E’ inutile negarlo il fascismo non è stato un goccia d’acqua
passeggera, ma è stato un qualcosa che ha toccato profondamente le coscienze
collettive, ha modificato la storia e vi si è inserito in modo pressoché
permanete, proprio perché ha richiamato una serie di sensibilità e di
acquisizioni presenti profondamente nella storia d’Italia.
Siamo la bellezza di sessantanove anni dalla caduta di quel
regime, ma ancora ne subiamo le conseguenze.
Per esempio, nei giorni scorsi, sulla stampa si è sviluppata
una polemica proprio a proposito di un articolo di Eugenio Scalari, critico sul
personaggio Renzi, che argomentava sulla maledizione tutta italiana per la
quale si ha necessità assoluta di trovare un leader politico adeguato, ma si ha
contemporaneamente una maledetta paura di ritrovarsi con un uomo solo al
comando.
Distinguere fra leader e duce in Italia riesce ancora
difficile.
Siamo nel periodo di un ritorno di interesse e di studi su
uno dei fari della nostra cultura : Niccolò Macchiavelli.
Diversi politologi, interrogati inevitabilmente
sull’argomento, hanno correttamente risposto che la qualità fondamentale del
Principe, per quel nostro grande, era stata individuata nella capacità di
pensare a un futuro, di avere un progetto a lungo periodo.
E’ antipatico ricorrere all’inglese, ma il termine “vision” è perfettamente confacente.
Kennedy, Mandela, due personaggi dei quali si è tanto
parlato di recente, avevano indiscutibilmente una vision ed è questa che li ha
messi sul piedestallo della storia, hanno avuto un grande progetto, che ha
ispirato la loro azione.
Non hanno rincorso gli eventi per conservare il potere, ma
sono stati loro a creare gli eventi.
L’Italia ha passato vent’anni, ma molti dicono addirittura cinquant’anni,
senza fare nulla, se non subire gli eventi e cercare di galleggiare.
Il timoniere sulla barca non c’era e se c’era nessuno se ne
è accorto.
Cioè se aveva un programma a lungo periodo, e di questo è
lecito dubitare, ha completamente fallito nel realizzarlo.
Ora dopo tanto tempo passato fra melma e palude si vorrebbe
tornare su un terreno solido e rimettersi a camminare, per poi, possibilmente,
fare anche qualche corsetta, come si aveva fatto per esempio negli anni
sessanta.
Dopo tanti anni nella melma, è chiaro che di fango da
spalare ce n’è una bella quantità.
Ma per sapere cosa fare non è necessario insediare una
commissione di studio : occorre fare quello che dovevamo fare cinquant’anni fa
e non abbiamo mai fatto.
E’ inutile tirare in ballo continuamente alchimie di leggi
elettorali particolari o di riforme costituzionali, che risolverebbero tutto.
Tutti ricordiamo che Berlusconi era stato eletto a furor di
popolo con una maggioranza parlamentare strabocchevole e non ha combinato
assolutamente nulla, non ha riformato assolutamente nulla, non ha fatto
assolutamente nulla né di liberale né di socialista.
Ha fatto e bene gli affari propri, nel senso che è arrivato
al potere con le sue industrie quasi in bancarotta per il peso dei debiti, e se
ne è andato seduto su una montagna di milioni.
E’ quindi inutile gingillarsi ricorrendo riforme
istituzionali per dare più potere al capo del governo se poi il capo del
governo non riesce o non vuole comandare per realizzare il bene comune.
Finita, ma fuori tempo massimo, l’infatuazione per
Berlusconi, ora pare che siamo all’infatuazione per il sindaco di Firenze.
Giovane, simpatico,moderno e con un tocco di classe, come sola
può dare la fama di una città d’arte
meravigliosa come Firenze.
Rispetto a Berlusconi, indiscutibilmente un bel passo avanti.
Ma anche Berlusconi nel ’94 era sembrato a molti l’uomo
adeguato a portarci fuori dalla palude ed è finita come è finita, in questo
caso, letteralmente, in un vistoso e imbarazzante bordello, che ha fatto ridere
di noi il mondo intero.
Renzi, però, è stato incoronato dalle primarie del PD.
Ha cioè ricevuto una investitura popolare di tutto rispetto,
ma ancora parziale, cioè le elezioni politiche deve ancora vincerle, quando la
coalizione delle caste, delle lobby e delle
corporazioni, che non vuole cambiare nulla, si degnerà di lasciargliele
fare.
Fino ad allora si troverà a comandare su un apparato di
partito, con relativi gruppi parlamentari, che ha già fatto fuori, come uno
schiacciasassi, personaggi del calibro di un Prodi.
E poi, per avere il livello adeguato di consensi per
governare veramente, deve o recuperare alle elezioni politiche gran parte del
suo elettorato, che ha abbandonato un PD screditato per voltarsi su Grillo e i
5Stelle, oppure riuscire a convincere i medesimi 5Stelle a entrare in
coalizione con lui.
Due cose tutte e due di difficile realizzazione anche se non
impossibili.
Poi deve dimostrare di avere veramente una vision, un
progetto definito a lunga scadenza, cosa che francamente finora non ha
dimostrato di avere, essendosi sempre nascosto dietro a linee programmatiche generiche.
Come si vede sono tutt’altro che rose e fiori.
Che possiamo fare, facciamo gli auguri, a lui, ma anche a Grillo, perché capiscano che da soli
andrebbero solo a sbattere, perché né l’uno, né l’altro ha i numeri sufficienti
e se insistono nel delirio narcisistico di perseguire tutto il potere solo per
sé ,non afferreranno un bel nulla e noi rimarremo ancora nella palude.
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