiare radicalmente, dopo anni di devoto servizio passati sempre in ginocchio davanti al capo anche quando faceva e diceva cretinate.
Marcello Veneziani,nella sua veste praticamente di unico intellettuale di rilievo della destra sul Giornale ha usato di recente toni sempre più espliciti per cercare di schiodare il Cavaliere dai suoi vacui monologhi.
Che devono fare di più i suoi ?
Si qualcosa per la verità avrebbero dovuto fare e non hanno fatto finora i politici del Pdl sempre inchinati in una obbiedenza cieca verso il capo che è il peggior servizio che gli avrebbero potuto rendere perchè così facendo lo hanno reso sempre più lontano dalla realtà.
Fatto sta però che anche dopo la sberla della sconfitta elettorale il capo non si schioda e non si prende le sue responsabilità, anche se i suoi commentatori politici hanno concluso che la causa della sconfitta è lui che ha sbagliato linea e peggio ancora ha sbagliato completamente nella materia nella quale aveva sempre distaccato tutti : la comunicazione.
I suoi giornalisti si sono dimostrati in questi ultimi tempi più indipendenti e quindi migliori e più efficaci dei suoi politici.
Ne avevo già parlato nel post precedente alle elezioni nel quale avevo previsto (e la previsione non era certo difficile) che il Berlusconismo avrebbe perso le elezioni.
Impostare la campagna elettorale sul presunto filocomunismo estremista di Pisapia era una pura idiozia per chi conosce anche solo un poco Milano.
Era tanto una idiozia che chi scrive, conoscendo un po' l’ambiente politico e sociale di Milano, quando le primarie avevano designato Pisapia come candidato, lo aveva giudicato una candidatura perdente, perché lo aveva giudicato troppo alto borghese e moderato per prendere i voti del centro sinistra, e per di più incapace di strappare voti alla Moratti che rappresentava gli stessi ambienti.
Ci ha pensato Berlusconi a voltare la frittata a suo sfavore facendo lui e facendo fare anche alla Moratti , che è di tutt’altra pasta, una campagna elettorale violentemente estremista.
I moderati milanesi si sono sentiti insultati da una campagna elettorale con argomenti da estrema destra.
La Moratti poveretta, lei più nobildonna che altoborghese,probabilmente consapevole di essere più o meno degnamente la rappresentante di quella aritocrazia meneghina illuminata che ha i suoi punti di riferimento in figure straorinarie del passato come Cristina Trivulzio Belgiojoso, ridotta a indissare una maschera populista inverosimile e umiliante.
Letizia Moratti aveva vinto le elzioni precedenti presentandosi per realizzare cose nella linea di una continuità riformista se pure moderata.
Milano non è mai stata nè può essere costretta in una politica nè di mera conservazione nè tanto meno di estrema destra insensibile al sociale, perchè in questi casi non sarebbe più Milano.
La Moratti ha perso perchè si è lasciata convincere a recitare una parte che non era sua.
Pisapia ha vinto perchè ha messo in scena sè stesso come è, un esponente di rilevo della avvocatura, cioè della società civile, moderato e mite, per di più inflessibilemente garantista (tradotto in italiano : contrario alle manette facili ed al protagonismo dei Pm).
La linea politica estremista imposta a Milano da Berlusconi è stato un capolavoro di stoltezza politica.
Perchè ha sbagliato tutto? Perchè a furia di guardare solo sè stesso nello specchio e avendo dietro non un partito ma uno stuolo di sottoposti obbedienti non conosce più la sua Milano.
Detto per inciso, Pisapia è stato descritto come il referente politico dei centri sociali, dipinti come l’anticamera dell’inferno da chi è prigioniero dei propri pregiudizi e si guarda bene di informarsi sulla realtà.
Mi piacerebbe tanto che i responsabili dei centri sociali milanesi fossero tanto accorti da organizzare delle visite guidate ai loro centri per la terza età in modo che le “pantere grigie” potessero rendersi conto che i giovani saranno pochi rispetto agli anziani, ma devono pur vivere e andare da qualche parte per ritrovarsi.
I giovani presunti bravi , i buoni ciellini ,che frequentano gli oratori presunti sani che ci vanno a fare?
I pochi liceali e universitari che vanno ancora all’oratorio vanno a cantare e a fare un po di calcio, sorbendosi qualche rara conferenza.
E quanto ai centri sociali, se la gente crede che siano delle fumerie è colpa oltre che dei facili pregiudizi di molti anche dello speculare narcisismo dei "radical scic" di sinistra che tengono a conservare la ridicola fama solfurea che si sono fatti, anche se chi ha messo piede in un centro sociale sa che si tratta di pura leggenda metropolitana.
Nei centri sociali si va soprattutto per fare e ascoltare musica,partecipare a eventi culturali, chiacchierare.
Si incontra anche qualcuno con la pupilla dilatata?
Probabilmente sì, esattamente come se ne incontra per la strada e per gli uffici di Milano, come tutti sanno, è una cosa deplorevolissima, ma oggidì tutti sappiamo che le cose stanno così.
Ognuno solo si augura che non si sia appena fatto una canna o una sniffata di coca il proprio capo ufficio o il conducente del tram sul quali si è appena saliti.
Chiusa la parentesi dei centri sociali.
Pisapia, che non ha figli, ma appartiene a una famiglia allargata più che numerosa ha abbastanza nipoti e cugini giovani per rendersi conto che esistono anche i giovani e che con loro è sensato almeno dialogare.
La tattica del diffondere fra la gente una serie di paure giustificate per lo più da ignoranza, pregiudizi, pigrizia mentale, ma non certo dalle cifre sulla criminalità, ha pagato per vent’anni, ma ora suona stonata, la gente ci crede sempre meno.
I cattivi e feroci immigrati sono fra i nostri più preziosi collaboratori e quasi tutte le famiglie lo sanno per esperienza diretta, guai se non ci fossero!
Questa è la causa per la quale anche la Lega ha preso la legnata che non poteva e non potrà evitare se continua a suonare una canzone che la gente avverte ormai come falsa e sgradevole.
Ma torniamo a Berlusconi.
Nessuno riuscirà mai a fargli capire che i moderati hanno bisogno di un partito o di una personalità che li rappresenti in modo credibile, ma che lui dopo vent’anni di non fare, se non il 20% di quello che sarebbe stato necessario, non è più credibile.
Molti anzi troppi fra i suoi hanno cominciato a collegare il suo indecente narcisismo, cioè il riportare qualsiasi problema dell’universo a sé stesso, con lo slogan che prima era solo dei suoi avversari e cioè che le sole cose delle quali si occupa sono i suoi interessi personali o aziendali.
Il mondo è capacissimo di andare avanti facendo a meno di Berlusconi.
Prima ancora degli elettori saranno probabilmente i suoi a metterlo alla porta e se lo merita, perché come abbiamo detto chi gli è amico le ha già provate tutte per fargli capire che il gioco è finito per lui.
La maggioranza dei suoi sottoposti politici scelti fra i più ossequenti e quindi fra i più incapaci non ha ancora il coraggio di contestarlo ....ma mettiamoci tranquilli sulla riva del fiume, ne vedremo delle belle.