venerdì 26 aprile 2013

Enrico Letta è difficile da digerire anche come stato di necessità




Enrico Letta è un politico di buona caratura.
Ha un curriculum di livello elevato, soprattutto in considerazione della sua età.
Dicono addirittura che dopo decenni di attività politica ad alto livello risulti ancora onesto e pulito.
L’uomo come linea politica è unanimemente etichettato come : centrista, moderato, dotato di grandi capacità di mediazione, confortato da una rete di relazioni coltivate negli anni in tutti gli ambienti che contano.
Tutti elementi che di per sé sarebbero positivi e un buon biglietto da visita.
Il problema è che qualcosa non quadra proprio nella sua collocazione politica.
Se avessimo occasione di chiacchierare con un amico straniero, residente in un qualunque “paese normale” e gli descrivessimo Enrico Letta, come abbiamo fatto sopra, quello ci direbbe : ottimo mi sembra l’uomo giusto per guidare il PDL, come casa dei moderati italiani in modo dignitoso al posto di quel buffone di Berlusconi.
Ovvio che quando gli spiegassimo che invece Enrico Letta è stato scelto come il rappresentante del partito della sinistra italiana nelle trattative col Pdl, ci direbbe : ma no, allora siete tutti matti.
Come dargli torto.
Continuiamo a perseverare nell’illusione di poter risolvere problemi complessi o molto complessi non prendendo mai la via più lineare, ma scegliendo invece  supposte furbate intelligentissime tipo le “convergenze parallele” di memoria morotea.
In un paese normale, per rappresentare la sinistra si designa un uomo di sinistra  e Letta non lo è e non ci tiene nemmeno ad esserlo.
Averlo scelto è un obiettivo elemento di debolezza perché non è verosimile che sia in grado di far passare nella trattativa o nella successiva azione di governo cose di sinistra, nelle quali è lui il primo a non crederci.
Il secondo elemento di debolezza è il muro contro il quale andrebbe a sbattere chiunque dovesse fare una trattativa col PDL ed è la condizione pregiudiziale e non negoziabile per il PDL del “salvacondotto giudiziario” per Berlusconi.
Tutti sanno che questo è il vero punto cruciale, ma farisaicamente fanno finta di non saperlo, trattandosi di cosa sgradevole e per sua natura oscura e ambigua.
Oscura, perché mai e poi mai in uno stato moderno è possibile che si parli apertamente di una trattativa per sottrarre alla giustizia un cittadino, qualsiasi esso sia.
Oscura, perché in realtà nessuno in una  democrazia, fondata sulla divisione dei poteri e sui pesi e contrappesi fra di essi è in grado materialmente e in modo credibile di fornirlo, questo salvacondotto.
Ambigua perché chi lo promettesse potrebbe appunto mostrare di avere un potere che non ha e fare quindi promesse di dubbia efficacia e consistenza.
Fatto sta però che da quando il nonno del mulino bianco al Quirinale ha esercitato sia pure in modo lieve il suo potere di “persuasione morale”, Berlusconi è stato sollevato dalle seccature, che spettano a tutti gli altri cittadini di comparire di fronte alle corti, che lo stanno giudicando in più procedimenti aperti e vicini a sentenza.
Se poi domani dovessimo vedere che questa anomalia diventasse una prassi e poi magari di fronte a una sentenza di condanna arrivasse un provvedimento di grazia o il cattivo soggetto fosse messo al riparo con una nomina a senatore a vita, nessuno potrebbe impedirci di coltivare la convinzione di essere stati presi per i fondelli.
E il popolo è già oggi abbastanza imbufalito.
Tuttavia, cerchiamo di esercitare al massimo l’onestà intellettuale e di addentrarci nella penosa riflessione, che segue.
Abbiamo visto nel post precedente che la strada costituzionalmente più corretta di fronte ai risultati elettorali e al fallimento dell’incarico a Bersani sarebbe stata quella dello scioglimento del solo Senato e del suo rinnovo con una nuova tornata elettorale.
Ora però vediamo di fare un passo avanti.
Le elezioni del 24 febbraio appaiono vicinissime, ma nel frattempo sono successi molti fatti di peso.
Prima di tutto è avvenuta l’implosione del PD, forse irreversibile e con conseguenze imprevedibili.
Poi è trascorso un tempo sufficiente per dare un primo giudizio provvisorio al Movimento 5Stelle, che non può essere troppo favorevole, stante il fatto che lo stesso non è riuscito a sfruttare le scelte politicamente molto importanti alle quali era ammesso per realizzare in positivo alcun cambiamento.
In queste condizioni andare alle elezioni subito significherebbe avere contrapposti e con la massima visibilità i due populismi.
Quello di Berlusconi, padre padrone e guida del suo popolo, di cultura, come abbiamo più volte notato, sempre più para-fascista e  simile al movimento di Martine Lepen, pronto ad andare al suo comando  anche nel pozzo al canto di “meno male che Silvio c’è” invece che di “giovinezza, giovinezza, primavera di Bellezza”.
Dall’altro un Grillo, a suo agio nelle campagne elettorali gridate, che però non ha ancora avuto il tempo materiale di mettere in piedi qualcosa di realmente credibile e presentabile.
In mezzi il deserto dei Tartari, nel quale le apparizioni dei vari leaderini, in terapia psichiatrica, sarebbe uno spettacolo del tutto surreale, proprio come nel romanzo di Buzzati e con la stessa conclusione cioè alla fine non arriverebbe nessuno.
Le elezioni sarebbero un azzardo da incubo.
La soluzione Letta richiederebbe di fare rappresentare la sinistra da un uomo che non è di sinistra e che quindi non crede nelle cose di sinistra, con in più l’ingoio obbligatorio del salvacondotto.
Unico vantaggio : procrastinare l’avvento di un  forse peggiore disastro con nuove elezioni in queste condizioni e guadagnare un po’ di tempo.
Per consentire al 5Stelle di costruirsi in qualcosa di presentabile ed a quel che resta del PD di visualizzarsi in qualche modo.
Due azzardi che non sono in grado di promettere nulla, né di certo, né di buono.
Molti nella sinistra oggi cominciano a credere che il secondo azzardo, cioè Letta, sia il meno peggio.
Vedremo.

giovedì 25 aprile 2013

Ci stanno raccontando delle favole. La casa brucia ed allora bisognerebbe andare con Berlusconi, quello che le ha dato fuoco





Ci stanno raccontando le favole, ma non credeteci.
Andare con Berlusconi non si può, neanche se la casa brucia, perché lui è quello che le ha dato il fuoco, cioè lui è quello che ha provocato il disastro nel quale ci troviamo con i suoi vent’anni di s-governo e quindi non può essere il pompiere, che improvvisamente ripara il disastro, che ha fatto lui e del quale è responsabile.
Prima ci hanno raccontato la favoletta del nonno del mulino bianco che doveva essere rieletto Presidente, perché questa sarebbe stata l’unica soluzione condivisa e non era vero.
C’era un’altra Italia e per di più maggioritaria che vuole cambiare e che si sarebbe riconosciuta coerentemente  in un esponente di alto livello come Stefano Rodotà, estraneo alla casta e non compromesso in alcun modo in questi ultimi vent’anni di sfascio morale e materiale.
Avrebbe degnamente rappresentato una scelta per il nuovo e per questo è stato stoppato da chi vuole lasciare le cose come stanno, come il nonno del mulino bianco, che in sette anni ha firmato tutte le leggi vergogna del Cavaliere senza trovare nulla da ridire.
Poi il medesimo nonno del mulino bianco, uscito e rientrato prontamente al Quirinale, con un voto indegnamente quasi unanime, ci ha raccontato a reti unificate la seconda favoletta secondo la quale Enrico Letta per formare il nuovo governo dell’inciucio col Pdl sarebbe stato l’unica soluzione possibile ed ancora non era e non è vero.
Per la semplice ragione che i due terzi degli italiani  hanno votato per i 5Stelle e per il PD e quindi hanno votato per il cambiamento, mentre il governo dell’inciucio è esattamente il contrario.
La terza favoletta è precedente alle prime due ed è la più pericolosa perché è assunta quasi come un dogma , viene tutta dalla mente di Berlusconi ed è passivamente riportata da anni dal circo mediatico come fosse una ovvietà.
Questa favoletta recita : gli italiani da sempre sono in larga maggioranza moderat, cioè di destra, e quindi io B. sono il naturale sultano a vita di questa Italia.
E’ falso. Perché, come si è ricordato sopra, alle recenti elezioni politiche addirittura i due terzi degli italiani hanno votato Pd , 5Stelle, Sel e Lista Ingroia , intendendo di votare in tal modo per il cambiamento e per un cambiamento anche radicale, cioè di sinistra.
Il governo dell’inciucio con Berlusconi non si può fare, perché se lo si facesse si prenderebbe per i naso la stragrande maggioranza degli italiani, che, come abbiamo detto, ha votato per il cambiamento e con questo si opererebbe  un “vulnus” al senso  più elementare della democrazia, anche se con la benedizione del nonno del mulino bianco e relativa corte.
Il PD ha preso i voti che ha preso (tra l’altro diversi milioni in meno rispetto alle precedenti politiche) perché i suoi dirigenti avevano spergiurato che non sarebbero mai e poi mai andati col PDL di B.
La carta costituzionale dice che se non si forma una maggioranza in parlamento il presidente deve sciogliere le Camere, punto.
Di conseguenza prima bisognava verificare veramente se non esistevano soluzioni.
Questo non è stato fatto.
Le elezioni avevano dato tre forze quasi a pari merito.
Il presidente ha  provato con un incarico al Pd con Bersani, risultato senza sbocco.
Di fronte a questo risultato avrebbe dovuto provare con incarichi esplorativi prima a un   esponente dei 5Stelle e se senza sbocco ad un esponente del Pdl.
Se ancora senza sbocco, subito dovrebbe convocare le elezioni, questo è il percorso previsto dalla Costituzione.
Anzi per essere più precisi dato che una maggioranza chiara non è stata espressa, a causa del solo voto del Senato, il Presidente sarebbe tenuto  sciogliere il solo Senato ed a indire nuove elezioni per il solo Senato.
Non si vuole seguire la strada maestra e si  ricorre a forzature fra l’assurdo e il ridicolo.
Lo si è detto nei post precedenti in modo più analitico, l’Italia da vent’anni è governata da un regime consociativo, nel quale destra e sinistra governano insieme facendo l’uno all’altro, alternativamente, una opposizione solo di facciata.
Così  prendono allegramente per i fondelli i rispettivi elettori e si spartiscono di fatto tutto quanto, in un regime di corruttela crescente, intollerabile per un paese civile.
Dopo anni di torpore e di mancanza di una opinione pubblica partecipe e vigile, alle ultime elezioni la gente ha finalmente reagito ed ha punito  Pdl e  Pd, togliendo loro diversi milioni di voti, andati ai 5Stelle.
Ma ora  i puniti dagli elettori non si rassegnano a togliere il disturbo e reagiscono tramando per fare il  governo dell’inciucio, con la penosa scusa del supremo interesse nazionale (la casa che brucia nella metafora iniziale).
Accetteremo di farci scippare il mandato per il rinnovamento che abbiamo dato a 5Stelle, PD, Sel e Lista Ingroia e che ha raccolto i due terzi dei voti?
Resistere, resistere, resistere si diceva vent’anni fa.

Con Berlusconi non si può andare :
- perché ha s-governato l’Italia per 20 anni e ci ha cacciato nei guai con lo spread a 570 nell’ottobre 2011;
- perché è considerato un “buffone” irricevibile dalle cancellerie di mezzo mondo, cosa che si ripercuote pesantemente sulla reputazione degli studenti , lavoratori e industriali italiani all’estero;
- perché è inguaiato fino al collo in guai giudiziari che stano per arrivare a  sentenza e quindi non è sensato fare finta di niente;
- perché è un personaggio che conduce una vita privata che se ce lo avessimo per vicino, cercheremmo in tutti i modi di evitarlo;
- perché ha avuto la faccia tosta di cambiare più volte la legislazione penale italiana in settori sensibili come l’abolizione del falso in bilancio e l’allungamento insensato dei termini di prescrizione, con conseguenze incalcolabili nella diffusione della corruttela, dal momento che il falso in bilancio, guarda caso, è proprio quello che consente di fare la “provvista” in nero per pagare le tangenti, che servono a corrompere pubblici funzionari per aggiudicarsi gli appalti;
- perché ha avuto il demerito storico di “sdoganare” i fascisti, provenienti o no dal Msi e infatti il suo è il partito più votato dai fascisti italiani vecchi e nuovi, quelli che hanno magari orrore degli anni di Mussolini, ma che condividono in pieno la cultura del “fascismo eterno”, del borghese piccolo-piccolo, tutto teso alla conservazione dei suoi piccoli o grandi privilegi;
- perché con il suo impero mediatico ha corrotto le anime di questo paese, arrivando a inebetire al gente al punto che per anni è sembrato che in Italia non esistesse più un’opinione pubblica vigile e consapevole;
- perché non ha alcuna visione politica : il suo è un partito personale creato per difendere i suoi interessi privati. Prova ne è che quando sembra allontanarsi  definitivamente dal potere i titoli delle sue aziende crollano in borsa;
- perché non avendo alcuna visione politica non ha nemmeno una politica economica. Dice di essere liberale , ma nella pratica ha sempre operato per impedire al libero mercato di funzionare ponendosi come il paladino delle caste e delle corporazioni;
Si potrebbe andare avanti fino a domani, Berlusconi è una miniera di anomalie , di contraddizioni e di errori madornali.
- i suoi sostenitori sono i primi a saperlo, ma hanno evidentemente  interesse a fare rimanere le cose come stanno, bisogna batterli in regolari e trasparenti elezioni.
Naturalmente quando si dice con Berlusconi non si può andare, non si dice affatto che la sinistra in una situazione di necessità non possa trattare o  governare con una destra moderata.
Questo si potrà fare però solo quando il PDL si sarà liberato da quel personaggio impresentabile e improponibile.

domenica 21 aprile 2013

Pensando di essere dei furboni si sono tutti arresi a Berlusconi, nascondendosi dietro al Nonno del Mulino Bianco




C’è qualcosa di perverso in questa nostra politica italiana, che non vuole mai nessun cambiamento e che non vuole mai dare ascolto al suo popolo, che non la sopporta più.
E’ perverso nascondere le proprie immani debolezze, che rendono le forze politiche  incapaci di fare scelte alla luce del sole e quindi di assumersene la responsabilità a viso aperto.
È perverso nascondersi dietro  all’ immagine simbolica del Nonno della Repubblica, dipinto come quello edulcorato del Mulino Bianco, per rendere appetibili alla gente i propri decrepiti progetti politici.
E il vero progetto politico del gruppo dirigente del PD era chiaramente fin dall’inizio quello di fare il governo con Berlusconi, come su questo blog si era già detto.
Sapevano però che la loro base, il loro popolo a quell’alleanza non era contrari ma contrarissimi e quindi hanno nascosto colpevolmente il loro vero progetto dietro a una serie di mosse tattiche spregiudicate, ma facendo bene i conti prima.
La vera mente perversa dietro a tutte queste manovre era il terribile baffetto, Massimo D’Alema.
Non poteva  essere che lui il Cardinale Richelieu della situazione, perché solo lui aveva l’intelligenza, la freddezza, il mestiere e soprattutto il potere per farlo.
D’Alema è da sempre il riferimento del potere reale nel PD, quello che deriva dai governatori di regione, dai sindaci e assessori di enti locali, degli amministratori di ex municipalizzate sempre più potenti, di consiglieri nelle fondazioni bancarie, e nel sottopotere delle industrie e servizi partecipati dallo stato o parastatali.
E’ un potere immenso.
Aggiungeteci, come costume degli e PCI dell’Italia Centrale, la necessaria partecipazione ai riti massonici, per allargare le proprie relazioni e per guarnire una ulteriore spolveratina a pioggia di finanziamenti generosi a scuole confessionali e oratori e il gioco è fatto.
D’Alema gestisce il potere, gli altri o eseguono o aspettano che arrivino le briciole.
In quest’ottica, il vero nemico di D’Alema non è mai stato quello di facciata, cioè Berlusconi, col quale ha da sempre diviso tutto in un inciucio dietro le quinte ventennale, ma chi volesse rivoltare il tavolo del consociativismo.
Sembrava che questi potesse essere Renzi, peccato però che Renzi assomigli talmente tanto a D’Alema, da sembrare più il suo naturale delfino, che non il suo oppositore.
Renzi ha voluto accorciare i tempi e ha tentato il parricidio alle primarie del PD, ma lo strapotere del boss lo la stoppato subito e senza particolare fatica.
Poi è saltata fuori la vera forza alternativa al potere D’Alemian- berlusconiano.
Grillo la novità assoluta, giocando con il suo svantaggio/vantaggio di  atteggiarsi in un modo fra il folcloristico e lo strampalato, che però riesce a sconcertare una nomenclatura politica ingessata da decenni.
Il guaio per D’Alema è che Grillo è risultato doppiamente pericoloso per il fatto che è venuto ad  occupare di fatto l’area tradizionale della sinistra, la cui base il giochino di D’Alema aveva cominciato a intuirlo e se si perde la base, a ruota, prima o poi si perde tutto il potere.
Bisogna riconoscere che la lotta per Grillo era difficilissima, perché ponendosi contro frontalmente a tutto un regime consociativo del quale i partiti sono solo la parte più visibile, aveva  contro tutti, poteri forti compresi.
Gli sparavano contro tutti i giorni dalla corazzata mediatica delle Tv, giornali e riviste di Berlusconi.
Ma curiosamente gli sparava contro anche la corazzata dei finti arcinemici per Berlusca quelli della contro corazzata del gruppo Repubblica- l’Espresso, come se l’inciucio fosse già stato accettato da costoro.
Per giorni hanno fatto un penoso gioco delle parti col direttore di Repubblica, Mauro, che scriveva netti editoriali contro l’inciucio,  però subito corretto dalle omelie domenicali, che il fondatore e quasi padrone del giornale Scalfari pubblica tutte le domeniche, dedicandovi sempre un pensierino affettuoso se non di venerazione volto ad esaltare la meritoria opera del saggio della repubblica, che dal Quirinale era ed è impegnato nel confezionare l’inciucio, magari con le più nobili intenzioni, ma tant’è.
Naturalmente al pensierino affettuoso per il Colle, mai mancava una scappellotto per i ragazzacci grillini, descritti come dei discoli che inevitabilmente avrebbero rotto le stoviglie al tavolo del potere e che quindi erano i reprobi della situazione.
Grillo. girando di piazza in piazza si trovava di fronte folle sempre più strabocchevoli e quindi poteva toccare con mano, che c’era lì un popolo che lo investiva di un potere di dimensioni alle quale non era preparato forse nemmeno psicologicamente.
La comprensibile ebbrezza del momento, unita poi alla difficoltà obiettiva di gestire un piccolo esercito di parlamentari alla loro prima esperienza,unita  alla sua stessa mancanza di una precedente esperienza di sorta ,politica o amministrativa, unita al fatto che il suo pensiero politico era in fieri, sono tutte cose che lo hanno spinto a sbagliare quasi tutte le prime mosse.
In politica, come nella vita passa un grosso spazio di possibili opzioni fra il comportarsi come “puttane” ed essere invece semplicemente “elastici”.
Grillo ha ritento di scegliere una rigidità intransigente nella fedeltà alla lettera verso quello che aveva promesso durante la campagna elettorale.
Forse anche lo doveva fare per non rischiare che il suo esercito di matricole parlamentari si dividesse subito in mille rivoli.
Purtroppo però a cose fatte non si può non riconoscere che prima ha perso la battaglia del governo e poi quella del Quirinale  e non sono cose da poco.
Ha perso lui ed hanno vinto invece Berlusconi e D’Alema, che rieleggendo Napolitano si sono procurata l’investiture a formalizzare il governo del’inciucio.
Hanno vinto al prezzo di sedersi sui cumuli di macerie fumanti del PD, l’ultimo e unico partito storico che era rimasto in Italia, l’erede delle storie e delle tradizioni politiche dei comunisti e del cattolicesimo sociale.
Cioè eredi della gente che era stata determinante nel fare sciocchezzuole come la Resistenza, la Repubblica e la Costituzione, la ricostruzione dell’apparato industriale italiano pubblico e privato le infrastrutture e cioè  quello che fa l’Italia moderna.
Il prezzo pagato può fare brindare Berlusconi, perché per lui ormai ogni giorno in sella al potere significa un giorno in meno a San Vittore, ma D’Alema ,in quale sotterraneo della storia si è cacciato.
Con la rielezione incautamente accettata da Napolitano non si è risolto alcun problema.
Da domani disco verde per gli affari di tutti i faccendieri d’Italia, senza più la foglia di fico della finta opposizione del Pd ,tutti possono precipitarsi alla mangiatoia apertamente.
Disco verde per licenziamenti e chiusure di aziende.
Ma disco rosso per chi amministra la giustizia, che è stata ufficialmente informata che ci sono cittadini ed uno in particolare che è e sarà più uguale degli altri, per lui le leggi che valgono per tutti non valgono nulla.
E’ una bella schifezza.
Ma non tutti i mali vengono per nuocere perchè la conferma di Napolitano comporta un solo elemento positivo, non ha il potere beninteso di fermare l’orologio, ma dovrebbe offrire più tempo per tutti.
Soprattutto i grillini ne hanno un bisogno assoluto.
Hanno bisogno di lavorare nelle commissioni per capire che il potere di presentare delle leggi è ben poca cosa se poi non verranno mai “calendarizzate” (cioè messe in discussione).
Che per esistere politicamente occorre confrontarsi tutti i santi giorni con gli altri, cercarli, discutere e concordare il concordabile senza necessità di vendersi, ma assolutamente uscendo dal congelatore nel quale si sono rinchiusi.

giovedì 18 aprile 2013

Inciucio = salvacondotto giudiziario per B. = Costituzione stracciata




Costituzione della Repubblica Italiana
Art 2 : “…tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge….senza distinzione di condizioni personali o sociali;
Art.25 “nessuno deve essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge”;
Art. “107:”i magistrati sono inamovibili”
Art 112 “ il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale”.

Legge 361/ 1957 : i concessionari di servizi pubblici non sono eleggibili a cariche pubbliche.

Nessun commento è necessario.
Fa quindi veramente pena vedere quello che rimane dei così detti “poteri forti”  scrivere tramite il Corrierone, Il Sole di Confindustria , Avvenire della Conferenza Episcopale, si intende mamma Rai a canali unificati, in perfetta e preoccupante sintonia con i giornali e le TV della real casa berlusconiana, che per senso di responsabilità occorre fare il governissimo con B., come se l’Italia fosse la Germania o l’Inghilterra e non quel disgraziato paese che incautamente vota da vent’anni come capo della destra un individuo per il quale è inutile spendere ulteriori parole.
No signori, non si può fare perché farlo significherebbe uscire dalla legalità oltre che dal buonsenso e dalla decenza.
Non si può trattare con uomo che tutte le cancellerie considerano un buffone e che ha esteso il suo discredito personale e politico agli studenti,  ai lavoratori ed agli imprenditori italiani all’estero.
Facciamo finta di non saperlo e di essercelo dimenticato, ma c’è un’altra cosetta che occorrerebbe ricordarsi e ricordare ai “poteri forti” a proposito di spingere a fare un governassimo con B. a tutti i costi, ed è questa : in oltre  cinquant’anni di storia la tanto vituperata DC con i fascisti non ha mai trattato e mai significa mai, a cominciare da quando De Gasperi ha avuto il coraggio di dire un no secco nientemeno che a Papa Pacelli, pagandone tutte le conseguenze nel ’57 nella famosa “operazione Sturzo” per le elezioni comunali di Roma.
E per il partito di B. oggi  votano tutti i fascisti italiani di ieri e di oggi.
Che lui sia o non sia filo-fascista non ha la minima importanza, i fascisti votano per lui perché in lui vedono un riferimento per le loro idee, questo è un fatto, non è un’opinione.
E’ ovvio che per fascisti non intendo i pochi nostalgici rimasti, ma tutti quegli italiani  anche giovani o giovanissimi che oggi sposano la cultura fascista del “borghese piccolo piccolo” e che politicamente sono espressi bene dal partito francese di Marine Le Pen, per altro in grande ascesa, come chiarito in diversi post precedenti su questo blog  (1-4-13 e 1-3-13).
Sto scrivendo un’ora prima della prima seduta del Parlamento per l’elezione del nuovo Presidente e quindi sono, come tutti, sotto shock  per gli eventi di eri sera e notte, cioè della decisione suicida di Bersani di proporre ai suoi gruppi parlamentari di votare come Presidente, Marini, l’uomo scelto da B.
Personalmente ho la magrissima soddisfazione di non essermi fidato del PD in mano a Bersani e quindi di averlo abbandonato alle ultime elezioni a favore di Grillo.
Che la nomenclatura del PD, se pure non rappresentativa della base, avrebbe privilegiato la propria temporanea sopravivenza e quindi fosse da sempre favorevole all’inciucio, al di là dalle apparenti aperture di Bersani a mosse dirette al cambiamento, ne ero assolutamente convinto  fin da prima.
Che sarebbero arrivati fino a suicidare il loro partito per volgari e bassi interessi di poltrona, infangando le storie e le tradizioni politiche delle quali è portatore  è un atto semplicemente indegno.
Trattare con Berlusconi significa automaticamente legittimare vent’anni di sfascio morale del paese, vent’anni nei quali c’era un cittadino italiano più uguale degli altri di fronte alla legge degli altri, cioè uno che la violava addirittura cambiandosela a piacimento, come se fossimo stati ancora al tempo dell’Ancien Regime, prima della Rivoluzione Francese.
C’era uno che poteva fare quello che agli altri cittadini italiani non era consentito, perché lui era lui e gli altri erano niente, come diceva il soave Marchese del Grillo con parole più colorite.
Tutto a posto perché il personaggio era stato eletto e l’elezione popolare sistema tutto?
E ricadiamo non a caso nella cultura politica fascista.
Anche Mussolini ed Hitler erano stati confortati da un voto popolare.
Come andrà a finire non lo so, spero solo che Marini non passi con tre voti di maggioranza o peggio che la sua candidatura non sia la machiavellica foglia di fico per tirare la volata al re dell’inciucio : Massimo D’Alema.
A dopo.

martedì 16 aprile 2013

Quirinarie




Cercare di indovinare oggi chi sarà eletto al Quirinale da dopo domani in avanti è assolutamente tempo perso, sarebbe come a giocare al lotto.
Può essere di utilità invece ragionarci sopra, nel senso di cercare di vedere le ragioni per le quali certi candidati promettono poco o nulla ed altri invece sembrano quelli più adatti a ricoprire degnamente quel ruolo.
Per cominciare, dovrebbe essere scontato, ma purtroppo non lo è, escludere immediatamente gli esponenti della “casta”, cioè tutti gli esponenti delle nomenclature politiche di lungo corso, tutti corresponsabili della trentennale stagnazione del paese.
In effetti fa specie sentire ancora parlare seriamente dei D’Alema, Violante, Finocchiaro, Marini, Amato,Prodi.
Tutta gente che ha già dato e che non si è distinta per realizzazioni.
Se i partiti continuano a parlare di loro, allora è proprio vero che sono guidati da gente che non sa guardare altro che il proprio ombelico, come se al di fuori dalle gerarchie dei loro apparati non esistesse più nulla.
I milioni di voti che hanno perso alle ultime elezioni serviranno pure  a insegnare qualcosa.
Non sono voti finiti nel nulla, sono voti finiti a dare forma alla grande novità del Movimento 5Stelle.
Proprio per questo spaventa il fatto che anche questo Movimento nuovissimo sembri in parte contaminato alla sua base dall’incapacità di andare oltre alle vecchie nomenclature.
Mi riferisco ovviamente all’inspiegabile designazione fra i papabili scelti dai 5Stelle di Romano Prodi.
Come è possibile che la forza politica più euroscettica che c’è sul mercato indichi colui che ha spinto l’Italia nell’Euro per ragioni o pregiudizi ideologici –politici, trascurando del tutto le ragioni, che la sua elevata preparazione economica gli hanno sicuramente indicato come invalicabili se non andando  a cercare guai?
Prodi disponeva di tutti gli strumenti per sapere meglio degli altri che l’Italia non aveva una economia in grado di reggere una moneta unica insieme alla  Germania, come se si fosse potuto passare dall’oggi al domani dalla Lira al Marco.
Non poteva che essere una finzione con dei costi per noi insostenibili, non compensati dalla stabilità monetaria.
Con Prodi presidente che conserverà i propri pregiudizi e fisime pro Euro non si uscirebbe certo dalla crisi e si sarebbe condannati a un rincorrersi di manovre e di austerità.
Quella a favore di Prodi è un indicazione chiaramente “di pancia” perché Prodi è l’unico che abbia battuto Berlusconi alle elezioni, solo che dopo di quello non ha saputo fare assolutamente nulla di alternativo al berlusconismo e quindi non è stato migliore degli altri.
Il buon senso e la razionalità vorrebbe che ci si orientasse su una rosa di personalità d’alto livello scelte fuori dalla casta.
Zagrebeski, Rodotà, Imposimato per esempio, tre giuristi al massimo livello.
Ancora il buon senso vorrebbe che si superasse il moto sentimentale e un po’ infantile che porta alcuni a indicare i nomi di personaggi di altissimo livello morale o culturale, ma caratterizzati da una impegno professionale troppo “al limite” per essere adatti a quella carica.
Si pensi a Strada o a Fo.
Anche queste sarebbero scelte “di pancia”.
Forse è troppo chiedere ai vecchi marpioni dei vecchi partiti o agli inesperti giovani virgulti di fare un radicale sforzo di fantasia e andare oltre.
Butto là a titolo di esempio.
Si potrebbe scegliere fra  direttori di grossi giornali che abbiano dato prova di grande equilibrio e competenza come De Bortoli o Calabresi.
Si potrebbe scegliere un esponente del mondo scientifico con competenze anche gestionali come Remuzzi o Boncinelli.
Si potrebbe scegliere un eminente esponente della cultura umanistica in particolare fra gli esperti della conservazione dei beni culturali ed artistici come Carandini.
Visto la pessima prova di sé che hanno dato, quando sono arrivati in politica, lasciamo invece perdere economisti , banchieri e industriali.
Chiedere uno sforzo di fantasia a questa classe politica è forse pretendere troppo, ma non si sa mai.