martedì 2 gennaio 2024

Domino Rivista sul mondo che cambia Numero 12 2023 Germania incognita Con le anime del paese in lotta tra loro,presto Berlino dovrà decidere il suo futuro, cambiando anche il nostro – recensione

 



Da tempo armai ci eravamo accorti che non è più tempo di dormire sonni tranquilli per la semplice ragione che stanno palesemente scricchiolando alcuni fondamentali geopolitici sui quali ci eravamo cullati.

Primo fra tutti la credibilità dell’egemone globale, l’impero americano.

Non stiamo a farla lunga , la serie continua delle guerre perse dal Vietnam in poi, l’11 settembre e l’attacco al Campidoglio parlano da soli.

Ma forse per sottrarci all’atavica paura del vuoto, ci siamo illusi di potere aggrapparci all’Europa.

Entità purtroppo così fragile che gli analisti di geopolitica non la considerano nemmeno esistente nella realtà.

E’ ben noto infatti che i cultori di quella disciplina traducono Europa con Germania, per tenere i piedi per terra.

E qui siamo approdati al problema che cerchiamo di non vedere, talmente ci spaventa.

Va bene che sia diventato non inverosimile che l’America possa implodere , ma, dato che da lei ci separano gli oceani, transeat, nel nostro immaginario collettivo.

Ma se si sfarinasse la Germania, con la quale non confiniamo direttamente, ma quasi, ed economicamente siamo diventati “terzisti” delle sue industrie ,allora il problema ce l’abbiamo praticamente in casa.

Del resto anche i media generalisti ci hanno informato che la “locomotiva d’Europa” è un po’ in panne, essendo entrata tecnicamente in recessione.

Transeat anche questo.

Il problema però è molto più serio.

La Germania può implodere perché non è fondata su una base etnica uniforme e coesa.

Limitiamoci a guardare la carta geografica.

Da Sud a Nord : guardando nel settore Est : troviamo Baviera; Turingia; Sassonia Brandeburgo ;Pomerania e guardando a Ovest troviamo :Baden Wuertenberg;Renania; Schleswig Holstein.

Cosa ci dicono questi nomi?

Le due distinzioni più radicali : nella parte Est ci sono insieme Bavaresi cattolici a Sud e Sassoni e Prussiani (Sassonia e Brandeburgo) al centro e a Nord tutti luterani.

Renani a Ovest e verso Nord Anseatici.

La storia parla da sola di fronte a queste differenze etniche, tutt’altro che irrilevanti, accentuate dalle fedi religiose diverse e dall’appartenenza durante i decenni della Guerra Fredda al blocco Occidentale o a quello Sovietico.

Non facciamoci ingannare dal fatto che in chiesa non ci va quasi più nessuno.

Le religioni ,ci insegnano storici e filosofi e geopolitici, non sono solo fedi (sbiadite o finite) ma sopratutto culture, che sono sempre verdi e radicate profondamente, alla base delle identità dei popoli.

A Est si sente fortemente l’eredità storico,etcnico- cultural - religiosa dell’appartenenza prussiana.

Questo non significa solo maggior spirito comunitario che spinge al rispetto della gerarchia e dell’ordine, dando la prevalenza a valori comunitari e identitari.

Non è un caso che lo spirito prussiano si sia lasciato trascinare prima nel militarismo nazionalsocialista e poi nel comunismo.

Come non è un caso che lo spirito bavarese,renano anseatico sia stato più aperto ad assorbire il capitalismo liberista-consumista – economicista, avendo già una storia culturale di carattere mercantilista.

Mettiamoci poi l’influenza potente delle religioni.

Il successo galoppante di Alternative fuer Deutchland sopratutto all’Est, ma non solo, non è solo politica.

C’è sotto molta, ma molta storia.

C’è una Prussia, che si sente trascurata e che vorrebbe riprendere nelle sue mani l’egemonia che gestiva in passato.

Non parliamo poi del rancore che cova sotto sotto nei bavaresi ,che saranno anche cattolici tradizionalisti, ma che cominciano a non sopportare più di sapere di essere loro il cuore economico-industriale del paese, ma che dalla fine della guerra (persa), sono tenuti politicamente ai margini ,perché condannati ad auto- flagellarsi pare in eterno, per avere ospitato le birrerie dove è nato il nazional- socialismo.

La Baviera sembra in una situazione non molto diversa da quella oltre-oceano che si vive attualmente in Texas.

Se comincia a sentirsi “altro” uno stato regione di quelle dimensioni sono guai.

Quando un paese è grosso e potente ma ha altrettanto grossi problemi demografici e di non coesione e uniformità etnico-culturale, è possibile che imploda, dice la geopolitica.

Noi italiani siamo abituati a dipingerci , nel nostra immaginazione collettiva, a tinte fosche e al limite del masochismo, ma i geopolitici dicono che siamo il paese europeo etnicamente più coeso.

Abbiamo anche noi un grosso problema demografico, ma non abbiamo problemi di divisioni etniche.

Inutile dire che le divisioni etnico culturali portano a diversità di “visione” politica a livello di prospettiva strategica.

L’Est cerca un buon rapporto con la Russia e non vede troppo bene l’impegno a favore dell’Ucraina.

Ancora meno bene vede la presenza di decine di miglia di marins americani in casa loro settant’anni dopo la fine della guerra.

Parecchio diversa la prospettiva dell’Ovest ,che sacrifica all’economicismo ed alla ricchezza qualsiasi considerazione di strategia politica.

Le basi americane fan finta di non vederle e si identificano con Washington e la sua cultura.

Interessantissimo questo numero di Domino, ben illustrato come sempre dall’editoriale di Fabbri.

Ho apprezzato tutti i saggi di questo numero, ma per l’ennesima volta ho letto con autentico piacere lo stile sferzante anti- main stream dello storico militare Virginio Ilari.




martedì 26 dicembre 2023

Raffaele Morelli Si piange una sola volta Come smettere di rimuginare sul passato e ricominciare a vivere . Ed : Mondadori – recensione

 





Era parecchio tempo che non affrontavo libri di neuroscienze, anche se l’argomento è sempre stato per me di grande interesse.

Raffaele Morelli oltre a impegnarsi in apparizioni televisive e sopratutto nella direzione di Riza Psicosomatica la rivista,che ha fondato e che è divenuta un gruppo editoriale, ha scritto decine e decine di piccoli saggi sul tema della psicoterapia, volti ad aiutare a vincere i più diffusi disagi psichici del nostro tempo.

Ansie, panico, problema di elaborare lutti, abbandoni, o traumi, che ci si porta dietro dall’infanzia, ecco un elenco piccolo, ma nel quale gran parte di noi si possono ritrovare, perché così è la vita.

Il libro essendo scritto da uno psicoterapeuta con l’esperienza dell’autore è leggibilissimo.

Fin dalle prime pagine però, pur ritrovandomi fortemente interessato mi è venuto di dover constatare che questa materia non è una scienza esatta e che di conseguenza esistono diverse impostazioni e quindi approcci molto diversi fra chi pratica la psicoterapia.

L’autore infatti ,praticamente da subito, stoppa il possibile paziente, che si aspetta di sedersi sul divano del Dr.Freud, di sua scelta, e di sentirsi domandare e ridomandare di raccontargli la propria vita, fin dall’infanzia, per collegare il problema psichico, che lo fa soffrire ,con una possibile causa che viene da lontano.

Errore madornale, da non fare secondo l’autore, che propone, al contrario, un approccio assolutamente opposto.

Del resto addirittura il sottotitolo del libro enuncia la filosofia, che sottende la tesi argomentata nel saggio : “come smettere di rimuginare sul passato e ricominciare a vivere”.

Sinceramente ero convinto ,che la psicoterapia fosse ancorata alle procedure mentali ,che abbiamo acquisito leggendo Freud, cioè spingere il paziente a farsi una autoanalisi ,che conducesse a rilevare il trauma psichico residente regolarmente nel passato.

Ma Morelli ci dice : se non vuoi uscire dalla tua sofferenza vai pure avanti a flagellarti ,rimuginando di continuo su quello che ritieni che sia la causa del tuo male , vedrai che starai sempre peggio.

E’ un bello sberlone in faccia alle credenze comuni, magari supportato anche da non pochi colleghi del Morelli.

Ma sinceramente la sua proposta terapeutica mi è apparsa da subito basata su argomentazioni estremamente verosimili e funzionali alla pratica moderna del “problem solving” ,invece che alle precedenti abitudini mentali dirette ad andare a cercare tutte le possibili soluzioni ai nostri problemi nelle religioni, ideologie eccetera, portatrici di presunte verità più o meno assolute.

Morelli lo confesso, oltre che per l’impostazione “pratica” ,sopra accennata, ha man in mano guadagnato la mia simpatia e fiducia ,appoggiando le sue argomentazioni sul pensiero dei grandi filosofi greci, sopratutto presocratici, ma non solo ,e ad alcune tradizioni della saggezza orientale come i Veda, molto lontane dai nostri schemi mentali occidentali, ma di grande profondità.

Siamo troppo abituati a matematizzare il mondo.

Fenomeno, ricerca della causa, soluzione del problema.

Ma il mondo e sopratutto noi, siamo troppo complessi per essere riducibili a questo schema logico.

Non siamo solo razionali, anzi!, ci dice Morelli.

In noi, nella nostra psiche ,convivono addirittura più persone.

Il momento di disagio o di vera e propria sofferenza ci porta dolore, che va preso come fosse il dolore del parto, argomenta Morelli, con un paragone efficacissimo.

Cioè quel momenti di sofferenza va utilizzato per venirne fuori il più presto possibile con una vita nuova.

Dobbiamo essere capaci di partorire un altra parte del nostro essere ,che da sempre conviveva con noi, ma della quale non avevamo avuta ancora consapevolezza.

Ecco una altra delle parole chiave di questo libro acquisire la consapevolezza di una parte nuova del nostro sé.

Usciamo dall’illusione di poter razionalizzare tutto, non servirebbe ,perché il nostro essere non è soltanto il visibile.

Per risolvere un nostro problema psichico, che ci fa soffrire bisogna anzitutto finire di rimuginarci sopra.

Bisogna decisamente allontanarlo da noi, obbligarci ,quando ci viene in mente, a pensare ad altro.

A guardare le cose da un altro e diverso punto di vista.

Smetti di pensare a tè stesso e pensa ad altro!

Avrai pure degli interessi, coltivali!

Queste parte dell’analisi di Morelli ,mi fatto tornare in mente le argomentazioni di Seneca, nelle Consolazioni, che mi avevano molto colpito.

Alle amiche ed amici ,che avevano subito un lutto e che non sapevano come elaborare la sofferenza, legata a quel lutto, Seneca ,sorprendentemente ,consigliava di mettersi a studiare una materia che fosse di qualche interesse.

Anche questa era una proposta molto pratica e funzionale che mi pare sulla stessa linea: tieni la mente occupata di tutt’altro, rispetto a quello che ti fa soffrire.

Una volta si parlava di “filosofia perennis”, e beh se non è perennis questa...









mercoledì 20 dicembre 2023

Francesco Semprini : Trincee e segreti .Ed Magog – recensione

 


 



Mi sono parecchio dedicato negli ultimo tempi a libri di riflessione sulla guerra.

Prevalentemente geopolitica o storia, o andando più in profondità ,anche analisi militare.

Ora invece, propongo la lettura di un libro che parla della guerra come avviene sul campo.

E la guerra sul campo significa quella vissuta dalla gente come noi, che da qualunque parte si trovi, quando sarà finita, sarà costretta a stra-maledirla.

Al diavolo belle parole e fulgidi ideali.

Leggetelo questo libro sulla guerra vera ,non quella sui giornali e sui media, viste dalla nostra poltrona senza rischiare nulla.

Stiamo parando della guerra reale ,quella che costringe invasori e invasi a una vita impossibile nelle trincee, come se il tempo si fosse fermato alla prima guerra mondiale e come se non si fosse capito da un bel pezzo, che quella era stata una grande follia.

Bel risultato quello ottenuto dall’ex presidente francese George Clemenceau che ha spinto tutti alla conferenza di Versailles che scrisse “la pace” a umilare la Germania dando così fiato al nazifascismo.

La guerra di oggi è anche quella dei moderni condomini delle grandi città che in un istante vengono polverizzati da un missile ,a o un obice di artiglieria, o da una bomba sganciata da un aereo.

O innumerevoli paesini ucraini, distrutti casa per casa, perché per loro disgrazia, si trovavano vicini a strade strategiche, per sostenere la logistica di uno dei due eserciti.

Città di 70.000 abitanti come Bakmut o addirittura di 450.000 persone come Mariupol ,bombardate a tappeto.

Con la conseguenza più vistosa di costringere milioni di persone a sfollare per emigrare all’estero o in altre parti del paese.

L’Ucraina ha perso un terzo degli abitanti, solo per questo non sarà mai più come prima.

Conseguenza ultima già da ora la sua possibilità di funzionare come stato non c’è più, è e sarà in balia dei finanziamenti dell’Occidente (se la attuale situazione di stallo, rimarrà com’è), è uno stato fallito.

Qualcuno ,si spera per loro, tirerà fuori i soldi per loro in loro vece, ma la gente non la risarcirà nessuno delle sofferenze patite.

C’è chi ha perso la vita, e non sono pochi, ma c’è chi ha salvato finora la pelle ma ha perso tutto, casa, lavoro, amici.

C’è chi ha ancora la spinta interiore, che lo induce o gli permette di combattere e lo fa magari con incredibile determinazione, fino a quando non crollerà per sfinimento.

E infatti c’è chi lo fa ancora, ma sente sempre più il peso del logoramento.

Ci sono in situazioni, così umanamente degradate, meravigliosi volontari, sopratutto fra le milizie territoriali, ma anche fra i civili ,sopratutto più anziani, che non risparmiano ulteriori sacrifici per aiutare feriti o semplicemente gente affamata e rimasta ad aver bisogno di tutto.

Noi che viviamo in società “avanzate” ci lamentiamo del fatto, che pur vivendo magari non nell’opulenza, ma nel relativo benessere sì, soffriamo sempre più spesso di crisi di panico, perché percepiamo un senso generale di insicurezza.

Immedesimiamoci anche per poco nella sofferenza, anche psicologica, di chi ha perso o potrebbe perdere sé stesso, i propri cari, la sua casa e tutto quanto serve per vivere.

Senza sapere quando finirà.

Questi sì hanno ben diritto di vivere crisi di panico o forse sono stati costretti ad andare oltre avendo acquisito ferite interiori non più rimarginabili.

Ecco, questo ottimo libro di Sensini, responsabile dell’ufficio esteri della Stampa a New York, è una raccolta di storie di come si vive in Ucraina ,dalla prima linea, ai pochi posti relativamente tranquilli, ma mai veramente al sicuro, perché nessun posto è sicuro.

Storie raccolte rigorosamente “sul campo”, trincee comprese, nel corso di due periodo di permanenza in quel paese realizzati dall’autore durante la guerra.

Ho molto apprezzato lo stile e l’onestà intellettuale di Semprini.

Come praticamente tutti i reporter di guerra, per poter avvicinarsi alle prime linee, ha dovuto chiedere di andarci “embedded” all’esercito ucraino.

Ma questo ,ho verificato, che per quello che c’è scritto in questo libro, mai, ma veramente mai, l’autore si lascia andare a dare giudizi di valore, ideologici o personali e tanto meno a incensare le forze armate ucraine, che l’hanno accompagnato, anche nelle trincee in prima linea, a distanza visiva ad occhio nudo, dalle corrispettive linee dell’armata russa.

In una guerra in corso è pressoché impossibile guadagnarsi la garanzia di una assoluta imparzialità, scrivendo reportage a volte da una parte, a volte dall’altra, perché ben difficilmente, se scrivi da una parte del fronte, le autorità e sopratutto i servizi dell’altra, di danno il pass per andare vicino alle loro linee.

Ottimo quindi questo libro anche e sopratutto per l’abilità dell’autore di ritagliarsi una narrazione obiettiva quanto più possibile.

Del resto l’argomento è da tempo coperto da nugoli di giornalisti di livello altalenante.

Confesso che ho scelto il libro di Semprini perché l’avevo visto comparire ospite a una delle live del “Parabellum” dell’ottimo Mirko Campochiari e mi aveva convinto proprio per la sua obiettività di giudizio.

Detto questo, non posso non rilevare il mio personale disappunto, per la prefazione di Minniti, politico del PD, che si era distinto, quando era al governo, per iniziative originali nel campo dell’immigrazione, ma che in questo caso ,in alcune pagine, poche per fortuna, propina l’assolutamente ovvio del pensiero mainstram e politicamente corretto sull’argomento.

Potevano risparmiarci quella prefazione.

Ma per il resto consiglio vivamente la lettura del libro.










giovedì 14 dicembre 2023

Domino rivista sul mondo che cambia n.11/ 2023 Fronti di guerra globale . Dopo l’Ucraina s’è aperta la breccia mediorientale per il vantaggio di cinesi e russi. E il tormento degli americani – recensione


 


L’inevitabile “stanchezza” dell’opinione pubblica sull’andamento delle due guerre principali in corso ,per via del prevedibile effetto assuefazione, si ripercuote anche su fonti di informazione ben più elevati ed affidabili dei normali media generalisti.

E quindi anche le riviste specializzate come Domino o Limes ne risentono anche perché, non dobbiamo nascondercelo, sono nati nel frattempo ,blog sopratutto di youtuber ancora più specializzati ,come quelli gestiti da analisti militari, che danno veramente il massimo possibile, usando usando ovviamente i mezzi delle comunicazioni digitali più aggiornate ,che consentono di acquisire materiale di prima mano e di testarne l’autenticità con lo strumento della geo-localizzazione, il tutto pressochè in tempo reale.

Per chi segue anche questi nuovi strumenti, quando esce la rivista mensile di geopolitica ,il quadro degli evento è già sostanzialmente noto e quindi una parte del fascino della stessa viene un po scalfito.

Ma se il livello degli analisti delle riviste di geopolitica è elevato, la loro analisi dei fatti rimane sempre di particolare interesse.

In particolare in questo numero di Domino, se l’editoriale di Fabbri, come dicevo sopra, lo ho trovato un po meno brillante del solito, non per colpa sua, ma perché il pubblico che segue queste riviste ha già avuto modo di farsi un’idea.

Ho trovato però particolarmente brillanti due saggi.

Quello dello storico militare Virgilio Ilari e quello del filosofo Zeno Goggi.

Se ci sono lettori, e ce ne sono di sicuro, che non amano la solita minestrina del mainstream già fornita dai media generalisti, ma il suo esatto contrario, sono serviti.

A titolo di esempio, Ilari illustra la sua riflessione ,secondo la quale la madre del cambiamento epocale dell’equilibrio mondiale bipolare, che è stato costituito dal crollo dell’Urss, invece di portare al definitivo affermarsi dell’egemonia globale dell’impero americano, ha sancito proprio l’inizio della decadenza del “secolo americano”.

Altri analisti, su questo stesso numero, confermano che la strategia di fondo delle agenzie americane è ora diretta non proprio a tirare i remi in barca, ma a cercare occasioni per puntellare la Russia ,alla quale Putin ha procurato una inevitabile vittoria tattica (la conquista almeno di una parte non irrilevante dell’Ucraina), a prezzo però di una più importante sconfitta strategica (si è infatti incrinato il sogno della “terza Roma” di ristabilire il prestigio imperial- zarista).

La strategia degli Usa, come è ben noto, ha come priorità la difesa dell’egemonia americana sui mari dell’Indopacifico e l’eccessivo indebolimento della Russia ,che la costringe, se non a genuflettersi a Pechino, certo a chiederne come minimo un sostanziale sostegno, collide con il quadro degli obiettivi di sicurezza americani.

Gli Usa quindi, nella realtà, non nelle litanie della propaganda, sono impegnati a far sapere alla Russia che è venuto il momento di trattare un modus vivendi ,che consenta a quel paese di ritrovare ancora dall’Occidente, quello che è considerato pericoloso, che vada a elemosinare in Cina.

Dicevamo poi del filosofo.

Geniale Fabbri, tanto per cambiare, ad andare a interpellare un filosofo.

Del resto, lo stesso Fabbri, nel suo recente libro sulla “geopolitica umana”, dice tra l’altro che la geopolitica permette di guardare alla storia da una posizione elevata, per poter subire meno le influenze di tutti gli sviluppi di breve periodo.

Ecco perché dal cappello di Fabbi esce il filosofo.

Filosofo ,che come Ilari, non si fa proprio riguardo a contraddire e magari scandalizzare i placidi seguaci del pensiero mainstream e lo fa sviluppando questo pensiero di fondo : come mai ci stupiamo dell’odio che “l’altro mondo” riversa su di noi ?

Ammesso che di questi arriviamo ad accorgercene.

Basterebbe dare un’occhiata alle risoluzioni ed alle votazioni recenti dell’Assemblea Generale dell’Onu, per capire che siamo ancora magari stra-potenti, ma nel mondo siamo in minoranza.

Minoranza culturale e questo proprio non riusciamo a metabolizzarlo, perché non ci riesce di comprenderlo, talmente ci eravamo invaghiti dell’idea di essere i migliori ,in inevitabile missione messianica.

Il numero di Domino ,del quale stiamo parlando, si occupa ovviamente anche della guerra a Gaza.

Come nel caso dell’ Ucraina ci siamo istintivamente divisi a fare il tifo per una delle due parti ,siamo italiani, e quindi forse irrimediabilmente ammalati di tifo calcistico, che tendiamo ad applicare impropriamente ad eventi più seri.

Prima, colpiti dalle efferatezze di Hamas, quasi tutti schierati pro Israele, poi ,man mano che la stessa Israele perdeva clamorosamente la guerra mediatica ,con il bombardamento delle immagini televisive ,quasi tutte provenienti da Al Jazeera, praticamente unico media presente a Gaza, tutte orientate sui pronto soccorso degli ospedali di Gaza ,con immagini di gente maciullata ,che molto spesso erano bambini, eccoci voltarci a condannare Israele.

Ma la geopolitica, come sappiamo ,si pone sopra al Bar Sport ,non per arroganza, ma perché è fatta così, per cambiare punto di vista e superare ciò che è influenzato dall’emotività e dalle conseguenze di corto periodo.

Ci dice che l’interesse nazionale strategico delle Monarchie del Golfo è volto a contrastare, prima di tutto, la proiezione imperiale dell’Iran e che, sarà contro-intuitivo fin che vogliamo, ma a causa di questa prioritaria impostazione strategica ,sono costrette ad allearsi con Israele ,come del resto hanno fatto con gli accordi di Abramo.

Conseguenza : a loro dei fratelli Palestinesi non importa molto, li vedono più come fonte di turbamento dei loro piani che altro, se non addirittura come perenne elemento di disturbo e di minaccia.

Attenzione allora a coltivare simpatie verso di loro solo perché sono indegnamente mal-trattati.

E’ molto dubbio infatti che loro amino noi, ed ancor peggio la nostra cultura e il nostro modo di pensare.

Loro sono sempre discepoli di Hasan Al Banna e di Sayyd Kutb, che per noi vedono bene solo una bella conversione col metodo della Jihad.

Del resto, non è che noi a cominciare dalle crociate e dalla “reconquista” in Spagna, abbiamo fatto di meglio nel passato.



martedì 12 dicembre 2023

Marco Mancini - Le regole del gioco Dal terrorismo alle spie russe : come il controspionaggio offensivo ha protetto gli italiani - Ed.Mondadori – recensione

 



Ottimo libro, basato sulla narrazione di una vicenda umana singolarissima.

Addirittura colui che è stato il capo di una sezione del Sisde, cioè i servizi segreti italiani, che si racconta, e già questa sarebbe una notizia, perché, se c’è una cosa del tutto contro-intuitiva, è proprio questa.

Infatti, per quanto poco possiamo conoscere questo mondo, ci appare ovvio che una spia può fare tutto meno che raccontarsi.

Immaginiamoci poi il capo delle spie.

E’ ovvio quindi che il racconto ci presenta alcune cose essenziali, ma senza rivelare ovviamente né segreti di stato, né situazioni che potrebbero mettere in pericolo o far “saltare la copertura” ad agenti ,che fanno o hanno fatto questo lavoro.

Ci vengono rivelati autentici episodi da thriller d’azione e, solo per questo, varrebbe la pena leggersi il libro.

Ma il discorso si allarga e diventa molto, ma molto più serio, quando ci viene snocciolata una lungo fila di azioni-missioni ,compiute dal reparto speciale dei Carabinieri del Generale Dalla Chiesa e dal Sisde , che ci fanno capire che non è per uno straordinario colpo di fortuna, né per la particolare lungimiranza (ma quando mai!) dei nostri governanti politici, che siamo stato l’unico paese importante dell’Occidente ,che non ha dovuto subire il suo 11 settembre.

Non è stato un caso, è stato per merito di coraggiosi e preparati servitori dello stato, che si sono inventato e costruito il “controspionaggio offensivo” per individuare per tempo le cellule del terrore e bloccarle in tempo.

A che prezzo?

A un prezzo molto caro, per loro, prima di tutto in termini di costante rischio della vita propria e quel che è peggio di quella delle loro famiglie.

Ma non basta, purtroppo.

Perchè questo libro riporta anche, nella sua trama ,di fatti che fanno parte ormai della storia nazionale, intessuta insieme ,le vicende di uno spiacevole ,chiamiamolo “affaire Mancini”.

A volte può capitare ,che ,come nei film ,il valoroso servitore dello stato, che sventa pericoli orribili, che mettevano a rischio la vita di suoi concittadini, si ritrovi in un percorso lineare , che inevitabilmente accontenta le aspettative del pubblico, che si aspetta almeno la consegna di una luccicante medaglia, in segno di dovuta riconoscenza, musichetta e fine del film.

Troppo spesso però, nella vita reale,le cose vanno diversamente o più precisamente vanno storte.

A Marco Mancini sono andate per un po’ dritte, ma verso la fine di carriera, decisamente storte.

Il lettore colga la “consecutio temporum”, che non può essere casuale.

Quando i suoi successi “sul campo” diventavano troppo eclatanti, gli sono capitati tra capo e collo, non semplicemente due incidenti giudiziari, da chiarire velocemente, ma due arresti ,seguiti da due diversi periodi di detenzione ,in attesa di giudizio.

Giudizi che hanno scagionato “con formula piena” l’interessato, che però avrà avuto ampio modo di chiedersi se valeva la pena aver rischiato tante volte la pelle, per essere ripagato in quel modo.

Ma torniamo alla sopracitata consecutio temporum, che spiega abbondantemente, come la meschina invidia, di individui meschini, che magari ti lavorano accanto ,possa nella vita ,risultarti più pericolosa della canna puntata di uno o più kashnikov ak47, esperienza che Mancini ha fatto in più occasioni.

Il libro finisce ,giustamente a mio avviso, con una lettera aperta al Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, perché si studi un momento il dossier e, capita l’importanza di ricostruire la rete del “controspionaggio offensivo” ,che aveva tessuta il Mancini ,compia atti solleciti per mettere più al sicuro noi cittadini italiani.

Purtroppo infatti il libro ci fa capire, che la più che verosimile invidiuccia di mediocri concorrenti aveva costretto il Mancini medesimo a un “pensionamento forzato”, guarda caso proprio quando gli era praticamente già stato annunciata la promozione alla sedia più alta, del servizio nel quale aveva lavorato, riportando risultati tanto consistenti.

La conseguenza ,però non è stata solo una questione riferita a un privato cittadino, che subisce un ‘ingiustizia subendo un siluramento invece di una promozione , ma il pratico smantellamento della rete che lo stesso aveva costruito, con paziente lavoro per anni, con conseguenze molto pesanti e pericolose per tutti noi.

Ma leggetelo questo libro, capirete tante cose.

Per esempio che non è per caso ,che l'afflusso dei migranti coi famosi barconi è deflagrato improvvisamente.