giovedì 12 ottobre 2023

Will Witt Do not comply. Taking Power Back from Amarica’s Corrupt Elite Ed. Center Street Hachette Book Group . Sept.2023

 



Spulciando fra i libri di recente uscita, mi ha incuriosito il titolo piuttosto “gridato” e divisivo, come si dice oggi.

Quando ho cercato di approfondire, mi ha ancora più incuriosito per una serie di ragioni.

La prima è che l’autore è molto giovane, dato che non è nemmeno trentenne.

Nonostante la giovane età ,viene descritto come autore di un precedente best-seller.

Ma ancora più interessanti ,sono le notizie che si possono trovare su di lui dai motori di ricerca.

Da queste fonti apprendiamo che Will Witt sarebbe un ormai affermato influencer, con base in Florida, descritto fra le righe,come l’ideologo del governatore di quello stato, Ron DeSantis, al momento, unico concorrente credibile alla nomination repubblicana ,per la corsa alla presidenza del 2024 ,in concorrenza con Donald Trump.

Appurato questo, come facevo a non leggere subito il suo libro?

Premetto, che il precedente best-seller dell’autore è intitolato : “How to win Friends and Influence Enemies”, cioè è uno di quei manuali ,che piacciono tanto e da sempre agli americani, ma che sono meno diffusi da noi, del tipo : “come diventare ricco in quattro mosse”.

Quindi ,non materiale di livello particolarmente elevato.

Ma questo libro : “Do not comply” è di livello abbastanza buono ed è consigliabile leggerlo, proprio perché si presenta, diciamolo pure, come un “manifesto” del conservatorismo politico americano, scritto bene e in modo accattivante, seguendo un po', alcune vicende autobiografiche dell’autore.

E’ singolare che sia comparso in libreria, praticamente in contemporanea, con l’apparire in Italia dell’analogo fortunato volume del Generale Vannacci ,del quale abbiamo parlato pochi giorni fa

(http://gmaldif-pantarei.blogspot.com/2023/09/roberto-vannacci-il-mondo-al-contrario.html), e del quale abbiamo detto, che potrebbe essere utile appunto come un leggibile manifesto della destra politica italiana.

Leggendo questi libri, non si può fare a meno di constatare, che il progressivo inaridirsi, fino alla consunzione ,delle varie forze politiche di sinistra o progressiste ,di derivazione socialista in Occidente, ha portato alla nascita di una sempre più diffusa ideologia “populista”, che sposa incredibilmente proprio quelli che erano i cavalli di battaglia delle sinistre : prima di tutto, la lotta frontale alle élites ,descritte come corrotte e dedite a metodi di indottrinamento e manipolazione subdoli.

Ma i lettori, non più giovanissimi ,si ricorderanno gli slogan del famoso “sessantotto” ,nei quali sbrigativamente, si diceva ,che il grande Satana era da ricercare fra gli, allora, quasi misteriosi padroni delle multinazionali, veri gestori occulti del mondo.

Siamo tornati allo stesso punto ,ma a parti inverse.

Il povero Marcuse (il filosofo influencer di ultra sinistra, allora il più seguito dai sessantottini) si rivolterà nella tomba ,ad apprendere che le sue linee guida ,sono ora finite nel manifesto della destra repubblicana americana.

Ma obiettivamente, se Marcuse e i Sartre, erano pressoché illeggibili per lettori non ideologizzati, autori come questo Witt, sono molto più alla portata di tutti.

Non stanno a filosofare sulla alienazione delle masse proletarie, ma ci parlano di temi molto più reali, terra a terra, verificabili e verificati nella vita quotidiana di chiunque.

Eccoli qui i “puppari” che muovono le “multinazionali” ,diventate nel frattempo globali e, ora sì, per lo più, di potere monopolistico : Big Pharma; Big Tech e Big Media, messe alla berlina dalla destra e non dalla sinistra.

Ce le abbiamo sottomano tutti i santi giorni ,perché siamo gli utilizzatori dei loro gadget.

E che siamo contemporaneamente sia utilizzatori -consumatori, più o meno compulsivi, sia utilizzati da loro, in quanto, noi siamo anche loro fornitori dei nostri dati, che per loro hanno grande valore ,per “profilarci” e ricavare una infinità di informazioni utili per il loro business, nessuno di noi è tanto fesso da non averlo capito da tempo.

Doppiamente interessante, leggere critiche serrate e documentate ai big, sopra elencati ,da parte di un astro nascente di quella destra.

Come nel libro del Generale, non poteva mancare una critica, qui forse meno marcata del previsto, alla teoria “gender” che imperversa in America ,come da noi.

Ma rispetto al libro del Generale, Witt ha chiaramente una sua particolare ispirazione ideale, che è tipicamente americana.

La proclamazione pubblica ai quattro venti della sua fede religiosa cristiana, come proposta ispirazione per la soluzione dei problemi politici, che aveva analizzato nei primi due terzi del libro.

Non è una novità, le inverosimili contraddizioni degli Stati Uniti ,ci propongono un contenitore di tutti i vizi alla Las Vegas e le mega chiese ,ancora parecchio frequentate, dove si canta e ci si commuove, alle infuocate prediche di brillanti influencer religiosi, che certo non disdegnano il biglietto verde, come faceva San Francesco.

Ricordo ancora il mio stupore ,quando ai tempi delle guerre di Bush andandomi a cercare l’originale di certi suoi discorsi, mi sono imbattuto in un enorme crocefisso ,che compariva niente meno che nel sito istituzionale della Casa Bianca.

Questa è l’America e non da oggi.

Lo ripeto, val la pena di leggerlo questo libro ,per capire quanto è complessa l’America e come i criteri, tipo destra-sinistra ,ai quali ci affidavamo fino a ieri ,per cercare di capire la politica di oggi, siano orma ferri vecchi.





mercoledì 4 ottobre 2023

Hermann Rupold : Superpower China .Understanding the chinese world power from Asia. History, politics, education,economy and military

 



Devo dire subito che sono stato deluso da questo libro ma per una ragione soggettiva, nel senso che mi aspettavo che fosse una cosat e invece si è dimostrato essere un’altra.

Cioè avevo intuito dalla breve descrizionet che riporta Amazont che si trattava di un manualet preparato da un autore tedescot specializzato nella divulgazione e su questa base mi ero illuso di trovare una miniera di dati, tabelle, riferimenti.

Anche perché, diciamolo pure, la guerra fredda per ora combattuta solo sul piano del soft power e delle sanzioni economiche fra Usa e Cina è anche una guerra di numeri.

E quindi ,chi è interessato alla materia, vorrebbe trovare dei dati di fonti terze e attendibili ,per capire fin dove è arrivata la Cina.

Il Pil ha già superato o no quello americano?

Il Pil pro capite, pare assodato, che sia ancora lontano, ma quello nazionale balla secondo le fonti che si consultano.

Se poi andiamo in settori specifici ,come la tecnologia, telecomunicazioni, intelligence, non si sa più veramente a chi credere, evidentemente perché, essendo classificati come delicati e strategici, è ovvio che l’interesse politico o geopolitico delle due parti è massimo e quindi tendono ad allargarsi.

Ma questa è proprio la ragione per la quale cercavo qualcosa di più ,e non di meno, rispetto ai precedenti saggi sulla Cina, che avevo già letto e recensito su questo blog.

Non è andata così,ma non è certo colpa di questo saggio, che è destinato a chi parte da zero.

Per questa fascia di pubblico è invece un buon manuale.

Non aggiornatissimo, ma buono.

Purtroppo ,i pochi riferimenti bibliografici, che riporta, sono riferiti per la gran parte ad una produzione tedesca, che sarà anche buona, ma a causa della lingua, risulta inusabile per la maggior parte dei lettori.

Non manca per fortuna il :”The China model.Political meritocracy...” di Daniel A. Bell, che troverete recensito su questo sito (https://gmaldif-pantarei.blogspot.com/2023/07/daniel-bell-china-model-political.html.

Mi spiace dover insistere nelle critiche ma, per fortuna che il libro sulla meritocrazia è citato nella bibliografia, perché nella trattazione, addirittura non ho trovato cenno , né agli esami imperiali, né al sistema rigidamente meritocratico ,che ha, a tuttoggi, espresso Xiginping e tutta la classe dirigente cinese.

E, caspita, se non si spiega questo, diventa veramente dura per il lettore, anche solo avere un’idea, di come è strutturato il sistema politico cinese.

Ancora purtroppo ,si dice poco o niente sulla radicale differenze ,esistenti fra il sistema di valori filosofico-culturali cinese e quello nostro occidentale.

Senza la filosofia confuciana, la Cina di oggi risulta inaccessibile alla nostra comprensione.

Capisco che il libro è stato strutturato volutamente come una sintesi essenziale,ma in quasi180 pagine io mi sarei dilungato su Confucio per qualche pagina.

Temo che ci sia anche qualche notizia contradditoria, ma sorvoliamo.

Non si può però sorvolare sul fatto che mentre si fa una disanima abbastanza estesa sull’uso del carbone come fonte energetica poco si dice sull’incredibile sviluppo dell’industria cinese nella costruzione di pannelli solari, arrivando nel primo posto nel mondo.

L’eolico addirittura non mi pare nemmeno menzionato.

Queste sono lacune piuttosto serie.

Comunque ,lo ripeto, per chi parte da zero e cerca un “bigino”, questo il libro riporta un utile carrellata di insieme.


domenica 1 ottobre 2023

Andrea Riccardi Lucio Caracciolo : Accoglienza. Ed. PM Mondadori - recensione


 

Leggere il libro scritto a due mani da Riccardi e Caracciolo è stato veramente un piacere, come capita raramente, perché purtroppo capita raramente di sentire che quello che si sta leggendo, lascerà il segno e ci arricchirà.

Pur trattando questo libro un argomento, che è addirittura considerato divisivo, nel campo della politica e dei media, al punto da non trovare una linea veramente unitaria, nemmeno nella maggioranza di governo,l’alto livello culturale dei due autori, riesce a portare il discorso su un piano più alto, dove gli argomenti della politica corrente ,spesso meschini ,non hanno circolazione.

Andrea Riccardi, fondatore di Sant’Egidio, che nei decenni di lavoro di questa associazione è passato dall’animare una pura assistenza caritativa, in senso cattolico, alla gente delle periferie romane, ad esperienze di vera e propria diplomazia, per cercare di far dialogare per ricavare progetti di riconciliazione fra fazioni in guerra (vedi Mozambico), ha avuto la capacità di dimostrare ai politici, che con la buona volontà e sopratutto con idee chiare è possibile provare a realizzare “corridoi umanitari” capaci di portare in Italia, del tutto legalmente, persone che vogliono emigrare, per di più,usando fondi privati ,con la collaborazione della Comunità Valdese (che beneficia dell’8 per mille e che lo usa forse meglio della Chiesa Cattolica).

Riccardi, quindi ,sa e sa bene di cosa si sta parlando, quando si discute di accoglienza.

Lucio Caracciolo, fondatore di Limes, ha “inventato” e portato in Italia la geopolitica, che è purtroppo, ancora oggi un oggetto non identificato nelle nostre università, e batte da decenni su un chiodo fisso, di importanza capitale : è stato un errore catastrofico quello fatto dalla nostra cultura, di seguire il pensiero unico che veniva da oltre-oceano che portava a credere seriamente nella “fine della storia”.

Gli americani si erano inebriati all’idea di apparire come gli unici egemoni di tutto l’orbe, dopo la caduta e la dissoluzione dell’Urss.

Se siamo gli unici imperatori del mondo ,pensarono, la storia è finita e possiamo dedicarci solo all’economia ed a incrementare il benessere a livello globale ,realizzando la nostra missione messianica di diffondere il bene nel mondo, va da sé, identificato con la democrazia formale e il liberismo economico,esercitando il nostro “soft power” su tutti quanti.

Oltre, ben inteso, al mantenimento del potere reale e militare, non molto soft per sua natura , delle sette flotte capaci di tenere sotto controllo l’intero globo.

Credere e praticare culturalmente la fine della storia, cioè considerare quasi politicamente scorretto, occuparsi delle nostre radici, significa semplicemente suicidarsi, ripete Caracciolo da un bel pezzo.

Se solo si tornasse a occuparsi di insegnare e insegnarsi la storia ,ricercando anche, ovviamente, la nostra storia, da un punto di vista culturale, l’accoglienza agli immigrati ,nel quadro di una sensata e coerente politica dell’immigrazione, diverrebbe ovvia, perché la nostra storia ci vede come un popolo di emigranti.

Scoprire la propria identità con lo studio della storia, ci vuole, diversamente non sapremmo chi siamo ,e quali sono i nostri interessi strategici come nazione,ma per passare poi subito dall’”io” al “noi”,perchè l’essere umano è innanzi tutto relazione.

Le altre culture servono a confrontarci con il “diverso” per crescere, ovviamente non per farci sottomettere.

Sottolineo questa impostazione, ben chiara in Riccardi e Caracciolo, aperti ,ma nient’affatto “buonisti” ideologici o ingenui.

L’urgenza di elaborare e mettere in atto una seria politica per l’immigrazione è fondata per ambedue gli autori sulla constatazione dell’entità del fenomeno della crisi demografica, che sta vivendo il nostro paese.

Con un paese che diviene a maggioranza di anziani non si va da nessuna parte.

Sono solo i giovani, che possono e devono avere fiducia del futuro, e trasmettere questa fiducia, meglio se girata a entusiasmo, a tutti gli altri.

Se i giovani noi non li abbiamo a sufficienza, allora bisogna andarli a prendere dove ci sono.

La strategia, forse non detta esplicitamente nel libro, ma che viene fuori netta fra le righe è questa : andarli a prendere dove ci sono è cosa diversa , molto diversa, che subire ondate di sbarchi.

Ci vuole una politica che pensi.

Il piano Mattei ,di cui parla la nostra Premier, è un’ottima scelta, anche se gli uomini che a suo tempo l’hanno sostenuto erano di ben altro calibro, ma almeno l’idea è centrata.

Speriamo bene.

mercoledì 27 settembre 2023

Roberto Vannacci : il mondo al contrario Edizione : autoprodotto




Dopo averne sentito tanto parlare, non potevo non leggere il libro del Generale Vannacci.

Prima di tutto è un caso editoriale :si parla di 150.000 copie vendute in due tre settimane.

Poi e sopratutto è un caso politico.

Tutti sappiamo, che di questo libro si è sparlato più che parlato.

Non c’è commentatore,fra quelli che ho sentito , che parlandone non si sia sentito obbligato a mostrare un risolino di compatimento.

Dopo averlo letto, temo però, che il risolino di compatimento lo meritino i commentatori medesimi, che del libro hanno straparlato, probabilmente senza averlo letto ,o avendolo solo fatto passare in velocità.

E così ritenendosi sacerdoti autorizzati a celebrare costantemente ,solo ed esclusivamente il pensiero unico, non hanno capito, che non si trattava affatto delle esternazioni di un reazionario, che poi essendo in divisa, chissà perché, avrebbe dovuto quasi automaticamente essere anche un po' fascistone ,ma uno sforzo serio di presentare a quella che un tempo si era denominata “maggioranza silenziosa” quasi un vero e proprio “manifesto politico” .

Manifesto politico che mancava, stante anche la composizione non molto omogenea della attuale maggioranza di governo.

Mancava un collante, scritto non come un barboso programma di partito ,che nessuno avrebbe letto.

O tanto meno un testo di analisi che ricercasse una presunta ideologia politica ,sottostante alla medesima maggioranza di governo.

Coi tempi che corrono, nè uno né l’altro sarebbero stati di particolare interesse.

Ribadisco, non ho trovato nel libro nulla di estremistico, né di fondamentalista, nè di volutamente offensivo nei confronti di chi la pensa in modo diverso o opposto rispetto all’Autore.

Le idee, l’analisi e le proposte politiche mi sembrano quelle proprie in Occidente alla destra d’accordo, ma direi certamente “destra moderata”.

Per carità, ognuno ha la sua storia e la sua sensibilità.

Ne consegue che per esempio anche se gran parte delle osservazioni avanzate dall’Autore le ho trovate spesso sensate, la sua visione sul ruolo della donna nella società attuale,mi è sembrata francamente fuori fase.

Nel senso che se è vero ,che da un punto di vista puramente economico, se le donne madri invece che lavorare ,come propone il Gen.Vannacci ,si dedicassero almeno temporaneamente a tempo pieno a far crescere i figli più piccoli, sostenute da una contribuzione dello stato, saremmo di fronte a una situazione win win, come si dice.

Ma non sono affatto convinto ,personalmente, che una donna in generale possa sentirsi realizzata, senza avere un proprio lavoro, diversamente da come la pensa l’Autore.

Su questo punto non lo seguo e mi sembra che la sua tesi sia un può fuori dalla realtà.

Altro argomento caldo toccato dall’Autore è quello della teoria gender sul quale   alcune delle osservazioni di fondo dell’Autore,lo hanno fatto bollare dalla gran parte dei commentatori come un "omofobo".

Ma non mi sembra il caso, nel senso che le sue osservazioni probabilmente ,non fanno che constatare, che moltissima gente si senta infastidita dalla pretesa delle forze politiche ,sedicenti progressiste, di porre i diritti degli LGBT, che sono una   minoranza ,probabilmente già sufficientemente riconosciuta e tutelata ,come il problema dei problemi.

Ripeto è un argomento delicato ,anche perché ,non è così agevole distinguere le conoscenze scientifiche acquisite ,da pretese ideologiche ,tutte da verificare, ma che se questo tema si sia  probabilmente esagerato mi sembra che si possa dire senza passare per reazionari.

Con calma e serenità si cerchi di chiarirsi le idee su differenze biologiche nette e innegabili e le propensione e i gusti sessuali ,che sono cose del tutto diverse.

In altre parole riconoscere i diritti degli omosessuali ad assere tali, mentre un tempo non lontano erano purtroppo emarginati e bistrattati è doveroso, ci mancherebbe altro, ma diversa cosa è cercare di imporre a tutti modelli ideologici minoritari, fatti passare per scientificamente assodati, e volerli imporre a tutti.

Consentire il riconoscimento giuridico delle unioni fra persone dello stesso sesso è una cosa, ma volere imporre queste unioni come un nuovo modello progresssista di famiglia è ritenuta un’aberrazione dalla gran parte dei cittadini, ci dice il Gen. Vannacci.

Chi la pensa diversamente ha ovviamente tutto il diritto di farlo, ma possibilmente evitando di imporre la dittatura di una minoranza, come molti ritengono che stia succedendo, soprattutto dove gli esponenti  più estremisti del partito democratico americano riescono a imporre la loro prevaricazione nella cultura, sostenuti da media e lobby molto potenti.

Per quanto poi attiene ai quotidiani problemi politici ,che so io, tasse ,casa, sicurezza, eccetera, l’esposizione del libro mi sembra a volte anche brillante, essendo molto corredata di esempi, che sono da tutti facilmente verificabili.

Devo dire però che questo libro può sembrare un tentativo di manifesto politico, come avevo accennato all’inizio, ma in realtà non lo è, perché, come tale, manca anche di una minimale completezza.

Nel libro infatti non si parla quasi ad esempio di sanità, di scuola,di immigrazione, di politica estera, che non possono mancare in un manifesto politico.

Ma certo c’è un’ispirazione unitaria in questo libro, che credo sia condivisa da una fetta molto larga di italiani, che non si sentono sufficientemente rappresentati a livello politico.

Per questo credo che sia verosimile aspettarsi una consequenziale e imminente “discesa in politica” del Generale Roberto Vannacci. 

giovedì 21 settembre 2023

Edgar Morin : Di guerra in guerra dal 1940 all’Ucraina invasa. Raffaello Cortina Editore – recensione

 




Dall’alto dei suoi 101 anni, Edgar Morin è uno degli intellettuali più noti del pianeta.

Dopo aver scritto qualcosa come 60 libri ed essersi portato a casa una ventina di lauree ad honorem, aver girato il mondo in lungo e in largo, avere inventato nuove discipline ,nell’ambito del pensiero complesso, verrebbe da dire, che potrebbe anche starsene tranquillo, ma se lo facesse, non sarebbe Edgar Morin.

Invece ci ha regalato questo formidabile saggio sulla guerra in generale e su quella di Ucraina in particolare.

Centratissimo e merce veramente rara.

La verità elementare, ma difficile da metabolizzare, che ci viene esposta non è che questa : la guerra porta per sua natura all’isteria.

Lo abbiamo constatato tutti.

Del resto ,avevo già esternato in precedenti post, la mia sorpresa nel vedere un tempo compassati accademici ed editorialisti misurati, scaldarsi nei talk show televisivi, che sulle debolezze umane ci campano, e trasformarsi inaspettatamente, da quei moderati che conoscevo ,in scalmanati talebani.

Costoro ,purtroppo, non si sono ancora avveduti di essere stati posseduti proprio da quella dalla sindrome guerresca ,che porta all’isteria, della quale ci parla Edgar Morin,e quindi si sono guardati bene ,magari dal consultare qualche amico psico -terapeuta, che li avrebbe messi sul chi vive.

Quando questa brutta storia finirà, si spera presto, e riacquisteranno il buon senso, che ispiravano prima, forse saranno i primi a stupirsi di non essere stati capaci di governare meglio la loro psiche.

Ma che dire? Sarà banale constatarlo, ma Morin ha l’età e il prestigio per invitarci tutti alla riflessione.

Come capo scuola del pensiero complesso ,ci esorta ,prima di tutto, ad uscire dall’illusione secondo la quale situazioni complesse si possano risolvere dividendole in mille micro -situazioni, da analizzare seguendo criteri lineari in ambiti ultra-specialistici.

Le cose non funzionano così ,occorre sempre saper guardare all’insieme nel suo contesto.

Esempio illuminante :la guerra in certe circostanze è eticamente giusta, e infatti la guerra che stanno facendo gli Ucraini ai Russi ,pagando di persona un prezzo altissimo, è giusta perché sono stati aggrediti.

Ma anche in questo caso la guerra è sempre una “sale guerre”, una porcheria che corrompe e che induce all’isteria, odio, estremismo, radicalizzazioni.

Perchè questa è la sua natura, la guerra disumanizza chi la fa, anche se questi si trova nel giusto.

Non è né facile né simpatico fermarci a meditare su questo pensiero ,così contraddittorio e contro-intuitivo.

Se cadiamo nella trappola creata dall’isterismo di guerra e ne diventiamo prigionieri attribuiremo tutto il male all’odiato nemico, non riusciremo assolutamente a prendere in considerazione il suo punto di vista e quindi la pace si allontanerà sempre e la guerra finirà quando finiranno gli uomini o le munizioni, o i soldi.

Non si può proprio uscire dall’isteria guerresca che assomiglia tanto alla brutalizzazione del pensiero razionale, del quale diventa vittima il popolo delle curve del calcio, raffreddarsi ed elevarsi al pensiero critico, alla contestualizzazione, il che vuol dire tornare a vedere il nemico come un umano, che ha fatto la guerra, non perché è impazzito o è posseduto dal demonio, ma perché semplicemente segue il perseguimento di suoi interessi che vanno almeno presi in considerazione, per vie sbagliate per quanto si vuole, ma gli uomini agiscono così da quando mondo e mondo.

E da quando mondo è mondo esistono gli imperi, o se vogliamo usare termini meno crudi esistono le potenze che hanno la forza per essere egemoni globali i o regionali.

Oggi il potere imperiale o l’egemonia mondiale è esercitata solo dagli Usa da quando si è dissolta l’Unione Sovietica che prima era l’egemone concorrente.

All’Orizzonte però si staglia la Cina che ha i numeri per poter concorrere e la Federazione Russa, che dice di essere entrata in guerra perché si sentiva minacciata dall’allargamento della Nato ai suoi confini, dove avrebbe visto bene almeno stati cuscinetto.

Non entriamo nel merito, ma è giusto ribadire ,semplicemente seguendo le regole del pensiero critico, che vanno presi attentamente in considerazione i punti di vista di tutte e due le parti in guerra se si vuole capirci qualche cosa.

Se arriviamo ad analizzare la situazione e partiamo dalla costatazione che gli Ucraini hanno ragione a difendersi dai Russi invasori, come fortunamente facciamo quasi tutti, abbiamo comin ciato a ragionare ma il problema rimane lì da risolvere.

Per tentare di venirne fuori Morin afferma che occorre fare un altro passo fondamentale nel ragionamento in questo senso : la guerra può essere giusta, ma può essere più sensato non farla lo stesso o venirne fuori il prima possibile, perché fa comunque danni enormi non solo materiali.

Cioè la guerra può essere giusta, come lo è quella fatta dagli Ucraini, ma occorre chiedersi se è anche utile a loro, cioè se risponde ai loro interessi.

Mi viene da pensare : ma ci avranno mai pensato gli operatori dei media ,ai quali ho accennato sopra,e beninteso ai quali accenna anche Edgar Morin, agli effetti che a guerra finita (e questa finirà come tutte le guerre che sono iniziate e finite) comporterà l’odio mortale distribuito a quattro mani fra gli Ucraini verso i Russi, dalla propaganda e dalla pedagogia di guerra e vice-versa?

Non sarà mai venuto in mente a costoro, che a guerra finita, i confini saranno sempre quelli sostanzialmente, e che quindi Ucraini e Russi condivideranno ancora migliaia di kilometri di confini ,mentre il principale sostenitore della parte ucraina, nonché probabilmente unico beneficiario finora dal punto di vista strategico, cioè gli Usa si troverà sempre dalla parte opposta del mondo a farsi placidamente gli affari suoi, come decreta la geografia?

Mentre gli effetti dell’isteria di guerra, della radicalizzazione a senso unico, della disumanizzazione del nemico saranno dei pessimo compagni di viaggio per almeno una generazione di Ucraini e di Russi.

Ma è veramente scorretto pensare che il movente dell’appoggio americano all’Ucraina sia dovuto proprio al fatto che, così facendo, questi americani stiano facendo proprio gli affari loro, o, detto in modo più piano, stiano lucidamente perseguendo la strategia di fondo dell’egemone globale, che può definirsi lecitamente imperiale?

Riuscendoci brillantemente, bisogna riconoscerglielo , mentre la dirigenza russa, sul piano strategico, ha raggiunto i risultati contrari a quelli che perseguiva, fallendo clamorosamente.

Gli americani hanno un altro vantaggio clamoroso che consiste nel fatto che il perseguimento dei loro interessi strategici imperiali (indebolire al massimo possibile ,ma senza rischiare un intervento diretto, la Russia, vista come possibile concorrente se non come egemone globale, almeno come egemone regionale) riescono a venderlo in modo verosimile ,come aiuto a un aggredito, per ristabilire le regole del diritto internazionale.

A guerra finita si vedrà però anche chiaramente la contropartita, che la massa enorme di aiuti inviati dall’America comporterà per il popolo ucraino.

Non esistono pasti gratis.

A cose finite, i conti verranno presentati a tutte e due le parti, e vedremo quanto saranno realmente più liberi gli Ucraini ,dopo aver scelto di fatto di essere clienti di un egemone invece dell’altro.

Perchè il mondo reale funziona così : o hai la forza di comandare o sarai comandato e il potere degli Ucraini è quello che è ,e dopo la guerra, dei decantati gioielli tecnologici consistenti negli armamenti Nato, non certo di ultima generazione, non se ne faranno molto.

Dovranno invece fare i conti con un paese che per loro fortuna è enorme e quindi solo parzialmente danneggiato, ma che già era povero prima, dato che per aiutare le famiglie di donne ucraine ne sono andate a lavorare all’estero a milioni prima della guerra.

Queste sono alcune delle riflessioni che troverete nel libro, ovviamente presentate molto meglio di quanto abbia fatto io.

Ecco, però, c’è un ultima cosa che Morin ci esorta a prendere nella dovuta considerazione, con preoccupazione, perché non sembra percepita nella sua reale gravità.

La guerra, come tutte le vicende umane, è guidata spesso dal caso, dall’imprevisto, dall’imponderabile.

Spesso addirittura un’azione ,accuratamente ponderata per raggiungere un risultato, conduce a ricavare l’opposto.

E’ successo mille volte e Morin espone diversi casi storici e con dovizia.

Dietro a quest’imprevisto, Morin sottolinea, che risulta incomprensibile la sottovalutazione perdurante, del rischio che si ricorra all’arma nucleare, oltre a quello dell’escalation incontrollata verso una terza guerra mondiale ,proprio causa del fattore imprevisto e casuale.

Bisogna far tacere le armi questa è la priorità.

Non perdetevi la lettura di questo libretto, apre la mente e blocca o almeno tenta di bloccare le cadute nel fondamentalismo isterico.