lunedì 24 dicembre 2012

Il Prof. Monti, l’uomo del “vorrei ma non posso”





Onore al merito : ha riportato in Europa un paese che il suo predecessore B. aveva gettato in Africa, bene, che gli diano una medaglia e infatti lo hanno fatto senatore a vita, va bene così.
Ma fuori di quello il politico Monti si è dimostrato molto limitato.
Già accettare di governare sulla base di una maggioranza politicamente impossibile, cioè tutti dentro salvo Lega e Di Pietro è stato da parte sua un azzardo esagerato.
Come si fa a pensare di poter combinare qualcosa  governando con le mani legate da mezza camera piena per oltre metà di berlusconidi rappresentanti del peggio del paese dalle cosche alle caste alle corporazioni ai piduisti con conigliette e coniglietti del cerchio magico del capo il tutto condito in salsa vaticana marca Cl?
E infatti non c’è riuscito, se non per fare tre cose che avrebbe fatto chiunque su pressione della UE.
Tutto è cominciato con il tentativo al limite del ridicolo delle liberalizzazioni limitate a taxi e farmacie e subito approdato a uno scontro frontale con le rispettive corporazioni medioevali che regolarmente hanno vinto la partita e non si è liberalizzato un bel niente.
Con  l’altro tentativo velleitario di modernizzare i paese librandolo dalla camicia di forza degli ordini professionali organizzati a corporazione figuriamoci come poteva andare a finire.
Il paese che ha quattro volte gli avvocati della Francia ha subito visto la forza di quella corporazione, dopo un anno la grande riforma della professione forense ha partorito l’obbligo di pagare i praticanti la metà di una domestica, brillantissimo.
L’abolizione delle provincie ha scatenato le solite lotte di campanile per non approdare regolarmente a nulla.
Gli unici provvedimenti che sono passati a suon di volti di fiducia sono stati quelli fiscali che tra l’altro erano niente  altro che la prosecuzione della politica di Tremonti dei tagli lineari con conseguenze catastrofiche sulla vita degli italiani e col blocco dello sviluppo.
Unica vera riforma del governo Monti è stata quella delle pensioni anche se l’incredibile creazione degli esodati ha ridimensionato radicalmente le capacità tecniche dei tecnici.
Si è finiti poi nel ridicolo quando si è partiti decisi ad  approvare una legge anticorruzione in un parlamento pieno di berlusconidi, che si erano già  mangiati anche le gambe dei tavoli, in bona compagnia con i tangheri di Sesto San Giovanni tanto vicini al buon Bersani.
Si è ancora velleitariamente tentato almeno di ridurre i privilegi della casta dei politici e nuovamente il risultato è stato zero.
Sul piano della difesa della laicità dello stato, diritti civili, contenimento dei privilegi del Vaticano sempre meno tollerati dalla gente, Monti è stato uno dei governi più proni al bacio della ciabatta, unica concessione perché imposta dalla UE l’Imu pagata dalle strutture profit della chiesa , ma con mille limitazioni e condonando tutta l’evasione passata.
Addirittura il governo ha presentato un ultimissimo appello, destinato fortunatamente al fallimento, sulle sanzioni minacciate dalla UE concernenti la legge 40 “fecondazione assistita” che limita i diritti umani e civili degli italiani, per accondiscendere alle fobie fondamentaliste del Vaticano.
Alla fin fine Monti è stato la prosecuzione della politica di favore verso i più ricchi a spese del ceto medio che B. avrebbe fatto se fosse stato capace di fare qualcosa oltre che lottare per favorire  le sue imprese e tenersi fuori dalla galera.
Poca cosa, molto poca cosa.
Ed ora?
Perché mai gli Italiani dovrebbero premiarlo votandolo come fosse il salvatore della patria?
La sua alleanza con il decrepito  partito liberal cattolico di Casini e associati non mi sembra una gran scelta politica.

L’unica cosa  positiva è che ora tutto è finalmente in movimento.
Obiettivamente però l’inizio della campagna elettorale si svolge in una confusione sovrana.
Nessuna sorpresa per il circo di B. che è sempre la solita minestrina pluri- riscaldata  servita da un vecchio clown sempre più penoso.
Quello che sorprende è che da subito non tornano i conti.
I sondaggisti danno grosso modo : 35 a Bersani; 7 a Vendola; altrettanto ai neonati arancioni di Ingroia, De Magistris, Di Pietro, Landini; 15 a B. e fascisti associati; 15 a Monti e centro liberal cattolici associati; 7 alla Lega; 15 al Movimento 5 Stelle; 35 astenuti ed arriviamo alla bellezza di 136 invece che  100.
Qualcuno bara clamorosamente.
Mi sbaglierò ma che ha sbagliato clamorosamente i conti è proprio lui il tecnico bocconiano.
Che spettacolo la sua conferenza stampa di accettazione – non accettazione.
L’unica cosa che la gente ha capito è che si passava dal clima delle grossolane barzellette da caserma di B. al sottile umorismo dei consigli di facoltà delle cosi dette università di eccellenza, dove noblesse obblige, però ahimè temo che il popolo non capisca queste sottigliezze e tanto meno le apprezzi, non si può passare da un estremo all’altro di colpo.
B. ha esagerato considerando il suo popolo una massa di semi- deficenti ai quali le devi sparare grosse se no non capiscono o non si divertono, ma l’aplomb oxfordiano di Monti è una doccia troppo fredda, o riesce in poche settimane a riscaldarla o nessuno lo seguirà.

Non  facile infine dare un giudizio sull’ “agenda Monti” , che finalmente è stata resa nota.
C’è per due terzi quello che uno si aspetterebbe da Monti : Europa; priorità al risanamento di bilancio come dagli impegni presi in sede europea; continuazione nel tempo della spending revue; liberalizzazioni ; istruzione e ricerca ; difesa della riforma delle pensioni e della politica sindacale cara a Marchionne; apertura alla globalizzazione.
Questo è l’elenco della spesa di Monti che tutti conoscevano già e qui il problema non è nell’elenco in sé ma nella capacità di realizzarlo e il primo anno di governo non è stato un gran che.
Leggendo l’Agenda fino a questo punto viene da dire : se è tutto qui..
Ma inaspettatamente nell’ultimo paragrafo c’è il peperoncino che nei primi paragrafi era del tutto assente.
E’ il capitolo che farà scoppiare il fegato a B., c’è proprio tutto senza sconti e senza lacune :
ripristino del reato di falso in bilancio; allungamento dei termini di prescrizione: legge sul conflitto di interessi. Molto, molto bene.
Con queste righe Monti si è condannato a subire lanci di fango (per essere gentiluomini) quotidiani dalle catapulte della corazzata Mediaset Mondadori.
Non sarà un bello spettacolo, ma onore a Monti, ci  vuole coraggio a sfidare senza ambiguità i metodi primitivi , grossolani e con l’uso di qualsiasi mezzo di B.
Però Monti è Monti e la sua politica economica come è delineata nell’ agenda è o almeno dovrebbe essere del tutto alternativa a quella di una qualsiasi sinistra se pure moderata.
La priorità assoluta per una qualsiasi forza di sinistra non può che essere lavoro, lavoro e lavoro con qualsiasi mezzo, compresi lavori pubblici a debito, se non si ci fosse altra possibilità.
Nel caso che i gruppi che si richiamano a Monti non finiscano in un flop clamoroso, cosa che francamente non mi sembra possibile escludere, non sarà semplice per niente concordare un programma di governo Bersani- Monti.
Questa brava gente sembra non rendersi conto che i primi mesi del 2013 saranno mesi di imprese che chiudono e di gente che potrebbe anche reagire male alle maialate del vecchio satiro o alle dotte battute del professore così piene di understatement alla maniera inglese.

domenica 23 dicembre 2012

Woytila e Ratzinger due pontificati rovinosi per la chiesa, ma per opera del caso, non del diavolo e in particolare a causa della loro inadeguata formazione giovanile







Chi per professione o per passione personale si interessa di storia sa che spesso se non quasi sempre anche le più celebri vicende storiche hanno preso una piega anziché un’altra per puro caso, perché per puro caso riescono a combinarsi insieme i molteplice elementi che li hanno resi possibili.
Hitler sarebbe rimasto sempre un modesto imbianchino bavarese se …
Lenin  sarebbe marcito in galera chissà per quanto tempo se non avesse preso quel famoso treno Zurigo-Pietrogrado Pietroburgo, dove era inizita la Rivoluzione  poi detta d'ottobre.
Per ogni personaggio notevole passato alla storia è possibile individuare gli elementi casuali che hanno reso possibile la loro fortuna o sfortuna.
Rimanendo ai tempi presenti mi sono imbattuto, guarda un po’ per caso, nelle sconcertanti analogie che sono state probabilmente determinanti a fare di Woytila e Ratzinger  due campioni della conservazione e della anti -modernità.
E in tutti e due i casi l’analogia si trova nell’ambiente nel quale sono cresciuti negli anni della loro formazione scolastica.
Woytila figlio di uno squattrinato sottoufficiale dell’esercito, rimasto vedovo precocemente che non aveva materialmente i soldi per comprare i libri, che avrebbero dovuto alimentare la formazione di un figlio molto dotato intellettualmente e molto ambizioso.
Questo figlio ha quindi dovuto accontentarsi di quello che passava il convento, cioè le biblioteche degli ultra conservatori seminari della ultra conservatrice chiesa polacca.
Già chiusa nella sua fobia di nazione perseguitata dalla sorte, quando è  cascata dalla schiavitù nazista alla schiavitù sovietica, questa  per di più anche atea militante, la chiesa polacca ha raggiunto dei vertici di distacco dal mondo e di ricaduta nel medioevo.
Woytila ha avuto la ventura di formarsi in questa temperie culturale, nella quale a fede era intesa come fortezza nella quale rinchiudersi per difendersi dagli attacchi di tutto ciò che era esterno.
Quel celebre film, tratto dal libro di Eco ha dato una immagine plastica di una idwale biblioteca di convento medioevale, gestita da un anziano bibliotecario integralista fanatico che rinchiudeva il sapere del mondo in una torre di spesse mura e in quell’ambito murava in un labirinto irraggiungibile i testi considerati da lui pericolosi.
Questa doveva essere la Polonia clericale negli anni giovanili di Woytila.
Questo personaggio dotato di una personalità prorompente e carismatica con doti di attore a livello professionale, chissà quali vertici intellettuali o artistici avrebbe raggiunto se avesse potuto studiare in una qualunque università internazionale di eccellenza, invece che in oscuri seminari di una chiesa accerchiata e chiusa in sé stessa.
Questo handicap di partenza Woytila ha cercato di superarlo con un supplemento di forza di volontà, che certo non gli mancava, ma lo zampino del caso e non del diavolo lo ha frenato ancora in più occasioni.
Tutti sappiamo che nell’epoca classica chi non conosceva il greco e il latino non esisteva per il mondo della cultura, non poteva letteralmente prendere parte.
Nell’epoca moderna nessuna contesta più il fatto che chi oggi non padroneggia l’inglese si può accomodare fuori dallo sviluppo intellettuale del mondo.
Woytila l’inglese lo ha studiato perché aveva capito benissimo  quali  erano le regole del gioco, ma no lo ha mai padroneggiato.
I giornali all’epoca hanno riportato per esempio la cronaca di quella udienza kafkiana che Woytila da papa aveva accordato al Principe Carlo di Inghilterra, accompagnato dalla più celebre consorte, principessa Diana, quando a causa del suo inglese approssimativo, che portava a degli equivoci  ed alla cortesia nobiliare che induceva a rispondere con degli “yes”, forse interrogativi, forse assertivi, i tre si erano avvitati in una conversazione nella quale non si capiva più nulla.
La insufficiente padronanza della lingua, veniva aggravata in Woytila dal poco interesse, se non da una  antipatia preconcetta  verso la cultura anglosassone, che non conosceva e  che non aveva mai studiato seriamente, senza rendersi conto che non avrebbe potuto permetterselo perché  così facendo si sarebbe tagliato fuori dal mondo moderno.
E’ in questo  “gap”,  in questo distacco, in questo vuoto  culturale, che come abbiamo detto si è materializzato per circostanze  casuali, che Woytila non  ha mai capito tutto ciò che è anglosassone, dal protestantesimo in religione  col suo concetto di spirito critico e di pluralismo culturale, alla democrazia moderna , alla laicità dello stato in politica e nella cultura politica e sociale.
Così una volta caduto il comunismo e liberata la Polonia, non certo per solo merito suo, si è lanciato  nell’opera assurda di modellare la chiesa universale sul modello polacco che era l’unico che conosceva  e che gli dava sicurezza.
Così lasciava fuori il mondo moderno e non è cosa da poco.

E’ singolare che il suo successore Joseph Ratzinger si trovi condizionato dallo stesso gap culturale, che, poveretto, non si è né scelto né cercato, ma se lo si è trovato in dote dalla limitata formazione culturale che ha acquisito nella sua giovinezza , esattamente come Woytila.
Non è forse singolare e illuminante al tempo stesso il fatto che Ratzinger sia figlio di un poliziotto bavarese, quasi la stessa professione del padre Woytila e non proprio stimolo all’ apertura mentale?
L’ambiente culturale dei seminari bavaresi degli anni del nazismo, che è caduto quando il nostro aveva 18 anni, non era certo molto più aperto e brillante di quello della Polonia di Woytila sotto i sovietici.
Il Nazismo non era formalmente ateo, ma lo era nei fatti in un modo ancora più insidioso del comunismo sovietico per la chiesa, che  in massa si era lasciata trascinare dall’esaltazione  nazionalista per la religione del potere della razza ariana eletta e antisemita e aveva coltivato così il peggio della propria teologia, basato sui concetti di culto dell’autorità e del potere, ambedue radicalmente anti-  evangelici.
In questo clima culturale distorto, chiuso e  ultra- tradizionalista si è formato Ratzinger.
Uomo molto più modesto intellettualmente di Woytila e che ha ben presto mostrato di accontentarsi delle   sicurezze accordate agli uomini di apparato.
Uomo di apparato è sempre stato  a servizio di quella metaforica torre del convento medioevale che metteva al sicuro i libri proibiti, perché non tentassero le  intelligenze della gente.
Con Ratzinger ci risiamo, il protestantesimo pur così vicino a lui tedesco gli è del tutto sconosciuto, probabilmente non ha mai studiato seriamente Lutero per paura del confronto con lo spirito critico e il suo pluralismo culturale e teologico.
L’inglese e la cultura anglosassone è di nuovo rimasta appena toccata,  anche perché pregiudizialmente ritenuta ostile e pericolosa.
Il quadro culturale è lo stesso.
Due vittime di un’educazione sbagliata che non si sono cercati.
Le neuroscienze oggi hanno molto chiarito il ruolo non assoluto e insuperabile, ma certo molto pesante della formazione giovanile.
E insidioso, perché la mente funziona facendo sempre riferimento con un procedimento inconscio in prima istanza alle risposte veloci che ci vengono dai “files” archiviati e quindi a nostra insaputa ci fornisce niente altro che dei bei pregiudizi, suggerendoceli  come da adottare e come se fossero nostri “per default” in analogia al funzionamento dei computer.
L’ambiente e quello familiare  sociale  e culturale in particolare rischia di ingabbiarci per tutta la vita se non sappiamo reagire criticamente.
E per far questo è essenziale uscire dal guscio e andare in giro per il mondo, cosa che oggi la tecnologia ci consente di fare anche solo dallo schermo del nostro computer.
Ma né Woytila, né Ratzinger hanno preso coscienza dei danni che loro causava il fatto di essere immobilizzati nella torre del convento.

mercoledì 19 dicembre 2012

Scegliendo il centro Monti ha scelto di non scegliere, non sembra una grande pensata.





Il centro, ma chi era costui?
L’Italia del dopo-guerra aveva conosciuto il centro, e i governi centristi, ma chi si ricorda oggi di Giuseppe Pella , Guido Gonella, Mario Scelba , Attilio Piccioni, Antonio Segni ecc. Forse ci si ricorda di quest’ultimo perché divenne Presidente e comunque per i giovani questi nomi appartengono ad  assoluti sconosciuti.
Se andiamo a consultare un libro di storia per vedere cosa hanno fatto vediamo che il loro chiodo era il pareggio di bilancio alla Quintino Sella e qui comincia a delinearsi una vicinanza non di poco conto col nostro odierno Prof. Monti.
Era la DC,  la vecchia balena bianca, che allora non era affatto vecchia perché accanto ai grigi centristi sopra elencati c’erano gli scalpitanti Fanfani , Vanoni, La Pira, c’era non in politica ma in posizione ancora più importante un Enrico Mattei all’Eni, c’era un Giuseppe Dossetti, che stava maturando la sua dottrina sociale,  c’era Dino Penazato alle Acli, c’era Giuseppe Lazzati all’Università Cattolica, c’era Mario Rossi alla Giac, branca giovanile dell’Azione Cattolica,  appoggiato da Mons. Giovanbattista Montini, che si contrapponeva a  Gedda, Presidente appunto dell’Azione Cattolica e reduce dalle battaglie anticomuniste frontali con i Comitati Civici e c’era ancora soprattutto un certo Alcide De Gasperi, che nell’aspetto e nello stile sobrio, ma solo in quello purtroppo, richiama un po’  il nostro Monti.
Basta questo elenco sommario  per capire che quella Dc era grande non solo di numeri, ma di teste, di competenze, non solo di idee ma soprattutto di ideali.
Era plurale, ma si alimentava in un mondo cattolico vastissimo  vivo e pensante.
I grigi anni ’50 del centrismo hanno consentito all’ala progressista della DC di scaldare i motori elaborando le riforme che avrebbero fatto dell’Italia il paese moderno del boom  nei successivi anni ’60 : la riforma agraria con il superamento del latifondo nobiliare e medioevale; un piano formidabile di costruzione di case popolari; la leva delle opere pubbliche usata a piene mani con la costruzione delle infrastrutture a cominciare dalle autostrade; l’allargamento dell’istruzione ai ceti che prima non ne potevano usufruire; l’allargamento della copertura pensionistica;  le mutue malattia, primo passo verso il servizio sanitario nazionale;  il rafforzamento della struttura industriale pubblica con l’Iri, arrivato a dimensioni gigantesche nell’acciaio, nell’energia, nella chimica, nella cantieristica ecc. insomma  : lavori pubblici, infrastrutture, piena occupazione,  nella direzione dell’Europa Unita.
Ed ora Monti si orienta sui  movimenti residuali  di uno spento e grigissimo Casini, di un dandy alla Cordero di Montezemolo, di un rimasuglio di mondo cattolico alla Olivero e Riccardi, ormai ben lontani dalle radici cristiano-  sociali del movimento cattolico italiano degli anni ’60.
Con questa armata Brancaleone alle spalle che vuol fare Monti?
Sfidare a regolar tenzone la corazzata mediatica di un  Cavalier B. ,ormai disposto a tutto, ma veramente a tutto, pur di riguadagnarsi il solito salvacondotto giudiziario che lo tenga lontano da San Vittore ?
Portar via al povero Bersani quella manciata di voti moderati che potrebbero riuscire nell’impresa, fino a ieri ritenuta impossibile, di fargli perdere le elezioni?
E a vantaggio di chi?
Il gioco arrischiatissimo di Monti è chiaramente quello di mettere insieme un nuovo gruppo politico di destra moderata che si ispiri al Partito Popolare Europeo, cioè a quel che è rimasto dei movimenti democristiani  in Europa e di fare da ago della bilancia.
Ma prima di tutto quest’area è già affollata essendoci da sempre Casini e poi i dirigenti del PPE hanno avuto qualche anno fa lo stomaco di prendere per buono il partito di Berlusconi che con i democristiani europei non si vede cosa possa avere avuto da spartire, ma che comunque c’è ancora.
E poi il suo azzardo potrebbe funzionare solo nel caso in cui da Berlusconi si staccasse un gruppo consistente di ex berlusconidi  delusi, ma abbiamo visto già quante volte questi hanno tentato il ruggito del coniglio, per tornare nella conigliera il giorno dopo.
E quand’anche il gioco funzionasse e cioè Monti con i raggruppamenti che a lui si ispirano arrivasse al massimo che gli analisti gli assegnano come voti potenziali cioè a un 20%  che farebbe?
Dovrebbe scegliere di governare o con Bersani o con Berlusconi che verrebbe ricacciato in una posizione di aggregatore di tutte le destre da quella fascista alla Lega a quello che rimarrebbe del suo partito personale.
Ma se ragioniamo sui numeri l’azzardo di Monti è legato proprio alla consistenza dei berlusconiani che si dovrebbero staccare dalla figura del capo, con i quale hanno condiviso vent’anni di vergogne.
Contento lui, ma certo legare tutto il suo progetto politico alla determinazione dei Frattini, Pisanu, Quagliariello, ed ex Ciellini in crisi di coscienza, altro che sobrietà, ci vuole il coraggio di un giocatore di poker.
E intanto l’Italia aspetta e mai che arrivi un politico “normale” che faccia cose normalmente sensate,  seguendo la strada maestra scritta nella costituzione, che tutti esaltano ma che tutti si mettono sotto i piedi continuamente.
La cosa migliore che ha detto Benigni nel suo show di tre giorni fa è stata proprio questa battuta : la Costituzione, aspetto che entri in vigore.

martedì 18 dicembre 2012

Il servizio inter-religioso a Newtown presieduto da Obama ci fa pensare che da noi per vedere cose simili dobbiamo andare indietro fino a Costantino






Bisogna vedersi le immagini del rito religioso- civile con il quale l’America ha compianto le vittime di Newtown per capire tante cose.
Vogliamo essere così simili agli americani e li invidiamo tanto, che li imitiamo perfino nelle piccole cose di costume, ma ahimè, loro sono l’impero e noi siamo la periferia e questo a volte si vede in modo clamoroso, come in questo caso.
C’è ancora un distacco nello sviluppo culturale, civile, religioso, che ce li fa invidiare ancora di più.
Obama in mezzo al popolo di Newtown, che con le sue formidabili capacità oratorie presiedeva il rito interconfessionale iniziato singolarmente dalla comunità musulmana e seguita dalle altre.
Ancora più significativo per un italiano è stato vedere che al rito che si celebrava nel teatro cittadino il pubblico rimaneva seduto alla lettura delle scritture a cominciare dal Corano, ma tutti si sono alzati plaudenti quando è salito sul palco l’imperatore, il Presidente Obama, perché lui era il “pontifex maximus” riconosciuto tanto che lui ha letto la scrittura, esattamente la seconda lettera di Paolo ai Corinti versetti 4,16 e successivi.
Pensavo che questo giudizio suk Pontifex Maximus fosse una mia impressione personale di italiano per niente abituato alle manifestazioni di “religione civile”, ma questa mia impressione è stata confortata sul sito della CNN da queste parole, incredibili per noi, dell’editorialista di quella TV, Stephen Prothero biblista, docente all’Università di Boston : “non è stato un discorso (quello di Obama) è stato un sermone. E ha messo in evidenza i talenti del nostro attuale “pastor in chief”    pastore capo”.                 
Poteva benissimo essere Costantino 16 secoli fa, pontefice massimo,  abituato ai culti di Mitra, Cibele, Apollo,e dopo il 313 dei Cristiani, perché tutti i culti confluivano nella religione civile che si riconosceva nei valori condivisi dell’impero, che stava insieme per quello, che era il suo supremo simbolo.
Obama celebrante che sceglie l’inno civile da cantare per unire tutti nella celebrazione : “Amazing Grace” invocazione a dio nelle avversità della vita scritta nel ‘700 da un inglese capitano di una nave negriera, che scampato a un naufragio poco a poco riacquista il senso dell’umanità e negli ultimi anni di vita compone questo inno che è diffusissimo nel mondo anglosassone.
Quanto siamo lontani. Quanto siamo indietro, purtroppo.
Gli americani che trovano con naturalezza momenti di straordinaria unità civile e spirituale nella loro “religione civile” come abbiamo visto.
Allo stesso modo invidio sempre gli inglesi di Gran Bretagna quando il famoso 11 novembre alle ore 11 vedo l’annuale servizio di religione civile dedicato al ricordo dei caduti di tutte le guerre manco a dirlo presieduto dalla Regina con i religiosi in posizione laterale e la rappresentanza istituzionale che nella sua semplicità e funzionalità fa semplicemente vergognare noi italiani : il primo ministro e il leader dell’opposizione di Sua Maestà, punto, altro che i nostri trecento partiti e partitini.
Per molti sarà sgradevole ricordarlo, ma credo che onestà intellettuale induca a osservare che nella nostra storia recente l’unico leader politico che ha almeno tentato di istituire una “religione  civile”, parzialmente riuscendoci, è stato Mussolini.
I cattoliconi rabbrividiranno, ma una documentazione storica di questa affermazione è stato il discorso di Mussolini alla Camera dopo la firma dei Patti Lateranensi , che mi ha  sempre colpito per la sua anti – ortodossia.
Cito a memoria “abbiamo voluto dare la pace religiosa all’Italia ma deve essere ben chiaro a tutti che noi celebriamo gli eterni valori che non sono quelli cristiani, ma quelli del fascismo”.
Non entro nel merito, ma è del tutto evidente che questa era una affermazione di “religione civile”.
Non è un caso che in quel regime ci fosse addirittura una struttura istituzionale dedicata alla “mistica fascista”.
Poi il fascismo è finito, come è finito, ma questa non è una buona ragione perché in Italia il potere civile debba essere succube a volte in modo addirittura ridicolo del Vaticano e nessun leader politico sia mai stato in grado di  ricostruire una forma di “religione civile” condivisa.