domenica 29 luglio 2018

La parabola professionale di Sergio Marchionne mi fa pensare a quella di Enrico Mattei






Due giganti dell’industria vissuti in tempi tanto diversi da far giudicare avventato il confronto fra le loro esperienze.
Però in uno dei mille “coccodrilli” pubblicati in questi giorni una cosa mi ha colpito e mi ha costretto a fare immediatamente l’accostamento, quando l’articolista diceva che

le condizioni della Fiat all’arrivo di Marchionne erano così disastrose che il ruolo reale del nuovo amministratore delegato in quel momento era quello del “commissario liquidatore”, perché nessun esperto del settore era tanto sognatore da prendere seriamente in considerazione la reale possibilità di un salvataggio del gruppo Fiat ridotto a quel modo con concorrenti irraggiungibili.
E’ quindi probabile che il primo Marchionne fosse stato costretto a fare il giro delle sette chiese dai suoi azionisti per cercare di convincerli che secondo lui avrebbe valso la pena di rimanere nell’investimento senza liquidare e magari di metterci ancora un po di soldi, perché qualcosa di buono si sarebbe potuto fare ancora, cercando di non essere preso per pazzo.

Proprio come Enrico Mattei , anche lui ufficialmente commissario liquidatore dell’Eni, che al primo giro di colloqui con gli uomini del potere di allora doveva prima di tutto cercare di dissuaderli dall’idea della liquidazione.
E’ chiaro che se non era stato buttato fuori dalla porta subito era solo perché non era pensabile che il primo governo dopo la liberazione buttasse fuori dalla porta uno dei più noti comandanti partigiani.
Oltre tutto Mattei aveva smesso di girare armato, ma non aveva certo dismesso il carattere che tutti conoscevano.

Mattei era già un personaggio e Marchionne no, ma è’ chiaro che invece il compito di Mattei era molto ma molto più difficile di quello che si sarebbe assunto Marchionne qualche decennio dopo, perché come Mussolini aveva suggerito al Professor Ardito Desio di bersi lui la fiaschetta di petrolio libico che quel geologo illustre gli aveva portato a Palazzo Venezia, come un prezioso trofeo, perché proprio non riusciva a capire l’enorme potenzialità che c’era un quella fiaschetta, la prima classe dirigente post fascista, anzi, anti-fascista non è che avesse allora vedute molto più lungimiranti di quelle del duce in materia di politica energetica.
Se Mattei è diventato quello che è diventato, cioè addirittura l’odiatissimo concorrente delle “sette sorelle” incontrastate regine del cartello del petrolio, che coi primi contratti “fifty – fifty” con lo Shià dell’Iran e con i satrapi della penisola arabica abituati a subire dagli americani contratti tipo tutto a noi (sete sorelle) e un bel regalino a voi ed alle vostre numerose signore, è perché per anni ha dovuto usare di tutto il suo coriacissimo carattere per contrastare forze enormemente più potenti della sua Eni.

Per capire cosa ha fatto Marchionne occorre necessariamente fare uno sforzo di memoria e cercare di visualizzare i modelli che la Fiat avrebbe dovuto piazzare quando è arrivato lui.
Erano invendibili, prima di tutto perché erano inguardabili.
Lasciamo perdere il confronto dei dati tecnici e diamo per scontato che quelle macchine almeno andassero.
Ma cosa poteva fare La Fiat con quei modelli vecchi di progettazione, di tecnica ed ancor più di estetica in concorrenza con Toyota e Volkswagen ?
Quelli erano dieci anni avanti e la Fiat era dieci anni indietro.
Il Marchionne laureato prima di tutto in filosofia è probabile che per forma mentis prima di accettare si fosse già messo in mente la filosofia di un piano industriale radicalmente nuovo.
La Fiat lo sappiamo bene era quello che era perché aveva avuto la capacità di dare una macchina decente ma con la dovuta efficienza che consentisse all’ampio ceto medio italiano di allora di mettersi in macchina firmando cambiali per due o tre anni, negli anni del boom economico cioè nei primi anni ‘60.
La 500, la 600 fino alla 1100 per chi poteva permettersela.
Ma è con le prime due che la Fiat è diventata la Fiat a Mirafiori, stabilimento allora avveniristico con la pista di collaudo sul tetto.

In altre parole il core business della Fiat è sempre stata la produzione di utilitarie a prezzo basso per allora.
Tutte le rare volte che la Fiat ha tentato di mettere fuori un modello di fascia alta è sempre incorsa in fiaschi clamorosi, producendo macchine assolutamente non competitive rispetto alla concorrenza.
Ed allora cosa avrebbe dovuto fare Marchione a partire dal 2004?
Teniamo conto che l’uomo oltre che alla pur preziosa laurea in filosofia aveva acquisito anche quella in economia (e un’altra in giurisprudenza) e questo gli è di sicuro servito per realizzare che

l’Italia non era la Cina e che quindi non era definitivamente più il paese adatto per produrre utilitarie a basso costo, perché la manodopera in Italia non poteva essere pagata con i salari del Guandong nemmeno moltiplicandoli per 10.
Credo sia evidente che questa sola osservazione essenziale era tale da essere alla base di una rivoluzione.

La grandezza di Marchionne sta tutta qui, avere capito ed essere riuscito a realizzare una rivoluzione copernicana nella filosofia industriale del gruppo Fiat, da fabbrica di utilitarie a basso prezzo a produttore a vocazione nel e verso il lusso, cioè quella produzione che oggi viene indicata col settore “Premium”, cioè prodotti ad alto valore aggiunto.
Inutile dire che realizzare una tale rivoluzione significava cambiare se pure gradualmente tutti i modelli e sostituire produzione e linee su tutt’altri articoli.
E’ un lavoro immane eppure c’è riuscito.

Confrontare Mattei e Marchionne sul piano sociale è pressochè impossibile per la differenza delle condizioni.
Mattei si è potuto permettere di introdurre contratti talmente innovativi che hanno fatto la storia del diritto del lavoro, costringendo Confindustria a seguirlo da lontano anni dopo.
Marchionne aveva in confronto vincoli insuperabili.
E’ però riuscito a far ragionare il sindacato sull’opportunità di dare il dovuto peso alla contrattazione locale, in materie difficilmente assimilabili alle prescrizioni del contratto nazionale.

Nei rapporti con la politica, Marchionne non è mai arrivato alla quasi spudorata e ben nota dichiarazione di Mattei che diceva nella sostanza : i politici sono per me come i taxi, quando li ho bisogno li prendo faccio la corsa insieme, pago e me ne vado.
Ma non ostante la ora evidente estrema riservatezza di Marchionne non penso abbia praticato strade molto diverse.


mercoledì 4 luglio 2018

Difficilissimo primo mese per il “governo del cambiamento”






Opinione pubblica e media erano stati abituati dal mantra cantato per anni se non per decenni da personaggi come l’ex Presidente Napolitano a considerare “la stabilità” , traducibile con l’eterna conservazione dello status quo, come il primo obiettivo di un qualunque governo.

Non dovrebbe sorprendere di conseguenza il fatto che di fronte al primo governo realmente espressione di un radicale cambiamento di umore e di sentire da parte dei cittadini elettori, si manifesti un forte disorientamento di chi per natura o per scelta aborre il cambiamento, perché lo sente come una minaccia alla propria tranquillità.
Ognuno ha evidentemente il diritto di pensarla come vuole.

Probabilmente il disorientamento del quale parliamo risulta amplificato dal fatto anomalo che di fronte a un governo che stante ai sondaggi conta su una base che va ben oltre il 60% dei consensi, non esista di fatto una opposizione strutturata in grado di fare il suo mestiere indispensabile in democrazia.
Renzi probabilmente ha fatto più danni di quello che sembrava al PDI senon altro per il semplice fatto che i gruppi parlamentari del PDI sono costituiti solo da renziani e quindi non si vede come quel partito possa non precipitare dall’irrilevanza politica allo sfascio vero e proprio.
Forza Italia forse è messa anche peggio, perché la sindrome narcisistica del vecchio capo-padrone sta operando in quel partito né più né meno di come opera Renzi nel PDI, con la differenza che il Pdi riesce non so come a farsi percepire come l’unico “partito d’ordine” rimasto e non scende dal 18%,che è una cifra insensatamente alta stante la modestissima offerta politica che presenta, mentre Forza Italia non rappresenta più nulla,vedi i fischi che al convegno di Pontida ha suscitato l’incauto Governatore del Molise che l’ha nominato.

Matteo Salvini viene deriso dai benpensanti per non essere riuscito a laurearsi, ma da come si è mosso fin’ora meriterebbe una laurea Honoris causa, che il vecchio ideologo della Lega, Gianfranco Miglio ex Preside di Scienze Politiche gli tributerebbe senz’altro.
Limitiamoci un testo base della scienza politica ,la “psicologia delle folle” di LeBon.
Salvini lo tiene di sicuro sul comodino perché lo sta seguendo con vera maestria.
Nell’uso spregiudicato fin che si vuole ma fondamentale dei simboli a cominciare da quelli religiosi, vedi crocefisso e rosario esibiti dal palco in chiusura di campagna elettorale in piazza del duomo a Milano.
Nell’uso opportunamente ripetuto non di vuoti slogan ma di parole simbolicamente molto pesanti :
sovranità che evoca patria, confini, sacrificio, identità di gruppo, territorio, campanile, prima gli Italiani.

Non so chi ultimamente gli ha suggerito di pronunciare il nuovo motto :”abbatteremo il muro di Bruxelles”, ma chiunque sia deve essere un mago della comunicazione politica perché è tecnicamente qualcosa di formidabile.
Bruxelles ,l’UE è un qualcosa di lontano, di grigio, di burocratico, le leggi e i regolamenti che misurano le banane e simili amenità, cioè è qualcosa che non smuove i sentimenti di nessuno.
E sì, ma se l’associamo all’avvenimento principe del secolo scorso cioè all’abbattimento del muro di Berlino, che era stato definito addirittura come simbolo della “fine della storia” da un personaggio del peso di Francis Fukyama, cambia tutto.
Perchè questo avvenimento frusta il nostro inconscio insinuando contemporaneamente una serie di connotazioni positive a favore di quell’evento, operando quindi un transfer subliminale di quelle connotazioni positive sopra a un possibile futuro evento , (il superamento dell’attuale struttura della UE) temutissimo dal nostra establishment.
Geniale.

Povero “Giggino” DiMaio.
Lui temo che LeBon non l’abbia proprio letto, perché dimostra una capacità di lavoro encomiabile.
C’è sempre, è dappertutto e sa usare i “social” con disinvoltura come Salvini, ma “non buca” come si dice tecnicamente nei media.
Non basta esserci e comunicare, conta di più la forza del messaggio.
Giggino non fa sognare nessuno, non riesce a esaltare nessuno.
Salvini solo parlando furbamente di immigrazione almeno una volta al giorno sa di far passare una serie di messaggi simbolo che fanno sussultare la famosa pancia degli elettori .
DiMaio appare sempre grigio e burocratico anche quando annuncia provvedimenti sul lavoro che mandano in sollucchero la CGIL che non crede alle proprie orecchie, e mandano in besta la Confindustria che equivocando gli slogan prevenuti e superficiali media si era a torto convinta che questo fosse un governo di destra per definizione.
Bravissimo DiMaio ad avere preteso che il Consiglio dei Ministri varasse il così’ detto “Decreto dignità”.
Ma se io fossi una “tuta blu” sarei più interessato alla sorte dell’Ilva , dell’Alitalia, della Tim, del Mose, dell’Alta Velocità eccetera eccetera.
Ma non è finita per il povero Giggino.
Salvini ha da fare i conti con il proprio ego non proprio piccolo al momento sovraeccitato da un successo galoppante che potrebbe indurlo in errore.

Ma il povero Giggino ha da sopportare le esternazioni di un Grillo che ormai non fa ridere più nessuno, personaggio anomalo e sopratutto non eletto, ingombrante che come al solito dice di essersene andato dalla politica ma che è sempre lì sull’angolo pronto a comparire.
Purtroppo i 5Stelle non diventeranno mai grandi se non si sapranno sbarazzare di Grillo e Casaleggio a meno che questi due personaggi non decidano di farsi giudicare dagli elettori.
Peccato perché si tratta di due personaggi tutt’altro che banali, si tratta di due visionari, preparati e “pensanti” come tali merce rarissima.
Capisco che l’uomo del “Bar Sport” faccia fatica a capire che “un comico” sia un fior di intellettuale di primo piano.
Purtroppo il Blog di Beppe Grillo ha esercitato una formidabile funzione di informazione e di didattica, per chi lo seguiva prima che il suo autore entrasse in politica.
Ma per chi non l’ha mai letto non esisteva.
Voglio dire che il loro ruolo per essere utile doverebbe essere nell’ambito dei pensatori, che fanno convegni ed esternano in libri o nei blog.
Non nella politica di tutti i giorni.
E’ utilissimo nella nostra modestissima politica la presenza di chi studia, pensa, parla con scienziati e artisti e che quindi si abitua a pensare a cosa sarà il domani ed il dopodomani per mettere sull’avviso chi in politica si occupa dell’oggi, perché impari a guardare più in là del proprio naso.
Ad esempio il famoso “reddito di cittadinanza” è stato pensato in un ambito che non ha nulla da spartire con i vari “redditi di inclusione” , perché è nato in ambito prevalentemente accademico fra “futurologhi” come una misura proposta per contrastare la “macelleria sociale” che produrrà l’ormai imminente “rivoluzione dei robot”, alla quale la politica -politicante che vive di un orizzonte troppo ristretto non aveva nemmeno pensato.
Servono, anzi sono indispensabili i visionari, ma fanno un altro mestiere.
Benissimo che diano la sveglia, ma delle buche di Roma deve occuparsi se ne è capace la Raggi e compagni, non Grillo e Casaleggio.
Salvini di questi problemi non ne ha e si vede.


giovedì 14 giugno 2018

Migranti : il cinismo amorale dei “buonisti”





Il “governo del cambiamento” si è faticosamente insediato avendo contro tutti ,dalla totalità dei media ,ai poteri forti, all’establishment, a Confindustria, al Vaticano, al Quirinale.

E’ come se nell’ormai lontano aprile 1948 avesse vinto il “fronte popolare” social-comunista invece che la Democrazia Cristiana, facendo della fanta-storia il tipo di reazione probabilmente sarebbe stato analogo.
A vedere la violenza con la quale giornali moderatamente di sinistra, ma comunque giornali da establishment, come Repubblica si sono da giorni scagliati contro questo governo e le forze che lo sostengono si rimane allibiti, perché questo fatto dimostra evidentemente una cosa : finalmente c’è un governo che non bela, ma morde e qualcuno ha paura di finire per essere morsicato.
E’ la prima volta che succede e come tutte le prime volte si fa fatica ad orientarsi, perché il panorama pare davvero diverso da quello che frequentavamo prima.
E’ chiaro che in molti è in atto un momento di disorientamento forte anche perché sempre per molti non si intravedono i tradizionali punti di rifugio.

Politicamente parlando al momento non c’è un’opposizione alla quale gli scontenti più o meno pregiudiziali di questo governo possono trovare collocazione.
Il buon Berlusca è talmente spaventato che non riesce neanche più a fingere di essere un politico e si lascia scappare che Salvini l’ha tradito lasciando in mano a Di Maio il dicastero delle telecomunicazioni il che nella sua paranoia aziendalista significa mettere in pericolo le sue reti.
Il PDI è talmente mal ridotto che il povero Martina nella sua pochezza lo rappresenta perfettamente.
E’ un vero shock per la non piccola fetta di cittadini moderati che non riescono a far altro che cercare per accasarsi la forza politica che possa rappresentare il “partito d’ordine”.
Nei primissimi giorni vi è stato un fuoco di sbarramento intensissimo sui progetti economici contenuti nel famoso “contratto di governo”, scaricabile in rete, ma che ben pochi hanno fatto la fatica di leggere, tipo reddito di cittadinanza, flat tax ,pensioni eccetera.
Poi una volta che anche il normale cittadino del bar sport ha realizzato che si stava parlando di fumo e non di cose concrete, la cosa si è autoestinta.

La prima mossa vera l’ha fatta guarda caso il vero leader di questo governo, Matteo Salvini che ha chiuso i porti italiani alla nave Acquarius della ennesima Ong con bandiera straniera, perché vi sbarcasse la consueta ondata di disperati raccolti appena fuori dalle acque libiche.
E’ stato come dire: ragazzi è finita la ricreazione adesso facciamo le cose per le quali la stragrande maggioranza degli italiano ci ha eletti.
Salvini non ha i miliardi di Donald Trump, ma è stato eletto esattamente dalla medesima reazione di un popolo che ne aveva piene le scatole di un establishment abituato a fare sfrenatamente i propri interessi coperto dal buonismo perbenista dei radical shic da Obama al clan Clinton.
La mossa politica di grande valore pratico ma anche simbolico che desse uno schiaffo in faccia al politicamente corretto ed al pensiero unico liberista imperante era per Trump l’imposizione dei dazi in difesa dell’ “America first”.
Per Salvini era il blocco dell’immigrazione selvaggia in nome del “prima gli Italiani”.

Le reazioni al primo atto di governo di Salvini sono state feroci, si è passati subito alle accuse di razzismo, xenofobia, violazione di diritti umani eccetera.
Peccato che trascinato da suoi problemi interni sia caduto nell’equivoco anche il presidente francese, che evidentemente è più terrorizzato dalla Lepen di quanto si pensava, se la confonde con Salvini.
Ma alla fine a Salvini ha fatto un favore, perché gli ha fatto acquisire le alleanze che contano, quelle di lingua “crucca”, portandogli la solidarietà immediata dei suoi omologhi tedesco ed austriaco, oltre ovviamente a quella scontata dell’ungherese Orban con il gruppo di Visegrad al seguito.
Il primo colpo è andato perfettamente a segno.
Il simbolo che in politica conta molto è stato levato in aria, adesso però bisogna lavorarci di buona lena, ed è possibilissimo.
L’ex ministro Minniti, che era anche ex delfino politico di un certo D’Alema, detto baffetto, non era un genio, ma era un gran lavoratore nell’ombra.

Ecco il lavoro da fare ora è tanto ma va fatto forte ed esattamente nell’ombra dei servizi segreti ufficiali e di quelli forse ancora più efficaci dell’Eni, gli unici che conoscano veramente la complicatissima geografia delle tribù libiche.
In Libia, è inutile dirlo, non ha senso andarci a mani vuote, bisogna andarci col portafoglio ben pieno, perché quello è l’unico linguaggio che nel mondo tribale si capisce bene.
Si paga e si lascia là gente in grado di verificare che la parola data venga mantenuta, perché in caso contrario si pagherà il vicino, che naturalmente è un nemico del primo e così via.
Purtroppo Gheddafi non c’è più , al suo posto ci sono mille gheddafini che controllano più o meno a malapena alcune aree, ma non altre.

Non bisogna commettere l’errore di sopravvalutare i presunti leader come ha fatto l’Onu, incoronandone uno a discapito degli altri.
Bisogna trattare con tutti pagando quelli che contano di più.
Non è bello, non è democratico, non è pulitissimo, ma laggiù funziona così e così bisogna muoversi.
Mi è stato penoso sopportare l’esposizione in TV della porta voce dell’agenzia Onu per i rifugiati (il posto una volta tenuto dalla ex presidente della Camera Boldrini per intenderci) che naturalmente stigmatizzava il peccato di “non accoglienza” del quale si macchiava il nuovo governo italiano, sottolineando ovviamente il fatto della presenza di donne e bambini sull’Acquarius, delle traversie che avevano subito eccetera.
Tutte cose vere, peccato però che trascurava di informare i telespettatori che la situazione dei migranti in Libia è tale anche perché il suo datore di lavoro cioè l’Onu, riconosce ,sbagliando, un governo che conta quasi nulla e che non è in grado di gestire decentemente dal punto di vista del rispetto dei diritti umani i “campi” nel suo territorio.
E quindi invece di dare al governo italiano colpe che non ha avrebbe dovuto pensare a quello che la sua organizzazione potrebbe fare e che invece non fa, cioè prendersi la responsabilità di gestire quei “campi”.

L’Onu mantiene un costosissimo apparato anche diplomatico, ebbene che lo usi, che paghi qualche capo delle milizie e gli faccia difendere quei “campi” che andrebbero gestiti dall’Onu e non più o meno direttamente da trafficanti.
Se non lo sanno fare, cioè se non sanno fare il loro mestiere, non accusino altri.

Mi spiace ma lo stesso va detto per il Vaticano.
Per quanto screditato da un bel pezzo da comportamenti ignobili di una parte non piccola e ben in vista di alcune sue gerarchie a tutti i livelli, il Vaticano dispone in Italia di una ricchezza immobiliare semplicemente immensa.
E quindi invece di predicare alla luna sempre le stesse giaculatorie inutili per la loro inefficace ripetitività, che i soldi che ha li spenda anche per opere di bene verso quelli che dovrebbero essere i “fratelli” migranti.
Non basta trovare ogni tanto sistemazione per qualche barbone.
Oggi tra l’altro con San Pietro militarizzato, non si possono più materialmente vedere fra le colonne del Bernini.
Bisogna fare molto di più in proporzione ai propri ampi mezzi.
C’è piena l’Italia di ex conventi totalmente vuoti da anni se non decenni, ebbene che ne faccia “comunità” di fratelli immigrati lavoranti, ne ha i mezzi finanziari, ne ha la tecnologia, ne ha le competenze, non ha più l’ispirazione?
Ed allora stiano zitti.

E poi qual’era la politica per l’immigrazione fatta dai governi “buonisti” precedenti da Berlusconi a Prodi a Renzi?
La maggioranza dei migranti ospitati in alberghi a far nulla in attesa dell’espletamento del demenziale iter giuridico burocratico previsto per acquisire o non acquisire lo status di “rifugiato” con una tale facoltà di esperire “appelli” tale da rendere quell’iter quasi infinito.
Intanto ci campano le famose “cooperative” e non da meno le Ong che organizzano il tutto, compresi gli avvocati per adire ai ricorsi e agli appelli.
Una buona parte fatti lavorare come schiavi nei lavori stagionali sopratutto nel Meridione tipo Rosarno, per intenderci.
Ma questa non la capirò mai.

Come si spiega che quando imperava ancora la civiltà agricola nelle nostre cascine accanto alla stalla vi era d’accordo la casa padronale ma anche la fila delle casette per i braccianti agricoli, pensiamo all’”albero degli zoccoli” del grande Olmi , e a Rosarno e nei mille posti omologhi i proprietari trattano i braccianti peggio dei loro animali e non pensano minimamente di dover dare loro delle casette per esseri umani, come si è sempre fatto al Centro-Nord?
E’ chiedere troppo ai proprietari terrieri e ai politici?
Mi pare che nessuno ne accenni.
E’ tropo sforzo per i buonisti?
Ma ai leghisti della bergamasca o della brianza la struttura fisica delle cascine è ancora ben visibile in qualsiasi loro paese, non sarebbe il caso di pensarci su?




domenica 27 maggio 2018

Il Presidente Mattarella prima si dimette e meglio è, per noi e per lui






Facciamola breve, la Germania fa i suoi interessi come qualsiasi paese è giusto che faccia nei confronti dei propri cittadini.
Quali sono i suoi interessi? Rimanere il primo paese manifatturiero d’Europa, con meno concorrenza possibile.
Il caso vuole che l’Italia sia il secondo paese manifatturiero d’Europa e quindi il principale concorrente della Germania medesima.
E allora? E allora la Germania fa e farà di tutto per “fare le scarpe” come si suol dire all’Italia, mettendola in difficoltà in tutti i modi per cercare di ridurre la sua economia a turismo ed agricoltura, esattamente come già fatto con la Grecia.
Noi siamo molto più grossi, ma la politica tedesca è la stessa.
Poi per ragioni sue, complici pare un complesso quasi paranoico di terrore per l’inflazione incontrollabile al tempo della Repubblica di Weimar, è portata a sostenere qualsiasi politica che minimizzi l’inflazione , da qui : il rigore,il rigore, naturalmente per gli altri, più che per sé, tanto che le loro Sparkassen, che sarebbero le casse di risparmio locali sono da sempre tenute in una zona grigia nella quale nessuno sia in grado di capire bene quale sia la loro reale situazione, ma sono essenziali per finanziare il diffuso clientelismo tutto all’italiana a vantaggio dei due principali partiti.
L’Europa in realtà in tutti questi anni è stata la Germania che imponeva i suoi interessi nazionali.
C’erano diversi modi per consentire all’Italia di “ridiventare normale” liberandosi di una parte del suo assurdo pesantissimo debito pubblico.
Per esempio emettendo bond europei, o calcolando debito pubblico sommato al debito privato (molto più alto in Germania) per far quadrare i nostri conti, ma anche quelli francesi e spagnoli, per esempio.
La la Germania si è sempre tenacemente opposta.
In questi giorni di trattative di governo in Italia, nelle quali l’atteggiamento verso l’Europa era l’argomento principale, tutto l’establishment guidato dalle banche, piene di BTP e quindi sensibilissime allo spread, erano rigidamente schierati contro al nascente governo perché questi era chiaramente in posizione critica verso questa finta Europa.
Basta un piccolo aumento dello spread che aumenta il tasso dei BTP e corrispondemente diminuisce il valore dei medesimi BTP che di conseguenza porta le nostre banche ad essere meno ricche.
I media italiani sono tutti grossi debitori delle banche che in alcuni casi sono addirittura loro azioniste e quindi la musica che suonano è obbligatoriamente quella che è in consonanza con le banche.
Ma guarda un po’ nelle elezioni di marzo il popolo italiano si è espresso a maggioranza bulgara in favore di partiti “euroscettici”.
Non si può hanno detto le banche e quindi immediatamente non si può hanno detto i media dipendenti dalle banche per le ragioni elementari elencate sopra.
Va bene, comprendiamo il loro punto di vista, cioè l’interesse economico elementare delle aziende-banche che tengono giustamente a fare i loro profitti.
Ma noi cosa siamo andati a votare a fare?
La stragrande maggioranza degli italiani si è espressa. Punto, questo è incontestabile.
Nessuno è tanto ingenuo da pensare che si possa andare a Bruxelles a “picchiare i pugni sul tavolo”, perché non siampo abbastanza su posizioni di forza per poterlo fare, ma almeno che non si vada a sparare con pistole ad acqua.
In altre parole se chi è “euroscettico”, pur lavorando per rimanere in Europa non è in grado di minacciare : o accettate almeno in parte quello che vi chiediamo o ce ne andiamo, è chiaro che non otterremo mai nulla.
Ma allora com’è che il Presidente della Repubblica si mette per traverso e dice che quelle che gli hanno proposto i due partiti che insieme passano abbondantemente la maggioranza ,ma ai quali sarebbe corretto e doveroso aggiungere anche i partiti della Meloni e di Berlusconi pure euroscettici, raggiungendo una maggioranza bulgara sono idee contrarie all’interesse degli italiani?
Ma da quando in qua il Presidente si mette a esternare sue idee di politica economica?
Lui è il garante della Costituzione.
Per chi non lo sapesse la Costituzione gli vieta espressamente di fare politica per ragioni ovvie.
Il garante è l’arbitro e quindi se si mette a enunciare delle sue politiche è come se in una partita un arbitro si mettesse a tirare il pallone dove gli pare.
Tanto che l’art.90 della medesima Costituzione prevede che in caso di alto tradimento o di sconfinamento del Presidente in politica, la maggioranza assoluta del Parlamento lo può mettere in stato d’accusa.
Come mai una personalità navigata come Mattarella si sia messo in questo guaio è inverosimile.
Forse i politici della vecchia guardia non riescono proprio a realizzare che da tempo è cambiato tutto e che le meline formali delle consultazioni non sono il meglio per esprimere il proprio ruolo istituzionale.
Adesso che fa? Non starà ad aspettare che gli venga comunicato ufficialmente da un voto del parlamento che non gode più della fiducia degli eletti dal popolo?
Francamente mi sarei aspettato che invece di nominare un nuovo presidente incaricato questa sera, avrebbe capito che l’unico modo per uscirne con meno danni per lui e per noi sarebbe stato di dimettersi subito.
Non l’ha capito e si è lasciato trascinare in una crisi istituzionale senza precedenti, con danni e rischi che avrebbe potuto e dovuto evitare.
Ma a questo punto è comunque bruciato.



giovedì 24 maggio 2018

Finalmente habemus presidentem!…. si spera che ne valga la pena di tanta attesa






Fa quasi tenerezza questo giovane professore (si noti ordinario ed alla sua età questo conta)
che cura una impeccabile eleganza e modi pacati.
Non a caso un commentatore attento si è lasciato scappare che richiama Gentiloni nel modo di porsi e di muoversi.

Le sue prime parole ufficiali sono state molto misurate: per 1/3 ha detto quello che si aspettava che dicesse il Quirinale, per 1/3 quello che volevano i 5 Stelle, per 1/3 quello che voleva Salvini.
Però, però…..tutti i giornaloni che già l’avevano dipinto come il signor nessuno, debolissima figura in mano ai due manovratori Salvini e DiMaio, sono stati subito disillusi.

Il presunto debolissimo signor nessuno ha pensato con la sua testa e si è qualificato con l’espressione :sono avvocato e quindi d’ora in poi sarò l’avvocato del popolo.
E qui un brivido è sceso lungo la schiena dei gestori dei media e dei poteri forti, perché quella espressione è altamente simbolica ed appartiene in modo inconfutabile a un universo culturale che si chiama illuminismo e infatti oggi i giornali nei commenti praticamente tutti riportano la parola “giacobino” o Robesperre, appiccicata al nuovo Premier incaricato.
Quell’espressione è rimasta ormai nella storia inscindibilmente legata alla stessa iconografia della Rivoluzione del 1789, perché riconduce non a Robespierre, ma a Jean Paul Marat, direttore dell’Amie du poeple, finito nel mito anche a causa dell’assassinio subìto, immortalato dal celeberrimo quadro di David.

Questo professorino sarà oscuro ed alle prime armi, ma se voleva cercarsi un’etichetta politica assolutamente decisa c’è riuscito benissimo.
Ho detto sopra che fa quasi tenerezza questo nuovo personaggio perché per sapere qualcosa di lui ho fatto quello che facciamo tutti oggi: ho digitato il suo nome e cognome su Google, ma con mia grande sorpresa ho dovuto constatare che su Wikipedia non esisteva ancora una pagina a lui dedicata.
L’avvio della sua carriera istituzionale ha visto tra l’altro arrivo e partenza davanti alla maestoso portone della ex residenza dei papi, che è palazzo Quirinale in taxi bianco.
Bella mossa anche questa.

Il professorino mi intriga , prima di tutto per il voluto riferimento al movimento filosofico al quale rivendico l’appartenenza dai tempi del liceo, poi, in palese contrasto con questa prima sua caratteristica, per la sua storia personale che lo ha visto giovane studente universitario in un collegio romano-vaticano nel quale erano passati alcuni dei migliori cervelli del mondo cattolico e della politica italiana Elia,Paolo Prodi,Scoppola ed erano di casa, Scalfaro , Aldo Moro e lo stesso attuale Presidente Mattarella.
Curioso come il caso dipinga le circostanze della vita, il rettore di quel collegio ai tempi del Prof Conte dicono le cronache che fosse un certo Don Pietro Parolin, oggi nientemeno che segretario di stato Vaticano.

Il professorino quindi non è solo giacobino ma è anche uno uscito dalle poderose covate del mondo cattolico ai suoi livelli migliori.
Mi viene la tentazione di ripensare a quelli che la storia del dopoguerra aveva definito “i professorini” alludendo a Fanfani,La Pira e Lazzati e Dossetti, giganti dell’intellighentia e della politica cattolica, perché anche loro si sono ritrovati a Roma, con occupazioni accademiche alle prime armi, votati a prestare le loro intelligenze a elaborare una visione politica per la ricostruzione del paese, che saltasse e innovasse completamente rispetto alle tradizioni politiche precedenti: la fascista e la risorgimentale.
Sapevano che dovevano inventarsi tutto.
Il legame fra i personaggi è forse tenue, ma se lo è o non lo è lo dirà il tempo, non i pregiudizi.
Ecco questo va sottolineato, se questo governo nascente ha contro tutti è perché è veramente il nuovo che avanza, piaccia o non piaccia.
All’establishment non piace chiaramente, basta pensare al discorso violentemente contrario pronunciato ieri da un peraltro grigio presidente di Confindustria.
Al di là delle argomentazioni più o meno economiche, non piace prima di tutto perché è il nuovo e disporsi per vivere in un quadro di riferimenti nuovi esige un forte movimento dei nostri neuroni alla ricerca di sinapsi nuove e questo cozza contro l’atteggiamento di atavica pigrizia sul quale è calibrato il nostro cervello come testimoniano le neuroscienze, non perché siamo buoni o cattivi, ma perché l’evoluzione ci ha fatti così.

Un giornalista che probabilmente ha una marcia in più rispetto alla media dei suoi colleghi, come è probabilmente Enrico Mentana, negli infiniti speciali di questi giorni mi pare abbia colto il nocciolo del problema quando ha detto candidamente : perché c’è tanta ostilità nei confronti di questo governo che tenta faticosamente di nascere fra la pressochè totale avversione di noi commentatori?, perché praticamente nessuno di noi ha votato per le forze politiche che questo governo sostengono.
Credo proprio che le cose stiano in questo modo.
Nel mondo dei media 5Stelle e Lega salviniana non sono amati.
Oddio!, sappiamo bene quanto siano capaci di mettersi a 45 gradi di fronte ai potenti i nostri stessi media e quindi quando il nuovo governo comincerà a lavorare comincerà anche la corsa a salire sull’autobus del momento.
Ma per ora c’è al più un più o meno disgustato distacco.
E loro, i veri protagonisti, i giovani e nuovi leader, come ne sono usciti?
Non credo proprio di essere il solo a vedere le debolezze manifestate da Di Maio, se è arrivato in porto è stato fortunato, ma ha sbagliato troppe mosse.
Forse non poteva fare altrimenti perché doveva tener conto della assolutamente anomale presenza ingombrante dei due così detti garanti fondatori Grillo e Casaleggio,che non sono stati eletti da nessuno, ma che non si sa fino a che punto condizionino le scelte più importanti.
Per esempio Casaleggio dicono le cronache che fosse impuntato sul fare di tutto per formare un’alleanza col PDI.
Grillo è ancora più visionario di Casaleggio e sul programma si immagina che fosse un ostacolo forte su grandi opere da bloccare e reddito di cittadinanza visto come tendenzialmente universale.
Poi c’erano i duri e puri legati alle parole d’ordine dei primi tempi, ripetute come passi del vangelo, che però erano e rimangono pure scempiaggini alla partito non partito,statuto non statuto,portavoce e non rappresentanti e via di seguito.
Povero Di Maio.
Su Berlusconi l’avevo già rilevato a mio parere è stato veramente con la vista corta, perché Berlusconi è comunque a fine corsa e da sempre pensa solo a sé stesso cioè ad aziende e processi.
Penso che si potesse accontentarlo concedendogli poco e ricavandone una maggioranza a prova di bomba.
Poi ha insistito insensatamente sul suo nome che non poteva passare, perché avrebbe umiliato la Lega.

Salvini invece ne è uscito alla grande, concedendo il Presidente terzo, ma formalmente targato 5Stelle si prenderà per compensazione praticamente tutto quello che conta in materia di ministeri e gli interni che contano più di tutto per il suo elettorato.
Contemporaneamente ha messo nell’angolo un Berlusca in costante discesa, e non è cosa da poco, anche se i suoi voti non avrebbero fatto schifo.
E’ lui l’astro in ascesa e come doti personali-caratteriali è visto come l’uomo forte.
La politica come le liturgie ecclesiastiche è basata su simboli antichi fortissimi.
Non è un mistero che in tutto il mondo la gente comincia ad essere scocciata dal girare a vuoto dei riti democratici e che guarda con sempre maggior favore ai politici che sappiano rappresentare l’uomo forte e decisionista, pur rimanendo nell’alveo della democrazia rappresentativa.
Salvini in questo quadro sembra fatto apposta.
Di Maio purtroppo per lui non ha nessuna delle caratteristiche necessarie.