venerdì 28 aprile 2017

Marine Lepen non ci tocca votarla, ma anche per noi le urne sono dietro l'angolo






Siamo troppo vicini alla Francia in senso territoriale e culturale per non sentire come nostra la pesante scelta elettorale che dovranno fare i cugini d’oltralpe fra poco più di una settimana. Prendiamola come una simulazione della scelta che dovremo fare nella primavera dell'anno prossimo.
Del resto è chiaro a tutti che basta sostituire il cognome Lepen con Grillo e Salvini e la simulazione diventa realtà anche per noi. Purtroppo o non purtroppo sono finiti i tempi dei partitoni storici.
Destra e sinistra vogliono dire sempre meno.
Per esempio dire che il Pd rappresenti lo schieramento della sinistra fa solo ridere, se si è informati anche solo a livello minimale.
Attenzione però che da noi ,a differenza della Francia ,dire che Forza Italia e soci se pur litigiosi, rappresenti la destra, questo affermazione rimane verosimile e questo dato di fatto avrà  il suo peso
Difficile però se non impossibile qualificare in termini di sinistra o di destra i 5Stelle e in buona parte nemmeno la Lega come la vuole Salvini, che se è vero che pende più a destra che a sinistra però è chiaro che si qualifica per temi trasversali : immigrazione, sicurezza, messa in discussione di questa Europa ed Euro, lavoro per i giovani, apertura a Putin e Trump eccetera.
Ed ecco che trascinati dal discorso siamo stati costretti a entrare nel vivo delle argomentazioni sul merito. Cioè siamo stati costretti a elencare i temi sui quali andremo a votare.
E questo è il senso del completamente nuovo, che forse non tutti riescono ad avvertire.
Per la prima volta andremo a votare, quando e se la nostra disastrosa classe politica ci consentirà di farlo, ma quasi sicuramente nella primavera del 2018, che è la data di normale scadenza della Legislatura e che solo per questo diventa quasi sicura, dovendo fare riferimento a criteri di riferimento diversi da quelli che abbiamo adottato  nelle tornate precedenti.
Non c'è niente da fare, lo dicono i neuroscienziati, la nostra mente è organizzata in modo da proporci come prima scelta "l'usato sicuro", cioè quella che abbiamo già fatto in passato, e quindi siamo  per "natura" portati ad essere conservatori.
La scelta a favore della continuità, della stabilità, ci viene proposta dalla nostra mente in prima battuta perchè ci viene presentata come quella che ci dovrebbe procurare meno problemi.
Oggi però questa prima scelta è diventata inadeguata per definizione per il semplice fatto che non possiamo non renderci conto che il mondo nel quale viviamo oggi va a una velocità alla quale facciamo fatica a tenerle dietro e quindi è giocoforza riconoscere che i criteri di giudizio ai quali facevamo riferimento ieri è molto probabile che non abbiano più senso oggi.
Infatti, che senso avrebbe per un cittadini "di sinistra" o comunque con vocazione a privilegiare una forte sensibilità ai temi "sociali"  votare per un partito come il Pd che è diventato tutt'altro e che in ogni caso è un partito "personale" di Renzi e che quindi non dichiara di essere legato ad alcu decalogo ideologico ?
Salta quindi il criterio di riferimento alle propensioni ideologiche.
Come si diceva sopra però in Italia da parecchio tempo, andiamo avanti ma sempre un passo indietro agli altri e quindi se il discorso che stiamo facendo fila liscio a proposito del PD, lo stesso non può ripetersi pari pari per lo scheramento di destra, perchè sarebbe difficile sostenere che Forza Italia, la Lega in buona parte  e Fratelli d'Italia della Meloni non facciano riferimento chiaramente ai tradizionali temi ideologici che qualificano la destra.
Per questo schieramento, ma anche per gli altri, tuttal più va fatto un altro discorso e cioè se il capo riconosciuto che rimane Silvio Berlusconi è credibile ed è in grado di realizzare quello che promette o se è tutto un blà blà, perchè il punto debole di questo schieramento è proprio la figura del capo, che è logorato dall'età anagrafica avanzata e dall'inefficenza dimostrata dal medesimo nel corso della sua ormai lunga carriera politica, nonchè dal fatto di essere esplicitamente il fondatore di un partito "personale" che per definizione rifiuta di giurare fedeltà al solito decalogo ideologico per lasciarsi le mani libere.
Come dire : grosso modo sono l'uomo della destra, ma farò quello che mi parrà opportuno di volta in volta. Non è una grande garanzia per l'elettore. Finora però abbiamo parlato dei partiti che rappresentano l' "establishment", la "casta" le "elites", i responsabili dell'esistente, che in continuità hanno governato degli scorsi decenni.
Solo per questo è difficile pensare che questi farebbero qualcosa di diverso se dovessero essere riconfermati al potere.
Il nuovo per governare le nuove situazioni ben difficilmente potrebbero essere loro.
Il nuovo, piaccia o non piaccia sono gli altri, i "trasversali", nè destra nè sinistra, ma che si definiscono per le soluzioni che propongono sul merito dei problemi e che comunque giurano che se al potere farebbero cose del tutto diverse da quelle che fanno coloro che hanno gestito il potere in questi anni.
Gli elettori lo sanno, ma sanno anche che questo ,cioè il nuovo, è sia la carta vincente, sia il problema dei 5Stelle e della Lega di Salvini.
Per i "moderati" andare a votare per il nuovo richiama da sempre il terrore del "salto nel buio", giratelo come volete, ma siamo sempre alle reazioni ancestrali.
Per fare il "salto nel buio" bisogna essere alle strette o usando una terminologia più popolare bisogna essere molto incazzati. Nella società di oggi, intorno a noi ci sono categorie sociali riconoscibili che sono e che hanno ragione di essere abbastanza incazzati da rischiare il "salto nel buio"? Penso proprio di sì.
Tanto per cominciare i giovani disoccupati o quelli che il lavoro non lo cercano nemmeno più, perchè comunque non c'è, e poi i giovani occupati nelle condizioni penose del lavoro precario, delle finte cooperative e nella posizione di finte partite Iva, per figurare non come dipendenti ma come professionisti autonomi.
Poi c'è quel vasto ceto, vicino ad una posizione maggioritaria che è il "ceto medio", che sta da tempo rotolando giù dalla scala sociale e che di questo se ne accorge sempre di più.
Un ceto medio di ex operai un tempo agiati, di partite Iva tendenti al rosso e che faticano a pagare le tasse, di ex privilegiati dipendenti pubblici, considerati ora poco più che parassiti a causa dei loro privilegi, di ex privilegiati bancari che vedono la mannaia dello "sfoltimento" degli sportelli sempre più minaccioso eccetera, eccetera.
Poi ci sono i milioni di cittadini ufficialmente qualificati dall'Istat come poveri. Basterebbe tutto questo elenco per raggiungere una maggioranza di elettori disposti a fare il "salto nel buio".
Penso proprio di si. Ma non è detto, perchè se i "moderati" finiranno per essere nuovamente tentati di dare retta per pigrizia o per conformismo o per paura, alla prima scelta della loro mente per l'usato sicuro, ci sarà anche e questo sarebbe anche peggio, una parte dei giustamente "incazzati" che cederà alla rassegnazione ed alla sfiducia e che non andranno a votare.
Vedremo come andrà in Francia e poi le schede arriveranno anche nelle nostre mani.
Ma da noi potrebbe anche andare peggio, perchè il nostro sistema elettorale ,tra l'altro ancora in fieri nelle manacce dei nostri attuali parlamentari potrebbe condurci diritto ad un nulla di fatto, magari già programmato nelle menti malate dei possessori di quelle manacce.
Non sarà mica perchè coloro sono tanto cinici da programmarsi l'allargamento dell'area degli sfiduciati inducendoli a starsene a casa per lasciare la politica agli "addetti ai lavori" e basta con partiti solo personali che alla fine coopteranno tutti o quasi a dividersi il potere e più nessuno o quasi che va a votare?
Sarebbe un bel fascismo bianco soporifero e apparentemente indolore, ma sempre fascismo.



venerdì 14 aprile 2017

Un nuovo potere controlla il mondo a nostra insaputa : quello dei gestori dei dati raccolti dai “social media”





Il linguaggio poliziesco che intimorisce solo a causa della sua burocratica brutalità e dalla sua anacronistica arcaicità della forma, direbbe che siamo tutti schedati, o meglio “attenzionati”.
Come dire,attenti che vi teniamo d’occhio, provate a sgarrare e vi mettiamo dentro.
Stiamo parlando ovviamente non della situazione italiana dove impera da anni una prassi e una interpretazione lassista e garantista dell’ordinamento, in base alla quale ognuno può fare quel cavolo che gli pare anche a danno del prossimo che tanto difficilmente verrà sanzionato, sopratutto se ha santi in paradiso o meglio se dispone di un bel gruzzoletto in banca, ma da quello che succede nei paesi nei quali l’autorità è temuta, o perché la gestione del potere è più seria che da noi, o perché il regime tende o è autoritario.
Ebbene, oggi è venuto per tutti il momento di darci una scossa e di cercare di capire in quale pasticcio più grande di noi ci siamo cacciati.

Praticamente tutti o quasi oggi usiamo i computer o almeno un telefonino, che è uno smartphone, cioè in pratica è un computer sotto mentite spoglie.
Per uno strano scherzo che ci combina la nostra mente, siamo portati a credere in una leggenda metropolitana in base alla quale questi aggeggi sarebbero per definizione neutri e innocui, perché li riteniamo falsamente poco più che giochini, che ci intestardiremmo ad usare portandoli via ai nostri figli e nipoti “nativi digitali” e quindi unici maghi e legittimi detentori delle abilità necessarie ad usarli.
Si tratta di una autentica bestialità della quale però è convinto mezzo mondo e infatti lasciamo i mano senza controllo né educazione specifica a bambini, bambinetti e ragazzini mezzi potentissimi, che sono ben lungi dal sapere identificare e ancor meno dominare.
Fatto sta che giovani e meno giovani più volte al giorno si servono di Facebook, Whatsapp, la galassia dei servizi di Google, Spotify, eccetera e comperano su Amazon, cercano l’albergo su Tripadvisor eccetera, eccetera o si servono di applicazioni analoghe.

Con il che prestano il loro consenso esattamente ad essere “schedati e attenzionati”.
In inglese si usa un termine più specifico, che non esiste in italiano con i medesimi significati e che è il verbo “profile”, che non significa solo descrivere ma anche e sopratutto incasellare in una precisa tipologia, definita dalle neuroscienze e dalla psicologia.
Siamo in un campo modernissimo, che può esistere solo grazie all’uso di procedure e acquisizioni scientifiche molto recenti, anche se il risultato è allarmante e allucinante perché richiama da vicino il mondo di “1984” e il “grande Fratello” di George Orwell.

Il potere che deriva dal possesso e dall’uso di questa enormità di informazioni, è immenso, ma è stato acquisito di fatto a nostra insaputa, perché mai nessuno quando scarica queste applicazioni si prende la briga di leggere le paginate di norme che autorizzano i gestori di quelle app ad usare i nostri dati, se non gli avvocati delle associazioni di difesa dei consumatori.
Intendiamoci l’errore è nostro, ma lo abbiamo fatto proprio tutti.
Per avere un’idea di cosa stiamo parlando diciamo che Facebook ha 1,65 miliardi di utenti, il 66% dei quali usa l’applicazione tutti i giorni.
Google ha 1 miliardo di utenti attivi, ma gli utilizzatori della intera galassia dei servizi targati Google porterebbe ad aumentare di molto quella cifra, se si pensa che solo gli utilizzatori del sistema operativo Android di Google sui telefonini sono 1,4 miliardi.
Sono cifre impressionanti.
L’uso di queste app da parte nostra fa si che di fatto autorizziamo i gestori di queste aziende a sapere praticamente tutto di noi : dati anagrafici, studi fatti, professione, interessi , tipo di acquisti.

Detto questo attenzione a non sottovalutare la valenza di queste informazioni :
non si tratta affatto solo di violazione della privacy o dall’avere offerto ai compagni di classe o ai colleghi di ufficio, che abbiano le abilità necessarie di fare gli hackers e quindi di entrare in possesso di questi dati, di fare un goloso “gossip” su di noi.
Per capirci qualcosa consideriamo una notizia significativa e inquietante che hanno riportato i media specializzati su queste materie : ai piani alti delle aziende produttrici e gestrici di queste app non si assumono più i migliori cervelli che escono dalle facoltà di economia o solo genietti dell’informatica, ma si vanno a cercare i migliori laureati nelle materie delle neuroscienze e di psicologia per farne dei “profiler” al massimo livello.

Perchè di quei dati bisogna sapere cosa farsene ai fini non solo di ricavarne maggiore guadagno, ma per gestirli al fine di “potere” nudo e crudo.
Mettiamoci insieme un’altra notizia di cronaca recente dotata dello stesso peso.
Pochi giorni prima dell’insediamento , Donald Trump ha ricevuto al 25° piano nella sua Trump Tower, sulla Fifth Avenue di New York, il fior fiore degli ex ragazzini che partendo da comuni garage hanno messo in piedi l’informatica moderna.
I media avevano commentato quell’incontro accentuando il fatto singolare che su quegli ascensori in pochi minuti erano passati i detentori di una tale ricchezza complessiva da essere superiore al PIL di molti stati messi insieme.
Ma avevano trascurato il discorso scomodo sul “potere” gestito da quelle persone, discorso nel caso specifico da tenersi in primo piano più per gli assenti o meglio per l’assente, che non per i presenti.
Infatti si era stra-notata l’assenza pesantissima di Mark Zuckerberg, l’inventore e padrone di Facebook, non tanto per il peso finanziario già enorme di quell’azienda ,250 miliardi di dollari di capitalizzazione di borsa, ma per il suo “peso politico”, tanto che sui media, da allora, si è cominciato a dire che lo stesso Zuckerberg con quell’assenza aveva di fatto lanciato la sua candidatura per le presidenziali americane da qui a quattro anni.

La cosa sarebbe tutt’altro che inverosimile per la semplice ragione che oggi, Zuckerberg possiede e gestisce dati, che opportunamente “profilati” gli danno un potere immenso, che se non è già superiore a quello di molti stati, lo mettono comunque a pari peso con i governati del mondo.
Perchè? Perchè chi lo sa fare da quei dati ricava tanto per capirci, le intenzioni di voto, le convinzioni religiose o filosofiche, i comportamenti sul mercato nel senso di consumi e sul mercato dei capitali.
Gli studiosi di geopolitica hanno già appurato che la società di consulenza che ha guidato la campagna elettorale dei pro-Brexit in Inghilterra ha vinto la partita perché dalle analisi dei suoi “ profiler” ha saputo determinare quali erano le cose che spingevano la gente per la scelta pro-Brexit ed infatti facendole sostenere hanno fatto vincere i loro clienti.
Ma non basta.
Questa società che ha un nome e un cognome ,che è Cambridge Analytica, (da Limes 2/2017, pag. 217) guarda caso, è la stessa alla quale si era rivolto per orientare la sua campagna elettorale, Donald Trump ,che a vinto contro ogni aspettativa, proprio come i pro-Brexit in Inghilterra.
Tutto questo significa che già oggi esiste un potere immenso in mano ad alcune persone che non sono i gestori della finanza globale, come spesso si ipotizzava alla George Soros e compagni o i CEO delle grandi banche di affari, ma sono i gestori dei dati su di noi.

Questo potere non è affatto neutro, ma come tutti i poteri è una cosa che mette da una parte i vinti e dall’altra i vincitori, da una parte chi comanda e dall’altra chi ubbidisce.
Forse è il caso di riandare a rileggersi i testi chiave della scienza politica : il Principe di Macchiavelli o il Leviatano di Thomas Hobbes.
Ed allora facciamo finta di non sapere niente e andiamo avanti come se niente fosse o prendiamo atto di una situazione nuova che ha scardinato tutte le precedenti visioni della politica ?
Chi paga questi abilissimi profiler potrebbe farci fare quello che vuole lui e non quello che vogliamo noi.
La trasmissione radiofonica che ascolto all’alba su Radio 24, condotta da Alessandro Milan, con un tono abilmente e apparentemente scanzonato si presenta più o meno così : noi non vi diremo mai la verità, ma vi faremo sentire tutte le cazzate che volete sentire.

Ebbene questo mondo di profiler e di algoritmi del quale abbiamo parlato fino adesso è proprio con questa procedura che potrebbe “fregarci”.
Perchè loro sanno con precisione cosa vogliamo e cosa pensiamo e quindi sono in gradi di dirci proprio quello che vogliamo sentire per farci comprare la tal cosa invece della tal altra e farci votare il tale partito invece che il tal altro.
Ma sarebbe una macchinazione, una manipolazione, un modo oscuro per alterare la nostra libertà di scelta, facendoci fare quello che vogliono loro, facendoci credere di averlo scelto noi.
Occorre pensarci su molto seriamente.







venerdì 7 aprile 2017

L’attacco missilistico di Trump a una base di Assad : tutto teatro, nessun significato militare e una situazione peggiore di prima



Che Trump non ci capisse un accidente di politica estera lo si era capito subito per la leggerezza e il semplicismo con i quali affrontava problemi complessi, di quella materia.
Ma consoliamoci, Trump è alla Casa Bianca da due mesi, il suo predecessore ci era stato due mandati 4+4 anni e se ne è andato avendoci capito altrettanto, non lo dico io, ma lo riconoscono anche i commentatori di provata fede democratica ,oltre ovviamente ai repubblicani.
Obama aveva ostentatamente tolto il Medio Oriente dalle priorità della politica estera americana e non aveva mantenuto la parola data relativamente all’impegno a un intervento diretto in Siria nel caso nel quale Assad avesse superato la “linea rossa” dei crimini contro l’umanità, cosa che ha fatto più volte.

Forse nella mente di Trump, i cui meccanismi ancora ci sfuggono, è questo desiderio di rivalsa, diretto a sbugiardare Obama e amici, e a dimostrare agli americani e sopratutto ai suoi elettori che invece lui le promesse le mantiene la molla principale che lo ha spinto psicologicamente a usare per la prima volta una piccola parte dell’immenso potere militare che possiede l’America.
Ha ordinato di sparare 60 missili Cruise da mezzi navali nel Mediterraneo su una base aerea di Assad.
Con la prevedibile perfidia i tecnici militari russi hanno commentato che meno della metà di quei hanno colpito il bersaglio, gli altri sarebbero stati abbattuti ovviamente dai potenti mezzi di difesa antiaerea forniti ad Assad dalla Russia medesima.
Questo il “teatro” da offrire in pasto ai popoli per consentire a Trump di far vedere che lui è ben diverso dal suo predecessore e che se ce da usare le mani non si farà riguardo ad usarle, ed alla Russia di servirsi subito della mossa avventata di Trump per dire che quello di Trump consisteva in un attacco a uno stato sovrano, ovviamente per dire che se Trump può permetterselo, allora anche la Russia è legittimata a usare le mani in Ucraina, se gli altri a suo giudizio non si comportano bene.
Fra i comprimari, Erdogan ne ha subito approfittato per dire la sua contro Assad cambiando orientamento in proposito per l’ennesima volta.
La nazione egemone in Europa la Germania si è immediatamente allineata agli Usa per potere finalmente dare una stoccata alla non amata Russia, raccogliendo subito la firma di un Holland che non è mai contato gran che, ma che ora fa veramente pena.
Sul governo Italiano, lasciamo pure perdere, esprime una linea : né con Trump, né con la Russia, linea che sarebbe anche intelligente in mano a statisti e non a mestieranti di terza fila.
Immagino che molti nei Bar Sport di tutta Italia, fra una lite e l’altra sulla Juve che gioca appena, ma va avanti lo stesso, abbiano commentato generalmente con favore il piglio decisionista di questo Trump, che parla poco, ma non esita a fare sputare fuoco dalle sue flotte (che sono ben 7e coprono tutto il pianeta, altro che la invincibile flotta imperiale della Regina Vittoria dei tempi coloniali).
Ammetto che è umano reagire in questo modo in prima approssimazione.
La nostra specie è riuscita ad evolversi fino a noi e a non estinguersi ,come è invece capitato a tante altre specie, proprio perché quando i nostri antenati incrociavano il famoso mammut, non perdevano tempo a leggergli i suoi diritti, ma avevano imparato che dovevano reagire nel minor tempo possibile per affrontare quella fiera, con la forza e con intelligenza anche se era tanto più grossa di loro.
Ecco , tornando a noi, questo è il problema.

Trump ha reagito usando la forza, ma non l’intelligenza.
Prima di tutto è improbabile che militari e servizi siano riusciti a fornire a Trump delle prove sicure atte a documentare l’evidenza della responsabilità di Assad nell’ attacco chimico che ha indignato il mondo.
L’unica cosa sicura è che di attacco chimico si era trattato, ma non c’è affatto nemmeno certezza sul tipo di sostanza chimica usata ed anzi la maggior parte dei tecnici sostengono che difficilmente si potesse trattare di altro che non fosse cloro e non il più micidiale e sofisticato sarin.

Gli esperti di geopolitica di quel settore geografico poi sono rimasti molto prudenti, ricordando che ci sono prove dell’uso di armi chimiche anche da parte dei così detti ribelli anti-Assad.
Di conseguenza per essere sicuri della responsabilità di Assad bisognerebbe essere sicurissimi sugli orari del bombardamento, cosa che non pare per niente accertata.
Gli aerei di Assad avrebbero potuto colpire depositi di ordigni al cloro o altro in mano ai “ribelli” che controllano quella zona, o questi stessi avrebbero potuto averne fatto usa per addossare la responsabilità al regime che combattono.

Del resto il ragionamento più calzante a favore della non responsabilità di Assad sta nel fatto semplicissimo che se c’era uno che non aveva assolutamente alcun interesse a bombardare quella zona con armi chimiche, questi era proprio Assad, che era indirettamente riuscito a fare schierare per interesse dalla sua parte sia gli Usa che la Turchia, l’una potenza globale ,l’altra potenza regionale, che erano stati molto riluttanti a digerirsi una alleanza con Assad in funzione anti Isis, e quindi, dato che si trattava di una alleanza “obtorto collo”, avrebbe dovuto essere deficiente per andare a provocarli con un crimine di guerra, per di più senza riceverne alcun vantaggio di tipo militare.
Ma come si dice la mente umana è insondabile, anche se appare inverosimile che quel dittatore con le mani pluri- insanguinate si possa essere convinto della necessità di usare “l’atomica dei poveri” ,come viene chiamata l’arma chimica, per intimorire i ribelli.
Pura follia, ma non escludibile a priori.

Ma quand’anche Assad avesse agito da pazzo, che senso poteva assumere la “rappresaglia” di Trump?
Se è vero che ha dovuto tirare 60 missili per farne andare a bersaglio meno della metà, militarmente avrebbe fatto una terribile figuraccia.
In ogni caso i danni arrecati a quell’aeroporto siriano pare siano di poco conto e quindi che rappresaglia è?
Quando il prode Netanyahu, per rimanere in zona, decide di dare una scoppola ai palestinesi per rappresaglia al loro lancio di missili agisce con ben altra efficacia, lo abbiamo visto mille volte.

Ma politicamente è ancora peggio, cosa voleva ottenere Trump?
Va bene compiacere la maggioranza del Pentagono che si dice sia pregiudizialmente e visceralmente anti- russa, ma a che scopo? Lui in campagna elettorale aveva detto proprio l’esatto contrario a proposito della Russia e cioè che desiderava trovare un terreno di incontro e di collaborazione sopratutto in funzione anti Isis.
Questo si dice al popolo ma in realtà trattandosi poi di un grosso imprenditore come Trump è verosimile che lo stesso sia più interessato alle opportunità economiche legate all’abolizione dell’embargo vigente contro la Russia.
Sui rapporti con la Russia,Trump è ancora una sfinge difficile da decifrare.

Vedremo, ma forse il ragazzo è più intelligente e lucido di quello che sembra ed ordinando quel tipo di rappresaglia avrà fatto i conti in modo da architettare una cosa poco più che simbolica in modo da lasciare impregiudicati i futuri rapporti con Putin.
Ma dove la medesima rappresaglia lascia trapelare la parte più sballata e pericolosa è il fatto che Trump pare essere ricaduto nella solita procedura adottata con conseguenze disastrose da tutti i suoi predecessori e cioè quello di colpire un regime senza avere idea di come rimpiazzarlo.
Nel caso della Siria ci risiamo nel modo peggiore, perché non c’è regione al mondo dove le trame delle forze in campo è più complessa e difficile da decifrare, anche perché le forze medesime cambiano casacca e campo in continuazione.
Ed allora se Trump vuole fare fuori Assad con chi e con cosa pensa di rimpiazzarlo?
Si spera non con il sedicente Califfato.
Ed allora con quale milizia della galassia dei così detti “ribelli anti- Assad”, dove c’è di tutto dai salafiti che sono tanto come i Jihadisti di Al Baghdadi, a quelli foraggiati dai Sauditi a quelli foraggiati dagli sceicchi del golfo, a quelli foraggiati dalla Turchia in funzione anti- Curdi a cento altri in tutte le sfumature, a quelli di AlQuaida che hanno cambiato nome ma non idee, ai Fratelli Musulmani delle diverse denominazioni finanziati dai Quatarini.
Anche gli Americani hanno finanziato e abbondantemente e improvvidamente presunti ribelli “democratici” solo nella loro mente distorta, l’indecenza in questa regione è senza limiti.
Nessuno che c’entri qualcosa con la nostra cultura e il nostro mondo.

Nessuno ha spiegato ancora a Trump che in quella parte del mondo si combatte da decenni la versione medio orientale delle nostre guerre di religione venute dopo la riforma di Lutero?
Sunniti contro Sciiti all’ultimo sangue?
Assad è un dittatore impresentabile, ma è un Alewita, cioè è il rappresentante di una setta vicina all’universo sciita e in una visione di ricerca di equilibrio fra quelle forze, non sarebbe conveniente scommettere sulla minoranza sciita ,giocandosela contro una maggioranza sunnita, che non è nell’interesse del nostro Occidente che diventi troppo forte, anche perché le correnti ideologiche jihadiste vengono tutte dalla parte sunnita?
Questo ragionamento elementare è essenziale che Trump se lo faccia, diversamente non vedo come possa capire qualcosa di quella regione.
Di conseguenza ,non si vede come si possa prescindere dal prevedere la conservazione del potere da parte delle tribù Alewite, necessariamente con Assad in sella almeno fino alla distruzione definitiva del presunto califfato e poi con la sua sostituzione con personalità più presentabili, ma sempre in quell’ambito e senza farsi soverchie illusioni.

Pensare di sferrare l’offensiva definitiva ora contro il Califfato senza Assad e Putin, è un nonsenso assoluto.
In politica non ci possono essere situazioni di vuoto di potere e quindi prima di muoversi è imperativo definire quale assetto si vuole realizzare, diversamente è meglio stare fermi.
In questo senso Trump ha fatto un azzardo, per di più ricadendo nei peggiori errori dei suoi predecessori che aveva tanto deprecato in campagna elettorale.
Si spera che se ne renda conto.
Non vorrei essere cinico, ma mi chiedo se questa della “rappresaglia” di Trump non sia stata tutta una montatura teatrale, dato che è noto che militari di grado elevato russi,americani,siriani, turchi e iraniani si trovano da tempo ,si parlano e mettono in campo sostanzialmente strategie comuni contro l’Isis.
Peccato che la gente innocente muoia con numeri insopportabili.

Ma per chi fa il gioco, quelle sono pedine non sono persone e questa considerazione è angosciante.

venerdì 31 marzo 2017

Questa Europa è una truffa



In previsioni delle incolori celebrazioni della ricorrenza del Trattato di Roma firmato il 25 marzo 1957, istitutivo della Comunità Economica Europea, la giornalista e deputata europea Barbara Spinelli,che ha l’onore e l’onere di portare il pesante cognome di suo padre Altiero Spinelli, ha scritto sul Fatto Quotidiano del 23 marzo un lucidissimo articolo il cui titolo riassume il senso delle sue riflessioni :Europa l’inganno delle celebrazioni.

Barbara Spinelli sul Fatto del 23 scorso titolava “Europa, l’inganno delle celebrazioni”
La Spinelli prevedeva che in quelle celebrazioni si montasse uno spettacolino nel quale l’oligarchia tecnocratica che oggi governa le istituzioni europee, totalmente priva di investitura democratica, avrebbe inscenato una “operazione di camuffamento” consistente nell’auto presentarsi come una entità benefica e necessaria, indispensabile ai cittadini europei per essere ben guidati.
Questa oligarchia certo non ignora ma semplicemente svicola, non cita nemmeno i problemi da sempre irrisolti del suffragio universale come unico elemento legittimante di una autorità di governo, del forte discontento dei cittadini europei, delle crescenti diseguaglianze create e ampliate dalle loro politiche economiche erronee e sballate, e dalla globalizzazione che invece di essere in qualche modo governata viene da loro agevolata in ogni modo.

Per l’oligarchia dominante per conto della nazione egemone, la Germania,le elezioni sono un inciampo da bypassare
Anzi il Presidente della Commissione, il prode Juncker ha avuto l’impudenza di affermare che la Commissione stessa non deve sentirsi prigioniera di questo periodo elettorale che coinvolge i maggiori paesi europei, indicando indirettamente il momento elettorale come un ingombro da bypassare, scagliandosi contro il solito “populismo” di chi la pensa diversamente dalla vulgata diffusa dalla sua oligarchia.
La distruzione della Grecia è lì a testimoniare il totale fallimento delle politiche di questa Commissione e della maggioranza di stati nazionali che attualmente governano l’Europa cioè la Germania come nazione egemone, circondata dal suo codazzo di satelliti nordici e dell’Est, ossessionati tra l’altro dalla fobia di una presunta volontà di espansione della Russia e quindi inclini a un insano riarmo.
Sulle politiche sociali e sulla necessità di elaborare una robusta politica economica tipo New Deal, nulla.
Al di là della lucidità degli argomenti portati dalla Spinelli, l’evocazione di quel cognome mi ha indotto ad andare a rileggere il “Manifesto di Ventotene”, redatto del 1944 da un gruppo di eletti intellettuali di diverse fedi politiche, che scontavano su quell’isola la condanna al confino, loro inflitta dal regime fascista, Manifesto che porta per prima firma proprio quella di Altiero Spinelli.

Per fare veramente l’Europa occorre ripartire dal Manifesto di Ventotene del 1944
Bisogna partire da quello per chiarirsi le idee sul fatto che questa Unione Europea nella quale viviamo, è un inganno rispetto a quella Federazione Europea che gli ideali padri fondatori avevano elaborato.
L’idea di fondo del Manifesto è questa : nel dopoguerra non basterà restaurare la democrazia negli stati europei, perché questi sarebbero indotti anche in presenza di istituzioni democratiche ad essere prigionieri dei loro interessi nazionalistici.
In un quadro nazionalistico prevale la nazione più forte che sarà tentata a imporre il suo potere sui più deboli tendendo a una posizione “imperiale” ,che se contrastata porterebbe inevitabilmente ad altre guerre.
Che può opporsi e questa situazione è solo un quadro istituzionale super- nazionale che sia in grado di imporre agli stati membri una politica che rispecchi gli interessi di tutta la comunità sovra nazionale.
Questa istituzione viene individuata in una Federazione Europea che sia dotata di effettivi poteri e che quindi non c’entri nulla con cose tipo la Società delle Nazioni, di pura facciata, ma senza il potere di imporre nulla.
Spinelli e coautori di Ventotene avevano ben chiare le priorità di politica e di politica economica da assegnare a questa Federazione.

Non solo la libertà, la democrazia e il suffragio universale, elementi basilari e indispensabili, ma non sufficienti se non accompagnati da una visione sociale molto salda.
Si noti che Spinelli si trovava a dover confrontare le sue idee socialmente avanzate, ma sicuramente non comuniste, con molti compagni di sventura di fede comunista a volte anche fondamentalista e che quindi sentiva la necessità di “smontare” gli eccessi e i fallimenti di quella ideologia e da qui deriva lo spazio che nel Manifesto Spinelli dedica alla critica della ideologia e della politica comunista, elemento questo oggi superato dagli eventi, ma non meno importante per capire bene la portata della politica economica “socialmente avanzata” che lo stesso Spinelli propugnava.
Questo è un elemento del tutto fondamentale, perché, come abbiamo visto sopra, la oligarchia burocratico- tecnocratica che oggi governa l’Europa per conto della Germania e satelliti, giustifica la sua esistenza e il suo ruolo facendo propria solo la parte “formale” della “ideologia” europea elaborata dal Manifesto di Ventotene, quella che riguarda l’istituzione multinazionale europea, come indispensabile strumento per scongiurare il ricorso ad altre guerre in Europa.
Posizione questa ingannevole e probabilmente in mala fede, perché non supera e nemmeno affronta il problema che deriva per gli altri stati europei dalla posizione di fatto “imperiale” che riveste la Germania.

Spinelli è chiarissimo nel delineare la centralità costituente di una decisa politica economica socialmente orientata, non solo sul piano ideologico e cioè come “nobile proposito”, ma scende nell’elencare anche le politiche concrete che diano attuazione a quelle spinte ideali.
Al capitolo III della “proposta di Manifesto” si parla di :“processo storico contro la disuguaglianza e i privilegi sociali”; “le forze economiche non devono dominare gli uomini,ma -come avviene per le forze naturali- essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo più razionale affinché le masse non ne siano vittime”; “la vita economica europea (deve essere) liberata dagli incubi del militarismo o del burocratismo nazionale”; (in passato si è permesso) di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà ridistribuire….per eliminare i ceti parassitari; “i giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le posizioni di partenza nella lotta per la vita; “(occorre manifestare) la solidarietà umana verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica…...così nessuno sarà più costretto….ad accettare contratti di lavoro iugulatori”, “(bisogna uscire) da un tipo di società servile….. tutti i cittadini (debbono) partecipare veramente alla vita dello stato….bisogna saper gettar via i vecchi fardelli”
Sembra incredibile che ognuna di queste frasi che descrivono con estrema precisione dove ha fallito la gestione della Europa attuale , siano state scritte da un intellettuale per quanto dotato e visionario nel 1944, cioè ben settantatre anni fa.
Letto oggi per affrontare i problemi irrisolti attuali il Manifesto indica perfino il problema dei problemi che ha portato al fallimento la UE quando dice : “in assenza di proibizioni (di una istituzione sovranazionale) è possibilissimo (per gli stati nazionali) procurarsi posizioni che rappresentino un danno per altri e un vantaggio per sè”.
Se Juncker leggesse questo passo gli fischierebbero le orecchie essendo proprio lui come ex premier del Lussemburgo che si era adoperato per fare di quel piccolo stato un paradiso fiscale per farlo prosperare sulle spalle degli altri.
Il Manifesto elenca i poteri dei quali deve disporre una Federazione europea.
“esclusivo diritto di reclutare e impiegare le forze armate”
“esclusivo diritto di condurre la politica estera”
“di determinare i limiti amministrativi dei singoli stati associati”
“(vigilare) che non abbiano luogo soprusi sulle minoranze etniche”
“provvedere alla totale abolizione delle barriere protezionistiche”
“emettere una moneta unica federale”
“assicurare piena libertà di movimento di tutti i cittadini entro i confini della federazione”
“disporre di una magistratura federale”
“di un apparato amministrativo indipendente da quello dei singoli stati”
“diritto di riscuotere direttamente dai cittadini le imposte necessarie per il suo funzionamento”
“(disporre) di organi di legislazione e di controllo fondati sulla partecipazione diretta dei cittadini e non su rappresentanze degli stati federali”
Si è fatto un gran parlare (solo parlare ma non di più) della necessità di uniformare la fiscalità fra gli stati membri, quando il Manifesto prevedeva addirittura una imposta unica europea.
Significativo poi che il Manifesto dica esplicitamente che gli organi legislativi e di governo della federazione debbano essere eletti a suffragio universale diretto escludendo la rappresentanza indiretta.
Di tutto quell’elenco si è fatta pressochè solo la moneta unica che in pratica è il Marco tedesco con un altro nome, un po’ pochino per parlare di Europa.
Questa Europa è quindi una truffa, cioè è la rappresentazione di una cosa fingendo che sia un’altra.
Tutta la retorica europeista attuale è diretta a far passare solo il primo comma del Manifesto di Ventotene e cioè le istituzioni europee come garanzia contro il ritorno a possibili future guerre intestine, ma ignorando tutti gli altri commi senza i quali l’Europa ,usando il linguaggio del Manifesto si ridurrebbe solo una Società delle Nazioni, senza poteri e senza sostanza.
Ma non basta analizzare le cose che non sono state fatte da questa Europa, occorre per correttezza e onestà intellettuale ricordarsi anche degli errori marchiani commessi e ripetuti imponendo politiche economiche favorevoli alla nazione egemone e distruggendo stati come la Grecia, colpevoli di non avere la forza di opporsi.
Su queste cose bisogna essere chiari.

Il nostro paese ha avuto ed ha una classe politica di governo che ha nascosto sistematicamente le carenze e gli errori di questa Europa, sottoscrivendo anzi le clausole più demenziali delle politiche economiche suicide : fiscal compact, clausole di salvaguardia, pareggio di bilancio in costituzione eccetera.
Anzi alcuni nostri Presidenti del Consiglio hanno recitato penosamente la parte dei più realisti del re e quando la nazione egemone predicava la dottrina del niente aiuti di stato e poi inondava di Euro le proprie banche gestite malamente, i nostri rifiutavano il credito comunitario portando nel giro di pochi anni al disastro la situazione di un gran numero delle nostre banche.
Si rifletta su queste cose.
Se si continua a votare il duo Renzi-Berlusconi significa ri-firmare un atto di sottomissione alla nazione egemone continuando ad accettare la truffa in atto.
Se si vuole avvicinarsi all’Europa vera, occorre votare per le forze politiche che dichiarano oggi che se fossero al governo denuncerebbero i trattati esistenti comunicando alla nazione egemone che se non venisse accettata la richiesta italiana di rinegoziazione, il nostro paese uscirebbe dalla Comunità
Queste forze, piaccia o non piaccia sono solo il Movimento 5Stelle e la Lega di Salvini.
Impariamo, se ci riusciamo a votare non seguendo simpatie o antipatie, che sono alla fin fine cose soggettive un po troppo leggerucce, ma sui problemi veri e concreti e quindi sulle soluzioni che vengono prospettate per risolvere questi problemi.








venerdì 24 marzo 2017

Contrattaccare il terrorismo islamico si può



Westminster bridge è un luogo simbolico del nostro Occidente come il Colosseo o la Torre Eiffel e qui ha colpito ancora la Jihad.
Fra le tante cose nuove che siamo costretti ad apprendere ed apprendere in fretta al giorno d’oggi c’è anche questo concetto del tutto inedito della “guerra asimmetrica”.

Il terrorismo islamico è oggi uno degli esempi più eclatanti di “guerra asimmetrica”, fenomeno del tutto inedito
Perchè questo “modus operandi” del terrorismo islamico è proprio una tipica manifestazione di guerra asimmetrica.
Dagli esordi dell’umanità alle guerre mondiali si schieravano le armate contrapposte sul campo e vinceva il più forte.
Se schierassimo le nostre armate, come stiamo facendo del resto se pure con molto ritardo , con mille incoerenze,e per interposta persona, contro il presunto califfato di Al Bagdadi, il poveretto non avrebbe scampo, ma non siamo più ai tempi di Napoleone e il poveretto non è per niente uno sprovveduto.
Le sue idee vengono dal più oscuro dei Medioevi, ma lui e i suoi uomini sanno servirsi con maestria delle moderne tecnologie ed usando quelle, l’aspirante califfo ha appreso bene il nuovo concetto di guerra asimmetrica, nella quale si può anche essere militarmente schiacciati dalla strabocchevole superiorità degli avversari, ma essere ugualmente in grado di fare grossi danni all’ avversario.
Non vorrei apparire cinico, ma cosa sono i danni provocati dai Jihadisti a confronto dei danni provocati dai bombardamenti a tappeto dagli alleati in Germania e in Italia durante al seconda guerra mondiale?

Non conta tanto il danno tecnico-militare che provoca un’azione terroristica quanto l’impatto psicologico che provocano quei fatti nella nostra percezione
Tecnicamente ben poca cosa, ma il nostro Al Bagdadi ha capito la sottile filosofia che sta dietro al concetto di “guerra asimmetrica” e sa che non conta il danno che fa “tecnicamente” una delle sue azioni terroristiche, ma che conta enormemente di più la percezione che la gente, cioè noi, ricaviamo da quelle azioni, cioè la sensazione di insicurezza, di paura ed al limite la sensazione di essere di fronte a un fenomeno ineluttabile e incontrollabile, qualsiasi sia la nostra capacità di contrasto.
Purtroppo noi oggi viviamo in un mondo che ha “mitizzato” alcune della parole chiave che fanno parte dei nostri valori condivisi, stravolgendoli e dogmatizzandoli fino a rischiare di ritorceli contro noi stessi.

Facciamo attenzione a non impiccarci con alcuni dei nostri stessi valori irrinunciabili se li prendiamo fondamentalisticamente come dogmi e non li valutiamo invece criticamente
Si è così formato nostro malgrado un pensiero dominante falsamente liberale che è decaduto a zuccheroso “buonismo” non più appoggiato ad alcuna seria riflessione intellettuale.
Pensate alle prediche della Boldrini a favore dell’accoglienza dei migranti “a prescindere” da qualsiasi considerazione pratica e realistica sui numeri, e capirete a cosa mi riferisco.
Pensate alle esternazioni non troppo ponderate dello stesso Papa Francesco per cercare di convincerci che negli atti di terrorismo islamico non c’entrano nulla le guerre di religione, perché non c’entrerebbe nulla la religione, contro ogni evidenza, e capirete cosa voglio dire.
Pensate alla cocciutaggine con la quale gli intellettuali “liberal” , ma non solo, d’oltre Oceano criticano come barbare e primitive le prime mosse di Trump, che tenta di arginare in modo concreto, anche se un po’ rude , l’ingresso negli Usa di potenziali terroristi islamici, invocando il sacro principio della “libertà religiosa”, diritto umano inviolabile, ma che come ogni cosa di questo mondo deve essere soggetto al vaglio critico e razionale sulle sue eventuali derive se predica comportamenti sanguinari e totalitari.
Cioè, voglio dire, Al Bagdadi probabilmente non è affatto una mente geniale, ma certo ha capito quali sono le nostre debolezze intellettuali e comportamentali e ci sguazza dentro.
Ed allora bastano pochi individui senza né arte né parte, persone che una volta si definivano dei “falliti” nella vita, per offrire loro gli allori di una presunta gloriosa opportunità di riscatto immolandoli in un momento da leoni.
L’individuo che con due coltelli e un suv ha seminato il terrore sul ponte di Westminster, facendo 5 morti, lui compreso, e una ventina di feriti è in modo addirittura iconico un esponente di queste categoria di falliti in cerca di un riscatto.
E di questi presunti “soldati” Al Bagdadi o chiunque altro ne può trovare quanti ne vuole, perché questi tipi umani non hanno bisogno di alcun costoso addestramento militare, hanno solo bisogno di un percorso di indottrinamento in dottrine religiose malsane, ma pur sempre religiose, checchè ne dica il Papa, o i pochi imam occidentalizzati.
La vecchia retorica fascista sulla “bella morte” ,non era poi un vecchio arnese folkloristico alla Farinacci, ma si fondava su alcuni fondamenti dell’animo umano, che nascondono le mille sfaccettature del più nobile antico “mito di Ulisse”.
Un momento da eroi, riduce la durata della vita, ma varrebbe di più di una lunga vita da conigli.
Questi luciferini teorici del terrore, come Al Bagdadi, nelle loro lunghe meditazioni formative, quando si sono trovati per anni ospiti delle galere nostre o dei loro confratelli musulmani non si può negare che abbiano imparato un sacco di cose, a volte non abbastanza assimilate da ben più rispettabili accademici.

Nella guerra asimmetrica nella quale i Jihadisti ci hanno ingaggiato l’aspetto culturale ha più peso di quello militare
La completa vittoria nella “guerra asimmetrica” nella quale ci hanno ingaggiato, volenti o nolenti i Jihadisti, si avvicina quando i nostri politici o comunque le nostre figure istituzionali si lasciano andare alla affermazione della resa, ammantata da presunte analisi geopolitiche,quando affermano con sicumera che il flusso migratorio, abnorme nei numeri che oggi subiamo, sarebbe un fenomeno assolutamente non contrastabile, ineluttabile e quindi non governabile.
Ma certo che la stragrande maggioranza dei poveracci che rischiano le loro vite per migrare in Europa non sono minimamente terroristi, ma la vicina fine della guerra in Iraq e in Siria metterà in mobilità migliaia di Jihadisti ben addestrati e ancora meglio indottrinati, che troveranno facilissimo intrufolarsi in quegli enormi flussi.
Ecco ,se fosse vero che quei flussi sono ingovernabili, allora vorrebbe dire che gli Al Bagdadi hanno già vinto, perché lo ripeto, la guerra asimmetrica in corso fra Jihadisti e resto del mondo non ha solo un aspetto militare, nel quale è inevitabile che vinciamo noi, ma ha anche e sopratutto un aspetto culturale il quale è paradossale ma rappresenta il campo nel quale stiamo rivelando debolezze impreviste.
Rischiamo di strangolarci usando in modo improprio alcuni dei valori più sacri del nostro Olimpo ideologico, se li usiamo in modo fondamentalista, dogmatico e non critico.
Questo lo avevano già capito gli Al Banna (ideologo dei Fratelli Musulmani) i Komeini (teorico e eroe della rivoluzione iraniana shiita) il wahabita Osama bin Laden e compagni di Al Quaida ed oggi Al Bagdadi e compagni dell’Isis.

Il “caso Birmingam” spiega tante cose
Siamo noi che dobbiamo ancora capire chi abbiamo di fronte, con quali idee e con quale strategia.
Forse ci può aiutare e molto, andare a veder quello che si sta profilando come il terreno di cultura che ha prodotto l’individuo che ha eseguito l’atto terroristico sul Westminster bridge.
Bisogna andare a Birmingham, seconda città per dimensione del Regno Unito, che ospita non a caso la più grande comunità musulmana d’Inghilterra, di origini prevalentemente asiatica.
Si parla di ben 250.000 persone su un 1.100.000 abitanti.
Ebbene proprio a Birmingham, città di quel terrorista, è avvenuto pochi anni fa un episodio poco noto, ma assolutamente di prima grandezza per capire in cosa si concretizza la strategia a lungo termine dei Jihadisti, in Occidente.
Si tratta del tentato “golpe culturale” ,denominato “cavallo di Troia”, con il quale le componenti più fondamentaliste di quella comunità hanno tentato di infiltrare le scuole di quella regione con insegnanti musulmani di orientamento wahabita.
E’ incredibilmente la stessa filosofia, che era stata genialmente esposta dallo scrittore francese Michel Houlleebecq nel suo romanzo “sottomissione” del 2015, nel quale si ipotizzava l’arrivo al potere in Francia di un partito islamico, che avrebbe subdolamente usato della sua vittoria per infiltrare il sistema educativo francese con insegnati fondamentalisti, che in pochi anni avrebbero indottrinato tutta una generazione all’islam radicale.
Houlleebecq aveva capito che la strategia dei Jihadisti era basata non tanto sulle armi ma sulla cultura.
L’operazione che i Jihadsti avevano architettato a Birmingham non era fantasia da romanzo era pura realtà, che regolarmente non era stata né capita né pubblicizzata per quello che valeva.
In compenso, va detto, i servizi inglesi, dimostrandosi all’altezza della loro fama, hanno contrattaccato usando la stessa tattica del “nemico”,assumendo un numero pare molto elevato di cittadini inglesi di religione islamica e di origine per lo più pakistana per infiltrarli in quella società inserendoli nelle professioni più comuni, sotto copertura.
E’ quindi urgente che da noi si capisca si rifletta e si studi la valenza dirompente di questa strategia Jihadista.

O ci decidiamo a combattere frontalmente il wahabismo e i suoi finanziatori o è come se ci fossimo già arresi
Ed altrettanto urgente è che ci si svegli da quella posizione di “bella addormentata” che coglie tutti i nostri politici e uomini di affari quando si lasciano inebetire dai mucchi di dollari che la medioevale monarchia sudita e i non meno medioevali sceicchi del Golfo ci sbattono in faccia per fare ricchi investimenti da noi, senza che si rifletta minimamente sul fatto che quelle mani sono sporche dal fiume di denaro che quelle stesse persone hanno versato a fiumi per diffondere l’ideologia wahabita, che è alla base culturalmente del fenomeno Jihadista.
Il fenomeno Jihadista non ha solo un aspetto militare, che è di relativamente facile soluzione, ma ha una base culturale che è più subdola e pericolosa, ed è su questa che non si è ancora contrattaccato.
Ed anche la fase militare rischia di diventare più un danno che un rimedio se non ci si chiarisce per quale assetto politico ci si muove militarmente.
Vale a dire quale assetto politico si prevede in Iraq dopo la probabile presa di Mossul e quale assetto politico si prevede in Siria dopo la probabile caduta di Raqqa?
Uno dei più lucidi esperti di geopolitica come Lucio Caracciolo, direttore di Limes ha scandalizzato
i media quando ha affermato che anche con i Jihadisti a un certo momento si dovrà pure trattare, proprio perché realisticamente pensava che le azioni militari non servirebbero a nulla se non si ha prima chiaro per esempio come si pensa di tutelare in Iraq la popolazione sunnita, oggi oppressa dalla maggioranza sciita e che per questa ragione ha di fatto simpatizzato fino ad ora con i Jihadisti.
E quale assetto si intende dare a una Siria ora di fatto divisa in diverse zone di influenza, quando si saranno cacciati i Jihadisti da Raqqa.