martedì 8 novembre 2016

Hillary, attenzione che chi entra in Conclave credendosi già Papa di solito ne esce solo come Cardinale







La Clinton, dopo essere stata (parzialmente) scagionata dalle indagini dell’FBI relativamente all’affare delle sue mail da segretario di stato trasmesse tramite server non sicuri, si è esaltata e dall’aereo ha cominciato a fare dichiarazioni col distacco di chi si crede ormai diventato Presidente.
Ieri i media statunitensi, tutti schierati a suo favore fin dall’inizio, l’hanno seguita trasmettendo notizia dei risultati dei sondaggi più recenti tornati a suo favore se pure con margine pericolosamente vicino alla percentuale di errore statistico e il gioco è fatto.
La borsa di Wall Street, preceduta da quelle europee, per ragioni di fuso orario, ha celebrato ieri l’avvenimento non ancora avvenuto con un forte guadagno degli indici, dopo un lungo periodo consecutivo di calo.
Alla vigilia dell’ “election day” siamo già in clima di ubriacatura.

Ieri c'era un'ubriacatura dei  media a favore  della Clinton come se avesse già vinto

E se la notte prossima vincesse Donald Trump, che succederebbe? La borsa crollerebbe pesantemente? E per che ragione, visto che il programma economico di Trump è generico e fumoso come quello della Clinton?
Senza di me il diluvio, questa è stata di fatto la strategia che ha seguito nella sua comunicazione Hillary Clinton, in tutta una campagna elettorale pessima come livello che comunque vadano le cose ha fatto malissimo alla democrazia americana.
Quando si abbassa di livello la dialettica politica facendola girare prevalentemente sulle questioni di letto dei protagonisti diretti o dei loro familiari, sarei tentato di dire che finisce la politica.
Perfino la questione serissima delle numerosissime mail della Clinton, che quando era Segretario di Stato,sono girate su server qualunque per sua colpevole incuria, era stata sfruttata non tanto per i suoi aspetti di potenziale pericolo per la sicurezza nazionale, ma giocando sulle scabrose questioni di letto del marito della famosa prima assistente della Clinton stessa.
In Italia, c’è il Vaticano, ci diciamo spesso per giustificare nel nostro immaginario collettivo l’eccesso di interessamento per le questioni di gossip dei personaggi più o meno famosi, seguitissimi dai media, come nelle altre parti del mondo, del resto.
Ma negli Usa la presenza delle sette religiose evangeliche, molto più oscurantiste del Vaticano, è ancora più pervasiva e influente sulla pancia dell’America profonda, quella della casalinga di Milwaukee, (corrispondente alla nostra casalinga di Voghera).

Ma l'America profonda, quella della casalinga di Milwaukee e della Bible belt vota repubblicano, non democratico

La percentuale degli americani che credono in buona fede che quello che c’è scritto nella Bibbia vada preso alla lettera è molto ma molto maggiore di quella riscontrabile in Europa.
L’America non per niente è da sempre definita come la terra dei contrasti dove convive la più alta concentrazione di “teste d’Uovo” e di università di eccellenza con l’America profonda della “Bible belt”, la cintura degli stati centrali rigorosamente orientati a destra e verso l’integralismo religioso.
I cittadini di questi Stati votano e non votano democratico.
Ieri sera i telegiornali erano tutti orientati a celebrare in anticipo la presunta vittoria di Hillary, mostrando curiosamente come sfondo le cartine degli Stai Uniti, sulle quali il rosso degli Stati attribuiti ai repubblicani, soverchiava grandemente il blu degli Stati attribuiti ai democratici, e allora come sarebbe possibile una vittoria della Clinton in quelle condizioni?
Mistero da un punto di vista aritmetico, ma comprensibile dal punto di vista delle neuroscienze.
Come è da tempo studiata “l’economia emotiva”, è anche da sempre risaputo che in politica l’essere umano è mosso nelle sue prese di posizione in politica più da “scelte di pancia” che da scelte razionali.

Chi vota sulla suggestione di messaggi emotivi, voterà Trump, non Clinton

Pensiamo qui in Italia al ventennio berlusconiano e abbiamo capito tutto quello che c’è da capire in materia.
Era talmente “emotiva” e non razionale l’ubriacatura a favore di Berlusconi che era presto divenuto ben noto il fenomeno dei sondaggi che sottovalutavano la misura del consenso berlusconiano, per la semplice ragione che molti intervistati “avevano vergogna” a dichiarare all’intervistatore il loro favore a Berlusconi, perché evidentemente percepivano loro stessi di essere attratti verso quella scelta da messaggi subliminali ed emotivi e non da consapevoli considerazioni razionali.
I politici queste cose le conoscono benissimo e da un pezzo “ci marciano”, cioè le sfruttano all’osso.
Sulla base di questi ragionamenti è verosimile che i sondaggi tutti a favore della Clinton non rispecchino la situazione reale, sia perché il cittadino intervistato potrebbe essere portato a “vergognarsi” di esprimere la sua preferenza per un outsider alla Donald Trump (come succedeva con l’effetto Berlusconi di cui si è parlato sopra), sia perché la maggioranza dei consensi verso la Clinton potrebbe non essere veritiera in quanto istintiva e quindi ancora una volta emotiva tendenza a esprimersi per “evitare salti nel buio”, che però per loro natura maturano più spesso nel breve momento del segreto dell’urna che non nel momento più rilassato e controllato dell’intervista.
Del resto i due contendenti invece di parlare di programmi precisi e dettagliati hanno basato tutta la loro campagna nella demonizzazione dell’avversario, giocando tutto sull’emotività dell’elettorato.
Hillary dicendo che sarebbe un disastro per l’America avere un presidente completamente senza esperienza come Trump, che per di più avrebbe un carattere mercuriale, collerico e imprevedibile.
Trump dicendo che la Clinton sarebbe il perfetto esponente della cricca corrotta economico-politica che rappresenta l’establishment al potere.

La differenza fra i due contendenti

Nella loro scelta di esasperare e di semplificare per screditare l’avversario, i due hanno però finito per mettere sotto i riflettori il vero nocciolo del problema che è questo :
Donald Trump vuole rappresentare i cittadini che ne hanno piene le scatole del permanere al potere di una cricca politico-economica, che ha spinto l’America a svenarsi in avventure belliche fallimentari, che sono costate moltissimo e che hanno impoverito il ceto medio, e come ciliegina sulla torta Trump ci mette anche l’argomento dell’esercito degli immigrati in gran parte clandestini utili da far lavorare in nero con salari bassi, ma che sono il perfetto capro espiatorio sul quale far ricadere le colpe di tutte le cose che non vanno.
Hillary Clinton vuole rappresentare la continuità di una presidenza democratica con un poco di welfare ,molto interventismo per tenere in vita il mito della supremazia americana.
Il presidente ideale per Wall Street, per le industrie belliche e per chi vuole “stabilità”, cioè per lasciare al potere chi c’è di già.
In pratica i messaggi convergono su questa ulteriore semplificazione : se volete cambiare votate Trump, se volete lasciare le cose come sono votate Clinton.
Come andrà a finire?
L’America non sta poi così male, ha passato la crisi, ha una disoccupazione ridotta a livelli fisiologici, si è tirata fuori dalle folli guerre di Bush.
Ma forse soffre in silenzio, pare ci sia un malessere profondo, perché se è vero che chi aveva perso il lavoro ne ha trovato un altro, perché il sistema tutto sommato funziona ancora, è anche vero che ne ha trovato un’altro con tutta probabilità ad un livello più basso e magari per mantenere un reddito decente deve integrare un lavoro che non è un gran che con un secondo o terzo lavoro che pure non sono di meglio.
Questa è l’America che ha ancora molte opportunità, ma che probabilmente è percepita come nettamente al ribasso.
Chi avverte di essere retrocesso nell’acquisizione del reddito o nella scala sociale o di essersi brutalmente impoverito, reagirà col voto?
Il fattore decisivo per l’elezione alla fin fine è questo : chi è scontento si chiuderà nel suo rancore o lo materializzerà in un voto “contro”?

Chi è abbastanza incavolato da voler cambiare voterà Trump, chi è rassegnato a tenere per sè il proprio malessere voterà Clinton

Se lo farà vincerà Trump, questo è certo.
Se si rassegna invece vincerà Hillary.
Gli esperti che cercano di “raffreddare” i movimenti emotivi di questa campagna concordano su un fatto e cioè ripetono che non c’è alcun diluvio alle porte sia che vinca l’uno o che vinca l’altra, perché il sistema politico americano è complesso ed è studiato apposta per evitare che ci sia l’”uomo solo al comando”.
Il sistema dei “pesi e contrappesi” è fatto apposta per condizionare, per costringere il presidente a riflettere a valutare altre ipotesi, a tenere conto di altri interessi, ad ascoltare molti e diversi centri di potere e di influenza.
Vista però la tutt’altro che eccelsa statura dei due candidati e l’ancor meno elevato entusiasmo che stanno suscitando nell’elettorato, è sperabile che la loro modestia non contribuisca ad “incartare” un sistema politico che ancora funziona, ma che fatica sempre di più a nascondere i suoi acciacchi.
Tanto per dirne una : un presidente di un colore che si trova a governare con un Congresso o addirittura con un Congresso e con un Senato di colore avverso, riuscirà a governare o rimarrà in stallo a tempo indeterminato?

Il vero pericolo è che dopo il duello di due candidati così modesti la gente avverta che il sistema funziona ancora, ma con il rischio costante di incartarsi

Purtroppo l’”incartamento” di molti sistemi democratici nel mondo sta mettendo delle pericolose pulci nell’orecchio delle opinioni pubbliche che si chiedono se non sono più efficienti i regimi semi- autoritari tipo Cina, Russia eccetera.
In altre parole non sarà meglio “l’uomo solo al comando”?
In realtà nel mondo moderno, Nord Corea esclusa, tutti i sistemi politici sono complessi ed hanno centri di potere che bilanciano il loro diverso potere reale, per cui la figura dell’uomo solo al comando è più di facciata che una realtà, ma rimane il fatto che la democrazia come l’abbiamo conosciuta finora comincia a manifestare pericolosi segni di crisi e di fiducia.
Queste elezioni americane così al ribasso devono far riflettere.

Le venerate costituzioni dei padri fondatori forse necessitano di essere aggiornate con qualche sforzo di fantasia.

mercoledì 2 novembre 2016

L’ultimo documento dell’ex Sant’Uffizio con le istruzioni per l’uso delle ceneri risulta veramente deprimente e induce a pensare che la Chiesa, non ostante Papa Francesco, non possa farcela a superare il ritardo che ha accumulato verso il mondo moderno







Bello ed esaltante vedere Papa Francesco che si lancia in continue battaglie per riportare al centro
delle preoccupazioni della Chiesa lo spirito evangelico, dimenticando le lotte per il potere e per i soldi che affliggevano da decenni il Vaticano.
Ed ecco allora i colpi di timone sugli argomenti economico-sociali e ambientalisti e in materia di diritti umani.
Bello vedere questo Papa che si appresta a celebrare il cinquecentenario della Riforma di Lutero, finalmente parlando di del famoso frate agostiniano e delle sue idee con il rispetto che meritano, per la prima volta dalla Riforma, fra gli schiamazzi scomposti dei vari oscurantisti alla Socci, Ciellino impenitente e soci, in tonaca più o meno colorata, che affermano che al Papa non interessa più essere cattolico, se perde tempo a celebrare la Riforma.
Bello vedere Papa Francesco innovare sul terreno, scivolosissimo per la Chiesa, della famiglia e dei costumi sessuali, fra lo sconcerto di Sandro Magister , Vaticanista principe, e delle agguerrite schiere dei tradizionalisti di ogni tendenza, dei quali è divenuto il portavoce più autorevole per completezza di informazione.

Papa Francesco suscita speranze ed entusiasmi, ma questo documento è raggelante

Ma proprio per questo risulta raggelante ritrovarsi davanti a documenti non necessari e controproducenti, che ribadiscono vecchi anacronismi della dottrina tradizionale, come questa “istruzione” del Card. Mueller, Prefetto della Congregazione della dottrina della fede, che addirittura ripete che sì è vero che la Chiesa si era orientata per tollerare anche la pratica della cremazione dei defunti, ma che l’inumazione ,sempre seguita nei secoli precedenti, sarebbe la pratica da privilegiare, perché sarebbe idonea a ribadire la fede in due dei dogmi cattolici, ritenuti essenziali da quella Congregazione : la Resurrezione di Cristo e la resurrezione dei corpi, beninteso, ambedue interpretati alla lettera e non in senso metaforico.
Il Papa, sta scritto in quel documento, ha visto e autorizzato.
Peccato, peccato che questo Papa ritenga sostenibile e insista nel praticare questa strategia di “un colpo al cerchio e uno alla botte”.
Peccato, perché il Papa non è un politico qualunque, che potrebbe anche giovarsi di una strategia spregiudicata di questo tipo.
Il Papa non può permettersi di fare il progressista al mattino e il tradizionalista alla sera, perché se si comporta in questo modo, mina da solo la sua credibilità, e genera confusione fra fedeli tutt’altro che colti in materia teologica.
E’ vero che per buona parte questo suo comportamento, altamente spregiudicato e ondeggiante, è dovuto al fatto che questo Papa è “l’uomo venuto dall’altra parte del mondo” e che quindi è sempre tentato dal privilegiare il modo di pensare di chi è immerso in quelle culture e nello sviluppo storico di quelle culture, che è profondamente diverso dal nostro europeo.
Probabilmente il Papa, anche in questa vicenda particolare, ha privilegiato la sensibilità di quelle popolazioni del mondo in via di sviluppo, che considerano l’inumazione come pratica “naturale”, e la cremazione come pratica “artificiale” e che quindi si sia preoccupato di non creare turbamento in quelle parti del mondo, mettendo però in secondo piano il turbamento effettivo che quest’istruzione suscita da noi.

Perché dare schiaffi alla sensibilità moderna per privilegiare forse usi e mentalità arcaiche di popoli extra-europei, che sono meno portati al cambiamento?

Adesso però chi va a spiegare magari ai cittadini del nord Europa, un ritorno al passato di questa portata, come quello indicato nella “istruzione”, della quale stiamo parlando?
Dare schiaffi alla sensibilità moderna degli europei non mi sembra certo una mossa lungimirante e nemmeno accorta, perché inevitabilmente questa “istruzione” finirà per essere un ulteriore contributo a far considerare il cattolicesimo come una visione “ininfluente” nel mondo moderno.
Fatto sta che il Card.Mueller non si è minimamente sforzato di dare nemmeno una minima base logico-argomentativa a quel documento, come se fossimo ancora ai tempi di Pio IX.
Peccato, perché in questi momenti di “terremoti”, non solo fisici, ma morali e ideologici, una Chiesa rinnovata avrebbe potuto dare un suo contributo, ma certo non ribadendo dogmi improponibili, applicati poi in modo approssimativo e maldestro.
Il Cardinale stesso del resto, forse persino lui ,si è reso conto in parte di non essere al servizio di Pio IX, ma di trovarsi a vivere un secolo e mezzo dopo, e sulla base di questa consapevolezza ha realizzato che proprio non poteva vendere a un popolo di fedeli ormai altamente scolarizzato (anche se a livelli infantili in materia teologica) la pratica dell’inumazione, come un “dogma” e quindi si è lasciato andare a definirla come una “consuetudine” e nulla più.
Una consuetudine in questo campo, come è quella degli ebrei, di non praticare l’”esumazione”, per liberare delle tombe.
Pratica curiosa e poco attenta a ragioni igenico-funzionali, ma tant’è.

Quella dell’inumazione è nulla di più di una consuetudine in via di superamento in Europa, e come tale è materia profana e non sacra

Consuetudine, come quella islamica di inumare in un lasso di tempo brevissimo dalla morte.
O come quella induista di cremare, pure in gran velocità.
Basta elencare queste “consuetudini” per capire al volo che alla base ci sono evidenti ragioni igienico- logistiche, legate al clima dei paesi nei quali vivono i popoli che le praticano e che le relative religioni hanno assunto e fatto proprie queste “consuetudini” ,che erano preesistenti alla nascita delle religioni medesime.
La consuetudine è una pratica civile e storica e quindi come tale in continua evoluzione, punto.
Ed allora perché il Vaticano vuole metterci il naso per “sacralizzare” cose profane?
Proprio perché le religioni per acquisire il controllo delle coscienze si sono storicamente servite in modo indebito dell’occupazione dei “riti di passaggio”, “sacralizzando” consuetudini civili e profane, che non avevano un gran bisogno di essere sacralizzate.
Tanto è vero che hanno continuato a manifestarsi in forme svariatissime, come hanno descritto puntualmente gli antropologi, e che in forme svariatissime si sono evolute con o senza le benedizioni degli apparati ecclesiastici.
Il Vaticano, ormai suo malgrado in ritirata, abbastanza rapida in tutta Europa, ha ritenuto anche in questo caso che fosse opportuno un suo intervento “difensivo” di pratiche anacronistiche, illudendosi di poter frenare una evoluzione di un rito di passaggio, che andrà comunque con le sue gambe, come con le loro gambe stanno andando i matrimoni, i riti di accoglienza nel mondo degli adulti, eccetera.
Sarebbe stata ora che le gerarchie cattoliche capissero che il loro processo di “sacralizzare” ciò che è profano che non ha particolare bisogno di essere sacralizzato per avere un suo senso logico-funzionale e una sua dignità culturale e morale, è un processo storico finito e in via di scomparsa, perché ha perso il suo senso sacrale, man in mano che le persone acquistano consapevolezza della loro responsabilità diretta verso la loro vita, se quindi sentono sempre meno il bisogno di delegare ai preti o ad altri, funzioni e riti che possono autogestire loro stessi.
Quindi il Card. Mueller, almeno di questo diamogliene atto, non osa presentare la consuetudine dell’inumazione, come un “dogma”, perché un dogma dovrebbe necessariamente trovare un qualche fondamento nella “scrittura”, fondamento ,che proprio non è reperibile.

l’inumazione sarebbe una pratica che meglio ribadirebbe la fede nella resurrezione di Cristo e dei nostri corpi, ma chi lo dice?
Però con un salto logico a pié pari, afferma che la pratica dell’inumazione è quella che meglio serve a ribadire la fede nella Resurrezione di Cristo, che prefigurerebbe la resurrezione anche dei nostri corpi.
E come giustifica questa sua affermazione?
La giustifica rimandando a un articolo del Catechismo, il 2300.
Bene, penserà il lettore, vado a vedermi questo Articolo 2300 del catechismo ed avrò gli argomenti che giustificano quest’affermazione.
L’art 2300 recita : “i corpi dei defunti devono essere trattati con rispetto e carità nella fede e nella speranza della risurrezione. La sepoltura dei morti è un’opera di misericordia corporale, rende onore ai figli di Dio, templi dello Spirito Santo”.
Argomenti : zero.
Se il Card.Mueller lavora sempre in questo modo, con la tecnica del cane che si morde la coda, cioè rimandando un’affermazione ad un’altra uguale, senza argomentare nulla, non sarà certo di alcuna utilità per Papa Francesco, né per alcun altro papa.
Sarebbe quindi nel bene della Chiesa sostituirlo al più presto in quell’incarico di Prefetto di una Congregazione chiave della Curia Romana, non solo perché è un aperto nemico dell’innovazione e quindi è uno che rema contro questo Papa, ma sopratutto perché è tecnicamente inadeguato a svolgere il suo compito, come cerchiamo di dimostrare.
L’affermazione che la consuetudine dell’inumazione sarebbe più adatta di altre per ribadire la fede nella risurrezione di Cristo e dei nostri corpi alla lettera, non è appoggiata da alcun argomento e tanto meno dimostrazione di alcun genere, come abbiamo visto.
Ed allora che senso ha un documento basato sul nulla?
Ma quand’anche prendessimo per buona l’affermazione centrale di questa “istruzione”, ha un senso
fare riferimento ai dogmi della resurrezione di Cristo e della resurrezione della cane, interpretati alla lettera, cioè come se fossero fatti storici?
La teologia cattolica seria a livello accademico, cioè, quella che si pone nel solco delle altre discipline accademiche, che danno per scontata la libertà di ricerca e non quelle delle università pontificie, che rimescolano solo propaganda religiosa, perché non sono basate sul “dogma” laico della “libertà di ricerca”, ha da tempo messo in discussione la fondatezza di ambedue quei dogmi, se interpretati in senso storico-letterale.
Cito solo ,per chi volesse approfondire, il testo di teologia fondamentale “io e Dio” di Vito Mancuso
nel capitolo “storicità della resurrezione” a pag. 308.
Per quanto riguarda la contestazione del dogma della resurrezione della carne, interpretato alla lettera si veda sempre Vito Mancuso nel testo “l’anima e il suo destino” a pag. 222, anche se tutto il libro è una trattazione di questo argomento.
Questa “istruzione” propone argomenti che sono tutti opinabili e logicamente molto fragili.
L’inumazione avrebbe il vantaggio di ribadire la fede nella risurrezione ?
Un collaboratore del Papa, più acuto del Card. Mueller ,avrebbe lasciato perdere i dogmi della risurrezione di Cristo e dei corpi in senso storico, e si sarebbe limitato a parlare di “esistenza dell’anima”.
Se il medesimo Cardinale avesse avuto un qualche interesse a parlare all’uomo di oggi ,avrebbe usato affermazioni argomentabili e non dogmi e riferimenti alla mitologia cattolica, che per definizione sono ad uso interno e non dialogano con chi professa altre e diverse mitologie o semplicemente fa a meno della “fede” cioè del “voler credere”, per basarsi ,invece sulla “conoscenza”, che può essere dimostrata con argomenti almeno sul piano logico.
Se fossimo quindi nel campo, più praticabile dell’esistenza dell’anima, perché mai mettere i corpi a marcire lentamente invece che riducendoli brevemente in cenere, sarebbe un’esaltazione dell’esistenza dell’anima?
La differenza sta solo e unicamente nei tempi di riduzione in cenere.
Si tratta quindi di un volgarissimo e profanissimo argomento fisico.
Quella di Mueller, lo ribadisco non è nemmeno un’affermazione, perché non essendo basata su nulla di argomentato, non è altro che un’opinione e come tale è ininfluente.

Una seconda affermazione contenuta nell’”istruzione” è quella secondo la quale la conservazione dell’urna “in luogo consacrato” e cioè (dice l’ istruzione) nei cimiteri, sarebbe più rispettosa rispetto alla conservazione privata.

E qui finiamo veramente nel più che opinabile, tirato fino al paradosso grottesco.
Ma lo sa il Card.Mueller, che evidentemente non legge i giornali o che comunque non frequenta cimiteri se non intorno al 2 novembre, che in molti cimiteri si trova di tutto, con elementi di degrado a non finire?
Chi lo dice che questi siano luoghi consacrati?
Ma cosa c’è di più “sacro”, se proprio vogliamo lanciarci in questo scivoloso argomento, della propria “domus” all’ingresso della quale i nostri antenati romani mettevano l’altarino dedicato ai Lari e ai Penati?
Va bene che il cattolicesimo,come tutte le religioni nei suoi inizi ha saccheggiato e fatte proprie tutte le “consuetudini” pagane e mitologiche preesistenti, cambiandone i nomi a suo uso e consumo, ma insomma, anche noi siamo andati a scuola e certe cose le abbiamo apprese.
Il Card. Mueller non può pretendere che sia sacro quello che lui dice che sarebbe sacro, anche quando sbaglia clamorosamente bersaglio, come in questo caso.

Nella terza ed ultima affermazione di questa “istruzione” si dice che le ceneri non vanno disperse nella natura, perché questo evocherebbe “false” credenze nella reincarnazione o in dottrine panteiste.

Che povertà intellettuale c’è dietro a queste affermazioni, che non celano nemmeno la volgare “paura della concorrenza” non di “altre credenze”, ma di convinzioni filosofiche, sempre più diffuse, a partire dalla tradizione Nord-Europea.
Possibile che il Card. Mueller abbia ancora tanta paura delle idee di quel genio che era il frate Giordano Bruno, che il predecessore di Mueller, il presunto santo Bellarmino, aveva fatto arrostire in Campo dei Fiori il 17 febbraio 1600, a imperitura vergogna della gerarchia cattolica?
In quest’ultima affermazione dell’Istruzione non c’è nemmeno un tentativo di argomentazione, c’è solo la paura, la paura di idee evidentemente di grande forza se si pensa alla formulazione che dopo Giordano Bruno ne ha dato quell’altro genio che è Baruch Spinoza nel concetto di “deus sive natura”.
Con le grandi idee ci si confronta, se si pensa di avere qualcosa da dire.
E infatti con queste idee si era confrontato un’altra mente geniale di parte cattolica che portava la veste dei gesuiti e che si chiamava Pierre Tailhard de Chardin, che queste stesse idee ha declinato in tutte le sue opere.
Figuriamoci , il suo elevatissimo concetto di “messa cosmica” consistente proprio nella contemplazione della natura, avrebbe fatto godere intellettualmente sia Bruno che Spiniza, ma siamo a ben altri livelli di quello del Card.Mueller.
Peccato che il Papa abbia acconsentito alla pubblicazione di un documento come questo, pessimo, inutile e controproducente.
Ma almeno questo Cardinale se lo levi d’intorno.


lunedì 24 ottobre 2016

Adolf Hitler rimarrà senza casa, perchè il governo vuole abbattere la sua casa natale di Braunau am Inn in Austria




Il Fuerer era nato in un paese nella parte Nord dell’Austria non lontano da Salisburgo al confine con la Germania, che conta oggi 16.000 abitanti.
Non essendo posto di particolari opportunità si era però formato a Vienna.
Data la posizione del personaggio non meraviglia certo che quella casa ,che si trova al numero 15 della Salsburger Vorstadt, fosse ben presto diventata una specie di museo e luogo di culto, durante il nazismo.
Meraviglia invece che il fantasma dell’ex fuerer sia ancora tanto temuto da far prendere alle autorità austriache, che godono dal dopoguerra di una invidiabile posizione di stabilità politica la decisione di ricorrere alla classica “damnatio memoriae”.
Questo meraviglia e spaventa anche un po’, perchè significa molte cose ,tutte sgradevoli e potenzialmente pericolose.

Non è mai un buon segno dover constatare che la classe politica al potere fa qualcosa per paura
Il fatto stesso che quella casa faccia paura, se facciamo bando alle ipocrisie politicamente corrette, significa nè più nè meno, che perfino in un paese solido e stabile come l’Austria si teme che ,come si ripete oggi di continuo, qualche mente non eccelsa “si radicalizzi” e usi di quella casa per alimentare la mitologia neo-nazista, fanatizzando i suoi seguaci.
Localismo, ricerca di identità, nazionalismo, “noi padroni in casa nostra”, populismi vari, oscurantismo religioso, conosciamo bene tutte queste sotto-ideologie politiche, che oggi serpeggiano quà e là e che aumentano in consenso, man in mano che le classi politiche dominanti non riescono più a mascherare la loro pochezza.
Purtroppo per loro, però, lo strumento di difesa che si sono scelti , rappresenta di per sè proprio la confessione della loro inadeguatezza, e questa è la ragione della paura.

Non sarà che la verità vera sia il fatto che è della loro inadeguatezza che hanno paura?
Se i politici al governo rappresentassero una classe politica preparata , con buone e salde idee nella zucca, farebbero proprio il contrario,e quindi per dimostrare la loro fiducia nella superiorità delle democrazia, sfrutterebbro quella casa natale, del peggiore dei loro figli, per farci un bel museo , che illustri (e non mi sembra difficile farlo) i disastri immani, che ha combinato quel povero uomo che era Adolf Hitler.
La miglior difesa è l’attacco e non la fuga nella damnatio memoriae.
Ma poi, tutte le volte che la politica vuole dettare la sua lettura della storia, sbaglia per definizione.

Chi “scrive” la storia
Un detto comunissimo è quello che recita :”la storia la scrivono i vincitori”.
Niente da obiettare, perchè ripropone una semplice ovvietà, ci mancherebbe che la storia la scrivessero quelli che le guerre le perdono, sarebbe un mondo all’incontrario.
Ma quel detto induce a un inganno logico, perchè la sua formulazione corretta dovrebbe essere : i vincitori dettano le condizioni, che finiranno riportate dai libri di storia.
Ma non scrivono per niente la storia.
La storia la scrivono gli storici dopo avere a lungo consultato, studiato e interpretato i fatti.
La storia non è “la lista della spesa”, cioè l’elenco di battaglie e trattati.
La storia è la “lettura” degli avvenimenti, che si fa studiandone le conseguenze e quindi giudicando i protagonisti.
E infatti non è detto per niente che gli storici premino nel giudizio (della storia) i vincitori.
Prova ne sia che, ad esempio, il giudizio storico sui vincitori della Grande Guerra è stato pesantissimo, perchè quei personaggi, accecati da odi e risentimenti feroci, hanno scritto delle improvvide clausole del trattato di Versailles, umilianti e vessatorie per la Germania.
E’ quindi finita nel senso che, di fatto ,siano stati loro che, senza volerlo, hanno scritto il “Mein Kampf” di Adolf Hitler, cioè la filosofia di odio che ha ispirato il nazismo.
E’ ridicolo che dei politici adottino leggi per imporre una loro interpretazione della storia.
Si capiscono le buone intenzioni ,che hanno animato ad esempio i parlamentari francesi, che hanno voluto che fosse sancito il “reato” di misconoscere l’olocausto degli Ebrei o il genocidio degli Armeni.
Ma sono operazioni senza senso.
Sono gli storici che devono dimostrare, come hanno dimostrato, che quei fatti sono sostenuti da una documentazione inoppugnabile.
Ma questa affermazione è appunto una acquisizione della storia e della cultura, non è cosa che si possa imporre.

La politica è un altro campo nel quale si aggirano ideologie e propaganda, che mai devono inquinare l'indipendenza scientifica degli storici e degli operatori culturali.
Non ci vorrà una legge, si spera, per stabilire che Annibale aveva vinto a Canne, sarebbe ridicolo se qualcuno lo facesse, ed allora che senso hanno le pronunce della politica su altri fatti storici?
Perchè qualche altro stato o forza politica strumentalizza quegli avvenimenti ,per farne un argomento ideologico od emotivo a suo favore?
Si ribattano allora le argomentazioni false e capziose altrui, con argomenti , con argomentazioni e con della buona documentazione, ma non con atti legislativi o di governo.
Non si può fare diventare per legge intelligente un cretino, è un'operazione tutta in perdita, che alla fine scredita chi la fa, anche se è animato dalle migliori intenzioni.

Si può solo, più umilmente, informare di più l’ignorante, perché diventi meno cretino, fino ad acquistare una formazione culturale accettabile.

lunedì 17 ottobre 2016

Dopo Marco Pannella scompare anche Dario Fo. Ambedue testimoni scomodi del credo laico, che non è molto amato in Italia






Quando il Papa parla, anche se è un Papa oltremodo scomodo per i “benpensanti” come Francesco, la gente lo ascolta con rassegnata pazienza, perchè è il Papa e gli Italiani, che si dichiarano “genericamente cattolici”, cioè quasi tutti, rispettano il Papa, chiunque esso sia, perchè hanno paura, come i bimbetti del Catechismo di fare o anche solo di pensare qualcosa che potrebbe portarli all’inferno o anche solo “portare male”.
Sarà un modo di comportarsi un po’ primitivo ed infantile, ma questa è la formazione e la cultura religiosa di questo paese.
Una volta questo livello così insoddisfacente e non degno di un popolo ormai altamente scolarizzato, si poteva imputare a una pastorale ecclesiastica oscurantista e ultra-tradizionalista.
Oggi decisamente non più.

Papa e parroci preferirebbero avere di fronte “cattolici adulti” e non la solita palude di benpensanti cattolici generici

Non solo il Papa, ma anche un buon numero di preti e di parroci, preferirebbero di gran lunga di dover badare a un “gregge” di cristiani “adulti” che si impegnino a rivedere criticamente con il dovuto studio le frettolose nozioni del Catechismo, invece che una massa di “fedeli” rimasti bambini in materia religiosa, che si rivolgono a loro come agli “impiegati dei sacri misteri” per averne sacramenti, e assoluzioni a buon mercato, in nome del cielo.
Questi preti sanno che il “cielo” non si accontenta che si vada a dormicchiare in chiesa alla domenica “perchè così ho la sensazione che durante la settimana non mi accadrà alcuna disgrazia”.
Molti preti non si trovano bene ridotti a “sciamani”, come lo sono oggi e vorrebbero tanto dare una bella scrollata ai tanti o tantissimi cristiani passivi di fronte a loro.
Ma sanno per esperienza che questa scrollata se pure necessaria, va fatta non con delicatezza, perchè altrimenti non sarebbe una scrollata, ma almeno con cautela ed in modo progressivo, perchè i loro “fedeli” rimasti si trovano bene ad andare avanti conservando un atteggiamento passivo.
Dire alla gente : ebbene adesso , cioè d’ora in avanti si cambia, non è semplice come sembra.
Non dovete più venire a Messa o da me ad aspettare che vi “spieghi” quello che già avrete pure acquisito nel corso degli anni.
D’ora in avanti, voi dovete diventare “responsabili” di voi stessi della vostra fede e del vostro sistema di credenze.
Per diventare responsabili dovete affrontare per conto vostro la lettura dei “testi sacri”.
Ma non basta, dovete studiarli e meditarli.
Noi non abbiamo più paura (come avevamo prima) che muovendovi da soli voi fedeli, assumiate diversi atteggiamenti critici nei confronti di quei testi o meglio delle interpretazioni correnti di quei testi.
Perchè abbiamo visto che quando ci comportavamo scoraggiando la lettura e lo studio personale, per non correre rischi di contestazioni, è stata quasi una catastrofe nel senso che le chiese i seminari e i conventi si sono letteralmente svuotati.
Di conseguenza ora pensiamo che l’unica via ragionevole per tenere in piedi questa Chiesa sia fare in modo che gran parte di voi “assuma le proprie responsabilità”, divenendo “cristiani adulti”.


Anche se per i preti è molto più impegnativo trovarsi di fronte fedeli critici e responsabili

Certo avere davanti “cristiani adulti” è per noi più scomodo e soprattutto più impegnativo, perchè i cristiani adulti per definizione si fanno e poi fanno a noi domande che ci possono mettere in difficoltà anche serie, perchè noi non abbiamo il potere di “abrogare dogmi” che questi cristiani adulti potrebbero trovare strampalati e indifendibili al giorno d’oggi.
E poi, diciamocela tutta, non sempre siamo abbastanza preparati noi preti per affrontare a fondo argomenti che non siamo ancora abituati a trattare, siamo preti non siamo teologi o filosofi di professione.
E poi ,in fondo in fondo, anche noi temiamo che se cominciamo a rileggere criticamente la nostra dottrina, potremmo rischiare di fare traballare la nostra fede.
Però al punto in cui siamo, ci siamo convinti che valga la pena di correre quel rischio, diversamente fra qualche anno, ci sarebbe il rischio ben più grosso di vedere finito il cristianesimo in Occidente.

Pannella e Fo, laici “atei” e anticleriali a modo loro, avevano un “credo” e un’ispirazione più evangelica di quella di gran parte dei “fedeli” cattolici, che interpretano la loro fede in modo acritico e passivo

A questo punto il lettore si chiederà, ma cosa c’entra tutta questa descrizione dei dubbi critici di “cristiani adulti” e di preti più svegli di una volta, con Dario Fo e Marco Pannella?
C’entra e c’entra molto, perchè a mio avviso, questi due grandi personalità della cultura laica hanno di fatto lavorato molto nella direzione di convincere la gente ( cristiani compresi, se non soprattutto) della necessità ineludibile per loro di abituarsi al “pensiero critico” che porta ad acquisire quella “responsabilità” che oggi manca e che è la causa principale dello sfilacciamento di questa società, diventata “liquida”.
Il pensiero laico non è mai stato troppo amato nel nostro paese, non perchè fosse ateo
o anticlericale, in un ambiente genericamente cattolico, ma perchè era ed è per sua natura diretto a “dare la sveglia” alla palude dei “benpensanti” che amano tanto dormicchiare nell’universo dei loro pregiudizi ,prima acquisiti senza passarli mai per il vaglio della ragione e poi archiviati come dogmi ai quali riferirsi.
Queste grandi figure della cultura laica davano fastidio perchè si servivano spesso con grande abilità teatrale dei loro atteggiamenti anti-conformisti e irriverenti per fare passare in modo immediato e comprensibile da tutti dei messaggi culturali scomodi.
Quando Dario Fo si studiava con passione e con costanza la storia medievale ,teologia compresa, era preso dallo stupore di vedere con quale facilità la Chiesa ha sempre “manipolato” i testi per trarne la dottrina che faceva più comodo non per la migliore salvezza delle anime, ma per sostenere un tale o talaltro potere temporale, usando dell’autorità e del prestigio dei “sacri misteri”.

E’ stato paradossale per molti intellettuali cattolici trovarsi a dover apprendere da quei presunti atei elementi della loro fede che non conoscevano perché oscurati dall’apparato ecclesiastico
E’ sconcertante per esempio che gli intellettuali cattolici si siano trovati costretti dalle opere apparentemente scanzonate di Fo ad apprendere la portata degli “scritti comunisti” nientemeno che di Sant’Ambrogio, introvabili a tutt’oggi in traduzione italiana, che io sappia, e questo la dice lunga sulla perdurante capacità di manipolazione e di lobby del potere ecclesiastico.
I due grandi intellettuali laici dei quali stiamo parlando pur essendo “atei” e “anticlericali” solo in una accezione dei termini molto ristretta e particolare, erano in realtà persone “altamente credenti”.
Credenti non nella narrazione della mitologia cristiana, ma nello spirito del messaggio evangelico sicuramente.
Quando Pannella andava e faceva andare i suoi a visitare sistematicamente le carceri per cercare di fare conoscere a tutti le condizioni deplorevoli di quella umanità rispondeva nè più nè meno che a un precetto evangelico e con ciò dava uno schiaffo in faccia a una classe politica che per decenni sfruttava il riferimento a un cristianesimo per prendere voti nelle parrocchie, ma che poi nell’azione pratica largamente ignorava e contraddiceva.
Questo dava fastidio, anzi dava molto fastidio.
Le battaglie civili del leader radicale per la difesa della qualità della vita e non della vita quale che sia, anche quando diventa indegna e in contrasto con la dignità della persona umana, facevano lo stesso effetto.
Quando Dario Fo sferzafa e svillaneggiava “il potere” nelle sue manifestazioni arroganti e spesso ignoranti faceva da megafono a quel lontano messaggio che proveniva dalla Palestina di duemila anni fa e che ha attraversato quel Medioevo che Fo aveva tanto amato e studiato per rinvenirvi nella cultura popolare quel grande tesoro di umanità, al quale il potere è indifferente.
Dava fastidio in questi due grandi intellettuali proprio lo strattone se non lo schiaffo ,che veniva dalle loro azioni ed opere non tanto alla palude “benpensante”.
Ma alle guide di quella palude, che una volta erano anche i preti, che si spendevano più per conservare uno “status quo” utile al potere , che per indurre i fedeli ad essere coerenti col messaggio evangelico.

Il cattolicesimo più responsabile li ha trovati come utili compagni di strada, non certo come avversari

Ed erano ovviamente i gestori della politica e dell’economia.
Pannella cercava la realizzazione di una società giusta secondo il messaggio evangelico nella costruzione di strutture ispirate al liberalismo.
Fo , pur conservando sempre lo spirito critico dell’intellettuale di razza, cercava la realizzazione di una società giusta negli ideali comunisti.
Ma il riferimento ideologico primo era per tutti e due il messaggio evangelico primitivo.
E questo era considerato inconcepibile per le vecchie cricche clericali, che vedevano tetelata la conservazione del loro potere esclusivamente dal riconoscimento del loro monopolio esclusivo nel parlare delle materie da loro stessi definite “di fede”.
I tempi però e per fortuna, sono cambiati e sono cambiati in modo radicale.
Quei cristiani adulti e quei preti che vorrebbero che tutti i loro fedeli divenissero adulti, sanno benissimo che Pannella e Fo erano “dei loro” nel senso che tutta la loro opera era intimamente connessa a quella “revisione critica” da operare per riportare anche la chiesa ed i suoi fedeli al messaggio evangelico primitivo.
Iacopo Fo, nel commosso discorso di saluto a suo padre, alle esequie laiche, ma sul sagrato del Duomo di Milano, ha pronunciato fra l’altro queste parole che riporto a memoria : noi siamo atei, noi siamo comunisti, ma siamo anche un po animisti, suvvia, come è possibile pensare che con la morte si scompaia?.
Magnifica conclusione che dimostra che non è necessario professare l’adesione alla narrazione della mitologia cristiana per essere cristiani nella sostanza.


martedì 11 ottobre 2016

il PD sta per andare in pezzi, si tratta però di pezzi pregiati : uno potrebbe essere costituito dalla rinascita del PC e l’altro dalla rinascita della DC





L’assoluta incapacità di parlarsi che è emersa per l’ennesima volta alla direzione del PD di ieri, fra Renzi e compagni da una parte e dalla pur corposa minoranza,dall’altra, questa volta può portare alla più incredibile delle soluzioni e cioè alla scissione a “sinistra” (si fa per dire) delle attuali minoranze, che rappresentano nè più, nè meno ,che il vecchio preesistente PCI.
Prima sembrava che il ripetitivo “bla bla” di queste minoranze fosse solo una tattica per guadagnare tempo, essendo le medesime del tutto sprovviste di una qualsiasi decente politica alternativa, ma che le medesime in realtà non nutrissero alcun serio proposito di assumere vita propria realizzando una vera e propria scissione.

Ormai la scissione del PD appare possibile e vicina
Adesso però che tutte hanno trovato una posizione comune nella scelta del votare no al referendum costituzionale e cioè per l'abrogazione di una legge, che in parlamento avevano votato e ri-votato, le cose assumono un aspetto diverso.
Questo sembra un punto di non ritorno, anche per chi è uso a non preoccuparsi troppo di perdere la faccia.
Già l’improvvisa uscita dal frigorifero di un D’Alema che si è messo a girare l’Italia per propagandare il no, costituiva un avvenimento anomalo, anche per gli standard della politica italiana.
Ma pur essendo D’Alema uscito allo scoperto, si poteva pensare che fosse indispensabile aspettare cosa avrebbero detto gli altri oracoli che per peso specifico lo seguono : Bersani, Cuperlo, Speranza.
Quando però, anche questi hanno sciolto le riserve, dichiarandosi tutti quanti per il no, allora è parso chiaro che ormai la scissione non era più solo un’ipotesi.

Se avvenisse rinascerebbe immediatamente il PCI sotto altre spoglie
Un parte significativa di un partito (chi ha fatto i calcoli parla di un 30%) non può andare tranquillamente a votare contro l’orientamento scelto democraticamente dal suo stesso partito, perché così facendo si mette automaticamente fuori.
Si dice che abbiano già scelto la sigla, il logo del nuovo partito, che potranno chiamare come vorranno, ma che in pratica, dati i componenti, non sarà nè più nè meno del vecchio PCI.
Sarà un Pci ovviamente senza il comunismo e quindi sarà niente di più di una bella rimpatriata di anziani reduci di quella esperienza con accompagnamento di giovani dalle idee più confuse di quelle degli anziani.
Gli anziani non erano stati capaci di elaborare una critica, che portasse al superamento dell’ideologia e della storia del comunismo, mettendo al suo posto qualcosa di più spendibile nel mondo di oggi.
I giovani, non si capisce proprio che cosa possano trovarci di entusiasmante.
Sarebbe comunque un partito politicamente inconcludente, come sono stati inconcludenti tutti i tronconi, nati dalle precedenti scissioni della ex-sinistra, ma accreditato a un 15% dell’elettorato e quindi con un suo peso tutt’altro che trascurabile.
Tanto più nel caso che gli italiani si convincessero ,presi da improvvisa follia autodistruttiva, di accettare una nuova legge elettorale proporzionale, la madre dei governi rachitici, destinati a durare pochi mesi della prima repubblica.
Staremo a vedere.
Ma non è finita perchè la parte più interessante della scissione del PD ,sarebbe il seguito.


Ma non sarebbe finita qui, perché il seguito sarebbe ancora più interessante con la rinascita della DC
E infatti, come farebbe a rinascere, se pure sotto altre spoglie, il vecchio PCI ,senza avere insieme il suo fratello- nemico gemello dei decenni di storia repubblicana fino a tangentopoli?
La rinascita del PCI porterebbe con sé inevitabilmente il ritorno sulle scene della “balena bianca”, che sarebbe ancora più giustificato ,proprio per la caratterizzazione di centro e non di sinistra che il renzismo ha impresso al PD nella sua azione politica fino ad oggi.
Oggi, la politica è prima di tutto qualificata dalle scelte che un partito fa in campo economico.
E cosa ha fatto Renzi in campo economico?
Mercato, banche, lavoratori alla mercè dei movimenti dei mercati, sindacati in posizione defilata, dogma della riduzione delle tasse, dogma della riduzione delle regole per le imprese eccetera.
Ma cos’è, la politica di Berlusconi?
Ebbene si.
Solo che Berlusconi aveva fatto solo parole e pasticci, mentre Renzi fa i fatti.
E li fa ovviamente col consenso dell’elettorato e ,diciamolo pure di gran parte dei parlamentari berlusconiani ,vedi Verdini e compagni.
Il povero Brunetta è un patetico capogruppo di un gruppo fantasma.
E’ un caso che Berlusconi si sia defilato in America, proprio per non esserci durante la campagna elettorale?

Renzi in questi anni ha costruito di fatto una DC più democristiana di quella vecchia, se si guarda alla base moderata ed ai temi che ha rappresentato in economia
La realtà è che Renzi si è di fatto impossessato fin dall’inizio del suo governo, della rappresentanza dei temi da sempre propri dell’elettorato moderato, centrista.
E infatti che facevano i leader storici della DC se non assolutamente la stessa cosa?
Se gli ex PCI se ne vanno dal PD, per rifondare il vecchio PCI sotto altre spoglie, quello che rimane è la DC, una DC per di più già ammodernata e disposta in uno schieramento più elastico e trasversale della vecchia DC.
Sarebbe una DC più democristiana di quella vecchia.
Complimenti Renzi, se la cosa riuscisse per l’insipienza politica dei vecchi PCI, che non sanno e non sapranno chi sono e cosa rappresentano, a Renzi basterebbe rimanere al Nazareno, nuova Piazza del Gesù, che vinca o che perda il referendum.
Lui chi è e grosso modo cosa vuole lo sa e soprattutto sa che potrebbe contare su un elettorato vasto e sicuro, come quello democristiano della prima repubblica.
Nel caso in cui Renzi perda il referendum, Mattarella sarà costretto a far fare un nuovo governo a Franceschini, a Padoan o a Calenda neo Ministro dello sviluppo, ma al Nazareno siederà sempre il vecchio inquilino, Renzi e le carte le darà lui.