martedì 12 febbraio 2013

Onore a Papa Ratzinger





Non ho mai amato questo papa e nel tempo avevo spesso argomentato le ragioni per le quali l’avevo ritenuto fin dalla sua elezione l’uomo sbagliato messo nel posto sbagliato.
Teologo di professione, ma autore di nessun lavoro di rilievo accademico,  uomo di studio quindi, non d’azione e meno che meno dotato di qualità e di esperienza pastorale.
Prigioniero della peggiore teologia agostiniana e tridentina.
Distintosi da cardinale per una lunga gestione del sant’uffizio interpretata con piglio da mastino contro tutte le voci pluraliste nella chiesa, che ha bloccato qualsiasi serio dialogo sul mondo moderno.
Come del resto esigeva la sua teologia di riferimento era animato da una radicale sfiducia nelle capacità dell’uomo di progredire con i suoi mezzi e quindi diffidava delle potenzialità innovative della scienza.
Essendo un intellettuale era ben conscio della situazione della chiesa ridotta ai margini di un mondo moderno che le risultava incomprensibile e credo che sinceramente  fosse convinto della impossibilità di frenare la caduta progressiva della chiesa, come la vedeva lui, nella irrilevanza.
Le sue scelte di governo della chiesa, cioè nel costruire l’organigramma della curia si sono rivelate quasi tutte sbagliate avendo lasciato carta bianca al segretario di stato, ora addirittura anche camerlengo, un potere assurdamente immenso, che quello ha esercitato senza scrupoli, nominando nei posti chiave solo confratelli del suo ordine salesiano o sodali di comprovata obbedienza e trascurando merito e capacità.
Cerchiamo con fatica di vedere anche la bottiglia mezza piena.
Papa Ratzinger ha affrontato lo scandalo dei preti pedofili, scandalo di dimensioni enormi, con un piglio deciso, ma non si può tacere il fatto che come cardinale prefetto del sant’uffizio aveva tergiversato a lungo lasciando impuniti i casi che venivano segnalati a quel dicastero e quindi è intervenuto in modo corretto, ma solo quando i buoi erano già scappati.
Ancora in modo coretto è intervenuto decapitando i vertici dei Legionari di Cristo ma anche qui quando ormai il comportamento indegno di quei compari era andato avanti per decenni ridicolizzando le pretese della chiesa di essere maestra di morale.
Intervenuto bene quindi ma troppo tardi e soprattutto senza capire o senza voler capire che il problema non erano solo le mele marcie qua e la, ma che marcio era il sistema dei movimenti, divenuti ovunque sette assetate di potere e di denaro, che rispondevano oramai solo a loro  stesse.
Se avevo amato poco Papa Ratzinger, avevo amato ancora meno il suo predecessore Woytila, del quale non potevo soffrire i prevalere sempre della sua indole di grande teatrante.
Sono stati i  lunghissimi anni di Wojtyla  ad affossare la chiesa.
Come avevo cercato di argomentare a questo proposito , uomo di grande carisma e di forte personalità.
La sorte lo aveva fornito di grandi doti, ma il caso ha voluto che fosse stato costretto a studiare, a causa dei pochissimi mezzi della sua famiglia e dello stato arretratissimo del cattolicesimo polacco, su vecchi  libri una teologia decrepita dalla quale non ha mai saputo uscire.
Ne è quindi uscita una linea ultra- conservatrice, mascherata dalla sua innata capacità di parlare alla gente, di presentarsi in un certo modo, di essere leader.
Elogiando il Vaticano II ha demolito  pezzo per pezzo tutte le acquisizioni più significative realizzate da qual concilio riportando la chiesa alla teologia del concilio di Trento a metà cinquecento.
Ha nominato vescovi e cardinali con un puntiglio impressionante   uomini fedeli alla linea più  conservatrice.
Di conseguenza il panorama attuale della gerarchia  cattolica attuale è quindi impressionante per uniformità e grigiore.
Lasciamo perdere Giovanni Paolo I, poveretto in tutti i sensi.
Torniamo a Paolo VI, a mio avviso il migliore papa che la chiesa ha avuto nel secolo scorso.
Avrebbe potuto ascoltare le malefiche sirene del potere curiale e affossare le innovazioni del Vaticano II e invece ne ha difeso la sostanza concludendolo in modo da salvarne lo spirito.
Nel campo della dottrina sociale è stato l’unico papa che ha fatto fare alla chiesa un salto di qualità con la proclamazione della scelta preferenziale a favore dei poveri, riportando l’insegnamento ufficiale al messaggio evangelico puro e semplice.
Era di formazione e di indole un intellettuale di grande cultura e di grande apertura.
Primo traduttore italiano del più grande filosofo neotomista del secolo Jaques Maritain, aveva amato passare lunghe serate nei terrazzi più elevati del palazzo apostolico conversando per esempio con uno dei più grandi filosofi del suo tempo, Jaques Guitton, del quale era amico, di quello che ci si aspetta parli un papa : la vita, la morte, l’universo, la storia, il mondo.
Un papa di questa statura era però un uomo anziano, ben presto perseguitato da acciacchi e mali più seri che ne avevano minato l’organismo e offuscato la razionalità.
Ha passato degli ultimi anni orribili, nei quali abili venditori di fumo in cerca di visibilità e di carriera ,da Don Giussani al giovane e brillante arcivescovo di Cracovia gli si accalcavano intorno, cercando di convincerlo che il mondo stava precipitando nel baratro della licenziosità e dell’anarchia a causa di “interpretazioni” sbagliate del Vaticano II, che occorreva stoppare  al più presto.
Chi come me ha amato Paolo VI e ne ha studiato le opere fino a poter risalire alla filosofia che le ispiravano, non può che essere inorridito da come quegli orribili consiglieri siano riusciti a falsarne il pensiero di fondo.
Purtroppo di  Paolo VI, per chi ne analizza le opere in modo superficiale e frettoloso, come fanno i nostri media, è passato alla storia un solo documento , il peggiore, quella Humanae vitae sul matrimonio e la sessualità.
Talmente peggiore che non sembra nemmeno ascrivibile alla penna di Paolo VI e infatti molti vaticanisti  ascrivono sena mezzi termini l’Humanae vitae alla penna di Karol Woytila, che in quel periodo era un assiduo frequentatore  dell’ultimo Paolo VI.
L’analisi del testo, del resto, evidenzia delle contraddizioni e incongruenze che denunciano in modo chiaro il fatto che la stesura era stata  a più mani e che nel testo finale il pensiero di fondo di Paolo VI, che riconosceva in quelle materie la priorità del ricorso alla  coscienza e alla responsabilità individuale era stato sopraffatto da linee di pensiero completamente antitetiche, che volevano imporre come verità di fede vecchi pregiudizi incompatibili con il mondo e l’uomo moderno, che infatti ha rifiutato in blocco quel documento.
Ancora peggio è stata la firma estorta all’ultimo  Paolo VI dal potere curiale su una dichiarazione inverosimile con la quale avevano fatto dichiarare a quel polvero vecchio papa nei suoi ultimi giorni  che i quattro ossicini contenuti nella teca nei sotterranei sotto il baldacchino del Bernini erano senza ombra di dubbio le ossa di San Pietro e quindi la cosa andava creduta come verità di fede.
C’era un referto scientifico che rilevava che di quelle quattro ossa uno o due erano di capra , uno di donna e i rimanenti di uomo ma di difficile datazione.
Questo succede quando si vuole procrastinare oltre i limiti del buon senso l’esercizio del potere e della potestà papali.
Chi non ha frequentazione col mondo ecclesiastico non si rende conto di quanto sia orribile la sofferenza della solitudine che vivono i chierici di tutti i gradi a causa del fatto che una deprecabile consuetudine ecclesiastica, fatta passare per dogma, impone loro la rinuncia alla famiglia.
In età avanzata quando si diventa più fragili, quello stato di solitudine  peggiora di molto una  situazione già infelice.
E pensare che Paolo VI era stato lo stesso papa che aveva per la prima volta imposto la decadenza dagli incarichi per i detentori di cariche ecclesiastiche oltre i 75 anni, creando grave scontento e reazioni negative.
Se la regola imposta per gli altri non l’aveva applicata anche a sé stesso non oso pensare a quali pressioni sarà stato sottoposto in quell’ambiente malsano della curia romana, dove possono sopravvivere  solo  fibre forti e in piena lucidità di mente in grado di scansare con abili e tempestive mosse i coltelli e le fiale di veleno, che vi circolano da sempre.
Onore quindi alla grande e clamorosa innovazione operata dal tradizionalissimo papa Ratzinger.
Trovo bellissimo che con questo gesto, perfino temerario, questo papa sia riuscito a riscattare almeno sul piano umano un papato per niente esaltante.
Forse la grandezza del gesto sta tutta qui, come se il papa avesse fatto questo ragionamento : non ho avuto la forza, la capacità, la mente per far fare alla chiesa quei salti in avanti che la mia formazione culturale non condivideva, ma ora faccio questa cosa che è in mio potere di fare e che come recita il canone 332 del Codice di Diritto Canonico nessuno ha la potestà di accettare.
Questo è il mio sigillo.  
Quello che ho sempre temuto ed evitato di fare e che consiste in un atto di discontinuità radicale col passato della tradizione, una cesura rispetto a una tradizione millenaria, sarà il sigillo del mio pontificato e sarà riportata negli annali per i secoli dei secoli.
Umanamente è una grandissima cosa.
Bravo Papa Ratzinger.
Incredibile abilità, un papato grigio da dimenticare, che sarà invece ricordato per sempre come un papato che ha impresso una svolta radicale nella storia della chiesa.
C’è della genialità in tutto questo.
Rallegriamoci e non stiamo a intristirci a pensare ,che stante il colore grigio uniforme che caratterizza il così detto sacro collegio il successore di Papa Ratzinger non potrà che essere peggiore di lui.

giovedì 7 febbraio 2013

A due settimane dal voto





C’è una locomotiva che corre gagliarda e che potrebbe addirittura arrivare al 20%, è il Movimento 5 stelle di Grillo e Casalegno, soli contro tutti.
Sbeffeggiati e osteggiati con tutti i mezzi dai poteri forti e dai  partiti tradizionali.
Indicati quotidianamente al pubblico ludibrio da tutti i giornali.
Ignorati dalle televisioni , anche per la loro scelta vincente di rifiutare di presentarsi ai talk show, in segno di disprezzo per la politica ridotta a stanco teatrino e dei suoi teatranti.
Questa è la vera novità della campagna elettorale.
Dopo decenni “il novo” varcherà le soglie di Camera e Senato con i piedi di giovani deputati e senatori giovanissimi e pulitissimi (il certificato di carichi  pendenti è “condicio sine qua non” per essere candidati del M5S).
Questa è la buona notizia.
Purtroppo c’è anche quella cattiva, anzi orribile.
Il vecchio, il marcio, l’impresentabile non solo rimonta ma realisticamente ha ormai buone chances di vittoria progredendo ogni giorno di  più a poderose bracciate, sospinto dalla inanità dei suoi competitori.
Cos’ha fatto di così geniale il Cav. per risorgere dalla tomba come un Lazzaro pieno di Viagra?
Ha fatto quello che avrebbero dovuto fare i suoi avversari se non fossero delle quasi nullità.
Si è studiato attentamente una scaletta di “eventi choc” e la rispetta andando a vendere gli eventi in scaletta , dove sa di essere forte come ottimo piazzista : a tutte le televisioni e a tutte le ore del giorno e  della notte.
Lui, abilissimo a proporsi come  il gallo, il maschio dominante.
Gli altri i capponi.
Sono vent’anni che gioca questa carta primitiva ma vincente, dato che la specie umana si è molto evoluta ma  fa ancora parte delle specie animale e quindi nel subconscio ognuno di noi è ancora sensibile a richiami primitivi e ancestrali, come questo.
Lui lo sa, gli altri ignorano.
Se dalla psicologia del profondo  passiamo al concreto le cose stanno così : lui tira fuori la restituzione dell’IMU, da farsi al primo consiglio dei ministri.
Gli altri ribattono a parole con voce  chioccia ,in politichese decrepito.
Gridano al populismo, provvedimento irrealizzabile perché troppo oneroso, promessa che non sarà mantenuta, ecc, ecc.
Intanto però, come si è detto nel blog precedente, la gente si è già  pregustata  sotto gli occhi la visione mistica dei “cinquantoni”  da ritirarsi all’ufficio postale.
Ripeto che a  mio avviso, questa mossa del Cav. è stato un colpo mediatico – comunicativo di una abilità senza pari.
Come si può pensare di contrapporre all’immagine dei cinquantoni veri sotto il naso e quasi fra le mani, il nulla di vecchie parole al vento?
Questa volta poi il Cav è stato baciato dalla fortuna e ci mancava solo questo.
Si è ritrovato dalla sua l’esplosione dell’ennesimo scandalo finanziario, per di più di proporzioni enormi e incredibilmente targato PD, rosso fiammante doc delle regioni rosse.
I due colpi tirati contro PD e Centristi,  guidati da gente politicamente vecchia, di caratura  modesta, chiaramente a corto di idee né forti né deboli ha prodotto il panico vero e proprio.
Sarebbe quindi occorsa una risposta di calibro mediatico almeno pari.
Di fronte a estremi mali, estremi rimedi.
Per controbattere, sperando in una reazione efficace, avrebbero dovuto ricorrere a qualcosa di forte, di radicale, non alle solite aspirine e camomille.
Che so io : l’abolizione delle province e delle regioni.
L’abolizione di una camera.
Abolizione delle fondazioni bancarie.
L’abolizione della Cassazione.
L’uscita dall’€.
Un programma di lavori pubblici  da 100 miliardi.
Anche solo una qualunque di queste cose.
E invece non hanno controbattuto con niente, e hanno tirato avanti col solito brodino, come se avessero già tratto il meglio dai loro deboli cervelli.
Sono cent’anni che fanno politica e non hanno ancora studiato nemmeno i rudimenti.
Quando fra le forze politiche c’è la bella  copia che incarna un programma e un’altra scadente che incarna lo stesso programma, la gente sceglie la bella copia d’istinto.
Se in Italia, come purtroppo ancora parrebbe,  c’è una maggioranza che non vuole cambiare nulla degli equilibri attuali di fondo,  questa maggioranza si sceglie la bella copia,  che sostiene il  suo programma  e vota il Cav., tralasciando  le imitazioni cioè il Cav, con il loden (Monti) o quello al lambrusco (Bersani).
I programmi sono assolutamente  gli stessi : avanti col liberismo esasperato, ridurre il welfare, rimanere nell’€ a qualsiasi costo, sostituire quanto più pubblico possibile col privato.
Cioè non fare nulla di serio per dare un lavoro a chi non ce l’ha, o l’ha  appena perso, o rischia di perderlo.
Non fare nulla per frenare la scivolata della classe media verso il basso.
Gli avversari non hanno un barlume di idea e non hanno nemmeno una scaletta.
Il Cav. ha le idee ed ha la scaletta, cioè la “genialata” della restituzione  dell’Imu è solo la prima battuta , ora ne arriveranno altre come il pagamento dei fornitori dello stato con bot o btp.
Spero di no, ma messe le cose così  ora il Cav  rischia veramente di vincere sull’incapacità degli altri.
La partita  la sta giocando solo lui, gli altri sono lì attoniti a guardarlo.
Lui è il protagonista da settimane, gli altri seguono.
Meriterebbero di essere fregati, se i rischi non fossero così forti.
Facciamo che il Cav. vinca, come a questo punto sinceramente meriterebbe, se fosse una partita di calcio.
Che succede? Succede che a breve in Europa tutti quelli che contano verrebbero presi da incontenibili movimenti di pancia e questo potrebbe non interessarci se rimanesse un fatto privato, ma non è così, perché essendo quelli che contano, la cosa causerebbe immediati e violenti movimenti di borsa sui titoli di stato italiani e si ritornerebbe allo stesso punto della cacciata del Cav. nel novembre 2011.
Ma questa volta  se il nostro ritornasse al potere a furor di popolo sarebbe come se il popolo italiano avesse scritto in costituzione non il pareggio di bilancio ma il motto “la Merkel è una culona etc.”.
A questo punto le responsabilità del Cav. (leggerezza, comportamenti clowneschi, irresponsabilità nel dire e disdire continuamente, inaffidabilità certificata ecc.) verrebbero ascritti non più a lui, ma ad un popolo.
Ed allora sarebbero guai pesantissimi  perché tutti i nodi verrebbero al pettine in un colpo solo.
Ci chiederebbero subito il conto  di tutti i nostri vizi nazionali, che non siamo stati mai stati capaci di vincere, in forma di disprezzo pubblico e di cambiali da firmare.
Bancarotta.
Ci sarebbe da vendere il Colosseo, in parole povere, e tornare ai tempi della dominazione spagnola.
Nei  pochi posti di lavoro rimasti  saremmo comandati da  amministratori delegati che parleranno tutte le lingue ma non la nostra.
Gli immigrati a casa e noi ai loro posti, addetti ai lavori più umili se si vuole sbarcare il lunario.
Il botto della caduta dell’Italia si trascinerebbe dietro il dissolvimento della UE.
Non sarebbe uno scherzo nemmeno per i paesi del Nord, ma quanto sarebbero incavolati con noi terroni d’Europa se andassimo a rompere il giocattolo.
Terribile.
E allora estremi rimedi.
Per chi ha coraggio votare M5S,e via verso il futuro (scelta consigliabile).
Per chi ne ha meno rivotare il pallido Bersani, che non farà nulla, ma almeno  a Berlino lo riceveranno con tutti gli onori.
Poi però bisognerebbe darsi da fare per cercare di vitalizzare queste pappe molle, aiutando Renzi per esempio.
Ma la priorità assoluta è quella di strappare il timone dalle mani del comandante Schettino in arrivo.

lunedì 4 febbraio 2013

Silvio Berlusconi il filosofo






I ricordi del liceo ci hanno reso familiari alcune sintesi filosofiche micidiali, talmente potenti intellettualmente, che quando le hai sentite una volta, non te le dimentichi più, come questa.
Georg Wilhelm Hegel : tutto ciò che è reale è razionale e  tutto ciò che è razionale è reale.
Berlusconi Silvio : chi si fa comprare è reale e quindi è reale solo chi si fa comprare.
Non sembri tale accostamento una semplice presa per i fondelli.
Berlusconi Silvio ha apportato al nostro paese dei danni incalcolabili, proprio perché ha imposto col suo strapotere televisivo monopolistico non solo la sua politica ma la precisa filosofia che c’è sotto.
Ha usato con maestria il medium, il mezzo tecnologico del quale aveva intuito la enorme potenzialità,  per fare quello che la chiesa aveva fatto per secoli con il suo apparato pure monopolistico : indottrinare in un pensiero unico.
Venite a me che vi intrattengo con la mia droga a basso prezzo , vi consolo e  vi faccio superare lo stress dei vostri guai quotidiani.
Entrate nel mio mondo, consumate, è quasi gratis (salvo la tonnellata di pubblicità che vi sarà riversata addosso, ma devo pur vivere anche io e io sono io, costo molto più di voi).
Assorbite i miei nuovi valori ogni giorno un po’ fino a quando non ne sarete  convinti e saranno i vostri valori : soldi, sesso, consumo, bella vita  e pensare a niente, che tanto per voi basta che ci pensi io ( come aveva fatto l’altro Cavaliere che cominciava per B.).
Chi si fa comprare è reale e quindi è reale solo chi si fa comprare.
Ecco il mantra che ha ispirato la “proposta shock” di Berlusca.
Che diminuiranno le tasse lo hanno detto tutti i concorrenti e quindi è un’arma spuntata elettoralmente.
No io li frego tutti, io le tasse  non solo le abolisco, ma ve le restituisco.
Se volete con un comodo bonifico sul vostro conto corrente, ma il povero pensionato stia tranquillo, potrà tranquillamente recarsi al suo ufficio postale di quartiere o di paese e lì incasserà.
Dai tempi del mitico armatore napoletano Lauro, che in campagna elettorale distribuiva pacchetti di pasta, una cosa simile non era più successa.
Questa sparata  berlusconiana  può essere giudicata in mille modi e sui giornali di oggi ne potete leggere tutte le interpretazioni e le critiche, ma quello che mi importa sottolineare è che ha in sé qualcosa di geniale, come sempre dal punto di vista della “tecnica della comunicazione” ,nella quale il nostro eccelle e gli altri fanno pena.
Berlusca non ha coniato solo uno slogan, non ha lanciato solo un petardo, ma ha buttato là una promessa elettorale, che sembra uno spot,  una pubblicità televisiva, che  la gente si è potuta “girare” nella propria  mente, visualizzando e pregustando la scenetta del vecchietto allo sportello dell’ufficio postale con i soldi in mano.
I soldi, capite i soldi veri ed in mano.
Questo è un vero genio  della comunicazione!
Un genio però sempre roso dalle sue  terribili debolezze ed incontinenze.
E quindi non riuscendo ad accontentarsi della formidabile furbacchiata, che si era inventato, doveva ingrandirla col suo solito spirito guascone  sparando cifre irreali.
Ha quindi parlato della restituzione Imu prima casa calcolata da lui in  1.300 € per  famiglia (che corrisponde all’Imu prima casa per un appartamento di 200 Mq.) e 900 € per un pensionato,( corrispondente a un appartamento da 150 mq.).
Forse un po’ tantino per l’italiano medio.
Ma per chi non vuole fare la fatica di farsi due conti  la cosa fa colpo.
Berlusca è un genio della comunicazione, ma ha un limite.
Ha una grandissima capacità di lavoro, dicono.
Però è uno che non studia, non è portato per la cultura, perché è convinto che la cultura non faccia fare soldi.
Si sbaglia di grosso e qui cascherà, questo è  il suo tallone d’Achille.
Il mondo di oggi non è quello di ieri e lui, che non studia , non si aggiorna, continua  a vivere in quello di ieri e quindi è spacciato.
La televisione generalista, le sue televisioni sono spacciate, sono un “format” completamente superato, oggi ormai lo spettatore ha adottato un’altra tecnologia che il Cavaliere non pratica ed è il web.
Oggi si naviga, non ci si imbalsama più in poltrona in attesa di sorbirsi quello che passa il convento.
La tecnologia internet ha cambiato ancora la filosofia di riferimento, ha superato quella di Berlusca, che vedeva lo spettatore come passivo per definizione.
Il fruitore dei servizi tv  di oggi non è più lo “spettatore” di ieri al quale si rivolge B. ancora oggi.
Non vuole più la tv generalista, che passa quello che vuole lei, ma esige di avere una offerta vastissima di contenuti sui quali scegliere lui come passare la sua serata.
Cioè il palinsesto se lo vuole confezionare lui.
E’ ormai così ovunque nel mondo.
Il futuro è la “smart tv”, che è già da mesi nei negozi, per ora a prezzi esagerati, ma c’è di già ed una  televisione collegata con internet, dove anche chi mastica poco il digitale si ritrova icone semplicissime con le quali può “navigare” per scegliersi quello che vuole in un archivio immenso.
E’ la fine.
Berlusca è colpito al cuore della sua filosofia, basata sulla passività dell’utenza.
La nuova tecnologia ha cassato la filosofia del berlusconismo.
Il berlusconismo come politica può esistere solo in quella fascia di gente fanatizzata negli anni che rifiuta di informarsi.
Nel momento in cui l’utente decide invece di adottare mezzi di informazione vasti, pluralisti e non preconfezionati da altri il berlusconismo è finto, perché tutti vedono che “il re è nudo” e il mito finisce.
Oggi il Corriere riporta un importantissima analisi del Prof Mannheimer sugli orientamenti politici dei giovani.
Che splendida boccata  di ossigeno : ci dice che il berlusconismo è insanabilmente cassato dalle giovani generazioni.
Grillo 30 e più per cento; Pd 26; PDL 12; Lega 1, ho riportato i dati a memoria ma l’ordine di grandezza è quello.
E’ finita.
Dieci anni fa i dati erano radicalmente diversi, allora la maggioranza dei giovani aveva creduto nel flauto magico del Cavaliere, così come la maggioranza dei più anziani.
Qual è la differenza, o meglio, come mai una ribaltamento così clamoroso?
La risposta è fin troppo facile : i giovani sono lo strato sociale più digitalizzato e sul web la filosofia del cavaliere è archeologia.

mercoledì 30 gennaio 2013

Con un po’ di buona volontà è possibile fare chiarezza sulla giornata della memoria





Ho letto ieri la cronaca di quanto è accaduto nel consiglio comunale della mia città quando è stato proposto di fare un minuto di silenzio per commemorare in modo istituzionale quella giornata.
Dopo di che sono successe le solite gazzarre dovute al fatto che i nostri politici sanno fare poco di buono, ma eccellono nella incapacità di fare comunicazione e così si lanciano in discussioni su cose che non si sono mai premurati di studiarsi e tanto meno di divulgare ai cittadini.
Eppure la legge istitutiva della giornata della memoria è brevissima (2 articoli) e chiarissima : si commemora “il ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico  e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti”.
Quindi si fa memoria sulle leggi razziali e le persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati italiani nei campi nazisti e si ricordano tutti coloro che a queste cose si sono opposti a rischio o a prezzo della loro vita.
E’ una legge ormai di tredici anni fa (31 luglio 2000) ed è stata scritta materialmente da un grande intellettuale progressista Furio Colombo.
Ieri sul Fatto Quotidiano Furio Colombo ne dava l’interpretazione autentica .
Colombo ne parla con dispiacere proprio perché rileva che anche persone più che qualificate intellettualmente e culturalmente ne parlano regolarmente a vanvera dimostrando di non avere neanche mai letto il testo della legge istitutiva.
Colombo ricorda quindi che nella discussione sia alla Camera che al Senato l’approvazione di quella legge  ha dovuto tardare per la netta opposizione delle destre che volevano includere il ricordo delle vittime dei comunisti  : foibe e gulag.
Furio Colombo dice ancora di essersi prodigato a spiegare allora ai colleghi che il senso della legge era istituire il ricordo di fatti (leggi razziali e Sohà) dei quali noi italiani siamo stati responsabili. Nel momento della discussione Colombo dice di avere cercato di fare riflettere i colleghi sul fatto incontrovertibile che su quegli stessi banchi sui quali erano seduti loro si erano trovati seduti altri parlamentari italiani che le leggi razziale le avevano approvate all’unanimità.
Il senso della legge secondo il suo estensore sta nelle parole “la persecuzione italiana dei cittadini ebrei”.
Si commemora quindi una colpa e una responsabilità incancellabili e irrimediabili del popolo italiano.
Non sono abituato a fare queste cose ma mi sarei messo sull’attenti  in segno di omaggio quando l’altro ieri ho letto le parole che ha speso in proposito la Cancelliera Federale Angela Merkel : “queste cose sono una responsabilità di noi tedeschi e lo sarà per sempre”.
Altro che il ”riduzionismo” che tutto concilia dei nostri politici.
I veri statisti si prendono le loro responsabilità, non cercano scuse pietose con  ragionamenti tipo : ma la colpa non era nostra era di quegli altri.
Detto questo torniamo alle obbiezioni di rito, emerse nel consiglio comunale, che citavo all’inizio.
Perché non includiamo anche foibe e gulag?  È stato detto.
E perché non i morti di tutte le dittature?
E perché dimenticare le vittime del razzismo che annegano nei barconi nel mediterraneo?
Avendo una parente prossima armena, che per di più era giustamente molto orgogliosa di esserlo, mi stupisce il fatto che si parla in queste occasioni di tutti, ma proprio di tutti, e a nessuno viene mai in mente il genocidio armeno, che però sui libri di storia c’è.
Comunque confesso che io stesso non avevo mai letto prima il pur breve testo della legge istitutiva del giorno della memoria.
Avendo anche avuto l’opportunità di leggere l’interpretazione autentica del suo estensore, concordo pienamente nella opportunità della sua “ratio legis”.
Ricordare e riconoscere le responsabilità del popolo italiano, che ha tollerato quelle leggi.
Ricordare e onorare contemporaneamente i pochi che hanno avuto allora il coraggio di opporvisi, pagando duramente il proprio coraggio.
Le commemorazioni delle altre vittime di dittature e di genocidi hanno diritto a un loro spazio, ma non c’entrano con questa giornata della memoria, perché  quelle atrocità non sono imputabili alla responsabilità del popolo italiano.
Questa giornata è soprattutto una presa di responsabilità che ci induca a vergognarci per non ricaderci.
Dicono niente i canti razzisti delle curve di calcio?